Seguici anche su Facebook!

Seguici anche su Facebook! Unisciti al Gruppo cliccando su:
https://www.facebook.com/groups/287768858057968/

venerdì 15 maggio 2026

15 maggio - Bibbie abbandonate

Cercate nel libro del SIGNORE e leggete.

Isaia 34:16

 

Beati… quelli che ascoltano la parola di Dio e la osservano!

Luca 11:28

 

Bibbie abbandonate

 

Parecchi anni fa, l’evangelista Erino Dapozzo fece comparire, in alcune città della Svizzera romanda vicine al lago Lemano, degli annunci nei quali richiedeva delle Bibbie, anche usate, per il suo lavoro missionario. Un giorno ricevette la risposta da parte di un albergatore che diceva di avere parecchie Bibbie da offrirgli. Al suo arrivo gli spiegò: “Vede, questo è il mio albergo, e lì di fronte c’è la chiesa. Le coppie che si sposano ricevono in dono una Bibbia coi loro nomi scritti in bella calligrafia sulla prima pagina. Poi vengono a pranzo qui con gli invitati, e quando gli sposi partono, strappano quella prima pagina e lasciano qui il libro”. Nel suo armadio c’erano 62 Bibbie nuove, abbandonate!

Questo fatto illustra la poca importanza che si dà alla Parola di Dio, in particolare nei paesi dell’Europa occidentale. Se ci viene offerta una Bibbia come regalo di matrimonio o per un’altra occasione, come reagiamo? Curiosità, gioia, stupore? O indifferenza, sospetto o anche disprezzo? Abbiamo anche noi, come quelle giovani coppie, l’impulso di escludere Dio dalla nostra vita? Oppure siamo consapevoli che la Bibbia è come una lettera che Dio ha scritto per l’intera umanità e per ciascuno in particolare? È la lettera del Dio di grazia che ci parla del dono di Suo Figlio, Gesù Cristo. Non disprezziamo questo solenne messaggio dell’amore divino. Impegniamoci a leggere la Bibbia con attenzione, e crediamo alle sue promesse.


giovedì 14 maggio 2026

14 maggio - Io sono il buon Pastore (4)

(Gesù disse:) “Io sono il buon pastore, e conosco le mie (pecore), e le mie conoscono me, come il Padre mi conosce e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore”.

Giovanni 10:14, 15

 

Io sono il buon Pastore (4)

 

Gli ascoltatori di Gesù sapevano che il mestiere del pastore non è facile. Giacobbe, loro antenato, era stato pastore, e diceva: “Di giorno mi consumava il caldo; di notte il gelo; il sonno fuggiva dagli occhi miei” (Genesi 31:40). Come un pastore si prende cura del proprio gregge, così Dio ha protetto il Suo popolo Israele, e lo ha condotto attraverso il deserto per quarant’anni, fino a farlo giungere alla terra promessa. Gli ha dato un buon paese, la pace e la prosperità che, purtroppo, la disubbidienza e l’idolatria hanno presto cancellato.

Dio ha anche scelto dei pastori come Mosè, Davide, e tanti altri perché si prendessero cura di questo popolo. Anche ora, per occuparsi di quelli che Dio ama è necessaria la dedizione di un pastore. Molti conduttori, però, hanno assolto male il loro compito. “Sono pastori… volti alla propria via, ognuno mira al proprio interesse” (Isaia 56:11), rimproverava Dio tramite il profeta. Così è stato e così può accadere anche oggi nella Chiesa.

Nel libro di Ezechiele, Dio annuncia in che modo Egli stesso si sarebbe preso cura del Suo gregge, di quelli che gli appartengono: “Io stesso pascerò le mie pecore, io stesso le farò riposare… io cercherò la perduta, ricondurrò la smarrita, fascerò la ferita, rafforzerò la malata” (34:15, 16). Leggiamo il Salmo 23, “Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca…”, e ne saremo edificati.

Per mezzo di parecchi profeti, Dio aveva promesso che si sarebbe scelto un Pastore fedele. E questo pastore è venuto. Il Signore Gesù si è definito “il buon pastore” e ha mostrato tutti i caratteri di Dio. La premura e l’amore verso l’umanità ingrata affermavano la Sua divinità. Egli è stato il buon Pastore che sacrifica la Sua vita per le Sue pecore (Giovanni 10:17). Ma poiché “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno” (Ebrei 13:8) il Suo amore per noi che lo amiamo non è cambiato e le Sue cure non verranno mai meno.


mercoledì 13 maggio 2026

13 maggio - Dove trovare il senso dell’esistenza?

In quel tempo… ognuno faceva quello che gli pareva meglio.

Giudici 21:25

 

Questo è Dio, il nostro Dio in eterno.

Salmo 48:14

 

La Tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero.

Salmo 119:105

 

Dove trovare il senso dell’esistenza?

 

“In un mondo in crisi, che sta perdendo i punti di riferimento, dove trovare il senso dell’esistenza e delle risposte sul futuro? Forse in una spiritualità personale, nella qualità della felicità, nei piaceri facili, nell’altruismo…? Non mancano all’uomo iniziative unificanti e valori comuni?” Queste domande sono state poste nell’introduzione di una conferenza su un argomento di attualità, che però non è approdato a conclusioni concrete.

Chi può darci una risposta pertinente, valida, se non Dio che ci ha creati e che ci ama? Egli dice: “Io so i pensieri che medito per voi, pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza” (Geremia 29:11).

Questa speranza ci è offerta già fin d’ora se crediamo in Lui. E’ la speranza della vita eterna, cioè l’accesso permanente alla presenza di Dio, come figli davanti al loro Padre. Per dare a noi questa vita, Gesù è dovuto venire sulla terra, soffrire e morire sulla croce. Egli ha pagato un prezzo immenso per liberare ognuno dalla sua condizione di uomo peccatore, lontano da Dio.

Il credente sulla terra, consapevole della propria fragilità e delle proprie debolezze, si lascia modellare e guidare da Gesù, che l’ha salvato e gli ha indicato la via che porta alla vita. Certo del suo avvenire eterno, egli desidera piacere a Colui di cui condividerà la gioia e la gloria nel cielo.


martedì 12 maggio 2026

12 maggio - 2. Se non ho amore non ho nulla

(Gesù disse:) “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri”.

Giovanni 13:35

 

L’amore non fa nessun male al prossimo.

Romani 13:10

 

2. Se non ho amore non ho nulla

Testo estratto dalla Bibbia. 1 Corinzi 13:1-8, 13

 

 

“Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,

ma non avessi amore,

sarei un rame risonante o uno squillante cembalo.

Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti,

ma non avessi amore,

non sarei nulla.

Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri,

se dessi il mio corpo a essere arso,

e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente.

L’amore è paziente,

è benevolo;

non si vanta,

non si gonfia,

non si comporta in modo sconveniente,

non cerca il proprio interesse,

non s’inasprisce,

non addebita il male,

non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità;

soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.

L’amore non verrà mai meno… Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore; ma la più grande di esse è l’amore.”


lunedì 11 maggio 2026

Panoramica di Levitico 23 (5/9)

La festa delle Primizie (Levitico 23:9-14)

La festa doveva essere celebrata il primo giorno della settimana, che viene menzionato per la prima volta in questo capitolo. La Pasqua veniva celebrata il quattordicesimo giorno del mese, che avrebbe potuto essere un qualsiasi giorno della settimana, poi seguivano immediatamente i sette giorni celebrativi della festa dei pani azzimi. Qui, invece, abbiamo un giorno ben preciso della settimana, “il giorno dopo il sabato”. Quando il Signore Gesù, la vera Pasqua, fu immolato, il primo giorno della settimana fu solamente tre giorni e tre notti dopo, che cosa successe in quel giorno? Egli resuscitò dalla morte “primizia di quelli che sono morti” (1 Corinzi 15:20). Nessuno, eccetto il Signore Gesù, è stato resuscitato da Dio senza mediazione umana e perfino coloro che ha resuscitato per mezzo di Lui, prima di Gesù stesso, morirono una seconda volta, ma il Signore Gesù resuscitò ad una vita segnata dall’incorruttibilità.

La festa delle Primizie poteva essere celebrata dal popolo d’Israele solo nel paese di Canaan. Non vi erano primizie nel deserto, le spighe da agitare si trovavano solo nella terra promessa. La celebrazione di questa festa parla a noi, che fin da ora godiamo del pieno possesso delle benedizioni che Dio ha elargito per il Suo popolo celeste, di cui Canaan è una figura. Dio non vuole che siamo dei cristiani senza gioia, anzi desidera che ci rallegriamo della relazione che abbiamo con il Signore Gesù e di tutte le benedizioni che ci ha assicurato. Questa comunque non è l’ultima festa, ve ne sono altre quattro, tre delle quali strettamente collegate fra di loro.


(segue)

11 maggio - 1. Amore vincitore

L’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio… Dio è amore. In questo si è manifestato per noi l’amore di Dio: che Dio ha mandato il Suo Figlio unigenito nel mondo, affinché, per mezzo di Lui, vivessimo.

1 Giovanni 4:7-9

 

1. Amore vincitore

 

Per il nostro bene, Dio nostro Creatore ci ha dato nella Bibbia delle istruzioni che riguardano tutti gli aspetti morali della nostra vita, l’integrità, la purezza, l’onestà, la fedeltà ecc… Questi sono stati per tanti secoli i fondamenti morali delle società cristianizzate. Le persone più anziane possono testimoniare di aver ricevuto questi insegnamenti, anche alla scuola pubblica.

Oggi, purtroppo, gran parte di queste nozioni sono rifiutate perché, si dice, pregiudicherebbero la nostra libertà; la nozione di bene e di male non dev’essere un ostacolo per potersi godere la vita. Bisogna favorire l’emancipazione dell’individuo… Così, la coscienza perde i suoi punti di riferimento. La volontà dell’uomo che si svincola dalla volontà di Dio porta all’incremento della violenza e dell’immoralità. L’indipendenza da Dio fa emergere l’egoismo e l’ orgoglio del cuore umano, “ingannevole e insanabilmente maligno”(Geremia 17:9).

Di fronte a questa marea di male, chi avrà la vittoria? Soltanto l’amore di Dio che dimora in chi riconosce la fondatezza di ciò che Dio dice nella Bibbia perché Egli stesso è amore e luce. L’amor proprio, egoista e interessato, mescolato al desiderio di possedere e di affermarsi, è esattamente l’opposto di ciò che è stato il comportamento di Gesù Cristo. Egli ci ha amati fino all’estremo quando, inchiodato alla croce, è morto per cancellare davanti a Dio il debito dei nostri peccati.

Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16). Che queste parole siano scolpite nel cuore e nella coscienza di ognuno di noi.


domenica 10 maggio 2026

Panoramica di Levitico 23 (4/9)

La festa dei pani azzimi (Levitico 23:6-8)

La seconda festa seguiva immediatamente la celebrazione della Pasqua, iniziava il quindicesimo giorno del primo mese del calendario stabilito da Dio per il Suo popolo e durava una settimana. “Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità” (1 Corinzi 5:8). Questi sette giorni di festa ci parlano di un periodo completo, essendo il sette il numero divino della perfezione o completezza. Non siamo qui esortati a celebrare la cena del Signore, come qualcuno dice, ma piuttosto, visto che la festa dei pani azzimi durava sette giorni subito dopo la Pasqua, è una figura di come dovrebbe essere la nostra vita dopo aver creduto al Signore Gesù. Il popolo d’Israele, in quei giorni, avrebbe dovuto astenersi dal lievito che nel Vecchio Testamento è figura del peccato non giudicato. Era proibito per un Giudeo avere del lievito in casa la settimana dopo la Pasqua. Quindi Dio, in 1 Corinzi 5:8 quando dice che i cristiani non dovrebbero avere vecchio lievito o lievito di malizia e malvagità parla così del vecchio uomo (la nostra vita prima della conversione). Sebbene il vecchio uomo sia “stato crocifisso” (Romani 6:6), abbiamo ancora in noi la nostra vecchia natura, la carne, ma essa non ha nessun diritto di agire in quanto è stata messa a morte alla croce. La nostra vita quotidiana dovrebbe essere marcata dal giudizio di noi stessi e dagli azzimi della sincerità e della verità.


(segue)