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domenica 13 settembre 2026

13 settembre - 1. “Mi ponevo tante domande”

(Gesù disse): “Perché io vivo, e voi vivrete”.

Giovanni 14:19

 

1.Mi ponevo tante domande”

 

“Sono nato a Madras, in India. Durante la mia adolescenza sono stato sottoposto a molte pressioni perché dovevo assolutamente riuscire bene negli studi. Nella nostra cultura, se non si è tra i primi, la vita non può avere successo, ma io non potevo prendere neppure in considerazione una cosa simile. Come si può immaginare, mio padre mi puniva sovente e io vivevo con un dolore segreto; e mi ponevo tante domande sul senso della vita senza ottenere risposte!

A 17 anni decisi di farla finita. Se fossi morto, pensavo, avrei risparmiato alla mia famiglia delle delusioni e a me stesso ulteriori fallimenti. Un giorno, a scuola, trovai le chiavi del laboratorio, entrai e presi di nascosto delle sostanze tossiche; a casa le misi in un bicchiere d’acqua, bevvi e… crollai a terra. Per puro caso, un dipendente dei miei genitori mi trovò e mi portò d’urgenza in ospedale dove i medici riuscirono a disintossicarmi da tutto il veleno ingerito. Se quell’uomo non fosse stato in casa quel giorno, sarei sicuramente morto.

Dopo qualche tempo, un amico venuto a farmi visita mi portò un Nuovo Testamento suggerendomi di leggere il capitolo 14 del Vangelo di Giovanni. Le parole di Gesù “Perché io vivo, e voi vivrete” mi sono entrate direttamente nel cuore, e spontaneamente ho pregato così: “Gesù, io non so bene chi tu sia, ma mi dici che tu dai la vera vita”. Non avevo coscienza di quello che rappresentasse il peccato, e nella nostra cultura non avrei mai potuto capirlo. Ma quello che ho afferrato per prima cosa era che Gesù mi offriva la Sua propria vita perché fosse la mia”.

 (segue)

sabato 12 settembre 2026

La strada per l’inferno? Una china dolce e graduale! (4/4)

Il credente... incredulo!

 

Una cosa importante da chiarire, e che invece molti trascurano. Ricordiamoci che prima di tutto dobbiamo pentirci del nostro modo di vivere sbagliato. Queste fortezze sono il nostro modo di vivere sbagliato. Ma attenzione pentimento significa “cambiamento” e non solo rimorso.

È il nostro modo di pensare, e di conseguenza di vivere, che deve cambiare. Non mi riferisco certo ad una sorta di pensiero positivo cristiano. Il pensiero positivo è quella corrente di pensiero filosofica nata per portare gli uomini ad aumentare la loro autostima e a vivere meglio. Senza troppo entrare in queste cose sappiamo che non è questa la nostra strada, vero? Noi sappiamo che una infinità di pensieri negativi circolano nella nostra mente ogni giorno, nutrendola di incredulità e negatività e di peccato. Quante volte abbiamo pensato: “Io sono un tale fallimento”, oppure: “Io sono un peccatore e basta!”, o ancora: “Ho cercato di camminare per lo spirito, ma non ha funzionato!”. Ecco pensieri come questi, magari associati a peccati non confessati, oppure ad una vita spirituale larvale, o minimalista (cioè lettura del calendarietto alla mattina, preghiera a pranzo o a cena e preghierina prima del sonno più un sano culto domenicale) costituiscono il pavimento, le mura e il soffitto della fortezza dell’incredulità in cui Satana ci costringe prigionieri.

L’incredulo, abbiamo già visto, non è solo chi non crede in Gesù Cristo! Purtroppo l’incredulo può essere anche il credente che non crede realmente alla vita di potenza che il Signore gli vuole donare. È un credente che sa tante cose, ma non le vive! È colui che non ha una fede reale e sicura in Cristo.

L’incredulo credente è colui che minimizza la portata della Parola, che la indica agli altri ma non la fa sua! È dubbioso e diffidente riguardo alle promesse della Parola, che non capisce e non fa sue. Lo conosciamo meglio come credente carnale!

C’è un bellissimo brano in Filippesi e che mi piace molto e che ha contribuito a distruggere molte fortezze nella mia vita.

Non posso che parlarvi di quello che il Signore ha fatto nella mia vita, con la speranza e la preghiera che esso possa agire in voi come ha agito in me, e continua a farlo ogni giorno.

“Per il resto fratelli tutte le cose che sono (1) veraci, tutte le cose che sono (2) onorevoli, tutte le cose che sono (3) giuste, tutte le cose (4) pure, tutte le cose che sono (5) amabili, tutte le cose che sono di (6) buona fama, se vi è qualche virtù e se vi è qualche lode, pensate a queste cose. Quello che avete imparato, ricevuto ed udito da me e veduto in me, fatelo, e il Dio della pace sarà con voi” (Fl 4:8-9).

Provate a rileggere il brano come vorrebbe farlo vivere Satana ogni giorno: Per il resto tutto le cose che sono false, tutte le cose che sono disonorevoli, tutte le cose che sono ingiuste, tutte le cose che sono impure, tutte le cose che sono ingiuste, tutte le cose che sono di cattiva testimonianza, se vi è qualche immoralità o vizio e se vi è qualche disapprovazione, ebbene pensate a queste cose. Quello che avete dentro, ricevuto ed udito dal mondo, fate tutte queste cose e il dio di questo mondo sarà con voi !”.

Quante volte il dio di questo mondo ci tiene legati a cattivi pensieri, manipolando la nostra mente. Qualcuno potrà pensare che non è così, ma provate a guardare la televisione e chiedetevi quali messaggi arrivano alla vostra mente! Sono sani e puri secondo la Parola di Dio? E l’ambiente in cui vivete? E noi come reagiamo? Quante volte capita di sentire dalla bocca di credenti l’uso di un linguaggio che non ha nulla da invidiare (come parole sconce) agli increduli. Cosa vuole Dio per noi? Cosa ha preparato per ciascuno di noi? La Parola di Dio vuole che io, te, noi tutti siamo degli esseri puri e felici, ma la purezza e la felicità non arrivano da sole. La purezza è qualcosa che va custodita come un bene prezioso, perché rispecchia la personalità di Dio. Noi ora siamo sua immagine e somiglianza! La felicità è qualcosa che ha a che fare con la nostra posizione davanti a Dio e alla pace che solo lui può metterci nel cuore. La vera felicità non dipende dalle situazioni belle e piacevoli in cui ci veniamo a trovare. No e poi no!

La pace, la vera pace ci viene data da Dio come risultato di una vera vita di comunione con il nostro Signore.

Ma come far accadere questo nella realtà? Qualcuno ha detto che noi dobbiamo essere simili a Gesù.

Che vuol dire essere simili (non uguali perché solo Gesù è stato Gesù)? Come pensava Gesù? Com’era Gesù? Come affrontava le situazioni della vita il Signore Gesù? Cosa aveva nell’animo e nella mente il Signore? Qual era la sua guida? Quale volontà ricercava? Cosa costituiva il suo piacere?

Rileggiamo il brano di Filippesi 4:8 e sentiamo lo Spirito Santo, per mezzo di Paolo, che ci dice forte: “Tutte le cose che sono genuine voglio che a quelle tu pensi. Forse ci sono cose che non sono genuine ed ipocrite: a quelle non pensare! Tutte le cose che sono degne di rispetto, ecco ciò che è giusto e su quello devi focalizzare il tuo pensiero. Tutto ciò che è puro ed amabile, sia l’oggetto costante dei tuoi pensieri. Via da te i pensieri impuri e peccaminosi, pensieri di vendetta o di sfiducia. Via da te tutto quello che ha a che fare con questi pensieri! Tutte le cose di buona fama, quelle in cui vi è qualche virtù o lode, se c’è qualcosa degno di lode…..pensa queste cose!”.

Ecco ciò che dice il Signore e che ci chiede. Proviamo a fare una lista delle cose che sono genuine. Poi una lista delle cose che sono degne di rispetto. Poi ancora una lista di cose pure, e così via. Non sto chiedendo di giocare, ma se ci fermiamo e ci concentriamo a fare questo, sono sicuro che ci farà del bene!

Occorre essere concreti, e scrivere queste cose, e poi mettere in pratica. Ricordiamo che Satana ci vuole superficiali e dimentichevoli, mentre il Signore vuole che siamo “profondi” e pronti al ricordo! Il Signore mi dà una scelta su ciò che io devo pensare. Ricordate Proverbi 23:7 “Come uno pensa nel suo cuore, così egli è (nel suo intimo)”. Se penso cose negative, o brutte, cosa potrà esserci nel mio cuore, o nella mia mente? Se penso cose negative, e le lascio dimorare nella mia mente (i nidi!), inevitabilmente sarò una persona negativa. Ma se penso cose buone e farò di tutto per mantenerle nella mia mente allora sarò diverso, ma devo lasciarlo fare a Gesù Cristo, non alle mie forze!

Mi impegno ad identificare le cose buone? Lo farò oggi, e poi domani ritornerò al mio tran-tran?

Ricordiamo che questi versetti contengono un ordine di Dio, non un optional. Se lo farò o non lo farò, dipende da me.

Ricordiamo che Satana farà di tutto per distogliere la nostra mente da queste cose.

Ricordiamoci anche che Satana non lascia la nostra mente vuota. Quindi se la nostra mente non è piena di cose buone, amorevoli, pure, giuste, vere, ecc... allora sarà piena di altro, che il Signore non gradisce, anzi! Forse non credo che sarà possibile farlo nella mia vita, o che arriverò ad avere questi pensieri sempre nella mia mente.

Ricordiamo che Satana è il padre dell’incredulità ed è bugiardo, mentre il Signore è il Padre della fede.

Ricordiamoci che il Signore Dio è il Signore della mia vita e, se lui è il Signore, ha il diritto di dirmi quello che devo fare, allora io lo devo prendere in parola lasciando a lui tutto lo spazio per agire in me “il volere e l’agire”. Lui è fedele e potente!

12 settembre - Ogni tipo di preghiera (3)

Quando Daniele seppe che il decreto era firmato, andò a casa sua; e, tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si metteva in ginocchio, pregava e ringraziava il suo Dio come era solito fare anche prima.

Daniele 6:10

 

Ogni tipo di preghiera (3)

Daniele: la preghiera, un’abitudine quotidiana

 

Deportato con i suoi compagni giudei alla corte del re di Babilonia, Daniele rimane fedele a Dio in tutta la sua condotta, tenendosi in disparte da tutti i festini di corte. Coi suoi amici, persevera nella preghiera, e Dio permette che il re Dario si accorga di questo e gli affidi delle alte responsabilità alla sua corte. I suoi colleghi, gelosi, cercano allora di mettere Daniele in difficoltà. Conoscendo le sue abitudini, convincono il re Dario a vietare nel suo regno, per un mese intero, ogni preghiera che non sia rivolta a lui; chi avesse trasgredito sarebbe stato dato in pasto ai leoni.

Cosa fa Daniele? Cerca una scappatoia? Prega di nascosto? No. Il versetto citato sopra lo descrive tranquillo, fiducioso in Dio. Per lui la preghiera non è un dovere religioso, o la recitazione di frasi imparate a memoria. No, la preghiera è la sua vita, la sorgente della sua forza; senza di essa non potrebbe assolvere i suoi doveri e portare a buon fine i suoi compiti.

Daniele prega dunque come aveva sempre fatto, senza nascondersi perché conosce il Dio a cui rivolge la preghiera e confida in Lui. Ma i suoi nemici lo sorprendono e lo gettano nella fossa dei leoni. Dio, però, veglia su di lui, e i leoni non gli fanno alcun male! Allora il re lo fa uscire dalla fossa, riconosce la grandezza del Dio di Daniele, e tutti i suoi nemici restano confusi. La fedeltà di Daniele ha dato gloria  a Dio.

La preghiera fa parte della nostra vita quotidiana e delle nostre priorità? La sentiamo indispensabile? Attenzione, perché Satana cerca con molti mezzi di privarci di questi preziosi momenti. Come Daniele continuiamo a pregare, costi quello che costi, e non saremo mai delusi!

venerdì 11 settembre 2026

11 settembre - Ioas

Badate, fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e incredulo, che vi allontani dal Dio vivente.

Ebrei 3:12

 

Ioas

(2 Cronache 23:24)

 

E’ un episodio del Regno di Giuda (circa 800 a.C.) riportato dalla Bibbia. Quando la crudele regina Atalia, che voleva usurpare il potere, sterminò tutta la stirpe reale, il piccolo Ioas scampò alla morte grazie all’intervento della zia. Tenuto nascosto per 6 anni, inizia a regnare all’età di 7 anni con l’aiuto dello zio. Durante tutto il periodo in cui lo zio gli fa da tutore, il regno di Ioas è felice: gli idoli sono tolti via e lo zelo del re si riflette in maniera positiva su tutti i sudditi che sono lieti di contribuire, coi propri beni e il proprio lavoro, al restauro del tempio che può nuovamente accogliere il culto del vero Dio. Poi lo zio muore e l’atteggiamento di Ioas cambia radicalmente: dietro consiglio dei capi del popolo torna all’adorazione degli idoli. Dio gli manda dei profeti che lo incitano a ravvedersi e a tornare sulla buona strada, ma Ioas persiste nel commettere il male; arriva persino a far uccidere Zaccaria, un figlio di quello zio che si era occupato di lui, perché lo riprendeva per aver abbandonato la via del SIGNORE. Malvagità e ingratitudine. La scomparsa di quello zio ha messo in risalto la “qualità” della fede di Ioas: pura apparenza, religiosità esteriore. Così Ioas mostra il suo vero volto, quello di una persona capace di comportarsi da criminale anche verso coloro che lo avvertivano da parte di Dio.

Comprendiamo da questo racconto che ciò che occorre è una fede personale, una relazione vivente con Dio. Nell’infanzia ci si può appoggiare sulla fede dei genitori, ma viene il giorno in cui Dio ci chiama a prendere una decisione personale, o per Lui o contro di Lui, una scelta di vita o di morte eterna; e ci dice: “Scegli la vita, affinché tu viva!” (Deuteronomio 30:19).

 

giovedì 10 settembre 2026

La strada per l’inferno? Una china dolce e graduale! (3/4)

Rendere prigioniero di Cristo… ogni pensiero

 

Dobbiamo sempre ringraziare il Signore perché siamo suoi e abbiamo la Parola stessa che ci assicura che nessuno ci potrà rapire dalla sua mano. La salvezza non si può perdere. Tutto il capitolo 10 dell’Evangelo di Giovanni è pieno di questa meravigliosa e benedetta promessa. Leggetelo vi prego, e rileggetelo continuamente sino a fare vostra ogni promessa! Ma, se è vero che siamo suoi, è anche vero che non siamo ancora perfetti. Quindi… che fare?

Abbiamo parlato prima delle fortezze che a volte permangono dentro di noi, ed ora daremo un nome ad alcune di loro, consapevoli che è raro che un credente non sia ostacolato da alcune di queste.

1. L’incredulità.

“Incredulo” può essere anche il credente che non ha una fede reale nella vita di potenza che il Signore gli vuole donare.

È un credente che sa tante cose, ma non le vive! Può essere difficile uscirne, ma c’è ancora speranza! Può essere utile chiedere a qualcuno di aiutarci a crescere e a maturare. Se la Scrittura dice che “Io posso ogni cosa in Cristo”, Satana ci farà credere il contrario. Ricorderete l’esempio del popolo di Israele che, proprio a causa di questo atteggiamento spirituale, ma anche mentale, non entrò nel paese che Dio gli aveva promesso e preparato. Dobbiamo sapere che Satana non vuole farmi possedere la vera fede perché vuole tenermi nella sconfitta ed in rovina. Occorre guardare a Dio con gli stessi occhi di un bambino che si fida ciecamente della propria mamma, o papà, quando egli tende la mano per attirarlo a sé.

Quante volte Dio Padre lo ha fatto, e vuole farlo! Occorre ricordare sempre proprio questo. Il ricordo delle grandi cose che Dio ha fatto per noi è un ottimo balsamo per le ferite dell’incredulità, lasciateci da Satana. Chiediamo a Dio di aumentarci il nostro senso di dipendenza da Lui, cercando la sua luce ogni giorno!

2. Il fallimento.

Quanti credenti non avanzano nella vita spirituale, perché ogni giorno vivono sulla propria pelle le sconfitte nel proprio cammino. La sconfitta è paralizzante come poche altre cose. Molte persone scendono addirittura nella depressione a causa di questa “fortezza”! Che il Signore possa essere chiamato in causa direttamente per lavorare su questa dura fortezza!

Mi permetto di dare un consiglio pratico, può essere utile pregare dicendo:

“Sì, io sono stato un fallimento, ma lo ero perché seguivo Satana colui che voleva tenermi nella sconfitta ed in rovina. Ma ora io voglio seguire Colui che mi ha cercato e trovato: non sono solo: egli ora è con me, sempre e prega e intercede per me!”

La fortezza del fallimento deve essere sostituita dalla forza e dal baluardo della fede. Occorre seguire Cristo e avremo la vittoria! “Il sangue di Gesù Cristo mi purifica da ogni peccato!”: questa è la promessa. Forse in questo caso può essere utile essere aiutati da un fratello o da una sorella più maturi nella fede e che si facciano carico di “combattere” accanto a noi.

3. L’amore che si è raffreddato.

Accade quando la vita spirituale scorre nel tempo e, perché no, arriva a mancare lo zelo oppure non si hanno chiari obiettivi di crescita spirituale. Può accadere a credenti soli o non impegnati. Non credo che nessuno abbia medicine idonee per ogni caso. Ma solo il Signore può operare nel nostro cuore per riportarlo al calore spirituale. Certo occorre magari cambiare “area”, ricordando che le sane amicizie e le relazioni spiritualmente idonee possono contribuire molto in questo caso.

Ogni caduta ha sempre un punto di partenza. Se ci sentiamo “raffreddati” e non sappiamo cosa fare, può essere utile leggere la Bibbia come facevamo un tempo, con l’entusiasmo di volerci abbeverare dalla pura Parola. Può essere anche utile riflettere sul nostro stato di “intercessori”, vale a dire: come preghiamo?

Siamo effettivamente impegnati a pregare, non solo per noi, ma anche per gli altri che ci circondano?

Può anche essere utile stare vicino a qualcuno che ci può trasmettere il suo calore spirituale. Avete mai provato ad accendere un cerino spento, senza strofinarlo? Esso si accenderà se lo mettete vicino ad un cerino già acceso.

4. La fortezza della paura, o del rifiuto.

Ci sono credenti che sono stati segnati da passate esperienze che li hanno trasformati in persone che non decidono nulla, per paura di sbagliare.

Nessuno meglio del Dio di amore può consolare questi cuori tritati e sconsolati.

Nessuno meglio del Padre può riempire d’amore questi credenti che possono essere paragonati a dei “sacchi vuoti” che non riescono a stare in piedi da soli. Se la paura è una grossa preoccupazione, dobbiamo lasciarla a colui che può portarla meglio di noi. Questa fortezza porta molto spesso alla paralisi spirituale. Ma il Signore non ci vuole schiavi, anche se questo è diventato parte della nostra natura.

“Egli può venire in aiuto a noi!” (Eb 2:18). Che fare se siamo tentati a questo modo? Probabilmente ci sono molti versetti che possono essere citati. Ma ne lascio uno sul cuore di chi si trova ingabbiato da questa esperienza: “Gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi” (1P 5:7).

Non c’è nulla che non possa essere trasferito al Signore, perché lui se ne faccia carico. Quand’è l’ultima volta che abbiamo sperimentato la sua cura? Se questi pensieri costituiscono un serio problema per noi allora dobbiamo gettarli ai suoi piedi. È perfettamente inutile che li teniamo addosso a noi. Questo è quello che vuole il nostro nemico per tenerci al palo, immobili! È possibile uscire da questa “fortezza”, prigione, attraverso un sentiero di preghiera al Signore, presentandogli la richiesta di perdono per chi ci ha fatto del male, chiedendogli inoltre di guarire la nostra anima, o le nostre ferite! Anche in questo caso un aiuto spirituale di una persona matura può essere importante ed utile.

Ci sono molte altre “fortezze” che possono essere prese in considerazione, ad esempio: uno spirito di superbia, oppure una vita con la mancanza di perdono, o la concupiscenza pesantemente insita in noi, o l’avidità, o ancora l’insieme o combinazioni di queste cose o altre ancora.

Dobbiamo lasciarci illuminare a fondo dalla Parola per rimuovere queste fortezze e rendere prigioniero di Cristo ogni pensiero. Ricordiamo cosa dice lo scrittore dei Proverbi: “Come uno pensa nel suo cuore, così egli è” (Pr 23:7).

Se vogliamo permettere al Signore di abbattere le vecchie fortezze e rendere prigioniero ogni vecchio pensiero, dobbiamo prima di tutto smettere di pensare che ogni cosa sia a posto, che così va bene, oppure che tanto non succederà niente perché le cose rimarranno invariate.

Sappiamo che non è così!

Dobbiamo umiliarci e chiedere aiuto al Signore. Satana sotto l’armatura dell’incredulità ne ha costruita un’altra, cioè quella dell’orgoglio. Infatti finché una persona non ammetterà il proprio bisogno di essere liberata da un tale ostacolo, non cercherà di essere aiutata e non sarà mai liberata ed affrancata.

I pensieri vanno fatti prigionieri e gli atteggiamenti sbagliati vanno crocifissi. Facciamo spazio dentro di noi al Signore, umiliamoci di fronte a lui e Satana fuggirà da noi !

Solo il Signore deve aver il diritto di dare la FORMA alla nostra vita, e guidare i nostri pensieri.

10 settembre - Da parte dell’autore

Fin da bambino hai avuto conoscenza delle sacre Scritture, le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù.  Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia.

2 Timoteo 3:15-16

 

Da parte dell’autore

 

Camilla, 8 anni, ha avuto l’idea di regalare a suo padre, per il suo compleanno, un Bibbia, ma si trova imbarazzata su come fare la dedica. Cosa scrivere sulla prima pagina? “Da Camilla” oppure “da parte di tua figlia” oppure “in ricordo di qualcuno che ti ama”… Indecisa va nell’ufficio del padre, prende dei libri nella biblioteca e sulla pagina di uno legge: “Da parte dell’autore”. Ecco cosa può scrivere come dedica!

Quando il padre apre il regalo e riconosce la scrittura della figlia, riflette. Chi è l’autore della Bibbia? Non è forse Dio? Si sarà forse servito della mia bambina per farmi avere personalmente il Suo Libro e invitarmi a leggerlo? Così inizia a leggere finché scopre che tutta la Bibbia è ispirata da Dio. Si rende conto che non è il prodotto della volontà dell’uomo, ma che “degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” (2 Pietro 1:21).

Come leggiamo la Bibbia? La leggiamo come una raccolta di storie o come un’opera letteraria? La leggiamo perché non potremmo dirci veramente cristiani se non l’abbiamo letta? Oppure la leggiamo con preghiera, per fare la conoscenza del suo Autore e perché essa ci riveli i Suoi pensieri?

Dio si è fatto conoscere. Nella persona del Signore Gesù si è rivelato come un Padre. “Nessuno ha mai visto Dio; l’Unigenito Dio, che è nel seno del Padre è quello che l’ ha fatto conoscere.” (Giovanni 1:18).


mercoledì 9 settembre 2026

09 settembre - 2. La collera di Mosè

Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni tipo di cattiveria! Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.

Efesini 4:31-32

 

2. La collera di Mosè

(Leggere Numeri 20:8-11)

 

In un altro episodio, sempre durante la traversata del deserto, il popolo d’Israele patisce di nuovo la sete e se la prende nuovamente con Mosè. Ma Dio è paziente e volendo il bene del Suo popolo dice a Mosè e a suo fratello Aaronne: “Parlate a quella roccia, in loro presenza, ed essa darà la sua acqua” (Numeri 20:8). Questa volta Mosè deve soltanto “parlare” alla roccia; non è necessario colpirla come la prima volta. Cristo “ha sofferto una volta per i peccati” (1 Pietro 3:18); la Sua morte non ha bisogno di essere ripetuta. Ma cosa fa Mosè? Il popolo lo esaspera, lo incolpa, e lui alza il tono della voce e grida: “Ora ascoltate, o ribelli; faremo uscire per voi acqua da questa roccia? E Mosè alzò la mano, percosse la roccia con il suo bastone due volte e ne uscì acqua in abbondanza” (Numeri 20:10-11). Non ha dato gloria a Dio, ha dato l’impressione di essere lui e Aronne a fare uscire l’acqua da quella roccia! E con rabbia la percuote due volte.

Non capita qualche volta anche a noi di perdere il controllo? A volte è uno dei nostri figli che ci esaspera, altre volte può essere un collega, un vicino di casa… Il tono di voce sale ed è possibile che si arrivi a dire e a fare cose che non vorremmo. Nel privato, Dio punirà Mosè ma, di fronte al popolo non può rifiutare l’acqua! La grazia e la pazienza di Dio sono senza limite. E così, anche in quell’occasione, la roccia, percossa senza ragione, dà la sua acqua.

Se l’ira ci spinge a parole o gesti sconvenienti, confessiamolo a Dio e alle persone offese. La Sua grazia viene incontro alla nostra debolezza; il Suo amore è inesauribile, come l’acqua che sgorga, ravviva e ristora.