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martedì 17 febbraio 2026

Signore?

“Perché mi chiamate: "Signore, Signore!" e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, io vi mostrerò a chi assomiglia. Assomiglia a un uomo il quale, costruendo una casa, ha scavato e scavato profondamente, e ha posto il fondamento sulla roccia; e, venuta un'alluvione, la fiumana ha investito quella casa e non ha potuto smuoverla perché era stata costruita bene. Ma chi ha udito e non ha messo in pratica, assomiglia a un uomo che ha costruito una casa sul terreno, senza fondamenta; la fiumana l'ha investita, e subito è crollata; e la rovina di quella casa è stata grande”  Luca 6:46-49.


L'appellativo Signore significa Padrone; il che comporta la sua totale autorità sulla nostra vita, la nostra appartenenza a Lui e l'obbligo, da parte nostra di ubbidirli in ogni cosa.

Chiamarlo Signore e non ubbidirli è un'illogica contraddizione. Non è sufficiente che professiamo semplicemente la sua signoria su di noi. Una fede e un amore genuini sottintendono l'ubbidienza.

Mi chiami Via ma non mi percorri.

Mi chiami Verità ma non mi credi.

Mi chiami Vita ma non mi vivi.

Mi chiami Signore ma non mi servi.

Affermi che io sono il Pane della vita ma non ti nutri delle mie parole.

Per illustrare l'importanza di queste verità, Il Signore racconta la storia di due costruttori.

L'uomo savio e colui che viene a Cristo (salvezza), ascolta le sue parole (insegnamento), e le mette in pratica (ubbidienza). Non si è limitato a scavare ma ha scavato “profondo” fino a che non ha trovato la Roccia. Eccolo il fondamento, ecco il segreto per cui la tua casa non crollerà.

17 febbraio - Operazione verità!

(Gesù ai farisei:) “Voi vi proclamate giusti davanti agli uomini; ma Dio conosce i vostri cuori”.

Luca 16:15

 

Dio è luce, e in lui non ci sono tenebre… Se camminiamo nella luce, com’egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.

1 Giovanni 1:5, 7

 

Operazione verità!

 

Dobbiamo ammettere che sovente cerchiamo di apparire diversi da come siamo. Sarà per timore di non essere capiti o per proteggerci o per salvaguardare i nostri interessi o per ottenere stima e riconoscimenti… In ogni caso per trarne un vantaggio. Ma Dio non può essere ingannato; Egli ci conosce bene. Davanti a Lui, che valore ha la buona opinione che possiamo avere di noi stessi o l’immagine che cerchiamo di presentare agli altri? Alla presenza del Dio santo e puro, “tutta la nostra giustizia”, dice il profeta, è “come un abito sporco” (Isaia 64:6).

Per conoscere veramente l’amore di Dio, dobbiamo accettare il suo verdetto sul nostro stato morale.

Solo se crediamo che l’amore di cui Dio ci ama è grande e risolutivo e che sulla croce il Signore Gesù ha cancellato i peccati di tutti quelli che mettono in lui la loro fiducia, ci sarà possibile vedere il nostro stato di peccato in tutta la sua gravità. Ma la luce del Vangelo ci libera da ogni timore; il credente può dire che l’amore di Dio è luce per lui, e che è in questa luce che Dio lo vede.

Siamo sinceri davanti al nostro Dio che ci ama. Lui ci conosce a fondo. E invece di sforzarci di apparire agli altri migliori di quelli che siamo, chiediamo a Dio l’aiuto per correggere i nostri eventuali difetti e per migliorare, se è il caso, i nostri comportamenti.


lunedì 16 febbraio 2026

Seme tardivo

“Non ci scoraggiamo di fare il bene; perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo” Galati 6:9.


Alcuni marinai inglesi, sbarcati in una piccola insenatura, per riscaldarsi, avevano appiccato il fuoco a i magri arbusti che crescevano in una località selvaggia della Groenlandia. 

Parecchi anni dopo, alcuni di loro ritornarono nello stesso luogo e constatarono che il paesaggio aveva subito un miracoloso cambiamento. Tutta la zona era coperta da un bosco di giovani betulle dal fogliame chiaro e dai tronchi argentati. Era stato il fuoco ad operare questo miracolo. Passando sul terreno gelato aveva liberato dal ghiaccio i semi di piante di un'antica foresta. Questa germinazione tardiva fa pensare a ciò che l'Evangelo può fare in svariate circostanze.

Dio fa crescere la semenza sparsa con pazienza e il Signore incoraggia ogni credente a perseverare nel suo servizio anche quando non se ne vedono i risultati.

16 febbraio - I soldi non danno la felicità

Dov’è il vostro tesoro, lì sarà anche il vostro cuore.

Nessun domestico può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro. Voi non potete servire Dio e Mammona (cioè la ricchezza).

Luca 12:34; 16:13

 

I soldi non danno la felicità

 

Questo noto proverbio è veramente condiviso? Non si direbbe; basta pensare a quanta gente partecipa alle tante lotterie e scommesse, a quanti frequentano i casinò o non rinunciano a tentare la fortuna con un semplice Gratta e Vinci.

Il sistema del mondo fa luccicare davanti agli occhi una felicità fondata sul denaro e sul successo, ma la Bibbia ci mostra l’insidia nascosta: “L’amore del denaro è radice di ogni specie di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori” (1 Timoteo 6:10).

Il denaro è certamente utile, ma non deve diventare un idolo. Una parabola del Signore (Luca 12:16-21) illustra i versetti del giorno. Un proprietario terriero ha avuto degli abbondanti raccolti; e dice fra sé e sé: Non ho abbastanza posto per immagazzinare tutto questo grano; costruirò dei silos più grandi, e poi potrò ritirarmi, riposarmi e godermi la vita! Ma Dio gli dice: “Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata; e quello che hai preparato, di chi sarà?” Gesù conclude: “Così è di chi accumula tesori per sé e non è ricco davanti a Dio”.

Tutti, ricchi o poveri che siano, possono essere talmente attratti dal denaro da diventare preda del desiderio di avere sempre di più, e più degli altri. Facciamo attenzione a non cadere anche noi in questo tranello.

Per contro, Gesù Cristo, quand’era uomo in questo mondo, non ha mai desiderato nulla per Sé. Qual era il suo movente? “Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi” (Efesini 5:2). Vale la pena dare ascolto a quello che ci dice.

domenica 15 febbraio 2026

15 febbraio - Il giusto apprezzamento

La donna che teme il SIGNORE è quella che sarà lodata.

Proverbi 31:30

 

Il giusto apprezzamento

 

La lode è buona e l’elogio è utile se sono sinceri e in giusta misura. Il Signore, nella parabola di Matteo 25, loda il servo fedele e gli dice: “Va bene, servo buono e fedele” (v. 21, 23). Anche nelle lettere alle sette chiese dell’Asia Minore (Apocalisse 2 e 3) lo Spirito Santo, almeno in cinque di esse, mette prima in evidenza le cose buone, il loro amore, le loro opere, le qualità morali. Solo successivamente fa i meritati rimproveri, dov’è il caso di farli.

Alcuni sono molto restii a fare elogi perché temono di stimolare l’orgoglio; e non si può dire che abbiano completamente torto. Chi ha di sé “un concetto più alto di quello che deve avere” (Romani 12:3) si compiace degli elogi, e sarebbe bene che non ne ricevesse molti perché gli farebbero del male. Dobbiamo essere saggi anche nel lodare gli altri, e il nostro livello spirituale si manifesterà anche in questo.

È risaputo che tutti, fin da bambini, abbiamo bisogno di riconoscimenti. Il consenso degli altri, se è sincero, ci fa sentire amati e ci incoraggia. Ci aiuta a capire che non siamo inutili. Ci dà energia per superare complessi di inferiorità o momenti di crisi e di solitudine. Ma dobbiamo essere umili quando riceviamo le lodi e, per così dire, dirottarle sul Signore dando a Lui la gloria e l’onore; poiché, se abbiamo qualche pregio, lo dobbiamo a Lui e solo a Lui. Molto spesso il rifiuto di ogni apprezzamento è una falsa umiltà. Se dubitiamo sempre della sincerità di chi ci elogia, gli altri se ne accorgeranno e finiranno per rinunciare ad esprimerci il loro affetto e la loro stima. Non priviamoci della bella esperienza di essere amati, perché sentendoci amati impariamo ad amare noi stessi e gli altri.

(da “La nostra lingua… un fuoco”)

sabato 14 febbraio 2026

14 febbraio - Panem et circenses!

Rallegrati pure, o giovane, durante la tua adolescenza, e gioisca pure il tuo cuore durante i giorni della tua giovinezza… ma sappi che, per tutte queste cose, Dio ti chiamerà in giudizio.

Ecclesiaste 12:1

 

La pietà è utile a ogni cosa, avendo la promessa della vita presente e di quella futura.

1 Timoteo 4:8

 

Panem et circenses!

 

Questo era il grido dei cittadini di Roma durante il periodo di decadenza dell’impero: “Pane e giochi nel circo!” Pane per non morir di fame e giochi per distrarsi. Il motto ha attraversato le epoche, e si direbbe che anche la generazione di oggi non chieda altro!

La Bibbia dichiara: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio” (Matteo 4:4). Senza dubbio bisogna soddisfare i bisogni del nostro corpo, ma dobbiamo anche nutrire il nostro essere interiore con la Parola di Dio. Il profeta Geremia diceva: “Appena ho trovato le tue parole, io le ho divorate; le tue parole sono state la mia gioia, la delizia del mio cuore” (Geremia 15:16).

Si dice: per uscire dalla noia della routine, ben vengano giochi e divertimenti! Così gli svaghi sono diventati una necessità, e si consacrano tempo, denaro ed energie per organizzarli. Ci si distrae, è vero, ma non si ha più il tempo per riflettere sui problemi importanti e la coscienza si intorpidisce.  Questi diversivi sono senza meta; non riempiono il vuoto che abbiamo nel cuore.

Un giorno incontreremo Dio, ed è adesso che ci dobbiamo preparare; anzitutto credendo in Gesù Cristo, morto per noi, e questo ci mette al riparo dal giudizio di Dio; poi, vivendo in modo da piacergli. E questo ci renderà felici ogni giorno della nostra vita!


venerdì 13 febbraio 2026

13 febbraio - Puro davanti a Dio?

Un lebbroso, avvicinatosi, gli si prostrò davanti, dicendo: “Signore, se tu vuoi, tu puoi purificarmi”. Gesù, tesa la mano, lo toccò dicendo: “Lo voglio, sii purificato”.

Matteo 8:2, 3

 

Purificami…, e sarò puro; lavami, e sarò più bianco della neve.

Salmo 51:7

 

Puro davanti a Dio?

(leggere Matteo 8:1-4)

 

Dopo aver pronunciato le forti parole del “sermone sul monte”, Gesù scende e si ritrova nella realtà della vita degli uomini. Subito si avvicina un lebbroso, uno di quei poveri malati allontanati da tutti, segregati dalla società. Quell’uomo gli dice: “Signore, se tu vuoi, tu puoi purificarmi” e Gesù gli dà ascolto.

Quel malato respinto da tutti aveva capito che Gesù aveva la potenza di guarirlo, e gli rende omaggio. Che fede notevole! Eppure a questa fede mancava qualcosa: quell’uomo si doveva persuadere che Gesù aveva la volontà di guarirlo. Egli dice “se vuoi”, come se dubitasse del Suo amore. Allora Gesù, per togliergli questa esitazione, alza la mano, tocca il lebbroso e gli dice: “Lo voglio, sii purificato”. E subito l’uomo è guarito.

Questa guarigione fa brillare tre caratteristiche del Signore: la sua potenza (può guarire), il suo amore (vuole guarire), la sua purezza divina (tocca il lebbroso senza timore di infettarsi). Non solo Lui non rimane contaminato da questo contatto, ma è il lebbroso ad essere purificato!

La lebbra rappresenta il peccato che corrompe e avvilisce. Ma oggi ancora Gesù può e vuole purificare dal male, sotto tutte le sue forme, chiunque va a Lui. Approfittane, se ancora non l’hai fatto. Prendi coscienza che il Signore vuole salvarti, accetta di essere amato!