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domenica 11 ottobre 2026

11 ottobre - Messaggero a quattro zampe

Gioisco della Tua parola, come chi trova un grande bottino.

Salmo 119:162

 

La Tua parola mi fa vivere.

Salmo 119:50

 

Messaggero a quattro zampe

 

Negli anni 20, in un ospedale missionario di Shanghai (Cina), un cane entra nel cortile e fruga tra i rifiuti alla ricerca di cibo. Trova i resti di un vecchio libro, li azzanna e se ne va verso il vicino campo militare. I soldati, incuriositi dal bottino che il cane teneva tra i denti, se ne appropriano e iniziano a leggere i fogli di quel libro. Sono parecchie pagine dell’Antico Testamento di una Bibbia in cinese.

Quei racconti biblici antichi li colpiscono, e i soldati rimangono impressionati nel vedere come Dio, da millenni, guidasse uomini e donne di fede, e anche un intero popolo: Israele. Delusi di non avere il libro completo, suppongono che il cane abbia trovato quei fogli nei pressi del vicino ospedale. Così, si presentano al responsabile, che è cristiano, e gli chiedono:

– È possibile avere un esemplare di questo libro, in buono stato?

Lui guarda quelle pagine strappate e poi esclama: – E’ la Bibbia! è la Parola di Dio, e si rivolge a tutti noi.

Quell’uomo dà loro alcune copie, ma non sono sufficienti per tutti i soldati accorsi; ognuno desiderava avere un esemplare della Parola di Dio. E’ stato necessario portare altre Bibbie, una seconda e una terza volta.

Per un certo tempo, numerosi soldati parteciparono con costanza ai corsi biblici che si tenevano nell’ospedale, e un missionario andava da loro per spiegare più dettagliatamente in cosa consisteva il messaggio dell’Evangelo di Dio riguardo al Figlio Suo (Romani 1:2). Fu così che molti ricevettero Gesù Cristo come loro personale Salvatore e Signore.


sabato 10 ottobre 2026

10 ottobre - Ogni tipo di preghiera (7)

Iabes invocò il Dio d'Israele, dicendo: “Benedicimi, ti prego; allarga i miei confini; sia la tua mano con me e preservami dal male in modo che io non debba soffrire!” E Dio gli concesse quanto aveva chiesto.

1 Cronache 4:10

 

Ogni tipo di preghiera (7)

Iabes: un appello alla grazia di Dio

 

Iabes porta un nome che significa “dolore”, perché sua madre aveva molto sofferto nel metterlo al mondo (1 Cronache 4:8). Quindi, il suo nome gli ricorderà per tutta la vita che, a causa del peccato, nel mondo c’è anche il dolore (vedere Genesi 3:16). Con quel nome, passerà forse la vita lamentandosi? Niente affatto! La consapevolezza di portare un segno delle conseguenze del peccato lo induce a invocare Dio e a chiedergli di benedirlo abbondantemente, benché non abbia alcun merito da far valere per giustificare una tale richiesta. “«Benedicimi, ti prego; sia la Tua mano con me e preservami dal male in modo che io non debba soffrire!» E Dio gli concesse quanto aveva richiesto” (v. 10).

Giacobbe, qualche tempo prima, aveva anche lui fatto un voto, ma con uno stato di spirito ben diverso. Giacobbe voleva fare la “sua parte”, concludere con Dio una sorta di contratto, mercanteggiare la sua benedizione (Genesi 28:20-22). Iabes invece è consapevole di non aver nulla da offrire a Dio; è senza pretese e invoca unicamente la Sua grazia. Sa di avere a che fare con un Dio generoso, sempre disponibile a dare, e non resta deluso: “Dio gli concesse quanto aveva chiesto”… Dio si è compiaciuto di rispondere all’umile preghiera di quell’uomo di fede, senza chiedergli nulla in cambio. Non è mai invano che facciamo appello alla grazia di Dio! Egli trova piacere in “quelli che sperano nella Sua bontà” (Salmo 147:11).

Cari lettori, tutti per nascita siamo segnati dal peccato, esattamente come Iabes, e nulla ci è dovuto da parte di Dio. Ma Lui ama benedire, e la benedizione più grande che possiamo ricevere è il perdono dei nostri peccati, la Sua pace, la promessa della vita eterna; e poi, la Sua guida nelle nostre scelte, la Sua forza nelle tentazioni, il Suo sostegno nelle difficoltà della vita.


venerdì 9 ottobre 2026

09 ottobre - Dilazione, rinvio, scadenza

“Ho udito la tua preghiera, ho visto le tue lacrime; ecco, Io aggiungerò ai tuoi giorni quindici anni”.

Isaia 38:5

 

“Le ho dato tempo perché si ravvedesse”.

Apocalisse 2:21

 

Dilazione, rinvio, scadenza

 

Lunedì mattina: un collega d’ufficio, ancora sconvolto, racconta l’incidente nel quale, il giorno precedente, ha visto la morte da vicino: la sua auto ridotta ad un ammasso di ferraglia, lui e la sua famiglia senza nemmeno un graffio!

“C’è mancato poco… sono stato fortunato!”

Fortunato? No, è Dio che gli ha concesso un prolungamento di vita. Quante volte anch’io sono stato risparmiato in maniera evidente e spettacolare, e quante altre volte a mia insaputa! A nulla serve parlare di fatalismo e dire: “Non era il mio momento!” Riflettiamo piuttosto sull’amore di Dio che ci ha dato la vita e ce l’ha mantenuta fino a questo momento. Egli avrà il diritto di chiederci conto dei giorni che ci sono stati aggiunti. “Il Signore… è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento” (2 Pietro 3:9).

Come utilizziamo il tempo che Dio ci accorda sulla terra? Per chi crede, questa pazienza di Dio è un invito a servirlo fedelmente e a vivere più profondamente la speranza cristiana.

Ma una domanda si pone anche a te e a tutti i lettori che ancora non credono: Che valore hai dato fino ad oggi alle “ricchezze della Sua bontà, della Sua pazienza e della Sua costanza?”; hai riconosciuto, come scrive l’apostolo Paolo, che “la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento?” (Romani 2:4). Dio ti ha già dato una dilazione del termine della tua vita sulla terra, e t’invita ancora oggi ad accettare la Sua grazia. “Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato” (Atti 16:31).


giovedì 8 ottobre 2026

08 ottobre - La potenza di un libro

(Gesù disse:) “Investigate le Scritture”.

Giovanni 5:39

 

“Il cielo e la terra passeranno, ma le Mie parole non passeranno”.

Marco 13:31

 

La parola del Signore rimane in eterno.

1 Pietro 1:25

 

La potenza di un libro

 

La Bibbia, oggi tradotta completamente o parzialmente in più di 2800 lingue, è diffusa ogni anno nel mondo in decine di milioni di esemplari. In ogni luogo in cui arriva, questo prezioso Libro produce effetti straordinari. La Bibbia ci fa conoscere i pensieri di Dio, la saggezza di Dio e il Suo amore. Essa ci penetra, modella il nostro cuore, il nostro spirito, e ci mostra come vivere conformemente alla volontà del Signore.

Avete mai sentito qualcuno dire: “Ero un alcolista, la vergogna della mia famiglia…, ma mi sono messo a studiare la matematica, la botanica o la filosofia, e da quel momento sono completamente cambiato”? Certamente no! Invece, possiamo trovare non una, non dieci, non cento, ma migliaia di persone che possono dirvi: “Ero infelice, senza pace, senza speranza, fino al giorno in cui ho conosciuto la meravigliosa potenza di questo Libro. Esso ha cambiato la mia vita, sono stato liberato dalle mie schiavitù e dalle mie colpe, e la pace è entrata nel mio cuore”. È un miracolo che il messaggio della Bibbia compie quotidianamente.

La Bibbia è la Parola di Dio, è un testo vivente e potente, che produce nel nostro cuore ciò che promette, a patto che la crediamo. Per esempio, non dice che siamo delle “brave persone”, ma che siamo tutti peccatori.

È soltanto prendendo coscienza del vostro stato morale davanti a Dio che capirete la necessità di essere perdonati. Come? Leggendo i Vangeli con umiltà, fede e perseveranza; così conoscerete Gesù, quello che ha fatto per voi e le Sue promesse; allora sarete riempiti della pace che Dio dona a chi crede.


mercoledì 7 ottobre 2026

07 ottobre - Decisione ritardata

Ma ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i cattivi giorni.

Ecclesiaste 12:3

 

Decisione ritardata

 

Per Claudio, un giovane pieno di vita, tutto andava bene. Gli amici apprezzavano la sua energia e la sua serietà. Davanti a lui si apriva una bella carriera. Da bambino aveva frequentato una scuola biblica e aveva ascoltato e memorizzato molti testi biblici. Sapeva che Gesù era morto sulla croce per salvare, dal giudizio eterno, tutti i peccatori compresi i giovani come lui; ma ammetterlo davanti a Dio l’avrebbe impegnato personalmente. Allora pensava: Ho ancora tempo, sono giovane, la religione è per i vecchi…

Un giorno, uno dei suoi amici credenti gli fece questa domanda:

– Se muori, dove andrai?

– Andrò certamente all’inferno, perché non ho confessato i miei peccati a Dio e non credo al Signore…

– Allora tu sai che questo è sufficiente per essere perdonati. La tua situazione non ti preoccupa?

– Sì, un po’ mi preoccupa, ma ho ancora del tempo davanti a me. Adesso sono sempre di corsa…

– Invece ti devi fermare e riflettere seriamente!

Durante le vacanze, un pomeriggio, mentre faceva un’escursione in montagna, Claudio scivola e la caduta è fatale. Il “molto tempo” si è ridotto a pochi secondi… gli saranno bastati per gridare a Dio: “Ho peccato. Gesù, salvami!”?

Dove sarà Claudio per l’eternità? In paradiso o all’inferno? Dio solo lo sa.

Ma tu, caro lettore che rimandi sempre la decisione più importante della tua vita, te ne supplico: oggi puoi ancora convertirti. Gesù, che è morto per te, ti tende la mano ancora una volta attraverso questo messaggio. Pentiti e credi in Lui per essere salvato per l’eternità.


martedì 6 ottobre 2026

Giosia e le sue riforme (2 Re 22; 2 Cro. 33-35) parte 5

LAVORARE ALLA CASA DI DIO

Quando il giovane re compì 26 anni, adottò ulteriori misure di riforma (2 Cr. 34:8-13). Ora le sue azioni si estendevano oltre l'amministrazione della sua casa arrivando fino alla casa di Dio a Gerusalemme. Vide che questa casa era in uno stato di abbandono. Negli ultimi anni una parte di essa era stata trascurata e di conseguenza era diventata fatiscente. Inoltre, cose che non appartenevano a quel posto si erano insinuate e ingombravano la casa. Giosia quindi fece purificare e riparare la casa di Dio.

Le azioni del re sembrano essere la prova della sua crescita interiore. Non solo si è convertito a Dio e ha ristabilito l'ordine nel suo spazio personale, ma ora riconosce che c'è anche lo spazio della casa di Dio. Questo ci fa riflettere e ci fa capire che anche noi abbiamo la responsabilità di ciò che accade nella casa di Dio.

Che cosa significa per noi la casa di Dio e come possiamo applicare a noi stessi la pulizia e la riparazione della casa? Qualsiasi lettore attento della Bibbia noterà che il tema della “Casa di Dio” ricorre in tutta la Bibbia. Si parla sempre della dimora di Dio. Nell'Antico Testamento c'era prima il Tabernacolo e poi il Tempio. Entrambe erano abitazioni materiali. Nel Nuovo Testamento Dio non abita in una casa fatta con le mani, ma in una casa spirituale.

Questa casa spirituale è composta da tutti i credenti che abitano sulla terra. Sono “un tempio santo”, “una dimora di Dio per mezzo dello Spirito” (Efesini 2:21-22). Non è altro che la chiesa o assemblea di Dio, che Dio ci mostra come una casa in questa immagine.

Il Nuovo Testamento ci mostra questa casa da due prospettive. Per prima cosa, ci viene detto che il Signore Gesù è colui che edifica (Matteo 16:18). Da questo punto di vista è impeccabile e perfetto. D'altra parte questa casa ci viene presentata anche in connessione con la responsabilità delle persone, cioè sono le persone che costruiscono (ad es. 1 Cor. 3:10). Questa verità la possiamo benissimo riportare al nostro passo perché nell'Antico Testamento troviamo esempi pratici che illustrano ciò che il Nuovo Testamento ci presenta come insegnamento. Quando esaminiamo questo aspetto pratico della nostra responsabilità in relazione alla casa di Dio, vediamo chiaramente quanto abbiamo fatto di sbagliato. Non si può parlare di perfezione. Si sono insinuate cose e comportamenti che non appartengono a questa casa. Sono apparse lacune e crepe. Sono urgentemente necessarie pulizie e riparazioni.

Siamo pronti ad impegnarci con tutto il cuore in questo servizio? Siamo pronti a difendere la gloria del nostro Dio? Prendiamo un esempio. Una delle caratteristiche più essenziali della casa di Dio nell'Antico e nel Nuovo Testamento è la santità (Salmo 93:5). Questo ovviamente inizia nella mia vita personale, cioè con me stesso. Ma c'è qualcosa di più della purificazione e santità personale. C'è anche una responsabilità e una santificazione collettiva. Nella casa di Dio sono connesso con gli altri credenti, e quindi non posso essere indifferente a come si comportano gli altri. Gli insegnamenti di 2 Timoteo 2 ci mostrano che la casa di Dio, vista dalla prospettiva della responsabilità, deve ora essere paragonata a una “grande casa“ qua sulla terra, contenente non solo vasi d'argento e d'oro, ma anche di legno e argilla. Ci sono vasi a l'onore e vasi a disonore. Il modo per essere un vaso a onore è vivere secondo le caratteristiche del „padrone di casa“ cioè la santità (o separazione dal male). Questa pulizia è un processo che coinvolge ciascuno die suoi.

L’impegno nella Casa di Dio non è sempre la strada facile. In questo contesto, dovremmo leggere il profeta Aggeo e lasciare che il suo messaggio ci influenzi. Si tratta di impegno per la casa di Dio. Gli ebrei di ritorno da Babele avevano iniziato quest'opera, ma poi smisero di lavorare e si dedicarono alla costruzione delle proprie case. Attraverso il profeta, Dio pone al suo popolo la seria domanda su cosa effettivamente avesse la priorità nella loro vita. Dio non ha nulla contro il fatto che ci arrediamo un l’appartamento, compriamo un’auto o andiamo in vacanza. In effetti, è Lui che ci dà questo. Ma la domanda è: che importanza ha tutto questo nella nostra vita? Queste cose sono più importanti per noi che lavorare alla casa di Dio? Se sì, allora qualcosa non va. Allora è urgentemente necessario riconsiderare con calma i nostri percorsi e forse ridefinire completamente le nostre priorità. Ciò può comportare anche dei sacrifici, ma certamente abbiamo l'approvazione e la benedizione del Signore dalla nostra parte. Attraverso il suo impegno nel rinnovare la casa di Dio, Giosia fece una scoperta che avrebbe avuto un impatto straordinario sulla sua vita. Possiamo anche fare queste simili  scoperte.

(segue)



lunedì 5 ottobre 2026

05 ottobre - Pensieri, parole, atti mortali

“Non uccidere”.

Esodo 20:13

 

Io vedo violenza e contesa nella città.

Salmo 55:9

 

Liberami, SIGNORE, dall'uomo malvagio; proteggimi dall'uomo violento.

Salmo 140:1

 

Pensieri, parole, atti mortali

 

L’omicidio è punito dagli ordinamenti giudiziari di ogni paese, in accordo con il comandamento dato da Dio: “Non uccidere”.

Eppure i film, le serie TV, i romanzi e i fumetti, trattano l’omicidio come un argomento banale di distrazione e di suspense. Ma riflettiamo seriamente: “Che cos’è più importante: il sensazionale o il comandamento di Dio? L’emozione e l’eccitazione o i criteri divini?”

Molti si tranquillizzano riguardo a questa banalizzazione della violenza dicendo: “Non è altro che finzione, senza alcun legame con la vita reale”. Eppure ci sono esempi di atti criminali orribili che si sono svolti esattamente come nei film. Può un credente divertirsi nell’assistere a scene di crimini quando Dio ordina: “Non uccidere?” Per non parlare dell’impatto negativo che avranno su di lui. Pensiamo forse che non ci sia alcuna interazione tra ciò che guardiamo, ciò che sentiamo e ciò che facciamo?

Il Signore Gesù ha collegato le due cose: “La lampada del corpo è l'occhio”, per dire che il nostro spirito è influenzato da ciò che vediamo; “se il tuo occhio è malvagio, tutto il tuo corpo sarà nelle tenebre” (Matteo 6:22-23). Chi trova il proprio piacere nel guardare delle scene violente o immorali, rischia di perdere il senso dei confini che Dio ha stabilito. Impariamo a fuggire tutto ciò che inquina il nostro spirito, che si tratti di letture, di spettacoli o di altro. Non lasciamo che la nostra coscienza si indurisca e diventi insensibile.