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giovedì 9 aprile 2026

09 aprile - Maria, madre di Gesù

L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù”.

Luca 1:30, 31

 

Quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna.

Galati 4:4

 

Maria, madre di Gesù

 

Maria ha avuto il grande onore di essere scelta da Dio per mettere al mondo il Salvatore. La Bibbia mostra chiaramente che era una donna pia, che aveva fede in Dio e tanta umiltà. Le fu dato di essere la madre di Gesù uomo, del Figlio di Dio che ha velato la sua gloria divina per venire a nascere come uomo in mezzo agli uomini per poterli salvare.

All’angelo Gabriele che le annunciava che avrebbe concepito, per opera dello Spirito Santo, un Figlio di nome Gesù, Maria rispose: “Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola” (Luca 1:38). Quando l’angelo annunciò ai pastori la nascita del Salvatore, non parlò di Maria, ma soltanto del Cristo, il Signore (Luca 2:11).

In occasione del primo miracolo di Gesù, alla festa di nozze a Cana, venne a mancare il vino. Maria lo fece presente a Gesù come per invitarlo a fare qualcosa, ma Lui le rispose: “Che c’è fra me e te, o donna?” (Giovanni 2:4). Maria doveva restare al suo posto, in quanto creatura, e non poteva immischiarsi nell’azione del Creatore, quale Gesù era. Così dirà ai servi: “Fate tutto quel che vi dirà” (v. 5). Aveva capito che ciò che contava era ascoltare Gesù e ubbidire.

Al momento della crocifissione, ben conoscendo il dolore di sua madre, Gesù la affida a Giovanni che se ne prenderà cura (Giovanni 19:26, 27). Come per ricordare la semplice umanità di Maria, Gesù le dice “donna” quando si rivolge a lei. Umile serva di Dio, Maria è associata al profondo mistero della nascita del Cristo, nato da una donna, ma concepito dallo Spirito Santo (Matteo 1:20), ma come ogni altro essere umano ha dovuto credere al sacrificio del Figlio di Dio per avere la salvezza.

mercoledì 8 aprile 2026

08 aprile - Una mattina speciale

La mattina del primo giorno della settimana, molto presto, vennero al sepolcro al levar del sole.

Marco 16:2

 

“Perché cercate il vivente tra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato”.

Luca 24:5-6

 

Una mattina speciale

 

Nel ritmo della nostra vita, ogni mattina ci appare come una promessa di rinnovamento, di un inizio nuovo, della possibilità di vivere qualcosa di diverso.

Ma ci fu una mattina diversa dalle altre. Sembrava la più triste, ma si rivelò la più grandiosa. Per le donne venute al sepolcro di Gesù, quella era una mattina di lutto, di tristezza, di delusione profonda. Gesù era stato crocifisso, e le speranze che avevano riposto in lui si erano infrante…

Invece, quel giorno stava per rivelarsi un giorno di stupore e di gioia. Stupore nel vedere che la pesante pietra che impediva l’accesso al sepolcro era stata rotolata, ed emozione constatando che il sepolcro era vuoto! Ma dov’era Gesù? Dove avevano messo il suo corpo? Le donne furono confortate prima dalle parole degli angeli: “Perché cercate il vivente tra i morti?”, e poi dall’incontro con Gesù in persona, risorto dai morti.

La mattina della risurrezione di Gesù è unica. La vita ha trionfato sulla morte, Gesù è vivente nei secoli dei secoli!

Noi che lo amiamo e confidiamo in Lui sappiamo che trionferemo con Lui. Anche se dovremo passare per la morte, ne usciremo gloriosi. Poiché siamo uniti al Signore risuscitato, anche noi parteciperemo alla gioia del mattino della risurrezione. Che tutta la nostra vita sia illuminata dalla luce del Cristo vivente, e che la sua gioia risplenda sul nostro volto!


martedì 7 aprile 2026

07 aprile - Dalla mangiatoia alla croce

 Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza… era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.

Isaia 53:3

 

Un unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui.

Daniele 9:26

 

Dalla mangiatoia alla croce

 

Per Giuseppe e Maria non c’era stato posto nell’albergo di Betlemme. Durante gli anni del suo ministero sulla terra, Gesù non aveva “dove posare il capo” (Matteo 8:20). Ha insegnato la Parola di Dio con devozione, ma è stato incompreso e ha incontrato ostilità e disprezzo. Come ben dice un Salmo: “Se ne va piangendo colui che porta il seme da spargere” (Salmo 126:6).

Volgendo lo sguardo verso Gerusalemme, la città che avrebbe dovuto accoglierlo con gioia, Gesù piange (Luca 19:41, 42) e dice: “Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!” (Matteo 23:37). Poco dopo uscirà da quella città portando la sua croce, circondato da una folla ostile, e si lascerà inchiodare su quel legno. “Come l’agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca” (Isaia 53:7). Con la condanna a morte di Gesù e la crocifissione, l’odio degli uomini ha raggiunto il suo apice.

Come risponderà Dio a tanta crudeltà? Distruggerà e giudicherà i nemici del suo amato Figlio? Per ora no; dal costato di Cristo, trafitto dalla lancia di un soldato romano, è scaturito il sangue che purifica da ogni peccato tutti coloro che credono, compresi i suoi nemici, se si ravvedono. Si capisce, allora, perché è scritto che l’ira di Dio rimane su chi rifiuta di credere (Giovanni 3:36).

Vorremmo che anche tu potessi dire con riconoscenza: il “Figlio di Dio… mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Galati 2:20).


lunedì 6 aprile 2026

06 aprile - Le sette frasi pronunciate da Gesù sulla croce

Da questo abbiamo conosciuto l’amore: egli (Gesù) ha dato la sua vita per noi.

Dio… ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati.

1 Giovanni 3:16; 4:10

 

Le sette frasi pronunciate da Gesù sulla croce

 

Sulla croce, Gesù ha pronunciato sette frasi che potrebbero essere il riassunto della sua missione sulla terra.

“Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Luca 23:34). Anzitutto, Gesù invoca il perdono di Dio sui suoi nemici, perché era venuto per salvare, non per giudicare (Giovanni 3:17).

“Donna, ecco tuo figlio… ecco tua madre” (Giovanni 19:26, 27). Amorevole nella sua relazione con Maria, sua madre, le affida come figlio il discepolo Giovanni che tanto amava, e affida lei alle cure del discepolo.

“Oggi tu sarai con me in paradiso” (Luca 23:43). È la promessa fatta al ladrone pentito, crocifisso accanto a Lui. La salvezza è immediata per tutti quelli che si riconoscono perduti e si affidano alla misericordia di Dio.

“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Matteo 27:46; Marco 15:34). Possiamo dare noi la risposta a quell’angosciosa domanda: è stato abbandonato da Dio perché si era caricato dei nostri peccati!

“Ho sete!” (Giovanni 19:28). Nella sua perfetta umanità, Gesù esprime la sua intensa sofferenza e adempie anche una profezia: “Mi hanno dato da bere aceto per dissetarmi” (Salmo 69:21).

“È compiuto” (Giovanni 19:30). L’opera è conclusa. Il debito dei nostri peccati è interamente pagato. In quelle ore terribili, Gesù Cristo ha portato l’eternità del nostro castigo!

“Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio” (Luca 23:46). In perfetta comunione con suo Padre, Gesù gli rimette la sua vita. Egli entra vincitore nella morte, per uscirne poi trionfante mediante la risurrezione.

domenica 5 aprile 2026

05 aprile - Colui che giustifica l’empio

Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! Poiché io sono Dio, e non ce n’è alcun altro.

Isaia 45:22

 

Noi… sappiamo che questi (Gesù) è veramente il Cristo, il Salvatore del mondo.

Giovanni 4:42

 

Colui che giustifica l’empio

Romani 4:5

 

Nel libro del profeta Isaia, Dio dichiara con solennità che al di fuori di lui “non c’è altro Dio, Dio giusto, e non c’è Salvatore” (Isaia 45:21). La giustizia richiede il castigo del colpevole, e noi siamo colpevoli e quindi perduti. Ma Dio è un Dio salvatore, e ha potuto conciliare queste due cose: la sua giustizia che esige il giudizio del peccatore, e il suo amore che lo vuole salvare. Ma come è stato possibile?

Troviamo la risposta nella prima lettera dell’apostolo Paolo a Timoteo. Egli scrive che “c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti” (2:5-6). In questo modo Egli ha riconciliato l’uomo con il Dio santo e giusto. Ma se ha potuto fare questo è perché era Dio fatto uomo; nessuna creatura avrebbe potuto ottenere un tale risultato, nemmeno un angelo. Gesù non ha commesso nessun peccato né poteva commetterne, essendo perfetto, e solo per questa sua perfezione ha potuto prendere su di sé i nostri peccati. Col sacrificio della sua vita ha soddisfatto completamente la santità e la giustizia di Dio, e ha mostrato il suo amore per noi. Il fatto poi che Dio l’abbia risuscitato ed elevato in gloria è una prova che la sua opera è stata perfetta.

Non tutti, però, saranno salvati! Infatti è scritto: “È piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti” (1 Corinzi 1:21). Tu sei un credente?


sabato 4 aprile 2026

04 aprile - La fede è una “stampella”?

Gesù rispose loro: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, bensì i malati. Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori a ravvedimento”.

Luca 5:31, 32

 

La fede è una “stampella”?

 

La fede cristiana è a disposizione di coloro che sanno di non essere invincibili, che sono coscienti che nella loro vita c’è una grave frattura. Gesù sapeva molto bene che, da un punto di vista morale, nessun essere umano è in buona salute, ma la maggior parte di noi non vuole ammettere la propria “infermità”, anche se è evidente agli occhi di tutti; se facciamo così, condanniamo noi stessi a trascorrere il resto della nostra vita “zoppicando”. Le “stampelle” di fortuna – educazione, pratiche religiose, buone opere, cultura – non ci porteranno mai alla guarigione. Ma ecco che Dio ci offre la guarigione, non una stampella.

Il Vangelo (che significa buona notizia) ci insegna che Dio in persona è intervenuto, in Gesù Cristo, per condurci alla guarigione radicale, completa, e per darci una vita nuova. Contrariamente ad ogni logica umana, Gesù Cristo ha fatto questo morendo per noi! La nostra cattiveria aveva eretto un muro insormontabile fra noi e Dio, ma Lui l’ha abbattuto. Gli è stato possibile farlo poiché era allo stesso tempo Dio e uomo perfetto.

Dio dà dunque all’uomo una nuova vita, lo libera dagli ostacoli del passato, dalla schiavitù del peccato e dal timore della morte. Lo rende capace di vivere, in una certa misura, come Cristo è vissuto, in relazione con Lui e per il bene degli altri.


venerdì 3 aprile 2026

03 aprile - Le iniziative di Dio

Nel principio Dio creò i cieli e la terra.

Genesi 1:1

 

Il Padre ha mandato il Figlio per essere il Salvatore del mondo.

1 Giovanni 4:14

 

Le iniziative di Dio

 

“Nel principio, Dio…”. Queste prime parole della Bibbia descrivono il momento in cui Dio ha preso l’iniziativa di creare. Dio è eterno, esisteva già prima che il tempo fosse e non ne è dipendente. Egli conosce tutto in anticipo, nessuno può sorprenderlo. Dio fa sempre il primo passo. Prima ancora che l’uomo esistesse, Dio ha agito. Prima che l’uomo lo cercasse, è andato verso di lui.

Con la creazione, Dio ha anche preso l’iniziativa di rivelarsi. Tutta la natura è per noi un motivo di stupore, un muto testimone della grandezza e della saggezza del suo Autore (Romani 1:20).

Più tardi, Dio ha parlato al suo popolo Israele per mezzo dei profeti (Ebrei 1:1) che hanno redatto i vari libri della Bibbia, ora diffusi e conosciuti nel mondo intero. Per mezzo delle Scritture, Egli svela al nostro spirito le cose nascoste e ci fa delle promesse.

Infine, Dio ha preso l’iniziativa di farci conoscere il mezzo della nostra salvezza. Gesù, il suo Figlio, è venuto sulla terra per rivelarci la santità di Dio, che non può tollerare il peccato e, nello stesso tempo, il suo amore che per cancellare i nostri peccati ha punito Lui, sulla croce, al nostro posto.

Qual è la tua risposta all’amore di Dio? Adesso sei tu che devi prendere l’iniziativa, accettando Gesù come tuo Salvatore. Egli ti assicura un’eternità di pace, purificherà la tua vita e la riempirà di riconoscenza e di certezze. Questo significa essere salvati!


giovedì 2 aprile 2026

02 aprile - Mantenersi puri

Come potrà il giovane render pura la sua via? Badando ad essa mediante la tua parola.

Salmo 119:9

 

Mantenersi puri

 

Una ragazza cristiana difendeva con convinzione la sua abitudine a frequentare luoghi di divertimento discutibili, ed era solita dire: “Penso che un cristiano possa andare dovunque”. “Certo che può”, le rispose un giorno una sua amica, “ma le tue parole mi ricordano un fatto a cui ho assistito l’anno scorso in occasione di una visita a una miniera di carbone. Una signora si presentò vestita con un bell’abito bianco, e quando i suoi amici le chiesero come mai si fosse vestita in quel modo, lei si rivolse all’anziano minatore che avrebbe fatto da guida e gli chiese: ‘Non posso forse indossare un vestito bianco per visitare la miniera?’. ‘Certo che può; – rispose il minatore – non c’è nulla che le impedisca di indossare un vestito bianco per scendere in miniera, ma ci saranno molte cose che le impediranno di averlo ancora bianco quando risalirà’”.

Questo breve racconto ci fa riflettere. Se è vero che nessuno ci impedisce di recarci ovunque, è altrettanto vero che è molto difficile, se non addirittura impossibile, non restare influenzati in modo negativo dalla frequentazione di certi luoghi o di certe compagnie. Il Signore vuole che ci manteniamo puri. Evitiamo quindi di metterci in situazioni che potrebbero facilmente portarci a disonorarlo.

Ricordiamoci che “le cattive compagnie corrompono i buoni costumi” (1 Corinzi 15:33), e impegniamoci, come dice lo scrittore del Salmo 119, a cercare il Signore con tutto il cuore, a non allontanarci dai suoi comandamenti e a conservare la sua Parola nel nostro cuore per non peccare contro di Lui.   

mercoledì 1 aprile 2026

Cantico dei Cantici (18/18)

v. 17 — Le travi delle nostre case sono cedri, i nostri soffitti sono di cipresso.

Presso il buon Pastore, come abbiamo appena constatato, si trova un perfetto riposo e nutrimento in abbondanza, ma anche un luogo dove Egli si trova in mezzo ai suoi. I suoi godono di una grande sicurezza e si rallegrano di tutti i beni di questo «santuario». «O Eterno, io amo il soggiorno della tua casa e il luogo dove risiede la tua gloria» (Salmo 26:8); «Una cosa ho chiesto all’Eterno e quella ricerco: ch’io dimori nella casa dell’Eterno tutti i giorni della mia vita, per mirare la bellezza dell’Eterno e meditare nel suo tempio» (Salmo 27:4).

Il fedele è al sicuro. Come tutto è solido e confortevole in questa casa! Le travi sono di cedro, albero maestoso dal legno duro e resistente. I soffitti sono di cipresso. Potremmo desiderare una dimora migliore?

01 aprile - L’uomo di George Street

(Gesù disse loro:) “Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura”.

Marco 16:15

 

Noi non facciamo bene; questo è giorno di buone notizie, e noi tacciamo!

2 Re 7:9

 

L’uomo di George Street

(seguito e conclusione del racconto di ieri)

 

I due uomini si avviano alla ricerca di Mr Jenner e bussano alla porta di un piccolo appartamento. Viene ad aprire un uomo anziano e debole. Il pastore londinese gli riferisce le testimonianze di tutte le conversioni che ha sentito raccontare nel corso degli anni passati. L’anziano inizia a piangere, e racconta la sua storia: “Lavoravo su una nave da guerra australiana, e conducevo una vita depravata. Nel corso di una crisi, ho veramente toccato il fondo della miseria, e uno dei miei colleghi, al quale peraltro avevo reso la vita molto difficile, mi ha aiutato. Mi ha fatto conoscere Gesù e da un giorno all’altro la mia vita è totalmente cambiata. Sono stato così riconoscente a Dio che gli ho promesso che avrei testimoniato in modo semplice di Gesù almeno a dieci persone al giorno, e Dio mi ha dato la forza di farlo per quarant’anni! Quando sono andato in pensione, ho pensato che il luogo migliore per presentare il Vangelo fosse George Street, dove ogni giorno transitavano centinaia di persone. Molti hanno rifiutato i miei opuscoli, ma altri li hanno accettati educatamente. Credetemi, ho passato quarant’anni a parlare dell’amore di Gesù, ma solo oggi vengo a sapere che qualcuno ha creduto a Lui grazie a questo mezzo!”

Una tale testimonianza non dovrebbe spingerci a parlare intorno a noi di questa grande salvezza che Dio offre per mezzo di Gesù Cristo? Dio veglia sulla sua preziosa Parola, che dona la vita, e vuole che la spandiamo con generosità e perseveranza: “Getta il tuo pane sulle acque, perché dopo molto tempo lo ritroverai” (Ecclesiaste 11:1).


martedì 31 marzo 2026

Cantico dei Cantici (17/18)

v. 16 — Come sei bello, amico mio, come sei amabile!

Si può essere belli ma sgradevoli, o gradevoli senza essere belli. In Cristo tutto è riunito, la bellezza e l’amabilità. In questo passo è l’amore che risponde all’amore. È la sposa che, avendo gli occhi fissati sul suo Amico per contemplare la sua persona, esclama: «Tu sei bello, tu sei amabile». Sono gli stessi fedeli che ascoltiamo nel Salmo 45; il loro cuore arde, poiché in questo Salmo il Re appare subitamente sulla scena. Egli brillerà come la luce che esce dall’Oriente e appare fino ad Occidente. Essi lo vedono, lo contemplano: «Tu sei più bello di tutti i figliuoli degli uomini, la grazia è sparsa sulle tue labbra». Non solo è bello, ma è anche amabile. Tutto ciò che può renderlo desiderabile è riunito nella sua persona: Egli è l’Amato.

Diversi re sono stati amati dai loro sudditi, come Davide e Salomone, ma nessun re sarà amato dal suo popolo come il Signore. Quando i fedeli canteranno il cantico da essi composto, e che avrà per soggetto il Re, lo faranno con accenti armoniosi mai uditi fino allora dagli uomini e dagli angeli!

v. 16 — Anche il nostro letto è verdeggiante.

Le pecore del buon Pastore realizzano ogni giorno ciò che ci è detto qui con semplicità. L’Amico è il Re, ma è anche il fedele e buon Pastore. Rileggiamo il Salmo 23; ci farà capire la dolcezza di ciò che troviamo qui meglio di ogni altra spiegazione: «Il Signore è il mio Pastore… egli mi fa giacere in verdeggianti paschi». Presso il buon Pastore ci sarà sempre riposo.

Gesù non ha fatto sedere per schiere sull’erba verde le numerose persone che come pecore affamate e senza pastore lo seguivano? Con quale abbondanza le ha saziate! Ci furono anche degli avanzi!


(segue)

31 marzo - L’uomo di George Street

Fin dal mattino, semina la tua semenza e la sera non dar posa alle tue mani; poiché tu non sai quale dei due lavori riuscirà meglio: se questo o quello, o se ambedue saranno ugualmente buoni.

Ecclesiaste 11:6

 

L’uomo di George Street

 

Tutto è cominciato alcuni anni fa in una chiesa del sud di Londra. Alla fine del servizio domenicale, un credente si alza e chiede se può raccontare la sua conversione a Dio. Glielo concedono, e allora racconta:

“Abitavo a Sidney, in Australia. Qualche mese fa, andando a far visita a dei parenti, camminavo in Gorge street, quando un piccolo uomo coi capelli bianchi è uscito da un negozio e mi ha offerto un opuscolo dicendo: «Mi scusi, signore, lei è salvato? Se morisse questa sera, andrebbe in cielo?». Questa domanda mi ha travagliato e, anche grazie all’aiuto di un amico credente, ho accettato Gesù come mio Salvatore”.

Qualche mese dopo, un pastore di quella chiesa fece un viaggio; andò a Perth, ad Adelaide, ad Atlanta, poi proseguì per i Carabi, e infine si recò in India. Ebbe così l’occasione di ascoltare delle testimonianze di persone convertite e, con sua grande sorpresa, venne a sapere che molte di loro erano state portate alla conoscenza di Cristo nella città di Sydney, grazie all’incontro con un vecchietto che aveva rivolto loro questa domanda: “Scusi, lei è salvato? Se morisse questa sera, andrebbe in cielo?”. Per alcuni, quest’incontro era avvenuto da poco tempo, per altri alcuni anni prima.

Sei mesi dopo, lo stesso pastore si trovava a Sydney e chiese a un credente della chiesa locale se conosceva un piccolo uomo dai capelli bianchi che distribuiva opuscoli in George street. Quello rispose: “Sì, lo conosco, si chiama Mr Jenner; ma è molto vecchio e ora non può più fare questo lavoro”.

(segue e si conclude domani)

lunedì 30 marzo 2026

30 marzo - Portiamo i nostri bambini al Signore

Gesù disse: “Lasciate stare i bambini e non impeditegli di venire da me, perché il regno dei cieli è di chi è come loro”.

Matteo 19:14

 

Portiamo i nostri bambini al Signore

 

I discepoli del Signore furono eccessivamente severi quando sgridarono le madri che portavano i loro bambini al Signore perché “imponesse loro le mani e pregasse”. Temevano che il Signore si affaticasse troppo o che venisse troppo disturbato (Matteo 19:13-15). O forse non stimavano così importante per quei bambini la preghiera e la benedizione del Signore.

Sappiate che il Signore non si stanca di ascoltare le vostre preghiere; portategli i problemi dei vostri bambini, dei vostri nipoti, se ne avete, e delle persone che vi stanno a cuore. Portategli le vostre angosce e i pesi che avete sul cuore o sulla coscienza. E fatelo con l’umiltà e la fiducia di un bambino perché “il regno dei cieli è di chi è come loro”. Il Signore è sempre disponibile, come lo era stato in piena notte per Nicodemo o in pieno mezzogiorno per la donna samaritana. “Come un pastore, egli pascerà il suo gregge: raccoglierà gli agnelli in braccio, li porterà sul petto, condurrà le pecore che allattano” (Isaia 40:11).

Come per tutto ciò che ci angoscia, ascoltiamo l’esortazione del salmista Davide: “Getta sul SIGNORE il tuo affanno, ed egli ti sosterrà” (Salmo 55:22).

domenica 29 marzo 2026

29 marzo - Una classificazione troppo semplicistica?

Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.

Giovanni 3:36

 

Una classificazione troppo semplicistica?

 

“Non accetto la vostra classificazione”, diceva una signora. “Salvato o perduto, credente o incredulo… è troppo semplicistico”.

Eppure è così che parla la Bibbia. Essa distingue quelli che hanno accettato il Vangelo da quelli che, dopo averlo ascoltato, lo hanno rifiutato e non hanno creduto al suo messaggio. Per questi ultimi, “la parola della predicazione non giovò a nulla non essendo stata assimilata per fede” (Ebrei 4:2). È scivolata come l’acqua sulla roccia, senza lasciar traccia. Forse hanno apprezzato il lato poetico di alcune pagine della Scrittura, l’insegnamento morale di altre, ma non hanno creduto al messaggio centrale del Vangelo: ogni uomo è peccatore, e Gesù è l’unico Salvatore. Si comportano come dei malati gravi che rifiutano di ammettere di essere malati, e quindi rifiutano le cure adatte a curare il loro male. Così finiscono per morire, ma la colpa è loro.

La Parola di Dio, quando è accolta con umiltà, produce, mediante la potenza dello Spirito Santo, un’opera di salvezza definitiva. Non che i credenti siano migliori o più meritevoli degli altri, ma sono perdonati e salvati dal giudizio di Dio perché hanno confessato di essere peccatori, e hanno creduto al sacrificio di Gesù Cristo. Di loro la Bibbia dice: “La parola della predicazione di Dio, voi l’accettaste non come parola di uomini, ma… come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete” (1 Tessalonicesi 2:13).

Poniti questa domanda, caro lettore: faccio parte dei salvati, di quelli che credono in Gesù Cristo, morto e risorto, o sono ancora di quelli che saranno perduti per sempre?


sabato 28 marzo 2026

28 marzo - Ingegnosi nel male!

Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene.

Siate saggi nel bene e incontaminati dal male.

Romani 12:21; 16:19

 

Ingegnosi nel male!

 

Quelli che non conoscono Dio impegnano la propria intelligenza nel fare il male e spendono su quel versante molte delle loro energie e delle loro capacità. “Ingegnosi nel male”, li definisce Paolo (Romani 1:30). Ingegno e astuzia sono messi in atto per soddisfare le passioni più impure così come per fabbricare armi distruttrici.

C’è anche molta inventiva nell’usare le “arti seduttrici dell’errore” (Efesini 4:14). “Il mio popolo è stolto – scrive il profeta Geremia – non mi conosce; sono figli insensati, non hanno intelligenza; sono saggi per fare il male, ma il bene non lo sanno fare” (4:22). L’uomo usa molta astuzia nel fare il male, ma è scritto che Dio “prende i sapienti nella loro astuzia”, perché la sapienza di questo mondo è “pazzia” davanti a Lui (1 Corinzi 3:19).

Il credente ha da parte del Signore l’energia e le risorse necessarie per impegnare le proprie capacità in tutt’altra direzione. Non indaga sul male, non si contamina con esso, non perde del tempo ad approfondirlo, non ne è né incuriosito né attratto. Cercherà sempre le cose che Dio approva e “il bene gli uni degli altri, e quello di tutti” (1 Tessalonicesi 5:15); perché, sa che “chiunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato” (Giacomo 4:17).


venerdì 27 marzo 2026

27 marzo - La mano di Gesù, quando la nostra fede s’indebolisce

Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”

Matteo 14:31

 

La mano di Gesù, quando la nostra fede s’indebolisce

leggere Matteo 14:22-23

 

Gesù aveva ordinato ai discepoli di precederlo sull’altra riva del lago di Gennesaret, il Mare di Galilea. Così loro si trovarono soli sulla barca. La notte era tempestosa, le onde sbattevano la barca ed essi remavano affannosamente. Riusciranno a raggiungere l’altra riva? Ma ecco che Gesù viene loro incontro camminando sul mare. Subito non lo riconoscono e spaventati gridano. Ma la voce famigliare del Maestro li rassicura: “Coraggio, sono io; non abbiate paura!”

Pieno di fiducia, Pietro vuole andare incontro al Maestro. Gesù gli dice: “Vieni!”. Allora Pietro scende dalla barca e cammina sul mare. Ma dopo poco affonda, la sua fede viene meno… Cos’è successo? Invece di guardare verso il Maestro, Pietro ha guardato le onde e il vento. Allora grida al Signore che è pronto a soccorrerlo. Gesù tende la mano, lo afferra e gli chiede: “Perché hai dubitato?”

Questo racconto parla anche a noi. Il Signore non è più sulla terra; è nel cielo, e là prega e intercede per noi. Noi tutti dobbiamo attraversare il mare agitato di questo mondo, e i momenti di prova, di persecuzione, di dolore possono essere paragonati a delle tempeste.

Com’è bello sperimentare quella mano tesa del Signore quando la nostra fede vacilla! Possiamo sentire la presa di quella mano in occasione della visita d’un amico che ci incoraggia, o grazie alla lettura d’un passo della Parola, o in altre circostanze nelle quali percepiamo la Sua presenza. Egli è al di sopra della tempesta, ha l’autorità suprema sugli uomini e sulle cose. È Lui che ci dice: “Coraggio, sono io!” Non dubitiamo. Presto il tempo delle tribolazioni finirà e quelli che hanno creduto, raggiungeranno la riva eterna.


giovedì 26 marzo 2026

Cantico dei Cantici (16/18)

v. 15 — Come sei bella, amica mia, come sei bella!

Abbiamo qui la risposta del Re all’amore dei suoi, espresso nei versetti che precedono. Egli dice loro che cosa sono per lui e come li vede. Prima di tutto sono belli. Questa sposa che egli ha atteso durante la notte della sua assenza, e che ora è là per acclamarlo nel giorno del suo trionfo, è di grande bellezza agli occhi suoi. È Lui l’uomo che cercava delle belle perle e che, trovatane una di gran prezzo, se ne andò, vendette tutto ciò che aveva e l’acquistò. Solo Lui è capace di apprezzarne tutta la bellezza e di conoscerne il vero valore. Non si stanca di ripetere che è bella.

Forse possiamo chiederci quale bellezza Cristo può vedere in poveri esseri che sono coscienti di essere moralmente oscuri come le tende di Chedar; ma è il riflesso della propria bellezza che Egli contempla in loro. I raggi della sua gloria, così poco visibili nei suoi, sono però riflessi, come la luna che non ha in sé alcuna luce ma riflette i raggi del sole, e brilla di un dolce chiarore in seno alle tenebre che coprono la terra, mentre il sole è nascosto nei cieli (lo vedremo più avanti al cap. 6 v. 10). Quale desiderio è più grande e prezioso di poter manifestare nella nostra vita di

ogni giorno qualche raggio della gloria del nostro Signore? Il mondo lo ha respinto ed ora Egli è nascosto nei cieli; ma sappiamo che presto apparirà come il sole di giustizia che porta la salvezza «nelle sue ali» (Malachia 4:2). Di quale gloria saranno attorniati in quel giorno coloro che lo hanno amato e onorato, e che lo avranno aspettato con ansia durante la notte della sua assenza! Essi sono gli oggetti di tutto il suo amore: «Amica mia», ripete.

Gesù amava Marta, sua sorella e Lazzaro, e trovava la sua gioia in mezzo a loro. Oggi Egli ama la sua Chiesa, coloro che hanno creduto in Lui, senza averlo visto, e che osservano la sua Parola nell’attesa del suo ritorno. Ben presto Egli testimonierà questo amore anche ai fedeli in Israele che, dopo il rapimento della Chiesa, lo glorificheranno in mezzo alla più spaventosa persecuzione. Siamo coscienti di essere gli oggetti del suo più tenero amore?

v. 15 — I tuoi occhi son come quelli dei colombi.

Più avanti, in questo cantico, il Re farà la descrizione della sua sposa dalla testa ai piedi; qui non parla che degli occhi, che hanno per lui un’attrattiva enorme, e li paragona a quelli di una colomba.

La colomba di Noè non trovava un luogo per posarsi (Genesi 8:6-13) in un mondo ancora sotto le conseguenze del giudizio di Dio. Un corvo impuro poteva trovarsi a suo agio nel mondo, ma la colomba ritornò all’arca, il solo luogo in cui si sentiva a casa propria. «Chi sono costoro che volano come colombi verso il loro colombario?» (Isaia 60:8). La colomba, lontana dalla sua abituale dimora, è sempre a disagio.

I fedeli che troviamo qui realizzano ciò che dice il salmista: «Io sono un forestiero sulla terra » (Salmo 119:19). Essi sospirano al pensiero del loro Signore e gemono poiché sono lontani da Lui: la loro abitazione è presso il Signore. «Oh avessi io delle ali come la colomba! me ne volerei via e troverei riposo. Ecco, me ne fuggirei lontano, andrei a dimorare nel deserto» (Salmo 55:6-7). Meglio essere nel deserto con il Signore, che nella città dove si trova l’iniquità e il tormento.

26 marzo - Darsi al Signore

Colui che fornisce al seminatore la semenza e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà la semenza vostra e accrescerà i frutti della vostra giustizia.

2 Corinzi 9:10

 

Darsi al Signore

 

Il Signore non vuole che mettiamo a Sua disposizione soltanto il nostro denaro o il nostro lavoro, ma anche tutto ciò che è alla base della nostra vita terrena affinché sia vissuta per Lui: moventi e disegni del cuore, scelte e progetti.

Come Paolo scriverà ai Corinzi parlando dei credenti di Macedonia, essi non solo avevano dato denaro in favore dei poveri della Giudea, ma prima si erano dati loro stessi al Signore (2 Corinzi 8:5). È questo il suo desiderio: che ci diamo a Lui come “morti fatti viventi” (Romani 6:13), e i nostri corpi come un sacrificio vivente, santo, gradito a Dio (Romani 12:1). Non dimentichiamo mai che siamo stati “comprati a prezzo” e non apparteniamo più a noi stessi (1 Corinzi 6:20). Cristo è morto “affinché quelli che vivono non vivano più per sé stessi, ma per Colui che è morto e risuscitato per loro” (2 Corinzi 5:15).

Il Signore non resta debitore di nessuno; promette “cento volte tanto” a chi, per Lui, avrà lasciato qualcosa. Se gli diamo il primo posto nel nostro cuore e nella nostra vita, ne saremo abbondantemente ricompensati. Dare a Gesù il posto a cui ha diritto anche nella nostra famiglia porta la gioia e la felicità ai genitori e ai figli.


mercoledì 25 marzo 2026

Cantico dei Cantici (15/18)

v. 14 — Il mio amico m’è un grappolo di cipro delle vigne d’Enghedi.

Il versetto 12 ricorda una scena passata che ha avuto luogo mentre il Signore era sulla terra in mezzo al suo popolo. Il versetto 13, invece, ci parla di una scena attuale: è il tempo in cui il Re è assente da questo mondo, ma sempre presente nelle affezioni della sposa. In questo versetto 14 abbiamo ora una scena futura. I profumi del nardo e della mirra faranno posto all’odore di cipro nelle vigne di Enghedi.

Il cipro è un grazioso arbusto dai rami sottili e ricoperti di una corteccia biancastra di odore gradevole. I fiori, in bianchi grappoli, spandono un soave profumo. Gli Egizi ne facevano dei sacchetti che usavano per profumare. Tale profumo ci parla del Signore come re. Questa scena si svolge a Enghedi, città appartenente alla tribù di Giuda, che si trova in un deserto (Gios. 15:62). È in questa oasi che Davide trovò rifugio quando fuggì da Saul (1 Samuele 24:1; vedere anche 2 Cron. 20:2). Ma in questo versetto non si tratta più di pericoli, di combattimenti, né del deserto. Questi fiori di cipro ci parlano di un’eterna primavera e delle vigne che prefigurano la gioia che ci sarà. È un notevole esempio della trasformazione meravigliosa che avverrà a questa terra sotto il regno di Cristo.

25 marzo - Il ritorno del Signore per i suoi

Il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo.

1 Tessalonicesi 4:16

 

Il ritorno del Signore per i suoi

 

Il Signore Gesù scenderà personalmente dal cielo; ma non verrà sulla terra; si fermerà “nell’aria” e i credenti gli andranno incontro. Alla sua prima venuta era sceso nelle parti più basse della terra (vale a dire nella morte) e poi è salito “al di sopra di tutti i cieli” (Efesini 4:9-10). Che gioia per Lui venire a prendere quelli che gli appartengono, e che momento glorioso quando tutti i credenti, di prima e dopo Cristo, incontreranno il loro Signore!

I credenti già deceduti verranno risuscitati e quelli ancora in vita saranno trasformati; i loro corpi dovranno essere resi adatti al cielo nel quale entreranno. La potente voce servirà a “risvegliare” i morti, che la Bibbia definisce “coloro che si sono addormentati”. La voce d’arcangelo è per i viventi, una voce dolce, piena d’amore e di grazia rivolta alla sua Chiesa, che il Signore presenterà a se stesso “senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile” (Efesini 5:27).

Infine, tutti insieme saranno convocati dal suono della tromba “a incontrare il Signore nell’aria”.

A questa chiamata irresistibile non tutti i morti risusciteranno, ma solo “i morti in Cristo”, quelli che sono vissuti “per fede” (Ebrei 10:37-38). Gli increduli verranno risuscitati più tardi, ma per comparire in giudizio davanti a Dio e udire la sua inesorabile condanna!

martedì 24 marzo 2026

Cantico dei Cantici (14/18)

v. 13 — E mio amico m’è un sacchetto di mirra, che passa la notte sul mio seno.

La mirra simbolizza le sofferenze di Cristo; è amara, ma il suo profumo è gradevole. Ci ricorda Colui che è stato ferito, che ha sofferto, che ha pianto quando era quaggiù. Il Signore è stato sepolto, e il suo corpo trattato con uria «mistura» di mirra e di aloe di circa cento libbre (Giovanni 19:39). Qui, il sacchetto di mirra fa allusione a un uso delle donne orientali: mettersi in seno un sacchetto di fiori o di piante aromatiche per profumare le vesti. Coloro che amano il Signore durante il tempo in cui non è più sulla terra, hanno sul cuore il ricordo delle sue sofferenze. Noi che amiamo il Signore comprendiamo questa immagine; soffrire con Lui e a causa di Lui è come il profumo della mirra che ci accompagna nella notte di questo mondo.

24 marzo - Irreprensibili

Fate in modo di essere trovati da lui immacolati e irreprensibili nella pace.

2 Pietro 3:14

 

Irreprensibili

 

Troviamo spesse volte l'espressione “irreprensibile” nella Parola. Una di queste è in Efesini 1:4: “In Lui ci ha eletti perché fossimo santi e irreprensibili davanti a Lui”. Così è ogni credente in Cristo; Irreprensibili in Cristo, perché Dio vede i suoi figli attraverso le Sue perfezioni, ma responsabili di mettere la nostra vita di ogni giorno in armonia con questa meravigliosa posizione. Ecco perché Paolo dice: “Adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore” (Filippesi 2:12).

L'esortazione ad essere irreprensibili nella pratica la troviamo in 1 Tessalonicesi 3:13 e 5:23, come pure in 1 Corinzi 1:8 e Colossesi 1:22. Giuda termina la sua lettera con una lode a Dio, “Colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire irreprensibili e con gioia davanti alla sua gloria”.

In un cammino indipendente da Dio, dove si fa la propria volontà, non vi può essere né rettitudine né pace.

Come sono preziose anche per noi le parole che il Signore Gesù diceva ammaestrando i suoi discepoli: “Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Matteo 5:9).

“Il frutto della giustizia si semina nella pace per coloro che si adoperano per la pace” (Giacomo 3:18).


lunedì 23 marzo 2026

23 marzo - Menzogne

 “Tu, Signore, che conosci i cuori di tutti…”

Atti 1:24

 

Gesù, conosciuti i loro pensieri, disse: “Perché pensate cose malvagie nei vostri cuori?”

Matteo 9:4

 

Menzogne

 

Un umorista ha detto che la parola è stata data agli uomini perché potessero nascondere il loro pensiero. In effetti la dissimulazione è diffusamente praticata; visto che l’uomo è quello che è, senza dissimulazione la vita della nostra società sarebbe quasi inconcepibile.

C’è la menzogna del criminale che si ostina a negare persino di fronte a prove schiaccianti; c’è l’arte della diplomazia che fa apparire onorevoli i peggiori tradimenti; c’è la furberia dell’affarista dalla coscienza elastica; c’è l’inganno dell’avvocato che fa passare per innocente il suo cliente colpevole; ma c’è anche quella che si chiama bugia pietosa, che nasconde al malato la sua condizione…

Ma che dire della facilità con la quale ci sforziamo di nascondere a noi stessi la nostra condizione morale, o tendiamo a scusare le nostre mancanze e a sfuggire alle nostre responsabilità? Come dice la Scrittura, “il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa…; chi potrà conoscerlo?” (Geremia 17:9).

Dio legge i nostri pensieri come su un libro aperto. Non possiamo nascondergli ciò che nascondiamo agli altri e a volte persino a noi stessi. Invece, quello che Dio ci chiede è di lasciarci penetrare dalla sua luce, di metterci a nudo davanti a Lui, perché arriviamo a confessare umilmente: Sono peccatore, ma la mia sola risorsa è la Tua grazia!


domenica 22 marzo 2026

22 marzo - La gelosia di Dio

Vogliamo forse provocare il Signore a gelosia? Siamo noi più forti di Lui?

1 Corinzi 10:22

 

La gelosia di Dio

 

La gelosia fa parte dei sentimenti dell’animo umano. C’è una gelosia assimilabile all’invidia che provoca tormento, fa vivere male, ed è spesso causa di conflitti e incomprensioni. È un grave peccato. Ma c’è anche la gelosia di chi ama, il timore che l’amore della persona amata sia sottratto da un rivale. Se il timore è fondato, anche questa provoca tormento.

Non stupiamoci se la Bibbia dice che Dio è geloso. Geloso perché ci ama di un amore grandissimo, tanto da dare per noi il proprio Figlio Gesù. Dio vuole che noi amiamo soltanto Lui! Se lo abbandoniamo e ci attacchiamo alle cose di questo mondo, se ci facciamo degli idoli ai quali dedichiamo tempo ed energie, trascurando Lui e i Suoi diritti, Dio è tradito nel Suo amore e noi siamo colpevoli.

Quando il popolo d’Israele si era mosso per andare alla conquista del paese di Canaan, Dio aveva dato quest’ordine: “Demolirete i loro altari… abbatterete i loro idoli; tu non adorerai altro dio… perché il SIGNORE è un Dio geloso” (Esodo 34:13-14). Quando poi il popolo cadde nell’idolatria, Dio li punì molto severamente (Salmo 78:58); e la stessa cosa farà con quelli che si dicono cristiani ma che vivono per il denaro, l’ambizione, il sesso, senza tenere in minimo conto l’amore e i diritti di Dio.

Prestiamo attenzione alle parole dell’apostolo Giacomo: “Non sapete voi che l’amicizia del mondo è inimicizia verso Dio?... Pensate voi che la Scrittura dichiari invano che lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi ci brama fino alla gelosia?” (Giacomo 4:4-5).

(Da “La nostra lingua un fuoco”)

sabato 21 marzo 2026

21 marzo - Chi può avere un “cuore retto”?

Rallegratevi nel SIGNORE ed esultate, o giusti! Gioite, voi tutti che siete retti di cuore!

Ti celebrerò con cuore retto.

Salmo 32:11; 119:7

 

Chi può avere un “cuore retto”?

 

Dio non accetta che qualcuno voglia comprare ciò che Egli offre gratuitamente. È un affronto al suo amore. All’inizio del cristianesimo, un uomo chiamato Simone volle fare così, ma ricevette dall’apostolo Pietro una risposta molto severa: “Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai creduto di poter acquistare con denaro il dono di Dio”; e aggiunse: “Il tuo cuore non è retto davanti a Dio” (Atti 8:20-21).

È impossibile ottenere la salvezza per mezzo di nostri meriti, anche se cerchiamo di piacere a Dio. Volerlo fare sarebbe respingere il Vangelo. Invece, veniamo a Dio perché i nostri peccati siano cancellati dal sangue di Cristo, e noi siamo resi giusti, senza contropartita da parte nostra.

Voler comprare il favore di Dio con denaro, nutrire la speranza di vederci attribuire da Lui dei meriti mediante i nostri sforzi, è un calcolo sbagliato. La Parola di Dio ci dice che siamo salvati unicamente per grazia. Se dimentichiamo questo, se rifiutiamo di riconoscere ciò che siamo e non ci avviciniamo a Dio con umiltà e fiducia, non abbiamo un “cuore retto”. La nostra relazione col Signore, se non è fondata sulla grazia, è falsata e diventa ragionamento, calcolo.

Ma sapere che tutto è grazia da parte di Dio non ci esime dal far fronte ai nostri doveri, anzi! Noi li dobbiamo compiere con una nuova libertà, con uno spirito di riconoscenza verso Dio a cui dobbiamo tutto, con ogni purezza e rettitudine di cuore.


venerdì 20 marzo 2026

Cantico dei Cantici (13/18)

v. 12 — Mentre il re è nel suo convito, il mio nardo esala il suo profumo.

I versetti dal 12 al 14 sono la risposta della sposa alla testimonianza che il Re ha appena dato di lei. Essa parla di Lui, e in questi tre versetti abbiamo il profumo del suo nome che ci è presentato sotto diversi aspetti: il nardo, la mirra, il Cipro, in tre scene differenti. Che lo Spirito Santo apra i nostri occhi e tocchi i nostri cuori per mezzo di questa lettura.

II Re è venuto nel mondo al tempo fissato, ma alla sua venuta le nazioni si sono agitate, i popoli hanno «meditato cose vane». I re della terra si sono ritrovati e i principi si sono consigliati assieme contro l’Eterno e contro il suo Unto (Salmo 2). Così, è stato rigettato dal suo popolo e, nel palazzo del sommo sacerdote, i capi del popolo si sono consultati insieme per arrestarlo, processarlo con inganno e farlo morire. Il residuo fedele, che troviamo in tutti i tempi e di cui ci parla questo cantico, era in quel momento ridotto a un piccolo numero di persone. Alcune le vediamo radunate a Betania in casa di un lebbroso; il Signore è ospite. L’ora delle tenebre e della potenza di Satana si avvicina. Sei giorni dopo sarà la Pasqua e l’Agnello di Dio sarà immolato. Viene una donna; ha un vaso di alabastro pieno di profumo di nardo puro, di gran prezzo; rotto il vaso, versa il profumo sul suo capo e la casa è piena dell’odore del profumo. Niente per lei era troppo grande e prezioso per onorare il suo Signore rigettato e disprezzato; ella rompe il vaso con l’intenzione di non farlo servire a nessun altro uso; tutto era per Lui. A questa testimonianza d’amore solo Lui poteva dare il giusto valore. Prima di questo fatto, ella si era seduta ai suoi piedi, aveva imparato a conoscere l’eccellenza della sua persona e aveva gustato il suo amore. Delle « catene d’oro con dei punti d’argento» l’avevano legata a Lui e il suo cuore traboccava di riconoscenza. Ma che scena abbiamo in questo versetto! Qui, mille anni prima, lo Spirito Santo ci parla anticipatamente di questo Re, di questa cena, di questo profumo. Era proprio di nardo il profumo che Maria ha versato sul suo Signore. Duemila anni sono trascorsi da quando il vaso è stato rotto ed il profumo è stato sparso, e in qualunque luogo in cui l’Evangelo è predicato, nel mondo intero, si parla di ciò che questa donna ha fatto !

La legge ordinava: «Tu amerai il Signore Iddio tuo», ma mai la legge ha fatto scaturire la minima scintilla di amore. La grazia di Dio ci dice che «Dio ha tanto amato il mondo», ed ecco che questa grazia spezza i cuori più induriti e li riempie di un amore che arderà per tutta l’eternità. Che soddisfazione per il Re rigettato incontrare un riscattato che lo ama, che apprezza la sua grazia e se ne rallegra in questo modo! Che cosa sarà l’eternità nella quale il nostro amore per Lui potrà esprimersi senza ostacoli?

20 marzo - “Il vento soffia dove vuole”

(Dio dice:) “Così è della mia parola uscita dalla mia bocca: essa non tornerà a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l’ho mandata”.

Isaia 55:11

 

“Il vento soffia dove vuole”

 

In una cittadina di una regione centrale della Francia, un venditore itinerante di Bibbie ne aveva vendute un certo numero, ma alcuni fecero un gran fuoco sulla piazza e vi gettarono le Bibbie che avevano acquistato. Le avevano comprate proprio per compiere quel gesto!

Quella sera il vento era forte, e fece volare verso i tetti un foglio mezzo bruciato che entrò da una finestra e cadde ai piedi di una giovane donna. Florence, questo il suo nome, lesse: “Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Giovanni 3:17). E poi: “Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (v. 18).

Florence mise da parte il foglietto per farlo vedere a Pierre suo marito, il quale si mostrò molto interessato. Se solo avessero potuto procurarsi il libro da cui la pagina era stata strappata!

Un anno dopo, lo stesso venditore li incontrò e offrì loro la Bibbia. Essi risposero di no perché non credevano che fosse il libro di cui avevano quella pagina mezza bruciata. Ma che gioia provarono quando quel credente aprì la Bibbia al capitolo 3 del Vangelo secondo Giovanni! Meravigliati, l’acquistarono subito, la lessero e vennero alla conoscenza del Signore Gesù Cristo. Perché “la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo” (Romani 10:17).


giovedì 19 marzo 2026

Cantico dei Cantici (12/18)

v. 11 — Noi ti faremo delle collane d’oro con dei punti d’argento.

Al versetto 9 è al singolare: il Re parla di ciò che lui vede di bello nella sua Sposa. Ma qui non è più «io», è «noi»: noi ti faremo. Vale la pena meditare questo soggetto. Questo «noi» meraviglioso è lo stesso di Giovanni 3:11 e di altri passi delle Scritture. È Dio nella sua pienezza, Padre, Figlio e Spirito Santo, allora non ancora pienamente rivelati, ma che agivano con uno stesso pensiero, uno stesso scopo, con lo stesso amore. Li troviamo già nella prima pagina della Parola, nella decisione presa insieme: «Facciamo l’uomo a nostra immagine».

In questo passo non è per creare i mondi che la deità è all’opera, ma per creare dei legami, legami d’oro e d’argento per attaccare il fedele al suo Signore. Le catene servono per legare, l’oro ci parla della giustizia divina, l’argento della redenzione, ovvero dell’opera di Cristo che ha riscattato dei colpevoli. Cosa leggiamo nella 2a epistola ai Corinzi 1:21-22? «Or Colui che con voi ci rende fermi (letteralmente: «ci lega fermamente») in Cristo e che ci ha uniti, è Dio, il quale ci ha pur segnati col proprio sigillo e ci data la caparra dello Spirito nei nostri cuori». Come sono dolci questi legami dell’amore di Dio che in giustizia e in virtù della redenzione ci legano gli uni agli altri e tutti insieme a Colui che è il Re! Come li gustiamo? Cosa sono le vanità di un mondo in cui tutto passa, in confronto a ciò che abbiamo nel Signore?

Questi legami ci fanno anche pensare ai «legami d’amore» per mezzo dei quali il Dio Salvatore voleva attirare gli uomini (Osea 11:4); e alla risposta dei ribelli: «Rompiamo i loro legami e gettiamo via da noi le loro funi» (Salmo 2:3). Come giusta ricompensa essi sono «legati nell’afflizione e nei ferri». Che distretta quando giungeranno alle porte della morte (Salmo 107:10, 18, 19)!

19 marzo - Sicurezza nell’insicurezza

Dio è per noi un rifugio e una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà. Perciò non temiamo se la terra è sconvolta.

Salmo 46:1-2

 

Sicurezza nell’insicurezza

 

La paura di epidemie, di guerre, di carestie ha sempre causato ansia e preoccupazione. Oggi ci sono nuovi problemi che assillano: l’inquinamento crescente, le crisi finanziarie, le nuove malattie, il terrorismo ecc. Con l’illusione di sfuggire a tutte queste paure, c’è chi ricorre ai farmaci, all’alcol, alla droga… Molti si danno a un attivismo frenetico o a divertimenti sfrenati.

Ma siamo proprio condannati a convivere con le nostre paure? No; la Bibbia ci parla di una sicurezza possibile, e persino certa, per chi mette la sua fiducia in Dio. Essa la descrive con diverse figure: una forte torre, un rifugio, un riparo, una roccia. In molte di queste per entrare c’è da varcare una soglia. E questa porta, ci dice il Vangelo, è Gesù Cristo (Giovanni 10:7). È Lui che ci fa godere di quella pace alla quale aspiriamo. Egli è morto e risorto perché noi avessimo la pace della coscienza, essendo i nostri peccati perdonati, e la pace del cuore, anche nelle situazioni più angosciose, perché “Dio è per noi” (Romani 8:31) ed è al di sopra di tutto.

Credere in Gesù Cristo non è detto che trasformi sempre le circostanze della nostra vita. Il cambiamento avviene anzitutto dentro noi stessi. È mediante la fede che possiamo imparare a vivere tranquilli e fiduciosi, anche nei periodi di turbamento e d’incertezza.

Il Signore ci dice: “Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà” (Giovanni 14:27). Diamogli fiducia.

mercoledì 18 marzo 2026

18 marzo - Dio si è fatto conoscere in Cristo

La grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Figlio che è nel seno del Padre è quello che l’ha fatto conoscere.

Giovanni 1:17, 18

 

Dio si è fatto conoscere in Cristo

 

Dio non solo dimostra la sua esistenza con le meraviglie del creato, ma è venuto Egli stesso quaggiù nella persona di Cristo. Colui che ha fatto i mondi si è manifestato agli uomini come uomo, in modo concreto, visibile. Dio è davvero venuto in questo mondo nella persona del suo Figlio. L’esistenza di Gesù Cristo è un fatto certo quanto lo è l’esistenza degli uomini che governavano il mondo al suo tempo. L’autenticità dei racconti che ci narrano la sua storia non può essere messa in dubbio, e la presenza della Chiesa cristiana, che si è formata dopo che Gesù Cristo è tornato in cielo, è anche una prova che Gesù non è un mito.

I Vangeli riportano le sue parole e raccontano le opere potenti che ha compiuto, e che solo un Essere dotato di un potere soprannaturale poteva compiere; opere di grazia e di amore, accompagnate da una vita pura e santa, degna di Dio. I suoi insegnamenti risplendono di una luce divina, e sono pieni di amore, di pace, di misericordia, di giustizia. I Vangeli ci fanno vedere Gesù Cristo come Colui che accoglie tutti gli uomini che hanno il cuore contrito e afflitto, i peccatori pentiti ai quali, essendo Dio, può perdonare i peccati. E lo può fare perché Cristo sulla croce ha portato le loro colpe, ha subito Lui il castigo di Dio che noi tutti, uomini e donne peccatori, avremmo meritato.

Gesù annuncia un Dio santo e giusto, ma anche un Dio d’amore che dà la pace e che promette dopo questa vita una felicità perfetta, nel cielo, presso di Lui. A Lui salga la nostra adorazione!


martedì 17 marzo 2026

17 marzo - Le sole profezie vere

Nessuna profezia venne mai dalla volontà dell'uomo, ma i santi uomini di Dio hanno parlato, perché sospinti dallo Spirito Santo.

2 Pietro 1:21

 

Le sole profezie vere

 

Le profezie contenute nella Bibbia sono sicure; e il solo modo che abbiamo per conoscere la verità sull'avvenire, è conoscere la Bibbia. Come abbiamo letto nel versetto di oggi, “nessuna profezia venne mai dalla volontà dell'uomo, ma i santi uomini di Dio hanno parlato, perché sospinti dallo Spirito Santo”.

Dio si è servito di uomini diversi e in circostanze, tempi e ambienti molto differenti; ma tutti sono chiamati santi uomini di Dio, uomini separati dal male, come indica l'attributo di santi, che sovente imperversava nel tempo in cui vissero. Fu a motivo della loro separazione dal male che poterono essere adoperati dallo Spirito Santo. Egli dettò loro il pensiero di Dio che si riferiva alle circostanze nelle quali il suo popolo si trovava allora e che, nello stesso tempo, preannunciava ciò che sarebbe avvenuto alla fine, fino all'avvento del regno di Cristo. Se quegli uomini avessero scritto cose inventate da loro, come potrebbero i loro testi far parte di un tutto unico, con una costante linea di pensiero e, nonostante le circostanze e i tempi così diversi, e le distanze che li separavano, in piena armonia gli uni con gli altri?

Dobbiamo attenerci esclusivamente alla Bibbia per avere conoscenza degli avvenimenti futuri, almeno di quelli che Dio ha ritenuto bene di rivelarci. Specialmente ai nostri giorni, è importante ricordare l’esortazione che l’apostolo Giovanni faceva ai primi cristiani: “Carissimi, non crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo” (1 Giovanni 4:1).