Seguici anche su Facebook!

Seguici anche su Facebook! Unisciti al Gruppo cliccando su:
https://www.facebook.com/groups/287768858057968/

domenica 27 settembre 2026

27 settembre - Avevo paura della morte

Il Salvatore nostro Cristo Gesù… ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l’immortalità mediante il vangelo.

2 Timoteo 1:10

 

E liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita.

Ebrei 2:15

 

Avevo paura della morte

 

“Orfano in tenera età, sono cresciuto nella famiglia alla quale ero stato affidato; All’età dell’adolescenza non sono mai stato un religioso praticante; solo rare volte andavo a messa, ma senza alcun interesse. Nella mia profonda solitudine interiore mi chiedevo spesso: “Perché sono nato?” La morte mi spaventava. Io cercavo la verità e anche la gioia, senza essere sicuro che le avrei trovate. Ma Dio conosceva le mie ansie. Un giorno, una persona di fiducia mi ha parlato della preghiera dicendomi che potevo indirizzarmi a Dio in modo semplice e diretto; e nella mia disperazione l’ho invocato.

Qualche tempo dopo, al mercato, ho avuto occasione di parlare con un uomo che aveva uno stand di Bibbie il quale mi ha dimostrato che soltanto nella Bibbia si trova la verità. Questo mi ha illuminato, e per saperne di più ho partecipato a una riunione in una chiesa cristiana. L’amore fraterno che mi è stato dimostrato mi ha subito colpito; qualcuno mi ha poi spiegato che dovevo riconoscere di essere un peccatore e pentirmi. La predicazione che è seguita mi ha convinto che ero ancora schiavo del mio peccato, e quella sera stessa ho capito che Cristo era morto alla croce per i miei peccati e ho dato la mia vita a Dio. All’improvviso  mi sono sentito leggero come se un peso mi fosse caduto dalle spalle. Malgrado le difficoltà della vita, il vuoto che sentivo è stato colmato dalla presenza di Gesù dentro di me. Dio ha guarito il mio cuore da tutte le ferite del passato.

Questo è avvenuto 19 anni fa. Ora non ho più paura di quello che c’è dopo la morte perché Gesù mi ha dato la certezza della vita eterna. Ora vivo in pace con Lui e godo del Suo amore”

Tony M.

sabato 26 settembre 2026

Giosia e le sue riforme (2 Re 22; 2 Cro. 33-35) parte 3

2. I segni di Giosia

UNA VITA DI GIUSTIZIA PRATICA

Giosia fece ciò che era giusto agli occhi del Signore. Gli era chiaro che Dio vedeva tutto ciò che faceva e che stava cercando di compiacerlo. Questa caratteristica è in contrasto con ciò che leggiamo più e più volte nel libro dei Giudici, dove si dice: “Ciascuno ha fatto ciò che era giusto ai suoi occhi”.

In che tempo stiamo vivendo? Se guardiamo realisticamente agli sviluppi del cristianesimo, non è difficile per noi vedere che la maggior parte delle persone che si definiscono cristiane vivono secondo la propria volontà. La volontà di Dio sembra scomoda e quindi in gran parte non viene più seguita. Ciò che dice la Parola di Dio non ha più alcun ruolo o viene piegato in modo che alla fine corrisponda alla propria volontà. Come spiegare altrimenti il fatto che, con la Bibbia in mano, si accetta, ad esempio, l'omosessualità come predisposizione data da Dio e si sposano addirittura coppie dello stesso sesso in chiesa?

Ma non vogliamo lasciare che i nostri pensieri vaghino lontano o cerchino esempi estremi. La domanda è per te e me: siamo disposti a chiedere la volontà di Dio per la nostra vita? Siamo disposti a fare ciò che è giusto agli occhi di nostro Signore? Nei termini del Nuovo Testamento, questo è un comportamento di rettitudine pratica che porta i giudizi personali in armonia con i pensieri di Dio. Questa domanda riguarda direttamente la nostra vita quotidiana, sia personale che comunitaria. Dove sono gli ambiti della mia vita, della mia famiglia, in cui preferirei fare la mia volontà e non chiedere la volontà di Dio? La volontà di Dio è forse scomoda per me? Oppure ci sono comportamenti che non voglio cambiare perché ci sono abituato?

Questa domanda si pone anche nella nostra vita comunitaria come assemblea locale (chiesa). Siamo disposti a fare ciò che è giusto agli occhi del Signore, o abbiamo forse adottato principi conformi alla nostra volontà e alle nostre idee? Spesso tali deviazioni iniziano in cose apparentemente piccole. Per questo vogliamo imparare da Giosia a chiedere la volontà del Signore in ogni cosa e ad agire di conseguenza.

UNA VITA SULLE ORME DEI NOSTRI ANTENATI

Giosia seguì le orme del suo antenato Davide. Davide era un uomo secondo il cuore di Dio. La sua vita era stata impeccabile? Piuttosto il contrario. La Parola di Dio ci mostra i punti di forza, ma allo stesso tempo non nasconde le debolezze di quest'uomo. Ciò che distingueva Davide, l'uomo secondo il cuore di Dio, era il fatto che trovava sempre la strada per tornare al suo Dio attraverso la confessione. Così Giosia prese Davide come modello perché trovò in lui qualcosa che valeva la pena imitare.

Non conosciamo anche noi uomini e donne che possiamo usare come modelli, uomini e donne spirituali che non sono più in vita ma che hanno lasciato dietro di sé tracce di benedizione? Non si tratta di seguire le persone e semplicemente adottare tutto ciò che hanno detto, scritto e fatto. Ogni generazione scrive la propria storia. Ogni generazione vive in un ambiente diverso. Ogni generazione ha le sue esperienze. Vale anche per noi: “Tutto ciò che avete ereditato dai vostri padri, acquistatelo per possederlo”. Non possiamo vivere secondo la fede dei nostri antenati, ma possiamo comunque trarre beneficio e imparare dalla loro fede. Anche il Nuovo Testamento ci dice di fare questo: “Ricordate i vostri capi che vi hanno annunziato la parola di Dio e, guardando l’esito della loro condotta, imitate la loro fede” (Ebrei 13:7). Non si tratta quindi di “venerare” questi leader (anche se abbiamo per loro grande rispetto e traiamo grande beneficio dai loro scritti), e nemmeno di “imitarli”, ma piuttosto di vedere quale sia la grazia di Dio operante in loro. Questo è esattamente ciò che possiamo e dobbiamo dare come esempio.

UNA VITA DI EQUILIBRIO

Giosia è l'unico uomo di Dio nell'Antico Testamento a cui viene data testimonianza di non scostarsi nel suo cammino né a destra né a sinistra. Era un uomo da compromessi? Era un uomo che cercava sempre la via di mezzo? Era un uomo che non voleva offendere nessuno e accontentare tutti? La sua storia dimostra che non era così. Giosia non cercava compromessi o una via di mezzo. Al contrario, ha ripulito radicalmente ogni cosa, e questo genere di “pulizia” senza dubbio non è stata piacevole per molte persone. No, il fatto che non deviasse né a destra né a sinistra ci dimostra che era un giovane deciso ed equilibrato. Coerente nell'attuare la Parola di Dio nella sua vita, evitò anche ogni forma di estremismo.

È da notare che non viene esplicitamente dichiarato da cosa deviò, né a destra né a sinistra. Tuttavia, Dio aveva ripetutamente chiesto al Suo popolo in relazione ai Suoi comandamenti di non deviare né a destra né a sinistra (Deuteronomio 5:32; 17:11, 20; 28:14). Il punto per noi non è allontanarci dalla Parola di Dio, ma applicarla in modo chiaro e deciso nella nostra vita. Deviare da questo può significare, da un lato, che stiamo togliendo qualcosa al messaggio della Parola di Dio, ma dall'altro può anche significare che stiamo aggiungendo qualcosa a quella Parola. Entrambi i pericoli non sono estremamente attuali oggi? Non siamo facilmente inclini a cadere in un estremo o nell'altro? Questo ci porta a diventare indifferenti e tolleranti verso il male e a cadere in una falsa libertà.

L'apostolo Paolo mette in guardia i galati da questi due estremi. In primo luogo, vengono avvertiti di non lasciarsi trascinare sotto il giogo della schiavitù. Ciò accadde ai Galati che andavano oltre ciò che Dio aveva detto loro, e questo in definitiva è legalismo (Galati 5:1). Ma poi l'apostolo mostra loro il pericolo che sta dall'altra parte. Né dovrebbero usare la loro libertà cristiana come scusa per la carne (Galati 5:13). Chi fa questo alla fine toglie qualcosa alla Parola di Dio e diventa indifferente e superficiale.

Non abbiamo bisogno di fratelli e sorelle equilibrati, soprattutto nel nostro tempo in cui le opinioni sono sempre più divergenti? Non vogliamo essere quelli che vanno per la propria strada, "per la via di giustizia" (Proverbi 8:20)? Qualsiasi tipo di estremismo non viene da Dio. Ciò di cui abbiamo bisogno è un’applicazione coerente dell’intera Parola di Dio a tutti gli ambiti della nostra vita. Qualcuno una volta disse molto giustamente: “Dovremmo essere aperti a tutto ciò che viene da Dio e chiusi a tutto ciò che non viene da Lui”.


(segue)

26 settembre - Ogni tipo di preghiera (5)

Dal ventre del pesce Giona pregò il SIGNORE, il suo Dio, e disse: “Io ho gridato al SIGNORE, dal fondo della mia angoscia, ed Egli mi ha risposto”… Io dicevo: “Sono cacciato lontano dal Tuo sguardo! Come potrei vedere ancora il Tuo tempio santo?”

Giona 2:2-5

 

Ogni tipo di preghiera (5)

Giona: un grido di angoscia.

 

Dio affida al profeta Giona una missione: portare un messaggio agli abitanti pagani e malvagi della città di Ninive. Un messaggio severo di un giudizio imminente che avrebbe potuto spingere i Niniviti a pentirsi… ed proprio questo che Giona non avrebbe voluto! Così fugge lontano imbarcandosi su una nave che va dalla parte opposta. Ma Dio, che lo segue, manda una violenta tempesta. La nave sta per colare a picco e i marinai, terrorizzati, svegliano Giona che dorme tranquillamente. Suo malgrado, il profeta è costretto a confessare che la causa di quella tempesta è lui per la sua disubbidienza al Signore. Perché ritorni la calma, Giona comanda ai marinai di gettarlo in mare e questi, titubanti e dopo avere cercato invano una soluzione alternativa, eseguono il suo ordine. Così Giona è in alto mare che si dibatte fra i flutti; per i marinai è perduto, ma Dio non lo lascia annegare. Dio prepara un grande animale marino che ingoia Giona il quale, miracolosamente preservato, passa tre giorni nel suo ventre, lontano da ogni soccorso umano. Allora, dal profondo della sua angoscia, grida al “suo Dio”. Questo Dio, da cui lui fuggiva, lo ascolta da quel luogo insolito, dove nessuno lo poteva udire. Ecco cosa dice il profeta: “Io ho gridato al SIGNORE, dal fondo della mia angoscia, ed Egli mi ha risposto” (Giona 2:3). Mentre è ancora nel fondo della sua strana “prigione”, Giona ha la certezza di essere stato udito. Al terzo giorno, Dio comanda al pesce di vomitarlo sulla terra ferma, vicino a Ninive; e questa volta Giona porterà a termine la sua missione. I Niniviti si pentono e Dio li risparmia!

La nostra disubbidienza a Dio ci porta, a volte, in situazioni disperate; ma possiamo, anche in tali situazioni, chiamare Dio in nostro aiuto, certi di essere da Lui ascoltati!


venerdì 25 settembre 2026

25 settembre - Malvagi?

Lasci l’empio la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al SIGNORE, che avrà pietà di lui, al nostro Dio, che non si stanca di perdonare.

Isaia 55:7

 

Malvagi?

 

Automobili incendiate, vetrine spezzate, atti di violenza gratuita: ecco l’opera di molti facinorosi. Noi diciamo: bisogna punirli! Certo, ma dobbiamo anche riconoscere che la cattiveria è nel fondo del cuore di ognuno di noi. Spesso l’educazione permette di canalizzare o di frenare la violenza; ma quante volte, in determinate circostanze, il fondo del nostro cuore è messo a nudo! Che sia educato oppure no, religioso o meno, il cuore naturale è caratterizzato dal peccato. La constatazione che Dio fa riguardo alla Sua creatura lontana da Lui è senza appello: “Non c’è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Romani 3:22-23).

L’uomo non ha forse dato la prova inconfutabile della propria malvagità quando ha crocifisso il Signore Gesù? Pilato, autorità dell’epoca, aveva dichiarato: “Dopo averlo esaminato in presenza vostra, non ho trovato in Lui nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neppure Erode.… Ecco, Egli non ha fatto nulla che sia degno di morte” (Luca 23:14-15). Eppure Gesù Cristo, il Giusto, è stato condannato e messo a morte (Giacomo 5:6). Lui, il Figlio di Dio, si è lasciato crocifiggere, compiendo così per mezzo del sacrificio di Se stesso l’opera grazie alla quale il malvagio può essere perdonato. Ma Dio invita tutti gli uomini a pentirsi, a credere e a cambiare vita.

Tutti coloro che annunciano questo messaggio di salvezza non esitino a dire come l’apostolo Paolo: “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori dei quali io sono il primo. Ma per questo mi è stata fatta misericordia… affinché io servissi di esempio a quanti in seguito avrebbero creduto in Lui per avere vita eterna” (1 Timoteo 1:15-16).


giovedì 24 settembre 2026

24 settembre - Pazienza e fede

Gesù disse ai Suoi discepoli: “Se tuo fratello pecca, riprendilo; e se si ravvede, perdonalo. Se ha peccato contro di te sette volte al giorno, e sette volte torna da te e ti dice: "Mi pento", perdonalo”. Allora gli apostoli dissero al Signore: “Aumentaci la fede!”

Luca 17:1-5

 

Pazienza e fede

 

Gesù ci insegna ad avere pazienza e amore verso gli altri, e ci presenta il caso di un uomo che aveva fatto torto ad un suo amico molte volte, e che ogni volta tornava a chiedergli perdono riconoscendo il proprio errore. Proviamo a metterci al posto dell’uno o dell’altro:

– Se fossimo al posto di chi è in colpa, saremmo tornati a chiedere perdono fino a sette volte di seguito? Non rimandiamo spesso a domani la confessione dei torti che potrebbero essere regolati oggi stesso?

– Se fossimo al posto di chi è stato offeso, saremmo capaci di dimenticare ogni volta il torto o l’offesa che ci è stata fatta?

I discepoli del Signore si ponevano queste domande senza farsi illusioni sulle proprie capacità. Per raggiungere l’esempio che Gesù dà, chiedono di avere una fede più grande, per vivere con amore e pazienza; perché è per la fede che si può vivere in questo modo. Il Signore Gesù dice che la fede rende possibile ciò che è impossibile, e dà loro questo esempio: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo sicomoro: "Sradicati e trapiantati nel mare, e vi ubbidirebbe” (Luca 17:6).

Dio risponde sempre alla fede con bontà e misericordia; e la Sua risposta va sovente molto più in là della nostra misura! Hudson Tylor (1832-1905), missionario in Cina, ha più volte fatto questa esperienza, e diceva a proposito del versetto di Luca: Non è di una grande fede che abbiamo bisogno, ma della fede in un grande Dio”.


mercoledì 23 settembre 2026

23 settembre - Orgoglio

Chi ha un cuore superbo è in abominio al SIGNORE; certo è che non rimarrà impunito.

Proverbi 16:5

 

Rivestitevi di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili.

1 Pietro 5:5

 

Orgoglio

 

La caratteristica più radicata in ogni uomo, in ogni tempo, è certamente l’orgoglio. Satana aveva tentato Adamo ed Eva dicendo loro: “Sarete come Dio” (Genesi 3:5). Lo hanno ascoltato e hanno offeso Dio, mostrato che c’era dell’orgoglio nel loro cuore. Abbiamo tutti questa tendenza a volerci innalzare. La continua ricerca di denaro, di potere, di onore governa la nostra società, e la storia dell’umanità conferma questa volontà dell’uomo di dominare mettendo Dio in disparte.

Il Signore Gesù, venendo in questo mondo, è vissuto in modo completamente diverso. Lui, il Figlio di Dio, si è abbassato divenendo simile agli uomini. Nato in una stalla, da una modesta famiglia, è stato incompreso e rifiutato. Coloro che ha scelto come discepoli erano, essi stessi, uomini semplici e modesti. La gloria del nostro Signore Gesù consisteva nel seguire un cammino inverso a quello dell’uomo: ha abbassato Se stesso sempre di più, fino alla morte, la morte infamante della crocifissione (Filippesi 2:8).

Anche noi, come tutti, a volte pensiamo e agiamo con orgoglio; soltanto se i nostri cuori e i nostri pensieri sono occupati e nutriti di Cristo, l’Uomo perfetto, il vero modello di umiltà, potremo assomigliare un po' a Lui e rallegrare il cuore di Dio.

Gesù stesso ci dice: “Imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore” (Matteo 11:29).

martedì 22 settembre 2026

22 settembre - Giusti davanti a Dio

Gesù, nostro Signore… è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.

Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.

Romani 4:24-25; 5:1

 

Giusti davanti a Dio

 

Malgrado il divieto dell’Imperatore Carlo V, nel 1536 a Losanna si tenne un convegno su un fondamentale soggetto della fede cristiana: L’uomo peccatore, come può essere reso “giusto” davanti a Dio? Deve fare delle opere meritorie, sopportare delle sofferenze per espiare i propri peccati? È davvero sufficiente credere al Signore Gesù, il Figlio di Dio, che ha dato Se stesso per i peccatori una volta per tutte? Il Suo sacrificio dev’essere ripetuto o completato?

Guillaume Farel, evangelista itinerante che lavorava nella regione, espose chiaramente il soggetto e, basandosi sulla Bibbia, rese testimonianza alla potenza dell’Evangelo ricevuto semplicemente per fede. Poi prese la parola Jean Tandy a cui era stato dato il compito di contraddire Farel:

“Fratelli, non vorrei commettere il peccato di resistere alla verità divina; riconosco davanti a tutti voi di essere stato per lungo tempo cieco e ingannato… Ho udito la verità. Vedo che bisogna aggrapparsi soltanto a Gesù, basarsi sulla Sua Parola, non avere altro capo, conduttore o salvatore se non Colui che col Suo sacrificio ci ha resi graditi al Padre”; e fra lo stupore di tutti fece questa confessione: “Chiedo perdono a Dio per tutto quello che ho fatto e detto contro di Lui. E chiedo perdono anche a voi perché vi ho insegnato cose sbagliate”.

Dio è giusto quando dichiara giusto l’uomo che si pente e crede che Cristo ha portato i suoi peccati sulla croce. Per fede egli è “giustificato per mezzo del Suo sangue”, vale a dire per la Sua morte (Romani 5:9). Ed è perché Dio ha risuscitato Gesù che il credente ha la certezza che l’opera di Cristo è perfetta. Cosa potremmo aggiungervi noi?