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lunedì 2 novembre 2026

Giosia e le sue riforme (2 Re 22; 2 Cro. 33-35) parte 13

DISOBBEDIENZA

Il desiderio di un riconoscimento umano potrebbe essere stato il motivo di Giosia per combattere. Ma com'era la sua situazione spirituale? Non dobbiamo forse dire che Giosia era diventato indipendente e perfino disobbediente? Non leggiamo alcuna parola di Dio che gli dica di intraprendere questa guerra, né troviamo alcuna domanda in preghiera di Giosia sul fatto se dovesse unirsi alla battaglia o meno. Giosia agisce come ritiene umanamente più opportuno.  Allora Dio si mette proprio sulla sua strada e deve rivolgergli un messaggio attraverso un sovrano pagano: “Ma Neco gli inviò dei messaggeri per dirgli: Che c'è fra me e te, o re di Giuda? Io non salgo oggi contro di te, ma contro una casa con la quale sono in guerra; e Dio mi ha comandato di far presto; bada dunque di non opporti a Dio, il quale è con me, affinché egli non ti distrugga”  2 Cr. 35:21. Ma Giosia non ascolta Dio. Questa è disobbedienza e le conseguenze furono amare.

Dio mette alla prova il Suo servitore. E lo mette alla prova esattamente dove prima era la sua forza: la fede. La sottomissione senza compromessi alla Parola di Dio era ciò che Giosia aveva caratterizzato alcuni anni prima. La Parola di Dio lo aveva gettato a terra e lo aveva gettato tra le braccia di Dio. Qui, invece, ignora completamente il messaggio di Dio. Può darsi che semplicemente non volesse credere che fosse Dio a parlargli tramite il Faraone. Ma ciò non cambia il fatto che sia diventato indipendente e disobbediente.

La disobbedienza è senza dubbio un segno distintivo dei nostri tempi. L’obbedienza conta sempre meno nella nostra società. Anche noi credenti non rimaniamo indenni da questo. Ma i pensieri di Dio non cambiano per questo. Si aspetta che obbediamo e ci sottomettiamo alla sua parola. E Dio ci mette alla prova anche per vedere se la nostra obbedienza è dimostrata. Adesso è facile parlare o scrivere di obbedienza. Ma è più difficile praticarlo. Pensiamo alla prima coppia umana che fu messa alla prova in circostanze così favorevoli e cadde nella disobbedienza. Pensiamo a noi stessi, che spesso siamo messi alla prova e disobbedienti in cose così piccole. Ma poi pensiamo a nostro Signore che si è trovato nella situazione più difficile che si possa immaginare. Non è caduto nella disobbedienza, no, è stato Lui che “facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” Fil 2,8. Questa obbedienza ci riempie di ammirazione. Siamo chiamati a seguire il Suo esempio.

È anche degno di nota a questo punto che Dio si serve di una persona non credente per avvertire il Suo servitore e per rivolgergli una parola. Dio ha diversi modi di parlarci e di guidarci. I credenti del Nuovo Testamento possiedono la Parola completa di Dio, e questa Parola è una lampada ai nostri piedi e una luce sul nostro cammino. Attraverso lo spirito che vive in noi, Dio attira la nostra attenzione sulla Sua Parola, e lo fa in modo molto preciso a seconda della situazione. Ma può anche darsi che Dio ci parli attraverso alcune circostanze. Tuttavia, la cosa è particolarmente grave quando Dio deve servirsi di persone non credenti per rendere consapevoli di qualcosa i Suoi figli. Non è affatto irragionevole che Dio usi persone non credenti come portavoce. Ricordiamo, ad esempio, Balaam e Caiafa, entrambi i quali avevano qualcosa da dire a nome del Signore. Nella storia di Giosia, Dio si serve di un re pagano. Non parla in termini generali, ma si rivolge a Giosia in modo specifico. Ma il re non coglie nemmeno questo accenno e persiste invece nella sua disobbedienza.


TESTARDAGGINE

Un'altra caratteristica di Giosia è sicuramente la sua testardaggine. Viene quasi in mente un bambino piccolo che, nonostante le spiegazioni dettagliate dei genitori, dice semplicemente: “Ma non voglio”. Il suggerimento del Faraone dalla bocca di Dio era più che chiaro, eppure Giosia rimase fedele alle sue intenzioni. Voleva la guerra e non ha lasciato che nulla lo fermasse.

Fin da giovane fu educato dalla Parola di Dio. Era capace di critiche e correzioni. A 39 anni aveva evidentemente perso questa qualità. Pensava forse di poter prendere la decisione giusta in base alle sue esperienze di vita.

Nel mondo si parla di “cocciutaggine della vecchiaia”, e in molti casi ciò è certamente giustificato. Ma anche in giovane età puoi diventare testardo e irragionevole. Tuttavia, questo pericolo aumenta quanto più esperienza di vita hai. Anche anni di esperienza al servizio del Signore, se non siamo vigili, possono portarci a persistere nelle nostre opinioni e a non inchinarci più alla Parola di Dio. Forse Dio usa una sorella o un fratello per portare qualcosa alla nostra attenzione. Ma poiché pensiamo che questa sorella o questo fratello in particolare abbiano molta meno esperienza di noi, potremmo essere inclini a non ascoltarli. Essere un saccente non può mai essere una caratteristica data da Dio. Dovremmo essere e rimanere sensibili e accettare la correzione quando questa viene dalla parola di Dio. L'ostinazione e la testardaggine di Giosia alla fine lo porterà alla morte.


NASCONDERSI?

Un'altra cosa che ci colpisce particolarmente leggendo la storia è il travestimento di Giosia. In cosa consisteva questa mascherata? Perché questo gioco di travestimento? L'Antico Testamento ci fornisce diversi esempi di simili mascherate. In Genesi 38 troviamo la storia straziante di Tamar, nuora di Giuda. Usando un travestimento, questa donna, ingannata e delusa da Giuda, commise un terribile peccato. In 1 Samuele 28 vediamo il re Saul travestirsi per andare da un negromante. Di lui è detto espressamente: “Allora Saul si camuffò, si mise altri abiti“ 1 Sam 28,8. Anche il re Achab si travestì per poter andare in battaglia senza essere scoperto, in modo simile a Giosia (1 Re 22:30). Nel caso di Tamar e Saul, c'era un evidente peccato associato a questa mascherata. Tamar si si veste da prostituta e Saulo fa uso dell'occulto. Entrambi erano chiaramente e inequivocabilmente contrari ai pensieri di Dio. Entrambi volevano consapevolmente fare qualcosa contro la volontà di Dio e quindi si sono travestiti. Si trattava di rinunciare alla propria identità per scambiarla con un'altra.

Per Achab e Giosia, il motivo principale del travestimento era il desiderio di non essere riconosciuti. I nemici non dovrebbero riconoscerli come re e a capo dell'esercito nemico. Anche loro volevano nascondersi da Dio? Achab aveva sentito la parola di Dio che sarebbe dovuto morire, e Giosia poteva aver avuto dei dubbi sul fatto che Dio non fosse dalla sua parte.

Può essere interessante in questo contesto che il profeta Sofonia parli di “io punirò tutti i prìncipi, i figli del re, e tutti quelli che si vestono di abiti stranieri” Sof 1:8. Ci è permesso applicare questo fatto spiritualmente? Nella Parola di Dio l'abbigliamento spesso parla della nostra testimonianza, di ciò che si vede all'esterno di noi. Indossare abiti “diversi“ potrebbe significare che non ci stiamo comportando come dovremmo. Fingiamo e non riveliamo la nostra vera identità. In questo modo possiamo ingannare la gente. Da anni frequentiamo i non credenti, ad esempio al lavoro o a scuola, e nessuno si è accorto che siamo figli di Dio. Oppure stiamo semplicemente fingendo temporaneamente di fare qualcosa che sappiamo non essere giusto. Nessuno nota nulla, tranne Dio. Non possiamo ingannarlo.

Ma è consentita un'altra applicazione. Possiamo anche deviare nel cammino quando si tratta di ciò che Dio ci ha affidato. Il percorso della separazione e dell’obbedienza è diventato troppo stretto per noi? Non ci sentiamo più a nostro agio con ciò che il Signore ci vuole da noi e stiamo cercando una via più ampia? Allora potremmo correre il pericolo di uscire dalla nostra identità, da ciò che una volta era importante per noi. Se ammorbidiamo alcune cose sulla base di queste motivazioni, allora siamo sulla buona strada per “mascherarci”. L'occhio di Dio vede sempre le cose come realmente sono. Ecco perché dovremmo stare attenti a non indossare “abiti stranieri” in presenza delle persone vero le quali siamo chiamati a testimoniare della nostra fede.


5. UNA SINTESI DIVINA

La fine di Giosia arrivò all'improvviso. Aveva solo 39 anni; un uomo al culmine della sua vita che ha dovuto porre fine ad essa a causa delle sue scelte. Comprendiamo bene che tutto Giuda e Gerusalemme lo piansero e che Geremia innalzò un lamento. Avevano perso un re che, nonostante il suo fallimento alla fine, li aveva sempre esortati a seguire il loro Dio.

Cosa vogliamo ricordare quando pensiamo a quest’uomo? Senza dubbio, tutta la sua storia è scritta per istruire i figli di Dio, comprese le circostanze della sua morte. Ma il riassunto divino alla fine della sua storia è commovente e dovrebbe essere considerato attentamente. Dio non si ferma al male, ma parla delle “buone azioni” di Giosia e del fatto che le ha compiute “secondo i precetti della legge del SIGNORE” 2 Cro. 35:26. La sua opera di riforma allietò il cuore di Dio. Sono state buone azioni che non sono state dimenticate. Colpisce la sua obbedienza alla Parola di Dio. Ha fatto secondo ciò che Dio ha detto.

Dove siamo oggi, personalmente e collettivamente? Alla congregazione (chiesa) di Filadelfia viene detto: "Hai osservato la mia parola" Apocalisse 3:8. C'è molto in questo. Conservare significa amare, apprezzare e fare. Questa è una sfida che possiamo affrontare ogni giorno finché non avremo raggiunto la meta e la corsa della fede sarà finita. Vogliamo agire come l'apostolo Paolo: “ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù ” Fil 3:13-14. Questo  è il modo giusto di camminare e nel quale sarà Dio a fare la differenza.


(Fine)

 

02 novembre - “Se tu mi ami…”

“Fino alla vostra vecchiaia Io sono, fino alla vostra canizie Io vi porterò; Io vi ho fatti e Io vi sosterrò; sì, vi porterò e vi salverò”.

Isaia 46:4

 

(Gesù disse:) “Venite a Me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e Io vi darò riposo.”

Matteo 11:28

 

“Se tu mi ami…”

 

Eva è missionaria in una regione del Medio Oriente ed esercita da lungo tempo un servizio cristiano, molto utile, tra le donne. Nei momenti di condivisione della Bibbia, hanno l’abitudine di sedersi per terra, su dei tappeti. Ma col passare degli anni quella posizione è diventata faticosa per Eva. Una domenica, mentre è seduta su un tappeto, molto stanca e sul punto di accasciarsi, una delle donne presenti, notando la sua debolezza, le si avvicina e si siede alle sue spalle, in modo da procurarle un appoggio per la schiena. Eva, lì per lì, declina l’offerta, ma la sua amica l’attira a sé con queste parole: “Se mi ami, appoggiati a me”. Eva, a un tratto, coglie quell’incoraggiamento come proveniente da Gesù, il suo Maestro. Allora si rilassa, e trova del sollievo per il suo corpo e del conforto per la sua anima.

Questo breve racconto ci insegna una lezione molto semplice. Il Signore non ci deve dire talvolta: “Se mi ami, appoggiati con fiducia a me”?

Abbiamo tutti delle preoccupazioni, dei pesi che ci affliggono. Forse siamo stanchi, ma come Eva esitiamo a scaricare i pesi sul Signore, ad abbandonarci a Lui. Stiamo pur certi che il nostro Signore, come apprezza ogni cosa che facciamo per Lui, così desidera la nostra fiducia. Per Lui, questa ha più valore di tanta attività.

Il modo migliore di esprimergli il nostro amore, è di appoggiarci fiduciosi su di Lui!


domenica 1 novembre 2026

01 novembre - Speranza di vita

Per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini.

Romani 5:12

 

Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel Figlio Suo.

1 Giovanni 5:11

 

Speranza di vita

 

Da qualche decennio la speranza di vita è aumentata grazie ai progressi della medicina; in particolare il merito è attribuibile ai trattamenti farmacologici e chirurgici, e alle tecniche di trapianto degli organi vitali. Così, si va un po’ più lontano, ma la tappa finale è sempre la stessa: la morte! Dio disse ad Adamo: “Sei polvere e in polvere ritornerai” (Genesi 3:19). La Bibbia ci spiega che la morte è “il salario del peccato”, entrato nel mondo da quando Adamo ed Eva hanno trasgredito l’ordine di Dio. Se la morte è inevitabile, la domanda principale che mi devo porre non dev’essere: “Qual è la mia speranza di vita sulla terra?”, ma piuttosto: “Dove trascorrerò l’eternità dopo la morte? Dopo la morte del corpo, c’è un’esistenza in cui il tempo non è più contato?” Alcuni dicono: “Forse qualcosa c’è, ma lo vedrò quando ci sarò!”.

Questi pensieri mi hanno reso inquieto fino al giorno in cui la Bibbia mi si è imposta come la “Parola di Dio”. Ho scoperto che la vita eterna è donata gratuitamente a chi riceve Gesù, il Figlio di Dio, come proprio Salvatore personale. Egli stesso dice: “Chi crede nel Figlio (di Dio) ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio rimane su di lui” (Giovanni 3:36). Quest’espressione così solenne mi ha spinto non solo a pormi la domanda “dove trascorrerò l’eternità?”, ma a dare una risposta: credere nel Figlio di Dio il prima possibile.

Oggi so che la mia relazione vivente con il mio Salvatore non può essere interrotta; e per quando dovrò affrontare la morte del corpo ho la certezza della vita eterna!

sabato 31 ottobre 2026

31 ottobre - Ogni tipo di preghiera (10)

Tre volte ho pregato il Signore… ed Egli mi ha detto: “La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza”. Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze…  perché, quando sono debole, allora sono forte.

2 Corinzi 12:8-10

 

Ogni tipo di preghiera (10)

L’apostolo Paolo: quando Dio dice “no”

 

L’apostolo Paolo racconta ai credenti di Corinto una sua straordinaria esperienza (2 Corinzi 12:1-10): egli è stato, per qualche istante forse, portato in paradiso e ha udito delle parole meravigliose, inesprimibili col linguaggio umano. Poi, però, è “ritornato sulla terra” per compiere la missione che Dio gli aveva affidato.

Dio sapeva che Paolo era esposto al rischio di inorgoglirsi a motivo delle rivelazioni straordinarie che aveva ricevuto. Così, per mantenerlo umile, ha permesso che fosse colpito da una non ben definita malattia, una disabilità fisica che lo faceva soffrire molto. Paolo ha supplicato tre volte il Signore perché lo liberasse da quella “scheggia nella carne”, ma la risposta è stata ogni volta negativa. “La mia grazia ti basta” gli ha risposto il Signore. Con quella disabilità, Paolo doveva appoggiarsi unicamente su di Lui, perché fosse evidente che la potenza della sua predicazione proveniva da Dio, e da Lui soltanto.

Invece di ribellarsi, Paolo si è sottomesso umilmente. A causa di quella difficoltà, ha imparato e trasmesso delle importanti lezioni. Il Signore se n’è servito per incoraggiare e consolare tante generazioni di credenti che hanno sofferto in vari modi, senza che Dio li abbia liberati dalle prove.

Dio ascolta sempre le preghiere dei Suoi figli perché li ama. A volte risponde loro con un “sì”, a volte con un “no”, altre volte dice “aspetta!” Egli non è indifferente alle nostre difficoltà, ma vuole servirsene per il nostro bene e per il bene di quelli che ci stanno vicini. Se nella Sua saggezza Dio non ci libera, sottomettiamoci e, come Paolo, impariamo ciò che significa: “La mia grazia ti basta”.

venerdì 30 ottobre 2026

30 ottobre - Riderci su o avere paura?

[Gesù Cristo libera] tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita.

[Ha distrutto] colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo.

Ebrei 2:15, 14

 

Riderci su o avere paura?

 

Quando internet ha iniziato ad essere utilizzato nelle aziende, una segretaria mi chiese dove si potevano trovare delle immagini di diavoli. – Di diavoli? Ma perché? – È per mio figlio di 10 anni. – Ma non gli fanno paura? – No, “lo divertono”.

Ogni anno alla festa di Halloween giovani e meno giovani si travestono da diavoli o da streghe, e indossano maschere di teschi per familiarizzare con la morte e riderci su. Questo genere di divertimento pensate che sia innocuo? È serio scherzare con la morte? Anche se si cerca di banalizzarla, la morte mantiene il suo lato terrorizzante, come pure il potere nefasto che Satana esercita sull’umanità.

La Bibbia dichiara che la morte è “il salario del peccato”, e che colpisce tutti gli uomini perché “tutti hanno peccato” (Romani 6:23; 3:23). Dopo la morte viene il giudizio (Ebrei 9:27) per quelli che, durante la loro vita, non hanno voluto regolare davanti a Dio la questione dei loro peccati.

Allora, riderci su o averne paura? Riflettiamo seriamente. Per chi ha creduto al Signore, né l’una né l’altra cosa! Il credente sa che Cristo ha dovuto morire per cancellare i suoi peccati, e quindi non subirà alcun giudizio. Cristo risuscitato gli dona la vita eterna e la certezza che il suo corpo risusciterà. Non ha paura della morte perché è stata vinta definitivamente da Gesù stesso: “la morte è stata sommersa nella vittoria” (1 Corinzi 15:54).

Il credente non è esente da eventi tragici, come incidenti o attentati; ma se ne resta vittima, “parte dal corpo” e va ad “abitare con il Signore” (2 Corinzi 5:9). Egli sarà con Cristo, in attesa della risurrezione del suo corpo. Meravigliosa promessa del Dio vivente e vero!


giovedì 29 ottobre 2026

29 ottobre - “Con un ordine”

“L'ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la Sua voce e ne verranno fuori; quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio”.

Giovanni 5:28-29

 

“Con un ordine” (lett. grido di comando)

(1 Tessalonicesi 4:16)

 

La risurrezione dei morti è incomprensibile per la ragione umana. Eppure la risurrezione di Gesù Cristo conferma questo fatto che è una verità fondamentale dell’Evangelo. Dio ha voluto farci conoscere con precisione ciò che avverrà, dedicando all’argomento della risurrezione un capitolo intero della Bibbia (1 Corinzi 15). Vi consigliamo una lettura attenta di questo capitolo.

La Bibbia ci insegna anche che ci saranno due risurrezioni ben distinte tra loro:

– La prima, chiamata risurrezione di vita, è promessa a quelli che hanno ricevuto, per fede, la vita eterna, riconoscendosi peccatori e accettando il Signore Gesù come loro Salvatore. Al comando del Signore, i corpi dei credenti deceduti (definiti i “i morti in Cristo” - 1 Tessalonicesi 4:16), usciranno dalle tombe “incorruttibili”; e anche i corpi dei credenti che saranno ancora vivi saranno trasformati, e tutti ce ne andremo “a incontrare il Signore nell'aria”, per essere “sempre con il Signore” (1 Tessalonicesi 4:17).

– La seconda risurrezione, è chiamata la risurrezione di giudizio. Avrà luogo, come dice la Bibbia, almeno mille anni più tardi (Apocalisse 20:5). È chiamata così perché riguarderà tutti coloro che non si saranno sottomessi a Dio, che non avranno creduto al Signore quando erano in vita, che avranno rifiutato la grazia e il perdono di Dio, e quindi dovranno comparire davanti al trono del grande Giudice per rispondere dei propri peccati e subirne la condanna.

Queste due risurrezioni riguardano dunque due categorie ben diverse di persone.

Tu, a quale appartieni? “Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione” (Apocalisse 20:6).

mercoledì 28 ottobre 2026

28 ottobre - Fra poco

Dio, come ha risuscitato il Signore, così risusciterà anche noi mediante la Sua potenza.

1 Corinzi 6:14

 

(Gesù ha detto:) “Chiunque vive e crede in Me, non morirà mai. Credi tu questo?”

Giovanni 11:26

 

Fra poco

 

Jaques era credente. Colpito da una grave malattia, sapeva che la morte era vicina. Quando parlava di quel passaggio che lo avrebbe introdotto alla presenza di Dio, in “paradiso” (Luca 23:43), diceva con sicurezza e serenità: “Fra poco”. Questo “aldilà” gli era familiare, perché sapeva che vi avrebbe trovato Gesù, Colui al quale si rivolgeva in preghiera e dal quale riceveva il sostegno nella malattia.

Oggi è con Gesù. Quelli che lo amavano sanno che è presso il suo Salvatore. Il suo corpo è ritornato alla polvere (Genesi 3:19) ma risusciterà, perché Jaques aveva creduto alle parole del Signore: “Chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Giovanni 11:25).

Per ognuno di noi c’è un “fra poco”. Dio solo conosce il momento in cui porrà fine alla nostra vita terrena e ci introdurrà nell’aldilà. Ma quale aldilà ci attende? Ci avete pensato? Per tutti quelli che hanno accettato il dono della vita eterna in Gesù Cristo, questa vita si traduce in una relazione vivente e reale con Dio, che inizia al momento in cui si accetta il Signore come salvatore e si prolunga nell’eternità. È esattamente questo lo sguardo della fede che Jaques, dal suo letto, aveva sul proprio futuro.

“Fra poco”, è anche il momento in cui Gesù tornerà a prendere tutti i Suoi sulla terra, cioè la Sua Chiesa. I morti nella fede in Cristo, come Jaques, risusciteranno; e i credenti ancora in vita in quel momento saranno trasformati. Beata speranza dei credenti che andranno “a incontrare il Signore nell’aria”, per essere per “sempre con il Signore” (1 Tessalonicesi 4:17).