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lunedì 16 febbraio 2026

Seme tardivo

“Non ci scoraggiamo di fare il bene; perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo” Galati 6:9.


Alcuni marinai inglesi, sbarcati in una piccola insenatura, per riscaldarsi, avevano appiccato il fuoco a i magri arbusti che crescevano in una località selvaggia della Groenlandia. 

Parecchi anni dopo, alcuni di loro ritornarono nello stesso luogo e constatarono che il paesaggio aveva subito un miracoloso cambiamento. Tutta la zona era coperta da un bosco di giovani betulle dal fogliame chiaro e dai tronchi argentati. Era stato il fuoco ad operare questo miracolo. Passando sul terreno gelato aveva liberato dal ghiaccio i semi di piante di un'antica foresta. Questa germinazione tardiva fa pensare a ciò che l'Evangelo può fare in svariate circostanze.

Dio fa crescere la semenza sparsa con pazienza e il Signore incoraggia ogni credente a perseverare nel suo servizio anche quando non se ne vedono i risultati.

16 febbraio - I soldi non danno la felicità

Dov’è il vostro tesoro, lì sarà anche il vostro cuore.

Nessun domestico può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro. Voi non potete servire Dio e Mammona (cioè la ricchezza).

Luca 12:34; 16:13

 

I soldi non danno la felicità

 

Questo noto proverbio è veramente condiviso? Non si direbbe; basta pensare a quanta gente partecipa alle tante lotterie e scommesse, a quanti frequentano i casinò o non rinunciano a tentare la fortuna con un semplice Gratta e Vinci.

Il sistema del mondo fa luccicare davanti agli occhi una felicità fondata sul denaro e sul successo, ma la Bibbia ci mostra l’insidia nascosta: “L’amore del denaro è radice di ogni specie di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori” (1 Timoteo 6:10).

Il denaro è certamente utile, ma non deve diventare un idolo. Una parabola del Signore (Luca 12:16-21) illustra i versetti del giorno. Un proprietario terriero ha avuto degli abbondanti raccolti; e dice fra sé e sé: Non ho abbastanza posto per immagazzinare tutto questo grano; costruirò dei silos più grandi, e poi potrò ritirarmi, riposarmi e godermi la vita! Ma Dio gli dice: “Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata; e quello che hai preparato, di chi sarà?” Gesù conclude: “Così è di chi accumula tesori per sé e non è ricco davanti a Dio”.

Tutti, ricchi o poveri che siano, possono essere talmente attratti dal denaro da diventare preda del desiderio di avere sempre di più, e più degli altri. Facciamo attenzione a non cadere anche noi in questo tranello.

Per contro, Gesù Cristo, quand’era uomo in questo mondo, non ha mai desiderato nulla per Sé. Qual era il suo movente? “Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi” (Efesini 5:2). Vale la pena dare ascolto a quello che ci dice.

domenica 15 febbraio 2026

15 febbraio - Il giusto apprezzamento

La donna che teme il SIGNORE è quella che sarà lodata.

Proverbi 31:30

 

Il giusto apprezzamento

 

La lode è buona e l’elogio è utile se sono sinceri e in giusta misura. Il Signore, nella parabola di Matteo 25, loda il servo fedele e gli dice: “Va bene, servo buono e fedele” (v. 21, 23). Anche nelle lettere alle sette chiese dell’Asia Minore (Apocalisse 2 e 3) lo Spirito Santo, almeno in cinque di esse, mette prima in evidenza le cose buone, il loro amore, le loro opere, le qualità morali. Solo successivamente fa i meritati rimproveri, dov’è il caso di farli.

Alcuni sono molto restii a fare elogi perché temono di stimolare l’orgoglio; e non si può dire che abbiano completamente torto. Chi ha di sé “un concetto più alto di quello che deve avere” (Romani 12:3) si compiace degli elogi, e sarebbe bene che non ne ricevesse molti perché gli farebbero del male. Dobbiamo essere saggi anche nel lodare gli altri, e il nostro livello spirituale si manifesterà anche in questo.

È risaputo che tutti, fin da bambini, abbiamo bisogno di riconoscimenti. Il consenso degli altri, se è sincero, ci fa sentire amati e ci incoraggia. Ci aiuta a capire che non siamo inutili. Ci dà energia per superare complessi di inferiorità o momenti di crisi e di solitudine. Ma dobbiamo essere umili quando riceviamo le lodi e, per così dire, dirottarle sul Signore dando a Lui la gloria e l’onore; poiché, se abbiamo qualche pregio, lo dobbiamo a Lui e solo a Lui. Molto spesso il rifiuto di ogni apprezzamento è una falsa umiltà. Se dubitiamo sempre della sincerità di chi ci elogia, gli altri se ne accorgeranno e finiranno per rinunciare ad esprimerci il loro affetto e la loro stima. Non priviamoci della bella esperienza di essere amati, perché sentendoci amati impariamo ad amare noi stessi e gli altri.

(da “La nostra lingua… un fuoco”)

sabato 14 febbraio 2026

14 febbraio - Panem et circenses!

Rallegrati pure, o giovane, durante la tua adolescenza, e gioisca pure il tuo cuore durante i giorni della tua giovinezza… ma sappi che, per tutte queste cose, Dio ti chiamerà in giudizio.

Ecclesiaste 12:1

 

La pietà è utile a ogni cosa, avendo la promessa della vita presente e di quella futura.

1 Timoteo 4:8

 

Panem et circenses!

 

Questo era il grido dei cittadini di Roma durante il periodo di decadenza dell’impero: “Pane e giochi nel circo!” Pane per non morir di fame e giochi per distrarsi. Il motto ha attraversato le epoche, e si direbbe che anche la generazione di oggi non chieda altro!

La Bibbia dichiara: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio” (Matteo 4:4). Senza dubbio bisogna soddisfare i bisogni del nostro corpo, ma dobbiamo anche nutrire il nostro essere interiore con la Parola di Dio. Il profeta Geremia diceva: “Appena ho trovato le tue parole, io le ho divorate; le tue parole sono state la mia gioia, la delizia del mio cuore” (Geremia 15:16).

Si dice: per uscire dalla noia della routine, ben vengano giochi e divertimenti! Così gli svaghi sono diventati una necessità, e si consacrano tempo, denaro ed energie per organizzarli. Ci si distrae, è vero, ma non si ha più il tempo per riflettere sui problemi importanti e la coscienza si intorpidisce.  Questi diversivi sono senza meta; non riempiono il vuoto che abbiamo nel cuore.

Un giorno incontreremo Dio, ed è adesso che ci dobbiamo preparare; anzitutto credendo in Gesù Cristo, morto per noi, e questo ci mette al riparo dal giudizio di Dio; poi, vivendo in modo da piacergli. E questo ci renderà felici ogni giorno della nostra vita!


venerdì 13 febbraio 2026

13 febbraio - Puro davanti a Dio?

Un lebbroso, avvicinatosi, gli si prostrò davanti, dicendo: “Signore, se tu vuoi, tu puoi purificarmi”. Gesù, tesa la mano, lo toccò dicendo: “Lo voglio, sii purificato”.

Matteo 8:2, 3

 

Purificami…, e sarò puro; lavami, e sarò più bianco della neve.

Salmo 51:7

 

Puro davanti a Dio?

(leggere Matteo 8:1-4)

 

Dopo aver pronunciato le forti parole del “sermone sul monte”, Gesù scende e si ritrova nella realtà della vita degli uomini. Subito si avvicina un lebbroso, uno di quei poveri malati allontanati da tutti, segregati dalla società. Quell’uomo gli dice: “Signore, se tu vuoi, tu puoi purificarmi” e Gesù gli dà ascolto.

Quel malato respinto da tutti aveva capito che Gesù aveva la potenza di guarirlo, e gli rende omaggio. Che fede notevole! Eppure a questa fede mancava qualcosa: quell’uomo si doveva persuadere che Gesù aveva la volontà di guarirlo. Egli dice “se vuoi”, come se dubitasse del Suo amore. Allora Gesù, per togliergli questa esitazione, alza la mano, tocca il lebbroso e gli dice: “Lo voglio, sii purificato”. E subito l’uomo è guarito.

Questa guarigione fa brillare tre caratteristiche del Signore: la sua potenza (può guarire), il suo amore (vuole guarire), la sua purezza divina (tocca il lebbroso senza timore di infettarsi). Non solo Lui non rimane contaminato da questo contatto, ma è il lebbroso ad essere purificato!

La lebbra rappresenta il peccato che corrompe e avvilisce. Ma oggi ancora Gesù può e vuole purificare dal male, sotto tutte le sue forme, chiunque va a Lui. Approfittane, se ancora non l’hai fatto. Prendi coscienza che il Signore vuole salvarti, accetta di essere amato!


giovedì 12 febbraio 2026

Parole che mettono a disagio

“Dio comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano” Atti 17:30.

Vi sono parole che non amiamo sentire, parole che ci fanno tremare o che, comunque, ci mettono a disagio. Ad esempio le parole peccato, giudizio, pentimento. Perché vorremmo bandirle dal nostro vocabolario? Semplicemente perché pongono ognuno di noi davanti alla propria responsabilità, di fronte a Dio.

Che cos’è il peccato? È un principio di disubbidienza a Dio, è la volontà dell’uomo che s’oppone a quella di Dio. Questo principio che si trova in ognuno di noi porta i suoi frutti; sono le azioni, le parole o i pensieri contrari a quello che Dio vuole. Possono sembrarci più o meno gravi, andare dal furto all’omicidio, dall'impurità all’adulterio, ma sono tutti odiosi agli occhi di Dio. Il peccato è entrato nel mondo con un semplice atto di disubbidienza e, col peccato, è entrata la morte. Così ogni uomo è contrassegnato da questo principio di male.

Di fronte a tale constatazione, che fare? Pentirsi. “Dio comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano” (Atti 17:30). È la sua bontà che ci spinge a questo (Romani 2:4). In senso biblico, pentirsi corrisponde a cambiare pensiero su se stessi; è accettare il verdetto di Dio che ci dichiara peccatori e perduti. Ma è anche riconoscere la bontà di Dio “il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati” 1 Timoteo 2:4. E allora gridiamo: “Che debbo fare per essere salvato?” Per tutti quelli che riconoscono la loro colpevolezza davanti a Dio c'è la risposta: “Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato” Atti 16:30-31.

12 febbraio - Abbassamento volontario

Cristo Gesù… svuotò se stesso, prendendo forma di servo… umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce.

Filippesi 2:5-8

 

Abbassamento volontario

 

Quale argomento di ammirazione e di adorazione è l’abbassamento volontario del nostro Signore Gesù Cristo! Egli non ci ha dimostrato dell’interesse a distanza, come quello che un re può avere per i suoi sudditi, né ci ha amati dall’alto della gloria del cielo. No, ha lasciato il cielo e si è avvicinato a noi, poveri esseri lontani da Dio, per fare di noi dei suoi amici, testimoni della sua grazia perfetta. Il Signore ci ha dato prova del suo amore prima ancora di chiederci di avere fiducia in lui. Lui, che era senza peccato, è venuto fra gli uomini affetti dalla piaga del peccato per guarirli. Soltanto Lui poteva abbassarsi fino al nostro livello, rivestire questa forma umana senza smettere di essere Dio. Soltanto una Persona divina poteva, rivestendo “forma di servo” (lett. schiavo), acquistarci una piena liberazione e pagarne il prezzo. Questo ha fatto Gesù per amore per noi.

Quando è stato bambino, Lui che è Dio, si è sottomesso ai suoi genitori. Più grande, ha lavorato come falegname a Nazaret. Dall’età di trent’anni “è andato dappertutto facendo del bene” (Atti 10:38). In Lui tutto era amore, saggezza e potenza allo stesso tempo. Egli faceva sempre la volontà di Dio, con un’ubbidienza perfetta. Le sue parole erano spirito e vita.

Respinto dagli uomini, ha compiuto l’opera che Dio gli aveva affidata, quella di subire il castigo dei nostri peccati. Così si è fatto “ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce”! (Filippesi 2:8).