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mercoledì 16 settembre 2026

16 settembre - Impariamo a parlare!

Siano gradite le parole della mia bocca… in Tua presenza, o SIGNORE!

Salmo 19:14

 

Impariamo a parlare!

 

Il pensiero di Dio nella Bibbia è scritto; ma noi non diciamo che Dio ha scritto, diciamo che ha parlato, e quel che ha detto è stato scritto ed è giunto fino a noi. Quando noi leggiamo la “sua Parola”, sentiamo che è una comunicazione diretta di Dio e diciamo che è Lui che ci parla, come se udissimo la Sua voce. In natura, ogni essere vivente comunica in qualche modo, con vocalizzazioni, moduli di comportamento, emissioni di segnali ottici o chimici. Gli studiosi sono impegnati non poco per chiarire ciò che è ancora oscuro e cercare di interpretare le scoperte fatte. Ma la capacità di esprimere il pensiero con la parola Dio l’ha data solo all’uomo, la Sua creatura fatta a Sua immagine e secondo la Sua  somiglianza (Genesi 1:26-27).

La scienza ha ampiamente dimostrato che tutto quello che diciamo viene dal cervello, dove si formano i pensieri e dal quale provengono anche gli impulsi per far funzionare la lingua e gli organi addetti all’emissione della voce.

La lingua è un semplice muscolo e la bocca, dal punto di vista anatomico, può essere definita come il primo organo del canale alimentare. Ma la Sacra Scrittura non è un trattato di fisiologia per cui Dio, con un modo di esprimersi semplice e comprensibile a tutti, dice a Mosè: “Chi ha fatto la bocca dell’uomo?... Non sono io, il SIGNORE? Ora dunque va', io sarò con la tua bocca e t’insegnerò quello che dovrai dire” (Esodo 4:11).

La lezione che Mosè imparò in quell’occasione nel deserto di Madian, alla luce del pruno in fiamme che non si consumava mai, è la stessa che il Signore vuole insegnare a noi. Da Lui, dalla Sua Parola, impariamo quello che dobbiamo dire e come va detto, e impariamo anche ciò che non dobbiamo dire e perché non dobbiamo dirlo. Se saremo disposti a uniformarci alle istruzioni che Dio ci dà su come usare la nostra lingua, siate pur certi che cambierà qualcosa nella nostra vita personale e nella vita delle nostre famiglie e delle nostre chiese. Vogliamo assumerci questo impegno?

martedì 15 settembre 2026

15 settembre - Quattro versetti fondamentali

Gesù disse loro: “Non errate voi proprio perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio?”

Marco 12:24

 

Le parole che vi ho dette sono spirito e vita.

Giovanni 6:63

 

Quattro versetti fondamentali

(Tutti di capitoli 3 e versetti 16)

 

Al fine di favorire la memorizzazione dei testi della Bibbia particolarmente importanti, ecco quattro citazioni da memorizzare, i cui riferimenti sono tutti capitolo 3 e versetto 16:

Giovanni 3:16: “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”. Al centro dell’annuncio dell’Evangelo vi è l’amore di Dio per tutti gli uomini, manifestato col dono del Suo Unico Figlio – Cristo – e l’offerta della vita eterna.

1 Timoteo 3:16: “Colui (Gesù) che è stato manifestato in carne, è stato giustificato nello Spirito, è apparso agli angeli, è stato predicato fra le nazioni, è stato creduto nel mondo, è stato elevato in gloria”. Al centro della fede cristiana c’è questo mistero: Gesù, Dio fatto uomo, è morto in croce, è risuscitato ed è stato ricevuto nella gloria. Ha compiuto così la salvezza dei peccatori che credono in Lui.

2 Timoteo 3:16: “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia”. Al centro della fede vi è la sacra Bibbia. “Ispirata da Dio”, essa agisce con potenza in tutti coloro che la ricevono quale essa è, “Parola di Dio” (1 Tessalonicesi 2:13).

1 Giovanni 3:16: “Da questo abbiamo conosciuto l'amore: egli (Gesù) ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli”. Al centro della vita cristiana vi è la amore per il Signore e l’amore per tutti i credenti, i figli di Dio che il Signore chiama “Suoi fratelli”.


lunedì 14 settembre 2026

14 settembre - 2. “Vivere per Gesù che mi ha salvato”

Egli (Gesù) morì per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro.

2 Corinzi 5:15

 

2. “Vivere per Gesù che mi ha salvato”

 

Da quel momento decisi di affidarmi al Signore e di mettere nelle Sue mani la mia vita e i miei problemi; e il cambiamento fu spettacolare! Da allora, col Suo aiuto, tutte le mie aspirazioni, le mie speranze, i miei sogni e i miei sforzi ebbero come centro Gesù, che mi aveva salvato. La passione di imparare cose sempre nuove, il grande valore che davo allo studio e la necessità di capire i grandi pensatori, tutto questo, a poco a poco, perse valore e assunse un posto secondario, rispetto alla conoscenza del mio grande Salvatore.

Col tempo, Dio mi ha accordato il privilegio di parlare di Gesù Cristo in tutti i continenti. Io amo i popoli di questa terra, ognuno con la propria specificità. Nel corso di questi anni ho avuto la convinzione, sempre più grande, che Gesù è esattamente quello che dice di essere. È venuto per darci la pienezza della vita, per attrarci verso la bellezza e la libertà della Verità, liberandoci dalle tenebre del peccato e dalla potenza di Satana. È venuto a darci la Sua stessa gioia.

Ora incoraggio i giovani e i meno giovani a non esitare a conoscere meglio la Bibbia. In tutti i miei viaggi non ho trovato nient’altro che fosse in grado di soddisfare i più profondi desideri del mio cuore e della mia anima. Solo il Signore Gesù ha potuto farlo. Egli non è soltanto “la via la verità e la vita”; Egli è la mia via, la mia verità, la mia vita, come lo è per chiunque confida in Lui. Ricordatevi quello che l’apostolo Paolo disse agli Ateniesi: “Dio non è lontano da ciascuno di noi”(Atti 17:27)!”

Ravi Zacharias


domenica 13 settembre 2026

13 settembre - 1. “Mi ponevo tante domande”

(Gesù disse): “Perché io vivo, e voi vivrete”.

Giovanni 14:19

 

1.Mi ponevo tante domande”

 

“Sono nato a Madras, in India. Durante la mia adolescenza sono stato sottoposto a molte pressioni perché dovevo assolutamente riuscire bene negli studi. Nella nostra cultura, se non si è tra i primi, la vita non può avere successo, ma io non potevo prendere neppure in considerazione una cosa simile. Come si può immaginare, mio padre mi puniva sovente e io vivevo con un dolore segreto; e mi ponevo tante domande sul senso della vita senza ottenere risposte!

A 17 anni decisi di farla finita. Se fossi morto, pensavo, avrei risparmiato alla mia famiglia delle delusioni e a me stesso ulteriori fallimenti. Un giorno, a scuola, trovai le chiavi del laboratorio, entrai e presi di nascosto delle sostanze tossiche; a casa le misi in un bicchiere d’acqua, bevvi e… crollai a terra. Per puro caso, un dipendente dei miei genitori mi trovò e mi portò d’urgenza in ospedale dove i medici riuscirono a disintossicarmi da tutto il veleno ingerito. Se quell’uomo non fosse stato in casa quel giorno, sarei sicuramente morto.

Dopo qualche tempo, un amico venuto a farmi visita mi portò un Nuovo Testamento suggerendomi di leggere il capitolo 14 del Vangelo di Giovanni. Le parole di Gesù “Perché io vivo, e voi vivrete” mi sono entrate direttamente nel cuore, e spontaneamente ho pregato così: “Gesù, io non so bene chi tu sia, ma mi dici che tu dai la vera vita”. Non avevo coscienza di quello che rappresentasse il peccato, e nella nostra cultura non avrei mai potuto capirlo. Ma quello che ho afferrato per prima cosa era che Gesù mi offriva la Sua propria vita perché fosse la mia”.

 (segue)

sabato 12 settembre 2026

La strada per l’inferno? Una china dolce e graduale! (4/4)

Il credente... incredulo!

 

Una cosa importante da chiarire, e che invece molti trascurano. Ricordiamoci che prima di tutto dobbiamo pentirci del nostro modo di vivere sbagliato. Queste fortezze sono il nostro modo di vivere sbagliato. Ma attenzione pentimento significa “cambiamento” e non solo rimorso.

È il nostro modo di pensare, e di conseguenza di vivere, che deve cambiare. Non mi riferisco certo ad una sorta di pensiero positivo cristiano. Il pensiero positivo è quella corrente di pensiero filosofica nata per portare gli uomini ad aumentare la loro autostima e a vivere meglio. Senza troppo entrare in queste cose sappiamo che non è questa la nostra strada, vero? Noi sappiamo che una infinità di pensieri negativi circolano nella nostra mente ogni giorno, nutrendola di incredulità e negatività e di peccato. Quante volte abbiamo pensato: “Io sono un tale fallimento”, oppure: “Io sono un peccatore e basta!”, o ancora: “Ho cercato di camminare per lo spirito, ma non ha funzionato!”. Ecco pensieri come questi, magari associati a peccati non confessati, oppure ad una vita spirituale larvale, o minimalista (cioè lettura del calendarietto alla mattina, preghiera a pranzo o a cena e preghierina prima del sonno più un sano culto domenicale) costituiscono il pavimento, le mura e il soffitto della fortezza dell’incredulità in cui Satana ci costringe prigionieri.

L’incredulo, abbiamo già visto, non è solo chi non crede in Gesù Cristo! Purtroppo l’incredulo può essere anche il credente che non crede realmente alla vita di potenza che il Signore gli vuole donare. È un credente che sa tante cose, ma non le vive! È colui che non ha una fede reale e sicura in Cristo.

L’incredulo credente è colui che minimizza la portata della Parola, che la indica agli altri ma non la fa sua! È dubbioso e diffidente riguardo alle promesse della Parola, che non capisce e non fa sue. Lo conosciamo meglio come credente carnale!

C’è un bellissimo brano in Filippesi e che mi piace molto e che ha contribuito a distruggere molte fortezze nella mia vita.

Non posso che parlarvi di quello che il Signore ha fatto nella mia vita, con la speranza e la preghiera che esso possa agire in voi come ha agito in me, e continua a farlo ogni giorno.

“Per il resto fratelli tutte le cose che sono (1) veraci, tutte le cose che sono (2) onorevoli, tutte le cose che sono (3) giuste, tutte le cose (4) pure, tutte le cose che sono (5) amabili, tutte le cose che sono di (6) buona fama, se vi è qualche virtù e se vi è qualche lode, pensate a queste cose. Quello che avete imparato, ricevuto ed udito da me e veduto in me, fatelo, e il Dio della pace sarà con voi” (Fl 4:8-9).

Provate a rileggere il brano come vorrebbe farlo vivere Satana ogni giorno: Per il resto tutto le cose che sono false, tutte le cose che sono disonorevoli, tutte le cose che sono ingiuste, tutte le cose che sono impure, tutte le cose che sono ingiuste, tutte le cose che sono di cattiva testimonianza, se vi è qualche immoralità o vizio e se vi è qualche disapprovazione, ebbene pensate a queste cose. Quello che avete dentro, ricevuto ed udito dal mondo, fate tutte queste cose e il dio di questo mondo sarà con voi !”.

Quante volte il dio di questo mondo ci tiene legati a cattivi pensieri, manipolando la nostra mente. Qualcuno potrà pensare che non è così, ma provate a guardare la televisione e chiedetevi quali messaggi arrivano alla vostra mente! Sono sani e puri secondo la Parola di Dio? E l’ambiente in cui vivete? E noi come reagiamo? Quante volte capita di sentire dalla bocca di credenti l’uso di un linguaggio che non ha nulla da invidiare (come parole sconce) agli increduli. Cosa vuole Dio per noi? Cosa ha preparato per ciascuno di noi? La Parola di Dio vuole che io, te, noi tutti siamo degli esseri puri e felici, ma la purezza e la felicità non arrivano da sole. La purezza è qualcosa che va custodita come un bene prezioso, perché rispecchia la personalità di Dio. Noi ora siamo sua immagine e somiglianza! La felicità è qualcosa che ha a che fare con la nostra posizione davanti a Dio e alla pace che solo lui può metterci nel cuore. La vera felicità non dipende dalle situazioni belle e piacevoli in cui ci veniamo a trovare. No e poi no!

La pace, la vera pace ci viene data da Dio come risultato di una vera vita di comunione con il nostro Signore.

Ma come far accadere questo nella realtà? Qualcuno ha detto che noi dobbiamo essere simili a Gesù.

Che vuol dire essere simili (non uguali perché solo Gesù è stato Gesù)? Come pensava Gesù? Com’era Gesù? Come affrontava le situazioni della vita il Signore Gesù? Cosa aveva nell’animo e nella mente il Signore? Qual era la sua guida? Quale volontà ricercava? Cosa costituiva il suo piacere?

Rileggiamo il brano di Filippesi 4:8 e sentiamo lo Spirito Santo, per mezzo di Paolo, che ci dice forte: “Tutte le cose che sono genuine voglio che a quelle tu pensi. Forse ci sono cose che non sono genuine ed ipocrite: a quelle non pensare! Tutte le cose che sono degne di rispetto, ecco ciò che è giusto e su quello devi focalizzare il tuo pensiero. Tutto ciò che è puro ed amabile, sia l’oggetto costante dei tuoi pensieri. Via da te i pensieri impuri e peccaminosi, pensieri di vendetta o di sfiducia. Via da te tutto quello che ha a che fare con questi pensieri! Tutte le cose di buona fama, quelle in cui vi è qualche virtù o lode, se c’è qualcosa degno di lode…..pensa queste cose!”.

Ecco ciò che dice il Signore e che ci chiede. Proviamo a fare una lista delle cose che sono genuine. Poi una lista delle cose che sono degne di rispetto. Poi ancora una lista di cose pure, e così via. Non sto chiedendo di giocare, ma se ci fermiamo e ci concentriamo a fare questo, sono sicuro che ci farà del bene!

Occorre essere concreti, e scrivere queste cose, e poi mettere in pratica. Ricordiamo che Satana ci vuole superficiali e dimentichevoli, mentre il Signore vuole che siamo “profondi” e pronti al ricordo! Il Signore mi dà una scelta su ciò che io devo pensare. Ricordate Proverbi 23:7 “Come uno pensa nel suo cuore, così egli è (nel suo intimo)”. Se penso cose negative, o brutte, cosa potrà esserci nel mio cuore, o nella mia mente? Se penso cose negative, e le lascio dimorare nella mia mente (i nidi!), inevitabilmente sarò una persona negativa. Ma se penso cose buone e farò di tutto per mantenerle nella mia mente allora sarò diverso, ma devo lasciarlo fare a Gesù Cristo, non alle mie forze!

Mi impegno ad identificare le cose buone? Lo farò oggi, e poi domani ritornerò al mio tran-tran?

Ricordiamo che questi versetti contengono un ordine di Dio, non un optional. Se lo farò o non lo farò, dipende da me.

Ricordiamo che Satana farà di tutto per distogliere la nostra mente da queste cose.

Ricordiamoci anche che Satana non lascia la nostra mente vuota. Quindi se la nostra mente non è piena di cose buone, amorevoli, pure, giuste, vere, ecc... allora sarà piena di altro, che il Signore non gradisce, anzi! Forse non credo che sarà possibile farlo nella mia vita, o che arriverò ad avere questi pensieri sempre nella mia mente.

Ricordiamo che Satana è il padre dell’incredulità ed è bugiardo, mentre il Signore è il Padre della fede.

Ricordiamoci che il Signore Dio è il Signore della mia vita e, se lui è il Signore, ha il diritto di dirmi quello che devo fare, allora io lo devo prendere in parola lasciando a lui tutto lo spazio per agire in me “il volere e l’agire”. Lui è fedele e potente!

12 settembre - Ogni tipo di preghiera (3)

Quando Daniele seppe che il decreto era firmato, andò a casa sua; e, tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si metteva in ginocchio, pregava e ringraziava il suo Dio come era solito fare anche prima.

Daniele 6:10

 

Ogni tipo di preghiera (3)

Daniele: la preghiera, un’abitudine quotidiana

 

Deportato con i suoi compagni giudei alla corte del re di Babilonia, Daniele rimane fedele a Dio in tutta la sua condotta, tenendosi in disparte da tutti i festini di corte. Coi suoi amici, persevera nella preghiera, e Dio permette che il re Dario si accorga di questo e gli affidi delle alte responsabilità alla sua corte. I suoi colleghi, gelosi, cercano allora di mettere Daniele in difficoltà. Conoscendo le sue abitudini, convincono il re Dario a vietare nel suo regno, per un mese intero, ogni preghiera che non sia rivolta a lui; chi avesse trasgredito sarebbe stato dato in pasto ai leoni.

Cosa fa Daniele? Cerca una scappatoia? Prega di nascosto? No. Il versetto citato sopra lo descrive tranquillo, fiducioso in Dio. Per lui la preghiera non è un dovere religioso, o la recitazione di frasi imparate a memoria. No, la preghiera è la sua vita, la sorgente della sua forza; senza di essa non potrebbe assolvere i suoi doveri e portare a buon fine i suoi compiti.

Daniele prega dunque come aveva sempre fatto, senza nascondersi perché conosce il Dio a cui rivolge la preghiera e confida in Lui. Ma i suoi nemici lo sorprendono e lo gettano nella fossa dei leoni. Dio, però, veglia su di lui, e i leoni non gli fanno alcun male! Allora il re lo fa uscire dalla fossa, riconosce la grandezza del Dio di Daniele, e tutti i suoi nemici restano confusi. La fedeltà di Daniele ha dato gloria  a Dio.

La preghiera fa parte della nostra vita quotidiana e delle nostre priorità? La sentiamo indispensabile? Attenzione, perché Satana cerca con molti mezzi di privarci di questi preziosi momenti. Come Daniele continuiamo a pregare, costi quello che costi, e non saremo mai delusi!

venerdì 11 settembre 2026

11 settembre - Ioas

Badate, fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e incredulo, che vi allontani dal Dio vivente.

Ebrei 3:12

 

Ioas

(2 Cronache 23:24)

 

E’ un episodio del Regno di Giuda (circa 800 a.C.) riportato dalla Bibbia. Quando la crudele regina Atalia, che voleva usurpare il potere, sterminò tutta la stirpe reale, il piccolo Ioas scampò alla morte grazie all’intervento della zia. Tenuto nascosto per 6 anni, inizia a regnare all’età di 7 anni con l’aiuto dello zio. Durante tutto il periodo in cui lo zio gli fa da tutore, il regno di Ioas è felice: gli idoli sono tolti via e lo zelo del re si riflette in maniera positiva su tutti i sudditi che sono lieti di contribuire, coi propri beni e il proprio lavoro, al restauro del tempio che può nuovamente accogliere il culto del vero Dio. Poi lo zio muore e l’atteggiamento di Ioas cambia radicalmente: dietro consiglio dei capi del popolo torna all’adorazione degli idoli. Dio gli manda dei profeti che lo incitano a ravvedersi e a tornare sulla buona strada, ma Ioas persiste nel commettere il male; arriva persino a far uccidere Zaccaria, un figlio di quello zio che si era occupato di lui, perché lo riprendeva per aver abbandonato la via del SIGNORE. Malvagità e ingratitudine. La scomparsa di quello zio ha messo in risalto la “qualità” della fede di Ioas: pura apparenza, religiosità esteriore. Così Ioas mostra il suo vero volto, quello di una persona capace di comportarsi da criminale anche verso coloro che lo avvertivano da parte di Dio.

Comprendiamo da questo racconto che ciò che occorre è una fede personale, una relazione vivente con Dio. Nell’infanzia ci si può appoggiare sulla fede dei genitori, ma viene il giorno in cui Dio ci chiama a prendere una decisione personale, o per Lui o contro di Lui, una scelta di vita o di morte eterna; e ci dice: “Scegli la vita, affinché tu viva!” (Deuteronomio 30:19).