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sabato 28 febbraio 2026

Cantico dei Cantici (3/18)

v. 2 — Mi baci egli dei baci della sua bocca! … poiché le tue carezze son migliori del vino.

Abbiamo qui la prima manifestazione dell’amore di Dio, vale a dire il bacio della riconciliazione che porta la pace a un cuore turbato. Chi non conosce la dolcezza del bacio della riconciliazione, non conosce ancora nulla dell’amore di Dio, né delle delizie della sua casa; è estraneo alle gioie del cielo.

Il bacio è la prima cosa che il figlio prodigo ha ricevuto dal padre quando si è trovato nelle sue braccia. Tutto il suo passato era dimenticato; quel bacio gliene dava la dolce sicurezza. Ora egli conosceva l’amore di suo padre. Chi potrebbe descrivere ciò che ha provato quando ha ricevuto questo bacio d’amore? Lasciamo che Dio stesso ce lo racconti: «E come egli era ancora lontano, suo padre lo vide e fu mosso a compassione, corse e gli si gettò al collo e lo baciò e ribaciò» (Luca 15:20). Chi riceveva una tale testimonianza d’amore era un figlio indegno che aveva speso tutto, un miserabile coperto di stracci. Poco prima pasturava i maiali; ora è nelle braccia di suo padre.

Anche i fratelli di Giuseppe hanno conosciuto qualcosa di questa gioia inesprimibile quando questi disse loro: «Io sono Giuseppe» e si gettò al loro collo e diede a tutti il bacio del perdono; quel giorno, molte lacrime scesero sui loro volti.

Con quale nota armoniosa si apre dunque il Cantico dei Cantici! Il bacio dell’amore divino è più dolce di tutte le gioie che il mondo può offrire e che sono qui rappresentate dal vino.


(segue)

28 febbraio - Colmare il vuoto. Ma come?

Chi può sapere ciò che è buono per l’uomo nella sua vita, durante tutti i giorni della sua vita vana, che egli passa come un’ombra?

Ecclesiaste 6:12

 

In questo si è manifestato per noi l’amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo, affinché, per mezzo di lui, vivessimo.

1 Giovanni 4:9

 

Colmare il vuoto. Ma come?

 

“Da molto tempo ho conosciuto la fragilità dei nostri momenti di felicità. Ho sentito il vuoto fin da quando ero molto giovane. Mi piaceva divertirmi, ballare, andare al cinema. Ma tutto ciò non lasciava nulla in me. Abitavo a Bruxelles, quindi potevo andare facilmente a Londra. Mi divertivo, e poi rientravo. E dopo? Andavo a Parigi. Mi divertivo e rientravo. E poi? Sentivo sempre quel vuoto. Quel vuoto che travolgeva la mia giovinezza.

Ho tentato invano di colmare quel vuoto. Finché, a un certo punto, ho cercato in Dio quell’amore duraturo e senza limiti che la vita sulla terra mi aveva rifiutato. Volendo andare al di là delle mie angosce e dei miei pianti, mi sono messa alla ricerca della via che mi avrebbe consentito di raggiungere Gesù Cristo nel regno dell’amore. Volevo un assoluto. E questo assoluto era l’amore del Signore Gesù nel mio cuore. L’ho trovato e l’ho portato a migliaia di bambini respinti dal mondo…

Ora ho quasi cent’anni, e l’amore di Gesù fa ancora battere il mio cuore…

Il pensiero della morte mi fa cantare nel cuore. Paragono la morte al movimento del bambino che si butta nelle braccia del suo papà. Mi preparo a vivere l’incontro col mio Signore. L’amore in un faccia a faccia con l’eternità.”

Suor Emmanuelle, brani estratti da “Mille e una felicità”

venerdì 27 febbraio 2026

Cantico dei Cantici (2/18)

Capitolo 1

v. 1 — Il Cantico dei cantici di Salomone.

Più di un lettore si è chiesto perché questo titolo: Il Cantico dei Cantici. Abbiamo ricordato che Salomone compose millecinque cantici; a parte il Salmo 127, questo solo è giunto fino a noi; esso solo doveva costituire un libro nel canone ispirato. Considerato da questo punto di vista, esso ha un posto particolare. Ma la portata di questo titolo non si limita qui. Nelle Scritture, un cantico celebra sempre una liberazione. Ora, questo cantico celebra la liberazione suprema e anche Colui che è «la liberazione», Gesù Cristo, il solo che può renderci perfettamente felici e che sarà la nostra felicità quando ogni cosa sarà compiuta. Essere occupati di Lui è la vera liberazione del riscattato.

In questo libro non si è parlato di peccato, di perdono, di giustificazione: sono questioni già regolate; qui c’è il cuore che gioisce di Colui che ama. « Chi è colui che vince il mondo, se non colui che crede che Gesù è il Figliuol di Dio? » (1 Giov. 5:5). Chi per la fede si è impossessato di Lui, ha i propri pensieri e le proprie affezioni non sulla terra ma già nei cieli. Cosa può offrire il mondo e le sue attrattive a uno che gioisce già quaggiù di Colui che fa la gioia del cielo? È questa la liberazione suprema, il vero cantico dei cantici.

I versetti 2 e 4 sono come l’introduzione del libro; vi troviamo, per sommi capi, il soggetto che sarà trattato: l’amore nelle sue grandi manifestazioni, dal momento del bacio che porta la pace fino al giorno in cui l’anima ne godrà nella sua pienezza, nella dimora del suo Signore.

(segue)

27 febbraio - Distinguere il bene dal male

Il cibo solido è per gli adulti; per quelli, cioè, che per via dell’uso hanno le facoltà esercitate a discernere il bene e il male.

Ebrei 5:14

 

Distinguere il bene dal male

 

Il credente che non è capace di distinguere il bene dal male non conosce ancora il pensiero del Signore; è come un bambino che non è cresciuto. È rimasto bambino perché, come nel caso degli Ebrei, è “diventato lento a comprendere” (5:11), oppure perché è carnale, com’erano alcuni fra i Corinzi (1 Corinzi 3:1). Solo un continuo esercizio personale rende esperti a distinguere il bene dal male. Nel versetto di oggi, infatti, è precisato che le “facoltà” devono essere esercitate “per via dell’uso”.

Chi è desideroso di onorare il Signore sottoporrà al suo giudizio tutti i propri atti e le proprie scelte. E si chiederà: Sarà contento di questo il Signore? Farà del bene agli altri? Sarà di buon esempio? Così, col tempo, la sensibilità si affina.

Una certa capacità di distinguere il bene dal male è innata nell’uomo. Infatti l’apostolo Paolo, alludendo ai pagani, che non conoscono la legge di Dio, dice che “quanto la legge di Dio comanda è scritto nei loro cuori, perché la loro coscienza ne rende testimonianza e i loro pensieri si accusano o anche si scusano a vicenda” (Romani 2:15). Ma la coscienza non è sufficiente. Il vero discernimento lo dà la conoscenza di Dio e della sua Parola.

Il male è disubbidienza a Dio; il male è Satana; il male è tenebre. Il bene è ciò che Dio approva; il bene è luce; il bene assoluto è Dio stesso.


giovedì 26 febbraio 2026

Cantico dei Cantici (1/18)

di Alfred Guignard

 

Introduzione

Tutti i libri della Parola ci parlano di Cristo, presentando la sua gloria sotto differenti aspetti. È dunque importante, quando leggiamo le Scritture, sapere sotto quale aspetto lo Spirito Santo ce lo presenta.

Nel Cantico dei Cantici, Cristo è «l’Amico»* del residuo fedele di Israele; e lo è a maggior ragione per la sua Chiesa, la sua Sposa celeste, quella che sarà manifestata in gloria con Lui agli occhi di tutto l’universo. In esso ci è parlato dell’amore del Messia per i fedeli d’Israele, un amore espresso in modo poetico e sovente sotto forma di immagini. È l’amore «forte come la morte» del Re per i fedeli del suo popolo, ed è anche l’amore dei fedeli per Lui. Essi desiderano conoscere questo amore e rallegrarsene.

I nostri cuori sono riscaldati e possono ardere dentro di noi mentre contempliamo in questo cantico l’Amico dei fedeli. Egli è sempre lo stesso per le affezioni dei suoi, in tutti i tempi e in tutte le dispensazioni. Pur avendo meno privilegi e meno conoscenza di noi, i fedeli che troviamo qui hanno un amore che ci pare più vero e più ardente del nostro, e questo produce in noi una santa gelosia e rianima i nostri affetti per lui.

* Il termine originale, nella nostra versione tradotto con «amico», indica una persona amata, il «beneamato», il «diletto».

Il primo versetto di questo cantico è il titolo: «Il cantico dei Cantici» di Salomone. Questo prezioso libro ci è dunque stato dato da Dio per mezzo di Salomone. Sappiamo che questo re aveva ricevuto da Dio una saggezza straordinaria; la sua fama si era sparsa fra tutte le nazioni. Egli scrisse tremila proverbi e i suoi cantici furono millecinque. Salomone è l’autore ispirato di tre parti della Scrittura: il «libro dei Proverbi» che ci fa conoscere Colui che è la «sapienza» e ci insegna come condurci in un mondo pieno di insidie e di pericoli; il «libro dell’Ecclesiaste» che ci mostra che tutto è vanità sotto il sole e che è perfettamente inutile cercare la felicità in un mondo dove tutto passa. Infine il «Cantico dei Cantici» che pone davanti ai nostri occhi una persona capace di riempire i cuori e renderli perfettamente felici. Nell’Ecclesiaste il mondo non può soddisfare l’anima immortale; ma nel Cantico dei Cantici il cuore è troppo piccolo per contenere Colui che lo riempie!


(segue)

26 febbraio - Il ritorno del Signore

(Gesù disse ai suoi:) “Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi”.

Giovanni 14:3

 

Il ritorno del Signore

 

Nel testo originale il passo di oggi è ancora più espressivo, perché il Signore Gesù, parlando del suo ritorno, anziché il futuro adopera il presente: non dice “tornerò” ma “ritorno”.

Quando Paolo parla della morte dei credenti, dice che è preferibile “partire dal corpo e abitare con il Signore” (2 Corinzi 5:8), e che nella morte si è “assenti dal corpo” o, come si esprime al v. 4, “spogliati”. Ma quando il Signore tornerà, i credenti di ogni epoca saranno “rivestiti” della loro “abitazione che è celeste”, perché il loro corpo sarà reso “conforme al corpo della Sua gloria” (Filippesi 3:21). “In un momento, in un batter d’occhio”, i morti in Cristo saranno risuscitati con corpi adatti al cielo e i viventi “trasformati” (1 Corinzi 15:52).

La venuta del Signore sarà la vittoria definitiva sulla morte per coloro che appartengono a Dio. “I morti risusciteranno incorruttibili; infatti bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità e che questo mortale rivesta immortalità… Allora sarà adempiuta la parola che è scritta: «La morte è stata sommersa nella vittoria»” (1 Corinzi 15:52-54).

Che momento glorioso, sia per Cristo sia per quelli che gli appartengono! Noi vogliamo sperare che tu sia fra questi.

mercoledì 25 febbraio 2026

25 febbraio - Guerre e genocidi

Negli ultimi giorni… gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi, insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene.

2 Timoteo 3:1-3

 

Guerre e genocidi

 

Undici anni dopo la fine del secondo millennio, gli storici tentano di fare un bilancio. Il secolo 20° è stato caratterizzato da un progresso tecnico e scientifico senza precedenti, sia nel campo dell’infinitamente piccolo (fisica e biologia elettronica ecc.) sia in quello dell’infinitamente grande (lancio di satelliti nello spazio per vari scopi scientifici).

Eppure, mai come nel secolo scorso l’umanità ha vissuto tante tragedie. Milioni di esseri umani hanno perso la vita durante le due guerre mondiali, e vari genocidi sono stati messi in atto. All’alba del terzo millennio, molti hanno detto: “Mai più!”. Eppure, finché il cuore degli uomini non sarà cambiato, il nostro mondo continuerà a sperimentare atrocità e bagni di sangue. Malgrado tutti gli sforzi per mantenere la pace, le previsioni non sono buone.

La Bibbia, la Parola di Dio che non può sbagliare, ha predetto questo periodo di grave decadimento morale già duemila anni fa, tramite l’apostolo Paolo, e con una precisione impressionante (vedere il versetto di oggi). Non si può sperare in un miglioramento globale.

Ma Dio è amore. Egli desidera cambiare il cuore di tutti tramite l’accettazione personale del sacrificio di Cristo. È un’offerta di salvezza che Dio fa ad ogni donna e ad ogni uomo, e che dev’essere accettata personalmente, individualmente. Chi crede in Lui come Salvatore, riceve una vita nuova, che lo rende capace di amare Dio e il prossimo, e gli apre il cielo per sempre.