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sabato 26 settembre 2026

26 settembre - Ogni tipo di preghiera (5)

Dal ventre del pesce Giona pregò il SIGNORE, il suo Dio, e disse: “Io ho gridato al SIGNORE, dal fondo della mia angoscia, ed Egli mi ha risposto”… Io dicevo: “Sono cacciato lontano dal Tuo sguardo! Come potrei vedere ancora il Tuo tempio santo?”

Giona 2:2-5

 

Ogni tipo di preghiera (5)

Giona: un grido di angoscia.

 

Dio affida al profeta Giona una missione: portare un messaggio agli abitanti pagani e malvagi della città di Ninive. Un messaggio severo di un giudizio imminente che avrebbe potuto spingere i Niniviti a pentirsi… ed proprio questo che Giona non avrebbe voluto! Così fugge lontano imbarcandosi su una nave che va dalla parte opposta. Ma Dio, che lo segue, manda una violenta tempesta. La nave sta per colare a picco e i marinai, terrorizzati, svegliano Giona che dorme tranquillamente. Suo malgrado, il profeta è costretto a confessare che la causa di quella tempesta è lui per la sua disubbidienza al Signore. Perché ritorni la calma, Giona comanda ai marinai di gettarlo in mare e questi, titubanti e dopo avere cercato invano una soluzione alternativa, eseguono il suo ordine. Così Giona è in alto mare che si dibatte fra i flutti; per i marinai è perduto, ma Dio non lo lascia annegare. Dio prepara un grande animale marino che ingoia Giona il quale, miracolosamente preservato, passa tre giorni nel suo ventre, lontano da ogni soccorso umano. Allora, dal profondo della sua angoscia, grida al “suo Dio”. Questo Dio, da cui lui fuggiva, lo ascolta da quel luogo insolito, dove nessuno lo poteva udire. Ecco cosa dice il profeta: “Io ho gridato al SIGNORE, dal fondo della mia angoscia, ed Egli mi ha risposto” (Giona 2:3). Mentre è ancora nel fondo della sua strana “prigione”, Giona ha la certezza di essere stato udito. Al terzo giorno, Dio comanda al pesce di vomitarlo sulla terra ferma, vicino a Ninive; e questa volta Giona porterà a termine la sua missione. I Niniviti si pentono e Dio li risparmia!

La nostra disubbidienza a Dio ci porta, a volte, in situazioni disperate; ma possiamo, anche in tali situazioni, chiamare Dio in nostro aiuto, certi di essere da Lui ascoltati!


venerdì 25 settembre 2026

25 settembre - Malvagi?

Lasci l’empio la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al SIGNORE, che avrà pietà di lui, al nostro Dio, che non si stanca di perdonare.

Isaia 55:7

 

Malvagi?

 

Automobili incendiate, vetrine spezzate, atti di violenza gratuita: ecco l’opera di molti facinorosi. Noi diciamo: bisogna punirli! Certo, ma dobbiamo anche riconoscere che la cattiveria è nel fondo del cuore di ognuno di noi. Spesso l’educazione permette di canalizzare o di frenare la violenza; ma quante volte, in determinate circostanze, il fondo del nostro cuore è messo a nudo! Che sia educato oppure no, religioso o meno, il cuore naturale è caratterizzato dal peccato. La constatazione che Dio fa riguardo alla Sua creatura lontana da Lui è senza appello: “Non c’è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Romani 3:22-23).

L’uomo non ha forse dato la prova inconfutabile della propria malvagità quando ha crocifisso il Signore Gesù? Pilato, autorità dell’epoca, aveva dichiarato: “Dopo averlo esaminato in presenza vostra, non ho trovato in Lui nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neppure Erode.… Ecco, Egli non ha fatto nulla che sia degno di morte” (Luca 23:14-15). Eppure Gesù Cristo, il Giusto, è stato condannato e messo a morte (Giacomo 5:6). Lui, il Figlio di Dio, si è lasciato crocifiggere, compiendo così per mezzo del sacrificio di Se stesso l’opera grazie alla quale il malvagio può essere perdonato. Ma Dio invita tutti gli uomini a pentirsi, a credere e a cambiare vita.

Tutti coloro che annunciano questo messaggio di salvezza non esitino a dire come l’apostolo Paolo: “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori dei quali io sono il primo. Ma per questo mi è stata fatta misericordia… affinché io servissi di esempio a quanti in seguito avrebbero creduto in Lui per avere vita eterna” (1 Timoteo 1:15-16).


giovedì 24 settembre 2026

24 settembre - Pazienza e fede

Gesù disse ai Suoi discepoli: “Se tuo fratello pecca, riprendilo; e se si ravvede, perdonalo. Se ha peccato contro di te sette volte al giorno, e sette volte torna da te e ti dice: "Mi pento", perdonalo”. Allora gli apostoli dissero al Signore: “Aumentaci la fede!”

Luca 17:1-5

 

Pazienza e fede

 

Gesù ci insegna ad avere pazienza e amore verso gli altri, e ci presenta il caso di un uomo che aveva fatto torto ad un suo amico molte volte, e che ogni volta tornava a chiedergli perdono riconoscendo il proprio errore. Proviamo a metterci al posto dell’uno o dell’altro:

– Se fossimo al posto di chi è in colpa, saremmo tornati a chiedere perdono fino a sette volte di seguito? Non rimandiamo spesso a domani la confessione dei torti che potrebbero essere regolati oggi stesso?

– Se fossimo al posto di chi è stato offeso, saremmo capaci di dimenticare ogni volta il torto o l’offesa che ci è stata fatta?

I discepoli del Signore si ponevano queste domande senza farsi illusioni sulle proprie capacità. Per raggiungere l’esempio che Gesù dà, chiedono di avere una fede più grande, per vivere con amore e pazienza; perché è per la fede che si può vivere in questo modo. Il Signore Gesù dice che la fede rende possibile ciò che è impossibile, e dà loro questo esempio: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo sicomoro: "Sradicati e trapiantati nel mare, e vi ubbidirebbe” (Luca 17:6).

Dio risponde sempre alla fede con bontà e misericordia; e la Sua risposta va sovente molto più in là della nostra misura! Hudson Tylor (1832-1905), missionario in Cina, ha più volte fatto questa esperienza, e diceva a proposito del versetto di Luca: Non è di una grande fede che abbiamo bisogno, ma della fede in un grande Dio”.


mercoledì 23 settembre 2026

23 settembre - Orgoglio

Chi ha un cuore superbo è in abominio al SIGNORE; certo è che non rimarrà impunito.

Proverbi 16:5

 

Rivestitevi di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili.

1 Pietro 5:5

 

Orgoglio

 

La caratteristica più radicata in ogni uomo, in ogni tempo, è certamente l’orgoglio. Satana aveva tentato Adamo ed Eva dicendo loro: “Sarete come Dio” (Genesi 3:5). Lo hanno ascoltato e hanno offeso Dio, mostrato che c’era dell’orgoglio nel loro cuore. Abbiamo tutti questa tendenza a volerci innalzare. La continua ricerca di denaro, di potere, di onore governa la nostra società, e la storia dell’umanità conferma questa volontà dell’uomo di dominare mettendo Dio in disparte.

Il Signore Gesù, venendo in questo mondo, è vissuto in modo completamente diverso. Lui, il Figlio di Dio, si è abbassato divenendo simile agli uomini. Nato in una stalla, da una modesta famiglia, è stato incompreso e rifiutato. Coloro che ha scelto come discepoli erano, essi stessi, uomini semplici e modesti. La gloria del nostro Signore Gesù consisteva nel seguire un cammino inverso a quello dell’uomo: ha abbassato Se stesso sempre di più, fino alla morte, la morte infamante della crocifissione (Filippesi 2:8).

Anche noi, come tutti, a volte pensiamo e agiamo con orgoglio; soltanto se i nostri cuori e i nostri pensieri sono occupati e nutriti di Cristo, l’Uomo perfetto, il vero modello di umiltà, potremo assomigliare un po' a Lui e rallegrare il cuore di Dio.

Gesù stesso ci dice: “Imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore” (Matteo 11:29).

martedì 22 settembre 2026

22 settembre - Giusti davanti a Dio

Gesù, nostro Signore… è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.

Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.

Romani 4:24-25; 5:1

 

Giusti davanti a Dio

 

Malgrado il divieto dell’Imperatore Carlo V, nel 1536 a Losanna si tenne un convegno su un fondamentale soggetto della fede cristiana: L’uomo peccatore, come può essere reso “giusto” davanti a Dio? Deve fare delle opere meritorie, sopportare delle sofferenze per espiare i propri peccati? È davvero sufficiente credere al Signore Gesù, il Figlio di Dio, che ha dato Se stesso per i peccatori una volta per tutte? Il Suo sacrificio dev’essere ripetuto o completato?

Guillaume Farel, evangelista itinerante che lavorava nella regione, espose chiaramente il soggetto e, basandosi sulla Bibbia, rese testimonianza alla potenza dell’Evangelo ricevuto semplicemente per fede. Poi prese la parola Jean Tandy a cui era stato dato il compito di contraddire Farel:

“Fratelli, non vorrei commettere il peccato di resistere alla verità divina; riconosco davanti a tutti voi di essere stato per lungo tempo cieco e ingannato… Ho udito la verità. Vedo che bisogna aggrapparsi soltanto a Gesù, basarsi sulla Sua Parola, non avere altro capo, conduttore o salvatore se non Colui che col Suo sacrificio ci ha resi graditi al Padre”; e fra lo stupore di tutti fece questa confessione: “Chiedo perdono a Dio per tutto quello che ho fatto e detto contro di Lui. E chiedo perdono anche a voi perché vi ho insegnato cose sbagliate”.

Dio è giusto quando dichiara giusto l’uomo che si pente e crede che Cristo ha portato i suoi peccati sulla croce. Per fede egli è “giustificato per mezzo del Suo sangue”, vale a dire per la Sua morte (Romani 5:9). Ed è perché Dio ha risuscitato Gesù che il credente ha la certezza che l’opera di Cristo è perfetta. Cosa potremmo aggiungervi noi?


lunedì 21 settembre 2026

21 settembre Il figlio perduto (2)

Nella mia angoscia invocai il SIGNORE, gridai al mio Dio. Egli udì la mia voce.

Salmo 18:6

 

Nel giorno che ho gridato a Te, Tu mi hai risposto, mi hai accresciuto la forza nell'anima mia.

Salmo 138

 

Il figlio perduto (2)

 

Uscito dal villaggio, dopo un breve tratto di strada, Xi si ferma e si inginocchia nella neve per rivolgere a Dio un’altra insistente preghiera. All’improvviso sente il pianto di un bambino e, guidato dalle sue grida, si dirige verso un vecchio pozzo abbandonato; il piccolo è lì dentro, intirizzito dal freddo. Trae fuori quel piccolo essere e lo avvolge nel suo mantello. È proprio lui, il piccolo rapito! Una bambina; era stata abbandonata dai rapitori perché la coppia della città voleva un maschio. Xi la prende e si mette a correre verso il villaggio riscaldandola fra le sue braccia.

Gli abitanti del villaggio, stupefatti e pieni di gioia, accompagnano l’uomo alla capanna dei genitori, stupiti anch’essi e oltremodo felici.

– Chi è questo Dio che hai pregato e ha risposto alla tua preghiera? – chiede il padre.

Davanti a una trentina di persone del villaggio, Xi può dare la risposta:

– Il Dio che ho pregato è venuto sulla terra sotto forma di un fanciullo circa duemila anni fa. E’ il grande Dio creatore del cielo e della terra, il Dio infinito e onnipotente che ha voluto scendere fra di noi per strapparci dalla potenza del diavolo che ci trascina con sé verso un’eternità di sofferenze. Dio vuole che siamo felici per sempre, accanto a Lui. Credetemi, la morte non è la fine dell’esistenza e la reincarnazione non esiste –.

Poi, prende il suo Nuovo Testamento e legge ad alta voce nel Vangelo di Giovanni: “Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo unico Figlio affinché chiunque crede in Lui non perisca ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16).

Quella notte stessa quei genitori accettarono il Signore Gesù come loro Salvatore.

domenica 20 settembre 2026

Giosia e le sue riforme (2 Re 22; 2 Cro. 33-35) parte 2

1. L'ORIGINE DI GIOSIA

ANNUNCIATO CON 300 ANNI DI ANTICIPO

Re Giosia è uno degli uomini della Bibbia che Dio annunciò tramite una parola profetica prima che nascessero. Dio aveva già parlato di Giosia all'inizio del regno in Israele e in Giuda. Geroboamo, il primo re del regno delle 10 tribù, si era allontanato da Dio e aveva messo vitelli d'oro sia a Betel che a Dan. Voleva impedire alla gente di recarsi a Gerusalemme per adorare Dio lì. Furono gettate le basi per l’idolatria. La Parola di Dio è chiara al riguardo: “Questo diventò un'occasione di peccato” 1 Re 12:30.

Dio non lasciò ne il Suo popolo ne il re senza preavviso. Un profeta di Giuda venne a Betel per ordine del Signore per parlare contro l'altare. Le sue parole sono: “Altare, altare! Così dice il Signore: Ecco, nascerà un figlio alla casa di Davide, il suo nome sarà Giosia; ed egli sacrificherà su di te i sacerdoti degli alti luoghi che bruciano su di te l'incenso, e bruceranno su di te ossa umane!“ (1 Re 13:2). Qui vengono dati precisi dettagli riguardo al futuro re:

il suo nome

la sua origine

le sue azioni

In Giosia questa profezia di Dio si è avverata.

Da ciò possiamo trarre le prime istruzioni pratiche per noi stessi. Dice: Dio mantiene le Sue promesse! Ci sono voluti circa 300 anni perché Giosia arrivasse, ma poi arrivò. La predizione di Dio si è avverata esattamente.

Oggi non è diverso. Dio ci ha anche dato delle promesse. Possiamo assolutamente fare affidamento su queste promesse. Ciò che Dio promette, lo mantiene. Sperimentiamo direttamente l'adempimento di alcune promesse di Dio. Ad esempio, se Egli ha promesso di aiutarci nelle difficoltà o di essere in mezzo a noi quando saremo riuniti nel Suo nome, allora possiamo sperimentarne immediatamente l’adempimento. Ma alcune promesse di Dio hanno per noi anche una dimensione futura. Pensiamo solo alla promessa del ritorno di nostro Signore. Lui è molto più di Giosia. Vogliamo allora dubitare che Egli verrà di nuovo? Sicuramente no.

La Parola di Dio aveva predetto che ci sarebbero state persone che avrebbero dubitato e  si sarebbero fatte beffe dell'adempimento di questa stessa promessa (2 Pt 3:4). Questo è il motivo per cui Egli ci dice: “Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni, ma è paziente verso di voi” (2 Pietro 3:9). Sì, Dio è paziente, ma ciò non cambia il fatto che ciò che ha detto accadrà. Possiamo sicuramente contare su questo.

I SUOI GENITORI

Se consideri la storia della riforma di Giosia nel suo contesto e consideri anche che egli si impegnò nella causa di Dio fin dalla giovane età, allora ti chiedi automaticamente che tipo di genitori avrebbe potuto avere questo giovane. Scopri qualcosa di sorprendente. Sia suo padre che suo nonno non erano affatto uomini devoti. Al contrario, entrambi fecero ciò che è male agli occhi di Dio. Manasse regnò per 55 anni. Il giudizio di Dio su di lui fu: "Egli fece molto male agli occhi dell'Eterno, provocando la sua ira" (2 Cronache 33:6). Anche se in seguito si pentì, il suo regno fu un altro triste capitolo nella storia dei re di Giuda. Suo figlio Amon, il padre di Giosia, fece anche peggio. Di lui è detto: “Anzi, Amon, si rese sempre più colpevole” (2 Cr. 33:23). Gli furono concessi solo due anni di regno. Poi divenne vittima di una cospirazione.

Giosia nacque mentre Manasse era ancora re. Aveva sei anni quando suo padre salì al trono. Probabilmente, la condotta del padre non influì molto su di lui, vista l'età. Il Signore Gesù è sempre all'opera e ricerca cuori giovani e non, la sola condizione richiesta è che ascoltino e ricevano le Sue parole. Non si possono e non si devono trarre conclusioni dai genitori sui figli. I genitori senza Dio possono avere un figlio devoto (cfr. Amon e Giosia). Allo stesso modo, genitori devoti possono avere un figlio senza Dio (cfr. Ezechia e Manasse). Non puoi ereditare la grazia di Dio.

Tuttavia questo principio non deve portarci a una conclusione sbagliata. Noi genitori abbiamo la piena responsabilità dei nostri figli. Non possiamo nasconderci dietro la grazia di Dio e usarla come una scusa a buon mercato per allevare i nostri figli in modo negligente e indifferente. Il principio di responsabilità è altrettanto valido quanto il principio di grazia. Come genitori abbiamo delle responsabilità.

Quindi Giosia crebbe in un ambiente che non era affatto influenzato dal timore di Dio.

Prima di descrivere nei dettagli l’opera di riforma di questo re, Dio ci mostra tre caratteristiche che modellarono la sua vita nel suo insieme. Queste caratteristiche sono (2 Cr. 34:2):

fece ciò che è retto agli occhi del Signore,

seguì le vie di Davide suo padre,

non si voltò né a destra né a sinistra.

Cosa possiamo imparare da esso?