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sabato 7 marzo 2026

07 marzo - La vera conversione

Ci sono state elargite le sue preziose e grandissime promesse perché per mezzo di esse voi diventaste partecipi della natura divina dopo essere sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza. 

2 Pietro 1: 4

La vera conversione

 

Se abbiamo creduto al Signore, vale a dire se ci siamo “convertiti”, siamo sfuggiti alla corruzione che regna nel mondo; da quel momento diventiamo partecipi dei caratteri morali di Dio, e i nostri pensieri sono rinnovati (Romani 12:2, Efesini 4:23) perché vengono a trovarsi in una sfera assolutamente nuova. Chi non è passato attraverso la conversione non può realizzare questo cambiamento.

Quelli che avevano fatto professione di cristianesimo senza aver parte alla natura divina, ai quali accenna l’apostolo Pietro, erano “fuggiti” dalla corruzione del mondo grazie alla conoscenza del Signore e Salvatore Gesù Cristo, ma erano stati nuovamente attratti da questa e vinti. La semplice conoscenza della morale cristiana produce una certa separazione dalle contaminazioni del mondo che però non può essere mantenuta a lungo perché non è il frutto di un reale rinnovamento interiore; così il cuore ritorna, presto o tardi, alle cose che erano state abbandonate.

Il vero credente è invece “sfuggito” alla corruzione una volta per sempre al momento della conversione, quando è nato di nuovo. Ma da quel momento dovrà esserci un progresso, uno sviluppo, cioè la realizzazione pratica di questa realtà; infatti nella sua 2ª Lettera Pietro scrive ancora: “Aggiungete alla vostra fede la virtù; alla virtù la conoscenza; alla conoscenza l’autocontrollo; all’autocontrollo la pazienza; alla pazienza la pietà; alla pietà l’affetto fraterno; e all’affetto fraterno l’amore” (1:5-7).

Chiediamo al Signore l’aiuto per crescere e progredire spiritualmente!

venerdì 6 marzo 2026

Cantico dei Cantici (7/18)

v. 6 — Non guardate se sono nera, è il sole che mi ha bruciata;

Qui il nero è in rapporto con le afflizioni e le sofferenze dei santi; l’ardente sole della prova li ha anneriti, bruciati; così sarà per quelli del residuo di Israele che avranno attraversato la grande tribolazione, il giorno dell’ira di Dio, un tempo di distretta come non ve n’è mai stato e come mai più vi sarà. Con questo doloroso mezzo, la loro fede sarà messa alla prova, purificata, ed essi saranno condotti a giudicare i propri peccati e quelli della nazione che ha violato la santa legge di Dio e messo a morte il Messia. Annientati, senza più alcuna risorsa né alcuna fiducia in se stessi, eccoli resi capaci di apprezzare in tutto il suo giusto valore l’eccellenza della grazia offerta loro, sulla montagna di Sion, dal Re, quel Re che la nazione aveva rigettato e del quale avevano detto: «Non vogliamo che costui regni su noi». Non avendo nulla in se stessi, essi hanno tutto in Lui e possono dire con il salmista: «O Dio, scudo nostro, vedi e riguarda la faccia del tuo unto » (Salmo 84:9).

v. 6 — i figliuoli di mia madre si sono adirati contro di me;

«I figli di mia madre» sono i Giudei increduli, persecutori del residuo fedele. Troviamo qui, per la prima volta, colei che in questo cantico è chiamata «la madre». Si tratta di Israele, poiché è da Israele secondo la carne che è venuto il Cristo, «che è sopra tutte le cose Dio, benedetto in eterno» (Romani 9:5). La ritroveremo più avanti nel nostro libro. Qui sono i suoi figli, la nazione stessa nella sua apostasia che, associata ai nemici esterni, opprimerà e perseguiterà i fedeli, coloro che non seguiranno l’Anticristo e di cui è spesso parlato nel libro dei Salmi. «Fammi ragione, o Dio, difendi la mia causa contro un’empia gente», dice il residuo nel Salmo 43:1. «E per cagione tua che siamo ogni dì messi a morte» (Salmo 44:22). Numerosi altri passi ci parlano delle sofferenze che incontreranno i fedeli da parte dei loro compatrioti. Come sempre, è l’odio che riempie il cuore dei malvagi contro i giusti, l’odio che ha conosciuto Abele il giusto da parte di Caino suo fratello, e Davide, perseguitato da Saul come una pernice sulle montagne; ma soprattutto il solo Giusto, che ha dovuto dire: «O Eterno, quanto numerosi sono i miei nemici! Molti sono quelli che si levano contro di me» (Salmo 3:1). Ed è poi lo stesso odio che hanno incontrato, da parte dei Giudei, Paolo e coloro che annunciavano l’Evangelo alle nazioni.

v. 6 — m’hanno fatta guardiana delle vigne, ma io, la mia vigna, non l’ho guardata.

Ci è parlato della vigna in Isaia 5 e nel Salmo 80:8. Israele che guarda le vigne è un’immagine di ciò che è stato questo popolo sotto la legge. Nella sua follia aveva detto: «Noi faremo tutto ciò che l’Eterno ci comanderà». Essi non conoscevano né la santità di Dio né la loro incapacità. Infatti, hanno perso tutto a causa della loro infedeltà. Il residuo, però, non potrà nemmeno lui soddisfare le esigenze della legge dell’Eterno. Così quei fedeli non potranno essere benedetti se non dalla grazia di Dio che sarà loro recata dal Re di giustizia e di pace, e che darà loro gioia e benedizione eterna. Allora, Egli metterà la sua legge nella loro mente e la scriverà sul loro cuore.

Ritroveremo la vigna alla fine del cantico, nel momento in cui Cristo, il divino «Salomone», regnerà sul suo popolo. In quel giorno, Egli riceverà del frutto della sua vigna in abbondanza. Giorno felice sia per Lui che per il suo popolo!

Abbiamo nei versetti 5 e 6 la descrizione di ciò che sarà, durante il regno di Cristo, la Sposa amata dal Re: un oggetto della sua pura grazia!

06 marzo - Saldi, senza vacillare

Fratelli, impegnatevi sempre di più a render sicura la vostra vocazione ed elezione; perché, così facendo, non inciamperete mai.

2 Pietro 1: 10

 

Saldi, senza vacillare

 

In che modo, come dice il versetto di oggi, possiamo rendere sicura la nostra vocazione e la nostra elezione? Essendone convinti nei nostri cuori e realizzandola nella pratica; e questo sarà anche una testimonianza, per chi ci osserva, dell’opera di Dio in noi che crediamo. Solo facendo così eviteremo di cadere.

Vi sono molti passi che ci mostrano che possiamo rimanere saldi in una vita di fede e di santità, senza vacillare: “Prego... perché possiate apprezzare le cose migliori, affinché siate limpidi e irreprensibili per il giorno di Cristo” (Filippesi 1:10); “siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo” (Filippesi 2:15); “il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l'intero essere vostro, lo spirito, l'anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo” (1 Tessalonicesi 5:23); “a colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire irreprensibili e con gioia davanti alla sua gloria...” (Giuda 24).

Questa non è la dottrina della perfezione dell’uomo che pretende di raggiungere una condizione in cui non peccherà più; anzi, è la piena consapevolezza della propria incapacità e l’impegno a cercare ogni giorno, col cuore occupato di Cristo, i mezzi più idonei per ridurre al silenzio gli impulsi della carne, sempre così pronta ad agire.

“Il Signore è fedele, ed Egli vi renderà saldi e vi guarderà dal maligno” (2 Tessalonicesi 3:3).

giovedì 5 marzo 2026

Cantico dei Cantici (6/18)

v. 5 — Io sono nera ma sono bella, o figliuole di Gerusalemme, come le tende di Chedar,

Quelli che sono amati dal Re non sono delle persone apprezzabili per le loro virtù, i loro meriti, le loro buone opere. No; sono dei miserabili che, consci della loro indegnità, gridano: «Io sono come le tende di Chedar». Chedar, figlio di Ismaele, era uno dei dodici principi menzionati in Genesi 25:13-15. Lui ed il popolo nato da lui sono i principali destinatari dell’oracolo dell’Eterno contro l’Arabia (i discendenti di Ismaele), in Isaia 21:13-17. È citato molte volte nella Scrittura e sembra fosse il più importante dei suoi fratelli, sebbene non il primogenito. Chedar era uomo forte, energico, tiratore d’arco come suo padre; con il suo commercio ebbe ricchezze e gloria (Ezech. 27:21, Ger. 49:28). Il popolo di Chedar viveva in tende nel deserto ed il salmista diceva: «Misero me che soggiorno in Mesec e dimoro fra le tende di Chedar».

Un giudizio speciale su queste tende è stato pronunciato dal profeta Geremia (49:29). Esse sono l’immagine del mondo nel quale viviamo. Coloro che sono amati dal Re hanno coscienza della propria indegnità; sono per natura figli d’ira come gli altri, ma per la meravigliosa grazia del Re sono diventati il riflesso di ciò che egli era per Dio. Per questo il Re è chiamato loro Amico. Nessun Re sarà amato dal suo popolo come il Re di gloria.

v. 5 — come i padiglioni di Salomone.

Le tende del re Salomone saranno state molto belle e ci fanno pensare alla più bella di tutte, cioè la tenda che separava il luogo santo dal luogo santissimo nel tempio che Salomone aveva costruito; essa era un’immagine di Cristo nella sua perfetta umanità (Ebrei 10:20) e si strappò al momento della sua morte in croce. È in Lui e in virtù della sua morte che i suoi sono stati resi graditi a Dio, amati come Lui stesso e amati a motivo di Lui. Essi erano neri come le tende di Chedar, ma sono stati lavati nel sangue dell’Agnello e sono diventati più bianchi che neve.

05 marzo - Dio non ci propone un commercio

Il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

Romani 6:23

 

Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile!

2 Corinzi 9:15

 

Dio non ci propone un commercio

 

Noi siamo abituati a comprare, vendere o scambiare. Di rado riceviamo qualcosa gratuitamente, se non dei gadgets senza valore, spesso offerti per indurre poi all’acquisto.

Dio invece dà senza esigere nulla. Dà perché è il Dio d’amore, e non chiede nulla in cambio perché noi non abbiamo nulla che Egli possa accettare: i nostri pensieri, le nostre parole, i nostri atti sono tutti contrassegnati dal peccato.

Cosa ci ha dato Dio? Prima di tutto la sua Parola, la Bibbia. Che privilegio averla fra le mani! Essa ci comunica ciò che Egli è e ciò che ha fatto. Vi siete mai posti delle domande su chi è Dio e su come fare per conoscerlo? La Bibbia risponde. Leggetela.

Ma ecco il dono più grande che Dio ci ha fatto: il suo proprio Figlio! Ce l’ha dato perché solo Lui poteva sopportare il giudizio che avrebbe dovuto colpire noi a causa del nostro peccato.

Poi Dio ci dà la vita eterna. È un dono che offre a tutti, ma solo quelli che l’accettano la possiederanno. Per chi non crede, “l’ira di Dio rimane su di lui” (Giovanni 3:36). Soltanto “chi crede nel Figlio ha vita eterna” (Giovanni 3:36); i suoi peccati sono perdonati perché ha accettato Gesù come suo Salvatore. Cristo li ha espiati. A quelli che credono in Lui, Dio dà la pace della coscienza e del cuore (Giovanni 14:27), la gioia e una bella speranza (2 Tessalonicesi 2:16).

Accettate questo dono gratuito e magnifico, e così potrete offrire a Dio ciò che si aspetta da voi: l’amore e la riconoscenza del vostro cuore.

mercoledì 4 marzo 2026

Cantico dei Cantici(5/18)

 

v. 4 — Attirami a te! Noi ti correremo dietro!

Abbiamo già visto il bacio dell’Amico che porta la pace, il profumo del Suo nome che rallegra il cuore. È verso

lui che corre il fedele. Non ha Egli detto ad ognuno dei suoi: «Seguimi»? È Lui che attira con legami d’amore. L’apostolo Paolo, dimenticando le cose che gli stavano dietro, si protendeva verso quelle che gli stavano davanti. Egli correva diritto verso la meta che è Cristo nella gloria! Quando era sulla via per Damasco, questa gloria di Dio aveva brillato attorno a lui e, da quel giorno memorabile, uno solo fu il suo obiettivo e ad esso rivolse tutti i suoi sforzi: Cristo glorificato. Quando un fedele corre in tale maniera, trascina inevitabilmente dietro a sé i suoi compagni; non è detto: « Attirami a te e io ti correrò dietro», ma «Attirami a te, noi ti correremo dietro». Chi corre stimola coloro che lo attorniano e tutti insieme, come attratti da una potente calamita, tendono verso una stessa meta, la Persona amata.

v. 4 — Il re m’ha condotta nei suoi appartamenti;

Quando corriamo, necessariamente avanziamo verso un punto previsto. Per il fedele è un luogo glorioso: il Re m’ha condotta nei suoi appartamenti. Non si tratta ancora della «casa del Padre» che troviamo nel Nuovo Testamento (Giov. 14) e che poteva essere rivelata soltanto dal Figlio.

Isacco introdusse Rebecca nella tenda di Sara sua madre; il Re introdurrà la sposa Giudea nelle camere del palazzo; il Figlio introdurrà la famiglia di Dio nella casa del Padre! Che gioia per i fedeli del suo popolo, quando Dio li condurrà nel suo palazzo dove ogni cosa dice « Gloria! ». Allora vedranno il Re nella sua bellezza, come dice il profeta Isaia (33:17). Ma prima di queste cose, la Chiesa sarà stata raccolta nelle dimore celesti. Egli stesso disse: «Padre, io voglio che dove sono io, siano meco anche quelli che tu mi hai dati, affinché vedano la mia gloria che tu m’hai data, poiché tu mi hai amato avanti la fondazione del mondo » (Giov. 17:24). E ciò può aver luogo da un istante all’altro perché «il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insieme con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore » (1 Tess. 4:16-17). Questa speranza ha il potere di rianimare le affezioni dei suoi, ed anche risvegliare un profondo timore in coloro che sono senza speranza e che saranno lasciati dietro la «porta chiusa». Avranno un bel gridare: «Signore, aprici»; sarà troppo tardi.

v. 4 — noi gioiremo, ci rallegreremo a motivo di te;

Chi farà la nostra felicità eterna quando arriveremo alla meta? Sarà colui che avrà fatto la nostra felicità qui sulla terra, che avrà rallegrato i nostri cuori durante il cammino; Lui, e nessun altro: «Noi gioieremo, ci rallegreremo a motivo di te». Lo aveva ben compreso il salmista quando diceva: «Chi ho io in cielo fuori di Te? e sulla terra non desidero che Te» (Salmo 73:25).

v. 4 — noi celebreremo le tue carezze più del vino!

Quando il Re tanto amato avrà raccolto presso di sé i fedeli del suo popolo Israele, questi gioiranno con Lui di

tutta la sua gloria, della sua bellezza e del suo amore. Amore di cui avranno davanti agli occhi una testimonianza palese, perché gli diranno : «Cosa sono quelle ferite che hai nelle mani? » (Zacc. 13:5). Essi si ricorderanno così di questo immenso amore che lo spinse a darsi in sacrificio presso Gerusalemme, città di cui è il gran re. Noi faremo lo stesso: nel cielo e per l’eternità ci ricorderemo di quel grande amore che è stato manifestato con la discesa sulla terra del Figlio diletto, amore del quale possiamo ora godere sebbene in maniera imperfetta. Ma nel cielo, nella pienezza, sarà per noi come un oceano di cui non conosceremo mai le sponde né la profondità. Un tale ricordo alimenterà eternamente la lode dei riscattati!

v. 4 — A ragione sei amato!

Nel cielo gli affetti non saranno più parziali, ma avranno un solo ed unico oggetto, Lui, l’Amico; tutti gli occhi saranno fissi su Lui, tutti i cuori palpiteranno all’unisono per Lui, tutte le bocche saranno aperte per dargli gloria. Beati, in quel giorno, coloro che si saranno ricordati di Lui e che avranno sospirato per Lui durante la sua assenza!

Questi quattro primi versetti formano dunque un tutt’uno e tracciano, a grandi linee, il soggetto che ci occuperà in questo libro: l’amore del Messia, dalla sua prima manifestazione a un cuore fino al momento in cui, nell’eternità, questo cuore ne potrà godere in modo completo, senza distrazioni e senza impedimenti.


(segue)

04 marzo - Una morte unica

Gesù, gridando con gran voce disse: “Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio”. E detto questo, spirò.

Luca 23:46

 

Una morte unica

 

Il Signore ha volontariamente dato la propria vita. Sulla croce ha gridato “con gran voce” e poi ha consegnato il suo spirito nelle mani del Padre. Prima di Lui, come dopo di Lui, nessun uomo crocifisso è morto in quel modo. “Pilato si meravigliò ch’Egli fosse già morto” (Marco 15:44); il centurione, che “era lì presente di fronte a Gesù”, e aveva potuto osservare sul suo volto tutti i segni della sofferenza e il dolore di quell’agonia: “avendolo visto spirare a quel modo, disse: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio»” (Marco 15:39).

Questa tragica scena ci rivela l’abbassamento profondo di Gesù uomo, ma anche la sua suprema e divina grandezza. Egli ha dato “la sua vita per le sue pecore”; nessuno gliel'ha tolta. Aveva detto: “Io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di ripigliarla. Quest'ordine ho ricevuto dal Padre mio” (Giovanni 10:15-18). È interessante notare che il verbo greco tradotto qui con deporre, e che significa anche “rimettere”, “dare”, è lo stesso di Efesini 5:2: “ha dato se stesso per noi…”. E non lo troviamo in nessun altro passo a proposito della morte d’un uomo, tanto che l’uso che ne fa qui Giovanni (19:30) è assolutamente unico nella Scrittura. Questo conferma che Gesù ha dato la propria vita con un atto d’autorità, facendosi “ubbidiente fino alla morte e alla morte della croce” (Filippesi 2:8).

Noi, uomini e donne perduti, possiamo ora vedere il peccato abolito dal Signore il quale, per pagarne l’altissimo prezzo, ha sofferto il supplizio della croce e l’abbandono di Dio. Se abbiamo compreso il suo amore e accolto la sua grazia, facciamo salire a Lui e al Padre un cantico di gioia e di lode!