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venerdì 11 settembre 2026

11 settembre - Ioas

Badate, fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e incredulo, che vi allontani dal Dio vivente.

Ebrei 3:12

 

Ioas

(2 Cronache 23:24)

 

E’ un episodio del Regno di Giuda (circa 800 a.C.) riportato dalla Bibbia. Quando la crudele regina Atalia, che voleva usurpare il potere, sterminò tutta la stirpe reale, il piccolo Ioas scampò alla morte grazie all’intervento della zia. Tenuto nascosto per 6 anni, inizia a regnare all’età di 7 anni con l’aiuto dello zio. Durante tutto il periodo in cui lo zio gli fa da tutore, il regno di Ioas è felice: gli idoli sono tolti via e lo zelo del re si riflette in maniera positiva su tutti i sudditi che sono lieti di contribuire, coi propri beni e il proprio lavoro, al restauro del tempio che può nuovamente accogliere il culto del vero Dio. Poi lo zio muore e l’atteggiamento di Ioas cambia radicalmente: dietro consiglio dei capi del popolo torna all’adorazione degli idoli. Dio gli manda dei profeti che lo incitano a ravvedersi e a tornare sulla buona strada, ma Ioas persiste nel commettere il male; arriva persino a far uccidere Zaccaria, un figlio di quello zio che si era occupato di lui, perché lo riprendeva per aver abbandonato la via del SIGNORE. Malvagità e ingratitudine. La scomparsa di quello zio ha messo in risalto la “qualità” della fede di Ioas: pura apparenza, religiosità esteriore. Così Ioas mostra il suo vero volto, quello di una persona capace di comportarsi da criminale anche verso coloro che lo avvertivano da parte di Dio.

Comprendiamo da questo racconto che ciò che occorre è una fede personale, una relazione vivente con Dio. Nell’infanzia ci si può appoggiare sulla fede dei genitori, ma viene il giorno in cui Dio ci chiama a prendere una decisione personale, o per Lui o contro di Lui, una scelta di vita o di morte eterna; e ci dice: “Scegli la vita, affinché tu viva!” (Deuteronomio 30:19).

 

giovedì 10 settembre 2026

La strada per l’inferno? Una china dolce e graduale! (3/4)

Rendere prigioniero di Cristo… ogni pensiero

 

Dobbiamo sempre ringraziare il Signore perché siamo suoi e abbiamo la Parola stessa che ci assicura che nessuno ci potrà rapire dalla sua mano. La salvezza non si può perdere. Tutto il capitolo 10 dell’Evangelo di Giovanni è pieno di questa meravigliosa e benedetta promessa. Leggetelo vi prego, e rileggetelo continuamente sino a fare vostra ogni promessa! Ma, se è vero che siamo suoi, è anche vero che non siamo ancora perfetti. Quindi… che fare?

Abbiamo parlato prima delle fortezze che a volte permangono dentro di noi, ed ora daremo un nome ad alcune di loro, consapevoli che è raro che un credente non sia ostacolato da alcune di queste.

1. L’incredulità.

“Incredulo” può essere anche il credente che non ha una fede reale nella vita di potenza che il Signore gli vuole donare.

È un credente che sa tante cose, ma non le vive! Può essere difficile uscirne, ma c’è ancora speranza! Può essere utile chiedere a qualcuno di aiutarci a crescere e a maturare. Se la Scrittura dice che “Io posso ogni cosa in Cristo”, Satana ci farà credere il contrario. Ricorderete l’esempio del popolo di Israele che, proprio a causa di questo atteggiamento spirituale, ma anche mentale, non entrò nel paese che Dio gli aveva promesso e preparato. Dobbiamo sapere che Satana non vuole farmi possedere la vera fede perché vuole tenermi nella sconfitta ed in rovina. Occorre guardare a Dio con gli stessi occhi di un bambino che si fida ciecamente della propria mamma, o papà, quando egli tende la mano per attirarlo a sé.

Quante volte Dio Padre lo ha fatto, e vuole farlo! Occorre ricordare sempre proprio questo. Il ricordo delle grandi cose che Dio ha fatto per noi è un ottimo balsamo per le ferite dell’incredulità, lasciateci da Satana. Chiediamo a Dio di aumentarci il nostro senso di dipendenza da Lui, cercando la sua luce ogni giorno!

2. Il fallimento.

Quanti credenti non avanzano nella vita spirituale, perché ogni giorno vivono sulla propria pelle le sconfitte nel proprio cammino. La sconfitta è paralizzante come poche altre cose. Molte persone scendono addirittura nella depressione a causa di questa “fortezza”! Che il Signore possa essere chiamato in causa direttamente per lavorare su questa dura fortezza!

Mi permetto di dare un consiglio pratico, può essere utile pregare dicendo:

“Sì, io sono stato un fallimento, ma lo ero perché seguivo Satana colui che voleva tenermi nella sconfitta ed in rovina. Ma ora io voglio seguire Colui che mi ha cercato e trovato: non sono solo: egli ora è con me, sempre e prega e intercede per me!”

La fortezza del fallimento deve essere sostituita dalla forza e dal baluardo della fede. Occorre seguire Cristo e avremo la vittoria! “Il sangue di Gesù Cristo mi purifica da ogni peccato!”: questa è la promessa. Forse in questo caso può essere utile essere aiutati da un fratello o da una sorella più maturi nella fede e che si facciano carico di “combattere” accanto a noi.

3. L’amore che si è raffreddato.

Accade quando la vita spirituale scorre nel tempo e, perché no, arriva a mancare lo zelo oppure non si hanno chiari obiettivi di crescita spirituale. Può accadere a credenti soli o non impegnati. Non credo che nessuno abbia medicine idonee per ogni caso. Ma solo il Signore può operare nel nostro cuore per riportarlo al calore spirituale. Certo occorre magari cambiare “area”, ricordando che le sane amicizie e le relazioni spiritualmente idonee possono contribuire molto in questo caso.

Ogni caduta ha sempre un punto di partenza. Se ci sentiamo “raffreddati” e non sappiamo cosa fare, può essere utile leggere la Bibbia come facevamo un tempo, con l’entusiasmo di volerci abbeverare dalla pura Parola. Può essere anche utile riflettere sul nostro stato di “intercessori”, vale a dire: come preghiamo?

Siamo effettivamente impegnati a pregare, non solo per noi, ma anche per gli altri che ci circondano?

Può anche essere utile stare vicino a qualcuno che ci può trasmettere il suo calore spirituale. Avete mai provato ad accendere un cerino spento, senza strofinarlo? Esso si accenderà se lo mettete vicino ad un cerino già acceso.

4. La fortezza della paura, o del rifiuto.

Ci sono credenti che sono stati segnati da passate esperienze che li hanno trasformati in persone che non decidono nulla, per paura di sbagliare.

Nessuno meglio del Dio di amore può consolare questi cuori tritati e sconsolati.

Nessuno meglio del Padre può riempire d’amore questi credenti che possono essere paragonati a dei “sacchi vuoti” che non riescono a stare in piedi da soli. Se la paura è una grossa preoccupazione, dobbiamo lasciarla a colui che può portarla meglio di noi. Questa fortezza porta molto spesso alla paralisi spirituale. Ma il Signore non ci vuole schiavi, anche se questo è diventato parte della nostra natura.

“Egli può venire in aiuto a noi!” (Eb 2:18). Che fare se siamo tentati a questo modo? Probabilmente ci sono molti versetti che possono essere citati. Ma ne lascio uno sul cuore di chi si trova ingabbiato da questa esperienza: “Gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi” (1P 5:7).

Non c’è nulla che non possa essere trasferito al Signore, perché lui se ne faccia carico. Quand’è l’ultima volta che abbiamo sperimentato la sua cura? Se questi pensieri costituiscono un serio problema per noi allora dobbiamo gettarli ai suoi piedi. È perfettamente inutile che li teniamo addosso a noi. Questo è quello che vuole il nostro nemico per tenerci al palo, immobili! È possibile uscire da questa “fortezza”, prigione, attraverso un sentiero di preghiera al Signore, presentandogli la richiesta di perdono per chi ci ha fatto del male, chiedendogli inoltre di guarire la nostra anima, o le nostre ferite! Anche in questo caso un aiuto spirituale di una persona matura può essere importante ed utile.

Ci sono molte altre “fortezze” che possono essere prese in considerazione, ad esempio: uno spirito di superbia, oppure una vita con la mancanza di perdono, o la concupiscenza pesantemente insita in noi, o l’avidità, o ancora l’insieme o combinazioni di queste cose o altre ancora.

Dobbiamo lasciarci illuminare a fondo dalla Parola per rimuovere queste fortezze e rendere prigioniero di Cristo ogni pensiero. Ricordiamo cosa dice lo scrittore dei Proverbi: “Come uno pensa nel suo cuore, così egli è” (Pr 23:7).

Se vogliamo permettere al Signore di abbattere le vecchie fortezze e rendere prigioniero ogni vecchio pensiero, dobbiamo prima di tutto smettere di pensare che ogni cosa sia a posto, che così va bene, oppure che tanto non succederà niente perché le cose rimarranno invariate.

Sappiamo che non è così!

Dobbiamo umiliarci e chiedere aiuto al Signore. Satana sotto l’armatura dell’incredulità ne ha costruita un’altra, cioè quella dell’orgoglio. Infatti finché una persona non ammetterà il proprio bisogno di essere liberata da un tale ostacolo, non cercherà di essere aiutata e non sarà mai liberata ed affrancata.

I pensieri vanno fatti prigionieri e gli atteggiamenti sbagliati vanno crocifissi. Facciamo spazio dentro di noi al Signore, umiliamoci di fronte a lui e Satana fuggirà da noi !

Solo il Signore deve aver il diritto di dare la FORMA alla nostra vita, e guidare i nostri pensieri.

10 settembre - Da parte dell’autore

Fin da bambino hai avuto conoscenza delle sacre Scritture, le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù.  Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia.

2 Timoteo 3:15-16

 

Da parte dell’autore

 

Camilla, 8 anni, ha avuto l’idea di regalare a suo padre, per il suo compleanno, un Bibbia, ma si trova imbarazzata su come fare la dedica. Cosa scrivere sulla prima pagina? “Da Camilla” oppure “da parte di tua figlia” oppure “in ricordo di qualcuno che ti ama”… Indecisa va nell’ufficio del padre, prende dei libri nella biblioteca e sulla pagina di uno legge: “Da parte dell’autore”. Ecco cosa può scrivere come dedica!

Quando il padre apre il regalo e riconosce la scrittura della figlia, riflette. Chi è l’autore della Bibbia? Non è forse Dio? Si sarà forse servito della mia bambina per farmi avere personalmente il Suo Libro e invitarmi a leggerlo? Così inizia a leggere finché scopre che tutta la Bibbia è ispirata da Dio. Si rende conto che non è il prodotto della volontà dell’uomo, ma che “degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” (2 Pietro 1:21).

Come leggiamo la Bibbia? La leggiamo come una raccolta di storie o come un’opera letteraria? La leggiamo perché non potremmo dirci veramente cristiani se non l’abbiamo letta? Oppure la leggiamo con preghiera, per fare la conoscenza del suo Autore e perché essa ci riveli i Suoi pensieri?

Dio si è fatto conoscere. Nella persona del Signore Gesù si è rivelato come un Padre. “Nessuno ha mai visto Dio; l’Unigenito Dio, che è nel seno del Padre è quello che l’ ha fatto conoscere.” (Giovanni 1:18).


mercoledì 9 settembre 2026

09 settembre - 2. La collera di Mosè

Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni tipo di cattiveria! Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.

Efesini 4:31-32

 

2. La collera di Mosè

(Leggere Numeri 20:8-11)

 

In un altro episodio, sempre durante la traversata del deserto, il popolo d’Israele patisce di nuovo la sete e se la prende nuovamente con Mosè. Ma Dio è paziente e volendo il bene del Suo popolo dice a Mosè e a suo fratello Aaronne: “Parlate a quella roccia, in loro presenza, ed essa darà la sua acqua” (Numeri 20:8). Questa volta Mosè deve soltanto “parlare” alla roccia; non è necessario colpirla come la prima volta. Cristo “ha sofferto una volta per i peccati” (1 Pietro 3:18); la Sua morte non ha bisogno di essere ripetuta. Ma cosa fa Mosè? Il popolo lo esaspera, lo incolpa, e lui alza il tono della voce e grida: “Ora ascoltate, o ribelli; faremo uscire per voi acqua da questa roccia? E Mosè alzò la mano, percosse la roccia con il suo bastone due volte e ne uscì acqua in abbondanza” (Numeri 20:10-11). Non ha dato gloria a Dio, ha dato l’impressione di essere lui e Aronne a fare uscire l’acqua da quella roccia! E con rabbia la percuote due volte.

Non capita qualche volta anche a noi di perdere il controllo? A volte è uno dei nostri figli che ci esaspera, altre volte può essere un collega, un vicino di casa… Il tono di voce sale ed è possibile che si arrivi a dire e a fare cose che non vorremmo. Nel privato, Dio punirà Mosè ma, di fronte al popolo non può rifiutare l’acqua! La grazia e la pazienza di Dio sono senza limite. E così, anche in quell’occasione, la roccia, percossa senza ragione, dà la sua acqua.

Se l’ira ci spinge a parole o gesti sconvenienti, confessiamolo a Dio e alle persone offese. La Sua grazia viene incontro alla nostra debolezza; il Suo amore è inesauribile, come l’acqua che sgorga, ravviva e ristora.


martedì 8 settembre 2026

08 settembre - 1. L’acqua della roccia

Il SIGNORE disse a Mosè: “… Ecco Io starò là davanti a te, sulla roccia …  tu colpirai la roccia: ne scaturirà dell'acqua e il popolo berrà”.

Esodo 17:5-6

 

Bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo.

1 Corinzi 10:4

 

1. L’acqua della roccia

 

Il popolo ebreo, uscito dall’Egitto, ha fatto l’esperienza delle cure del suo Dio fin dall’inizio della traversata del deserto. Eppure, quando la sete si faceva sentire, invece di dal fiducia a Dio accusavano Mosè di averli liberati dalla schiavitù “per farli morire di sete”, loro, i loro figli e il loro bestiame (Esodo 17:3). Un giorno Mosè, scoraggiato, supplica Dio e Dio gli dice di percuotere la roccia con il suo bastone; Mosè esegue l’ordine ed ecco che l’acqua sgorga e tutto il popolo, nonostante sia numeroso, si disseta con il suo bestiame. Il Nuovo Testamento, seconda parte della Bibbia, ci insegna che questa roccia è un’immagine del Signore Gesù: Egli è stato “colpito” dal giudizio di Dio, che noi meritavamo, quando è morto sulla croce. Col Suo sacrificio, Gesù ci dà la vita. Un passo dell’Antico Testamento dice: “Noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di Lui e mediante le Sue lividure noi siamo stati guariti…  Chi rifletté che Egli era strappato dalla terra dei viventi e colpito a causa dei peccati del mio popolo?” (Isaia 53:4-5,8). Il Signore Gesù ha dunque sopportato al nostro posto l’ira di Dio contro il peccato, perché bisognava che la giustizia divina fosse soddisfatta. Se accettiamo che i nostri peccati sono stati la causa della morte del Signore, allora possiamo accettare anche la Sua grazia che ci dà la vita eterna, come un’acqua viva. Il Signore stesso ci invita: “Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita” (Apocalisse 22:17). 

(segue domani)


lunedì 7 settembre 2026

07 settembre - La vera libertà

Il SIGNORE libera i prigionieri.

Salmo 146:7

 

Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi.

Galati 5:1

 

La vera libertà

 

“La libertà non ha prezzo!” Quest’affermazione, ripetuta spesso, mostra quanto l’uomo desideri liberarsi da ogni obbligo. A che prezzo i governanti negoziano la liberazione di prigionieri o di ostaggi! Ma anche queste persone liberate rimangono soggette a quello che sono per natura, cioè peccatori come tutti gli uomini, e quindi schiave delle loro passioni e sottomesse al diavolo a cui ogni uomo inevitabilmente obbedisce se non ha relazione con Dio.

La libertà che Dio vuole farci conoscere è una vera e completa liberazione interiore che è il nocciolo stesso dell’Evangelo e della fede cristiana. Nessuno può sfuggire con i propri sforzi alla schiavitù del peccato né pagare il prezzo della propria liberazione: “il riscatto dell’anima sua è troppo alto e il denaro sarà sempre insufficiente” (Salmo 49:8). Ma Gesù l’ha fatto per noi. La nostra libertà è stata pagata al prezzo più alto che possa esistere: la vita del Figlio di Dio! “Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato… Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Giovanni 8:34, 36). Chi crede nel Signore cambia la propria vita e il proprio padrone; Gesù è il suo liberatore che lo libera da quelle cosiddette “libertà” che, agli occhi di Dio, altro non sono che peccato. Quanti prigionieri di ogni tipo di peccato sono stati guariti dal Signore!

Ogni cristiano è invitato a vivere “nella gloriosa libertà dei figli di Dio” (Romani 8:21). Essa è sperimentata quando si ricerca la volontà di Dio e si è felici di compierla, camminando “in modo degno del Signore per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio” (Colossesi 1:9-10).


domenica 6 settembre 2026

06 settembre - Compleanno. Un fatto realmente accaduto

Così parla il SIGNORE: “Nel tempo della grazia Io ti esaudirò, nel giorno della salvezza ti aiuterò”.

Isaia 49:8

 

“Lasciate che i bambini vengano a Me, e non glielo vietate, perché il regno di Dio è di chi è come loro”.

Luca 18:16

 

Compleanno. Un fatto realmente accaduto 

 

Siamo in Russia, negli anni 70, e la piccola Liuba compie 5 anni. Suo padre è in carcere a motivo della sua fede cristiana e la madre si chiede come potrebbe, in un giorno così particolare, dare un po’ di gioia ai figli, per alleviare la tristezza della mancanza del padre. Non ha grandi cose per la cena, solo delle patate e del lardo; ma hanno ricevuto una lettera dal loro papà. Prima della cena ringraziano il Signore, e anche la piccola Liuba aggiunge la sua preghiera: “Signore Gesù, veglia sul nostro papà perché possa tornare a casa in buona salute; benedici anche la mamma. Quando papà era con noi ci portava sempre del cioccolato per il compleanno; se a Te piace, daccene anche oggi. Amen”. I fratelli maggiori deridono un po’ la sorellina per quella richiesta, ma la mamma li fa stare tranquilli.

Ad un tratto, si sente bussare alla porta; chi può essere a quell’ora? È un amico che con una certa esitazione dice che si è sentito spinto a comprare una tavoletta di cioccolato e a portarla a loro, senza sapere il perché.

“Bravo! - grida Liuba - Dio ha esaudito la mia preghiera. Grazie, Signore Gesù!”, lasciando l’amico stupefatto, non comprendendo il perché di quelle parole.

Due settimane dopo, il padre legge ai suoi compagni di detenzione il contenuto della lettera della moglie, che gli racconta il compleanno di Liuba. Questo confortante messaggio infonde in loro delle ragioni di speranza e dimostra la potenza di Dio che veglia su quelli che mettono in Lui la loro fiducia.