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sabato 24 ottobre 2026

24 ottobre - Ogni tipo di preghiera (9)

Dio disse a Giobbe:) “Conosci le leggi del cielo?... Puoi alzare la voce fino alle nubi e fare in modo che piogge abbondanti ti ricoprano?”

Giobbe 38:33-34

 

Elia… pregò di nuovo, e il cielo diede la pioggia.

Giacomo 5:18

 

Ogni tipo di preghiera (9)

Elia: la fervente supplica del giusto (1 Re cap. 17 e 18)

 

Il profeta Elia viveva ai tempi di Acab, un empio re d’Israele che disubbidiva a Dio. Elia invece, viveva una relazione stretta con Dio e la condotta malvagia del re lo rattristava. Il suo desiderio ardente era di spingere Acab, e tutto il popolo, al pentimento e a ritornare al Signore. A questo scopo ha pregato che non piovesse per un certo periodo di tempo e, in risposta alla sua preghiera, Dio ha trattenuto la pioggia per tre anni e mezzo. La siccità è stata terribile, ma quella prova ha portato un risultato: il popolo ha riconosciuto che “il SIGNORE è Dio!” (1 Re 18:39). Trascorso quel periodo, sempre alla preghiera di Elia e alla sua fede, Dio ha mandato una pioggia abbondante. Il Creatore ha comandato alla natura, in vista del bene del Suo popolo.

Questa preghiera è menzionata anche nel Nuovo Testamento dall’apostolo Giacomo, come di una preghiera particolarmente importante. L’apostolo precisa che “Elia era un uomo sottoposto alle nostre stesse passioni” (Giacomo 5:17). Perché? Perché noi potremmo dire: “Io non sono Elia, la mia preghiera non vale come la sua…”; invece Dio vuole incoraggiare la fede anche del più debole. Un credente diceva: “Non è stato Elia un uomo meraviglioso, ma il Dio nel quale Elia confidava”. Ecco l’essenziale!

Sì, il Dio che comanda alla pioggia di cadere sulla terra è il padrone dell’universo, e ogni cosa gli obbedisce. Egli ascolta le nostre umili preghiere e può fare grandi cose in risposta alla loro fede.


venerdì 23 ottobre 2026

Giosia e le sue riforme (2 Re 22; 2 Cro. 33-35) parte 9

NESSUNA SOLITUDINE

L'umiliazione di Giosia e la risposta di Dio ad essa non rimangono senza conseguenze visibili. Il re non era affatto contento che Dio gli concedesse la grazia personale. Avrebbe potuto sedersi tranquillo, sapendo che Dio sarebbe intervenuto in giudizio, ma non durante il suo regno? No! Giosia è lungi dall’essere in grado di continuare a vivere in pace e tranquillità. Al contrario, si dà a maggiore attività. Ora vediamo che si sente responsabile nei confronti del popolo e vuole riportarlo nella vicinanza e nella comunione con Dio. Finora era apparso in gran parte da solo, cioè aveva agito da solo. Adesso capisce di essere legato al suo popolo. Lui prende l'iniziativa e gli altri lo seguono.

Tutto questo è istruttivo per noi. Sappiamo, informati dagli scritti profetici del Nuovo Testamento, quale corso sta prendendo il cristianesimo e quale sarà la fine della testimonianza cristiana su questa terra. Il giudizio è stato annunciato e non passerà molto tempo prima che il Signore vomiti dalla Sua bocca una “chiesa“ senza Cristo (Apocalisse 3:16). Come ci comportiamo noi difronte a questo? Ci siamo abituati? Siamo rassegnati? Andiamo avanti con indifferenza limitandoci a constatare che questo con coinvolgerà noi personalmente? Preferiamo forse vivere la vita del cristiano solitario e non preoccuparci di ciò che accade intorno a noi? Abbiamo la responsabilità sotto due aspetti. Da un lato si potrebbe trattare di persone smarrite che non hanno ancora ascoltato né accolto la parola della croce. D'altra parte, e questo qui è in primo piano, si tratta di credenti il cui cuore non arde più per il Signore.

L'esempio di Giosia vuole incoraggiarci. Non soppesa i pro e i contro, non pensa se ne valga la pena oppure no, no: Giosia agisce. Per quanto riguarda le sue possibilità farà di tutto per riportare ordine nella casa di Dio.

Il vero cristianesimo comprende sia il lato individuale sia quello collettivo. Ogni cristiano ha un rapporto personale con il suo Signore e può goderne. Ma è altrettanto vero che siamo messi insieme da Dio e quindi possiamo e dobbiamo percorrere il cammino insieme. Per questo percorso comune abbiamo bisogno di esempi positivi che trascinino gli altri. Siamo pronti per essere o diventare dei promotori delle cose gradite a Dio? Sappiamo bene che il giudizio sta arrivando. Sappiamo anche che non potrà mai essere nostro compito riformare il cristianesimo nel suo insieme. Ma Dio parla ancora agli individui. Non dovremmo quindi accettare semplicemente in silenzio o con rassegnazione che il giudizio scenda su tutta la cristianità e sul mondo intero restando inermi. Anche alla fine del tempo di grazia, c’è una cosa che possiamo fare: portare o riportare la Parola di Dio.

Giosia si assicurò che tutti in Giuda e a Gerusalemme ascoltassero la parola del libro del patto “Il re salì alla casa del SIGNORE con tutti gli uomini di Giuda, tutti gli abitanti di Gerusalemme, i sacerdoti e i Leviti, e tutto il popolo, grandi e piccoli, e lesse in loro presenza tutte le parole del libro del patto, che era stato trovato nella casa del SIGNORE” 2 Cronache 34:30. A Timoteo fu detto: “predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza” 2 Timoteo 4:2. Questa richiesta vale anche per noi. Possiamo portare il messaggio di Dio sia ai non credenti che ai credenti. I non credenti devono ascoltarli per essere condotti alla rinascita. I credenti dovrebbero ascoltarli per essere riportati ai principi della Bibbia.

Ma Giosia fa qualcos'altro. Non solo si assicura che gli abitanti di Giuda e di Gerusalemme ascoltino la Parola, ma vuole anche rinnovare il loro rapporto con Dio. “E fece aderire al patto tutti quelli che si trovavano a Gerusalemme e in Beniamino; e gli abitanti di Gerusalemme si conformarono al patto di Dio, Dio dei loro padri” 2 Cr. 34:32. Questa alleanza parla del rapporto del popolo con il suo Dio. Il profeta Geremia, contemporaneo di Giosia, invitava il popolo: “Dissodatevi un campo nuovo, e non seminate tra le spine!” Ger. 4,3. Anche questo è importante per noi. Il nostro rapporto con Dio dovrebbe essere sempre fresco e intenso. Ogni volta che qualcosa si mette in mezzo, dobbiamo riattivare questa relazione. Certamente non possiamo perdere la nostra salvezza se siamo veramente credenti, ma possiamo perderne il godimento pratico e la gioia.

Inoltre, Giosia non si preoccupa principalmente del rinnovamento esteriore. Sa quanto sia importante che ci impegniamo con tutto il nostro cuore e la nostra anima (2 Cr. 34:31). Un risveglio operato dal Signore non si realizza solo nella mente. Possiamo essere grati al nostro Dio se ci ha dato la capacità di pensare in modo chiaro e logico per cogliere la Sua Parola. Ma questo non è né un requisito né una garanzia che il nostro rapporto con Lui sia buono. Non ariamo il nostro campo solo con la nostra mente, ma il nostro impegno deve essere con il cuore e la nostra anima, cioè nel nostro essere interiore. Ciò che conta è che i nostri cuori ritornino a essere innamorati del nostro Signore e che tutto il nostro affetto appartenga a Lui.

Sfortunatamente, il risveglio ai tempi di Giosia non fu molto profondo. Questa impressione si ha chiaramente quando si legge il profeta Geremia (Ger. 3:8-10). Eppure Giosia ha fatto ogni sforzo. Per lui ne è valsa la pena, anche se pochi hanno veramente restituito il proprio cuore a Dio. Oggi non è diverso. Ma dovremmo fermarci per questo? No, vale la pena fare ogni sforzo per far ardere i cuori per il Signore anche alla fine dell’era cristiana?


(segue)

23 ottobre - La Bibbia

Così parla il SIGNORE…: “Scrivi in un libro tutte le parole che ti ho dette”.

Geremia 30:2

 

“Questa non è una parola senza valore per voi: anzi, è la vostra vita”.

Deuteronomio 32:47

 

La Bibbia

 

Come più volte abbiamo detto, la Bibbia è ancora oggi il libro più venduto e certamente il più letto al mondo. Perché un libro così antico è sempre così attuale? Perché è Dio che parla e si rivela ad ognuno in modo semplice e personale. Questo Libro ci rivela il destino di quelli che rifiutano di ascoltare Dio il quale, nella Sua bontà, li spinge al pentimento. In esso scopriamo anche la salvezza e la gioia di quelli che credono.

– Dio è l’autore di questo libro, Gesù ne è il soggetto centrale.

– La Bibbia è la verità, tutti i suoi racconti sono autentici e mostrano ciò che noi siamo.

– Essa è la Parola di Dio, ed è credendogli (in altre parole: per fede) che ciascuno comprende il suo potente messaggio: “Certa è quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori” (1 Timoteo 1:15).

– Essa parla della vita eterna che è in Cristo Gesù, il Figlio di Dio, e invita tuti gli esseri umani a riceverla gratuitamente per essere salvati dal giudizio finale.

– Essa svela il futuro dell’uomo, dei popoli e della terra stessa.

– Essa è efficace per consolare, fortificare e soccorrere.

– Essa è il nutrimento spirituale necessario ai credenti.

– Essa è la luce per illuminare il loro sentiero.

– Essa è capace di trasformare la vita di ognuno.

– Essa è parola di speranza: Gesù ritorna!

Leggetela con preghiera e Dio parlerà al vostro cuore. La Parola è stata scritta “affinché, credendo, abbiate vita nel Suo nome” (Giovanni 20:31).

giovedì 22 ottobre 2026

22 ottobre - La vecchiaia, e dopo?

“O morte, dov'è la tua vittoria?”

1 Corinzi 15:55

 

Avete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio.

1 Giovanni 5:13

 

La vecchiaia, e dopo?

 

Parlando della morte, una credente molto anziana, distesa su un letto e assistita da un respiratore, meditava sulla fragilità e la dipendenza di quelli che vanno molto avanti con gli anni. “Andare molto avanti negli anni è una povertà totale”, affermava la donna. E vedeva nella sua morte prossima l’incontro con Dio come quello di un figlio con suo Padre. Ricordava il suo percorso, evocando l’ultima pagina della sua vita sulla terra, quella che presto sarebbe stata voltata per condurla a quel meraviglioso incontro. “Entrerò nella morte con questo legame con Dio, legame che ha attraversato tutta la mia vita. Mi preparo a vivere l’incontro col mio Signore; sarà l’amore in un eterno faccia a faccia!”

Col passare dei mesi, le sue parole erano sempre più precise: “Non ho paura di morire. Per un credente, morire è il più bel momento della vita. Che gioia camminare verso quest’ultimo incontro!”

La fede nella Parola di Dio fa vivere queste certezze. Ascoltiamo ciò che l’apostolo Paolo ci ricorda a riguardo:

“Sappiamo infatti che se questa tenda (cioè il nostro corpo), che è la nostra dimora terren, viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna, nei cieli. Perciò in questa tenda gemiamo, desiderando intensamente di essere rivestiti della nostra abitazione celeste… perciò desideriamo non già di essere spogliati, ma di essere rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita” (2 Corinzi 5:1-4).


mercoledì 21 ottobre 2026

21 ottobre - Il tribunale di Dio per i credenti

Tutti compariremo davanti al tribunale di Dio… Quindi ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio.

Romani 14:10-12

 

Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male.

2 Corinzi 5:10

 

Il tribunale di Dio per i credenti

 

A nessuno piace dover comparire in tribunale, non importa se colpevole o accusato ingiustamente. Prima dell’udienza, la mente è invasa da domande: “Su quali prove si baseranno gli avvocati? Come reagirà la giuria? Quale pena richiederà il pubblico ministero? Cosa deciderà il giudice?” Tutto questo fa paura, anche se fossimo nel giusto.

Dopo che il Signore avrà rapito i credenti portandoli in cielo (Giovanni 14:3), questi compariranno davanti al “tribunale di Cristo”, perché ognuno di loro dovrà “rendere conto di se stesso a Dio”. Ognuno si troverà davanti al sommo Giudice, ma non ci sarà una parte avversa, né degli accusatori, né una giuria. Questo tribunale non si pronuncerà sulla salvezza o sulla condanna di quelli che vi compariranno, perché la loro salvezza è già stata confermata dal Giudice stesso nel momento in cui hanno creduto: “Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù” (Romani 8:1). Il castigo che meritavano lo ha subito interamente Cristo alla croce.

Ma in questo tribunale, Cristo darà il Suo apprezzamento sul modo in cui avremo agito nella nostra vita di credenti. Lì vedremo la nostra vita come l’ha vista il Signore. Egli metterà in luce il bene che abbiamo fatto ma anche il male, non per colpevolizzarci o condannarci, ma per mettere in risalto la Sua grazia. È un sollievo sapere che nulla sarà lasciato nell’ombra. Chi vorrebbe rifiutare questo atto del giusto Giudice, il nostro Salvatore, che è il solo a conoscere i dettagli della nostra vita, e le vere motivazioni? “Allora ciascuno avrà la sua lode da Dio” (1 Corinzi 4:5).

martedì 20 ottobre 2026

Giosia e le sue riforme (2 Re 22; 2 Cro. 33-35) parte 8

 UNA DOMANDA SU DIO

L'umiliazione è immediatamente seguita da domande su ciò che Dio desidera che si faccia. Giosia voleva chiarezza su ciò che aveva letto nel libro della legge e su ciò che lo aveva così angosciato. Potremmo forse chiederci perché lo ha fatto. La legge di Dio non era chiara? Dio non ha espresso chiaramente i Suoi pensieri lì? Da un lato Giosia aveva preso atto dei comandamenti, delle prescrizioni e dei divieti di Dio, ma dall'altro aveva anche letto cosa sarebbe successo se non si obbedisse alla volontà di Dio. Conosceva l'ira di Dio, annunciata nella legge e che sarebbe arrivata su coloro che non si sarebbero sottomessi ai comandamenti. Allora perché chiedere ancora di Dio?

Vediamo che Giosia aveva fiducia in Dio nella sua umiliazione. La legge (presumiamo che si trattasse di tutti e 5 i libri di Mosè) affermava chiaramente ciò che Dio si aspettava. Si era parlato anche del tribunale. Ma la legge parla anche di Dio che aspetta pentimento. Dio è un Dio longanime e misericordioso.

Possiamo imparare qualcosa da questo. Dio ci ha dato la Sua Parola. In questo riconosciamo la Sua volontà per la nostra vita. Ma Dio non si limita a questo. Ci ha dato anche la possibilità di pregare. Anche se conosciamo la volontà di Dio, possiamo parlargli in preghiera. La Parola di Dio e la preghiera sono inseparabili. Dio ci parla e noi possiamo parlargli. È fantastico. Applichiamolo alla conversione. Cosa penseremmo di una persona che semplicemente riconosce tutto ciò che Dio dice di lui, cioè che è un peccatore, che merita il giudizio di Dio e sta perire, ma che Dio gli offre un rimedio nel Signore Gesù per evitare il tribunale? Se ti fermi qui non andrai oltre. L'accettazione di ciò che Dio ci dice al riguardo nella Sua Parola spinge una persona alla preghiera con sincero esercizio e tristezza. Si rivolge a Dio e poi riceve il perdono.

Lo stesso principio si applica ad ogni risveglio nella nostra vita di cristiani. Dio ci mostra qualcosa che non va bene. Ci vediamo alla luce della Bibbia e ci rivolgiamo naturalmente a Dio in preghiera per parlargli di questo. Un servo del Signore una volta disse giustamente: “Ogni umiliazione è provocata dalla Parola di Dio e spinge l’uomo tra le braccia di Dio”. Si applica ai non credenti e ai credenti.

Forse mentre leggiamo la Bibbia, un versetto ci colpisce all'improvviso come una freccia nel cuore e riconosciamo l'errore. Anche se può essere immediatamente chiaro per noi cosa Dio vuole da noi e cosa dovremmo fare, ne parleremo comunque con Dio.

LA RISPOSTA DI DIO

Giosia manda il sacerdote Chilchia e alcune altre persone di sua fiducia da una profetessa per informarsi sulla volontà di Dio. Da un lato vediamo che quest’uomo dell’Antico Testamento non aveva accesso diretto al trono della grazia come lo abbiamo noi oggi. Possiamo rivolgerci direttamente al nostro Dio e Signore e non abbiamo bisogno di alcun “intermediario”. D'altro canto possiamo imparare qualcosa anche dal comportamento di Giosia. Giosia era giovane e cercava consiglio da altri che avevano più conoscenza riguardo alle cose di Dio e potevano aiutarlo nella sua vita di fede. Conosciamo, soprattutto, se siamo giovani, quali fratelli e sorelle sono disposti ad aiutarci? E poi, desideriamo ricevere aiuto? Dio ci fornisce fratelli e sorelle che hanno avuto esperienze con il Signore dalle quali possiamo certamente trarre beneficio. Naturalmente ognuno deve condurre la sua vita di fede, ma siamo invitati ad avvalerci dell'aiuto dei fratelli e delle sorelle che Dio ci ha messo vicine. I fratelli più avanti nelle fede, possono verificare se sono in primo luogo capaci e in secondo luogo disposti ad aiutare i più “piccoli“ quando hanno problemi riguardo al loro cammino o alle loro decisioni.

Notiamo anche che Dio dà la risposta attraverso una donna. Da un lato, questo fatto ci mostra (simile a Giudici 4) che il popolo di Dio si trovava in una condizione generale molto debole. D'altra parte, questo fatto è un incoraggiamento per le sorelle. Ci sono situazioni in cui le sorelle hanno una visione più chiara della volontà di Dio rispetto ai fratelli e possono essere di aiuto agli altri. Al tempo di Giosia c'erano profeti maschi (ad esempio Geremia, che probabilmente era ancora molto giovane). Il Nuovo Testamento definisce chiaramente l'ambito delle attività delle sorelle. Ma ciò non cambia il fatto che le sorelle possono (e dovrebbero) avere una visione dei pensieri di Dio e possono essere di aiuto agli altri con i loro consigli.

La risposta del profetessa Culda ci porta a un principio molto importante nei rapporti di Dio con i Suoi figli. È evidente che il suo messaggio a Giosia si compone di due parti. Dapprima parla, in modo relativamente impersonale, “dell'uomo che ti ha mandato a me“ (2 Cr 34,23). Gli viene annunciato il giudizio che merita, causato dalla cattiva condotta del popolo di Dio. Il giudizio di Dio doveva giungere su Gerusalemme perché avevano abbandonato Dio e bruciato incenso ad altri dei. Poi il messaggio della profetessa diventa personale. A nome di Dio, si rivolge direttamente al “re di Giuda che ti ha mandato“ (2 Cr 34,26). Questa parte del messaggio rivela la grazia e la misericordia di Dio, e che Dio era profondamente consapevole dell'umiliazione di Giosia.

Applicato a noi, questo ci fa pensare da un lato al governo di Dio e dall’altro alla grazia di Dio. C'è un governo di Dio nella vita dei credenti. L’apostolo Paolo lo spiega così: “Non vi ingannate; non ci si può beffare di Dio; perché quello che l'uomo avrà seminato, quello pure mieterà” Galati 6:7. Non possiamo limitare questo ai non credenti. L'applicazione ai credenti è seria e non vogliamo ignorarla. Noi, ci portiamo dietro le conseguenze delle nostre azioni e ne raccoglieremo i frutti. D'altra parte però, c'è la grazia di Dio. Sapeva bene che Giosia aveva bisogno di conforto e incoraggiamento in questa situazione, ed è per questo che Giosia ascoltò le parole di misericordia da parte di Dio. Il giudizio che era stato annunciato sarebbe arrivato ma dopo, Giosia si era umiliato e questo per Dio era una cosa di grande valore. Perciò non avrebbe visto le sciagure che sarebbero piombate su Gerusalemme, ma sarebbe vissuto e morto in pace. Così anche noi possiamo sempre rifugiarci nella grazia di Dio. Questa grazia di Dio è inesauribile. D’altra parte, dovremmo stare attenti a non usare questa grazia come un’opportunità per sfidare Dio. Anche qui valgono le parole di Paolo: “Rimarremo nel peccato affinché la grazia abbondi? Non di certo” Romani 6:1.


(segue)

20 ottobre - Di fronte a un muro

Ecco, Tu hai fatto il cielo e la terra con la Tua gran potenza… non c’è nulla di troppo difficile per Te.

Geremia 32:17

 

Vi predichiamo che… vi convertiate al Dio vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi.

Atti 14:15

 

Di fronte a un muro

 

“Dio ha fatto ogni cosa bella a suo tempo… sebbene l'uomo non possa comprendere dal principio alla fine l'opera che Dio ha fatta” (Ecclesiaste 3:11). Ricercatori e filosofi si affaticano a elaborare diverse ipotesi per spiegare ciò che Dio ha fatto. Queste teorie cercano di risalire nel tempo fino a qualche frazione di secondo dopo quella presunta “esplosione” che avrebbe dato origine all’universo. Ma sbattono sempre la faccia contro un muro! Perché è impossibile sapere ciò che è avvenuto appena prima di quell’istante… L’uomo non può comprendere dal principio alla fine l’opera di Dio.

Per il credente, invece, quanto è eloquente la Parola di Dio nella sua semplicità! “Nel principio Dio creò i cieli e la terra” (Genesi 1:1). “I cieli furono fatti dalla parola del SIGNORE” (Salmo 33:6). “I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l'opera delle Sue mani” (Salmo 19:1). Tutte maestose testimonianze della saggezza e della potenza di Dio che non hanno alcun effetto se c’è in gioco solo la ragione umana. Per il credente non c’è un muro invalicabile. Queste testimonianze meravigliose della Bibbia non solo ci rivelano le opere di Dio, ma Dio stesso, se le riceviamo per fede. Però Dio non si è rivelato soltanto attraverso la creazione o le Sacre Scritture, ma in maniera ancora più eloquente, attraverso Gesù Cristo, Suo Figlio.