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lunedì 10 agosto 2026

10 agosto - Apollo 15

«Tu, Signore, nel principio hai fondato la terra e i cieli sono opera delle Tue mani. Essi periranno, ma Tu rimani… Tu rimani lo stesso e i tuoi anni non avranno mai fine».

Ebrei 1: 10, 11, 12

 

Apollo 15

 

Quando raccontava il suo atterraggio sulla luna con il volo dell’Apollo 15 (1971), l’astronauta J. Irwin aveva l’abitudine di concludere con queste parole: “Il fatto che il Signore Gesù Cristo abbia camminato sulla terra è immensamente più importante del fatto che un uomo abbia camminato sulla luna!”. L’avvenimento, che a quell’epoca molti hanno salutato come il massimo successo della tecnologia e della scienza, ha dunque, agli occhi di uno dei suoi attori principali, meno valore della venuta sulla terra del Figlio di Dio. E’ quindi il caso di riflettere seriamente sulle motivazioni e sulle conseguenze di questi due avvenimenti.

Nel primo, l’uomo ha mostrato, oltre al desiderio naturale e legittimo di conoscere il mondo che lo circonda, un’ambizione insaziabile che lo spinge ad elevarsi al di sopra di tutto e di tutti.

Nel secondo, Gesù Cristo, il Figlio di Dio, si è abbassato prendendo  un corpo simile al nostro per compiere i piani di Dio, in una perfetta ubbidienza al Padre Suo, la cui espressione suprema è la Sua morte sulla croce (Filippesi 2:6-8). L’avvenimento della Sua nascita è passato inosservato a tutti, salvo che ad alcuni pastori avvertiti dagli angeli…

Quali sono i risultati di questi due avvenimenti? Il fatto che l’uomo abbia camminato sulla luna non ha cambiato granché le cose, né per voi né per me; ma il fatto che Cristo sia venuto sulla terra, che sia morto su una croce e poi risuscitato, ha cambiato la sorte eterna di un’infinità di persone, cioè di tutti coloro che credono in Lui!

Fra non molto, secondo la Sua promessa, con uno spiegamento incredibile di potenza, tutti i veri credenti saranno presi e portati dal Signore stesso non su un satellite, ma dove Dio abita, nella Sua dimora celeste, per vivere con Lui per sempre! 

domenica 9 agosto 2026

SATANA SI CIBA DI CIÒ CHE NOI NON DIAMO A DIO (12/15)

Satana opera in due modi

 

Come si sviluppa l’opera di Satana nel contrastare l’opera del nostro Signore rivolta alla salvezza degli uomini? Molti forse la ignorano o non la comprendono esattamente, ma vediamo con l’aiuto di una esemplificazione come ciò avviene.

Satana agisce nei confronti delle sue “prede” in due modi:

1. In modo diretto, attraverso quelle influenze e/o le possessioni demoniache che permettono alle forze del male di arrivare a controllare completamente un essere umano, facendogli compiere le cose più abominevoli, proprio perché queste forze hanno la capacità di eliminare tutti i freni inibitori. Satana e i suoi angeli decaduti desiderano compiere il male sia nella persona interessata, sia verso gli altri che la circondano.

2. In modo indiretto: l’obiettivo di Satana è sempre quello di impedire che:

* Le persone possano ascoltare il puro Evangelo, e farà di tutto perché questo avvenga, e ha a disposizione secoli d’esperienza!

* E se queste persone lo ascoltano egli farà in modo che non arrivino a comprenderlo e gustarlo, anche questo è ovvio!

* E se anche lo ascoltano e arrivano a capire il messaggio, egli opererà affinché le sue vittime non ne realizzino l’importanza per la loro vita e la loro salvezza, mettendo nei loro cuori (menti) tutto ciò che è possibile, ad esempio scuse (“Non posso impegnarmi così... certe richieste sono impossibili da rispettare, etc...”) o adducendo impedimenti personali o spirituali. A Satana basta e avanza un homo religiosus (ce ne sono miliardi nel mondo)!

* E se vivono il messaggio dell’Evangelo e lo realizzano nella loro vita, egli impedirà loro con ogni mezzo di crescere e svilupparsi, attraverso prove, dolori, sofferenze o persecuzioni etc... Infatti un vero credente è probabilmente un uomo di sofferenza, esattamente come il suo Maestro!

Capiamo allora perché le persone del passo di Giovanni 2 non avevano capito. La Parola non era scesa nel profondo del cuore. Satana permette agli uomini di avere una religione, forse anche cristiana, ma solo “NOMINALE”. Poi si preoccuperà e lavorerà al suo meglio affinché tante aree della nostra vita non siano interessate dal cambiamento e dalla trasformazione progettata e richiesta dal Signore per noi.

Nella scala che abbiamo appena visto dove ci troviamo noi? Abbiamo ricevuto l’Evangelo?

Lo ascoltiamo? Lo abbiamo fatto nostro? Lo viviamo? La Parola del Signore ci sta trasformando?

Cosa vuol dire “cambiamento” per me?

A quale profondità lascio arrivare il Signore nell’operare la trasformazione che Lui desidera operare?

Quali ostacoli gli sto mettendo davanti?


(segue)

09 agosto - La Bibbia (6)

La parola è vicino a te, nella tua bocca e nel tuo cuore…  se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato.

Romani 10:8-9

 

La Bibbia (6)

 

I libri della Bibbia nel loro insieme sono un messaggio vero, solenne e meraviglioso; la loro grandezza si percepisce in ogni pagina. Ma non basta che io ammetta il suo valore universale, devo riconoscere che le sue parole mi riguardano personalmente. Il suo messaggio non mi deluderà mai e non mi fa paura. Mi dice che l’uomo è colpevole e perduto, lontano da Dio, e che presto o tardi dovrà rendere conto a Lui di come ha gestito la  sua vita sulla terra, delle sue azioni e dei suoi pensieri. Ma non si ferma qui. Dio, che è sovrano e non deve rendere conto a nessuno, ama la Sua creatura e vuole la sua felicità!

Dio è talmente grande che non può aspettarsi niente dall’uomo; e l’uomo è talmente piccolo che non può arrivare a Dio con i propri sforzi.

Dio è santo e non può sopportare il peccato; ma l’uomo è talmente legato al male che non può fare niente per salvare se stesso. Allora Dio ha fatto tutto per salvare la Sua creatura perduta, arrivando fino a sacrificare il proprio Figlio. Salvare l’uomo, significa riconciliarlo con Sé non solo per il “dopo la morte”, ma fin da ora affinché possa afferrare il vero senso della sua vita e viverla con la Sua forza. Ognuno di noi deve dunque decidere:

– se credere a Dio e al Suo Figlio quale mezzo di salvezza; accogliere il Suo amore e accettare la Sua volontà e vivere da quel momento una vita che valga la pena di essere vissuta;

     – se non credere, o credere solo per apparenza e rimanere senza certezze e senza pace, e perduto per sempre.

sabato 8 agosto 2026

SATANA SI CIBA DI CIÒ CHE NOI NON DIAMO A DIO (11/15)

LE NOSTRE FORTEZZE

 

Iniziamo questa terza parte delle nostre meditazioni con una considerazione importante, e cioè che molti credenti vivono nella consapevolezza sbagliata che la salvezza sia un punto di arrivo della loro vita spirituale. Sembrerebbe assurdo pensarlo solamente, ma la realtà che ci circonda e, forse la nostra vita stessa, può dimostrare qualcosa di diverso.

È vero invece che, nel piano di Dio per tutti noi suoi figli, il momento della salvezza è il punto iniziale del progetto da lui stabilito affinché noi possiamo, passo dopo passo e giorno dopo giorno, conformarci all’immagine di Cristo, sia nel carattere sia nella nostra mente o nel cuore, senza nessuna interruzione lungo il cammino della nostra vita terrena. Questo principio è un punto capitale per il nostro percorso di crescita.

Siamo pronti a lasciarci trasformare dal Signore? Siamo disponibili a lasciargli compiere questo lavoro in noi?

Se non lo siamo mi permetto di dire che come credenti abbiamo un serio problema.

Il passo di Paolo ai Romani cap.12 che dice “siate trasformati nella vostra mente” non è un consiglio, ma un imperativo. Satana ci lascerà credere alla Parola di Dio, ma come già detto egli farà in modo che non ci sia in noi una reale adesione alle richieste ed alle indicazioni contenute nella Parola di Dio od una reale ubbidienza ai suoi comandamenti.

D’altronde era già stato così ai tempi del Signore stesso, ricordiamo tutti cosa è detto in Giovanni 2:23-25 quando viene affermato:

“Ora, mentre egli si trovava in Gerusalemme alla festa della Pasqua, molti credettero nel suo nome vedendo i segni che faceva. Ma Gesù non si fidava di loro, perché conosceva tutti, e perché non aveva bisogno che alcuno testimoniasse dell’uomo, perché egli conosceva ciò che vi era nell’uomo”. Queste persone avevano ascoltato e creduto al Signore, ma solo superficialmente.


(segue)

08 agosto - Una parola in via di estinzione

Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.

1 Giovanni 1:8-9

 

Una parola in via di estinzione

 

In una delle sue opere, lo psicanalista Karl Menninger scrive: “Una volta, la parola peccato era piena di significato; era un termine forte, minaccioso e grave. Ma oggi è quasi scomparsa, com’è scomparso il suo significato. Perché? Non c’è più nessuno che pecchi?”

Questa domanda ci riguarda tutti, credenti e increduli.

– Credere in Gesù per essere salvato significa anzitutto riconoscere i propri peccati e la certezza che “Cristo morì per i nostri peccati” (1 Corinzi 15:3). Allora questo vuol dire che io non pecco più?

Io sono un credente e so che non devo peccare. Nello stesso tempo, però, se leggo la Parola del Signore e vivo in comunione con Lui, scopro in fondo al mio cuore dei piccoli rancori, delle gelosie segrete o degli eccessi di orgoglio, dei pensieri che non dovrei avere… Io sono un peccatore perdonato, ma non sono capace di non peccare mai. Io so, però, che Dio non mi abbandona e apre i miei occhi sugli errori che non vedo o che vedo ma a volte tollero… Dio vuole che confessiamo a Lui i nostri peccati e che li abbandoniamo, per cambiarci dove ne abbiamo bisogno e farci assomigliare sempre più al modello perfetto: Gesù Cristo.

– E se voi, lettori, non credete in Gesù?  Egli non vi accusa, ma vi vuole salvare. Parlategli di tutto ciò che vi pesa nella vostra vita, delle angosce che vi opprimono. Soltanto Lui può cancellare i vostri peccati e aiutarvi a rimediare ai vostri errori.

venerdì 7 agosto 2026

SATANA SI CIBA DI CIÒ CHE NOI NON DIAMO A DIO (10/15)

Ancora salvati, ma paralizzati!

 

Abbiamo detto che Dio parlò tre volte a Giosafat. Le prime due le abbiamo viste, ora ce ne manca una terza. Giosafat alla fine della sua carriera cadde ancora, perché Satana sfruttò un ambito non “illuminato” della vita di Giosafat stesso per tenerlo in pugno. Infatti è detto (2Cr 20: 35 a 37) che “Giosafat si alleò con Achazia, re di Israele, che agiva empiamente, egli si alleò a lui per andare a Tarsis”.

Cosa voleva raggiungere il nostro eroe? Cosa gli mancava? Era re, ed era ricco, era stato salvato dal Signore, aveva ottenuto benedizioni e grazia, poi perdono e grazia nuovamente. Cosa poteva desiderare di più? Piuttosto dobbiamo chiederci cosa stava trascurando? Trascurava la presenza e l’alleanza di Dio.

Se Dio non ci basta, se non andiamo a lui per le nostre esigenze o necessità, se non abbiamo fede in lui cosa succede? Se non diamo fede a Dio a chi la diamo? Satana stende un’altra trappola. Usa stavolta l’insoddisfazione e la concupiscenza.

Quante vite spirituali paralizzate o distrutte dalla insoddisfazione, oppure vite bloccate dalla concupiscenza! Qui troviamo Eliezer il terzo profeta che parla da parte del Signore a Giosafat, e cosa gli dice? “Poiché tu ti sei alleato con Achaziah, l’Eterno ha distrutto le tue opere ed esse saranno disperse!”.

Tre profeti, tre messaggi, tre momenti della vita di Giosafat che spiritualmente parlando ce lo fanno vedere sempre più in basso!

* Il primo messaggio: “Non andare, torna indietro!”

* Il secondo: “L’ira di Dio è su te, ma c’è ancora speranza! Ravvediti!”.

* Infine il terzo messaggio “È finita, le tue opere saranno disperse!”.

Vedete cosa può fare Satana anche in un grande uomo di Dio, se egli non veglia quotidianamente sulla propria vita? Satana stende le sue trappole ovunque e usa le sue armi per mandare al tappeto chiunque, perché il suo obiettivo è sempre quello di interrompere la nostra comunione col Signore.

Dio ci ama e vuole che noi usiamo la sua luce per evitare le trappole del nemico, proprio perché conosce quanto siamo deboli e fragili. I consigli della Parola e degli uomini di Dio, che spesso egli stesso usa, servono a tenerci lontano dal male.

Ma li ascoltiamo questi preziosi consiglieri? Riflettiamo su quello che siamo, o su quello che ci sta accadendo in alcuni momenti? Oppure andiamo avanti per la nostra strada, finché Dio non farà scatenare la sua ira su noi, ma spesso anche in queste situazioni dandoci ancora la speranza di un ravvedimento e di un ripristino della nostra vecchia posizione?

Detto questo, però, non va trascurato che se noi ci ostiniamo a continuare a seguire il nemico, a non ascoltare la voce del nostro Signore che ci chiama, dobbiamo sapere per certo che il Signore ci lascerà lì. Certo la salvezza non è persa, grazie a Dio questa non ce la toglie nessuno, ma la comunione col Padre e con la sua Chiesa verranno a mancare, anche la gioia del servizio cesserà e Dio non potrà usarci. Saremo spettatori inermi e inutili nel grande stadio della vita paralizzati da colui che non ci ama, da colui che vuole tenerci nelle tenebre, da colui che vuole la nostra morte, da colui che odia Dio e la sua chiesa e la sua opera.

Ringraziamo il Signore Dio per la sua bontà, per la sua misericordia nel parlarci ancora attraverso la sua Parola, illuminando la nostra mente. Che il Signore possa farci dire come il Salmista: “Tu infatti sei colui che fa risplendere la mia lampada; L’Eterno, il mio Dio, illumina le mie tenebre” (Sl 18.28).

Ne abbiamo bisogno ogni giorno!


(segue)

07 agosto - Un sogno spaventoso

Dio parla una volta, e anche due, ma l’uomo non ci bada; parla per via di sogni, di visioni notturne, quando un sonno profondo cade sui mortali, quando sui loro letti essi giacciono assopiti; allora Egli apre i loro orecchi e dà loro in segreto degli ammonimenti.

Giobbe 33:14-16

 

Un sogno spaventoso.

 

All’epoca del patriarca Giobbe, non era raro che Dio parlasse agli uomini per mezzo di sogni. Ai nostri giorni, la Bibbia è largamente diffusa e Dio si fa conoscere tramite quello che ha fatto scrivere nelle sue sacre pagine. Le Sue parole illuminano tutto il nostro essere interiore; chi la legge vi scopre l’amore di Dio e il Suo piano di salvezza per gli uomini.

Ma Dio, anche nei nostri tempi, può ancora parlare, sebbene raramente, per mezzo di un sogno. E’ quello che è avvenuto a Jack C., che era dedito all’alcol e a una vita di peccato.

A 59 anni, in carcere, fece un sogno spaventoso. Scendeva con molti altri lungo un pendio scivoloso, attorniato da orribili creature che ringhiavano e urlavano. Preso dal panico chiese: “Dove siamo?”  “Come, non lo sai?” fu la risposta “Ancora pochi metri e siamo nell’inferno”.

Terribilmente angosciato Jack gridò: “Signore, salvami!”

Si sentì afferrato di mezzo a quella folla e si svegliò, tremante. Al mattino i suoi compagni di cella gli chiesero: “Cosa ti è preso? Hai urlato come un folle!”

Jack raccontò loro il sogno che aveva fatto e il suo sentimento di aver urgente bisogno di un Salvatore. Poco dopo credette al Signore Gesù e a Lui affidò la sua vita. I suoi compagni si beffavano di lui, pensando di rivedere ben presto il Jack che avevano conosciuto, ma questo non avvenne. Jack fu talmente trasformato per tutto il resto della sua vita che lo chiamarono Jack il felice.