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venerdì 13 marzo 2026

Cantico dei Cantici (9/18)

v. 8 — Se non lo sai, o la più bella delle donne,

C’è, in questo «Se non lo sai», un leggero rimprovero. Ma con quale delicatezza il Re ci fa sentire la nostra ignoranza! È come se dicesse: Sono cose che dovreste sapere! Ma il Signore vede i suoi diletti non nelle loro infermità, nelle loro debolezze, ma come sono davanti a Lui, in virtù dell’eccellenza dell’opera che Egli ha compiuto in loro favore. Il credente è reso perfetto per sempre a causa del sacrificio di Cristo; egli è rivestito della giustizia stessa di Dio, un Dio che ha trovato, nel suo amore, il mezzo per giustificare i colpevoli. Lo fa in perfetto accordo con tutti i diritti della sua santità, del suo amore e della sua giustizia; perché la sua giustizia è stata pienamente soddisfatta quando l’unico Giusto è morto per gl’ingiusti, per condurli davanti a Dio come dei figli diletti, in tutta la bellezza della sua propria persona riflessa in loro. È desiderabile che tutti i diletti del Signore siano felici di essere in Cristo, e ciò permetterà loro di gustare una pace solida e di apprezzare pienamente l’amore di cui sono gli oggetti.

v. 8 — esci e segui le tracce delle pecore,

Il gregge suggerisce l’idea della Chiesa, e i greggi delle assemblee locali. Coloro che ci hanno preceduti su questo terreno vi hanno lasciato le impronte dei loro passi; è un luogo dove ci si può rallegrare della presenza del Pastore,

un sentiero nel quale Egli conduce il suo gregge. Questa via è stata tracciata da Lui stesso; la fede la discerne in un mondo sviato dal principe delle tenebre e vi vede le Sue sante impronte. È la stessa via che hanno percorso i servitori fedeli dell’inizio, i testimoni del Signore. L’apostolo Paolo poteva dire: «Siate miei imitatori, fratelli, e riguardate a coloro che camminano secondo l’esempio che avete in noi» (Fil. 3:17).

L’epistola agli Ebrei ci dice: «Ricordatevi dei vostri conduttori, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio, e considerando come hanno finito la loro carriera, imitate la loro fede» (13:7). Perché vi sono oggi tanti greggi diversi? E perché vi sono tanti sedicenti pastori che invece di radunare le pecore attorno al Pastore le disperdono? Ciò proviene dal fatto che non si è ascoltata la voce del buon Pastore e si è invece ascoltata quella degli estranei. Per questo le pecore si sono smarrite nelle strade più diverse. Non v’è che un rimedio: considerare alla luce della Parola le orme lasciate da coloro che sono stati nel giusto sentiero dell’inizio. Solo essa farà luce sul nostro sentiero e ci mostrerà dove dobbiamo posare i nostri piedi.

v. 8 — e fa’ pascere i tuoi capretti presso alle tende dei pastori.

La sollecitudine del Pastore si mostra qui in un modo commovente. Egli pensa a coloro che sono giovani nella fede, che sono ancora inesperti e, per conseguenza, particolarmente esposti ai pericoli creati dal nemico e dai cattivi pastori, che sono spesso come lupi rapaci. La sicurezza per questi «capretti» sta nel non allontanarsi da coloro che possono istruirli, nutrirli e far loro conoscere la persona del loro Signore. Vicino a Lui siamo al sicuro. Vi sono degli ambienti dove si fa l’esperienza della sua presenza e dove Egli ha messo i «doni» necessari per la cura del gregge. Beati coloro che, coscienti dei pericoli ai quali sono esposti, stanno dove si è al sicuro e dove si trovano nutrimento e cure necessarie. Sono insegnamenti di grande importanza anche per coloro ai quali il Signore ha affidato un servizio pastorale e che devono occuparsi dei giovani credenti. «Pasci i miei agnelli» ha detto il Signore al suo servitore Pietro. Ma vediamo anche quanto sia importante che i giovani ascoltino quelli che il Signore ha qualificato come pastori e non si allontanino dal luogo in cui il Suo nome è onorato e dove si gode delle cure del suo amore.


(segue)

13 marzo - Dove trovare riposo?

(Gesù disse:) “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me… e voi troverete riposo alle anime vostre”.

Matteo 11:28-29

 

Dove trovare riposo?

Gesù ci parla: leggere Matteo 11:25-30

 

Le città in cui Gesù faceva i miracoli più grandi non accoglievano il suo messaggio. Come ha reagito il Signore? Anzitutto dando lode a Dio, suo Padre, per la sua saggezza e la sua grazia insondabili (v. 25). Poi rivolgendo un appello meraviglioso a quelli che gli stavano intorno: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo”.

Ancora oggi Gesù offre il riposo a tutti quelli che si sentono affaticati e oppressi nella loro coscienza, e li invita a prendere su di loro il suo “giogo”. Questo giogo è il simbolo dell’ubbidienza, della sottomissione, della disponibilità a camminare con Lui; ma, contrariamente al giogo usato per attaccare i buoi, il Suo è dolce e leggero. Così possiamo sostituire l’assoggettamento al peccato con la gioiosa devozione al nostro Signore che ci ama. Possiamo, chinando il capo, percorrere con Lui il sentiero della vita, mostrando qualcosa della bellezza e delle virtù della sua persona.

Amici colpiti dalla malattia, addolorati per un lutto e per le prove della vita, o abbattuti dalle conseguenze di un peccato commesso, questa frase di Gesù è per voi: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo”.

Andate a Lui, così come siete! E poi prendete il suo giogo, seguite il Signore in ogni situazione, accettate che sia Lui a dirigere la vostra vita. Imparate da Lui, ricevendo il suo insegnamento con l’umiltà di un bambino. Con Lui supererete le difficoltà e troverete forza, pace e coraggio.

giovedì 12 marzo 2026

Cantico dei Cantici (8/18)

v. 7 — O tu che il mio cuore ama, dimmi dove meni a pascere il tuo gregge, e dove lo fai riposare sul mezzogiorno.

Questo libro è tutto un dolce dialogo fra la donna amata e il re. A volte, nell’ardore del suo amore, ella parla di lui alle proprie compagne. È un segno della preziosa intimità di cui godono i riscattati con Colui che li ama. La coscienza della sua grandezza e della sua maestà nulla toglie alla santa libertà nella quale essi si trovano davanti a Lui: il suo amore scaccia ogni timore.

Nel versetto 7 è la Sposa che parla, come nei versetti 5 e 6 , con la differenza che in quelli ella parla alle figlie di Gerusalemme, mentre nel versetto 7 parla al Re che è anche il Pastore, il sommo Pastore della sua anima: «Tu che il mio cuore ama». Se essa gli parla dell’amore che ha per Lui, è perché è cosciente dell’amore che Egli ha per lei, povera pecora del suo gregge. Ella lo ama perché Egli l’ha amata per primo ed è presso a Lui, fedele e buon Pastore, che viene a cercare sicurezza, nutrimento e riposo, durante il calore del giorno. E la verità benedetta che è esposta e sviluppata in un modo così toccante nel Salmo 23. L’Eterno è il mio Pastore, nulla mi mancherà; Egli mi fa riposare nei verdeggianti pascoli, mi guida lungo le acque tranquille. Dimmi dove pasci il tuo gregge, dove lo fai riposare; presso di Lui troviamo in abbondanza tutto ciò che è necessario per la nostra felicità. Un’altra preziosa esperienza è fatta da coloro che cercano il Pastore: quella di una completa comunione fra di loro.

v. 7 — Poiché, perché sarei io come una donna sperduta (letteralmente: una donna velata), presso i greggi dei tuoi compagni?

Una donna il cui viso è velato non può essere riconosciuta. Mentre chi ha imparato a conoscere il buon Pastore desidera anche essere conosciuto dagli altri e trovarsi con loro per potersi rallegrare delle cure del fedele Pastore nella comunione fraterna. Coloro che hanno in vista la stessa Persona devono incontrarsi per parlare l’uno all’altro del loro comune Signore nel luogo in cui si è rallegrati dalla sua presenza. Una pecora che si tiene in disparte, che non cerca il gregge e la compagnia delle altre pecore, è certamente una pecora malata.

(segue)

12 marzo - Paziente attesa

Per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno. Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento.

2 Pietro 3: 8, 9

 

Paziente attesa

 

Il Signore incoraggia quelli che desiderano ardentemente la sua venuta, col pensiero che, per Lui, un giorno è come mille anni e mille anni sono come un giorno. Non c'è nessun ritardo nell’adempimento della sua promessa, anche se alcuni potrebbero pensarlo. Pur senza incredulità o scetticismo, qualcuno potrebbe essere stanco dell'attesa specialmente se sta soffrendo; ma questo apparente ritardo è soltanto da attribuirsi alla bontà di Dio che vuole ancora salvare gli uomini. Egli è paziente, dice Pietro, altrimenti nessuno sarebbe salvato; paziente verso tutti, poiché Dio non vuole la perdizione dell’essere umano, ma la sua felicità eterna.

Ci vuole dunque la pazienza nell’attesa che tutti i credenti siano manifestati con Cristo. In fondo, noi stessi abbiamo beneficiato di questa pazienza! “Avete bisogno di costanza (o pazienza), affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate quello che vi è stato promesso. Perché: «Ancora un brevissimo tempo e colui che deve venire verrà e non tarderà»” (Ebrei 10:36).

“Voi dunque, carissimi, sapendo già queste cose, state in guardia… crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ora e in eterno. Amen” (2 Pietro 3:17-18).

mercoledì 11 marzo 2026

11 marzo - Ciò che Dio fa per me

Salmeggiate al SIGNORE, perché ha fatto cose grandiose; siano esse note a tutta la terra!

Isaia 12:5

 

Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di essere chiamati figli di Dio!

1 Giovanni 3:1

 

Ciò che Dio fa per me

 

Nella Bibbia, scopro che Dio si occupa di me personalmente.

– Egli mi conosceva ancora prima del concepimento (Geremia 1:5) e mi ha creato a sua immagine (Genesi 1:27).

– Ha voluto darmi “un avvenire e una speranza” (Geremia 29:11), e mi ha amato fino al punto di dare il suo unico Figlio affinché io avessi la vita eterna (Giovanni 3:16).

– Mi chiama suo “figlio” (1 Giovanni 3:1) e Lui, come Padre mi aiuta, mi consola (2 Corinzi 1:3, 4), si prende cura di me (Isaia 40:11).

– Conosce tutto di me e sa cosa c’è nel profondo del mio cuore. Conosce le mie parole prima che io le pronunci (Salmo 139:1-4). Conta persino i capelli del mio capo (Matteo 10:30).

– Mi offre molto più di ciò che un padre potrebbe dare a suo figlio (Matteo 7:11) e provvede a tutti i miei bisogni (Matteo 6: 31-33).

– Si aspetta che io gli confidi tutto ciò che ho sul cuore e gli esponga le mie richieste (Filippesi 4:6). Se gli chiedo qualcosa secondo la sua volontà, mi ascolta e mi esaudisce (1 Giovanni 5:14-15).

– Mi riserva un posto nella sua casa celeste e sarà Gesù stesso che mi introdurrà là (Giovanni 14:2). E se dovessi morire prima che Gesù ritorni, mi accompagnerà in quel difficile momento (Salmo 23:4) e poi mi risusciterà con un corpo glorioso (1 Tessalonicesi 4:16). Con tutti i credenti, passerò l’eternità con Lui, senza più lutti, né lamenti, né pene (Apocalisse 21:4)!


martedì 10 marzo 2026

10 marzo - Chi vorrà disporre il cuore per il Signore?

Li esortò tutti ad attenersi al Signore con cuore risoluto.

Atti 11:23

 

O Signore,… unisci il mio cuore al timor del tuo nome.

Salmo 86:11

 

Chi vorrà disporre il cuore per il Signore?

 

In senso figurato, nella Bibbia il termine “cuore” indica la sede dei nostri affetti, dei nostri pensieri, dei nostri intenti. Ecco alcuni passi della Parola di Dio dove è citato il cuore:

– Un cuore malvagio che dev’essere purificato. Riguardo agli uomini, Dio ha dovuto constatare “che il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo” (Genesi 6:5). Ma, mediante la fede in Cristo, il cuore è purificato (Atti 15:9).

– Un cuore nuovo che ci è dato da Dio quando accettiamo per fede la salvezza gratuita ch’Egli ci offre, quando diventiamo delle “nuove  creature” (2 Corinzi 5:17).

– Un cuore consacrato se decidiamo di seguire il Signore, di ubbidirgli, di servirlo. È un cuore dato interamente a Lui, secondo la sua richiesta: “Figlio mio, dammi il tuo cuore” (Proverbi 23:26).

– Un cuore custodito. “Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita”, ha scritto Salomone (Proverbi 4:23). Custodito per Dio, conservato per Lui, per la sua gloria.

– Un cuore messo alla prova. Ecco una bella preghiera di Davide: “Esaminami, o Dio, e conosci il mio cuore. Mettimi alla prova, e conosci i miei pensieri” (Salmo 139:23). Rivolgiamola anche noi al Signore!

– Un cuore fiducioso in Dio. “Confida nel SIGNORE con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento” (Proverbi 3:5-6).

Dio chiede ad ognuno di noi: “Chi disporrebbe il suo cuore ad avvicinarsi a me?” (Geremia 30:21). Mettiamoci a sua disposizione!

lunedì 9 marzo 2026

09 marzo - Diffondere il Vangelo ovunque

Pregate… con ogni preghiera e supplica… affinché mi sia dato di parlare apertamente per far conoscere con franchezza il mistero del vangelo.

Efesini 6:18-19

 

Trovammo il coraggio nel nostro Dio, per annunziarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte.

1 Tessalonicesi 2:2

 

Diffondere il Vangelo ovunque

 

Non stanchiamoci di pregare per la diffusione del Vangelo in tutto il mondo. Nei paesi dove non c’è libertà religiosa, i mezzi di comunicazione che più difficilmente possono venire ostacolati sono certamente la radio, la televisione e internet.

Ecco una testimonianza proveniente da un paese ostile alla fede cristiana: “Sono un intellettuale, ma questo non mi ha mai procurato dei vantaggi. Ho sciupato la mia giovinezza; non avevo fede in Dio, non avevo speranza, non avevo una famiglia… Quando ho trovato il canale in TV, ho guardato il vostro programma ed è stato come se una piccola luce fosse apparsa all’orizzonte. Avevo bisogno di speranza e mi sono convinto che Dio non mi avrebbe abbandonato. Più tardi ho avuto la certezza che la salvezza che Dio offre è per grazia, mediante Gesù Cristo, e l’ho accettata”.

Chi potrà contare il numero di uditori raggiunti coi vari mezzi utilizzati per diffondere il Vangelo? Il messaggio li raggiunge là dove si trovano, per strada, sul lavoro, in automobile, a casa, sulla spiaggia, in un letto di ospedale, persino in prigione. Ogni giorno sono migliaia le persone che ascoltano gli appelli di Dio. Vi sono anche molti credenti completamente isolati, che possono sentirsi soli all’inizio del loro cammino spirituale e che, per vari motivi, non ultimo i rischi che corrono, evitano di cercare un contatto diretto. Non dimentichiamoli nelle nostre preghiere!