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venerdì 13 febbraio 2026

13 febbraio - Puro davanti a Dio?

Un lebbroso, avvicinatosi, gli si prostrò davanti, dicendo: “Signore, se tu vuoi, tu puoi purificarmi”. Gesù, tesa la mano, lo toccò dicendo: “Lo voglio, sii purificato”.

Matteo 8:2, 3

 

Purificami…, e sarò puro; lavami, e sarò più bianco della neve.

Salmo 51:7

 

Puro davanti a Dio?

(leggere Matteo 8:1-4)

 

Dopo aver pronunciato le forti parole del “sermone sul monte”, Gesù scende e si ritrova nella realtà della vita degli uomini. Subito si avvicina un lebbroso, uno di quei poveri malati allontanati da tutti, segregati dalla società. Quell’uomo gli dice: “Signore, se tu vuoi, tu puoi purificarmi” e Gesù gli dà ascolto.

Quel malato respinto da tutti aveva capito che Gesù aveva la potenza di guarirlo, e gli rende omaggio. Che fede notevole! Eppure a questa fede mancava qualcosa: quell’uomo si doveva persuadere che Gesù aveva la volontà di guarirlo. Egli dice “se vuoi”, come se dubitasse del Suo amore. Allora Gesù, per togliergli questa esitazione, alza la mano, tocca il lebbroso e gli dice: “Lo voglio, sii purificato”. E subito l’uomo è guarito.

Questa guarigione fa brillare tre caratteristiche del Signore: la sua potenza (può guarire), il suo amore (vuole guarire), la sua purezza divina (tocca il lebbroso senza timore di infettarsi). Non solo Lui non rimane contaminato da questo contatto, ma è il lebbroso ad essere purificato!

La lebbra rappresenta il peccato che corrompe e avvilisce. Ma oggi ancora Gesù può e vuole purificare dal male, sotto tutte le sue forme, chiunque va a Lui. Approfittane, se ancora non l’hai fatto. Prendi coscienza che il Signore vuole salvarti, accetta di essere amato!


giovedì 12 febbraio 2026

Parole che mettono a disagio

“Dio comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano” Atti 17:30.

Vi sono parole che non amiamo sentire, parole che ci fanno tremare o che, comunque, ci mettono a disagio. Ad esempio le parole peccato, giudizio, pentimento. Perché vorremmo bandirle dal nostro vocabolario? Semplicemente perché pongono ognuno di noi davanti alla propria responsabilità, di fronte a Dio.

Che cos’è il peccato? È un principio di disubbidienza a Dio, è la volontà dell’uomo che s’oppone a quella di Dio. Questo principio che si trova in ognuno di noi porta i suoi frutti; sono le azioni, le parole o i pensieri contrari a quello che Dio vuole. Possono sembrarci più o meno gravi, andare dal furto all’omicidio, dall'impurità all’adulterio, ma sono tutti odiosi agli occhi di Dio. Il peccato è entrato nel mondo con un semplice atto di disubbidienza e, col peccato, è entrata la morte. Così ogni uomo è contrassegnato da questo principio di male.

Di fronte a tale constatazione, che fare? Pentirsi. “Dio comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano” (Atti 17:30). È la sua bontà che ci spinge a questo (Romani 2:4). In senso biblico, pentirsi corrisponde a cambiare pensiero su se stessi; è accettare il verdetto di Dio che ci dichiara peccatori e perduti. Ma è anche riconoscere la bontà di Dio “il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati” 1 Timoteo 2:4. E allora gridiamo: “Che debbo fare per essere salvato?” Per tutti quelli che riconoscono la loro colpevolezza davanti a Dio c'è la risposta: “Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato” Atti 16:30-31.

12 febbraio - Abbassamento volontario

Cristo Gesù… svuotò se stesso, prendendo forma di servo… umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce.

Filippesi 2:5-8

 

Abbassamento volontario

 

Quale argomento di ammirazione e di adorazione è l’abbassamento volontario del nostro Signore Gesù Cristo! Egli non ci ha dimostrato dell’interesse a distanza, come quello che un re può avere per i suoi sudditi, né ci ha amati dall’alto della gloria del cielo. No, ha lasciato il cielo e si è avvicinato a noi, poveri esseri lontani da Dio, per fare di noi dei suoi amici, testimoni della sua grazia perfetta. Il Signore ci ha dato prova del suo amore prima ancora di chiederci di avere fiducia in lui. Lui, che era senza peccato, è venuto fra gli uomini affetti dalla piaga del peccato per guarirli. Soltanto Lui poteva abbassarsi fino al nostro livello, rivestire questa forma umana senza smettere di essere Dio. Soltanto una Persona divina poteva, rivestendo “forma di servo” (lett. schiavo), acquistarci una piena liberazione e pagarne il prezzo. Questo ha fatto Gesù per amore per noi.

Quando è stato bambino, Lui che è Dio, si è sottomesso ai suoi genitori. Più grande, ha lavorato come falegname a Nazaret. Dall’età di trent’anni “è andato dappertutto facendo del bene” (Atti 10:38). In Lui tutto era amore, saggezza e potenza allo stesso tempo. Egli faceva sempre la volontà di Dio, con un’ubbidienza perfetta. Le sue parole erano spirito e vita.

Respinto dagli uomini, ha compiuto l’opera che Dio gli aveva affidata, quella di subire il castigo dei nostri peccati. Così si è fatto “ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce”! (Filippesi 2:8).

mercoledì 11 febbraio 2026

L'erede

“Ascoltate un'altra parabola: Vi era un padrone di casa, il quale piantò una vigna, la cinse di una siepe, vi scavò un luogo dove pigiare l'uva, vi costruì una torre e, dopo averla affidata a certi vignaioli” Matteo 21:33.

Questa parabola illustra il terribile stato del popolo e dei suoi cattivi conduttori. Dio si aspettava del frutto dalla sua vigna, Israele. Tutto era stato fatto perché essa ne potesse produrre. Ora i Giudei (e gli uomini in generale) hanno dimostrato la loro incapacità di produrne. Hanno disconosciuto i suoi servitori, i profeti e si preparano ora a scacciare L'Erede stesso, per rimanere soli padroni dell'eredità (qui, il mondo).

Il Signore conduce quegli uomini a pronunciare la loro propria condanna. “Ora, quando verrà il padrone della vigna, che cosa farà a quei vignaioli?. Essi gli dissero: Egli farà perire miseramente quegli scellerati, e affiderà la vigna ad altri vignaioli”  v.40-41.


“Il regno dei cieli è simile a un re, il quale preparò le nozze di suo figlio. E mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire” Cap.22:2-3.

La parabola delle nozze completa quella dei cattivi vignaioli, mostrando quello che avverrà dopo il rifiuto dell'Erede. I Giudei, i primi invitati, rifiutarono l'invito, cioè quella parola di grazia che gli apostoli (i servitori) avevano rivolta loro. Allora questi si volgeranno verso le nazioni.

Voi che leggete ora avete fra le mani la sua lettera d'invito.

Purtroppo, il disprezzo, l'opposizione e il disinteresse sono le risposte che generalmente Egli riceve. Poiché non basta essere invitati, bisogna accettare.

11 febbraio - Indifferenza

Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.

Isaia 53:5

 

Indifferenza

 

Ai nostri giorni la diffusione dei media fa sì che vengano proposte quotidianamente al grande pubblico delle immagini di violenza, di guerre e di catastrofi di una crudezza impressionante. Ma tutto questo, purtroppo, invece di muoverci a compassione, contribuisce a ridurre la nostra sensibilità e la nostra capacità di simpatizzare con le disgrazie altrui.

Il fenomeno non è nuovo. Circa duemila anni or sono, molti passarono davanti alla croce di Gesù Cristo con indifferenza e disprezzo. E si trattava di cosa ben diversa da un tragico evento naturale o di un grave incidente! Sotto i loro occhi c’era il quadro del più grave delitto di tutti i tempi: il Figlio di Dio, creatore di tutte le cose, venuto sulla terra per dare delle prove concrete dell’amore divino, era stato respinto e condannato a morte!

Da un lato, la sorte di Gesù crocifisso ha trovato molta indifferenza; dall’altro, il suo amore per gli uomini che gli erano nemici era talmente grande da indurlo a pregare: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. L’amore di Gesù potrebbe lasciarci indifferenti? Lettore, la tua risposta a questo amore determina molte cose della tua vita presente, ma soprattutto decide la tua sorte eterna.

Ancora oggi, il Signore Gesù “può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio” (Ebrei 7:25). Il suo sacrificio strappa coloro che lo accettano dal castigo eterno.

martedì 10 febbraio 2026

Ho un posto per te

Questo dialogo ti suona familiare?

“Simon Pietro gli domandò: Signore, dove vai? Gesù rispose: Dove vado io, non puoi seguirmi per ora” Giovanni 13:36. 

Una domanda del genere era destinata a suscitare qualche domanda supplementare. 

Pietro parlò a nome degli altri e chiese: “Signore, perché non posso seguirti ora?” Giovanni 13:37. 

Vedi un po' tu se la risposta del Signore non riflette la dolcezza di un genitore nei confronti di un figlio.

“Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me! Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo?” Giovanni 14:1-2. 

Riduci il paragrafo a una frase e leggerai: Tu pensa a fidarti al resto penso io.

Gesù vuole che abbiamo fede in Lui. Ho abbondanza di spazio per voi. State tranquilli e abbiate fiducia.

Forse te lo hanno detto su posto di lavoro? “Mi dispiace, non c'è posto per te in questa azienda”.

Te lo hanno detto nel campo dello sport? “Non c'è posto per te in questa squadra”.

Te lo ha detto qualcuno che ami? “Non c'è posto per te nel mio cuore”.

O forse te lo ha detto un intollerante? “Qui non c'è posto per gente come te”.

Gesù conosceva il suono di queste parole.

Poco prima della sua nascita i suoi genitori non avevano trovato “posto” nell'albergo.

E quando pendeva dalla croce, non era quello un messaggio di rifiuto estremo? “Non abbiamo posto per te nel nostro mondo”.

Ancora oggi Gesù riceve lo stesso trattamento. Passa di cuore in cuore chiedendo il permesso di entrare. Ma il più delle volte si sente rispondere con le parole dell'albergatore di Betlemme: “Mi dispiace. Troppo affollamento non c'è posto per te.”

Ma di tanto in tanto riceve il benvenuto. Qualcuno spalanca la porta del proprio cuore e lo invita ad entrare. E a quella persona il Signore fa una promessa: “Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me! Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore”

Ho abbondanza di spazio per te. 

Che promessa meravigliosa!

Noi gli facciamo spazio nel nostro cuore e Lui ci fa spazio nella sua casa.

10 febbraio - Affermazioni certe

Certa è quest’affermazione… quelli che hanno creduto in Dio abbiano cura di dedicarsi a opere buone.

Tito 3:8

 

Affermazioni certe

 

L’aggettivo “certa” è frequente nelle Lettere di Paolo a Timoteo e a Tito:

• In 1 Timoteo 1:15, l’affermazione “certa” e “degna di essere accettata” è che Cristo è venuto nel mondo per salvare i peccatori.

• In 1 Timoteo 3:1, l’affermazione “certa” è che “se uno aspira all'incarico di vescovo (cioè di sorvegliante nella casa di Dio), desidera un'attività lodevole”. Aspirare a quest’incarico implicava l’impegno ad essere irreprensibili (v. 2) per condurre gli altri nello stesso cammino, alla gloria di Dio.

• In 1 Timoteo 4:8-9, Paolo dice che “la pietà (ovvero l’essere persone pie, timorate di Dio) è utile a ogni cosa, avendo la promessa della vita presente e di quella futura”; e aggiunge: “Certa è quest’affermazione e degna di essere pienamente accettata”. Egli lavorava e sopportava il vituperio di Cristo per insegnare la pietà agli altri, essendo egli stesso un modello di pietà.

• In 2 Timoteo 2:10-12, è da accogliere come un’ “affermazione certa” tutta l’opera della redenzione: “la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna”, la morte e la vita con Lui, le sofferenze e il regno con Lui.

• In Tito 3:8, “l’affermazione certa” è legata, come nel passo citato sopra di 2 Timoteo 2, alla misericordia di Dio che ci ha rigenerati e rinnovati per mezzo dello Spirito Santo, affinché diventassimo “eredi della vita eterna”.

Un programma veramente completo ci è messo davanti! Afferriamo queste certezze e ringraziamo il Signore.