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giovedì 5 marzo 2026

Cantico dei Cantici (6/18)

v. 5 — Io sono nera ma sono bella, o figliuole di Gerusalemme, come le tende di Chedar,

Quelli che sono amati dal Re non sono delle persone apprezzabili per le loro virtù, i loro meriti, le loro buone opere. No; sono dei miserabili che, consci della loro indegnità, gridano: «Io sono come le tende di Chedar». Chedar, figlio di Ismaele, era uno dei dodici principi menzionati in Genesi 25:13-15. Lui ed il popolo nato da lui sono i principali destinatari dell’oracolo dell’Eterno contro l’Arabia (i discendenti di Ismaele), in Isaia 21:13-17. È citato molte volte nella Scrittura e sembra fosse il più importante dei suoi fratelli, sebbene non il primogenito. Chedar era uomo forte, energico, tiratore d’arco come suo padre; con il suo commercio ebbe ricchezze e gloria (Ezech. 27:21, Ger. 49:28). Il popolo di Chedar viveva in tende nel deserto ed il salmista diceva: «Misero me che soggiorno in Mesec e dimoro fra le tende di Chedar».

Un giudizio speciale su queste tende è stato pronunciato dal profeta Geremia (49:29). Esse sono l’immagine del mondo nel quale viviamo. Coloro che sono amati dal Re hanno coscienza della propria indegnità; sono per natura figli d’ira come gli altri, ma per la meravigliosa grazia del Re sono diventati il riflesso di ciò che egli era per Dio. Per questo il Re è chiamato loro Amico. Nessun Re sarà amato dal suo popolo come il Re di gloria.

v. 5 — come i padiglioni di Salomone.

Le tende del re Salomone saranno state molto belle e ci fanno pensare alla più bella di tutte, cioè la tenda che separava il luogo santo dal luogo santissimo nel tempio che Salomone aveva costruito; essa era un’immagine di Cristo nella sua perfetta umanità (Ebrei 10:20) e si strappò al momento della sua morte in croce. È in Lui e in virtù della sua morte che i suoi sono stati resi graditi a Dio, amati come Lui stesso e amati a motivo di Lui. Essi erano neri come le tende di Chedar, ma sono stati lavati nel sangue dell’Agnello e sono diventati più bianchi che neve.

05 marzo - Dio non ci propone un commercio

Il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

Romani 6:23

 

Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile!

2 Corinzi 9:15

 

Dio non ci propone un commercio

 

Noi siamo abituati a comprare, vendere o scambiare. Di rado riceviamo qualcosa gratuitamente, se non dei gadgets senza valore, spesso offerti per indurre poi all’acquisto.

Dio invece dà senza esigere nulla. Dà perché è il Dio d’amore, e non chiede nulla in cambio perché noi non abbiamo nulla che Egli possa accettare: i nostri pensieri, le nostre parole, i nostri atti sono tutti contrassegnati dal peccato.

Cosa ci ha dato Dio? Prima di tutto la sua Parola, la Bibbia. Che privilegio averla fra le mani! Essa ci comunica ciò che Egli è e ciò che ha fatto. Vi siete mai posti delle domande su chi è Dio e su come fare per conoscerlo? La Bibbia risponde. Leggetela.

Ma ecco il dono più grande che Dio ci ha fatto: il suo proprio Figlio! Ce l’ha dato perché solo Lui poteva sopportare il giudizio che avrebbe dovuto colpire noi a causa del nostro peccato.

Poi Dio ci dà la vita eterna. È un dono che offre a tutti, ma solo quelli che l’accettano la possiederanno. Per chi non crede, “l’ira di Dio rimane su di lui” (Giovanni 3:36). Soltanto “chi crede nel Figlio ha vita eterna” (Giovanni 3:36); i suoi peccati sono perdonati perché ha accettato Gesù come suo Salvatore. Cristo li ha espiati. A quelli che credono in Lui, Dio dà la pace della coscienza e del cuore (Giovanni 14:27), la gioia e una bella speranza (2 Tessalonicesi 2:16).

Accettate questo dono gratuito e magnifico, e così potrete offrire a Dio ciò che si aspetta da voi: l’amore e la riconoscenza del vostro cuore.

mercoledì 4 marzo 2026

Cantico dei Cantici(5/18)

 

v. 4 — Attirami a te! Noi ti correremo dietro!

Abbiamo già visto il bacio dell’Amico che porta la pace, il profumo del Suo nome che rallegra il cuore. È verso

lui che corre il fedele. Non ha Egli detto ad ognuno dei suoi: «Seguimi»? È Lui che attira con legami d’amore. L’apostolo Paolo, dimenticando le cose che gli stavano dietro, si protendeva verso quelle che gli stavano davanti. Egli correva diritto verso la meta che è Cristo nella gloria! Quando era sulla via per Damasco, questa gloria di Dio aveva brillato attorno a lui e, da quel giorno memorabile, uno solo fu il suo obiettivo e ad esso rivolse tutti i suoi sforzi: Cristo glorificato. Quando un fedele corre in tale maniera, trascina inevitabilmente dietro a sé i suoi compagni; non è detto: « Attirami a te e io ti correrò dietro», ma «Attirami a te, noi ti correremo dietro». Chi corre stimola coloro che lo attorniano e tutti insieme, come attratti da una potente calamita, tendono verso una stessa meta, la Persona amata.

v. 4 — Il re m’ha condotta nei suoi appartamenti;

Quando corriamo, necessariamente avanziamo verso un punto previsto. Per il fedele è un luogo glorioso: il Re m’ha condotta nei suoi appartamenti. Non si tratta ancora della «casa del Padre» che troviamo nel Nuovo Testamento (Giov. 14) e che poteva essere rivelata soltanto dal Figlio.

Isacco introdusse Rebecca nella tenda di Sara sua madre; il Re introdurrà la sposa Giudea nelle camere del palazzo; il Figlio introdurrà la famiglia di Dio nella casa del Padre! Che gioia per i fedeli del suo popolo, quando Dio li condurrà nel suo palazzo dove ogni cosa dice « Gloria! ». Allora vedranno il Re nella sua bellezza, come dice il profeta Isaia (33:17). Ma prima di queste cose, la Chiesa sarà stata raccolta nelle dimore celesti. Egli stesso disse: «Padre, io voglio che dove sono io, siano meco anche quelli che tu mi hai dati, affinché vedano la mia gloria che tu m’hai data, poiché tu mi hai amato avanti la fondazione del mondo » (Giov. 17:24). E ciò può aver luogo da un istante all’altro perché «il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insieme con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore » (1 Tess. 4:16-17). Questa speranza ha il potere di rianimare le affezioni dei suoi, ed anche risvegliare un profondo timore in coloro che sono senza speranza e che saranno lasciati dietro la «porta chiusa». Avranno un bel gridare: «Signore, aprici»; sarà troppo tardi.

v. 4 — noi gioiremo, ci rallegreremo a motivo di te;

Chi farà la nostra felicità eterna quando arriveremo alla meta? Sarà colui che avrà fatto la nostra felicità qui sulla terra, che avrà rallegrato i nostri cuori durante il cammino; Lui, e nessun altro: «Noi gioieremo, ci rallegreremo a motivo di te». Lo aveva ben compreso il salmista quando diceva: «Chi ho io in cielo fuori di Te? e sulla terra non desidero che Te» (Salmo 73:25).

v. 4 — noi celebreremo le tue carezze più del vino!

Quando il Re tanto amato avrà raccolto presso di sé i fedeli del suo popolo Israele, questi gioiranno con Lui di

tutta la sua gloria, della sua bellezza e del suo amore. Amore di cui avranno davanti agli occhi una testimonianza palese, perché gli diranno : «Cosa sono quelle ferite che hai nelle mani? » (Zacc. 13:5). Essi si ricorderanno così di questo immenso amore che lo spinse a darsi in sacrificio presso Gerusalemme, città di cui è il gran re. Noi faremo lo stesso: nel cielo e per l’eternità ci ricorderemo di quel grande amore che è stato manifestato con la discesa sulla terra del Figlio diletto, amore del quale possiamo ora godere sebbene in maniera imperfetta. Ma nel cielo, nella pienezza, sarà per noi come un oceano di cui non conosceremo mai le sponde né la profondità. Un tale ricordo alimenterà eternamente la lode dei riscattati!

v. 4 — A ragione sei amato!

Nel cielo gli affetti non saranno più parziali, ma avranno un solo ed unico oggetto, Lui, l’Amico; tutti gli occhi saranno fissi su Lui, tutti i cuori palpiteranno all’unisono per Lui, tutte le bocche saranno aperte per dargli gloria. Beati, in quel giorno, coloro che si saranno ricordati di Lui e che avranno sospirato per Lui durante la sua assenza!

Questi quattro primi versetti formano dunque un tutt’uno e tracciano, a grandi linee, il soggetto che ci occuperà in questo libro: l’amore del Messia, dalla sua prima manifestazione a un cuore fino al momento in cui, nell’eternità, questo cuore ne potrà godere in modo completo, senza distrazioni e senza impedimenti.


(segue)

04 marzo - Una morte unica

Gesù, gridando con gran voce disse: “Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio”. E detto questo, spirò.

Luca 23:46

 

Una morte unica

 

Il Signore ha volontariamente dato la propria vita. Sulla croce ha gridato “con gran voce” e poi ha consegnato il suo spirito nelle mani del Padre. Prima di Lui, come dopo di Lui, nessun uomo crocifisso è morto in quel modo. “Pilato si meravigliò ch’Egli fosse già morto” (Marco 15:44); il centurione, che “era lì presente di fronte a Gesù”, e aveva potuto osservare sul suo volto tutti i segni della sofferenza e il dolore di quell’agonia: “avendolo visto spirare a quel modo, disse: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio»” (Marco 15:39).

Questa tragica scena ci rivela l’abbassamento profondo di Gesù uomo, ma anche la sua suprema e divina grandezza. Egli ha dato “la sua vita per le sue pecore”; nessuno gliel'ha tolta. Aveva detto: “Io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di ripigliarla. Quest'ordine ho ricevuto dal Padre mio” (Giovanni 10:15-18). È interessante notare che il verbo greco tradotto qui con deporre, e che significa anche “rimettere”, “dare”, è lo stesso di Efesini 5:2: “ha dato se stesso per noi…”. E non lo troviamo in nessun altro passo a proposito della morte d’un uomo, tanto che l’uso che ne fa qui Giovanni (19:30) è assolutamente unico nella Scrittura. Questo conferma che Gesù ha dato la propria vita con un atto d’autorità, facendosi “ubbidiente fino alla morte e alla morte della croce” (Filippesi 2:8).

Noi, uomini e donne perduti, possiamo ora vedere il peccato abolito dal Signore il quale, per pagarne l’altissimo prezzo, ha sofferto il supplizio della croce e l’abbandono di Dio. Se abbiamo compreso il suo amore e accolto la sua grazia, facciamo salire a Lui e al Padre un cantico di gioia e di lode!


martedì 3 marzo 2026

Cantico dei Cantici (4/18)

v. 3 — I tuoi profumi hanno un odore soave; il tuo nome è un profumo che si spande;

Conoscere l’amore dell’Amico è una cosa, altra cosa è conoscere Lui che ne è la piena manifestazione. Lo Spirito Santo, divino consolatore, inviato dal Signore stesso, ha il compito di farcelo conoscere. Questo libro, dall’inizio alla fine, ci dice quanto è sublime. Nel tabernacolo, che era stato eretto da Mosè nel deserto, e che era l’immagine delle cose che sono nei cieli (Ebrei 9:23), il profumo di aromi bruciati sull’altare d’oro saliva continuamente nella presenza di Dio. Questo profumo, composto « secondo l’arte del profumiere» e di odore soave, ricordava il profumo, a nient’altro paragonabile, del nome di Gesù. L’apostolo Paolo ne conosceva l’eccellenza quando diceva: « Ma grazie siano rese a Dio che sempre ci conduce in trionfo in Cristo, e che per mezzo nostro spande da per tutto il profumo della sua conoscenza. Poiché noi siamo dinanzi a Dio il buon odore di Cristo fra quelli che sono sulla via della salvezza e fra quelli che sono sulla via della perdizione: a questi, un odore di morte, a morte; a quelli, un odore di vita, a vita » (2 Cor. 2:14-16).

Per coloro che amano il Signore Gesù, che hanno in Lui la vita eterna, il nome di Gesù, che è stato sparso nel mondo per mezzo dell’Evangelo, è un odore di vita, un profumo soave, il profumo che riempie il santuario celeste. Parlate di Gesù a coloro che lo conoscono; la gioia li invade. Non è forse lui che sarà la loro gioia per l’eternità?

v. 3 — perciò t’amano le fanciulle!

Dobbiamo imparare a familiarizzarci con le immagini che lo Spirito Santo usa nelle Scritture, altrimenti corriamo il pericolo di scoraggiarci o di cadere in errore nella lettura e nella meditazione di tali soggetti. Confrontando queste immagini con altri passi comprendiamo meglio ciò che Dio vuole insegnarci.

«È gloria di Dio nascondere le cose; ma la gloria dei re sta nell’investigarle» (Prov. 25:2). Per quale motivo il residuo dei fedeli d’Israele ci viene presentato come delle giovani fanciulle? Poiché non è ancora venuto il momento in cui saranno manifestati in gloria, con il Re, e riconosciuti da tutti come la sposa terrena. Così è della Chiesa, la Sposa celeste. L’apostolo diceva ai Corinzi: «Io vi ho fidanzati ad un unico sposo, per presentarvi come una casta vergine a Cristo» (2 Cor. 11:2). Ma in Apocalisse, dove vediamo Cristo che viene nel suo regno, non abbiamo più le medesime immagini; è detto che «la sua Sposa si è preparata, e le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro, perché il lino fino son le opere giuste dei santi» (Apoc. 19:7-8).

Non si tratta più di relazioni segrete e intime fra l’anima del fedele e il suo Signore, ma di una manifestazione gloriosa e pubblica di ciò che Cristo è per i suoi e di ciò che essi sono per Lui.

03 marzo - Incorruttibile

Siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, cioè mediante la parola vivente e permanente di Dio.

1 Pietro 1:23

 

Incorruttibile

 

Non passa settimana senza che vengano alla luce nuovi episodi di corruzione a tutti i livelli e in ogni campo, politico, economico, religioso, sportivo. Neppure le cause più nobili ne sono esenti. Che fare? disperarsi? scivolare verso l’indifferenza? lasciarci trasportare da questa corrente?

La Bibbia dice che “la corruzione è nel mondo a causa della concupiscenza” (2 Pietro 1:4), e che questa concupiscenza abita nel cuore di ogni essere umano (Giacomo 1:14). Dunque, siamo tutti interessati; nessuno si illuda di essere incorruttibile, di non avere desideri impuri, aspirazioni illecite, impulsi verso il male.

Ma la Bibbia ci mostra pure come possiamo sfuggire alla corruzione che è nel mondo: ricevendo da parte di Dio la Sua stessa natura. Il seme incorruttibile della Parola di Dio, quando è accolto nel cuore, produce un frutto incorruttibile, una nuova natura. Chi crede in Gesù Cristo riceve la vita eterna e il possesso di “un’eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile… conservata in cielo” (1 Pietro 1:4).

Appropriatevi delle promesse meravigliose che ogni giorno potete scoprire nella Bibbia e mantenete vivo il contatto con Lui mediante la preghiera. Solo così troverete la forza per sfuggire alla tentazione ed evitare il peccato.

lunedì 2 marzo 2026

02 marzo - Quale vita?

Mi hai concesso vita e grazia, la tua provvidenza ha vegliato sul mio spirito.

Giobbe 10:12

 

Che cos’è la vostra vita? Siete un vapore che appare per un istante e poi svanisce.

Giacomo 4:14

 

Quale vita?

 

Ognuno di noi si forma delle idee in relazione alle proprie esperienze e ai rapporti che ha con gli altri. Ogni giorno dobbiamo prendere molte decisioni, grandi o piccole, e questo implica la distinzione fra ciò che è bene e ciò che è male, che è permesso o proibito. Una scelta che facciamo, anche se non sempre ne siamo consapevoli, è di vivere senza Dio oppure in relazione con lui; ed è la scelta più importante che ci sia.

Se la vita fosse tutta un’assurdità, se i nostri atti non avessero alcun senso, o se tutto fosse già deciso in anticipo, sarebbe illusorio tentare di dare una regola alla propria vita. Se fosse solo materiale, perché mai dovremmo pensare ai valori spirituali ed eterni? Invece la vita, pur essendo fragile, ci porta inevitabilmente sulla soglia dell’eternità. Col suo insieme di gioie e di pene, la nostra esistenza è misteriosa e complessa. In un certo senso è impenetrabile. Abbiamo dunque bisogno d’una guida sicura per renderla utile, feconda, e per evitare il fallimento finale.

Non possiamo negare che nella vita qualcosa di grande e di bello c’è, e questo non viene dal caso, ma da Dio, il nostro Creatore. Se è Lui che ci ha dato la vita, è normale che ci abbia anche fatto conoscere le sue leggi, la sua volontà, il suo amore. Lo ha fatto tramite le rivelazioni della Bibbia, e soprattutto con la venuta di Cristo. Soltanto Lui può insegnarci il senso della vita, farci comprendere perché esistiamo sulla terra, cos’è la morte, se c’è un aldilà… Dio non si rivolge a dei filosofi, ma a uomini normali che devono cercare umilmente la Verità per viverla ogni giorno.