Con Dio c’è ancora speranza
Se esaminiamo i fatti dobbiamo
notare un’altra cosa importante nella vita di Giosafat. Dio lo richiamò non
una, non due, ma tre volte ed in modo forte ed inequivocabile, affinché non
compisse ulteriori passi folli.
Infatti mandò per primo il
profeta Micahia che gli disse: “torna a casa tua in pace” (2Cr 18:16) perché
stava sbagliando e questo proprio poco prima della guerra disastrosa in cui
Achab lo coinvolse.
Poi, in un secondo momento, mandò
il profeta Jehu, che gli disse: “L’ira di Dio è su te!” (2Cr 19:2) con un
terribile messaggio di condanna e giudizio, dopo il suo triste ritorno a casa.
Ma cosa succede spesso anche a noi? Proprio perché siamo compromessi e lontani
dal Signore, volentieri non diamo più ascolto a colui che ci chiama e che vuole
il nostro bene anche se agisce attraverso prove e afflizioni durissime. Noi
siamo spesso quelli che ci sediamo vicino al nostro accusatore e lo ascoltiamo,
invece di ascoltare il nostro avvocato e prezioso Salvatore. Satana anche qui
lavora forte nella nostra mente, proprio per accusarci e paralizzare le nostre
forze spirituali che invece vorrebbero portarci indietro verso e accanto al
Signore.
Tuttavia? “Tuttavia c’è ancora
speranza” (2Cr 19:3) dice Jehu a Giosafat dopo il secondo avvertimento! Dio non
prende mai a calci i suoi figli, ma fa di tutto per recuperarli al suo servizio
e per la sua gloria. Così è stato per Pietro, così sarà per ogni figlio di Dio,
sempre ed in ogni occasione! Satana sa come tenerci schiacciati a terra dopo
una dura lezione e sa come usare diverse armi per far questo: l’orgoglio, la
frustrazione, la condanna degli altri, la depressione, la paura,
l’indifferenza, la vergogna o anche una miscela di queste armi e a volte anche
la ribellione.
Il Signore vuole invece che
andiamo a lui pieni di tristezza, e con questa vuole portarci ad un salutare
ravvedimento. Non esiste il ravvedimento senza che Dio ci faccia prima capire
la gravità del nostro peccato. (2 Co 7:8-10). La consapevolezza di peccato
prima e la tristezza di aver offeso Dio poi, deve portare il credente al
ravvedimento. Egli deve ripercorrere la strada sbagliata che è stata fatta e
ritornare al punto dove aveva lasciato Dio. E possiamo stare certi che lì lo
troveremo come il Padre amoroso della parabola del figlio prodigo, con le
braccia aperte e il perdono pronto per ciascuno. Egli è lì, sempre, ogni volta!
Che benedizione!
Giosafat, ci dice la Parola,
torna ad essere il re virtuoso che era. Nei versetti da 4 a 11 del capitolo 19
della 2Cronache, vediamo i frutti degni del ravvedimento di Giosafat. Ma
ricordiamoci, e insisto su questo, che Satana farà di tutto per impedire che
questa tristezza arrivi in noi, piuttosto si impegnerà a fondo per mantenerci
nella polvere e nella sconfitta, o nella debolezza.
Ma ricordiamoci che “c’è ancora
speranza!”. Paolo ai Romani dice: ”Ora il Dio della speranza vi riempia di ogni
gioia e pace nel credere, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza
nello Spirito Santo” (Ro 15:13).
Il Signore vuole che ritorniamo a
lui, ed gli si accosterà a noi, sempre, ogni volta dopo ogni caduta se solo
ritorniamo a lui! Ricordo come sia confortante la presenza del Signore Gesù
sulla spiaggia della Galilea dopo la sua resurrezione ed è lì che aspetta
Pietro (in modo particolare!) per ristabilirlo.
Purtroppo Giosafat cadde di
nuovo, venendo così a confermare il principio che quello di buono che è stato
fatto ieri non serve all’oggi o al domani. Satana mette le sue trappole
ovunque, e non lo fa qualche volta, ma sempre!
Se oggi siamo fedeli, questo è
una grazia di Dio, ma non abbiamo garanzie che la nostra fedeltà sarà la stessa
domani, perché la Grazia di Dio non dipende da noi, ma piuttosto dal nostro
rapporto, dalla nostra relazione col Signore, ogni giorno che passa. Questa
relazione, o comunione, se sarà alimentata produrrà la comunione e la nostra
fermezza in Cristo, altrimenti se non sarà alimentata servirà ad alimentare
qualcosa d’altro. D’altronde abbiamo detto che Satana si ciba di ciò che non
diamo a Dio.
Ecco il punto, se non diamo a Dio
la nostra persona, la nostra mente, il nostro cuore, le nostre vite, qualcun
altro le prenderà e le userà.
(segue)