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martedì 14 aprile 2026

Il SIGNORE, la nostra risorsa

Leggere il Salmo 25.


Il Salmo venticinque descrive le esperienze di un credente che è osteggiato da nemici che non vedono l’ora di trionfare su di lui (v.2); che cercano di intrappolare i suoi piedi (v.15) e lo odiano con un odio crudele e implacabile (19). Egli sente la sua desolazione ed è turbato nel cuore in presenza delle angosce da cui è circondato (v. 17).

In queste circostanze le sue esperienze assumono un triplice aspetto. In primo luogo, si affida completamente a Dio, per essere sostenuto e istruito nelle Sue vie (vv. 1-7). In secondo luogo, la sua anima è confortata meditando su tutto ciò che Dio è per coloro che lo temono (vv. 8-14). In terzo luogo, espone davanti a Dio i suoi problemi e richiama l’occhio di Dio su di sé, sulle sue circostanze e sui suoi nemici (vv.15-22).


Confidare in Dio

“A te, o SIGNORE, io elevo l’anima mia. Dio mio, in te confido; fa’ che io non sia deluso, che i miei nemici non trionfino su di me. Nessuno di quelli che sperano in te sia deluso; siano confusi quelli che si comportano slealmente senza ragione” (vv.1-3).

Il credente supera tutte le sue difficoltà grazie a un’implicita fiducia nell’Eterno. Non fa, come è stato detto, “il più piccolo passo per danneggiare il suo nemico, ma rimette il suo caso a Dio e lo lascia nelle Sue mani, cercando la Sua liberazione”. Rivolgendosi a Dio, può dire: “fa’ che io non sia deluso, che i miei nemici non trionfino su di me”.

A volte, in presenza di opposizioni e insulti, confidiamo in noi stessi e nei nostri sforzi per rispondere agli insulti e prevalere sugli oppositori, per poi scoprire che ci esponiamo alla vergogna e al trionfo dei nostri nemici. Ma il salmista dice, “…nessuno di quelli che sperano in te sia deluso”.

“O SIGNORE, fammi conoscere le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua verità e ammaestrami; poiché tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in te ogni giorno (vv. 4 e 5).

Dopo aver trovato riposo nell’affidare se stesso e le sue circostanze al Dio eterno, ora il salmista  desidera vedere le vie del SIGNORE, farsi insegnare i suoi sentieri e farsi guidare nella verità. Spesso i credenti tendono a preoccuparsi troppo delle vie malvagie degli uomini, dei loro sentieri tortuosi e degli errori che insegnano. Ma Dio ha le sue vie per guidare la condotta del suo popolo, i suoi sentieri da percorrere e la sua verità attraverso la quale istruirlo. La nostra grande preoccupazione dovrebbe essere quella di vedere le Sue vie, di essere istruiti nei Suoi sentieri; quindi non solo di conoscere la verità, ma di essere guidati nella verità. Per questa conoscenza dovremo essere continuamente dipendenti da Dio, come può dire il Salmista: “io spero in te ogni giorno”.

“Ricòrdati, o SIGNORE, delle tue compassioni e della tua bontà, perché sono eterne.  Non ricordarti dei peccati della mia gioventù, né delle mie trasgressioni; ricòrdati di me nella tua clemenza, per amor della tua bontà, o SIGNORE” (vv 7 e 8).

Il pensiero delle vie di Dio, porta il credente ad esaminare le proprie vie, spesso così contrarie a quelle di Dio. Questo porta alla confessione dei peccati e al ricorso alle tenere misericordie e all’amorevolezza dell’Eterno.

 

Trovare la propria gioia in Dio


“Il SIGNORE è buono e giusto; perciò insegnerà la via ai peccatori” (v. 8).

Soffermarsi sulle vie, sui sentieri e sulla verità di Dio porta il Salmista a deliziarsi in Dio. Ha confessato i suoi peccati, ma contemplando che Dio è “buono e giusto”, ha fiducia nel fatto che insegnerà la sua via anche a un peccatore.

“Guiderà gli umili nella giustizia, insegnerà agli umili la sua via” (v. 9).

Se dunque l’Eterno è buono e retto, ci deve essere una giusta condizione d’animo per apprezzare le vie di Dio, per camminare nei suoi sentieri e imparare la sua verità. È il mite che Dio guiderà e “insegnerà agli umili  la Sua via”. Quante volte possiamo perdere la guida e l’insegnamento dell’Eterno a causa della nostra vanità e della nostra presunzione, ma il riconoscimento del peccato e la consapevolezza della bontà di Dio portano a uno spirito di mitezza che si lascia guidare da Dio e la luce sulla nostra via porta ad un giusto giudizio sul bene e sul male.

“Tutti i sentieri del SIGNORE sono bontà e verità per quelli che osservano il suo patto e le sue testimonianze” (v.10).

Inoltre, ogni passo che facciamo nei sentieri dell’Eterno sarà segnato dalla bontà e secondo verità, per coloro che obbediscono alla parola, che “osservano il Suo patto e le Sue testimonianze”.

“Per amor del tuo nome, o SIGNORE, perdona la mia iniquità, perché essa è grande” (v.11).

Rendendosi conto della misericordia e della verità del Signore, l’anima può essere si apre completamente con Dio. Non cerca di scusare o minimizzare i suoi peccati; al contrario, può dire: “Perdona la mia iniquità perché essa è grande”. La carne cercherebbe di scusare il peccato e direbbe: “Perdona la mia iniquità perché è piccola”. Solo la consapevolezza che c’è una grazia che risponde a tutti i peccati ci permette di riconoscere la grandezza del nostro peccato. È stata la sovrabbondanza della grazia che ha incontrato Paolo a permettergli di riconoscere di essere il primo dei peccatori (1 Timoteo 1:14-15).

“Chi è l’uomo che teme il SIGNORE? Dio gl’insegnerà la via che deve scegliere. Egli vivrà nel benessere,

e la sua discendenza erediterà la terra. Il segreto del SIGNORE è rivelato a quelli che lo temono,

egli fa loro conoscere il suo patto” (vv. 12-14).

Il riconoscimento del peccato e la consapevolezza della bontà di Dio non portano solo alla mitezza, ma anche al timore di Dio. Un uomo timorato di Dio è colui che cammina nella consapevolezza di essere alla presenza di Dio e che si assume la propria responsabilità nei confronti di Dio. Non solo avrà il discernimento morale tra il bene e il male, ma saprà discernere il cammino che Dio traccia per il suo popolo in mezzo alle tenebre e alla confusione che lo circondano. Il segreto dell’Eterno è con coloro che lo temono. Egli dà loro la possibilità di conoscere i Suoi pensieri. Essi vedranno chiaramente che Dio ha promesso una benedizione per il suo popolo che si realizzerà sicuramente, per quanto difficile sia il ,momento presente e per quanto grandi siano la confusione e l’opposizione.

Così impariamo che la condizione dell’anima necessaria per vedere la via di Dio, per essere istruiti sui suoi sentieri e per essere guidati nella sua verità si trova in colui che confessa il suo peccato (v.8), che è caratterizzato dall’umiltà e mitezza d’animo (v. 9), che obbedisce alla parola (v. 10) e che cammina nel timore di DIo (v.12). La carne è in noi e, se non viene giudicata e condannata, ci porterà a giustificare noi stessi anziché confessare i nostri peccati; ci porterà alla vanagloria all’orgoglio anziché alla mitezza; agiremo secondo la nostra propria volontà, anziché in ubbidienza alla Parola di Dio e nel Suo santo timore.


Nulla sfugge allo sguardo di Dio

“I miei occhi sono sempre rivolti al SIGNORE, perché sarà lui a trarre i miei piedi dalla rete.

Volgiti a me, e abbi pietà di me, perché io sono solo e afflitto. Le angosce del mio cuore sono aumentate;

liberami dalle mie angustie. Vedi la mia afflizione e il mio affanno, perdona tutti i miei peccati” (vv. 15-18).

Nel mezzo di tutte le sue prove, il credente guarda a Dio e confida in colui che è al di sopra di tutto. Può dire: “I miei occhi sono sempre rivolti al SIGNORE”. Alzando lo sguardo verso Dio, lo supplica di guardare in basso le sue afflizioni, i problemi del suo cuore e le sue… circostanze angosciose.

“Guarda i miei nemici, perché sono molti; mi odiano d’un odio violento” (v. 19).

Inoltre chiede a Dio di considerare i suoi nemici e il loro odio crudele. Non chiede all’Eterno di giudicarli. Invocare il giudizio sui nostri nemici può anche far cadere la verga del castigo su noi stessi. È molto meglio mettere tutto davanti a Dio e lasciare che Egli agisca secondo la sua perfetta saggezza. Con questo spirito agirono gli apostoli. Ai tempi del Nuovo Testamento, quando erano in presenza dei loro nemici, non invocavano il giudizio dell’Eterno, ma portavano semplicemente la loro prova davanti al SIGNORE. “Ora Signore, guarda le loro minacce”.

“Proteggimi e salvami; fa’ che io non sia confuso, perché in te confido. L’integrità e la rettitudine mi siano d’aiuto, perché spero in te. O Dio, libera Israele da tutte le sue tribolazioni” (vv. 20-22).

Rendendosi conto che tutto ciò che è in lui, le sue circostanze e i suoi nemici è sotto Lo sguardo di Dio, può tranquillamente lasciare tutto nelle Sue mani, confidando in Lui per custodire la sua anima, in attesa del momento in cui Egli libererà il suo popolo da tutte le sue tribolazioni.


di Hamilton Smith

14 aprile - Betsy Moody

Lascia i tuoi orfani, io li farò vivere, e le tue vedove confidino in me!

Geremia 49:11

 

Dio è padre degli orfani e difensore delle vedove nella sua santa dimora.

Il SIGNORE… sostenta l’orfano e la vedova.

Salmo 68:5; 146:9

 

Betsy Moody

 

Vedova a 36 anni, già madre di sette figli, dà alla luce due gemelli poco dopo la morte del marito che la lascia piena di debiti. I creditori non le danno tregua. Le fanno sequestrare perfino la legna da ardere messa da parte con fatica per riscaldarsi nel rigido inverno del nord degli Stati Uniti. Betsy è oppressa dalla tristezza e disorientata: rifiuta di affidare i figli ad altre famiglie, come alcuni le consigliano di fare, ma come farà a  nutrirli e a vestirli? Lei crede in Dio e gli espone la sua pena.

Un giorno, aprendo la Bibbia di famiglia, le cade lo sguardo su questo versetto: “Lascia i tuoi orfani, io li farò vivere” (Geremia 49:11). Per lei è una risposta personale di Dio, una promessa d’aiuto. Ed è proprio ciò che è avvenuto grazie alla generosità di amici e conoscenti. Alla fine della sua vita scrisse: “Penso spesso alla bontà che il Signore mi ha testimoniato durante tutta la mia vita”. Suo figlio Dwight, autorevole predicatore del 19° secolo, pronunciò sulla sua tomba queste parole: “Nel primo anno dopo la morte di mio padre, mia madre si addormentava piangendo. Ma davanti a noi si mostrava sempre serena. Questa è la sua Bibbia, consumata perché la leggeva di continuo. Tutto ciò che aveva di buono le proveniva da questo libro, e da esso ha imparato tutte le buone cose che ci ha insegnato. Se mia madre è stata una benedizione per coloro che la circondavano, è perché beveva a questa sorgente. La luce della vedova Moody ha brillato in questa casa per cinquant’anni. Quanto ti amiamo! Arrivederci, mamma”.


lunedì 13 aprile 2026

13 aprile - Come riconoscere una setta?

Ci saranno anche tra di voi falsi dottori che introdurranno occultamente eresie di perdizione… Molti li seguiranno nella loro dissolutezza.

2 Pietro 2:1-2

 

Gesù disse: “Io sono la via, la verità e la vita, nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

Giovanni 14:6

 

Come riconoscere una setta?

 

Le sette sono un argomento di scottante attualità. Il desiderio di cambiamento, il senso di vuoto interiore, lo smarrimento dell’uomo moderno in cerca di cose autentiche, spingono molte persone ad aderire alle più disparate sette religiose. Già duemila anni fa la Bibbia aveva previsto il fiorire di sette, in concomitanza con l’abbandono delle Verità della Parola di Dio.

Vorremmo ricordare qui qualche caratteristica comune alle sette, per essere messi in guardia.

– Una setta è un’organizzazione che riunisce gli adepti in un gruppo ben distinto intorno a un’idea, un principio, una dottrina e al seguito di un capo, un guru, uno che si definisce profeta.

– Spesso possiedono la Bibbia, ma non la riconoscono come la sola autorità spirituale. Ad essa vengono aggiunte delle presunte rivelazioni, delle visioni di un “maestro di pensiero”, depositario, a suo dire, della “verità” e che impone a tutti il suo modo di pensare.

– Raramente si parla della salvezza dell’anima e, se ne è parlato, essa non è fondata sulla fede nell’opera perfetta di Gesù Cristo, morto sulla croce e risuscitato, ma sull’appartenenza alla setta e sull’osservanza di certi obblighi talvolta avvilenti. L’accento è messo quindi sui meriti degli adepti.

– La persona di Cristo, se non è proprio esclusa, è deformata e falsata. Non è il Cristo dei Vangeli.

– Lo sfruttamento finanziario degli adepti, e comportamenti e relazioni immorali, sono frequenti.

Per riconoscerle, il mezzo migliore è fare riferimento alla Bibbia, l’unico “filo a piombo” che ci rivelerà gli errori e le deviazioni. La conoscenza della Parola di Dio, inoltre, ci aiuterà a non incorrere nell’errore di classificare fra le sette dei gruppi di cristiani fedeli al Vangelo e al vero Dio.

domenica 12 aprile 2026

12 aprile - L’albero del Ténéré

Beato l’uomo… il cui diletto è nella legge del SIGNORE e su quella legge medita giorno e notte. Egli sarà come un albero piantato vicino a ruscelli, il quale dà il suo frutto nella sua stagione e il cui fogliame non appassisce.

Salmo 1:1-3

 

Quelli che si allontanano da te… hanno abbandonato il SIGNORE, la sorgente delle acque vive.

Geremia 17:13

 

L’albero del Ténéré

 

Soprannominato “il deserto nel deserto”, il Ténéré è una delle zone più ingrate della terra. Si tratta di un territorio di 400.000 km quadrati situato nel deserto del Sahara, che ha una superficie di 8 milioni di km quadrati. Circa quarant’anni fa, nel deserto del Ténéré c’era una sola pianta: un albero di acacia. Purtroppo, nel 1973, un camionista maldestro ha cozzato contro di essa abbattendola.

Recuperato con cura, l’albero è stato collocato nel Museo Nazionale di Niamey, in Niger. Per capire come sia stato possibile che quell’acacia fosse cresciuta in un territorio così arido, si è scavato fin dove arrivava la sua radice più profonda. L’ispezione si è fermata a 33 metri di profondità, nel letto di un antico fiume che attraversava un tempo il Ténéré. Era quello il segreto della presenza di quell’albero nel deserto.

Più d’una volta, nella Bibbia, l’uomo fedele a Dio è paragonato ad un albero che affonda le sue radici nei rivi d’acqua, e può così crescere e portare frutto. Le nostre radici affondano nel fiume abbondante della grazia di Dio, in quella sorgente di vita comunicata da Gesù? Noi viviamo nel deserto del mondo per essere come dei segnali, come degli “alberi indicatori” che mostrano agli altri la via della salvezza. Beviamo a lunghi sorsi l’acqua pura della Parola di Dio e cerchiamo la comunione col Signore per mezzo della preghiera. La nostra vita sarà allora felice e porterà gloria a Dio e soccorso ai miseri della terra.


sabato 11 aprile 2026

11 aprile - La vita, una navigazione rischiosa

 Chi mi ascolta starà al sicuro, vivrà tranquillo, senza paura di nessun male.

Proverbi 1:33

 

Queste cose… sono state scritte (nella Bibbia) per ammonire noi.

1 Corinzi 10:11

 

 

La vita, una navigazione rischiosa

 

Prima che i grandi navigatori del 16° secolo realizzassero le carte marittime, la navigazione era molto pericolosa. Migliorate in modo considerevole nel corso degli anni, queste carte hanno permesso alle imbarcazioni di navigare senza pericoli. A rendere più sicura la navigazione sono poi stati i fari, le boe, le bussole, i segnali marittimi, fino ad arrivare ai radar e ad altri sofisticati strumenti. L’osservanza di tutte le indicazioni è garanzia di sicurezza per il navigatore.

La nostra vita è paragonabile a un viaggio in mare; ma navigare nell’oceano della vita è un’operazione a rischio. Dove sono i “ripari” per scampare, in mezzo a tanti pericoli? Un cristiano ha scritto: “La Bibbia è una carta di navigazione scritta da Dio stesso. Da una parte all’altra, essa contiene delle indicazioni per evitare gli scogli, i fondali bassi, quelle sabbie sulle quali hanno fatto naufragio migliaia di uomini nel mare della loro vita”.

Il libro dei Proverbi, scritto da Salomone, contiene avvertimenti e consigli di grande utilità. Usando frasi brevi, spesso figurate, oppone la saggezza alla follia, la felicità alla tristezza, la vita alla morte… Sono tanti gli argomenti trattati: lavoro, pigrizia, denaro, sessualità, acquisizione delle ricchezze, rapporti con gli altri, modo di esprimersi, ecc. Se nella Bibbia sono raccontate storie di uomini e donne senza che siano nascosti i loro errori e i loro peccati, è perché noi potessimo trarne  delle lezioni per orientarci nella nostra esistenza terrena.


venerdì 10 aprile 2026

10 aprile - Una fede provata e onorata

Gesù le rispose: “Donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi”. E da quel momento sua figlia fu guarita.

Matteo 15:28

 

Affinché la vostra fede, che viene messa alla prova… sia motivo di lode, di gloria e di onore.

1 Pietro 1:7

 

Una fede provata e onorata

Gesù ci parla: leggere Matteo 15:21-28

 

Facendo una deviazione nella zona di Tiro e Sidone, Gesù incontra una donna straniera che lo supplica di guarire la figlia malata. Si rivolge a lui chiamandolo “Figlio di Davide”, il re d’Israele, ma lei non apparteneva a quel popolo. Gesù non le risponde, e poiché la donna insiste i discepoli vogliono respingerla. Allora il Signore spiega loro il motivo del suo silenzio: “Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele”.

Ma la donna non demorde; lo supplica ancora, dicendo semplicemente: “Signore, aiutami!”. Con una durezza che è solo apparente, Gesù le fa presente che non era bene dare ai pagani quello che era destinato al popolo di Dio. Che prova! Se ne andrà scoraggiata? No; anzi, risponde umilmente prendendo spunto dalle parole stesse di Gesù. Riconosce di essere una straniera, e chiede di poter mangiare, come fa un cagnolino, le briciole che cadono dalla tavola dei padroni. Era sicura che il cuore del Dio d’Israele era più grande di quello degli uomini! Allora Gesù le dice: “Donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi”. E da quel momento la figlia fu guarita.

Forse, nelle nostre famiglie, c’è qualche figlio malato e ci pare che il Signore non risponda alle nostre preghiere. La nostra fede è messa alla prova. Ma possiamo prendere esempio da quella donna: insistere con umiltà, ma soprattutto con la consapevolezza che Egli ci ama e che in qualche modo risponderà, dandoci la sua pace. 


giovedì 9 aprile 2026

09 aprile - Maria, madre di Gesù

L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù”.

Luca 1:30, 31

 

Quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna.

Galati 4:4

 

Maria, madre di Gesù

 

Maria ha avuto il grande onore di essere scelta da Dio per mettere al mondo il Salvatore. La Bibbia mostra chiaramente che era una donna pia, che aveva fede in Dio e tanta umiltà. Le fu dato di essere la madre di Gesù uomo, del Figlio di Dio che ha velato la sua gloria divina per venire a nascere come uomo in mezzo agli uomini per poterli salvare.

All’angelo Gabriele che le annunciava che avrebbe concepito, per opera dello Spirito Santo, un Figlio di nome Gesù, Maria rispose: “Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola” (Luca 1:38). Quando l’angelo annunciò ai pastori la nascita del Salvatore, non parlò di Maria, ma soltanto del Cristo, il Signore (Luca 2:11).

In occasione del primo miracolo di Gesù, alla festa di nozze a Cana, venne a mancare il vino. Maria lo fece presente a Gesù come per invitarlo a fare qualcosa, ma Lui le rispose: “Che c’è fra me e te, o donna?” (Giovanni 2:4). Maria doveva restare al suo posto, in quanto creatura, e non poteva immischiarsi nell’azione del Creatore, quale Gesù era. Così dirà ai servi: “Fate tutto quel che vi dirà” (v. 5). Aveva capito che ciò che contava era ascoltare Gesù e ubbidire.

Al momento della crocifissione, ben conoscendo il dolore di sua madre, Gesù la affida a Giovanni che se ne prenderà cura (Giovanni 19:26, 27). Come per ricordare la semplice umanità di Maria, Gesù le dice “donna” quando si rivolge a lei. Umile serva di Dio, Maria è associata al profondo mistero della nascita del Cristo, nato da una donna, ma concepito dallo Spirito Santo (Matteo 1:20), ma come ogni altro essere umano ha dovuto credere al sacrificio del Figlio di Dio per avere la salvezza.