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martedì 10 febbraio 2026

Ho un posto per te

Questo dialogo ti suona familiare?

“Simon Pietro gli domandò: Signore, dove vai? Gesù rispose: Dove vado io, non puoi seguirmi per ora” Giovanni 13:36. 

Una domanda del genere era destinata a suscitare qualche domanda supplementare. 

Pietro parlò a nome degli altri e chiese: “Signore, perché non posso seguirti ora?” Giovanni 13:37. 

Vedi un po' tu se la risposta del Signore non riflette la dolcezza di un genitore nei confronti di un figlio.

“Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me! Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo?” Giovanni 14:1-2. 

Riduci il paragrafo a una frase e leggerai: Tu pensa a fidarti al resto penso io.

Gesù vuole che abbiamo fede in Lui. Ho abbondanza di spazio per voi. State tranquilli e abbiate fiducia.

Forse te lo hanno detto su posto di lavoro? “Mi dispiace, non c'è posto per te in questa azienda”.

Te lo hanno detto nel campo dello sport? “Non c'è posto per te in questa squadra”.

Te lo ha detto qualcuno che ami? “Non c'è posto per te nel mio cuore”.

O forse te lo ha detto un intollerante? “Qui non c'è posto per gente come te”.

Gesù conosceva il suono di queste parole.

Poco prima della sua nascita i suoi genitori non avevano trovato “posto” nell'albergo.

E quando pendeva dalla croce, non era quello un messaggio di rifiuto estremo? “Non abbiamo posto per te nel nostro mondo”.

Ancora oggi Gesù riceve lo stesso trattamento. Passa di cuore in cuore chiedendo il permesso di entrare. Ma il più delle volte si sente rispondere con le parole dell'albergatore di Betlemme: “Mi dispiace. Troppo affollamento non c'è posto per te.”

Ma di tanto in tanto riceve il benvenuto. Qualcuno spalanca la porta del proprio cuore e lo invita ad entrare. E a quella persona il Signore fa una promessa: “Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me! Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore”

Ho abbondanza di spazio per te. 

Che promessa meravigliosa!

Noi gli facciamo spazio nel nostro cuore e Lui ci fa spazio nella sua casa.

10 febbraio - Affermazioni certe

Certa è quest’affermazione… quelli che hanno creduto in Dio abbiano cura di dedicarsi a opere buone.

Tito 3:8

 

Affermazioni certe

 

L’aggettivo “certa” è frequente nelle Lettere di Paolo a Timoteo e a Tito:

• In 1 Timoteo 1:15, l’affermazione “certa” e “degna di essere accettata” è che Cristo è venuto nel mondo per salvare i peccatori.

• In 1 Timoteo 3:1, l’affermazione “certa” è che “se uno aspira all'incarico di vescovo (cioè di sorvegliante nella casa di Dio), desidera un'attività lodevole”. Aspirare a quest’incarico implicava l’impegno ad essere irreprensibili (v. 2) per condurre gli altri nello stesso cammino, alla gloria di Dio.

• In 1 Timoteo 4:8-9, Paolo dice che “la pietà (ovvero l’essere persone pie, timorate di Dio) è utile a ogni cosa, avendo la promessa della vita presente e di quella futura”; e aggiunge: “Certa è quest’affermazione e degna di essere pienamente accettata”. Egli lavorava e sopportava il vituperio di Cristo per insegnare la pietà agli altri, essendo egli stesso un modello di pietà.

• In 2 Timoteo 2:10-12, è da accogliere come un’ “affermazione certa” tutta l’opera della redenzione: “la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna”, la morte e la vita con Lui, le sofferenze e il regno con Lui.

• In Tito 3:8, “l’affermazione certa” è legata, come nel passo citato sopra di 2 Timoteo 2, alla misericordia di Dio che ci ha rigenerati e rinnovati per mezzo dello Spirito Santo, affinché diventassimo “eredi della vita eterna”.

Un programma veramente completo ci è messo davanti! Afferriamo queste certezze e ringraziamo il Signore.


lunedì 9 febbraio 2026

09 febbraio - Il soccorso viene da Dio

Ecco, Dio è il mio aiuto.

Dacci aiuto per superare le difficoltà, poiché vano è il soccorso dell’uomo.

Salmo 54:4; 60:11

 

Dio stesso ha detto: “Io non ti lascerò e non ti abbandonerò”.

Ebrei 13:5

 

Il soccorso viene da Dio

 

Un neonato cesserebbe di vivere dopo poche ore se nessuno si occupasse di lui. All’altro estremo, nell’età avanzata, non è molto diverso. Molti anziani, per la loro stessa sopravvivenza, dipendono dalle cure di parenti, volontari, assistenti a questo preposti. Però, anche nel fior degli anni abbiamo bisogno degli altri. Che vita sarebbe se non fossimo ascoltati, curati, incoraggiati, consigliati?

Voler agire da soli, senza ascoltare nessuno, senza riconoscere il valore di ciò che gli altri possono trasmetterci ogni giorno, non è segno di maturità.

L’aiuto che viene dagli altri ha comunque dei limiti. Vi sono dei campi nei quali l’unico che può aiutarci è Dio. Eppure, sovente stentiamo a riconoscerlo. Preferiamo appoggiarci sulle nostre capacità, sulla nostra intelligenza, sugli amici… Tutti appoggi utili, ma che non possono fare ciò che solo Dio può fare. Soltanto Lui può perdonarci i peccati e darci la forza per essere vittoriosi sul male che è dentro di noi e intorno a noi, e per compiere il bene.

Siamo pronti a ricevere l’aiuto di Dio? Mettiamo da parte il nostro orgoglio e ogni sentimento di autosufficienza, e avviciniamoci con fiducia a Lui per ricevere il suo soccorso. “Dio è per noi un rifugio, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà” (Salmo 46:1).


domenica 8 febbraio 2026

08 febbraio - Il muto linguaggio della natura

Quanto sono numerose le tue opere, SIGNORE!... La terra è piena delle tue ricchezze.

Salmo 104:24

 

La sua eterna potenza e divinità (di Dio) si vedono chiaramente… per mezzo delle opere sue; perciò essi (gli uomini) sono inescusabili.

Romani 1:20

 

Il muto linguaggio della natura

 

La natura ci parla. Si esprime senza far sentire una voce, ci dà un’eloquente testimonianza senza aver lasciato tracce scritte. La parte visibile della creazione, l’ambiente in cui viviamo, così ricco e vario, ci affascina e ci stupisce.

Una passeggiata in un bosco ci dà già un saggio della diversità, dell’armonia, del meraviglioso interagire del mondo animale e vegetale. La voce della natura interpella chi è disposto a udirla. Il suo messaggio è così forte che la Bibbia dichiara inescusabile l’uomo che, osservando la creazione, si rifiuta di discernere il suo Autore. Il Dio invisibile si rivela attraverso la sua opera visibile.

Dio è il creatore di tutto ciò che esiste (Isaia 44:24). L’ordine e la bellezza della natura riflettono la sua infinita saggezza, la sua potenza, la sua bontà (leggere il Salmo 104). Ogni sua opera nel creato testimonia delle sue cure verso noi. Il Signore Gesù ha detto che il Creatore, il nostro Padre celeste, così attento ai bisogni degli animali e delle piante, lo sarà a maggior ragione verso i bisogni di coloro che ripongono in Lui la loro fiducia (Matteo 6:30).

La natura merita le nostre cure e il nostro rispetto. Ognuno di noi ha il dovere di proteggerla. Però, non facciamo di essa una divinità, una “madre” da idolatrare. Lasciamo soltanto al Creatore la gloria delle sue opere meravigliose e ringraziamolo per questo beneficio. “Egli fa germogliare l’erba per il bestiame, le piante per il servizio dell’uomo; fa uscire dalla terra il nutrimento…” (Salmo 104:14).


sabato 7 febbraio 2026

07 febbraio - La fede e la pazienza di Giobbe

Avete udito parlare della costanza (o pazienza) di Giobbe, e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore.

Giacomo 5: 11

 

La fede e la pazienza di Giobbe

 

Conoscete la storia di Giobbe, colpito da così tante sciagure? Nell’arco di poco tempo perse ogni cosa: prima i figli, poi il bestiame, la casa, la salute. Delle ulcerazioni cutanee lo facevano tremendamente soffrire. Alla fine sua moglie gli disse: “Lascia stare Dio e muori!” (Giobbe 2:9). I suoi amici, invece di confortarlo, lo accusavano. Ed è in questa situazione che quell’uomo di fede esclamò: “Ma io so che il mio Redentore vive… lo contempleranno i miei occhi” (Giobbe 19: 25, 27).

Che fede ammirevole! Aveva perso tutto, ma gli restava Dio! Sapeva di avere un Redentore, un Salvatore vivente, e che un giorno, anche se la sua carne fosse tornata alla polvere, lo avrebbe visto con i propri occhi, in un corpo nuovo. Che livello di conoscenza poteva avere un uomo vissuto in epoca così lontana? Non lo sappiamo. Ma quello che conta sono la sua certezza e la sua fiducia nel Dio che non mente.

Che esempio per noi! Noi abbiamo la Parola di Dio e lo Spirito Santo per comprenderla e conosciamo il nostro Redentore, il Signore Gesù, che Giobbe non poteva conoscere. Impegniamoci sempre, nei giorni sereni come in quelli difficili, a nutrire la nostra anima con questa grande speranza: il nostro Redentore è vivente e ben presto verrà a prenderci. “Sappiamo che quand’Egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com’Egli è” (1 Giovanni 3:2).


venerdì 6 febbraio 2026

06 febbraio - Un perdono immeritato

Dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata.

Romani 5:20

 

La bontà di Dio ti spinge al ravvedimento.

Romani 2:4

 

Un perdono immeritato

 

Si sta celebrando il processo a un serial killer. I famigliari delle vittime sono chiamati a deporre. Ad uno ad uno passano davanti alla gabbia dell’imputato e descrivono alla corte il dolore e l’amarezza che provano. L’accusato rimane in silenzio, senza manifestare la minima emozione. Alla fine, una donna anziana, madre di una delle vittime, si fa avanti e guardando l’assassino negli occhi pronuncia queste parole straordinarie: “Io ti perdono”.

Con sorpresa generale, l’accusato prorompe in singhiozzi, e per la prima volta esprime la sua vergogna, i suoi rimorsi. Il perdono di quella donna non ha cancellato l’orrore dei suoi crimini né la sua colpa, e il tribunale lo ha giustamente condannato, ma ha prodotto lacrime di pentimento.

Questo episodio illustra la potenza della grazia, in particolare della grazia di Dio. Da molto tempo Dio avrebbe potuto porre fine alla sua pazienza di fronte agli atti di egoismo e di malvagità di cui noi, esseri umani, continuiamo a riempire la terra. Invece, ancora oggi, Dio offre il suo perdono a tutti noi, peccatori colpevoli.

Ma il perdono di Dio è molto diverso da quello della donna di cui abbiamo parlato prima; quello non ha impedito che fosse emessa una giusta sentenza di condanna, mentre il perdono di Dio ci salva completamente e ci fa evitare il giudizio (Giovanni 3:18). E questo è possibile in quanto Egli ci ha amati fino al punto di darci il suo unico Figlio e di far subire a Lui la pena che noi meritavamo. “Il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui”, scrive il profeta Isaia (53:5). Se credo che Gesù è morto per me, sono salvato.

Non restiamo insensibili di fronte a questa immensa bontà. Dio ci spinge al ravvedimento. Confessiamogli le nostre colpe e la malvagità del nostro cuore, e accettiamo il suo perdono!

giovedì 5 febbraio 2026

05 febbraio - Il dovere della “memoria”

Poi (Gesù) prese del pane, e dopo aver reso grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”… Diede loro il calice dicendo: “Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è versato per voi”.

Luca 22:19, 20

 

Il dovere della “memoria”

 

Numerosi “luoghi di memoria” servono a mantenere nel tempo il ricordo di personaggi celebri o di avvenimenti, spesso tragici, della nostra storia.

Per i credenti, esiste un memoriale ancora più importante perché evoca un unico straordinario sacrificio: “l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre” (Ebrei 10:10). Nessun uomo ha sperimentato una sofferenza morale paragonabile a quella di Gesù Cristo perché ha subìto sulla croce, Lui che era l’unico giusto, il castigo che meritavano i nostri peccati.

Questo memoriale delle sue sofferenze e della sua morte, l’ha istituito Gesù in persona: è chiamato “la cena del Signore” (1 Corinzi 11:20). Essa è costituita dal pane e dal vino, simboli che ricordano ai credenti ciò che il Signore ha compiuto per amor loro. Il pane è il ricordo del corpo che il Signore ha “dato” per ognuno di noi ed è anche il simbolo dell’unità dei veri credenti che costituiscono la sua Chiesa (1 Corinzi 10:16, 17; 11:24). Il vino parla del suo sangue versato (Matteo 26:27, 28), il sangue della Vittima perfetta che “purifica da ogni peccato”.

“Fate questo in memoria di me”, ha detto Gesù. Abbiamo risposto a questo suo desiderio espresso “la notte in cui fu tradito”? Abbiamo a cuore di annunciare “la morte del Signore, finché egli venga”? (1 Corinzi 11:23, 26)