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giovedì 21 maggio 2026

Panoramica di Levitico 23 (6/9)

Pentecoste (Levitico 23:15-22)

Questa festa aveva luogo sette settimane ed un giorno (esattamente 50 giorni) dopo che era stata agitata la primizia. Questa è un’altra festa di cui troviamo il pieno compimento nel Nuovo Testamento, “quando il giorno della Pentecoste giunse” (Atti 2:1). I cinquanta giorni qui menzionati partono dalla resurrezione del Signore Gesù, di cui la festa delle Primizie è una figura, e ci porta al giorno della Pentecoste: la parola greca per cinquantesimo.

In Atti 2 troviamo che la Pentecoste è, di fatto, il giorno in cui è nata la chiesa, questo ci mostra che le prime quattro feste, la Pasqua, i Pani Azzimi, le Primizie e la Pentecoste sono una figura dell’intero piano di Dio per la salvezza e l’unità del Suo popolo, portato a termine dall’opera del Signore Gesù, anche se in molti aspetti, specialmente per questa festa, non rappresentano la realtà. Nel giorno della Pentecoste, come Paolo spiegherà successivamente, tutti i credenti, quindi come minimo i 120 che si trovavano radunati insieme nella stanza di sopra, furono “battezzati da un unico Spirito per formare un unico corpo” (1 Corinzi 12:13). Questo viene espresso ogni primo giorno della settimana nella rottura del pane: “siccome vi è un unico pane, noi, che siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell’unico pane” (1 Corinzi 10:17), ma durante la festa il popolo d’Israele doveva portare non una pagnotta di pane, ma due.

Nel Vecchio Testamento troviamo molte figure della chiesa, per esempio il tabernacolo (le assi sono la figura dei riscattati che nel loro insieme formano la casa di Dio), ma nessuna è in grado di ritrarre la meravigliosa unità che vi è in essa. Nel tabernacolo troviamo dodici pani che ci parlano delle tribù d’Israele, qui ne abbiamo due, non uno, per questo motivo la figura non è la piena rappresentazione della realtà.

Abbiamo già menzionato in precedenza che il lievito è una figura del peccato, che non è permesso nelle vite dei cristiani, però questi due pani dovevano essere cotti con il lievito, era quindi presente in essi, ma non presentava più la sua capacità attiva, perché era stato esposto al fuoco. Questo è esattamente lo stato della chiesa, in quanto composta da credenti ben consci che una volta si trovavano sotto l’azione del peccato, ma ora questo problema è stato risolto attraverso il giudizio subito dal Signore. In linea di principio l’azione del peccato in loro è terminata, anche se, purtroppo, è ancora possibile permettere che agisca.

Nel versetto 20 troviamo ancora una volta l’uso della parola “primizie”, sebbene in ebraico sia una parola differente da quella usata nel versetto 10, la quale è anche usata in Levitico 2:12 in relazione alle oblazioni. Giacomo scrive che anche noi siamo primizie: “Egli ha voluto generarci secondo la sua volontà mediante la parola di verità, affinché in qualche modo siamo le primizie delle sue creature” (Giacomo 1:18), cioè primizie della nuova creazione. Se ci guardiamo attorno vediamo la vecchia creazione, per natura stessa ognuno di noi ne è parte come la terra, ma in mezzo a questa vecchia creazione che giace in mezzo al peccato, troviamo delle creature nuove: “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17).

Tutti i credenti, quindi, avendo sperimentato le benedizioni di Dio, appartengono già alla nuova creazione, sebbene questa non sia ancora giunta a compimento, come descritto in Apocalisse 21:1-7.

21 maggio - Io sono la risurrezione e la vita (5)

Marta gli disse: “Lo so che risusciterà nella risurrezione, nell’ultimo giorno”. Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in Me, anche se muore vivrà; e chiunque vive e crede in Me, non morirà mai. Credi tu questo?”

Giovanni 11:24-26

 

Io sono la risurrezione e la vita (5)

 

Lazzaro, l’amico di Gesù, è morto da quattro giorni. Tutti pensano: Se Gesù fosse arrivato prima, avrebbe potuto guarirlo. Finché c’è vita, c’è speranza, ma ormai la vita non c’è più! Tuttavia, Gesù dichiara a Marta, sorella di Lazzaro: “Tuo fratello risusciterà”. Lei crede a una risurrezione alla fine dei tempi, ma Gesù le rivela che Egli stesso è la risurrezione e la vita perché con la propria risurrezione Egli sarà vittorioso sulla morte. Già un profeta aveva scritto che non era possibile che il Signore Gesù fosse trattenuto dalla morte (Salmo 16:8-11, Atti 2:24).

Gesù annuncia quindi a Marta il vero significato del miracolo che sta per compiere risuscitando suo fratello: la Sua vittoria sulla morte. “Credi tu questo?” le chiede. Marta risponde: “Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio” (Giovanni 11:27). Il suo dolore tuttavia resta vivo, ma si affida a Gesù, di cui conosce la potenza. la saggezza, l’amore. Mentre la morte è ancora presente, Marta riceve la promessa che Gesù non solo avrebbe tornare in vita suo fratello, ma avrebbe dato la vita eterna a tutti quelli che credono in Lui.

Cosa significano per noi oggi questi versetti? Essi sono molto consolanti perché ci assicurano che i credenti che muoiono risusciteranno per essere per sempre con Lui. Chi crede possiede già fin d’ora questa nuova vita; è una vita senza fine in relazione eterna col Signore.

mercoledì 20 maggio 2026

20 maggio - Rubare, ammazzare, distruggere

Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare. Resistetegli stando fermi nella fede.

1 Pietro 5:8-9

 

Rubare, ammazzare, distruggere

 

Gesù paragona i credenti a delle pecore, e presenta Se Stesso come il buon Pastore che per loro sacrifica la propria vita. Egli è venuto “perché abbiano la vita… in abbondanza”. Nel brano di Giovanni 10:1-16 il Signore evidenzia il contrasto fra il buon Pastore e il ladro che non ama le pecore, ma viene soltanto “per rubare, ammazzare e distruggere” (v. 10).

Il ladro qui rappresenta Satana, che cerca di fare del male ai credenti. Le sue intenzioni sono chiare:

Rubare. Satana cerca di privare il cristiano di ciò che ha ricevuto: la pace di Dio, la certezza e la gioia della salvezza, la convinzione di essere amato dal Padre, la speranza della gloria; egli approfitta delle sue debolezze e delle sue mancanze per accusarlo (Apocalisse 12:10) e seminare il turbamento nel suo cuore.

Ammazzare. Il credente, alla conversione, ha ricevuto una nuova vita, che lo spinge a comportarsi in modo da piacere a Dio; ma Satana vuole “ammazzare”, cioè impedire che questa vita divina prosperi e abbia degli effetti positivi alla gloria del Signore.

Distruggere. Con le sue menzogne, Satana attacca le basi della fede, con lo scopo di destabilizzare il cristiano mettendo continuamente in dubbio la Parola di Dio, come ha fatto con Adamo ed Eva nel giardino di Eden (Genesi 3:1-5). Satana vuole ostacolare l’opera di Dio nel credente, vuole scoraggiare e indebolire la sua fede.

Stiamo in guardia se vogliamo godere delle nostre ricchezze spirituali e crescere nella fede e nella conoscenza del Signore (2 Corinzi 2:11). Per questo, non sottovalutiamo il nostro nemico, e cerchiamo di stare sempre vicini al nostro buon Pastore.


martedì 19 maggio 2026

19 maggio - Ingresso libero

Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù, per quella via nuova e vivente che Egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la Sua carne… avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede.

Ebrei 10:19-22

 

Ingresso libero

 

Aperto, Privato, Ingresso libero, Vietato l’ingresso… I cartelli sulle porte sono di vario tipo. Davanti a un’ingresso, il mio atteggiamento dipende non solo dal cartello, ma anche da quelli che stanno dietro a quella porta, e dalla relazione che ho con loro. Se io sono “di casa”, oltrepasso l’ingresso anche se indica “privato”.

Un tempo, in mezzo all’accampamento del popolo d’Israele, Dio stesso aveva promesso la Sua presenza. La Sua dimora era in una tenda, in un luogo chiamato “santissimo” chiuso da un telo prezioso, e l’accesso era assolutamente proibito. Soltanto il sommo sacerdote, una volta l’anno, poteva entrarvi solennemente, portando con sé del sangue di una vittima sacrificale, affinché i peccati del popolo fossero perdonati (Ebrei 9:7). La stessa cosa si faceva anche più tardi nel tempio di Gerusalemme. L’accesso al luogo dove Dio dimorava, era sempre vietato, chiuso dalla tenda.

Quando il Signore Gesù è spirato, è accaduto qualcosa di straordinario: la tenda si è strappata in due, “da cima a fondo” (Matteo 27:51). Dio stesso l’ha squarciata per proclamare che da quel momento, con la morte di Gesù, il credente ha la possibilità di stare alla Sua santa presenza. Ogni cristiano può avvicinarsi a Dio senza timore; non perché Dio è meno santo di un tempo, no. Ma perché il sangue di Gesù, la vittima perfetta, purifica da ogni peccato tutti coloro che credono.

Per me che credo non si tratta più di entrare in un tempio costruito dagli uomini, ma nel cielo stesso. Con la preghiera parlo con Gesù, il mio Salvatore (Ebrei 9:11, 12) e con Dio che è diventato il mio Padre! Che privilegio ho di far parte della famiglia di Dio!


lunedì 18 maggio 2026

18 maggio - Il carceriere di Filippi

Per fede Noè… con pio timore preparò un’arca per la salvezza della propria famiglia

Ebrei 11:7

Mi hai rivestito di gioia… perché io possa salmeggiare a Te, senza mai tacere

Salmo 30:11-12

 

 

Il carceriere di Filippi

 

Nel cap. 16 degli Atti, ai v. 25 a 31 c’è il racconto del guardiano del carcere della città di Filippi.

Paolo e Sila erano in quella prigione. Nel nome di Gesù avevano scacciato uno spirito maligno da una serva che, facendo l’indovina, procurava molto guadagno ai suoi padroni; così li avevano imprigionati.

Ma ecco che, una notte, un forte terremoto spalancò le porte delle celle, e il carceriere, temendo che i carcerati fossero fuggiti, stava tentando il suicidio. Ma Paolo lo rassicurò, e lui pose loro questa domanda: “Signori, che debbo fare per essere salvato?”. Paolo gli rispose: “Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia”. Che magnifica previsione! E così infatti avvenne.

Questo potrebbe avvenire anche nella nostra famiglia. Se crediamo e parliamo con gioia dell’amore del Signore, i nostri famigliari saranno attirati. Ma l’esempio è fondamentale perché, se manchiamo di coerenza, le nostre parole cadranno nel vuoto.

La salvezza della nostra famiglia è la cosa che desideriamo di più, ma è anche ciò che richiede il nostro impegno più grande. Facciamo di questo un continuo soggetto di preghiera! I genitori sono presi ad esempio dai figli, sono per loro dei modelli da imitare; i loro comportamenti sono i loro punti d’arrivo. Se dimostriamo una fiducia cieca nelle promesse del Signore, se amiamo con evidente sincerità il Signore e il nostro prossimo, il nostro modo di vivere non passerà inosservato; e chi non è ancora convertito al Signore sarà invogliato a conoscerlo e ad amarlo.

domenica 17 maggio 2026

17 maggio - Come impiega il tempo Andrea

“Ma tu fermati, e ti farò udire la parola di Dio”.

1 Samuele 9:27

 

Nella calma… sarà la vostra forza. (in francese è citato Eccl. 9:17; ma mi pare in italiano non renda)

Isaia 30:15

 

Come impiega il tempo Andrea

 

Suona la sveglia. Andrea la spegne e dorme per altri dieci minuti… Alla fine scende dal letto, si lava ascoltando la radio, poi fa colazione in fretta guardando gli ultimi SMS. Gli rimane un quarto d’ora per leggere la Bibbia, ma come concentrarsi quando le vibrazioni del suo cellulare già lo richiamano all’ordine? Infine Andrea, prima di andare a lavorare, prega e chiede a Dio di guidarlo nelle scelte che dovrà fare: ha una decisione importante da prendere fra qualche giorno… Con gli auricolari nelle orecchie, s’incammina verso la stazione. Venti minuti di treno, giusto il tempo di fare un gioco sul telefonino. Trascorre una giornata di lavoro intenso. La sera, la fatica si fa sentire. Andrea si addormenta leggendo un fumetto o davanti a un video o alla TV…

Un suo amico cristiano gli chiede:

– Andrea, hai preso la tua decisione?

– Io prego, ma sembra che Dio non mi risponda.

– Nella Bibbia ci sono dei brevi versetti che ti possono aiutare; te ne cito due: “Il segreto del SIGNORE è rivelato a quelli che lo temono… Chi è l’uomo che teme il SIGNORE? Dio gl’insegnerà la via che deve scegliere” (Salmo 25:14, 12). Temere Dio significa dargli il posto d’onore nel nostro cuore, nella nostra vita e nel tempo che abbiamo a disposizione. Egli ci ama. Dunque questa prima scelta s’impone. E se desideriamo ascoltare la Sua voce, saremo spinti verso un uso sobrio e controllato di tutte le cose che ci distraggono, in particolare i multimedia.

Dio ti parlerà se gli fai spazio nell’utilizzo del tuo tempo. Chiedigli, come fece un tempo Salomone, che ti dia “un cuore intelligente” (1 Re 3:9).

sabato 16 maggio 2026

16 maggio - Lei è sua madre

Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere?

Isaia 49:15

 

“Pregai per avere questo bambino; il SIGNORE mi ha concesso quel che io gli avevo domandato”.

1 Samuele 1:27

 

Lei è sua madre

Leggere 1 Re 3:16-28

 

Il re Salomone è noto per la sua saggezza. Un giorno, due madri si presentarono a lui con i loro due piccoli bambini, uno vivo, l’altro morto. Ognuna di loro sosteneva che il bimbo vivo era il suo. Come fare per sapere quale delle due diceva la verità? Salomone si fece portare una spada e ordinò di dividere il bimbo vivo in due parti e di darne una metà a ciascuna. Una delle donne accettò senza batter ciglio, ma l’altra supplicò che il bambino fosse risparmiato e che fosse piuttosto dato all’altra donna; non poteva sopportare di veder uccidere il suo bambino. Salomone, allora, dichiarò senza esitazione: “Lei è sua madre”. L’amore di quella donna ha evidenziato di chi fosse il bambino.

L’amore materno proviene da Dio Creatore. È Lui che ha fatto sì che nel cuore delle madri ci fosse questa tenerezza. E’ un fatto naturale. Egli ne riconosce il valore, lo apprezza e ne tiene sempre conto.

A voi genitori cristiani, e soprattutto a voi madri, Dio ha affidato i vostri bambini; la tenerezza di cui li circondate ha valore per Lui. Se un figlio vi fa preoccupare, pregate il Signore con fede, affidatelo a Lui. Egli sa quali cure gli avete prodigato fin dalla sua nascita; può dire come Salomone: “Lei è sua madre”. Il suo orecchio è aperto alle suppliche e alle lacrime dei genitori, stiamone certi. Ma chi può pregare meglio di una mamma per un figlio? Pregare per i nostri figli è un dovere, una responsabilità, ma anche un privilegio e una straordinaria risorsa.