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lunedì 20 aprile 2026

20 aprile - Dove brilla la nostra luce?

Voi siete la luce del mondo… Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.

Matteo 5:14-16

 

Dove brilla la nostra luce?

 

Quando crediamo al Signore Gesù, Dio accende in noi una luce e ci chiede di farla risplendere attorno a noi. Dove brilla la nostra luce? Nella parabola di Matteo 5:15 la lampada splende per “tutti quelli che sono in casa”. Infatti, la prima testimonianza del credente è nella propria famiglia. Quando una persona ha dato il cuore al Signore, è là che deve dimostrare, prima che altrove, il cambiamento avvenuto nella sua vita.

Ma Luca 8:16 dice che la lampada splende affinché “chi entra veda la luce”. Se entrano in casa nostra degli ospiti o degli estranei, si rendono conto che la nostra è una famiglia di credenti?  Quando gli inviati di Babilonia andarono a far visita al re Ezechia, il profeta Isaia gli domandò: “Che cosa hanno visto nella tua casa?”; e il re raccontò di aver mostrato loro tutte le sue ricchezze, il suo arsenale, i suoi tesori…; ma quegli stranieri non avevano visto nella sua casa il riflesso della luce divina (Isaia 39).

Le persone che entrano nelle nostre chiese, vedono sempre brillare la luce della Verità?

Infine, Matteo 5:16 dice che la nostra luce deve risplendere “davanti agli uomini”; testimonianza data non solo a parole, ma anche col comportamento e le “opere buone” (1 Pietro 2:12).

Da ogni casa, e nell’interno di ogni famiglia cristiana e di ogni chiesa, deve brillare la luce, perché “una città posta sopra un monte non può essere nascosta” (Matteo 5:14).


domenica 19 aprile 2026

19 aprile - Uscire dalla notte

O Dio, com’è preziosa la tua benevolenza!… Poiché in te è la fonte della vita e per la tua luce noi vediamo la luce.

Salmo 36:7, 9

 

In passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce… esaminando che cosa sia gradito al Signore.

Efesini 5:8, 10

 

Uscire dalla notte

 

Una fila di abeti piantati davanti a casa nostra, sul terreno di un vicino, aveva raggiunto una tale altezza che eravamo privati della luce per gran parte della giornata. Un giorno, il nostro vicino decise di tagliare quegli alberi. Che piacere rivedere la luce del sole in tutte le stanze dell’appartamento!

Forse sei vissuto fino ad oggi nell’oscurità morale del mondo. Quando il Figlio di Dio, il Creatore, è venuto in questo mondo per essere il Salvatore, si è dovuto constatare che “la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più della luce, perché le loro opere erano malvagie” (Giovanni 3:19). Hai permesso a questa luce di penetrare in te per illuminare tutti gli angoli della tua vita?

Colui che ha creato la luce fisica desidera anche far brillare nel nostro cuore la luce spirituale. La vera luce che Gesù porta è il Vangelo, la buona notizia del perdono e della grazia di Dio. Per mezzo della confessione dei nostri peccati a Dio, ci apriamo alla luce della vita. Tutti coloro che accettano per fede il valore del suo sacrificio, il Salvatore li chiama “dalle tenebre alla sua luce meravigliosa” (1 Pietro 2:9).

“Dio è luce, e in lui non ci sono tenebre” (1 Giovanni 1:5). Se, per grazia, siamo diventati figli di luce, cerchiamo di mantenere sempre con Dio una relazione “senza ombre”. Poniamoci sotto la luce divina della sua Parola e permettiamole di penetrare nel nostro cuore.


sabato 18 aprile 2026

18 aprile - Dove rivolgere lo sguardo?

Abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.

2 Corinzi 4:18

 

Corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù.

Ebrei 12:1-2

 

Dove rivolgere lo sguardo?

 

Se guardo indietro, è per ammirare la pazienza e l’amore del mio Dio verso di me, malgrado tutti i miei errori e le mie disubbidienze.

“Fin qui il SIGNORE ci ha soccorsi” (1 Samuele 7:12).

Se guardo avanti, so che Dio conosce il mio avvenire, che sarà con me nella gioia e nel dolore, che mi guiderà e mi condurrà nella sua casa, in cielo.

“Io ti istruirò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò gli occhi su di te” (Salmo 32:8).

Se guardo intorno a me, so che in mezzo a tutta l’agitazione del mondo, Dio mi conserverà una pace perfetta, e mi aiuterà a mostrare ad altri questo cammino di pace.

“(Cristo) sgridò il vento e disse al mare: ‘Taci, càlmati’. Il vento cessò e si fece gran bonaccia” (Marco 4:39).

Ma non devo guardare in me per trovare delle risorse, poiché non ne ho.

“Noi siamo senza forza… e non sappiamo che fare, ma gli occhi nostri sono su di te!” (2 Cronache 20:12).

Invece, se guardo in alto, verso Gesù, i miei timori si placano e trovo la sorgente dell’amore e della gioia, come pure la forza di camminare nel sentiero che mi porterà fino a Lui.


venerdì 17 aprile 2026

17 aprile - Pace e sicurezza

Quando diranno: “Pace e sicurezza”, allora una rovina improvvisa verrà loro addosso.

1 Tessalonicesi 5:3

 

Il Figlio di Dio… mi ha amato e ha dato se stesso per me.

Galati 2:20

 

Pace e sicurezza

 

I paesi occidentali hanno vissuto un’epoca di agiatezza e di abbondanza materiale mai raggiunta prima; e si intravedono ulteriori miglioramenti legati a nuovi progressi della tecnica. Tuttavia, la pace e la sicurezza sono sempre precarie; l’economia mondiale è fragile, le crisi nel campo finanziario si susseguono; non c’è nulla di stabile.

Non possiamo certo ignorare che il nostro mondo moderno, così sofisticato, corre verso la sua rovina. In questi ultimi anni si sono accentuati i segni di decadenza sociale e sono aumentati incredibilmente i comportamenti perversi e immorali. Malgrado ciò, qualcuno tenta ancora di convincersi che ci stiamo dirigendo verso un mondo migliore!

Bisogna arrendersi di fronte all’evidenza: se abbiamo conseguito progressi stupefacenti nella tecnica, non abbiamo fatto alcun progresso nel campo morale, nella conoscenza del bene e del male. Le stesse passioni vergognose e i sentimenti più meschini agitano gli uomini di oggi come quelli dei tempi passati. L’egoismo, l’orgoglio, l’odio e la violenza sono in aumento… Come mai? All’origine di questo problema, umanamente insolubile, c’è una sola causa: l’allontanamento da Dio; e c’è una sola soluzione: il ritorno “individuale” a Dio, alla conoscenza delle sue leggi e del suo amore, alla sottomissione a Lui.

Per mezzo di Gesù Cristo, Dio è accessibile a tutti coloro che lo cercano in verità. Lui solo può portare la pace e la sicurezza. Egli ci dice anche oggi: “Vi lascio pace, vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti” (Giovanni 14:27).


giovedì 16 aprile 2026

Ha molto amato

leggere Luca 7:33-50


“Difatti è venuto Giovanni il battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “Ha un demonio”.  È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori!”. Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli»”.

I versetti 33 e 34 del capitolo 7 del Vangelo secondo Luca riassumono il modo in cui i Giudei accolsero Giovanni Battista e il Signore. Il messaggio di Dio trasmesso da Giovanni era un messaggio di pentimento. Egli stesso era un profeta vestito di pelo, mangiava locuste e viveva nel deserto. Il suo approccio era severo. Gli ebrei dicevano: «Ha un demone». Dimostravano così come accoglievano colui che annunciava il Messia.

Il messaggio di Dio trasmesso dal Signore Gesù era diverso, era un messaggio di grazia e salvezza annunciato a coloro che sentivano i propri bisogni, a coloro che sapevano di essere peccatori.

I Giudei dicevano di Lui: «Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori». Nel Vangelo di Luca, gli insegnamenti e i racconti della vita del Signore seguono spesso  un ordine morale. Ciò è ben visibile nel racconto che segue, poiché Simone il fariseo dimostra i sentimenti dei capi di Israele nei confronti del Signore (v. 34). E la donna peccatrice dimostra di essere, per la sua condizione e la sua condotta, una “figlia della saggezza” (v. 35).


Il fariseo invita il Signore

Il Signore accetta l’invito di Simone, pur sapendo esattamente chi è e quali sono i suoi sentimenti nei suoi confronti. Entra e si siede a tavola, dimostrando così di essere padrone della situazione. Il seguito del racconto lo dimostrerà. Una peccatrice (la Parola, nella sua delicatezza, non ci dice cosa avesse commesso) entra per trovare il Signore, perché sapeva che era lì. Potremmo pensare che ci volesse una buona dose di coraggio, persino di audacia, per entrare senza essere invitata nella casa del fariseo.

Sapeva bene che non sarebbe stata la benvenuta, che il suo atteggiamento avrebbe scandalizzato, che avrebbe dato fastidio in quell’atmosfera di  propria giustizia de fariseo. Eppure questo non la fermò. Perché? Perché Dio aveva operato profondamente nel suo cuore. Lei aveva già superato, dentro di sé, quell’ostacolo insormontabile dello sguardo e del giudizio degli altri. Come il figliol prodigo, è arrivata alla fine del suo cammino di peccato, alla fine di tutto, ed è finalmente pronta a venire a Gesù. Entra e vede solo Lui, il resto non ha importanza. Sa che qui c’è Colui che è amore, Colui attraverso il quale la grazia di Dio raggiunge gli uomini. È attratta, magnetizzata da questa grazia. Sa che non sarà respinta. Il Signore lo dimostrerà.


Il comportamento di questa donna

Lei non incontra il Signore in piedi di fronte a Lui, ma da dietro, accovacciata ai suoi piedi. Non assume un atteggiamento familiare, ma prende una posizione umile e rispettosa, consapevole di trovarsi al cospetto di questa Persona gloriosa. Ci vengono riportati diversi atti compiuti da questa donna.

Piange. È con amarezza che, alla presenza di Cristo, misura la gravità e la portata dei suoi peccati. Questa atmosfera di grazia e fiducia non le suscita leggerezza o gioia, ma pentimento e lacrime.

Questa donna si pente e riconosce chi è e cosa ha fatto. È una tristezza secondo Dio, che produce un pentimento salvifico. Questa donna non rimpiangerà mai quel momento.

–Bagna i piedi del Signore con le sue lacrime. Simone non aveva, come voleva la tradizione, dato dell’acqua al Signore per lavarsi i piedi. Le lacrime di questa donna rinfrescano il Suo cuore meglio di qualsiasi acqua che gli sarebbe stata offerta.

-Asciuga i Suoi piedi con i suoi capelli. I capelli di una donna sono la sua gloria (1 Cor. 11:15). Per molto tempo ha avuto il primo posto ai suoi occhi, ora si fa da parte, mette da parte la sua gloria per glorificare il Maestro. Non è più lei ad essere importante, ma Cristo.

Non ha smesso di coprire i suoi piedi di baci. Il suo amore per il Signore è molto grande, i suoi baci lo dimostrano. Si può immaginare una testimonianza d’amore più grande? Il Signore dirà: “ha molto amato”. Ha unto i Suoi piedi con il profumo. Forse inconsciamente, ma con l’intelligenza del cuore, porta al Signore la sua adorazione. Con questo gesto mostra che il Signore è Dio. Solo a lui è dovuto questo profumo che è simbolo di adorazione.

Durante tutta questa scena, la donna non pronuncia alcuna parola; tuttavia esce da quella casa perdonata e salvata. Le sue azioni sono un linguaggio compreso dal Signore, è il linguaggio dell’amore. Simone non comprende nulla. Il Signore sarà per lui un messaggero, un interprete tra mille (Giobbe 33:23). Parlerà una lingua che Simone capisce, quella dell’economia e della finanza (denaro, debitore, creditore…). Questa volta Simone giudica giustamente (v. 43). Il Signore parte da questo per spiegargli ciò che questa donna sta realmente facendo e aprire gli occhi di Simone su ciò che lui non ha fatto. Come questa donna, anche lui ha un debito nei confronti di Dio, ma non ne è consapevole. Non sente il bisogno di essere perdonato e salvato. Di conseguenza, non conosce l’amore del Signore né prova amore per Lui nel suo cuore.


L’attitudine di Simone

Simone il fariseo non era credente al momento di questo racconto. Speriamo che questo messaggio forte abbia toccato il suo cuore. Il suo esempio ci mette in guardia, perché anche i credenti possono manifestare lo stesso atteggiamento. Il Signore disse ai suoi discepoli:

«Guardatevi dal lievito dei farisei» (Matteo 16:11). È l’atteggiamento della propria giustizia, l’orgoglio di credersi qualcuno, di pensare di meritare qualcosa per il proprio status o per le proprie azioni. Questo produce disprezzo verso coloro che ci circondano, un atteggiamento di giudizio e severità nei confronti degli altri. Porta anche a non comprendere nulla del linguaggio divino, a essere uno di quelli che « Ma colui che non ha queste cose è cieco oppure miope, avendo dimenticato di essere stato purificato dei suoi vecchi peccati. » (2 Pietro 1:9). In una circostanza particolare, i discepoli «perché non avevano capito il fatto dei pani, anzi il loro cuore era indurito» (Marco 6:52). Guardiamoci da questo lievito che ci rende insensibili alla grazia e all’amore di Dio.


Ha molto amato

Il Signore dà a Simone questa spiegazione che può sembrarci strana: «I suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato». In effetti non abbiamo imparato il Vangelo in questo modo, perché il perdono dei nostri molti peccati non si basa sulla grandezza del nostro amore per Dio. Allora come comprendere questa frase del Signore? Troviamo la chiave in un passo della prima lettera di Giovanni che dice: «Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo» (1 Giovanni 4:19). L’amore non nasce dal nulla, tanto meno dal cuore dell’uomo, né tantomeno da quello del credente. L’amore trova la sua sorgente in Dio. È assaporando questo amore divino che ci ha perdonato, ci ha redenti e ci ha rimesso il nostro enorme debito, che l’amore per Dio crescerà nei nostri cuori.

Questo è ciò che è successo a questa donna. Nella misura in cui ha assaporato la grazia e l’amore divino per lei, il suo amore per il Signore è cresciuto. Ha amato molto in risposta all’amore di Dio per lei. Senza che lei lo sapesse fino a quando il Signore non glielo disse, il suo amore era la prova (e non la causa) del perdono dei suoi peccati.


La tua fede ti ha salvato

Il Signore concede a questa donna il perdono per tutti i suoi numerosi peccati, la salvezza che le offre è una salvezza eterna. Ciò è eccezionale perché, nei Vangeli, il Signore concede per lo più un perdono governativo legato alle circostanze terrene. Del resto, ciò non è sfuggito alle persone presenti che si chiedevano tra sé e sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?» (v. 49). Solo uno può farlo: Dio. E il Signore era lì come Dio manifestato nella carne. E qui, in risposta alla fede di questa donna e non al suo amore, le viene concesso la salvezza eterna (v. 50).

16 aprile - Sei un tipo suscettibile?

Vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta, con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore.

Efesini 4:1-2

 

Sei un tipo suscettibile?

 

La suscettibilità è presente nell’intimo di ognuno di noi, ed è fonte di sofferenza.

Se mi lascio andare a questa cattiva tendenza, vedo tutto sotto una falsa luce. Un nonnulla mi ferirà, una parola di troppo mi sembrerà una mancanza di rispetto nei miei confronti, uno scherno o una cattiveria. Sarò sempre pronto ad imputare ai miei parenti, amici e colleghi, delle intenzioni cattive. Tutto ruoterà intorno al mio “io”. Di conseguenza, non riconoscerò mai i meriti di coloro che mi circondano, non darò loro la posizione che meritano e sarò ingrato verso di loro. Che brutta cosa!

Questa deplorevole tendenza è un serio ostacolo alle relazioni cristiane che, al posto di essere armoniose e gioiose, diventano fredde e tese, senza spontaneità e senza amore. Chi è suscettibile deve imparare che cosa sono la pazienza e il perdono e, soprattutto, a stimare gli altri più di se stesso. “Perdonatevi a vicenda – scrive Paolo –  se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi” (Colossesi 3:13).

C’e solo un mezzo per guarire da questa tendenza: vivere pienamente il Vangelo. Non solo credere che Cristo è morto per noi, ma anche accettare che noi siamo morti con Lui, con tutto il nostro orgoglio e il nostro egoismo. Alla suscettibilità non resta che un posto: la morte alla croce di Cristo!

Guardiamo a Lui, perfetto modello di umiltà e di rinuncia; Lui che ci dice: “Imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore” (Matteo 11:29).


mercoledì 15 aprile 2026

15 aprile - Lode e gloria a te, Signore!

O voi che temete il SIGNORE, lodatelo!

Entrate nelle sue porte con ringraziamento, nei suoi cortili con lode; celebratelo, benedite il suo nome.

Salmo 22:23; 100:4

 

Lode e gloria a te, Signore!

 

Lode e gloria a te, Signore,

che ci hai dato un nuovo cuore.

Ogni cosa a te dobbiamo,

la salvezza è in te!

 

Il tuo Nome dà certezza,

pace, piena sicurezza.

Chi in te crede e in te confida

smosso mai sarà!

 

Dal tuo affetto generoso,

dal tuo amor meraviglioso

nulla al mondo, lo sappiamo,

ci separerà!

 

Stretti a te tienci, o Signore,

sempre fermi nel tuo amore,

fino al giorno che nel cielo

presso a te sarem.

(da Cantici Spirituali)