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lunedì 11 maggio 2026

Panoramica di Levitico 23 (5/9)

La festa delle Primizie (Levitico 23:9-14)

La festa doveva essere celebrata il primo giorno della settimana, che viene menzionato per la prima volta in questo capitolo. La Pasqua veniva celebrata il quattordicesimo giorno del mese, che avrebbe potuto essere un qualsiasi giorno della settimana, poi seguivano immediatamente i sette giorni celebrativi della festa dei pani azzimi. Qui, invece, abbiamo un giorno ben preciso della settimana, “il giorno dopo il sabato”. Quando il Signore Gesù, la vera Pasqua, fu immolato, il primo giorno della settimana fu solamente tre giorni e tre notti dopo, che cosa successe in quel giorno? Egli resuscitò dalla morte “primizia di quelli che sono morti” (1 Corinzi 15:20). Nessuno, eccetto il Signore Gesù, è stato resuscitato da Dio senza mediazione umana e perfino coloro che ha resuscitato per mezzo di Lui, prima di Gesù stesso, morirono una seconda volta, ma il Signore Gesù resuscitò ad una vita segnata dall’incorruttibilità.

La festa delle Primizie poteva essere celebrata dal popolo d’Israele solo nel paese di Canaan. Non vi erano primizie nel deserto, le spighe da agitare si trovavano solo nella terra promessa. La celebrazione di questa festa parla a noi, che fin da ora godiamo del pieno possesso delle benedizioni che Dio ha elargito per il Suo popolo celeste, di cui Canaan è una figura. Dio non vuole che siamo dei cristiani senza gioia, anzi desidera che ci rallegriamo della relazione che abbiamo con il Signore Gesù e di tutte le benedizioni che ci ha assicurato. Questa comunque non è l’ultima festa, ve ne sono altre quattro, tre delle quali strettamente collegate fra di loro.


(segue)

11 maggio - 1. Amore vincitore

L’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio… Dio è amore. In questo si è manifestato per noi l’amore di Dio: che Dio ha mandato il Suo Figlio unigenito nel mondo, affinché, per mezzo di Lui, vivessimo.

1 Giovanni 4:7-9

 

1. Amore vincitore

 

Per il nostro bene, Dio nostro Creatore ci ha dato nella Bibbia delle istruzioni che riguardano tutti gli aspetti morali della nostra vita, l’integrità, la purezza, l’onestà, la fedeltà ecc… Questi sono stati per tanti secoli i fondamenti morali delle società cristianizzate. Le persone più anziane possono testimoniare di aver ricevuto questi insegnamenti, anche alla scuola pubblica.

Oggi, purtroppo, gran parte di queste nozioni sono rifiutate perché, si dice, pregiudicherebbero la nostra libertà; la nozione di bene e di male non dev’essere un ostacolo per potersi godere la vita. Bisogna favorire l’emancipazione dell’individuo… Così, la coscienza perde i suoi punti di riferimento. La volontà dell’uomo che si svincola dalla volontà di Dio porta all’incremento della violenza e dell’immoralità. L’indipendenza da Dio fa emergere l’egoismo e l’ orgoglio del cuore umano, “ingannevole e insanabilmente maligno”(Geremia 17:9).

Di fronte a questa marea di male, chi avrà la vittoria? Soltanto l’amore di Dio che dimora in chi riconosce la fondatezza di ciò che Dio dice nella Bibbia perché Egli stesso è amore e luce. L’amor proprio, egoista e interessato, mescolato al desiderio di possedere e di affermarsi, è esattamente l’opposto di ciò che è stato il comportamento di Gesù Cristo. Egli ci ha amati fino all’estremo quando, inchiodato alla croce, è morto per cancellare davanti a Dio il debito dei nostri peccati.

Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16). Che queste parole siano scolpite nel cuore e nella coscienza di ognuno di noi.


domenica 10 maggio 2026

Panoramica di Levitico 23 (4/9)

La festa dei pani azzimi (Levitico 23:6-8)

La seconda festa seguiva immediatamente la celebrazione della Pasqua, iniziava il quindicesimo giorno del primo mese del calendario stabilito da Dio per il Suo popolo e durava una settimana. “Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità” (1 Corinzi 5:8). Questi sette giorni di festa ci parlano di un periodo completo, essendo il sette il numero divino della perfezione o completezza. Non siamo qui esortati a celebrare la cena del Signore, come qualcuno dice, ma piuttosto, visto che la festa dei pani azzimi durava sette giorni subito dopo la Pasqua, è una figura di come dovrebbe essere la nostra vita dopo aver creduto al Signore Gesù. Il popolo d’Israele, in quei giorni, avrebbe dovuto astenersi dal lievito che nel Vecchio Testamento è figura del peccato non giudicato. Era proibito per un Giudeo avere del lievito in casa la settimana dopo la Pasqua. Quindi Dio, in 1 Corinzi 5:8 quando dice che i cristiani non dovrebbero avere vecchio lievito o lievito di malizia e malvagità parla così del vecchio uomo (la nostra vita prima della conversione). Sebbene il vecchio uomo sia “stato crocifisso” (Romani 6:6), abbiamo ancora in noi la nostra vecchia natura, la carne, ma essa non ha nessun diritto di agire in quanto è stata messa a morte alla croce. La nostra vita quotidiana dovrebbe essere marcata dal giudizio di noi stessi e dagli azzimi della sincerità e della verità.


(segue)

10 maggio - I tedofori

Fate ogni cosa senza mormorii e senza dispute, perché siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo.

Filippesi 2:14, 15

 

I tedofori

 

Nell’antica Grecia c’era una gara sportiva chiamata “la corsa con le fiaccole”. Era una corsa a staffetta notturna. Nella stessa squadra, ogni atleta passava al compagno una torcia accesa. Vinceva la squadra che, per prima, aveva fatto arrivare al traguardo la sua torcia senza che si fosse spenta. Doveva essere uno spettacolo affascinante ed emozionante vedere tutte quelle luci spostarsi velocemente nell’oscurità.

Dall’inizio del cristianesimo, ogni generazione ha trasmesso a quella seguente la “fiaccola” della fede. Oggi ancora queste luci brillano un po’ ovunque nel mondo. Esse sono costitute dalla testimonianza che ogni credente rende al suo Signore.

Chi sono gli atleti le cui fiaccole fanno più luce? Sono quelli che amano Gesù Cristo con tutto il loro cuore e s’impegnano a ubbidire ai Suoi insegnamenti. Con il loro comportamento, le loro parole e le loro azioni, possono allora riflettere il loro modello, Colui che è “la luce del mondo” (Giovanni 8:12).

Chi sono gli atleti vittoriosi nella corsa cristiana? Sono quelli che fissano lo sguardo della fede verso la meta della loro corsa, che è Gesù vittorioso, risuscitato ed elevato al cielo, “Colui che crea la fede e la rende perfetta (Ebrei 12:1). Dal cielo Egli li dirige, li attira a Sé e li incoraggia.

Che possiamo tutti desiderare di far parte di questi vincitori, noi credenti ai quali il Signore dice: “Voi siete la luce del mondo… Risplenda la vostra luce davanti agli uomini” (Matteo 5:14, 16).

sabato 9 maggio 2026

09 maggio - Avete detto: peccato?

Il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

Romani 6:23

 

Cristo morì per i nostri peccati.

1 Corinzi 15:3

 

Avete detto: peccato?

 

Ognuno definisce il peccato a modo suo e ha la propria opinione a questo riguardo.

– Qualcuno dirà: È un’idea del Medio Evo, inventata dalla chiesa per spaventare i fedeli e mantenerli sotto schiavitù.

– Il peccato? – risponderà un altro – Riguarda gli omicidi, la violenza, l’appropriazione indebita, i crimini contro l’umanità, tutte quelle azioni che meritano la prigione. Sono cose che io non farò mai!

– Altri ancora sosterranno che oggi, fortunatamente, c’è meno rigore di un tempo. I vecchi principi di pudore, di purezza e anche di fedeltà nel matrimonio, oggi sono superati. D’altronde, erano solo ipocrisia…

L’importante però, non è come voi e io definiamo il peccato, ma come lo giudica Dio; e la Bibbia ce lo mostra. Il peccato è ogni azione, ogni pensiero, contrari alla volontà di Dio o che non ne tengono conto. Dio è santo e non sopporta il peccato. Può solo condannarlo, ma può anche perdonare sulla base del sacrificio di Gesù Cristo. E chi è perdonato? I migliori o quelli meno colpevoli? No, risponde la Parola di Dio. Per essere perdonati, sia voi, sia io, sia il peggiore dei criminali, è necessaria una sola condizione, espressa in queste parole: “Ravvedetevi dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati” (Atti 3:19). Il dono della grazia di Dio, di cui ci parla il versetto citato oggi, è accordato a chiunque si pente e crede al Signore Gesù riconoscendolo come il proprio Salvatore.

venerdì 8 maggio 2026

Panoramica di Levitico 23 (3/9)

La Pasqua (Levitico 23:5)

Consideriamo adesso le sette feste annuali celebrate in Israele, iniziando con la Pasqua: “Il primo mese, il quattordicesimo giorno del mese, sull’imbrunire, sarà la Pasqua del SIGNORE”. La celebrazione ricorda il giudizio di Dio su tutti i primogeniti degli Egiziani. Per ogni Israelita era stato possibile scampare a questo giudizio immolando l’agnello Pasquale e mettendo il suo sangue sugli stipiti e gli architravi delle porte delle loro case. La cosa meravigliosa, che deve far riflettere anche ognuno di noi è che nessun Israelita, neppure i primogeniti, ha visto il sangue, perché era all’esterno delle loro case, in quanto viene detto, “quand’io vedrò il sangue, passerò oltre” (Esodo 12:13). Vediamo qui l’apprezzamento di Dio per il prezioso sangue di Cristo, mentre noi non potremo mai comprenderne appieno il valore.

La Pasqua veniva celebrata in primavera. In Esodo 12 troviamo che Dio, con questa festa, stava istituendo un nuovo inizio. Il normale calendario civile ebraico inizia in autunno, Settembre o Ottobre, ma leggiamo: “Questo mese sarà per voi il primo dei mesi: sarà per voi il primo dei mesi dell’anno” (Esodo 12:2). L’anno santo iniziava con la celebrazione della Pasqua, il quattordicesimo giorno del mese di Abib, ricordava la salvezza dal giudizio e l’inizio di una nuova vita per il popolo d’Israele.

Nel Nuovo Testamento vediamo che la Pasqua è realmente una figura dall’opera del Signore Gesù: “Poiché anche la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata” (1 Corinzi 5:7). È sempre importante trovare nel Nuovo Testamento la spiegazione di una figura del Vecchio, in modo da essere sicuri di rimanere fedeli al significato della Scrittura. Attraverso le parole dell’Apostolo Paolo, lo Spirito Santo ci spiega che la Pasqua è una figura dell’opera di Cristo per liberarci dal giudizio che meritavamo.

08 maggio - Una parola ai genitori cristiani

Le Sue (di Dio) qualità invisibili, la Sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere Sue.

Romani 1:20

 

Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono… e il Padre vostro celeste li nutre.

Matteo 6:26

 

Una parola ai genitori cristiani

 

E’ importante attirare l’attenzione dei nostri figli, specialmente nel mondo attuale, sull’importanza dell’esistenza di Dio, della Sua potenza e del Suo amore. Così facendo li aiutiamo ad aprire la loro intelligenza e la loro sensibilità alla relazione esistente fra la natura e il Creatore.

Un bambino che non abbia avuto l’occasione di meravigliarsi davanti alla grandezza dell’Onnipotente, alla bellezza e alla realtà della Sua creazione, avrà un concetto falsato di Dio e una visione ridotta e limitata delle cose. Per questo dobbiamo cogliere ogni occasione per parlare ai nostri figli della gloria di Dio. Guardando con loro un arcobaleno o le onde potenti di un mare agitato o il cielo stellato o un fiore variopinto, li aiuteremo a prendere coscienza che qualcuno infinitamente più grande di loro ha creato l’universo, e che questo Creatore “sostiene tutte le cose con la parola della Sua potenza” (Ebrei 1:3). I nostri figli hanno bisogno di commuoversi di fronte alla creazione, e questo può essere per loro il primo stupefacente incontro reale con Dio. Così i insegneremo loro a guardare al di là del visibile, a guardare a Dio, infinito ed eterno.

Aiutiamoli a prendere consapevolezza di questa presenza dell’Onnipotente Dio Creatore, sorgente permanente di gioia. E quando parliamo loro delle nostre preghiere e delle risposte del Signore, essi hanno un’altra prova del fatto che il Signore è presente nella nostra vita, che è vicino a loro e che, anche nelle difficoltà, è pronto ad accordare loro la forza, la pazienza e il giusto modo di affrontarle.