Seguici anche su Facebook!

Seguici anche su Facebook! Unisciti al Gruppo cliccando su:
https://www.facebook.com/groups/287768858057968/

venerdì 20 febbraio 2026

“Deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge” (2/2)

 Il peccato


Oltre a ogni peso, il passo di Ebrei 12:1 ci dice che dobbiamo “deporre” il peccato, per poter correre la gara e vincere il premio. Del peccato è detto “che così facilmente ci avvolge”. In realtà, essendo la carne è ancora in noi, se non vegliamo, le vanità e le contaminazioni del mondo agiscono su essa ed eccitano le concupiscenze del cuore. Di qui a commettere il peccato non v’è che un passo che purtroppo spesso facciamo, per mancanza di vigilanza. Eccoci allora avvolti nelle reti del peccato e fermati nella nostra corsa.


È dunque necessario fare attenzione, nel nostro cammino quotidiano, alle cose apparentemente poco importanti, ma che potrebbero nuocere alla santità interiore e alla separazione dal male per amore del Signore. Dobbiamo respingere il peccato, opporre un rifiuto energico alle tentazioni del nemico e mantenerci vicini al Signore. Qui, nella sua comunione, saremo preservati dalle cadute. Come per il “peso” da deporre, la risorsa per la liberazione dal peccato è “fissare lo sguardo su Gesù”. Quando guardiamo a Lui, il nuovo uomo entra in azione e i suoi affetti per la persona di Cristo sono fortificati; e il cuore è liberato dalla concupiscenza tramite la potenza dello Spirito Santo che agisce nella nuova natura e che esclude ciò che influisce sul vecchio uomo. Un fratello ha scritto: “Quando si guarda a Gesù tutto è più facile; quando non si guarda a Lui, tutto è impossibile… In Lui, e in Lui soltanto, si getta lontano e senza alcuna riserva mentale ogni ostacolo; non si può combattere il peccato con la carne”.


La Scrittura elenca alcuni peccati precisi che siamo tenuti a “deporre”: “ogni impurità e residuo di malizia” (Giac. 1:21); “ogni cattiveria, ogni frode, l’ipocrisia, le invidie e ogni maldicenza” (1 Pietro 2:1); “bandita (greco: apotithèmi, come in Ebrei 12:1) la menzogna, ognuno dice la verità al suo prossimo” (Ef. 4:25); “deponete anche voi tutte queste cose: ira, collera, malignità, calunnia; e non vi escano di bocca parole oscene” (o vergognose – Colossesi 3:8).


Tutte queste cose sono il frutto della propria volontà e del cuore naturale e, di conseguenza, sono incompatibili con la vita di Cristo in noi. Queste manifestazioni del vecchio uomo sono anche in contraddizione completa con l’esempio che il Signore ci ha dato nel suo cammino quaggiù. Ora il credente, essendo morto con Cristo, ha spogliato il vecchio uomo con tutto ciò che lo contraddistingue e ha rivestito il nuovo che è secondo l’immagine di Colui che l’ha creato. La vita del nuovo uomo deve dunque manifestarsi in pratica. Per questo, da una parte dobbiamo rifiutare tutto ciò che proviene dal vecchio uomo, fonte corrotta da cui scaturiscono “ogni impurità e ogni residuo di malizia”; d’altra parte, dobbiamo mostrare i tratti caratteristici della nuova natura, cioè la vita di Cristo in noi. Solo lo Spirito Santo ci può condurre a realizzare queste cose.


Deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, per poter correre per Cristo e verso di Lui.

20 febbraio - Sono tutti riscattati?

Cristo Gesù ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti.

1 Timoteo 2:5-6

 

“… la sua vita come prezzo di riscatto per molti”.

Matteo 20:28

 

Sono tutti riscattati?

 

L’opera redentrice del Signore Gesù è di portata universale. Non c’è nessuna distinzione fra il popolo terreno di Dio (Israele) e le altre nazioni: tutti gli esseri umani sono schiavi del peccato e di Satana e tutti hanno bisogno di essere riscattati, resi liberi. Il suo sangue ha la capacità di cancellare i peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi; “Egli è il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo” (1 Giovanni 2:2).

Possiamo allora dire che tutti gli uomini sono salvati? Se abbiamo fatto attenzione, nel secondo versetto citato oggi il Signore Gesù ha parlato della propria missione e ha detto: “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti” (Matteo 20:28). Perché non per tutti? Chi sono questi “molti”? Sono quelli che riconoscono di essere schiavi del peccato, che sentono il giogo di questa schiavitù, e chiedono a Dio di essere liberati (Giovanni 10:17-18). È soltanto per questi che il Signore ha pagato il prezzo del riscatto.

Anche il profeta Isaia, vedendo in anticipo i risultati gloriosi dell’opera della redenzione, aveva attribuito a Dio queste parole riguardo al suo gradimento per l’opera di Cristo: “Perciò io gli darò la sua parte fra i grandi... perché egli ha portato i peccati di molti” (Isaia 53:12). Molti, però, non significa tutti.

Lettore, se non sei anche tu fra i “molti”, sei ancora schiavo e perduto. Sappi che il Redentore ti sta cercando perché vuole liberarti, per la tua beatitudine eterna e per la tua vera gioia.

giovedì 19 febbraio 2026

“Deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge” (1/2)

di M. Tapernoux


Nella sua vita il credente è sempre posto di fronte a delle scelte. Da una parte, deve “apprezzare le cose migliori” (Fil. 1:10), che si tratti di un servizio da compiere o di una grazia da cogliere, e d’altra parte è tenuto a respingere con fermezza tutto ciò che non è conforme alla volontà di Dio.


“Deponiamo (greco: apotithèmi, che esprime l’idea di disfarsi di qualcosa per non essere appesantiti o ostacolati) ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta.” (Ebrei 12:1-2).


Il credente è chiamato a “correre la gara” per ottenere il premio. In vista di questo, deve deporre tutto ciò che potrebbe ostacolarlo nello sforzo verso la meta, si tratti di preoccupazioni, di difficoltà, di gioie terrene, insomma tutto quello che accaparra la nostra mente e il nostro cuore.


L’atleta determinato a vincere non potrebbe caricarsi di pesi di nessun genere e, se ne avesse, se ne sbarazzerebbe subito, per essere alleggerito al massimo e correre così nelle migliori condizioni. E noi, non siamo anche noi sovente degli “atleti” che pretendono di correre con dei pesi addosso? Vogliamo correre, ma senza rinunciare ai “pesi” ai quali siamo incatenati: pigrizia spirituale, attaccamento ai beni terreni, egoismo sotto tutte le forme, senza parlare della mondanità. Pensiamo all’esempio dell’apostolo Paolo che considerava “spazzatura” tutto quello che poteva ostacolarlo nella corsa (Fil. 3:8). Questa dovrebbe essere la nostra valutazione delle cose del mondo, perché i vantaggi e i tesori che esso offre, come pure tutte le vanità, sono come delle reti sul nostro percorso e dei pesi che ci portiamo addosso.


Non c’è da stupirsi se tanti “corridori” credenti, poco dopo una partenza promettente, smettono presto di correre e si stendono sulla pista per riposarsi, affaticati e ostacolati da tutto ciò che non hanno voluto lasciare prima di iniziare a correre. E non sono mai più ripartiti. “Dormire un po’, sonnecchiare un po‘, incrociare un po’ le mani per riposare… la tua povertà verrà come un ladro, la tua miseria, come un uomo armato” (Prov. 6:10-11).


“Un po’”. Quale insidia satanica si nasconde in questa espressione apparentemente insignificante! Il “peso”, che ci fa perdere la gara, e quindi il premio, non ci è mai presentato dal nemico come qualcosa di pericoloso, ma come una cosa lecita, addirittura indispensabile. “Devo pur lavorare, riposarmi, distrarmi, e così via”. Certamente! Ma da quando queste cose, di per sé lecite, prendono nel nostro cuore il posto che appartiene al Signore, diventano dei pesi che dobbiamo posare. Su questo argomento il Signore ha pronunciato delle parole che faremmo bene meditare: “Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio… Chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo… Così dunque ognuno di voi, che non rinunzia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo” (Luca 9:62).


Ma come possiamo “deporre ogni peso”? Fissando gli occhi su Gesù! Così il nostro cuore è occupato di lui, i nostri affetti sono concentrati sulla sua persona e siamo liberati da ciò che può ostacolarci. Un fratello ha scritto: “In Cristo troviamo non solo quello che risponde agli affetti della vita e della natura nuova che possediamo, ma anche la potenza per scartare ciò che non è conforme ad essa e che è della carne”.


Alleggeriti di ogni peso, possiamo correre la corsa che è davanti a noi. Più avanziamo e meglio discerniamo la meta gloriosa verso la quale ci stiamo dirigendo; ed essa ci sarà sempre più preziosa. Questa meta è Cristo stesso, un Cristo celeste, nel quale riceviamo le “cose promesse” (Ebrei 11:13).


(segue)

19 febbraio - A chi appartiene il nostro corpo?

Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale per ubbidire alle sue concupiscenze.

Romani 6:12

 

Siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo.

1 Corinzi 6:20

 

A chi appartiene il nostro corpo?

 

Un credente non può prendere come scusante di una vita di peccato la sua debolezza umana, perché in lui c’è lo Spirito Santo, “persona” divina che fornisce tutta l’energia necessaria per vivere secondo Dio. Lo Spirito è a disagio se in noi vi sono dei vizi o dei comportamenti corrotti, e si rattrista. E quando lo Spirito è rattristato noi siamo dei cristiani in crisi, senza potenza, incapaci di rendere una testimonianza efficace verso gli increduli.

Sia chiaro, nessuno di noi arriverà mai ad essere perfetto sulla terra. La scuola che Dio ci fa nel corso di tutta la nostra esistenza ha in vista proprio la nostra santificazione, perché possiamo essere sempre più conformi all’immagine del suo Figlio; ma solo quando “lo vedremo com’Egli è” (1 Giovanni 3:2), saremo resi “simili” a Lui. Per questo Paolo scrive ai Tessalonicesi: “Il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo” (1 Tessalonicesi 5:23).

Dunque, il nostro corpo è “per il Signore” perché è “del Signore”. Il nostro cuore è suo. Gliel’abbiamo dato con gioia quando abbiamo capito quanto era sporco e abbiamo creduto al suo amore e al suo perdono. Sono sue le nostre mani e i nostri piedi, e dobbiamo fare attenzione a dove andiamo e a quello che facciamo. Sono suoi i nostri occhi e le nostre orecchie, e ci dobbiamo impegnare a selezionare, secondo “i suoi gusti”, quello che guardiamo e che ascoltiamo. Solo così saremo felici e Dio sarà onorato.

(da “1200 giorni con Gesù”)

mercoledì 18 febbraio 2026

18 febbraio - La perfetta efficacia del sacrificio di Cristo

Una volta sola, alla fine dei secoli, (Cristo) è stato manifestato per annullare il peccato con il suo sacrificio.

Ebrei 9:26

 

La perfetta efficacia del sacrificio di Cristo

 

Come possiamo essere sicuri che il sacrificio di Cristo abbia raggiunto lo scopo, che è quello di far sì che i peccatori, se si pentono e credono, scampino alla “morte eterna”? Se Cristo si fosse limitato a morire, come muoiono certi uomini in nome di un ideale, e non fosse poi risorto, lo scopo non sarebbe stato raggiunto. Il ricordo e l’esempio della sua vita terrena perfetta non ci sarebbe stato di alcuna utilità perché nessuno sarebbe mai riuscito ad imitarlo, e ognuno sarebbe rimasto col peso dei propri peccati e quindi condannato. “Gesù Cristo, nostro Signore, è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione” (Romani 4:25). “Se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati” (1 Corinzi 15:17). Ciò che dà sicurezza e tranquillità ai credenti è la vittoria del Signore Gesù sulla morte e la sua glorificazione alla destra di Dio.

Egli si è fatto “ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome” (Filippesi 2:8-9). Dio ha così dimostrato di avere pienamente gradito l’opera del suo Figlio. Le Sue sante, giuste e inderogabili esigenze sono state completamente soddisfatte. L’opera del Signore è stata perfetta, completa, definitiva. “Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica” (Romani 8:33).

A Dio Padre e al Signore Gesù siano la lode e l’adorazione da parte di tutti i credenti che, grazie a Lui, sono diventati, in Lui, “giustizia di Dio” (2 Corinzi 5:21)!


martedì 17 febbraio 2026

Signore?

“Perché mi chiamate: "Signore, Signore!" e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, io vi mostrerò a chi assomiglia. Assomiglia a un uomo il quale, costruendo una casa, ha scavato e scavato profondamente, e ha posto il fondamento sulla roccia; e, venuta un'alluvione, la fiumana ha investito quella casa e non ha potuto smuoverla perché era stata costruita bene. Ma chi ha udito e non ha messo in pratica, assomiglia a un uomo che ha costruito una casa sul terreno, senza fondamenta; la fiumana l'ha investita, e subito è crollata; e la rovina di quella casa è stata grande”  Luca 6:46-49.


L'appellativo Signore significa Padrone; il che comporta la sua totale autorità sulla nostra vita, la nostra appartenenza a Lui e l'obbligo, da parte nostra di ubbidirli in ogni cosa.

Chiamarlo Signore e non ubbidirli è un'illogica contraddizione. Non è sufficiente che professiamo semplicemente la sua signoria su di noi. Una fede e un amore genuini sottintendono l'ubbidienza.

Mi chiami Via ma non mi percorri.

Mi chiami Verità ma non mi credi.

Mi chiami Vita ma non mi vivi.

Mi chiami Signore ma non mi servi.

Affermi che io sono il Pane della vita ma non ti nutri delle mie parole.

Per illustrare l'importanza di queste verità, Il Signore racconta la storia di due costruttori.

L'uomo savio e colui che viene a Cristo (salvezza), ascolta le sue parole (insegnamento), e le mette in pratica (ubbidienza). Non si è limitato a scavare ma ha scavato “profondo” fino a che non ha trovato la Roccia. Eccolo il fondamento, ecco il segreto per cui la tua casa non crollerà.

17 febbraio - Operazione verità!

(Gesù ai farisei:) “Voi vi proclamate giusti davanti agli uomini; ma Dio conosce i vostri cuori”.

Luca 16:15

 

Dio è luce, e in lui non ci sono tenebre… Se camminiamo nella luce, com’egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.

1 Giovanni 1:5, 7

 

Operazione verità!

 

Dobbiamo ammettere che sovente cerchiamo di apparire diversi da come siamo. Sarà per timore di non essere capiti o per proteggerci o per salvaguardare i nostri interessi o per ottenere stima e riconoscimenti… In ogni caso per trarne un vantaggio. Ma Dio non può essere ingannato; Egli ci conosce bene. Davanti a Lui, che valore ha la buona opinione che possiamo avere di noi stessi o l’immagine che cerchiamo di presentare agli altri? Alla presenza del Dio santo e puro, “tutta la nostra giustizia”, dice il profeta, è “come un abito sporco” (Isaia 64:6).

Per conoscere veramente l’amore di Dio, dobbiamo accettare il suo verdetto sul nostro stato morale.

Solo se crediamo che l’amore di cui Dio ci ama è grande e risolutivo e che sulla croce il Signore Gesù ha cancellato i peccati di tutti quelli che mettono in lui la loro fiducia, ci sarà possibile vedere il nostro stato di peccato in tutta la sua gravità. Ma la luce del Vangelo ci libera da ogni timore; il credente può dire che l’amore di Dio è luce per lui, e che è in questa luce che Dio lo vede.

Siamo sinceri davanti al nostro Dio che ci ama. Lui ci conosce a fondo. E invece di sforzarci di apparire agli altri migliori di quelli che siamo, chiediamo a Dio l’aiuto per correggere i nostri eventuali difetti e per migliorare, se è il caso, i nostri comportamenti.