Seguici anche su Facebook!

Seguici anche su Facebook! Unisciti al Gruppo cliccando su:
https://www.facebook.com/groups/287768858057968/

mercoledì 5 agosto 2026

SATANA SI CIBA DI CIÒ CHE NOI NON DIAMO A DIO (9/15)

Con Dio c’è ancora speranza

 

Se esaminiamo i fatti dobbiamo notare un’altra cosa importante nella vita di Giosafat. Dio lo richiamò non una, non due, ma tre volte ed in modo forte ed inequivocabile, affinché non compisse ulteriori passi folli.

Infatti mandò per primo il profeta Micahia che gli disse: “torna a casa tua in pace” (2Cr 18:16) perché stava sbagliando e questo proprio poco prima della guerra disastrosa in cui Achab lo coinvolse.

Poi, in un secondo momento, mandò il profeta Jehu, che gli disse: “L’ira di Dio è su te!” (2Cr 19:2) con un terribile messaggio di condanna e giudizio, dopo il suo triste ritorno a casa. Ma cosa succede spesso anche a noi? Proprio perché siamo compromessi e lontani dal Signore, volentieri non diamo più ascolto a colui che ci chiama e che vuole il nostro bene anche se agisce attraverso prove e afflizioni durissime. Noi siamo spesso quelli che ci sediamo vicino al nostro accusatore e lo ascoltiamo, invece di ascoltare il nostro avvocato e prezioso Salvatore. Satana anche qui lavora forte nella nostra mente, proprio per accusarci e paralizzare le nostre forze spirituali che invece vorrebbero portarci indietro verso e accanto al Signore.

Tuttavia? “Tuttavia c’è ancora speranza” (2Cr 19:3) dice Jehu a Giosafat dopo il secondo avvertimento! Dio non prende mai a calci i suoi figli, ma fa di tutto per recuperarli al suo servizio e per la sua gloria. Così è stato per Pietro, così sarà per ogni figlio di Dio, sempre ed in ogni occasione! Satana sa come tenerci schiacciati a terra dopo una dura lezione e sa come usare diverse armi per far questo: l’orgoglio, la frustrazione, la condanna degli altri, la depressione, la paura, l’indifferenza, la vergogna o anche una miscela di queste armi e a volte anche la ribellione.

Il Signore vuole invece che andiamo a lui pieni di tristezza, e con questa vuole portarci ad un salutare ravvedimento. Non esiste il ravvedimento senza che Dio ci faccia prima capire la gravità del nostro peccato. (2 Co 7:8-10). La consapevolezza di peccato prima e la tristezza di aver offeso Dio poi, deve portare il credente al ravvedimento. Egli deve ripercorrere la strada sbagliata che è stata fatta e ritornare al punto dove aveva lasciato Dio. E possiamo stare certi che lì lo troveremo come il Padre amoroso della parabola del figlio prodigo, con le braccia aperte e il perdono pronto per ciascuno. Egli è lì, sempre, ogni volta! Che benedizione!

Giosafat, ci dice la Parola, torna ad essere il re virtuoso che era. Nei versetti da 4 a 11 del capitolo 19 della 2Cronache, vediamo i frutti degni del ravvedimento di Giosafat. Ma ricordiamoci, e insisto su questo, che Satana farà di tutto per impedire che questa tristezza arrivi in noi, piuttosto si impegnerà a fondo per mantenerci nella polvere e nella sconfitta, o nella debolezza.

Ma ricordiamoci che “c’è ancora speranza!”. Paolo ai Romani dice: ”Ora il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nel credere, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza nello Spirito Santo” (Ro 15:13).

Il Signore vuole che ritorniamo a lui, ed gli si accosterà a noi, sempre, ogni volta dopo ogni caduta se solo ritorniamo a lui! Ricordo come sia confortante la presenza del Signore Gesù sulla spiaggia della Galilea dopo la sua resurrezione ed è lì che aspetta Pietro (in modo particolare!) per ristabilirlo.

Purtroppo Giosafat cadde di nuovo, venendo così a confermare il principio che quello di buono che è stato fatto ieri non serve all’oggi o al domani. Satana mette le sue trappole ovunque, e non lo fa qualche volta, ma sempre!

Se oggi siamo fedeli, questo è una grazia di Dio, ma non abbiamo garanzie che la nostra fedeltà sarà la stessa domani, perché la Grazia di Dio non dipende da noi, ma piuttosto dal nostro rapporto, dalla nostra relazione col Signore, ogni giorno che passa. Questa relazione, o comunione, se sarà alimentata produrrà la comunione e la nostra fermezza in Cristo, altrimenti se non sarà alimentata servirà ad alimentare qualcosa d’altro. D’altronde abbiamo detto che Satana si ciba di ciò che non diamo a Dio.

Ecco il punto, se non diamo a Dio la nostra persona, la nostra mente, il nostro cuore, le nostre vite, qualcun altro le prenderà e le userà.


(segue)

05 agosto - Un mondo senza Dio

Ognuno faceva quello che gli pareva meglio.

Giudici 21:25

 

“Tornate a Me, e Io tonerò a voi” dice il SIGNORE.

Malachia 3:7

 

Un mondo senza Dio

 

“Ester” è il titolo di un breve libro della Bibbia che ha una particolarità: in esso non è mai menzionato il nome di Dio. È il solo libro in cui troviamo il popolo d’Israele, castigato da Dio perché disubbidiente e idolatra, deportato a Babilonia, senza una parola sul suo ritorno dalla cattività di Babilonia. Questa particolarità ci fa riflettere: questo Libro non ci mostra forse, in figura, il mondo attuale dal quale il Dio creatore e Salvatore è stato totalmente escluso? La vita si svolge senza che nessuno si curi di quello che Dio pensa e ha detto. Ma, dall’alto Egli vede e sa ogni cosa.

In questo mondo si ritiene che l’uomo sia padrone del proprio destino; l’umanità, si dice, alla fine sarà “affrancata” da Dio, ne farà totalmente a meno. Si sostiene che l’uomo sostanzialmente è buono; capace del peggio, certo, ma in grado di migliorare. Gli incontestabili progressi sociali ne sarebbero la prova. Così, in molti paesi ognuno è libero di fare quello che gli piace e può scegliere fra una moltitudine di piaceri e di perversioni. Ma questa pseudo libertà, che non procura né la gioia né la pace, non può nascondere i disastri presenti nel mondo dei quali l’uomo è l’unico responsabile.

I re e gli imperatori, specialmente nei secoli passati, usavano indire grandi feste con immoralità di orni sorta, celebrate anche in onore dei loro idoli e spesso in dispregio del vero Dio. Molti di loro, dopo grandi festeggiamenti, furono assassinati! Il mondo di oggi non conoscerà una sorte migliore. Il giudizio di Dio è imminente. “Ravvedetevi e credete al Vangelo!” (Marco 1:15).

 

martedì 4 agosto 2026

SATANA SI CIBA DI CIÒ CHE NOI NON DIAMO A DIO (8/15)

Il senso di colpa, altra arma devastante di Satana

 

Quando si prendono certe strade, che portano al compromesso con il nemico e con i suoi angeli decaduti, difficilmente si torna ad essere quelli di una volta anche se interviene poi il ravvedimento. Questo accade, se non per altro, perché le conseguenze sono spesso la ferita più profonda, la cicatrice che rimane a segnare i nostri passi folli.

E anche lì Satana lavora facendoci sentire addosso il peso della colpa, che fu quello che portò al suicidio Giuda il discepolo traditore del Signore. Anche questa è una grande seduzione di Satana, che infatti ci fa pensare in un primo momento che non c’è nulla di male in quello che stiamo per commettere, però poi quando il peccato è commesso fa sì che il senso di colpa arrivi ad occupare pienamente, sino a devastarla, la mente di alcune persone.

Quanti credenti hanno avuto la vita spirituale rovinata da un senso di colpa continuo e paralizzante? Se siamo in questa situazione, non facciamoci schiacciare da Satana, piuttosto chiediamo a Dio perdono per i nostri falli e confidiamo nel suo pieno perdono e nella sua immensa misericordia. Anche in questi tristi momenti, dopo aver confessato il nostro peccato dobbiamo ringraziarlo perché lui non si ricorda dei nostri peccati, che vengono gettati nel mare del suo perdono (Mi 7:19), e su cui lui mette un cartello con la scritta “Vietato pescare!”.

Non crediamo a Satana che vuole torturare le nostre menti per questo. Dio e Cristo hanno vinto il peccato e la morte e i miei peccati sono stati cancellati perfettamente e completante dal sangue di Gesù Cristo. Lode a Dio per questo. Conosciamo tutti tanti versetti che dicono questo, ma stiamo sicuri che in certe occasioni il nemico farà di tutto per non farci credere al valore prezioso e assoluto del sangue di Cristo.


(segue)

04 agosto - “Chi è costui…?”

“Chi è costui che perdona anche i peccati?”

Luca 7:49.

 

“Chi è costui…?”

 

Fu il primo interrogativo che il Signore suscitò nella gente del Suo tempo col Suo insegnamento. La nostra considerazione sul cristianesimo non può cominciare che da Cristo per due ragioni principali.

- La prima è che il cristianesimo, nella sua essenza, è la fede in Cristo; la Sua persona e a Sua opera sono la roccia sulla quale si fonda la religione cristiana. Se Egli non è ciò che ha detto di essere, se non ha compiuto ciò che ha detto di essere venuto a compiere, l'intera struttura del cristianesimo crolla. Se togliete Cristo, il cristianesimo è svuotato; praticamente non resta niente.

- In secondo luogo, Cristo è “lo splendore della gloria di Dio” (Ebrei 1:3), è l’essenza di Dio stesso. Tutto ciò che ha detto e insegnato è parola di Dio. È la Parola diventata carne: “Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei, e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta… E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità” (Giovanni 1:1-3, 14). Non possiamo considerare Cristo solo come un uomo perbene o con qualità soprannaturali. Gesù Cristo era Dio.

Ciò che colpisce dell’insegnamento del Signore sono le affermazioni che Egli fa di Se stesso.
Egli si presentò dicendo di se stesso: “Io sono il pane della vita” (Giovanni 6:35); “Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Giovanni 8:12); “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Giovanni 11:25); “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6).

“Chi è Cristo per me?” Questa è la domanda che ogni uomo deve porsi.

Se la nostra risposta è: Egli è Dio, allora dobbiamo servirlo e onorarlo con tutto il rispetto e la devozione dovuti a un simile titolo.


 

lunedì 3 agosto 2026

SATANA SI CIBA DI CIÒ CHE NOI NON DIAMO A DIO (7/15)

Giosafat: il declino

 

Tutto bene dunque? No, ed infatti questo esempio nella Parola di Dio ci insegna che nessuno può considerarsi immune dagli attacchi del nemico, anche se possiede le caratteristiche di un uomo come Giosafat. Sappiamo, come abbiamo precedentemente considerato, che Satana cercherà di combattere sempre e comunque per atterrare i figli di Dio, perché questo è il suo obbiettivo. Ed egli si servirà di tutto quello che non viene dato a Dio per usarlo per allontanare la sua “vittima” sempre di più dal Signore.

Vediamo così da dove e come iniziò il declino di Giosafat. Nel capitolo 18 di 2Cronache al v. 1 si ripete che “ebbe grandi ricchezze e gloria, e si imparentò con Achab”. Guarda un po’ cosa fece Giosafat, esattamente il contrario di ciò che prima si era sempre rifiutato di fare. Il nemico prepara la sua trappola con cura, e questo accade sempre! Suo figlio sposò la figlia di Achab. Tutti i declini spirituali hanno sempre una causa precisa, niente accade per caso, o improvvisamente. Se Satana non riesce ad abbatterci nelle cose in cui crediamo, provvederà ad accerchiarci andando ad attaccare i nostri affetti, o sentimenti, per attirarci in trappola. In molto casi in guerra per far cedere uomini inflessibili e duri, provati dalle battaglie più dure, il nemico attacca e cattura i suoi cari.

Preghiamo noi ogni giorno per circondare i nostri cari dalla barriera spirituale del Signore? Ricordiamo: è una grazia che Dio con la sua bontà e con la sua fedeltà ci accompagni e ci guidi oggi, ma non abbiamo la garanzia che domani sarà lo stesso, se noi stessi non ci impegneremo per stare vicini al Signore e lontano dal male. Fu lo stesso per un altro grande uomo di Dio, Salomone, infatti in 1Re 3 al v. 1 abbiamo l’indicazione della causa della rovina finale della vita di Salomone. Era sceso in Egitto per sposare la figlia del Faraone. Ma dov’era il male? Dio aveva detto: “Non scenderete in Egitto,…non rifarete quella via” (De 17:16).

Ma non c’erano belle donne in Israele? Perché Salomone scese in Egitto?

La Parola di Dio va ubbidita tutta, non c’è una parola fuori posto. Non ci sono cose inutili, perché essa è tutta la Parola di Dio!

Ma torniamo a Giosafat. Perché fece quella scelta di imparentarsi proprio con Achab? Avrà pensato, nella sua mente: “Bene, io sono ricco e avrò una grande convenienza, non solo io, ma tutto il popolo; se a mio figlio faccio sposare la figlia del re d’Israele in futuro i nostri popoli saranno di nuovo un popolo”.

Che bell’idea! Non doveva quello essere l’unico popolo di Dio? Che c’era di male in questo pensiero? Intanto non era quello di Dio (la nostra convenienza non sempre coincide con quella di Dio). Inoltre Giosafat prima di buttarsi in questo progetto non cercò l’Eterno, e non ottenne la sua approvazione. E noi cerchiamo l’approvazione del Signore nei nostri progetti di vita quotidiana? Oppure ci presentiamo da lui a cose già fatte chiedendo o magari aspettando la sua approvazione?

La convenienza di Giosafat si trasformò in un boomerang. Qualcuno dirà che forse stiamo esagerando. Vorrei che riflettessimo sul fatto che Satana gioca proprio su questo! “Come Dio vi ha detto...? Ma non è così...!” E la trappola è tesa, e noi siamo belli pronti a cadere dentro se non vegliamo!

La Scrittura ci sintetizza che Giosafat si imparentò con Achab, ma prima di questo momento ci saranno stati contatti preliminari saltuari, poi contatti sempre più frequenti ed infine la caduta! Dobbiamo sapere e riconoscere che è sempre così, infatti i semi depositati nel terreno oggi non producono subito i loro frutti, devono essere seminati, innaffiati etc. Così il tempo passò e cosa avvenne? Seguiamo attentamente il racconto così come è riportato nel brano di 2Cronache 18, per avere alcune indicazioni su quello che può accadere nelle nostre “menti” se non vigiliamo attentamente:

1. Dopo qualche anno è Giosafat che scende da Achab (v. 2). Solitamente, quando si concede uno spazio a Satana, accadde che egli ci fa fare dei piccoli passi, uno dopo l’altro e quasi impercettibili, con lo scopo di attirarci lontano da dove siamo sempre vissuti. Così Giosafat “scende” in Israele, paese in cui le pratiche mistiche religiose e pagane si mischiavano. L’incredibile accade. È lui che scende andando a cercare il male, svendendo ciò che il Signore gli ha dato. Satana sa bene come tendere le sue trappole e preparare il terreno dove far cadere i suoi nemici.

2. Durante un banchetto Achab convince Giosafat ad andare alla guerra con lui (v. 3). Satana conosce bene il suo campo preferito di battaglia, la mente dei suoi nemici. Lì egli scatena le battaglie e semina la distruzione e la morte. Ecco che l’affare è fatto, e il tutto viene mascherato da una apparenza gentile, quella del commensale che si rende disponibile a fare delle concessioni giusto per far contento l’amico. Ecco che la trappola tesa viene chiusa e Giosafat è diventato schiavo del suo nemico, cioè di Satana. Il seme del male è caduto nel suo cuore e subito viene annaffiato dalla cattiva compagnia di Achab ma anche dall’orgoglio e dalla presunzione, viene poi accompagnato dalla concupiscenza, pronto a far germogliare la disgrazia del fallimento.

3. Giosafat perde anche il poco barlume della ragione spirituale che gli rimaneva (v. 4). Prima dell’azione cerca la giustificazione alle sue scelte inique, così chiede al re empio di Israele se era possibile consultare l’Eterno. Sembrerebbe una buona cosa, ma come non ricordare chi aveva davanti? Quante volte anche noi cerchiamo giustificazioni spirituali per compiere le nostre scelte sbagliate! Mai capitato? E a volte chiediamo alle persone più improbabili aiuto e consiglio.

4. Così vengono chiamati 400 falsi profeti (v. 5) a cui viene chiesto consiglio, ma cosa potevano mai dire costoro contro il volere del loro re? Non erano che falsi profeti! Le cattive giustificazioni sono sempre più abbondanti delle buone, e spesso si tira anche in ballo Dio per compiacere al nostro “desiderio”.

5. Giosafat sembra non contento, forse perché un barlume della luce che prima aveva in abbondanza gli è rimasto (v. 6) e quindi chiede un ulteriore conferma, ma a quanto però aveva già deciso. Infatti non era stato lui a dire “Conta su di me come te stesso!” qualche momento prima? Giosafat non era solo intorpidito spiritualmente, ma ora era anche e soprattutto compromesso.

Che contrasto con l’uomo che era stato, che amava Dio e che seguiva fedelmente la Parola del suo Signore, colui che era il paladino della giustizia e della verità in Giuda. E così arriva Michaia, un vero profeta dell’Eterno e che predice solo la verità, ma che non piace all’empio re Achab. il resto della storia è quanto di più triste ci possa essere. Giosafat va alla battaglia e per poco non viene ucciso. Solo all’ultimo momento grida all’Eterno, che intervenne a sua salvezza. Consideriamo anche questo aspetto che mi ha fatto riflettere molto, e cioè che se Dio non fosse intervenuto Giosafat sarebbe morto sicuramente. Spesso il credente, anche nelle distrette più profonde, o anche nel baratro dell’incredulità sperimenta la verità di quanto detto nel Salmo 123 “Stavo andando incontro alla morte ma tu mi ha tratto fuori”. Com’è misericordioso il nostro Buon Padre! Anche quando stiamo per essere travolti dagli eventi la sua cura e la sua attenzione sono sempre rivolti verso i suoi figli. Questo non vuol affatto dire che dobbiamo cullarci nella nostra ostinatezza, e nei nostri peccati, anzi!


(segue)

03 agosto - Bisogno di un Salvatore

Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio.

1 Pietro 3:18

 

 Bisogno di un Salvatore

 

Se cado in acqua e non so nuotare non ho bisogno di buoni consigli, né di lezioni di nuoto, ma di qualcuno che mi salvi tirandomi fuori dall’acqua.

Se ho molti debiti che non posso pagare, ho bisogno di qualcuno che accetti di pagare al mio posto e mi liberi dalle mani dei creditori e degli ufficiali giudiziari.

Per natura io sono peccatore, colpevole agli occhi di Dio; quello di cui ho bisogno non è una lezione di morale o di teologia, ma di un Salvatore che prenda sopra di Sé le mie colpe subendo al mio posto il castigo della giustizia divina.

Come una moneta ha due facce inseparabili, Dio è inseparabilmente amore e luce. E’ luce, e non può sopportare alla Sua presenza nessun peccatore, è amore, e cerca i peccatori per fare di loro dei Suoi figli. La Sua giustizia esige la nostra condanna perché ogni atto malvagio, ogni parola cattiva, dev’essere punita; Dio è giusto nel punire i peccatori. Nello stesso tempo, però, vuole poter rendere giusti i colpevoli. Come si possono conciliare queste due cose?

Le esigenze della giustizia di Dio e l’abbondanza del Suo amore si sono espresse insieme alla croce di Cristo! Il male doveva essere punito e lo è stato quando il Figlio di Dio ha accettato di morire sulla croce per i nostri peccati. Nello stesso tempo, avendo subito Lui il giudizio di Dio, se crediamo in Lui l’amore di Dio si riversa su di noi col Suo perdono e il dono della vita eterna.

“Quando la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati, Egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la Sua misericordia” (Tito 3:4-5). Gesù Cristo “ha portato i nostri peccati sul Suo corpo sul legno della croce” (1 Pietro 2:24).


domenica 2 agosto 2026

SATANA SI CIBA DI CIÒ CHE NOI NON DIAMO A DIO (6/15)

Giosafat: un uomo inizialmente fedele

 

Ecco allora che l’esempio di Giosafat è lì per parlarci, per scuoterci dall’apatia, e se necessario per abbattere le nostre pretese di “religiosità”. Il Signore sa che nel mio dire non c’è alcuna condanna, perché dovrei essere io il primo imputato, ma deve essere il Signore e il suo Spirito a risvegliare le nostre menti e coscienze perché noi possiamo piacergli sempre di più ogni giorno.

Prendendo spunto dal brano di 2Cronache 17 osserviamo alcune caratteristiche che definirei importanti del credente Giosafat, all’inizio della sua carriera:

1. Era un uomo diligente e cauto (vv.1 e 2), aveva fatto tesoro dell’esempio di suo padre Asa da cui peraltro prenderà spunto anche per la sua vita da re. E noi da chi abbiamo preso spunto e raccolto un tesoro (spirituale)?

Abbiamo un credente maturo a cui far riferimento e da cui trarre esempio, come molti esempi biblici ci suggeriscono? O preferiamo fare da soli, seguendo i consigli del nostro cuore malvagio, o della nostra indipendenza? (Pr 15:22).

2. Era un uomo veramente spirituale (vv. 2 e 3); troviamo dei particolari che ce lo confermano, infatti egli camminava nelle vie dei suoi padri e di Davide, inteso come esempio positivo (1Re 15:3), non seguiva i pagani (uno dei significati del nome Baal è “mio signore”), la sua condotta era essenzialmente basata sui comandamenti del suo Signore e Dio, non sulle idee del mondo di allora o del suo popolo.

3. Era un uomo approvato da Dio e molto stimato dal suo popolo (vv. 3 e 5). Che grande benedizione questa, che vale avere tutto se non si ha l’approvazione del Signore nella nostra vita? Se siamo approvati da lui, possiamo anche attraversare momenti bui ma avere la sua pace in noi stessi. È importante avere l’approvazione di colui che vuole essere sempre con noi, del nostro amico per eccellenza. E di solito, ma non sempre, oltre all’approvazione del Signore, segue anche quella degli uomini.

4. Egli viveva separato dal peccato (v. 1), egli si fortificò contro Israele (il cui re era il malvagio Achab) e (v. 4) è detto che viveva senza imitare i costumi dei pagani, anzi separandosi da essi, cioè tenendosi lontano dal peccato che caratterizzava l’altro regno, quello malvagio di Achab.

5. Era un uomo molto benedetto dal Signore (v. 6), aveva infatti enormi ricchezze e tesori e più di un milione di uomini nel suo esercito pronti alla guerra (vv.14 a 18);

6. Era anche un uomo coraggioso e deciso (v. 6) e questo era il risultato del suo attaccamento alle “vie del Signore” cioè alla sua Parola e all’ubbidienza alla sua volontà.

7. Era un uomo protetto da Dio (vv. 10 e 11); infatti pure i popoli pagani che circondavano il suo regno gli portavano tributi, ed avevano terrore del suo Signore Dio. Dio stesso non permise a nessuno di attaccare Giosafat e il suo regno. Che bello essere dipendenti da Dio in tutto e per tutto ed essere approvati e protetti da lui direttamente. I malvagi non scompariranno, e nemmeno le insidie spariranno, ma sapere di essere custoditi e protetti dal Signore è una grande benedizione e un “riposo” per le nostre menti e le nostre anime.


(segue)