Seguici anche su Facebook!

Seguici anche su Facebook! Unisciti al Gruppo cliccando su:
https://www.facebook.com/groups/287768858057968/
Visualizzazione post con etichetta Meditazioni - L. M. Grant. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Meditazioni - L. M. Grant. Mostra tutti i post

lunedì 27 novembre 2023

Come riconoscere la volontà di Dio (2/2)

La volontà di Dio nella nostra vita personale

Le nostra vita comporta tuttavia numerose circostanze per le quali Dio non ha fatto conoscere esplicitamente la sua volontà nelle Scritture, e che spesso sono per noi motivo di preoccupazione. Si tratta di situazioni della vita corrente nelle quali non c’è da scegliere fra il bene o il male, ma che implicano decisioni da parte nostra. Bisogna acquistare o affittare un appartamento? Bisogna traslocare e dove? Che auto comprare? Bisogna dare del denaro a quella persona o è meglio di no? Alcuni credenti si rivelano sempre molto sicuri ed affermano senza esitazione di essere certi che la volontà di Dio sia di fare questo o quello. Ma in qualche caso si tratta di presunzione e di eccessiva fiducia nelle proprie capacità di discernimento.

Ecco un versetto molto utile per insegnarci ad avere una giusta percezione della volontà di Dio: “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” (Romani 12:2). Quello che importa, non è solo conoscere in linea generale e nella teoria la volontà di Dio, ma capire che applicazioni essa ha nelle situazioni pratiche della nostra vita. Com’è possibile? E’ possibile se non ci conformiamo a questo mondo e se siamo trasformati mediante il rinnovamento della nostra mente. I principi della gente del mondo per prendere una saggia decisione sono la convenienza, il beneficio, la comodità. Se si presentasse un lavoro attraente e ben rimunerato, in una località dove non vi è una comunità di credenti, un cristiano che segue i principi del mondo non si farà problemi e afferrerà subito l’occasione. Ma un credente fedele, abituato a dare la priorità agli interessi del Signore, con la sua mente rinnovata valuterà la situazione dal punto di vista divino e con molta preghiera. Così farà l’esperienza che la volontà di Dio è buona, gradevole e perfetta.

Più la Parola di Dio ci è famigliare, più ci aiuterà nelle decisioni da prendere. Imparando a conoscere la volontà di Dio nelle cose grandi, acquisteremo discernimento anche nelle piccole. Molto sovente, mentre stiamo leggendo le Scritture, Dio ci fa scoprire insegnamenti che si applicano proprio alle circostanze per le quali i nostri cuori sono esercitati davanti a lui.

Quando si presenta davanti a noi un problema che richiede una risposta immediata, sì o no, lasciamo che la luce divina ci investighi profondamente per sapere se siamo veramente disposti ad accettare quello che il Signore ci farà vedere, sia il sì che il no. Così possiamo porre la cosa davanti a lui con la certezza che manterrà in pace il nostro cuore riguardo alla decisione che pensiamo di prendere, o che farà in modo che non ci sentiamo tranquilli riguardo alla via nella quale stiamo per incamminarci se questa non è secondo la sua volontà. Se non sempre possiamo affermare di conoscere la sua volontà su una particolare decisione da prendere, avremo però fiducia che Lui vede che abbiamo a cuore di ubbidire, e che con fedeltà e amore ci indicherà la via giusta.

Se la nostra incertezza dura qualche tempo, può darsi che il Signore lo permetta per produrre in noi una dipendenza più reale da lui. Questo ci porterà a pregare in modo più insistente e a leggere con più interesse la Parola per trovarvi il suo pensiero. In molti casi, Dio si serve di questa per indicarci la via: essa s'imporrà ai nostri cuori e ci darà la sicurezza della sua volontà. Rimaniamo dunque tranquilli, nella calma fiducia che il Signore ci guiderà. Quello che si addice al servitore di Dio è una fede da fanciullo.

Possiamo essere certi di poter contare completamente sul Signore per essere guidati nella buona strada. Questo è l’opposto della fiducia nelle proprie capacità e anche dell’impazienza e dal panico. Nell’esecuzione dei suoi piani, Dio agisce con determinazione e con calma. La fiducia in lui ci darà anche calma e sicurezza.

Concludendo, il nostro desiderio di conoscere la volontà del Signore dev’essere motivato dal desiderio di metterla in pratica. Solo allora sperimenteremo quanto sia buona, gradevole e perfetta!

sabato 18 novembre 2023

Come riconoscere la volontà di Dio (1)

Il Signore Gesù è il nostro modello perfetto. Se vogliamo conoscere la volontà di Dio, consideriamo lui e impareremo le lezioni migliori. Sono sue queste parole: “Dio mio, desidero fare la tua volontà” (Salmo 40 :8), “Ecco, vengo per fare la tua volontà” (Ebrei 10:9).

Ma è possibile che sia adempiuta la volontà di Dio sulla terra, dove la volontà dell’uomo si oppone con orgoglio a quella di Dio e dove ribellione, confusione e corruzione progrediscono ovunque? L’unica risposta positiva si trova in Colui che è stato quaggiù l’umile uomo di dolore. Egli è stato fedele, ubbidiente e devoto alla volontà di Dio in ogni dettaglio della sua vita di fede. Il punto culminante di tale ubbidienza è stato la croce; lì ha accettato di sacrificare se stesso, perché Dio potesse essere glorificato nella salvezza di innumerevoli peccatori.


LA VOLONTÀ DI DIO NEI SUOI PIANI DI GRAZIA

Possiamo conoscere la volontà di Dio? In molti casi certamente sì. Ma la possiamo conoscere in modo assoluto solo quando è rivelata nelle Scritture. Così, è “secondo il disegno benevolo della sua volontà” che siamo stati predestinati all’immensa benedizione di essere adottati da Dio come suoi figli (Efesini 1:5). Così pure, per quanto riguarda la sua Chiesa, “Dio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto” (1 Corinzi 12:18). La Parola ci rivela molte grandi benedizioni divine che sono state date ai credenti e ci dice che la sua volontà le ha decretate per noi. Abbiamo proprio motivo di rallegrarci nelle ricchezze della sua gloria e della sua grazia, e nell’ineffabile bellezza della volontà di un Dio salvatore.


LA VOLONTÀ DI DIO QUANTO AI PRINCIPI CHE REGOLANO IL NOSTRO COMPORTAMENTO

Nella sua Parola, Dio ci fa conoscere anche la sua volontà su molti punti che riguardano la nostra vita quotidiana. Su questo ci dà una certezza assoluta. Ma da parte nostra dobbiamo domandarci: Troviamo sempre il nostro piacere in questa volontà di Dio per regolare il nostro modo di agire? E’ scritto, ad esempio: “Questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che vi asteniate dalla fornicazione” (1 Tessalonicesi 4:3). E qui le cose sono chiare. Ma anche in altri campi sono numerosi i passi che ci indicano con chiarezza quale tipo di comportamento sia giusto. Leggiamoli sovente e meditiamoli, in modo che ci diventino famigliari. Su tanti soggetti, dunque, possiamo conoscere quale sia la volontà di Dio, poiché Egli lo dichiara espressamente. Ma non è sempre così.

Il Signore Gesù conosceva la volontà di Dio e, ancora di più, la compiva. Egli diceva: "Se uno vuol fare la volontà di lui (quella di Dio) conoscerà se questa dottrina è da Dio” (Giovanni 7:17). Se desideriamo sapere qual è la volontà di Dio, chiediamoci innanzi tutto seriamente per quale motivo vogliamo conoscerla. E’ per saper se ci piace o se corrisponde alle nostre aspettative? Oppure è perché desideriamo realmente farla, qualunque essa sia? Dio conosce a fondo le nostre motivazioni.

Quando gli scampati d’Israele, appena dopo la deportazione a Babilonia, s’avvicinarono a Geremia per chiedergli di informarsi su quale fosse la volontà di Dio, dichiararono arditamente che avrebbero ubbidito alla Parola dell’Eterno (Geremia 42:5, 6). Ma in realtà erano disposti ad ubbidire soltanto se la volontà di Dio corrispondeva al loro pensiero (v. 20)!

Se non abbiamo l’onesta intenzione e il reale desiderio di compiere la volontà di Dio, non abbiamo nemmeno una ferma convinzione sulla validità di ciò che la Parola di Dio insegna. Invece, se vogliamo fare la sua volontà, come dice il Signore, saremo illuminati riguardo alla dottrina biblica e da essa potremo farci guidare.

martedì 31 gennaio 2023

Carezze migliori del vino

“Mi baci egli dei baci della sua bocca, perché le tue carezze sono migliori del vino. … noi celebreremo le tue carezze più del vino” (Cantico dei Cantici 1:2; 4)


L’inizio di questo cantico è magnifico, pieno di parole di fiducia. “Mi baci egli dei baci della sua bocca”, dice l’amata, perché è vicina al re come a colui nel quale trova tutta l’attrattiva più pura. È tuttavia istruttivo vedere che essa si riposa su un fatto perfettamente stabile: le sue carezze sono migliori del vino. In questa bella immagine di relazione che unisce il Signore (il re) a ciascuno dei Suoi riscattati e alla Sua chiesa (l’amata), il vino è una tipica figura della gioia e, quali che siano le gioie pure e reali che riempiono il nostro cuore di felicità, la più grande di queste gioie non può essere, tuttavia, comparata all’amore perfetto di Gesù Cristo, il nostro adorabile Salvatore.

Rimarchiamo che non è detto: “io voglio donargli dei baci” ma: “mi baci egli dei baci della sua bocca”. Questo ci fa pensare al padre del figliol prodigo quando questo figlio torna a casa dopo aver per lungo tempo sprecato la sua vita nel peccato: “suo padre … gli si gettò al collo, lo baciò e lo ribaciò” (Luca 15:20). Questi baci ci parlano di riconciliazione di cui ciascuno ha bisogno nel momento in cui torna a Dio, e che il Padre è felice di accordare.

Ma è, soprattutto, dopo questo versetto 2 che leggiamo le parole toccanti: “noi celebreremo le tue carezze più del vino”. Dal momento in cui noi siamo portati al Signore in una perfetta riconciliazione, sicuri di essere salvati per l’eternità in virtù della Sua grazia infinita, noi proviamo, in effetti, una gioia meravigliosa. Ma la gioia è la cosa più importante della nostra vita? No, anche questa gioia non durerà sempre uguale. Benché il vino, simbolo di questa gioia, possa essere rinfrescante e rallegrarci per un tempo, sarebbe impossibile viverlo sempre.

E allora? In ogni circostanza è veramente meglio ricordarsi dell’amore del nostro Signore infinitamente più grande delle nostre gioie (il vino). Il giorno del Signore, quando ci raduniamo per la frazione del pane in memoria di Lui, come è dolce ricordarsi del Suo amore, ben più della nostra gioia per quanto grande essa sia. Ecco quello che darà a Lui della gioia.


L.M. Grant

lunedì 5 dicembre 2022

Zelo per l’evangelo

“Getta il tuo pane sulle acque, perché dopo molto tempo lo ritroverai. Fanne parte a sette, e anche a otto, perché tu non sai che male può avvenire sulla terra. Quando le nuvole sono piene di pioggia, la riversano sulla terra; e se un albero cade verso il sud o verso il nord, dove cade, là rimane” (Ecclesiaste 11:1/3)


Se in senso letterale noi gettiamo del pane sulle acque del mare potremmo pensare di ritrovarlo più tardi? Certamente no! Potrebbe sembrare così inutile spandere il “pane della vita”, l’evangelo della grazia di Dio, in un mondo che è come un mare agitato. Ma tutto ciò è lontano dall’essere inutile. Dio ci dice: “state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore” (1 Corinzi 15:58). Se noi presentiamo fedelmente l’evangelo alle anime, è certo che avremo dei risultati; “molto tempo” potrebbe trascorrere prima di vederli e forse potrebbero non essere manifestati durante la nostra vita ed occorrerà attendere il tribunale di Cristo (cfr. 2 Corinzi 5:10).

E perché “fanne parte a sette, e anche a otto”? Sette è un numero completo e otto è praticamente ciò che trabocca. Questo ci insegna ad “abbondare” sempre nell’opera del Signore, non semplicemente perché ne sentiamo la responsabilità, ma a causa di un amore pressante. È ad un tale amore che si fa allusione nelle parole: “quando le nuvole sono piene di pioggia, la riversano sulla terra”. Se il nostro cuore è pieno di Cristo traboccherà, sicuramente, per la benedizione degli altri.

Perché ci è detto che: “se un albero cade verso il sud o verso il nord, dove cade, là rimane”? Questo non dovrebbe sensibilizzare i nostri cuori a ricercare più seriamente la benedizione delle anime? Tutti gli uomini saranno un giorno colpiti dalla morte; essi hanno bisogno dell’evangelo prima di questo momento solenne. Essi cadranno o da un lato o dall’altro e la morte è irrevocabile. La fine è il cielo o l’inferno. Dunque, niente di sorprendente in quello che Paolo dice: “consapevoli dunque del timore che si deve avere del Signore, cerchiamo di convincere gli uomini” (2 Corinzi 5:11).

Noi, che conosciamo il Signore Gesù come Salvatore, cerchiamo, con zelo, di convincere gli uomini!


L.M.Grant

venerdì 15 ottobre 2021

INTERESSIAMO I NOSTRI CUORI ALLE COSE PIU’ IMPORTANTI

In un momento in cui la saggezza umana e la filosofia cercano di infiltrarsi nella verità che ci è stata rivelata dalla Parola di Dio – e molti se ne sentono attratti – ogni credente dovrebbe ritagliarsi del tempo per meditare i principi semplici e vitali della fede cristiana. Se siamo cresciuti in un ambito in cui questi principi divini sono conosciuti, c’è il pericolo di considerarli come acquisiti, senza averli mai veramente fatti propri né aver ben compreso l’importanza di tutti i particolari. Questo si riferisce soprattutto  a ciò che Dio ci ha rivelato sulla persona e sull’opera del Suo amato Figlio. C’è un potere meraviglioso nella giusta valutazione di tutte queste cose, un potere che solo un figlio di Dio può conoscere.

Meditiamo sempre di più sul miracolo del Dio vivente, che si è fatto “carne” nell’umile persona del Signore Gesù (1 Timoteo 3:16). Il Dio dell’universo, il Dio dell’infinito, eterno, onnisciente, onnipotente ed onnipresente, si è fatto uomo nella Sua grazia meravigliosa (Filippesi 2:5-7). Gesù è stato l’uomo perfettamente dipendente e fedele; tutte le Sue azioni, le Sue parole ed i Suoi pensieri erano ammirevoli per la loro semplicità. La grazia e la verità erano perfettamente unite in ogni dettaglio della Sua vita e della Sua condotta verso quelli che incontrava.

Pensiamo anche al miracolo inconcepibile del Signore della gloria, che si è offerto spontaneamente in sacrificio, “come l’agnello condotto al mattatoio” (Isaia 53:7). In questo sacrificio unico al Calvario, tutto è degno della nostra più grande attenzione e della meditazione più profonda. Con quale dignità umile si è abbandonato all’odio feroce degli uomini ed ha sopportato – cosa ancor più incredibile – il giudizio di Dio che si è abbattuto su di Lui, a causa dei nostri peccati (1 Pietro 3:18) e del peccato (il principio del male: 2 Corinzi 5:21). Quel sacrificio ha purificato completamente il credente dalla sua colpa (1 Giovanni 1:7) e lo ha liberato dalla schiavitù crudele del peccato (Romani 6:22). Molti cristiani non comprendono questa liberazione, benché ne abbiano assolutamente diritto, e nessuno di noi afferra completamente la grandezza del suo significato.

Un altro soggetto degno di meditazione attenta è il fatto che tutti i credenti hanno ricevuto grazia “nel suo amato Figlio” (Efesini 1:6). Cristo è l’amato Figlio di Dio, che è stato risuscitato dai morti ed elevato alla destra di Dio. “In Cristo” ogni credente è gradito ed amato pienamente, come lo è Cristo stesso davanti a Dio. Dedichiamo molto tempo per meditare sulla Sua elevazione e sul fatto che noi siamo accettati da Dio in Lui. D’altra parte, respingiamo decisamente i concetti dell’amore per sé, dell’autostima e dell’alto valore che ci attribuiamo: non è altro che fiducia nella carne. Ora “nella carne” l’uomo non ha alcun valore: “quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio” (Romani 8:8); ma “in Cristo” ogni credente ha un valore immenso per Dio, perché là è in  una posizione di perfezione assoluta.

In relazione con quello, c’è il fatto meraviglioso, caratteristico dell’epoca attuale della grazia, che lo Spirito di Dio è venuto ad abitare in ogni figlio di Dio. È Lui che dona ad ogni credente l’intelligenza spirituale e la potenza che gli sono necessarie, per avere una vita cristiana alla gloria di Dio e una testimonianza fedele davanti al mondo (1 Corinzi 2:12; Atti 1:8). Vale la pena di fermarsi, a lungo e con attenzione, su questo fatto e su tutto quel che comporta.

È bene anche ricordarsi che Cristo è il nostro grande Sommo Sacerdote, seduto alla destra di Dio. Egli si occupa di noi in una grazia perfetta, proteggendoci dal pericolo, dal male e dal maligno (Ebrei 4:14-16). È anche il nostro avvocato presso il Padre, Colui che ci riporta nella Sua grazia quando abbiamo peccato (1 Giovanni 2:1). Abbiamo un gran bisogno della Sua opera d’intercessore, ma noi lo dimentichiamo facilmente.

Possiamo anche rallegrarci molto al pensiero che non siamo benedetti solo individualmente, ma anche collettivamente. Cristo è “il capo del corpo, della chiesa” (Colossesi 1:18). Ha un grande interesse per ogni membro del Suo corpo, ed è quel che dovremmo fare anche noi. Ha riunito i credenti in un‘unità che non può mai essere distrutta, e si aspetta che anche noi agiamo in funzione di questa verità incrollabile, avendo un vero amore per la Sua Chiesa, e comprendendo il significato di tutto ciò che implica la Sua posizione come capo del corpo.

Ricordiamo anche la speranza del ritorno del Signore Gesù, secondo la Sua promessa (Giovanni 14:3). Questo ritorno dovrebbe essere per noi reale come tutti gli avvenimenti che si sono già verificati, poiché è tutto altrettanto sicuro. Il suo significato e le circostanze che lo accompagnano sono degne di occupare i nostri cuori ed i nostri pensieri. Se la venuta del Signore, possibile in ogni momento, non è per noi un soggetto di gioia, esaminiamo i nostri cuori davanti a Lui, per scoprire – e mettere da parte – che cosa impedisce questa gioia.

In tutti questi fatti di verità viva (e in molti altri che non abbiamo ricordato), c’è una potenza che spinge il credente a seguire e servire il Signore Gesù con tutto il cuore. Perché questo si produca anche in noi, abbiamo bisogno di nutrirci abbondantemente con la pura verità di Dio. Paolo scriveva a Timoteo, giovane credente: “Occupati di queste cose e dedicati interamente ad esse perché il tuo progresso sia manifesto a tutti” (1 Timoteo 4:15).

Ci resta poco tempo per servire il Signore ed essere Suoi testimoni; e per essere davvero Suoi testimoni è necessario che conosciamo bene i fatti dei quali parliamo.


di L. M. GRANT

sabato 13 marzo 2021

Riempiamo i nostri cuori con le verità fondamentali

In un tempo in cui la sapienza umana e la filosofia cercano di insinuarsi nella verità che ci è stata rivelata dalla Parola di Dio, – e molti se ne sentono attratti – ogni credente dovrebbe dedicare del tempo a meditare le affermazioni semplici e vitali della fede cristiana. Se siamo cresciuti in un ambiente in cui questi principi divini sono conosciuti, il pericolo sta nel considerarli come ormai acquisiti, senza averli mai presi a cuore né aver compreso l’importanza dei loro particolari. Questo si riferisce in particolare a ciò che Dio ci ha rivelato nella Persona e nell’opera del Suo amato Figlio. C’è una potenza straordinaria nell’apprezzare tutte queste cose, una potenza che solo un figlio di Dio può conoscere.

Meditiamo sempre sul miracolo del Dio vivente, divenuto “carne” nell’umile persona del Signore Gesù (1 Timoteo 3:16). Il Dio dell’universo, il Dio dell’infinito, eterno, onnisciente, onnipotente e onnipresente, è diventato uomo nella Sua grazia meravigliosa (Filippesi 2:5-7). Gesù è stato l’uomo perfettamente dipendente e fedele; tutte le Sue azioni, le Sue parole e i Suoi pensieri erano mirabili per la loro semplicità. La grazia e la verità erano perfettamente unite in ogni particolare della Sua vita e del Suo modo di rapportarsi con tutti quelli che incontrava.   

Pensiamo anche al miracolo incredibile del “Signore della gloria” (1 Corinzi 2:8; Giacomo 2:1) che si è offerto in sacrificio “come l’agnello condotto al mattatoio” (Isaia 53:7). In quel sacrificio unico alla croce, tutto è degno della nostra massima attenzione e della nostra profonda meditazione. Con che umile dignità si è consegnato all'odio feroce degli uomini e ha sopportato – cosa ancor più incredibile – il giudizio di Dio che si è abbattuto su di Lui a causa dei nostri peccati (le nostre azioni, 1 Pietro 3:18), e del peccato (il principio del male, 2 Corinzi 5:21). Quel sacrificio ha completamente purificato il credente dalla sua colpa e lo ha liberato dalla crudele schiavitù del peccato (Romani 6:22). Molti cristiani non comprendono questa liberazione, benché ne siano al beneficio, e nessuno di noi afferra appieno il suo significato.

Un altro soggetto di meditazione attenta è il fatto che tutti i credenti sono graditi “nel suo amato Figlio” (Efesini 1:6). Cristo è il diletto del Padre, che lo ha risuscitato dai morti e lo ha elevato alla Sua destra. “In Cristo“ ogni credente è pienamente gradito e amato in Lui. 

Meditiamo bene sulla Sua elevazione e sulla nostra accettazione da parte di Dio. D’altro lato respingiamo con forza le concezioni moderne di amore per sé, di autostima e di valore personale: è solo fiducia nella carne. Ora, “nella carne”, l’uomo non ha alcun valore: “quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio” (Romani 8:8). “In Cristo”, invece, ogni credente ha un valore immenso per Dio, perché là è in una posizione di assoluta perfezione. 

A questo proposito, c’è il fatto meraviglioso, proprio dell’epoca attuale della grazia, che lo Spirito di Dio è venuto ad abitare in ogni figlio di Dio. È Lui che dà al credente l’intelligenza spirituale e la potenza di cui ha bisogno per avere una vita cristiana alla gloria di Dio e una testimonianza fedele di fronte al mondo. Vale la pena meditare a lungo ed attentamente su questo fatto e su tutto ciò che esso implica.

È bene che ci ricordiamo anche che Cristo è il nostro sommo sacerdote alla destra di Dio. Si prende cura di noi, in una grazia perfetta, guardandoci dal male e dal maligno (Ebrei 4:14-16). È il nostro avvocato presso il Padre, Colui che ci riporta nella comunione con Lui se abbiamo peccato (1 Giovanni 2:1). Abbiamo un grande bisogno del Suo lavoro d’intercessione, ma lo dimentichiamo facilmente. Possiamo rallegrarci al pensiero che non siamo benedetti solo individualmente, ma collettivamente. Cristo “è il capo del corpo, cioè della chiesa” (Colossesi 1:18). Egli ha una grande cura di ogni membro del Suo corpo, e si aspetta che noi agiamo in funzione di questa verità incrollabile, amandoci davvero gli uni gli altri. 

Proclamiamo ancora la speranza del ritorno del Signore secondo la Sua promessa (Giovanni 14:3). Questo ritorno dovrebbe essere per noi reale come gli avvenimenti già accaduti, perché è altrettanto sicuro. Il suo significato e le circostanze che lo accompagnano sono degne di riempire i nostri cuori e i nostri pensieri. Se il ritorno del Signore, che può avvenire da un momento all’altro, non ci riempie di gioia, apriamo i nostri cuori davanti a Lui, per capire – ed eliminare – ciò che impedisce questa gioia. 

In questi semplici fatti di verità vivente (e in molti altri che non stiamo a citare) si trova una potenza che spinge il credente a seguire e servire il Signore Gesù con tutto il cuore. Per produrla anche in noi, dobbiamo nutrirci abbondantemente della verità di Dio. Paolo scriveva a Timoteo, un giovane, “Occupati di queste cose e dedicati interamente ad esse perché il tuo progresso sia manifesto a tutti” (1 Timoteo 4: 15).

Ci resta poco tempo per servire il Signore ed essere Suoi testimoni. E per essere veramente Suoi testimoni, è necessario che conosciamo bene i fatti che attestiamo.


L. M. Grant