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domenica 8 novembre 2026

08 novembre - Una banconota da 20 Euro

 Così parla il SIGNORE:… “Sì, Io ti amo di un amore eterno; perciò ti prolungo la Mia bontà”.

Geremia 31:2-3

 

Una banconota da 20 Euro

 

Un predicatore cristiano sventola davanti al suo uditorio una banconota da 20 Euro, e chiede: “Chi vuole questa banconota?” In molti alzano la mano. Si sentono degli “io!”, “io!” da tutte le parti. L’oratore stropiccia la banconota e fa la stessa domanda, ricevendo le stesse risposte. Allora la butta per terra, la calpesta e la sporca; poi la raccoglie e chiede per la terza volta: “Chi vuole questi 20 Euro?” Stessa reazione.

“Devo costatare che lo stato di questa banconota vi importa poco; stropicciata, sporca, calpestata…  la volete comunque. Avete ragione; il suo valore non è mutato...”

Nel corso della nostra esistenza, nelle situazioni in cui non abbiamo fatto le scelte migliori, forse ci sentiamo sporchi, schiacciati, pieni di amarezza… Eppure Dio, il nostro Creatore, ci ama così come siamo! Ognuno di noi ha valore per Lui. Non il valore di una banconota da 20 Euro, ma un valore tale che, per ognuno di noi, ha dato Gesù Cristo, il Suo amato Figlio, per salvarci. Dio non l’ha risparmiato, ma gli ha fatto subire il giudizio che le nostre colpe meritavano; e Lui ha accettato le sofferenze e la morte in croce perché fossero cancellate e Dio potesse perdonarci. Egli “ha dato Se stesso come prezzo di riscatto per tutti” (1 Timoteo 2:6). Per tutti! Anche per te che forse non osi alzare lo sguardo verso di Lui tanto ti senti colpevole, o forse ti trovi in una situazione che la Bibbia condanna. Fa’ tue queste parole pronunciate dal pubblicano della parabola di Luca 18:13-14: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore!”, e pensa all’apprezzamento di Gesù: “Io vi dico che questo tornò a casa sua giustificato”


sabato 7 novembre 2026

07 novembre - Ogni tipo di preghiera (11)

Epafra… servo di Cristo Gesù… lotta sempre per voi nelle sue preghiere perché stiate saldi, come uomini compiuti, completamente disposti a fare la volontà di Dio. Infatti… si dà molta pena per voi.

Colossesi 4:12-13

 

Ogni tipo di preghiera (11)

Epafra: combattere con la preghiera

 

Epafra è chiamato “servo (lett. schiavo) di Cristo Gesù”. Egli dunque serviva il suo Signore con totale devozione. Il suo servizio fedele aveva i caratteri del combattimento, di un combattimento particolare, che lui affrontava… in ginocchio. Quel credente combatteva con la preghiera, per il bene e la salute spirituale dei credenti.

Contro quale avversario combatteva quel “soldato di Cristo Gesù” (2 Timoteo 2:3)? Non era una lotta fisica, ma spirituale, “contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti” (Efesini 6:12). Satana e i suoi angeli sono descritti come gli avversari invisibili che cercano di nuocere a coloro che amano il Signore; è quindi contro di loro che Epafra sosteneva una vera e propria lotta! Egli pregava per quelli che Satana attaccava con le persecuzioni, ma anche col dubbio e con ogni sorta di tentazioni. Epafra era molto coinvolto in queste preghiere e si dava “molta pena” per i suoi fratelli e sorelle in fede. Non pregava soltanto per le persone a lui più vicine, ma per tutti, dovunque si trovavano.

Questo combattimento è compito di ogni credente, giovane o vecchio che sia, in buona salute o ammalato, libero o in prigione… Epafra stesso quando pregava era in catene, in una prigione di Roma (Filemone 23)!

La preghiera è spesso il mezzo più efficace, e talvolta l’unico, per venire in aiuto ai nostri fratelli e sorelle nella fede, ed è anche essenziale per il bene delle nostre famiglie (Neemia 4:14).


venerdì 6 novembre 2026

06 novembre - Testimoni della potenza di Dio

Vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole abilmente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della Sua maestà.

2 Pietro 1:16

 

Testimoni della potenza di Dio

 

L’Evangelo non è basato sulla saggezza umana, ma sulla rivelazione di Dio nel corso dei secoli; una rivelazione progressiva, osservata, attestata da testimoni oculari e trascritta nella Bibbia. La morte e la risurrezione di Gesù Cristo non sono leggende, ma avvenimenti storici già previsti dagli antichi profeti e realmente accaduti (1 Corinzi 15:3-8).

Quelli che accettano il messaggio dell’Evangelo vi scoprono l’amore e la saggezza di Dio, il Creatore.  Non si tratta dell’adesione a una setta religiosa o di una moda o di un’infatuazione passeggera. Per quale ragione? Semplicemente perché l’Evangelo non è il frutto dell’immaginazione umana, di un’idea che qualcuno avrebbe concepito, ma è la rivelazione personale di Dio che non solo dichiara di poter colmare i bisogni spirituali dell’umanità, ma ha concretamente agito in tal senso. Chiunque voi siate e ovunque viviate, l’Evangelo ha la potenza di trasformarvi e di sostenervi. È la buona notizia di Dio, quella del perdono e della salvezza per mezzo della morte di Suo Figlio, il Signore Gesù (Romani 1:16).

La nostra fede non si basa sulla saggezza umana, ma sulla potenza di Dio, la stessa potenza che ha risuscitato Gesù, trasformando una scena di disperazione in vittoria. Quelli che credono non sono dei “sempliciotti”; hanno semplicemente accettato le testimonianze affidabili riportate nella Parola di Dio dai primi credenti, e questa Parola ha trasformato completamente la loro vita.

Tratto e adattato da Alister McGrath


giovedì 5 novembre 2026

05 novembre - “Prima ti decidi, meglio è”

Eccolo ora il tempo favorevole; eccolo ora il giorno della salvezza!

2 Corinzi 6:2

 

“Prima ti decidi, meglio è”

 

Il mio sguardo si sofferma su un annuncio pubblicitario di una compagnia di assicurazioni: “Pensa fin da oggi a proteggere il tuo futuro; prima ti decidi, meglio è”.

Ma ben più importante della sottoscrizione di un contratto di assicurazione è ciò che Dio ti propone per il tuo futuro e per il futuro della tua famiglia. Se ti rendi conto che stai camminando verso l’ignoto, senza una direzione, devi fermarti urgentemente e consultare l’unica guida valida: la Bibbia, la Parola di Dio. Bisogna che tu ascolti i suoi avvertimenti e che li prenda sul serio: essa ti mostra che la “via larga” nella quale ti trovi porta alla perdizione. Dio, che conosce tutto in anticipo, ci avverte sui giudizi che devono venire e che riguardano anche te: “È stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio” (Ebrei 9:27). Puoi anche condurre una vita onesta, ma devi riconoscere che è ben lontana dal rispondere alle esigenze di santità di Dio. Come ogni altro essere umano, hai bisogno di essere “graziato” perché, come ogni altro essere umano, sei colpevole davanti a Lui. La Bibbia me lo dice chiaramente. E’ adesso che devi credere a ciò che Dio ha fatto per cancellare i nostri peccati e a ciò che devi fare tu per ottenere il Suo perdono. Essa annuncia che “la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, sai è manifestata” (Tito 2:11) e dice anche a te: “Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato” (Atti 16:31).

Perché aspettare ancora per fare questa “inversione” nella tua vita? Domani potrebbe essere troppo tardi. Prima ti decidi, meglio è!

mercoledì 4 novembre 2026

04 novembre - “Non conoscevano il SIGNORE”

Se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato.

Romani 10:9

 

“Non conoscevano il SIGNORE”

Leggere 1 Samuele 2:12-17

 

La storia dei due figli del sacerdote Eli ci fa riflettere. Cresciuti in una famiglia che serviva Dio, non hanno avuto la consacrazione del loro padre; anzi, non si sono vergognati di utilizzare per il proprio guadagno personale la sua posizione di sacerdote. La ragione principale della loro condotta malvagia era che “non conoscevano il Signore”. Certo, sapevano della Sua esistenza, conoscevano i riti del servizio religioso ebraico, le stagioni delle offerte particolari e le date delle feste annuali. Conoscevano anche le leggi relative ad ogni tipo di sacrificio e di offerta. Ma conoscere i rituali non significa conoscere Dio! Potevano certamente recitare delle preghiere imparate a memoria, ma non avevano con Dio un rapporto personale.

La vera conoscenza di Dio è il risultato della fede in Lui. Dio si fa conoscere a chiunque lo cerca,  e ognuno può trovarlo, in questo stesso istante, ed essere liberato dai propri peccati se crede nel Suo Figlio Gesù e nel valore del Suo sacrificio alla croce. Questo “incontro” con Lui, che ci pone in una relazione vivente con Dio, è fondamentale.

I figli di Eli non avevano mai avuto questo incontro iniziale con Dio. Il loro esempio è un avvertimento serio. Non è il servizio religioso che ci salva, anzi, al contrario, con l’idea di essere nel giusto, possiamo rimanere insensibili riguardo al nostro stato di peccatori perduti. La nostra coscienza può diventare insensibile. Egli desidera “che la verità risieda nell'intimo” (Salmo 51:6). Prima delle nostre azioni vuole il nostro cuore! Questo è importante per Lui.

martedì 3 novembre 2026

03 novembre - Dio esiste veramente!

Allora Agar diede al SIGNORE, che le aveva parlato, il nome di Atta-El-Roi, perché disse: “Ho io, proprio qui, veduto andarsene Colui che mi ha vista?”

Genesi 16:13

 

… affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

1 Corinzi 2:5

 

Dio esiste veramente!

 

Non è grazie ad una serie di argomentazioni che vi possiamo dimostrare l’esistenza di Dio. Dio non si spiega, si rivela. Egli si è avvicinato a noi. La Sua esistenza è percepita dal fatto che ci cerca, finché non ci ha trovati. Può darsi che noi ci accontentiamo di un dio impersonale, o di un dio secondo le nostre idee, o pensiamo che sia una forza di vita senza forma che irrompe in noi, una potenza immensa dalla quale possiamo attingere energie e motivazioni. Ma il Dio vivente, che si avvicina a noi, a me personalmente, è un’altra cosa.

Che esperienza straordinaria la scoperta del vero Dio! Una persona che gli era sempre stata ostile, cambia completamente, all’istante. Dio le diventa reale e presente. Qualcosa si è prodotto nel suo cuore e nella sua coscienza, ma cosa? E come? Dal principio fino alla fine, la Bibbia è piena di racconti e di figure che permettono di fare luce su questa trasformazione. Essa rivela un Dio attivo che svela la propria esistenza attraverso appelli diretti. Il Suo incontro con Saulo da Tarso (diventato poi l’apostolo Paolo) forse è uno dei migliori esempi: “Egli domandò: «Chi sei, Signore?» E il Signore: «Io sono Gesù, che tu perseguiti” (Atti 9:5). All’improvviso, Dio è diventato reale nella sua vita. Paolo ha sperimentato la Sua presenza e i Suoi interventi. Con approcci molto diversi, Gesù ci cerca per rivelarsi ad ognuno di noi.

Ancora oggi, bussa alla porta del tuo cuore. Sei disposto a ricevere Colui che è morto per te, che è pronto a perdonare tutti i tuoi peccati e i tuoi passi falsi, a cancellare il tuo passato e ad aiutarti a vivere tutti i giorni con Lui?

Tratto e adattato da Alister McGrath, teologo e biologo britannico

lunedì 2 novembre 2026

Giosia e le sue riforme (2 Re 22; 2 Cro. 33-35) parte 13

DISOBBEDIENZA

Il desiderio di un riconoscimento umano potrebbe essere stato il motivo di Giosia per combattere. Ma com'era la sua situazione spirituale? Non dobbiamo forse dire che Giosia era diventato indipendente e perfino disobbediente? Non leggiamo alcuna parola di Dio che gli dica di intraprendere questa guerra, né troviamo alcuna domanda in preghiera di Giosia sul fatto se dovesse unirsi alla battaglia o meno. Giosia agisce come ritiene umanamente più opportuno.  Allora Dio si mette proprio sulla sua strada e deve rivolgergli un messaggio attraverso un sovrano pagano: “Ma Neco gli inviò dei messaggeri per dirgli: Che c'è fra me e te, o re di Giuda? Io non salgo oggi contro di te, ma contro una casa con la quale sono in guerra; e Dio mi ha comandato di far presto; bada dunque di non opporti a Dio, il quale è con me, affinché egli non ti distrugga”  2 Cr. 35:21. Ma Giosia non ascolta Dio. Questa è disobbedienza e le conseguenze furono amare.

Dio mette alla prova il Suo servitore. E lo mette alla prova esattamente dove prima era la sua forza: la fede. La sottomissione senza compromessi alla Parola di Dio era ciò che Giosia aveva caratterizzato alcuni anni prima. La Parola di Dio lo aveva gettato a terra e lo aveva gettato tra le braccia di Dio. Qui, invece, ignora completamente il messaggio di Dio. Può darsi che semplicemente non volesse credere che fosse Dio a parlargli tramite il Faraone. Ma ciò non cambia il fatto che sia diventato indipendente e disobbediente.

La disobbedienza è senza dubbio un segno distintivo dei nostri tempi. L’obbedienza conta sempre meno nella nostra società. Anche noi credenti non rimaniamo indenni da questo. Ma i pensieri di Dio non cambiano per questo. Si aspetta che obbediamo e ci sottomettiamo alla sua parola. E Dio ci mette alla prova anche per vedere se la nostra obbedienza è dimostrata. Adesso è facile parlare o scrivere di obbedienza. Ma è più difficile praticarlo. Pensiamo alla prima coppia umana che fu messa alla prova in circostanze così favorevoli e cadde nella disobbedienza. Pensiamo a noi stessi, che spesso siamo messi alla prova e disobbedienti in cose così piccole. Ma poi pensiamo a nostro Signore che si è trovato nella situazione più difficile che si possa immaginare. Non è caduto nella disobbedienza, no, è stato Lui che “facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” Fil 2,8. Questa obbedienza ci riempie di ammirazione. Siamo chiamati a seguire il Suo esempio.

È anche degno di nota a questo punto che Dio si serve di una persona non credente per avvertire il Suo servitore e per rivolgergli una parola. Dio ha diversi modi di parlarci e di guidarci. I credenti del Nuovo Testamento possiedono la Parola completa di Dio, e questa Parola è una lampada ai nostri piedi e una luce sul nostro cammino. Attraverso lo spirito che vive in noi, Dio attira la nostra attenzione sulla Sua Parola, e lo fa in modo molto preciso a seconda della situazione. Ma può anche darsi che Dio ci parli attraverso alcune circostanze. Tuttavia, la cosa è particolarmente grave quando Dio deve servirsi di persone non credenti per rendere consapevoli di qualcosa i Suoi figli. Non è affatto irragionevole che Dio usi persone non credenti come portavoce. Ricordiamo, ad esempio, Balaam e Caiafa, entrambi i quali avevano qualcosa da dire a nome del Signore. Nella storia di Giosia, Dio si serve di un re pagano. Non parla in termini generali, ma si rivolge a Giosia in modo specifico. Ma il re non coglie nemmeno questo accenno e persiste invece nella sua disobbedienza.


TESTARDAGGINE

Un'altra caratteristica di Giosia è sicuramente la sua testardaggine. Viene quasi in mente un bambino piccolo che, nonostante le spiegazioni dettagliate dei genitori, dice semplicemente: “Ma non voglio”. Il suggerimento del Faraone dalla bocca di Dio era più che chiaro, eppure Giosia rimase fedele alle sue intenzioni. Voleva la guerra e non ha lasciato che nulla lo fermasse.

Fin da giovane fu educato dalla Parola di Dio. Era capace di critiche e correzioni. A 39 anni aveva evidentemente perso questa qualità. Pensava forse di poter prendere la decisione giusta in base alle sue esperienze di vita.

Nel mondo si parla di “cocciutaggine della vecchiaia”, e in molti casi ciò è certamente giustificato. Ma anche in giovane età puoi diventare testardo e irragionevole. Tuttavia, questo pericolo aumenta quanto più esperienza di vita hai. Anche anni di esperienza al servizio del Signore, se non siamo vigili, possono portarci a persistere nelle nostre opinioni e a non inchinarci più alla Parola di Dio. Forse Dio usa una sorella o un fratello per portare qualcosa alla nostra attenzione. Ma poiché pensiamo che questa sorella o questo fratello in particolare abbiano molta meno esperienza di noi, potremmo essere inclini a non ascoltarli. Essere un saccente non può mai essere una caratteristica data da Dio. Dovremmo essere e rimanere sensibili e accettare la correzione quando questa viene dalla parola di Dio. L'ostinazione e la testardaggine di Giosia alla fine lo porterà alla morte.


NASCONDERSI?

Un'altra cosa che ci colpisce particolarmente leggendo la storia è il travestimento di Giosia. In cosa consisteva questa mascherata? Perché questo gioco di travestimento? L'Antico Testamento ci fornisce diversi esempi di simili mascherate. In Genesi 38 troviamo la storia straziante di Tamar, nuora di Giuda. Usando un travestimento, questa donna, ingannata e delusa da Giuda, commise un terribile peccato. In 1 Samuele 28 vediamo il re Saul travestirsi per andare da un negromante. Di lui è detto espressamente: “Allora Saul si camuffò, si mise altri abiti“ 1 Sam 28,8. Anche il re Achab si travestì per poter andare in battaglia senza essere scoperto, in modo simile a Giosia (1 Re 22:30). Nel caso di Tamar e Saul, c'era un evidente peccato associato a questa mascherata. Tamar si si veste da prostituta e Saulo fa uso dell'occulto. Entrambi erano chiaramente e inequivocabilmente contrari ai pensieri di Dio. Entrambi volevano consapevolmente fare qualcosa contro la volontà di Dio e quindi si sono travestiti. Si trattava di rinunciare alla propria identità per scambiarla con un'altra.

Per Achab e Giosia, il motivo principale del travestimento era il desiderio di non essere riconosciuti. I nemici non dovrebbero riconoscerli come re e a capo dell'esercito nemico. Anche loro volevano nascondersi da Dio? Achab aveva sentito la parola di Dio che sarebbe dovuto morire, e Giosia poteva aver avuto dei dubbi sul fatto che Dio non fosse dalla sua parte.

Può essere interessante in questo contesto che il profeta Sofonia parli di “io punirò tutti i prìncipi, i figli del re, e tutti quelli che si vestono di abiti stranieri” Sof 1:8. Ci è permesso applicare questo fatto spiritualmente? Nella Parola di Dio l'abbigliamento spesso parla della nostra testimonianza, di ciò che si vede all'esterno di noi. Indossare abiti “diversi“ potrebbe significare che non ci stiamo comportando come dovremmo. Fingiamo e non riveliamo la nostra vera identità. In questo modo possiamo ingannare la gente. Da anni frequentiamo i non credenti, ad esempio al lavoro o a scuola, e nessuno si è accorto che siamo figli di Dio. Oppure stiamo semplicemente fingendo temporaneamente di fare qualcosa che sappiamo non essere giusto. Nessuno nota nulla, tranne Dio. Non possiamo ingannarlo.

Ma è consentita un'altra applicazione. Possiamo anche deviare nel cammino quando si tratta di ciò che Dio ci ha affidato. Il percorso della separazione e dell’obbedienza è diventato troppo stretto per noi? Non ci sentiamo più a nostro agio con ciò che il Signore ci vuole da noi e stiamo cercando una via più ampia? Allora potremmo correre il pericolo di uscire dalla nostra identità, da ciò che una volta era importante per noi. Se ammorbidiamo alcune cose sulla base di queste motivazioni, allora siamo sulla buona strada per “mascherarci”. L'occhio di Dio vede sempre le cose come realmente sono. Ecco perché dovremmo stare attenti a non indossare “abiti stranieri” in presenza delle persone vero le quali siamo chiamati a testimoniare della nostra fede.


5. UNA SINTESI DIVINA

La fine di Giosia arrivò all'improvviso. Aveva solo 39 anni; un uomo al culmine della sua vita che ha dovuto porre fine ad essa a causa delle sue scelte. Comprendiamo bene che tutto Giuda e Gerusalemme lo piansero e che Geremia innalzò un lamento. Avevano perso un re che, nonostante il suo fallimento alla fine, li aveva sempre esortati a seguire il loro Dio.

Cosa vogliamo ricordare quando pensiamo a quest’uomo? Senza dubbio, tutta la sua storia è scritta per istruire i figli di Dio, comprese le circostanze della sua morte. Ma il riassunto divino alla fine della sua storia è commovente e dovrebbe essere considerato attentamente. Dio non si ferma al male, ma parla delle “buone azioni” di Giosia e del fatto che le ha compiute “secondo i precetti della legge del SIGNORE” 2 Cro. 35:26. La sua opera di riforma allietò il cuore di Dio. Sono state buone azioni che non sono state dimenticate. Colpisce la sua obbedienza alla Parola di Dio. Ha fatto secondo ciò che Dio ha detto.

Dove siamo oggi, personalmente e collettivamente? Alla congregazione (chiesa) di Filadelfia viene detto: "Hai osservato la mia parola" Apocalisse 3:8. C'è molto in questo. Conservare significa amare, apprezzare e fare. Questa è una sfida che possiamo affrontare ogni giorno finché non avremo raggiunto la meta e la corsa della fede sarà finita. Vogliamo agire come l'apostolo Paolo: “ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù ” Fil 3:13-14. Questo  è il modo giusto di camminare e nel quale sarà Dio a fare la differenza.


(Fine)