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giovedì 15 ottobre 2026

15 ottobre - Sete: di che cosa?

“A chi ha sete Io darò gratuitamente della fonte dell'acqua della vita”.

Apocalisse 21:6

 

(Gesù disse:) “L'acqua che Io gli darò diventerà in lui una fonte d'acqua che scaturisce in vita eterna”.

Giovanni 4:14

 

Sete: di che cosa?

 

I diversi aspetti di “sete morale” che prova l’essere umano possono essere paragonati alla sete fisica.

Nel mondo delle disuguaglianze in cui viviamo, c’è grande sete di giustizia. Dio definisce “beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia” e promette che “saranno saziati” (Matteo 5:6).

In un mondo corrotto, molti hanno sete di purezza. Dio è pronto a rispondere a quest’aspirazione e a ricompensarla: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Matteo 5:8).

In una società dura ed egoista, ogni individuo ha sete d’amore. Dio ha già risposto perfettamente a questo bisogno: “ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio” (Giovanni 3:16).

In questo mondo inquieto e tribolato, l’essere umano cerca invano la pace. Ma Gesù ha promesso: “Vi lascio pace; vi do la mia pace” (Giovanni 14:27).

Per soddisfare ogni tipo di “sete”, non serve stordirsi nei piaceri, nelle distrazioni o con delle esperienze estreme, ma bisogna trovare la giusta sorgente, la sola affidabile. Dio ce la propone in Gesù Cristo, risorsa inesauribile!

Non perdiamo il nostro tempo a correre alle diverse “sorgenti” che il mondo ci offre, ma rivolgiamoci verso Colui che vuole e può soddisfare ogni nostra “sete”. Gesù stesso ci invita: “Se qualcuno ha sete, venga a Me e beva” (Giovanni 7:37).

“Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita” (Apocalisse 22:17).


mercoledì 14 ottobre 2026

Giosia e le sue riforme (2 Re 22; 2 Cro. 33-35) parte 6

IL VALORE DELLA PAROLA DI DIO

La Bibbia registra vari risvegli tra il popolo di Dio dell'antichità. Anche la storia della Chiesa conosce tali risvegli. Ciò che colpisce è che non ne esistono due uguali. Alla fine del regno in Giuda si distinguono due risvegli, cioè quello di Ezechia e quello di Giosia. Ciò che caratterizzò il risveglio sotto Ezechia fu la fiducia incondizionata in Dio e nelle Sue promesse. Questo lo troviamo anche in Giosia, ma non è caratteristico di lui. Ciò che caratterizzò il tempo di Giosia fu la sua sottomissione incondizionata alla Parola di Dio. Il Libro della Legge appena scoperto è centrale nella storia di questo re.

La legge, di cui ogni re avrebbe dovuto fare una copia (Deuter. 17:18), era andata perduta. Naturalmente non si trattava di un libro stampato come lo conosciamo oggi, ma di un rotolo scritto a mano. Per diffondere la legge di Dio, essa doveva essere scrupolosamente copiata a mano. Non sappiamo perché questo rotolo sia andato perduto. Il motivo potrebbe essere ricercato nella storia dei predecessori di Giosia, i quali non attribuivano alcuna importanza nella loro vita alla Parola di Dio e quindi non le prestavano attenzione. Potrebbe anche essere che gli ebrei timorati di Dio avessero nascosto il rotolo nel Tempio. In ogni caso, in qualche modo era andato perduto e fino a quel momento non era stato accessibile al re.

Il ritrovamento del rotolo della legge fu un evento fondamentale nella vita di Giosia. Giosia era un uomo devoto e spiritualmente attento. Ma ora una luce completamente nuova apparve nella sua vita e si rese conto di quante cose avevano urgentemente bisogno di essere cambiate nella casa di Dio. Giosia era pronto a far risplendere questa luce in ogni angolo della sua vita e a trarne le conseguenze per sé, ma anche per il suo popolo.

Portiamo questo nel nostro tempo. Viviamo in un paese cristiano dove le Bibbie vengono stampate, vendute e distribuite ogni giorno. Molte famiglie hanno almeno una Bibbia, e spesso più di una. In realtà non possiamo immaginare cosa significhi non avere una Bibbia. Quindi il punto di partenza per noi è diverso. Giosia amava Dio, ma non conosceva la Sua Parola. Per noi non è spesso il contrario? Conosciamo la Parola di Dio, ma per quanto riguarda il nostro amore per Lui e l'ubbidienza alla Sua Parola dobbiamo sovente chinare il capo. Non si tratta di conoscere la Bibbia in modo puramente superficiale, ma la domanda cruciale è questa: abbiamo scoperto la Bibbia, la Parola di Dio, personalmente? Non serve a nulla se la Bibbia si trova su uno scaffale da qualche parte a prendere polvere. È inutile se è sul comodino o sulla scrivania. Non aiuta se la portiamo alle riunioni cristiane una volta alla settimana spesso solo la domenica. La questione cruciale è se lasciamo che la Parola di Dio ci parli personalmente, se leggiamo la Bibbia e allo stesso tempo siamo preparati a mettere in pratica ciò che leggiamo nella nostra vita quotidiana.

Questa disponibilità mancava nel popolo di Dio al tempo del profeta Ezechiele. Dio ne prese atto e pronunciò le seguenti solenni parole al Suo profeta: “Vengono da te come fa la folla; il mio popolo si siede davanti a te e ascolta le tue parole, ma non le mette in pratica; perché con la bocca fa mostra di molto amore, ma il suo cuore va dietro alla sua cupidigia. Ecco, tu sei per loro come la canzone d'amore di uno che ha una bella voce e sa suonare bene; essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica” Ezechiele 33:31-32. Mi sembra che queste parole possano applicarsi a noi molto facilmente. Leggiamo la Parola di Dio, la ascoltiamo, ma agiamo in base ad essa? La prendiamo sul serio nella nostra vita?

Ne troviamo un esempio incoraggiante tra i Tessalonicesi. Questa comunità era composta interamente da giovani convertiti. La Parola di Dio era venuta a loro, e Paolo può confermare loro che, in primo luogo, avevano ricevuto questa Parola, in secondo luogo, l'avevano assimilata e, in terzo luogo, che essa operava nella loro vita (1 Ts 2:13). Riflettiamo un po' su questi tre aspetti. Inizia con noi che riceviamo la Parola di Dio. Ciò avviene sia acusticamente che visivamente. La ascoltiamo o la leggiamo. Poi continua. La assimileremo. La Parola di Dio non deve rimanere solo nella testa, ma deve raggiungere il cuore. Dio non può compiacersi della conoscenza mentale. La testa può essere solo un canale. In ogni caso l’obiettivo è il nostro cuore. Il Signore vuole i nostri affetti. Solo se avviene questo si può arrivare al terzo punto, cioè che la parola di Dio ha effetto nella nostra vita. La parola deve muovere qualcosa dentro di noi, mettere in moto qualcosa che possa essere visto dall'esterno. Dio non ci giudica dalla quantità della nostra conoscenza, ci giudica dal fatto che lasciamo che ciò che Egli ci mostra attraverso la Sua Parola diventi visibile nella nostra vita. Questo è ciò che intende l'apostolo Giovanni quando dice: “camminano nella verità” 2 Giovanni 4.

Nella storia di Giosia, tre uomini si confrontano con il Libro della Legge. Il sacerdote Hilkiah, lo scriba Shafan e il re Giosia. Ad un esame più attento, notiamo che i primi due menzionati potrebbero non aver attribuito lo stesso valore al rotolo trovato dal giovane re. Probabilmente non abbiamo torto nel supporre che fossero entrambi fedeli uomini di Dio, probabilmente più anziani del re. Chilchia e Safan avevano un compito importante da svolgere in relazione all'opera della casa di Dio, e tutte le prove indicano che lo fecero fedelmente. Ma per entrambi non troviamo che la scoperta della legge di Dio abbia lasciato in loro un'impressione così profonda come su Giosia. Chilchia, il vero scopritore, passa semplicemente il libro a Safan. Lui lo porta al re, ma prima deve fare altre cose che evidentemente gli sono sembrate più importanti (2 Cr. 34:17-18). Il lavoro sulla Casa di Dio e il finanziamento dell'opera erano ovviamente per lui una priorità. E' di questo che sta parlando. Era attivo e impegnato. Vogliamo dare un giudizio a riguardo? Lasciamo le cose come Dio ce le descrive. Tutti possono leggere tra le righe da soli. Ma quello che vogliamo imparare da Giosia è che non solo fu pio e attivo, ma per primo diede il significato più grande alla Parola di Dio ritrovata.


(segue)

14 ottobre - Un Dio fedele

“Sono Mie infatti tutte le bestie della foresta… Mio è il mondo, con tutto quello che contiene… invocami nel giorno della sventura; Io ti salverò, e tu Mi glorificherai”.

Salmo 50:10-15

 

“Avverrà che, prima che m'invochino, Io risponderò; parleranno ancora, che già li avrò esauditi”.

Isaia 65:24

 

Un Dio fedele

 

È sera, e Anna è inquieta. Abita in una zona isolata. Suo marito e i suoi figli sono usciti al mattino per rimanere fuori tutta la giornata; ma una violenta tempesta li ha costretti a trovare un riparo per la notte. All’idea di trascorrere la notte da sola, Anna si sente invadere dalla paura. Nelle vicinanze vagano uomini poco raccomandabili… Allora, s’inginocchia e supplica Dio di aiutarla a vincere le sue paure. Non ha finito di pregare che sente abbaiare un cane. Apre la porta e il cane dei vicini entra in casa, ricoperto di neve, e va ad accucciarsi direttamente vicino al fuoco, guardandola con occhi intelligenti, come se dicesse: “Non avere paura, mi prendo io cura di te”. Riconoscente, Anna va a coricarsi e si addormenta tranquilla.

Il giorno seguente, i vicini le raccontano che non avevano mai visto il loro cane lasciare l’angolo in cui trascorre la notte. Ma ieri sera, dopo aver tentato per due ore di trattenerlo in casa, avevano dovuto lasciarlo uscire… e lui era andato dritto in direzione della casa di Anna. Anna, che crede nel Signore e nel Suo amore, ha visto in questo la mano di Dio.

Questo racconto non ci mostra forse che il Dio, al quale cui ogni cosa obbedisce, può utilizzare anche un animale per rispondere alle nostre preghiere? E ci mostra anche che Dio conosce in anticipo i nostri bisogni e prepara le risposte. Il cane non era forse agitato già da alcune ore, tanto da convincere i padroni a liberarlo nel momento preciso in cui Anna stava pregando? Anna ha ricevuto soccorso, secondo la Sua promessa, “al momento opportuno” (Ebrei 4:16).


martedì 13 ottobre 2026

13 ottobre - Ora

Ci gloriamo anche in Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, mediante il quale abbiamo ora ottenuto la riconciliazione.

Romani 5:11

 

Ora

 

“Ora”, cioè adesso, è un avverbio di uso comune che indica il momento presente o l’epoca attuale. Non è un termine di speranza, di una promessa futura, ma della certezza di una cosa che possediamo già. Quando un bambino dice: “Adesso, finalmente, ho il mio giocattolo preferito”, lo stringe forte nella sua mano ed è felice! Allo stesso modo tutti i credenti possono appropriarsi con gioia di tre certezze, di cui gode già “ora”.

– “Voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia” (1 Pietro 2:10). Non devo aspettare e sperare nell’indulgenza di Dio. Egli vuole farmi grazia, Suo Figlio ha pagato il mio debito; non devo fare altro che accettare con fede questo dono immeritato. Fare diversamente equivale ad offenderlo.

– “Non c’è dunque ora (così nel testo originale) più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù” (Romani 8:1). Purtroppo mi succede di peccare, e la mia coscienza è a disagio. Satana ne approfitta per insinuare il dubbio nel mio spirito, ma Dio è giusto e ha già regolato la questione del peccato, e del mio peccato, per mezzo del Figlio Suo Gesù. Non è possibile che io perda quella salvezza comprata e pagata a così caro prezzo dal mio amato Salvatore.

– “Carissimi, ora siamo figli di Dio” (1 Giovanni 3:2). Dio mi ha adottato, mi chiama Suo figlio, io che ero una creatura contaminata dal peccato e senza una relazione con Lui; ora per la fede ho la Sua pace. Dopo la morte non c’è un giudice ad attendermi, ma un Padre che mi apre la Sua casa!


lunedì 12 ottobre 2026

12 ottobre - Bisogna adattarsi?

Il SIGNORE è Dio, lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; e non ve n'è alcun altro.

Deuteronomio 4:39

 

Non c'è nessuno che possa fermare la Sua mano o dirgli: “Che fai?”

Daniele 4:35

 

Bisogna adattarsi?

 

A volte sentiamo dire: “I tempi cambiano, le mentalità si evolvono, bisogna adattarsi…” Sì, ma fino a che punto?

Per quanto riguarda la nostra relazione con Dio, ad esempio, nessuno può modificare né la Sua santità (“Il SIGNORE, il nostro Dio, è santo”, Salmo 99:9), né la Sua giustizia (“Il SIGNORE, il nostro Dio, è giusto”, Daniele 9:14). Nessuno può limitare il Suo amore per noi perché “Dio è amore” (1 Giovanni 4:8). Dio ci ricorda anche che non siamo noi i padroni del tempo; nessuno di noi può accelerarlo o rallentarlo. Che fare allora sapendo che Dio ha in odio il male e che si avvicina il giorno in cui bisognerà incontrarlo e rendergli conto della nostra vita? Chi sussisterà di fronte alla Sua santità e alla Sua giustizia? Se pensiamo a quel giorno potremo forse adattarci alla mentalità corrente, materialista e corrotta, ribelle a Dio e indifferente ai problemi dell’anima?

No! È necessario che il nostro cuore sia cambiato, e solo Dio può farlo. Egli ama ogni essere umano, dal più onorevole al più miserabile, e per consentire a ognuno di stabilire una vera relazione con Lui ha donato Gesù Cristo.

Caro lettore, poiché l’unico attimo che ci appartiene è soltanto quello di adesso, devi accettare senza indugio Gesù Cristo, credere che Egli dona la vita eterna a chiunque lo riceve come Salvatore. “A tutti quelli che l’hanno ricevuto Egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio” (Giovanni 1:12). “Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di essere chiamati figli di Dio” (1 Giovanni 3:1).


domenica 11 ottobre 2026

11 ottobre - Messaggero a quattro zampe

Gioisco della Tua parola, come chi trova un grande bottino.

Salmo 119:162

 

La Tua parola mi fa vivere.

Salmo 119:50

 

Messaggero a quattro zampe

 

Negli anni 20, in un ospedale missionario di Shanghai (Cina), un cane entra nel cortile e fruga tra i rifiuti alla ricerca di cibo. Trova i resti di un vecchio libro, li azzanna e se ne va verso il vicino campo militare. I soldati, incuriositi dal bottino che il cane teneva tra i denti, se ne appropriano e iniziano a leggere i fogli di quel libro. Sono parecchie pagine dell’Antico Testamento di una Bibbia in cinese.

Quei racconti biblici antichi li colpiscono, e i soldati rimangono impressionati nel vedere come Dio, da millenni, guidasse uomini e donne di fede, e anche un intero popolo: Israele. Delusi di non avere il libro completo, suppongono che il cane abbia trovato quei fogli nei pressi del vicino ospedale. Così, si presentano al responsabile, che è cristiano, e gli chiedono:

– È possibile avere un esemplare di questo libro, in buono stato?

Lui guarda quelle pagine strappate e poi esclama: – E’ la Bibbia! è la Parola di Dio, e si rivolge a tutti noi.

Quell’uomo dà loro alcune copie, ma non sono sufficienti per tutti i soldati accorsi; ognuno desiderava avere un esemplare della Parola di Dio. E’ stato necessario portare altre Bibbie, una seconda e una terza volta.

Per un certo tempo, numerosi soldati parteciparono con costanza ai corsi biblici che si tenevano nell’ospedale, e un missionario andava da loro per spiegare più dettagliatamente in cosa consisteva il messaggio dell’Evangelo di Dio riguardo al Figlio Suo (Romani 1:2). Fu così che molti ricevettero Gesù Cristo come loro personale Salvatore e Signore.


sabato 10 ottobre 2026

10 ottobre - Ogni tipo di preghiera (7)

Iabes invocò il Dio d'Israele, dicendo: “Benedicimi, ti prego; allarga i miei confini; sia la tua mano con me e preservami dal male in modo che io non debba soffrire!” E Dio gli concesse quanto aveva chiesto.

1 Cronache 4:10

 

Ogni tipo di preghiera (7)

Iabes: un appello alla grazia di Dio

 

Iabes porta un nome che significa “dolore”, perché sua madre aveva molto sofferto nel metterlo al mondo (1 Cronache 4:8). Quindi, il suo nome gli ricorderà per tutta la vita che, a causa del peccato, nel mondo c’è anche il dolore (vedere Genesi 3:16). Con quel nome, passerà forse la vita lamentandosi? Niente affatto! La consapevolezza di portare un segno delle conseguenze del peccato lo induce a invocare Dio e a chiedergli di benedirlo abbondantemente, benché non abbia alcun merito da far valere per giustificare una tale richiesta. “«Benedicimi, ti prego; sia la Tua mano con me e preservami dal male in modo che io non debba soffrire!» E Dio gli concesse quanto aveva richiesto” (v. 10).

Giacobbe, qualche tempo prima, aveva anche lui fatto un voto, ma con uno stato di spirito ben diverso. Giacobbe voleva fare la “sua parte”, concludere con Dio una sorta di contratto, mercanteggiare la sua benedizione (Genesi 28:20-22). Iabes invece è consapevole di non aver nulla da offrire a Dio; è senza pretese e invoca unicamente la Sua grazia. Sa di avere a che fare con un Dio generoso, sempre disponibile a dare, e non resta deluso: “Dio gli concesse quanto aveva chiesto”… Dio si è compiaciuto di rispondere all’umile preghiera di quell’uomo di fede, senza chiedergli nulla in cambio. Non è mai invano che facciamo appello alla grazia di Dio! Egli trova piacere in “quelli che sperano nella Sua bontà” (Salmo 147:11).

Cari lettori, tutti per nascita siamo segnati dal peccato, esattamente come Iabes, e nulla ci è dovuto da parte di Dio. Ma Lui ama benedire, e la benedizione più grande che possiamo ricevere è il perdono dei nostri peccati, la Sua pace, la promessa della vita eterna; e poi, la Sua guida nelle nostre scelte, la Sua forza nelle tentazioni, il Suo sostegno nelle difficoltà della vita.