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giovedì 19 marzo 2026

Cantico dei Cantici (12/18)

v. 11 — Noi ti faremo delle collane d’oro con dei punti d’argento.

Al versetto 9 è al singolare: il Re parla di ciò che lui vede di bello nella sua Sposa. Ma qui non è più «io», è «noi»: noi ti faremo. Vale la pena meditare questo soggetto. Questo «noi» meraviglioso è lo stesso di Giovanni 3:11 e di altri passi delle Scritture. È Dio nella sua pienezza, Padre, Figlio e Spirito Santo, allora non ancora pienamente rivelati, ma che agivano con uno stesso pensiero, uno stesso scopo, con lo stesso amore. Li troviamo già nella prima pagina della Parola, nella decisione presa insieme: «Facciamo l’uomo a nostra immagine».

In questo passo non è per creare i mondi che la deità è all’opera, ma per creare dei legami, legami d’oro e d’argento per attaccare il fedele al suo Signore. Le catene servono per legare, l’oro ci parla della giustizia divina, l’argento della redenzione, ovvero dell’opera di Cristo che ha riscattato dei colpevoli. Cosa leggiamo nella 2a epistola ai Corinzi 1:21-22? «Or Colui che con voi ci rende fermi (letteralmente: «ci lega fermamente») in Cristo e che ci ha uniti, è Dio, il quale ci ha pur segnati col proprio sigillo e ci data la caparra dello Spirito nei nostri cuori». Come sono dolci questi legami dell’amore di Dio che in giustizia e in virtù della redenzione ci legano gli uni agli altri e tutti insieme a Colui che è il Re! Come li gustiamo? Cosa sono le vanità di un mondo in cui tutto passa, in confronto a ciò che abbiamo nel Signore?

Questi legami ci fanno anche pensare ai «legami d’amore» per mezzo dei quali il Dio Salvatore voleva attirare gli uomini (Osea 11:4); e alla risposta dei ribelli: «Rompiamo i loro legami e gettiamo via da noi le loro funi» (Salmo 2:3). Come giusta ricompensa essi sono «legati nell’afflizione e nei ferri». Che distretta quando giungeranno alle porte della morte (Salmo 107:10, 18, 19)!

19 marzo - Sicurezza nell’insicurezza

Dio è per noi un rifugio e una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà. Perciò non temiamo se la terra è sconvolta.

Salmo 46:1-2

 

Sicurezza nell’insicurezza

 

La paura di epidemie, di guerre, di carestie ha sempre causato ansia e preoccupazione. Oggi ci sono nuovi problemi che assillano: l’inquinamento crescente, le crisi finanziarie, le nuove malattie, il terrorismo ecc. Con l’illusione di sfuggire a tutte queste paure, c’è chi ricorre ai farmaci, all’alcol, alla droga… Molti si danno a un attivismo frenetico o a divertimenti sfrenati.

Ma siamo proprio condannati a convivere con le nostre paure? No; la Bibbia ci parla di una sicurezza possibile, e persino certa, per chi mette la sua fiducia in Dio. Essa la descrive con diverse figure: una forte torre, un rifugio, un riparo, una roccia. In molte di queste per entrare c’è da varcare una soglia. E questa porta, ci dice il Vangelo, è Gesù Cristo (Giovanni 10:7). È Lui che ci fa godere di quella pace alla quale aspiriamo. Egli è morto e risorto perché noi avessimo la pace della coscienza, essendo i nostri peccati perdonati, e la pace del cuore, anche nelle situazioni più angosciose, perché “Dio è per noi” (Romani 8:31) ed è al di sopra di tutto.

Credere in Gesù Cristo non è detto che trasformi sempre le circostanze della nostra vita. Il cambiamento avviene anzitutto dentro noi stessi. È mediante la fede che possiamo imparare a vivere tranquilli e fiduciosi, anche nei periodi di turbamento e d’incertezza.

Il Signore ci dice: “Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà” (Giovanni 14:27). Diamogli fiducia.

mercoledì 18 marzo 2026

18 marzo - Dio si è fatto conoscere in Cristo

La grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Figlio che è nel seno del Padre è quello che l’ha fatto conoscere.

Giovanni 1:17, 18

 

Dio si è fatto conoscere in Cristo

 

Dio non solo dimostra la sua esistenza con le meraviglie del creato, ma è venuto Egli stesso quaggiù nella persona di Cristo. Colui che ha fatto i mondi si è manifestato agli uomini come uomo, in modo concreto, visibile. Dio è davvero venuto in questo mondo nella persona del suo Figlio. L’esistenza di Gesù Cristo è un fatto certo quanto lo è l’esistenza degli uomini che governavano il mondo al suo tempo. L’autenticità dei racconti che ci narrano la sua storia non può essere messa in dubbio, e la presenza della Chiesa cristiana, che si è formata dopo che Gesù Cristo è tornato in cielo, è anche una prova che Gesù non è un mito.

I Vangeli riportano le sue parole e raccontano le opere potenti che ha compiuto, e che solo un Essere dotato di un potere soprannaturale poteva compiere; opere di grazia e di amore, accompagnate da una vita pura e santa, degna di Dio. I suoi insegnamenti risplendono di una luce divina, e sono pieni di amore, di pace, di misericordia, di giustizia. I Vangeli ci fanno vedere Gesù Cristo come Colui che accoglie tutti gli uomini che hanno il cuore contrito e afflitto, i peccatori pentiti ai quali, essendo Dio, può perdonare i peccati. E lo può fare perché Cristo sulla croce ha portato le loro colpe, ha subito Lui il castigo di Dio che noi tutti, uomini e donne peccatori, avremmo meritato.

Gesù annuncia un Dio santo e giusto, ma anche un Dio d’amore che dà la pace e che promette dopo questa vita una felicità perfetta, nel cielo, presso di Lui. A Lui salga la nostra adorazione!


martedì 17 marzo 2026

17 marzo - Le sole profezie vere

Nessuna profezia venne mai dalla volontà dell'uomo, ma i santi uomini di Dio hanno parlato, perché sospinti dallo Spirito Santo.

2 Pietro 1:21

 

Le sole profezie vere

 

Le profezie contenute nella Bibbia sono sicure; e il solo modo che abbiamo per conoscere la verità sull'avvenire, è conoscere la Bibbia. Come abbiamo letto nel versetto di oggi, “nessuna profezia venne mai dalla volontà dell'uomo, ma i santi uomini di Dio hanno parlato, perché sospinti dallo Spirito Santo”.

Dio si è servito di uomini diversi e in circostanze, tempi e ambienti molto differenti; ma tutti sono chiamati santi uomini di Dio, uomini separati dal male, come indica l'attributo di santi, che sovente imperversava nel tempo in cui vissero. Fu a motivo della loro separazione dal male che poterono essere adoperati dallo Spirito Santo. Egli dettò loro il pensiero di Dio che si riferiva alle circostanze nelle quali il suo popolo si trovava allora e che, nello stesso tempo, preannunciava ciò che sarebbe avvenuto alla fine, fino all'avvento del regno di Cristo. Se quegli uomini avessero scritto cose inventate da loro, come potrebbero i loro testi far parte di un tutto unico, con una costante linea di pensiero e, nonostante le circostanze e i tempi così diversi, e le distanze che li separavano, in piena armonia gli uni con gli altri?

Dobbiamo attenerci esclusivamente alla Bibbia per avere conoscenza degli avvenimenti futuri, almeno di quelli che Dio ha ritenuto bene di rivelarci. Specialmente ai nostri giorni, è importante ricordare l’esortazione che l’apostolo Giovanni faceva ai primi cristiani: “Carissimi, non crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo” (1 Giovanni 4:1).


lunedì 16 marzo 2026

16 marzo - L’onore e il rispetto

Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui.

1 Corinzi 12:26

 

Onorate tutti. Amate i fratelli.

1 Pietro 2:17

 

L’onore e il rispetto

 

L’onore e il rispetto vanno resi a tutti, uomini, donne, anziani, giovani. “Gli anziani che tengono bene la presidenza siano reputati degni di doppio onore, specialmente quelli che si affaticano nella predicazione e nell’insegnamento” (1 Timoteo 5:17). Ma anche i giovani devono essere rispettati, specialmente se amano il Signore e desiderano servirlo. Paolo dice al giovane Timoteo: “Nessuno disprezzi la tua giovane età” (1 Timoteo 4:12); e, raccomandandolo ai fratelli di Corinto, scrive loro: “Guardate che stia fra voi senza timore, perché lavora nell’opera del Signore come faccio anch’io. Nessuno dunque lo disprezzi” (1 Corinzi 16:10-11).

Esortare o riprendere un fratello che abbia commesso un peccato non significa disprezzarlo. Quand’anche fosse ostinato e si fosse obbligati a rimetterlo al castigo e alla scuola del Signore, il rispetto gli va pur sempre reso, perché è un riscattato del Signore.

I medesimi insegnamenti li troviamo anche nell’Antico Testamento. Eliu, uno degli amici di Giobbe, dice: “Dio è potente, ma non disdegna (lett. non disprezza) alcuno” (Giobbe 36:5). Se non lo fa Lui, possiamo forse farlo noi, povere creature mortali?

“Rendete a ciascuno quel che gli è dovuto… il timore a chi il timore; l’onore a chi l’onore. Non abbiate altro debito con nessuno se noi di amarvi gli uni gli altri” (Romani 13:7-8).

domenica 15 marzo 2026

Cantico dei Cantici (11/18)

v. 10 — Le tue guance sono belle in mezzo alle collane(lett.: gioielli),

I gioielli sono il simbolo delle varie glorie di Cristo. Il Re si compiace di parlare di ciò che vede nella sua Sposa: nota le sue gote e tutto il suo viso; le cose più belle e più preziose sono usate come immagini per farci comprendere la bellezza che Egli vede nei suoi. Qui, i gioielli che ornano le guance della donna amata sono una figura delle diverse glorie della persona di Cristo riflesse nei suoi, che brillano sui loro volti. «Contemplando a viso scoperto, come in uno specchio, la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di lui, di gloria in gloria, secondo che opera il Signore che è Spirito» (2 Corinzi 3:18).

II Re individua così qualche raggio della propria gloria sul viso dei suoi; può contemplare su di loro il riflesso della propria bellezza e delle proprie perfezioni. Non desideriamo noi assomigliare a Colui che è più bello di tutti i figliuoli degli uomini e avere un posto glorioso nel brillante corteo che l’accompagnerà nel giorno del suo trionfo? Da quale gloria saranno avvolti in quel giorno coloro che avranno sofferto per il suo nome e che, per causa sua, sono saliti anche sul rogo! E quale sarà la gloria di coloro che oggi osservano la sua Parola con una santa obbedienza! La loro ricompensa sarà come dei gioielli attorno al loro collo!

v. 10 — e il tuo collo è bello tra i filari di perle.

La collana, nelle Scritture, suggerisce l’idea di una ricompensa pubblica assegnata a coloro che hanno ubbidito a Dio e gli sono stati sottomessi piegando il loro collo alla sua autorità. Il Signore ha detto: «Prendete su voi il mio giogo ed imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore e voi troverete riposo alle anime vostre, poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero» (Matt.11:29-30). Il giogo si mette sul collo, perché la nostra volontà sia subordinata interamente a quella del Signore (al contrario di quella dei principali fra i Tekoiti i quali non piegarono il collo al servizio del Signore! (Neemia 3:5).

Daniele, quando era prigioniero nel paese dei Caldei, ha ubbidito in quel paese lontano come se fosse stato a Gerusalemme, nei tempi più belli della storia del popolo di Dio. Non ha voluto contaminarsi mangiando i cibi delicati del re e, come giusta ricompensa, l’Eterno gli ha dato la saggezza e una grande gloria, e gli ha fatto mettere al collo una catena d’oro. Era una gloriosa risposta di Dio alla fedeltà del suo servitore. Questa collana del re di Babilonia era di oro che perisce, ma la ricompensa che il Signore darà a coloro che gli obbediscono sarà una ricompensa che dura per l’eternità.


(segue)

15 marzo - Il Redentore

Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurvi a Dio.

1 Pietro 3:18

 

Cristo ci ha riscattati.

Galati 3:13

 

Il Redentore

 

La Bibbia ci parla di un uomo che è passato attraverso delle sofferenze grandissime: Giobbe. Fu privato dei beni e dei figli, e fu colpito da una grave malattia che lo faceva terribilmente soffrire. Era un uomo dalla vita esemplare, un giusto, ma si lasciò sfuggire dei lamenti contro Dio (Giobbe 27:2) perché non capiva la ragione delle sue disgrazie.

Giobbe riconosceva che Dio vede tutto e valuta ogni cosa (31:4). In quei tempi remoti, senza disporre della Bibbia, Dio gli aveva fatto capire che c’è un “aldilà”, tanto che Giobbe affermò che quando il suo corpo si sarebbe disfatto, avrebbe visto Dio (19:26). Non era spaventato pensando alla morte, perché poteva affermare: “Io so che il mio Redentore vive” (v. 25). Un redentore è colui che riscatta il prigioniero, lo schiavo, e che porta la liberazione.

Per molti di noi, la vita è costellata di episodi dolorosi che ci sembrano incomprensibili. Ma leggiamo nella Lettera ai Romani che “tutte le cose cooperano  al bene di quelli che amano Dio” (Romani 8:28). Giobbe, attraverso le prove, conobbe Dio più da vicino, tanto che alla fine esclamò: “Il mio orecchio aveva sentito parlare di te, ma ora l’occhio mio ti ha visto”.

Quel redentore di cui Giobbe parla è venuto sulla terra nella persona di Gesù Cristo, per liberarci dalla schiavitù del peccato. A quelli che riconoscono di aver bisogno di essere liberati e accettano il Suo sacrificio perfetto, Dio fa grazia e dà il perdono e la vita eterna.

Gesù è anche il tuo Redentore?