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sabato 27 giugno 2026

Case

Dalle parti di Genova, lungo la costa, vi è un'abitazione la cui modesta apparenza presenta un notevole contrasto con le lussuose ville circostanti. Se vi avvicinate, potrete leggere al disopra della porta d'ingresso la seguente scritta: MORITURO SATIS ovvero, sufficiente per chi deve morire.

Questa formula esprime bene la saggezza del suo proprietario. Egli sa di essere solo di passaggio e di abitare lì momentaneamente, per un numero limitato di anni nell'attesa di “traslocare” o di “partire” come dice l'apostolo Paolo (Filp. 1:23) per andare nel domicilio eterno; e vogliamo pensare che conosca questa dimora e che ne sappia la via. I vicini di quell'uomo invece, e come loro la maggior parte dei nostri contemporanei, si comportano come se dovessero vivere per sempre. Benché gli avvisi mortuari dei giornali o affissi sui muri lo ricordino loro ogni mattina, essi non vogliono tenere conto del fatto che “non abbiamo qui una città stabile” (Ebrei 13:14) e per quanto siano prudenti ed avveduti ad assicurarsi il loro “vivere” terreno, manifestano un'inconcepibile negligenza per tutto ciò che riguarda quello che vi è al di là della morte, cioè la loro definitiva dimora.

“Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore...io vado a prepararvi un luogo” Giov. 14:2. 

La Bibbia ci insegna che soltanto i figlioli di Dio avranno il diritto di abitare nella casa del Padre di cui parla il Signore e vi è un posto per tutti i suoi. Non c'è prezzo d'acquisto, non ci sono bollette da pagare, ne spese di manutenzione. Tutto è assicurato dal Padre. Tutto è pronto, preparato per la gioia eterna dei sui figli.

27 giugno - Social network e veri amici

Chi ha molti amici può esserne sopraffatto, ma c’è un amico che è più affezionato di un fratello.

Proverbi 18:24

 

(Gesù disse): “Voi siete miei amici, se fate le cose che Io vi comando”.

Giovanni 15:14

 

Social network e veri amici

 

I social network permettono di ottenere una lunga lista di amici con una facilità incredibile. Un semplice “clic” su internet è sufficiente per arricchire la propria rete di sempre nuove relazioni e disporre di “amici” in più. Ma quanta diversità fra questi contatti virtuali e il vero amico descritto in parecchi testi della Bibbia! “L’amico ama in ogni tempo” (Proverbi 17:17): è una presenza importante nei momenti difficili come pure quando va tutto bene. Non è una relazione condizionata dall’interesse. È un legame solido, in cui ciascuno parla, tace o agisce quand’è necessario. Una relazione del genere è un potente incoraggiamento quando si attraversa la prova. Poco prima di andare al supplizio il Signore ha detto: “Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici”; “Io vi ho chiamati amici” (Giovanni 15:13, 15).

Invece di contare il numero dei nostri “amici” sui social, valutiamo la realtà di queste “amicizie” vere. Aggiungiamo o intratteniamo anzitutto una relazione con chi non ci deluderà mai: Gesù, il Salvatore, il Signore, il vero Amico.

Solo Lui può capire perfettamente le mie gioie e le mie pene, e può procurarmi una vera felicità, ben più completa dei piaceri fugaci. Mi rassicura nei momenti di prova e mi mantiene sereno. Infine, mi promette un’eternità alla Sua presenza. Basta che io riconosca davanti a Lui il mio peccato, e accetti che Lui, Gesù, il Figlio di Dio, è morto e risuscitato per me. È una questione vitale. E’ in gioco la mia pace, la mia gioia, la mia eterna felicità!


venerdì 26 giugno 2026

26 giugno - Abbattimento

Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me? Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora; Egli è il mio Salvatore e il mio Dio.

Salmo 42:5

 

Abbattimento

 

Sarebbe sbagliato affermare che un cristiano non dev’essere mai triste. Sbagliato perché, credenti o no, possiamo attraversare tutti dei momenti difficili, delle delusioni o delle tragedie, e allora l’abbattimento è inevitabile.

La Bibbia narra la storia di credenti che hanno attraversato gravi difficoltà come Giobbe, Elia, Geremia, Paolo.

Oltre a certi periodi in cui ci sentiamo “giù”, capita a tutti, un giorno o l’altro, di sperimentare la tristezza e lo scoraggiamento. Nella nostra vita può esserci un’alternanza di luce e di buio, di momenti in cui tutto è chiaro e altri in cui l’orizzonte appare oscuro. Non lasciamoci prendere dal pessimismo, e non dimentichiamo mai che Dio è vicino a noi. La lettura della Sua Parola e la preghiera ravviveranno la nostra fede. Guardiamo al nostro Salvatore che ci ama e chiediamogli di far brillare la Sua luce nel nostro cuore.

La lettura dei Salmi ci conforta quando ci sentiamo scoraggiati o incompresi. Spesso gli autori parlano a Dio delle loro difficoltà, ed esprimono con accorate parole la loro sofferenza. “Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me?”, scrivono i figli di Core nel Salmo 45 (v. 5). C’è come una presa di coscienza, una ricerca delle cause di quella sofferenza, e la convinzione che Dio vuole farsene carico e guarire le ferite. Dedicare regolarmente un po’ di tempo al raccoglimento, da soli o con l’aiuto di fratelli e di sorelle credenti, può essere di grande aiuto.

Raccontiamo al Signore le nostre sofferenze, e ricordiamoci quanto Lui ha sofferto per noi! Allora sarà Lui il nostro grande argomento di gioia!


giovedì 25 giugno 2026

25 giugno - Venite al Signore!

(Gesù disse:) “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi… e voi troverete riposo per le anime vostre”.

Matteo 11:28, 29

 

Venite al Signore!

 

Venite, venite al Signore,

voi anime stanche e aggravate;

voi tutti che pace cercate,

venite con fede a Gesù.

 

Venite con fede al Signore;

il mondo dà falsi piaceri,

le gioie e i valori più veri

si trovano solo in Gesù.

 

Vicino al Signor troverete,

o cuori già stanchi di pene,

riposo e d’amore ogni bene.

Venite, v’accoglie Gesù.

 

Venite, v’accoglie il Signore,

le braccia amorose vi tende;

venite, Egli ancora v’attende;

venite, venite a Gesù.

(da: Cantici Spirituali)


mercoledì 24 giugno 2026

24 giugno - Gedeone, giudice di Israele

Il SIGNORE si rivolse a lui e gli disse: “Va’ con questa tua forza… Non sono io che ti mando?”

Giudici 6:14 (vers. Nuova Diodati)

 

Gedeone, giudice di Israele

Leggere Giudici capitolo 6

 

Questo fatto è avvenuto più di tremila anni fa, al tempo dei Giudici, un periodo difficile per il popolo d’Israele. Da sette anni erano regolarmente attaccati dai Madianiti, che depredavano i loro beni e distruggevano i raccolti, lasciando il paese in grande miseria. Non tutti però si arrendono; nella famiglia di Ioas, il giovane figlio Gedeone si dà da fare, di nascosto, per mettere le sue provviste al riparo dal nemico. Ed ecco che un giorno Dio gli invia un angelo ad informarlo della Sua decisione: utilizzerà proprio lui per liberare il Suo popolo. Gedeone non sa chi sia questo messaggero che lo saluta in modo così incoraggiante: “Il SIGNORE è con te, uomo forte e valoroso!”, ed è stupito e perplesso. Lui non si sente forte, anzi, si reputa incapace di compiere la missione che gli è proposta. Allora Dio si rivolge a lui e gli dice: “Va’ con questa tua forza”. Nonostante i suoi timori, Gedeone s’impegna con fede. Un passo dopo l’altro, si lascia guidare da Dio che gli darà la vittoria.

Può capitare che di fronte all’impegno della nostra testimonianza di cristiani ci sentiamo incapaci. Ma il nostro Dio si rivolge a noi e ci incoraggia, scaccia i nostri timori e ci assicura il Suo appoggio. Come con Gedeone, il Signore ha anche incoraggiato l’apostolo Paolo quando gli ha detto: “La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza” (2 Corinzi 12:9); e anche il profeta Isaia: “Io, il SIGNORE, il tuo Dio, fortifico la tua mano destra e ti dico: «Non temere, io ti aiuto!»” (Isaia 41:13). Così farà con noi se lo amiamo e gli diamo fiducia.

martedì 23 giugno 2026

23 giugno - 2. Il Signore guardò Pietro

Il Signore, voltatosi, guardò Pietro; e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detta: “Oggi, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte”.

Luca 22:61

 

2. Il Signore guardò Pietro

 

Pietro era un discepolo impulsivo. Amava molto il Signore e l’ha dimostrato in diverse occasioni. Sicuro del proprio coraggio, ha persino affermato di essere pronto a seguire il suo Maestro in prigione ed anche alla morte (Luca 22:33)... Gli avvenimenti però precipitano: Gesù è arrestato e condotto in tribunale. Pietro esita, lo segue da lontano, poi entra nel cortile del tribunale, si riscalda vicino al fuoco con le guardie, ma è subito riconosciuto e interrogato. Allora, spaventato, per tre volte di seguito nega di conoscere Gesù. “Egli prese a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate»” (Marco 14:71). Ma il Signore si volta e lo guarda… Cosa c’è in quello sguardo? Non ira o rimprovero, ma molta tristezza, e soprattutto tanta compassione. Pietro si ricorda allora di ciò che gli aveva detto Gesù: “Mi rinnegherai tre volte”, e piange amaramente. Poco tempo dopo, Gesù avrà con lui un colloquio intimo (Luca 24:34), poi un altro pubblico, per rinnovargli la Sua fiducia e liberarlo dal ricordo di quella brutta caduta (Giovanni 21:15-19).

Quante volte mi accade di somigliare a Pietro! Io amo il Signore e vorrei fare grandi cose per Lui; ma ecco che durante certe conversazioni non oso dire apertamente che sono cristiano per paura della reazione dei miei interlocutori. Però, dopo, non mi sento più a mio agio col mio Salvatore, perché so di aver rinnegato di conoscerlo col mio silenzio. Chi potrà consolarmi? Può farlo solo Lui, che cerca il mio sguardo e mi vuol dire: Ti amo lo stesso, sono morto per te e non ti abbandonerò mai. Soltanto, riconosci il tuo errore e riavvicinati a me.

lunedì 22 giugno 2026

Rifiutare (3/3)

Gesù


"Gesù gli disse: Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Adorerai il Signore tuo Dio e a lui solo servirai” 

leggere Matteo 4,10.


Condotto dallo Spirito nel deserto, il Signore Gesù trascorse lì 40 giorni e 40 notti, solo e senza cibo. E «alla fine ebbe fame». Cosa avrebbe potuto esserci di più naturale che usare il proprio potere per soddisfare i bisogni urgenti del proprio corpo? Ma ha rifiutato. Su istigazione di Satana non avrebbe detto la parola che sarebbe bastata a trasformare le pietre in pane. Si rifiutò di affermare i suoi privilegi di Figlio di Dio gettandosi dal pinnacolo del tempio. Si rifiutò di adorare il diavolo per ottenere i regni del mondo e la loro gloria: non era venuto per essere servito, ma per servire, Colui che aveva lasciato la gloria eterna per entrare come umile uomo futuro in questo mondo.

Una grande numero di testimoni ci circonda, ma quanto l'esempio perfetto li supera tutti!

 

 Di' di no

Dire no quando è coinvolto il sé “rivestitevi del Signor Gesù Cristo, e non abbiate cura della carne per soddisfarne le concupiscenze ” (Romani 13:14); negare l'onore e la gloria di questo mondo; resistere all'impurità; fuggire il male che vuole imporsi su di noi in tanti modi, a volte molto subdoli; rifiutarsi di rendere omaggio al nemico delle nostre anime, anche se è per un beneficio temporale; Non è questa l’“abnegazione” indispensabile di chi vuole seguire il Signore Gesù? È un cammino di sofferenza, ma anche un cammino di gloria. È la via attraverso la quale Egli ha percorso che dobbiamo considerare se non vogliamo stancarci e venir meno nella nostra anima (Eb 12,3). Fissando lo sguardo su di Lui, impareremo a rifiutare, a scegliere, a stimare, a guardare alla ricompensa, anticipando il giorno in cui i nostri cuori soddisfatti non avranno nulla da rifiutare perché tutto nella casa del Padre corrisponderà perfettamente. ai pensieri e al cuore di Dio.