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sabato 31 ottobre 2026

31 ottobre - Ogni tipo di preghiera (10)

Tre volte ho pregato il Signore… ed Egli mi ha detto: “La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza”. Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze…  perché, quando sono debole, allora sono forte.

2 Corinzi 12:8-10

 

Ogni tipo di preghiera (10)

L’apostolo Paolo: quando Dio dice “no”

 

L’apostolo Paolo racconta ai credenti di Corinto una sua straordinaria esperienza (2 Corinzi 12:1-10): egli è stato, per qualche istante forse, portato in paradiso e ha udito delle parole meravigliose, inesprimibili col linguaggio umano. Poi, però, è “ritornato sulla terra” per compiere la missione che Dio gli aveva affidato.

Dio sapeva che Paolo era esposto al rischio di inorgoglirsi a motivo delle rivelazioni straordinarie che aveva ricevuto. Così, per mantenerlo umile, ha permesso che fosse colpito da una non ben definita malattia, una disabilità fisica che lo faceva soffrire molto. Paolo ha supplicato tre volte il Signore perché lo liberasse da quella “scheggia nella carne”, ma la risposta è stata ogni volta negativa. “La mia grazia ti basta” gli ha risposto il Signore. Con quella disabilità, Paolo doveva appoggiarsi unicamente su di Lui, perché fosse evidente che la potenza della sua predicazione proveniva da Dio, e da Lui soltanto.

Invece di ribellarsi, Paolo si è sottomesso umilmente. A causa di quella difficoltà, ha imparato e trasmesso delle importanti lezioni. Il Signore se n’è servito per incoraggiare e consolare tante generazioni di credenti che hanno sofferto in vari modi, senza che Dio li abbia liberati dalle prove.

Dio ascolta sempre le preghiere dei Suoi figli perché li ama. A volte risponde loro con un “sì”, a volte con un “no”, altre volte dice “aspetta!” Egli non è indifferente alle nostre difficoltà, ma vuole servirsene per il nostro bene e per il bene di quelli che ci stanno vicini. Se nella Sua saggezza Dio non ci libera, sottomettiamoci e, come Paolo, impariamo ciò che significa: “La mia grazia ti basta”.

venerdì 30 ottobre 2026

30 ottobre - Riderci su o avere paura?

[Gesù Cristo libera] tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita.

[Ha distrutto] colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo.

Ebrei 2:15, 14

 

Riderci su o avere paura?

 

Quando internet ha iniziato ad essere utilizzato nelle aziende, una segretaria mi chiese dove si potevano trovare delle immagini di diavoli. – Di diavoli? Ma perché? – È per mio figlio di 10 anni. – Ma non gli fanno paura? – No, “lo divertono”.

Ogni anno alla festa di Halloween giovani e meno giovani si travestono da diavoli o da streghe, e indossano maschere di teschi per familiarizzare con la morte e riderci su. Questo genere di divertimento pensate che sia innocuo? È serio scherzare con la morte? Anche se si cerca di banalizzarla, la morte mantiene il suo lato terrorizzante, come pure il potere nefasto che Satana esercita sull’umanità.

La Bibbia dichiara che la morte è “il salario del peccato”, e che colpisce tutti gli uomini perché “tutti hanno peccato” (Romani 6:23; 3:23). Dopo la morte viene il giudizio (Ebrei 9:27) per quelli che, durante la loro vita, non hanno voluto regolare davanti a Dio la questione dei loro peccati.

Allora, riderci su o averne paura? Riflettiamo seriamente. Per chi ha creduto al Signore, né l’una né l’altra cosa! Il credente sa che Cristo ha dovuto morire per cancellare i suoi peccati, e quindi non subirà alcun giudizio. Cristo risuscitato gli dona la vita eterna e la certezza che il suo corpo risusciterà. Non ha paura della morte perché è stata vinta definitivamente da Gesù stesso: “la morte è stata sommersa nella vittoria” (1 Corinzi 15:54).

Il credente non è esente da eventi tragici, come incidenti o attentati; ma se ne resta vittima, “parte dal corpo” e va ad “abitare con il Signore” (2 Corinzi 5:9). Egli sarà con Cristo, in attesa della risurrezione del suo corpo. Meravigliosa promessa del Dio vivente e vero!


giovedì 29 ottobre 2026

29 ottobre - “Con un ordine”

“L'ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la Sua voce e ne verranno fuori; quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio”.

Giovanni 5:28-29

 

“Con un ordine” (lett. grido di comando)

(1 Tessalonicesi 4:16)

 

La risurrezione dei morti è incomprensibile per la ragione umana. Eppure la risurrezione di Gesù Cristo conferma questo fatto che è una verità fondamentale dell’Evangelo. Dio ha voluto farci conoscere con precisione ciò che avverrà, dedicando all’argomento della risurrezione un capitolo intero della Bibbia (1 Corinzi 15). Vi consigliamo una lettura attenta di questo capitolo.

La Bibbia ci insegna anche che ci saranno due risurrezioni ben distinte tra loro:

– La prima, chiamata risurrezione di vita, è promessa a quelli che hanno ricevuto, per fede, la vita eterna, riconoscendosi peccatori e accettando il Signore Gesù come loro Salvatore. Al comando del Signore, i corpi dei credenti deceduti (definiti i “i morti in Cristo” - 1 Tessalonicesi 4:16), usciranno dalle tombe “incorruttibili”; e anche i corpi dei credenti che saranno ancora vivi saranno trasformati, e tutti ce ne andremo “a incontrare il Signore nell'aria”, per essere “sempre con il Signore” (1 Tessalonicesi 4:17).

– La seconda risurrezione, è chiamata la risurrezione di giudizio. Avrà luogo, come dice la Bibbia, almeno mille anni più tardi (Apocalisse 20:5). È chiamata così perché riguarderà tutti coloro che non si saranno sottomessi a Dio, che non avranno creduto al Signore quando erano in vita, che avranno rifiutato la grazia e il perdono di Dio, e quindi dovranno comparire davanti al trono del grande Giudice per rispondere dei propri peccati e subirne la condanna.

Queste due risurrezioni riguardano dunque due categorie ben diverse di persone.

Tu, a quale appartieni? “Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione” (Apocalisse 20:6).

mercoledì 28 ottobre 2026

28 ottobre - Fra poco

Dio, come ha risuscitato il Signore, così risusciterà anche noi mediante la Sua potenza.

1 Corinzi 6:14

 

(Gesù ha detto:) “Chiunque vive e crede in Me, non morirà mai. Credi tu questo?”

Giovanni 11:26

 

Fra poco

 

Jaques era credente. Colpito da una grave malattia, sapeva che la morte era vicina. Quando parlava di quel passaggio che lo avrebbe introdotto alla presenza di Dio, in “paradiso” (Luca 23:43), diceva con sicurezza e serenità: “Fra poco”. Questo “aldilà” gli era familiare, perché sapeva che vi avrebbe trovato Gesù, Colui al quale si rivolgeva in preghiera e dal quale riceveva il sostegno nella malattia.

Oggi è con Gesù. Quelli che lo amavano sanno che è presso il suo Salvatore. Il suo corpo è ritornato alla polvere (Genesi 3:19) ma risusciterà, perché Jaques aveva creduto alle parole del Signore: “Chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Giovanni 11:25).

Per ognuno di noi c’è un “fra poco”. Dio solo conosce il momento in cui porrà fine alla nostra vita terrena e ci introdurrà nell’aldilà. Ma quale aldilà ci attende? Ci avete pensato? Per tutti quelli che hanno accettato il dono della vita eterna in Gesù Cristo, questa vita si traduce in una relazione vivente e reale con Dio, che inizia al momento in cui si accetta il Signore come salvatore e si prolunga nell’eternità. È esattamente questo lo sguardo della fede che Jaques, dal suo letto, aveva sul proprio futuro.

“Fra poco”, è anche il momento in cui Gesù tornerà a prendere tutti i Suoi sulla terra, cioè la Sua Chiesa. I morti nella fede in Cristo, come Jaques, risusciteranno; e i credenti ancora in vita in quel momento saranno trasformati. Beata speranza dei credenti che andranno “a incontrare il Signore nell’aria”, per essere per “sempre con il Signore” (1 Tessalonicesi 4:17).

martedì 27 ottobre 2026

27 ottobre - Sono davvero un cristiano?

Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me!

Galati 2:20

 

Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno.

Filippesi 1:21

 

Sono davvero un cristiano?

 

Anche se è vissuto così da molte persone, il cristianesimo non è semplicemente un impegno a essere pii e religiosi. Essere cristiano non è aver partecipato a qualche cerimonia: il battesimo, la prima comunione, la benedizione matrimoniale, la messa di Natale… ed sentirne soddisfatti e appagati. Tutto questo può essere soltanto una facciata e, al massimo, la parvenza di avere una buona coscienza. La fede cristiana non è nemmeno soltanto la convinzione che esiste un Dio onnipotente e giusto.

L’apostolo Paolo descrive il vero cristianesimo in quattro parole: “Cristo vive in me!” Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è venuto sulla terra, non solo per mostrarci come dovrebbe essere un uomo conformemente ai desideri di Dio, ma per far entrare ognuno di noi in una nuova relazione con Lui. Io entro in questa relazione quando credo:

– che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è l’inviato di Dio per me;

– che la Sua vita pura sulla terra è il mio esempio supremo;

– che non è venuto per condannarmi ma, al contrario, per portare Lui il castigo che meritavano i miei peccati e potermi donare la vita eterna!

È così che Gesù entra nella mia vita in un modo reale. Il Suo amore è infinito. Egli fa di me un uomo nuovo che “si va rinnovando in conoscenza a immagine di colui che l'ha creato” (Colossesi 3:10). Gesù che “vive in me” dev’essere il movente e la sorgente di ogni mio pensiero e di ogni mia azione; è Lui che mi dà la forza. La mia relazione con Cristo coinvolge tutta la mia vita e continuerà anche oltre la morte, perché durerà in eterno.

lunedì 26 ottobre 2026

Giosia e le sue riforme (2 Re 22; 2 Cro. 33-35) parte 12

UNA GUERRA INUTILE

Il popolo di Israele ha combattuto molte guerre. A volte venivano attaccati e dovevano difendersi. A volte erano loro stessi gli aggressori. C'erano guerre in cui Dio doveva essere con loro e c'erano guerre in cui Dio invece era contro di loro, ma tra le guerre registrate nella Parola di Dio, apparentemente nessuna era così inutile come la guerra che Giosia sta ora conducendo contro il faraone Neco, sebbene le motivazioni di Giosia siano ovviamente sconosciute. Il contesto storico di questa guerra non è chiaro. Può darsi che il faraone volesse dichiarare guerra alla potenza assira in declino, ma può anche darsi che il suo attacco fosse diretto contro l’emergente potenza babilonese. Comunque sia, il fatto è che Giosia interviene in questa disputa senza alcun motivo visibile e cerca battaglia nonostante gli avvertimenti del faraone pagano. Giosia, che in passato aveva una visione così profonda della mente di Dio, ora sembra aver perso la capacità di discernere.

Mentre leggiamo questa storia, possiamo pensare a due passaggi dei Proverbi che Salomone scrisse molti anni prima che Giosia vivesse:

“È una gloria per l'uomo l'astenersi dalle contese, ma chiunque è insensato mostra i denti“ Proverbi 20:3.

“Il passante che si riscalda per una contesa che non lo concerne, è come chi afferra un cane per le orecchie” Proverbi 26:17.

Queste parole parlano anche a noi. Spesso pensiamo che dobbiamo combattere quando Dio ci dice di fuggire. Ci sono certamente situazioni in cui dovremmo resistere a Satana, cioè quando lui ci attacca per toglierci la fede. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, la fuga è all’ordine del giorno, soprattutto quando Satana vuole usare le tentazioni di questo mondo per abbatterci. Combattere in tali situazioni porta con sé una sconfitta certa. L'esempio di Giuseppe è ben noto e viene qui ricordato. Soltanto la sua coraggiosa fuga lo salvò dal cadere nel peccato sessuale.


DIPENDENZA DA DIPENDENZA

Si potrebbe riflettere sui motivi che portarono Giosia a intraprendere questa guerra. Non troviamo una risposta diretta nella Parola di Dio. Ma se leggiamo un po’ tra le righe, ci si potrebbe forse chiedere se Giosia volesse rappresentare qualcosa nel mondo. Interferisce negli attuali eventi politici del suo tempo, che avrebbero dovuto non aver nulla a che fare con lui. In questo caso, né lui né il suo popolo erano minacciati dalle intenzioni bellicose degli egiziani.

La dipendenza è un male che attraversa tutta la Bibbia. Ci sono una serie di esempi che Dio ci ha dato come avvertimento. Pensiamo a Lot, che pensava di vedere il suo posto nel consiglio di Sodoma, infatti lo troviamo seduto alla porta della città. Oppure pensiamo a Saulo, che cercava l'onore davanti al popolo giudeo. Consideriamo Nabucodonosor, che si alzò con orgoglio e invece sprofondò così in basso da essere simile ad una bestia. Anche qui ricordiamo una parola del saggio Salomone: “La superbia precede la rovina, e lo spirito altero precede la caduta” Proverbi 16:18. A proposito, queste parole non hanno perso la loro validità fino ad oggi.

Se applichiamo questo a noi stessi, allora potremmo chiederci: quali obiettivi stiamo perseguendo? Vogliamo essere qualcuno in questo mondo, vogliamo contare qualcosa? Questo può essere il caso, ad esempio, sul lavoro. Tendiamo verso l’alto con tutte le nostre forze e senza riguardo per gli altri, seguendo il motto: “Ognuno è il prossimo di se stesso”? Oppure pensiamo di poterci coinvolgere nella politica di questo mondo? Forse lo facciamo con le migliori intenzioni, ma è comunque sbagliato. È il mondo che ha rifiutato nostro Signore e lo ha messo in croce. Non può essere nostro compito svolgere un ruolo nella politica di questo mondo, sia a livello locale, nazionale o internazionale. Ma le cose peggiorano ancora quando cerchiamo di occupare un posto d’onore e di prestigio nel mondo religioso. Questo era colpevole della morte del Signore tanto quanto il sistema politico. Anche questa “parte” del mondo non potrà mai essere il luogo in cui sviluppare le attività.

Ma può esserci anche un desiderio di riconoscimento nella vita di un'assemblea locale. Puntiamo forse a uno dei posti più prestigiosi qui? Vogliamo essere tra i primi? Nella terza lettera, Giovanni parla di Diotrefe, un uomo “che aspira ad avere il primato tra loro“ 3 Gv 9. Questa è davvero una triste testimonianza. Penseremo piuttosto al nostro Signore, che volontariamente si umiliò e prese l'ultimo posto. Il Suo esempio dovrebbe caratterizzarci (Filippesi 2:5-8), allora non ci saranno problemi di questo tipo. Lui stesso ha insegnato ai suoi discepoli a non aspirare ai primi posti. Invece, ha detto, “… chiunque si innalza sarà abbassato, e chiunque si abbassa sarà innalzato” Luca 14:11. Ciò di cui abbiamo bisogno anche in questa materia è la “semplicità verso Cristo” 2 Cor. 11:3.

(segue)

26 ottobre - Il treno distrutto

Resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi. Avvicinatevi a Dio, ed Egli si avvicinerà a voi.

Giacomo 4:7-8

 

Il treno distrutto

 

Bill e Jim sono due impiegati in una compagnia ferroviaria americana sulla costa del Pacifico. Bill è un credente, mentre Jim non può ammettere l’esistenza di un Dio che avrebbe creato un mondo come questo, con tanta miseria e malvagità. Un giorno, ci fu un grave incidente ferroviario sulla linea che collega Seattle a Portland, e Bill e Jim si recarono sul luogo del disastro. Non trovarono altro che un ammasso di ferraglie: era tutto ciò che restava dell’imponente treno superveloce che aveva lasciato il deposito, nuovo fiammante, solo poco tempo prima.

Bill, provocatoriamente, dice a Jim:

– E pensare che noi lavoriamo per un’azienda che chiama “treno” questo ammasso di ferraglia!

– Tu sogni! Tu sai bene che il macchinista era ubriaco!

– E tu, allora, non sai che il responsabile dello stato attuale del mondo non è il Creatore? Dio ha creato l’uomo a Sua immagine e somiglianza, ma in conseguenza del peccato di Adamo ed Eva, il peccato è passato su tutti gli uomini e il mondo è caduto in questo abisso di male: ecco chi sono i responsabili del disastro, i “macchinisti” ubriachi! 

– Hai ragione, non è giusto incolpare Dio; è l’uomo che ha guastato tutto.

E voi, sapete che, in seguito del peccato dell’uomo, Satana è diventato “il capo del mondo” e vuole trascinare il maggior numero di persone possibile alla morte eterna? Ma noi vogliamo ricordarvi ancora una volta che Dio, nel Suo amore, ci ha donato un rimedio: la fede in Gesù Cristo, quale mezzo sicuro per scampare al disastro verso il quale Satana trascina gli uomini sui quali governa.