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martedì 31 marzo 2026

31 marzo - L’uomo di George Street

Fin dal mattino, semina la tua semenza e la sera non dar posa alle tue mani; poiché tu non sai quale dei due lavori riuscirà meglio: se questo o quello, o se ambedue saranno ugualmente buoni.

Ecclesiaste 11:6

 

L’uomo di George Street

 

Tutto è cominciato alcuni anni fa in una chiesa del sud di Londra. Alla fine del servizio domenicale, un credente si alza e chiede se può raccontare la sua conversione a Dio. Glielo concedono, e allora racconta:

“Abitavo a Sidney, in Australia. Qualche mese fa, andando a far visita a dei parenti, camminavo in Gorge street, quando un piccolo uomo coi capelli bianchi è uscito da un negozio e mi ha offerto un opuscolo dicendo: «Mi scusi, signore, lei è salvato? Se morisse questa sera, andrebbe in cielo?». Questa domanda mi ha travagliato e, anche grazie all’aiuto di un amico credente, ho accettato Gesù come mio Salvatore”.

Qualche mese dopo, un pastore di quella chiesa fece un viaggio; andò a Perth, ad Adelaide, ad Atlanta, poi proseguì per i Carabi, e infine si recò in India. Ebbe così l’occasione di ascoltare delle testimonianze di persone convertite e, con sua grande sorpresa, venne a sapere che molte di loro erano state portate alla conoscenza di Cristo nella città di Sydney, grazie all’incontro con un vecchietto che aveva rivolto loro questa domanda: “Scusi, lei è salvato? Se morisse questa sera, andrebbe in cielo?”. Per alcuni, quest’incontro era avvenuto da poco tempo, per altri alcuni anni prima.

Sei mesi dopo, lo stesso pastore si trovava a Sydney e chiese a un credente della chiesa locale se conosceva un piccolo uomo dai capelli bianchi che distribuiva opuscoli in George street. Quello rispose: “Sì, lo conosco, si chiama Mr Jenner; ma è molto vecchio e ora non può più fare questo lavoro”.

(segue e si conclude domani)

lunedì 30 marzo 2026

30 marzo - Portiamo i nostri bambini al Signore

Gesù disse: “Lasciate stare i bambini e non impeditegli di venire da me, perché il regno dei cieli è di chi è come loro”.

Matteo 19:14

 

Portiamo i nostri bambini al Signore

 

I discepoli del Signore furono eccessivamente severi quando sgridarono le madri che portavano i loro bambini al Signore perché “imponesse loro le mani e pregasse”. Temevano che il Signore si affaticasse troppo o che venisse troppo disturbato (Matteo 19:13-15). O forse non stimavano così importante per quei bambini la preghiera e la benedizione del Signore.

Sappiate che il Signore non si stanca di ascoltare le vostre preghiere; portategli i problemi dei vostri bambini, dei vostri nipoti, se ne avete, e delle persone che vi stanno a cuore. Portategli le vostre angosce e i pesi che avete sul cuore o sulla coscienza. E fatelo con l’umiltà e la fiducia di un bambino perché “il regno dei cieli è di chi è come loro”. Il Signore è sempre disponibile, come lo era stato in piena notte per Nicodemo o in pieno mezzogiorno per la donna samaritana. “Come un pastore, egli pascerà il suo gregge: raccoglierà gli agnelli in braccio, li porterà sul petto, condurrà le pecore che allattano” (Isaia 40:11).

Come per tutto ciò che ci angoscia, ascoltiamo l’esortazione del salmista Davide: “Getta sul SIGNORE il tuo affanno, ed egli ti sosterrà” (Salmo 55:22).

domenica 29 marzo 2026

29 marzo - Una classificazione troppo semplicistica?

Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.

Giovanni 3:36

 

Una classificazione troppo semplicistica?

 

“Non accetto la vostra classificazione”, diceva una signora. “Salvato o perduto, credente o incredulo… è troppo semplicistico”.

Eppure è così che parla la Bibbia. Essa distingue quelli che hanno accettato il Vangelo da quelli che, dopo averlo ascoltato, lo hanno rifiutato e non hanno creduto al suo messaggio. Per questi ultimi, “la parola della predicazione non giovò a nulla non essendo stata assimilata per fede” (Ebrei 4:2). È scivolata come l’acqua sulla roccia, senza lasciar traccia. Forse hanno apprezzato il lato poetico di alcune pagine della Scrittura, l’insegnamento morale di altre, ma non hanno creduto al messaggio centrale del Vangelo: ogni uomo è peccatore, e Gesù è l’unico Salvatore. Si comportano come dei malati gravi che rifiutano di ammettere di essere malati, e quindi rifiutano le cure adatte a curare il loro male. Così finiscono per morire, ma la colpa è loro.

La Parola di Dio, quando è accolta con umiltà, produce, mediante la potenza dello Spirito Santo, un’opera di salvezza definitiva. Non che i credenti siano migliori o più meritevoli degli altri, ma sono perdonati e salvati dal giudizio di Dio perché hanno confessato di essere peccatori, e hanno creduto al sacrificio di Gesù Cristo. Di loro la Bibbia dice: “La parola della predicazione di Dio, voi l’accettaste non come parola di uomini, ma… come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete” (1 Tessalonicesi 2:13).

Poniti questa domanda, caro lettore: faccio parte dei salvati, di quelli che credono in Gesù Cristo, morto e risorto, o sono ancora di quelli che saranno perduti per sempre?


sabato 28 marzo 2026

28 marzo - Ingegnosi nel male!

Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene.

Siate saggi nel bene e incontaminati dal male.

Romani 12:21; 16:19

 

Ingegnosi nel male!

 

Quelli che non conoscono Dio impegnano la propria intelligenza nel fare il male e spendono su quel versante molte delle loro energie e delle loro capacità. “Ingegnosi nel male”, li definisce Paolo (Romani 1:30). Ingegno e astuzia sono messi in atto per soddisfare le passioni più impure così come per fabbricare armi distruttrici.

C’è anche molta inventiva nell’usare le “arti seduttrici dell’errore” (Efesini 4:14). “Il mio popolo è stolto – scrive il profeta Geremia – non mi conosce; sono figli insensati, non hanno intelligenza; sono saggi per fare il male, ma il bene non lo sanno fare” (4:22). L’uomo usa molta astuzia nel fare il male, ma è scritto che Dio “prende i sapienti nella loro astuzia”, perché la sapienza di questo mondo è “pazzia” davanti a Lui (1 Corinzi 3:19).

Il credente ha da parte del Signore l’energia e le risorse necessarie per impegnare le proprie capacità in tutt’altra direzione. Non indaga sul male, non si contamina con esso, non perde del tempo ad approfondirlo, non ne è né incuriosito né attratto. Cercherà sempre le cose che Dio approva e “il bene gli uni degli altri, e quello di tutti” (1 Tessalonicesi 5:15); perché, sa che “chiunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato” (Giacomo 4:17).


venerdì 27 marzo 2026

27 marzo - La mano di Gesù, quando la nostra fede s’indebolisce

Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”

Matteo 14:31

 

La mano di Gesù, quando la nostra fede s’indebolisce

leggere Matteo 14:22-23

 

Gesù aveva ordinato ai discepoli di precederlo sull’altra riva del lago di Gennesaret, il Mare di Galilea. Così loro si trovarono soli sulla barca. La notte era tempestosa, le onde sbattevano la barca ed essi remavano affannosamente. Riusciranno a raggiungere l’altra riva? Ma ecco che Gesù viene loro incontro camminando sul mare. Subito non lo riconoscono e spaventati gridano. Ma la voce famigliare del Maestro li rassicura: “Coraggio, sono io; non abbiate paura!”

Pieno di fiducia, Pietro vuole andare incontro al Maestro. Gesù gli dice: “Vieni!”. Allora Pietro scende dalla barca e cammina sul mare. Ma dopo poco affonda, la sua fede viene meno… Cos’è successo? Invece di guardare verso il Maestro, Pietro ha guardato le onde e il vento. Allora grida al Signore che è pronto a soccorrerlo. Gesù tende la mano, lo afferra e gli chiede: “Perché hai dubitato?”

Questo racconto parla anche a noi. Il Signore non è più sulla terra; è nel cielo, e là prega e intercede per noi. Noi tutti dobbiamo attraversare il mare agitato di questo mondo, e i momenti di prova, di persecuzione, di dolore possono essere paragonati a delle tempeste.

Com’è bello sperimentare quella mano tesa del Signore quando la nostra fede vacilla! Possiamo sentire la presa di quella mano in occasione della visita d’un amico che ci incoraggia, o grazie alla lettura d’un passo della Parola, o in altre circostanze nelle quali percepiamo la Sua presenza. Egli è al di sopra della tempesta, ha l’autorità suprema sugli uomini e sulle cose. È Lui che ci dice: “Coraggio, sono io!” Non dubitiamo. Presto il tempo delle tribolazioni finirà e quelli che hanno creduto, raggiungeranno la riva eterna.


giovedì 26 marzo 2026

Cantico dei Cantici (16/18)

v. 15 — Come sei bella, amica mia, come sei bella!

Abbiamo qui la risposta del Re all’amore dei suoi, espresso nei versetti che precedono. Egli dice loro che cosa sono per lui e come li vede. Prima di tutto sono belli. Questa sposa che egli ha atteso durante la notte della sua assenza, e che ora è là per acclamarlo nel giorno del suo trionfo, è di grande bellezza agli occhi suoi. È Lui l’uomo che cercava delle belle perle e che, trovatane una di gran prezzo, se ne andò, vendette tutto ciò che aveva e l’acquistò. Solo Lui è capace di apprezzarne tutta la bellezza e di conoscerne il vero valore. Non si stanca di ripetere che è bella.

Forse possiamo chiederci quale bellezza Cristo può vedere in poveri esseri che sono coscienti di essere moralmente oscuri come le tende di Chedar; ma è il riflesso della propria bellezza che Egli contempla in loro. I raggi della sua gloria, così poco visibili nei suoi, sono però riflessi, come la luna che non ha in sé alcuna luce ma riflette i raggi del sole, e brilla di un dolce chiarore in seno alle tenebre che coprono la terra, mentre il sole è nascosto nei cieli (lo vedremo più avanti al cap. 6 v. 10). Quale desiderio è più grande e prezioso di poter manifestare nella nostra vita di

ogni giorno qualche raggio della gloria del nostro Signore? Il mondo lo ha respinto ed ora Egli è nascosto nei cieli; ma sappiamo che presto apparirà come il sole di giustizia che porta la salvezza «nelle sue ali» (Malachia 4:2). Di quale gloria saranno attorniati in quel giorno coloro che lo hanno amato e onorato, e che lo avranno aspettato con ansia durante la notte della sua assenza! Essi sono gli oggetti di tutto il suo amore: «Amica mia», ripete.

Gesù amava Marta, sua sorella e Lazzaro, e trovava la sua gioia in mezzo a loro. Oggi Egli ama la sua Chiesa, coloro che hanno creduto in Lui, senza averlo visto, e che osservano la sua Parola nell’attesa del suo ritorno. Ben presto Egli testimonierà questo amore anche ai fedeli in Israele che, dopo il rapimento della Chiesa, lo glorificheranno in mezzo alla più spaventosa persecuzione. Siamo coscienti di essere gli oggetti del suo più tenero amore?

v. 15 — I tuoi occhi son come quelli dei colombi.

Più avanti, in questo cantico, il Re farà la descrizione della sua sposa dalla testa ai piedi; qui non parla che degli occhi, che hanno per lui un’attrattiva enorme, e li paragona a quelli di una colomba.

La colomba di Noè non trovava un luogo per posarsi (Genesi 8:6-13) in un mondo ancora sotto le conseguenze del giudizio di Dio. Un corvo impuro poteva trovarsi a suo agio nel mondo, ma la colomba ritornò all’arca, il solo luogo in cui si sentiva a casa propria. «Chi sono costoro che volano come colombi verso il loro colombario?» (Isaia 60:8). La colomba, lontana dalla sua abituale dimora, è sempre a disagio.

I fedeli che troviamo qui realizzano ciò che dice il salmista: «Io sono un forestiero sulla terra » (Salmo 119:19). Essi sospirano al pensiero del loro Signore e gemono poiché sono lontani da Lui: la loro abitazione è presso il Signore. «Oh avessi io delle ali come la colomba! me ne volerei via e troverei riposo. Ecco, me ne fuggirei lontano, andrei a dimorare nel deserto» (Salmo 55:6-7). Meglio essere nel deserto con il Signore, che nella città dove si trova l’iniquità e il tormento.

26 marzo - Darsi al Signore

Colui che fornisce al seminatore la semenza e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà la semenza vostra e accrescerà i frutti della vostra giustizia.

2 Corinzi 9:10

 

Darsi al Signore

 

Il Signore non vuole che mettiamo a Sua disposizione soltanto il nostro denaro o il nostro lavoro, ma anche tutto ciò che è alla base della nostra vita terrena affinché sia vissuta per Lui: moventi e disegni del cuore, scelte e progetti.

Come Paolo scriverà ai Corinzi parlando dei credenti di Macedonia, essi non solo avevano dato denaro in favore dei poveri della Giudea, ma prima si erano dati loro stessi al Signore (2 Corinzi 8:5). È questo il suo desiderio: che ci diamo a Lui come “morti fatti viventi” (Romani 6:13), e i nostri corpi come un sacrificio vivente, santo, gradito a Dio (Romani 12:1). Non dimentichiamo mai che siamo stati “comprati a prezzo” e non apparteniamo più a noi stessi (1 Corinzi 6:20). Cristo è morto “affinché quelli che vivono non vivano più per sé stessi, ma per Colui che è morto e risuscitato per loro” (2 Corinzi 5:15).

Il Signore non resta debitore di nessuno; promette “cento volte tanto” a chi, per Lui, avrà lasciato qualcosa. Se gli diamo il primo posto nel nostro cuore e nella nostra vita, ne saremo abbondantemente ricompensati. Dare a Gesù il posto a cui ha diritto anche nella nostra famiglia porta la gioia e la felicità ai genitori e ai figli.