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giovedì 7 novembre 2019

07 novembre


Non angustiatevi di nulla.
Filippesi 4:6

Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni maniera. Il Signore sia con tutti voi.
2 Tessalonicesi 3:16

Sopra le nuvole

Sull’aeroporto il cielo è grigio e sta piovendo, ma meno di cinque minuti dopo il decollo i passeggeri possono ammirare il sole che brilla su uno sfondo azzurro intenso, sopra un mare di nuvole bianche.
Quel cielo grigio ci fa pensare alle innumerevoli difficoltà e alle preoccupazioni che oscurano l’orizzonte delle persone della nostra generazione. L’insicurezza, il marasma economico, la disoccupazione, la decadenza del genere umano… sono alcune delle oscure realtà che ci preoccupano e che rattristano particolarmente tutti quelli che non hanno altra prospettiva se non questa terra.
Credenti, noi che abbiamo una speranza viva, a volte, anche senza rendercene conto, subiamo la pressione dell’inquietudine che ci circonda. Il nostro atteggiamento dimostra che spesso non siamo capaci di guardare oltre le nuvole. Eppure, il nostro cielo diventa azzurro solo quando la nostra fede si appoggia su Dio, quando sentiamo la voce divina che ci dice: “Non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio” (Isaia 41:10). Ciò che dissipa le nostre paure, non è la forza che è in noi, perché di forza ne abbiamo poca, ma è quella che ci viene dal Signore. Ciò non significa che dobbiamo sottovalutare le difficoltà e non avere compassione verso i nostri simili che soffrono; è avere la convinzione che Dio nostro Padre, l’Onnipotente è più grande di qualsiasi difficoltà, ed è con noi. Questo ci basta per colmarci di fiducia e di pace.
Perché, anima mia, – ti abbatti nel dolore?
Non è forse il Signore – l’Amico veritier?
Eleva a lui lo sguardo, – Ei vuole liberarti;
potrebbe mai lasciarti? – Oh, no, tu non temer!

mercoledì 6 novembre 2019

06 novembre


Tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, tutte le cose in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri.
Filippesi 4:8

I nostri pensieri

Potremmo accontentarci di non pensare a nulla di male?
Anzitutto, notiamo che difficilmente si rimane in questa condizione. E poi, teniamo presente che la Scrittura ci propone invece un bel ventaglio di cose a cui pensare. Oltre alle cose che riguardano i nostri doveri in famiglia e sul lavoro, possiamo pensare alla testimonianza che dobbiamo rendere, al progresso dell’Evangelo, alla nostra vita cristiana, al modo in cui piacere al Signore, al bene dei nostri fratelli e sorelle in fede e di chi ancora non conosce il Signore.
Abbiamo letto nel versetto di oggi: “siano oggetto”. È una ricerca, un impegno a padroneggiare i nostri pensieri, senza lasciarli vagare qua e là.
Notiamo che non ci è detto di pensare alle cose tristi, a ciò che ci preoccupa; quelle cose ci saranno sempre, ma non dovrebbero intasarci la mente perché finirebbero con l’inaridire la nostra vita (Matteo 6:25-34). Questo non significa essere superficiali e leggeri, e quando ci sono dei motivi di tristezza e preoccupazione li porteremo al Signore, e il Signore ci aiuterà ad uscirne (Salmo 73:21-24). Mai come in questi momenti ci è preziosa l’esortazione dell’autore della Lettera agli Ebrei a “correre con perseveranza la gara che ci è proposta fissando lo sguardo su Gesù” (12:2).
All’inizio della giornata, una preghiera, breve ma sentita, può esserci d’aiuto: “Signore, orienta i miei pensieri verso il bene!”

martedì 5 novembre 2019

05 novembre


In ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti.
Filippesi 4:6

Io voglio dunque che gli uomini preghino in ogni luogo, alzando mani pure, senza ira e senza dispute.
1 Timoteo 2:8

La preghiera del giusto ha una grande efficacia.
Giacomo 5:16

Morto in ginocchio

David Livingstone, noto esploratore e missionario cristiano del 19° secolo, ha trascorso la sua vita in modo straordinario. Una mattina, durante il suo ultimo viaggio in Africa, era rimasto nella sua tenda, mentre quelli che lo accompagnavano stavano smontando il campo base in vista della partenza della comitiva. Sapendo che stava pregando (o meglio “parlando col suo Dio” come lui soleva dire) nessuno osava disturbarlo. Quel mattino però l’attesa si stava prolungando più del solito, tanto che il capo della spedizione, preoccupato, decise di entrare nella tenda. E lì trovò Livingstone, inginocchiato e con le mani a terra; il suo cuore non batteva più.
Attraverso tutte le difficoltà, i pericoli e la stanchezza della sua vita di missionario ed esploratore, aveva conosciuto e sperimentato la grande potenza della preghiera; aveva trovato per mezzo di essa soccorso, protezione e forze sempre nuove, e anche nell’ora estrema della morte si era rivolto al suo Dio.
Quella morte tranquilla, senza dolori e senza tribolazioni, colpì profondamente i suoi compagni di viaggio. “Il giusto spera anche nella morte”, scrive Salomone nel Libro dei Proverbi (14:32), ed essi ne avevano avuto una prova tangibile.

lunedì 4 novembre 2019

04 novembre


In questo si è manifestato per noi l'amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo, affinché, per mezzo di lui, vivessimo. In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati.
1 Giovanni 4:9-10

Due visioni meravigliose

Apriamo il libro del profeta Isaia al capitolo 6. Il giovane profeta ha davanti a sé una visione celeste. Il Signore gli si presenta innalzato su un trono. In quel tempio maestoso, degli angeli proclamano la santità di Colui che è seduto sul trono. Preso da spavento, Isaia dice: “Guai a me, sono perduto”. Sull’altare, dove è appena stato compiuto un sacrificio, un angelo prende un carbone ardente, tocca il profeta e gli dice: “La tua iniquità è tolta e il tuo peccato è espiato”. Che meravigliosa notizia! Il suo peccato, che lo condannava e lo intimoriva alla presenza del Signore, era stato espiato sull’altare.
Chi è quella vittima che espia il peccato? Nel capitolo 53 di Isaia troviamo la risposta. È Gesù, il Figlio dell’Onnipotente, “l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo” (Giovanni 1:29).
Nel capitolo 5 dell’Apocalisse troviamo un’altra scena celeste. Su un trono, c’è un Agnello vittorioso che “sembra essere stato immolato”; è Lui che ha espiato il peccato. Degli angeli si prostrano e ricordano il sacrificio che ha compiuto sulla croce del Golgota, e i credenti cantano un cantico nuovo.
Chi sono quei credenti? Tutti coloro che, sulla terra, si sono riconosciuti, come Isaia, “perduti” e degni di condanna, e ai quali Dio ha risposto: A te che riconosci di essere un peccatore perduto, e credi nel sacrificio espiatorio del mio Figlio, il peccato è perdonato!
Così qual ero, pien di peccato,
ma per il sangue che Tu hai versato,
e per l’invito fatto al cuor mio,
o Agnel di Dio, fui tratto a te!

domenica 3 novembre 2019

03 novembre


La speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi.
Romani 5:5-6

Questa speranza la teniamo come un’àncora dell'anima, sicura e ferma.
Ebrei 6:19

Una speranza viva

“La speranza fa vivere”, recita un detto popolare. Nel linguaggio corrente, la speranza è più che una semplice aspettativa: è la probabile ma mai certa realizzazione dei nostri desideri.
La speranza del credente invece è una certezza, perché si basa sulle promesse del Dio vivente, un Dio che non può mentire. Non è un sentimento, è un atto di fede. Mentre i sentimenti variano, la speranza del credente rimane ferma, perché si fonda sulla Parola di Dio che non cambia mai. Noi siamo credenti, e siamo sicuri e felici delle cose che ci aspettano in futuro. Perché? Perché l’ha detto Dio. Siamo salvati, e la salvezza, con ciò che ne consegue, si basa su un’opera perfetta, quella compiuta una volta per sempre da Gesù Cristo con la sua morte in croce e la sua risurrezione.
Il nostro avvenire è altrettanto certo quanto la nostra salvezza. Noi aspettiamo il ritorno del Signore che introdurrà nella gloria coloro che ha riscattato, e siamo certi della sua promessa: “Tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi” (Giovanni 14:3). Nonostante le difficoltà e le pene che attraversiamo, noi aspettiamo “la beata speranza e l'apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù” (Tito 2:13). Non è una speranza vaga e inutile, ma una speranza sicura, che si rinnova ogni giorno perché si appoggia su Cristo vivente, che ci dice: “Sono vivo per i secoli dei secoli” (Apocalisse 1:18). È Lui che noi aspettiamo.

sabato 2 novembre 2019

02 novembre


Per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato.
Romani 5:12

Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo.
Giovanni 17:3

L’eternità

Nella scala dell’universo, che si tratti dello spazio o del tempo, l’uomo può essere posizionato nell’infinitamente piccolo. È un essere dalla vita effimera, fragile e con poche difese di fronte ad un ambiente complesso di cui è costretto ad affrontare i pericoli. La sua situazione non è sempre piacevole. C’è una forza che lo spinge a gustare la vita, ed incontra molte gioie sul suo sentiero; ma è costretto a lavorare con fatica per vivere, e a sopportare la sofferenza, la malattia, l’incomprensione… Egli non ha che una certezza: un giorno lascerà la terra in cui è vissuto, lui e tutti quelli che ha conosciuto. Il suo corpo ritornerà polvere, e molti crederanno che sia finito per sempre. Ma credete voi che l’essere umano non sia altro che polvere?
Ciò che Dio aveva creato era perfetto; la terra e gli innumerevoli esseri viventi, sono opera sua. Suo è l’universo infinito. Dio ha anche dato all’uomo un’anima vivente perché potesse avere una relazione con Lui. Creatura di Dio, libera di godere di questa splendida creazione, l’uomo doveva anche onorare il suo Creatore e rispettare la sua volontà; ma ha disobbedito rompendo il legame che aveva con la sorgente della vita. È così che il male è entrato nel mondo e, di conseguenza, la morte che colpisce tutti gli uomini senza eccezione.
Dobbiamo fare tutti un importante passo: lasciare da parte i ragionamenti e i pregiudizi, che sono imperfetti e limitati, e credere in Cristo, il Principe della vita, con un convinto atto di fede. Egli è risuscitato, e anche tutti gli uomini risusciteranno, o per la vita eterna o per la morte eterna. Scegli subito la vita, che Dio ti offre in Gesù Cristo, e godrai ora e per sempre, la gioia infinita del Suo amore e della sua presenza.

venerdì 1 novembre 2019

01 novembre

Tu desideri che la verità risieda nell’intimo… O Dio, crea in me un cuore puro.  
Salmo 51:6, 10

L’amore sia senza ipocrisia.
Romani 12:9

Dei fiori finti

Sapete distinguere i fiori finti da quelli veri? Penso che direte subito di sì, ma a volte non è così facile. Se i fiori sono fatti con tessuti delicati, colorati con delle tinte e delle sfumature che corrispondono al vero, a volte si può rimanere ingannati. Ma quando ci si avvicina ogni dubbio scompare. Un esame attento farà subito risaltare la mancanza di vita, la fissità della composizione e, soprattutto, la mancanza di profumo. Alcuni fiori finti possono essere stati profumati con profumi sintetici, ma non è la stessa cosa.
Molti cristiani appaiono come quei fiori finti: si presentano come credenti, sono religiosi, magari fanno buone opere, ma non hanno il Signore nel cuore, non l’hanno accolto come loro Salvatore e, di conseguenza, non hanno in loro la vita divina. Solo una bella apparenza, e niente di più. Manca il “profumo di Cristo”, manca l’entusiasmo di appartenergli, la gioia del perdono di Dio, la pace fondata sulle sue promesse.
Com’è la nostra situazione? Esaminiamoci seriamente sapendo che Dio, che legge nei cuori, non ha difficoltà a capire se, dietro tante belle apparenze, manca la realtà. E la realtà della fede, di una “fede che opera per mezzo dell’amore” (Galati 5:6), è la sola cosa che Lui vuole da noi!