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domenica 8 febbraio 2026

08 febbraio - Il muto linguaggio della natura

Quanto sono numerose le tue opere, SIGNORE!... La terra è piena delle tue ricchezze.

Salmo 104:24

 

La sua eterna potenza e divinità (di Dio) si vedono chiaramente… per mezzo delle opere sue; perciò essi (gli uomini) sono inescusabili.

Romani 1:20

 

Il muto linguaggio della natura

 

La natura ci parla. Si esprime senza far sentire una voce, ci dà un’eloquente testimonianza senza aver lasciato tracce scritte. La parte visibile della creazione, l’ambiente in cui viviamo, così ricco e vario, ci affascina e ci stupisce.

Una passeggiata in un bosco ci dà già un saggio della diversità, dell’armonia, del meraviglioso interagire del mondo animale e vegetale. La voce della natura interpella chi è disposto a udirla. Il suo messaggio è così forte che la Bibbia dichiara inescusabile l’uomo che, osservando la creazione, si rifiuta di discernere il suo Autore. Il Dio invisibile si rivela attraverso la sua opera visibile.

Dio è il creatore di tutto ciò che esiste (Isaia 44:24). L’ordine e la bellezza della natura riflettono la sua infinita saggezza, la sua potenza, la sua bontà (leggere il Salmo 104). Ogni sua opera nel creato testimonia delle sue cure verso noi. Il Signore Gesù ha detto che il Creatore, il nostro Padre celeste, così attento ai bisogni degli animali e delle piante, lo sarà a maggior ragione verso i bisogni di coloro che ripongono in Lui la loro fiducia (Matteo 6:30).

La natura merita le nostre cure e il nostro rispetto. Ognuno di noi ha il dovere di proteggerla. Però, non facciamo di essa una divinità, una “madre” da idolatrare. Lasciamo soltanto al Creatore la gloria delle sue opere meravigliose e ringraziamolo per questo beneficio. “Egli fa germogliare l’erba per il bestiame, le piante per il servizio dell’uomo; fa uscire dalla terra il nutrimento…” (Salmo 104:14).


sabato 7 febbraio 2026

07 febbraio - La fede e la pazienza di Giobbe

Avete udito parlare della costanza (o pazienza) di Giobbe, e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore.

Giacomo 5: 11

 

La fede e la pazienza di Giobbe

 

Conoscete la storia di Giobbe, colpito da così tante sciagure? Nell’arco di poco tempo perse ogni cosa: prima i figli, poi il bestiame, la casa, la salute. Delle ulcerazioni cutanee lo facevano tremendamente soffrire. Alla fine sua moglie gli disse: “Lascia stare Dio e muori!” (Giobbe 2:9). I suoi amici, invece di confortarlo, lo accusavano. Ed è in questa situazione che quell’uomo di fede esclamò: “Ma io so che il mio Redentore vive… lo contempleranno i miei occhi” (Giobbe 19: 25, 27).

Che fede ammirevole! Aveva perso tutto, ma gli restava Dio! Sapeva di avere un Redentore, un Salvatore vivente, e che un giorno, anche se la sua carne fosse tornata alla polvere, lo avrebbe visto con i propri occhi, in un corpo nuovo. Che livello di conoscenza poteva avere un uomo vissuto in epoca così lontana? Non lo sappiamo. Ma quello che conta sono la sua certezza e la sua fiducia nel Dio che non mente.

Che esempio per noi! Noi abbiamo la Parola di Dio e lo Spirito Santo per comprenderla e conosciamo il nostro Redentore, il Signore Gesù, che Giobbe non poteva conoscere. Impegniamoci sempre, nei giorni sereni come in quelli difficili, a nutrire la nostra anima con questa grande speranza: il nostro Redentore è vivente e ben presto verrà a prenderci. “Sappiamo che quand’Egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com’Egli è” (1 Giovanni 3:2).


venerdì 6 febbraio 2026

06 febbraio - Un perdono immeritato

Dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata.

Romani 5:20

 

La bontà di Dio ti spinge al ravvedimento.

Romani 2:4

 

Un perdono immeritato

 

Si sta celebrando il processo a un serial killer. I famigliari delle vittime sono chiamati a deporre. Ad uno ad uno passano davanti alla gabbia dell’imputato e descrivono alla corte il dolore e l’amarezza che provano. L’accusato rimane in silenzio, senza manifestare la minima emozione. Alla fine, una donna anziana, madre di una delle vittime, si fa avanti e guardando l’assassino negli occhi pronuncia queste parole straordinarie: “Io ti perdono”.

Con sorpresa generale, l’accusato prorompe in singhiozzi, e per la prima volta esprime la sua vergogna, i suoi rimorsi. Il perdono di quella donna non ha cancellato l’orrore dei suoi crimini né la sua colpa, e il tribunale lo ha giustamente condannato, ma ha prodotto lacrime di pentimento.

Questo episodio illustra la potenza della grazia, in particolare della grazia di Dio. Da molto tempo Dio avrebbe potuto porre fine alla sua pazienza di fronte agli atti di egoismo e di malvagità di cui noi, esseri umani, continuiamo a riempire la terra. Invece, ancora oggi, Dio offre il suo perdono a tutti noi, peccatori colpevoli.

Ma il perdono di Dio è molto diverso da quello della donna di cui abbiamo parlato prima; quello non ha impedito che fosse emessa una giusta sentenza di condanna, mentre il perdono di Dio ci salva completamente e ci fa evitare il giudizio (Giovanni 3:18). E questo è possibile in quanto Egli ci ha amati fino al punto di darci il suo unico Figlio e di far subire a Lui la pena che noi meritavamo. “Il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui”, scrive il profeta Isaia (53:5). Se credo che Gesù è morto per me, sono salvato.

Non restiamo insensibili di fronte a questa immensa bontà. Dio ci spinge al ravvedimento. Confessiamogli le nostre colpe e la malvagità del nostro cuore, e accettiamo il suo perdono!

giovedì 5 febbraio 2026

05 febbraio - Il dovere della “memoria”

Poi (Gesù) prese del pane, e dopo aver reso grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”… Diede loro il calice dicendo: “Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è versato per voi”.

Luca 22:19, 20

 

Il dovere della “memoria”

 

Numerosi “luoghi di memoria” servono a mantenere nel tempo il ricordo di personaggi celebri o di avvenimenti, spesso tragici, della nostra storia.

Per i credenti, esiste un memoriale ancora più importante perché evoca un unico straordinario sacrificio: “l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre” (Ebrei 10:10). Nessun uomo ha sperimentato una sofferenza morale paragonabile a quella di Gesù Cristo perché ha subìto sulla croce, Lui che era l’unico giusto, il castigo che meritavano i nostri peccati.

Questo memoriale delle sue sofferenze e della sua morte, l’ha istituito Gesù in persona: è chiamato “la cena del Signore” (1 Corinzi 11:20). Essa è costituita dal pane e dal vino, simboli che ricordano ai credenti ciò che il Signore ha compiuto per amor loro. Il pane è il ricordo del corpo che il Signore ha “dato” per ognuno di noi ed è anche il simbolo dell’unità dei veri credenti che costituiscono la sua Chiesa (1 Corinzi 10:16, 17; 11:24). Il vino parla del suo sangue versato (Matteo 26:27, 28), il sangue della Vittima perfetta che “purifica da ogni peccato”.

“Fate questo in memoria di me”, ha detto Gesù. Abbiamo risposto a questo suo desiderio espresso “la notte in cui fu tradito”? Abbiamo a cuore di annunciare “la morte del Signore, finché egli venga”? (1 Corinzi 11:23, 26)


mercoledì 4 febbraio 2026

Una mattina speciale

Tutti noi siamo, con la vita che viviamo, in attesa di qualcosa.  Il lavoratore attende il weekend per il riposo, oppure le ferie o l’agognata pensione. Aspettiamo i risultati di un esame medico, lo studente attende il giorno degli esami. La nostra vita viene vissuta in una costante attesa di qualcosa, di qualcosa di speciale che illumini la nostra esistenza.

Ogni mattina ci appare come una promessa di rinnovamento, di un inizio nuovo, della possibilità di vivere qualcosa di diverso.

Ma ci fu una mattina diversa dalle altre. Sembrava la più triste, ma si rivelò la più grandiosa. Per le donne venute al sepolcro di Gesù, quella era una mattina di lutto, di tristezza, di delusione profonda. Gesù era stato crocifisso, e le speranze che avevano riposto in lui si erano infrante…

“La mattina del primo giorno della settimana, molto presto, vennero al sepolcro al levar del sole” Marco 16:2.

Invece, quel giorno stava per rivelarsi un giorno di stupore e di gioia. Stupore nel vedere che la pesante pietra che impediva l’accesso al sepolcro era stata rotolata, ed emozione constatando che il sepolcro era vuoto! Ma dov’era Gesù? Dove avevano messo il suo corpo? 

“Perché cercate il vivente tra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato”. Luca 24:5-6

Le donne furono confortate prima dalle parole degli angeli: “Perché cercate il vivente tra i morti?”, e poi dall’incontro con Gesù in persona, risorto dai morti.

La mattina della risurrezione di Gesù è unica. La vita ha trionfato sulla morte, Gesù è vivente nei secoli dei secoli! 

Noi che lo amiamo e confidiamo in Lui sappiamo che trionferemo con Lui. Anche se dovremo passare per la morte, ne usciremo gloriosi. Poiché siamo uniti al Signore risuscitato, anche noi parteciperemo alla gioia del mattino della risurrezione. Che tutta la nostra vita sia illuminata dalla luce del Cristo vivente, e che la sua gioia risplenda sul nostro volto!

04 febbraio - “Sono alla ricerca”

(Gesù disse:) “Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”.

Giovanni 8:12

 

Avete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio.

1 Giovanni 5:13

 

“Sono alla ricerca”

 

Molti che s’interessano di una religione o che la praticano dicono di essere “alla ricerca”. Essi considerano una presunzione avere delle certezze e pensano che essere alla ricerca sia un segno d’intelligenza e un atteggiamento di umiltà. Ma cercare sempre senza mai trovare non è demoralizzante?

– Si possono cercare delle certezze in se stessi, ma i pensieri e i sentimenti umani sono una base instabile; non si concluderebbe nulla.

– Si può cercare la pace seguendo pratiche religiose o teorie filosofiche. Ma queste non danno affatto la pace alla coscienza.

– Si possono studiare, con metodi scientifici, le meraviglie del creato, ma sorgeranno sempre nuovi interrogativi che non è detto ottengano una risposta.

Allora, apriamo la Bibbia! È uno scritto veritiero perché proviene da Dio “che non può mentire”, il Dio che conosce ogni cosa in modo perfetto. La Bibbia è la sua rivelazione data all’uomo (Tito 1:2). In essa troviamo affermazioni e certezze, come quelle dei versetti di oggi. Dio dice chiaramente che ogni uomo è peccatore (Romani 3:23) e che in questo stato dovrà essere condannato. Ma con ugual forza dice che Egli ama ogni essere umano e indica il mezzo per sfuggire al suo giudizio: la fede in Gesù Cristo (Giovanni 3:16). Dio non ci ha nascosto nulla, e in risposta si aspetta che gli diamo fiducia: questa è la fede”. Non credergli sarebbe un insulto imperdonabile. Accettiamo dunque l’amore di Dio e appoggiamoci sulle certezze che Egli ci dà.

martedì 3 febbraio 2026

Valori

Ho letto di recente una notizia bizzarra. Sembra che una coppia di banditi abbia fatto irruzione nel grande magazzino di una città. Essi riuscirono ad entrare nel negozio e vi rimasero abbastanza a lungo ma senza riuscire ad aprire le casse e a impossessarsi del denaro. Quindi fuggirono, ma ciò che è insolito in questa storia e ciò che fecero i banditi. Essi non presero nulla, assolutamente nulla. Ma ciò che fecero fu davvero ridicolo. Si misero a scambiare i cartellini sui vari prodotti. I valori furono mutati, “riprezzarono” gran parte della merce del grande magazzino.

Voi non ci crederete ma la mattina successiva nessuno si accorse di nulla. I clienti cominciarono a fare acquisti. Il negozio funzionò come al solito per quattro ore prima che qualcuno si accorgesse di quello che era successo.

Quatto ore! Alcune persone fecero dei buoni affari. Altre rimasero sconcertate.


Difficile da credere?

Non dovrebbe.

Vediamo accadere le stesse cose ogni giorno. Siamo tempestati da un distorto sistema di valori. Vediamo le cose che nelle nostre vite hanno maggior valore svendute per pochi spiccioli e le scemate più inutili valutate milioni.

I nostri valori sono stati confusi. Qualcuno è entrato nel supermercato è ha cambiato le targhette con i prezzi. 

Si spasima per avere quanto più denaro possibile mentre il valore dell'essere umano è assolutamente svilito.

Tutto è cominciato quando qualcuno ci ha convinti che la razza umana non è diretta da nessuna parte. Che gli uomini non hanno un destino. Che questa assurda esistenza non ha né capo né coda. Il seguito è ancora peggio. Se l'uomo non ha destino egli quindi non ha doveri. Non ha obblighi e responsabilità.

Il valore ora viene misurato secondo due criteri: l'apparenza e i risultati.

Un sistema abbastanza inflessibile, non è vero? Dove colloca i ritardatari? O i brutti e gli ignoranti? Dove si mettono gli anziani e gli handicappati? Quale speranze hanno i bambini?

Nella Scrittura, l'uomo si sta dirigendo verso qualcosa. Tutti indistintamente, alti e bassi, belli e brutti, europei e asiatici. Tutti hanno un destino stupefacente. 


Valiamo.

“Il regno dei cieli è anche simile a un mercante che va in cerca di belle perle; e, trovata una perla di gran valore, se n'è andato, ha venduto tutto quello che aveva, e l'ha comperata”  Matteo 13:45-46.

Egli vende tutto. Il Signore ha lascito tutto, ha annichilito se stesso, ha rinunciato a tutti i suoi diritti per acquistare qualcosa che ha stimato essere di gran prezzo.


Valiamo.

Nessuno di noi lo merita, ma ogni uomo ha un grande valore per Dio.

Ricordalo la prossima volta che qualcuno ti disprezza e cerca di farti passare per un poveraccio, ricordalo. Pensa al modo in cui Gesù ti accoglierà


“Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato ciò che saremo. Sappiamo che quand'egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com'egli è” 1 Giovanni 3:2.