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martedì 6 ottobre 2026

Giosia e le sue riforme (2 Re 22; 2 Cro. 33-35) parte 5

LAVORARE ALLA CASA DI DIO

Quando il giovane re compì 26 anni, adottò ulteriori misure di riforma (2 Cr. 34:8-13). Ora le sue azioni si estendevano oltre l'amministrazione della sua casa arrivando fino alla casa di Dio a Gerusalemme. Vide che questa casa era in uno stato di abbandono. Negli ultimi anni una parte di essa era stata trascurata e di conseguenza era diventata fatiscente. Inoltre, cose che non appartenevano a quel posto si erano insinuate e ingombravano la casa. Giosia quindi fece purificare e riparare la casa di Dio.

Le azioni del re sembrano essere la prova della sua crescita interiore. Non solo si è convertito a Dio e ha ristabilito l'ordine nel suo spazio personale, ma ora riconosce che c'è anche lo spazio della casa di Dio. Questo ci fa riflettere e ci fa capire che anche noi abbiamo la responsabilità di ciò che accade nella casa di Dio.

Che cosa significa per noi la casa di Dio e come possiamo applicare a noi stessi la pulizia e la riparazione della casa? Qualsiasi lettore attento della Bibbia noterà che il tema della “Casa di Dio” ricorre in tutta la Bibbia. Si parla sempre della dimora di Dio. Nell'Antico Testamento c'era prima il Tabernacolo e poi il Tempio. Entrambe erano abitazioni materiali. Nel Nuovo Testamento Dio non abita in una casa fatta con le mani, ma in una casa spirituale.

Questa casa spirituale è composta da tutti i credenti che abitano sulla terra. Sono “un tempio santo”, “una dimora di Dio per mezzo dello Spirito” (Efesini 2:21-22). Non è altro che la chiesa o assemblea di Dio, che Dio ci mostra come una casa in questa immagine.

Il Nuovo Testamento ci mostra questa casa da due prospettive. Per prima cosa, ci viene detto che il Signore Gesù è colui che edifica (Matteo 16:18). Da questo punto di vista è impeccabile e perfetto. D'altra parte questa casa ci viene presentata anche in connessione con la responsabilità delle persone, cioè sono le persone che costruiscono (ad es. 1 Cor. 3:10). Questa verità la possiamo benissimo riportare al nostro passo perché nell'Antico Testamento troviamo esempi pratici che illustrano ciò che il Nuovo Testamento ci presenta come insegnamento. Quando esaminiamo questo aspetto pratico della nostra responsabilità in relazione alla casa di Dio, vediamo chiaramente quanto abbiamo fatto di sbagliato. Non si può parlare di perfezione. Si sono insinuate cose e comportamenti che non appartengono a questa casa. Sono apparse lacune e crepe. Sono urgentemente necessarie pulizie e riparazioni.

Siamo pronti ad impegnarci con tutto il cuore in questo servizio? Siamo pronti a difendere la gloria del nostro Dio? Prendiamo un esempio. Una delle caratteristiche più essenziali della casa di Dio nell'Antico e nel Nuovo Testamento è la santità (Salmo 93:5). Questo ovviamente inizia nella mia vita personale, cioè con me stesso. Ma c'è qualcosa di più della purificazione e santità personale. C'è anche una responsabilità e una santificazione collettiva. Nella casa di Dio sono connesso con gli altri credenti, e quindi non posso essere indifferente a come si comportano gli altri. Gli insegnamenti di 2 Timoteo 2 ci mostrano che la casa di Dio, vista dalla prospettiva della responsabilità, deve ora essere paragonata a una “grande casa“ qua sulla terra, contenente non solo vasi d'argento e d'oro, ma anche di legno e argilla. Ci sono vasi a l'onore e vasi a disonore. Il modo per essere un vaso a onore è vivere secondo le caratteristiche del „padrone di casa“ cioè la santità (o separazione dal male). Questa pulizia è un processo che coinvolge ciascuno die suoi.

L’impegno nella Casa di Dio non è sempre la strada facile. In questo contesto, dovremmo leggere il profeta Aggeo e lasciare che il suo messaggio ci influenzi. Si tratta di impegno per la casa di Dio. Gli ebrei di ritorno da Babele avevano iniziato quest'opera, ma poi smisero di lavorare e si dedicarono alla costruzione delle proprie case. Attraverso il profeta, Dio pone al suo popolo la seria domanda su cosa effettivamente avesse la priorità nella loro vita. Dio non ha nulla contro il fatto che ci arrediamo un l’appartamento, compriamo un’auto o andiamo in vacanza. In effetti, è Lui che ci dà questo. Ma la domanda è: che importanza ha tutto questo nella nostra vita? Queste cose sono più importanti per noi che lavorare alla casa di Dio? Se sì, allora qualcosa non va. Allora è urgentemente necessario riconsiderare con calma i nostri percorsi e forse ridefinire completamente le nostre priorità. Ciò può comportare anche dei sacrifici, ma certamente abbiamo l'approvazione e la benedizione del Signore dalla nostra parte. Attraverso il suo impegno nel rinnovare la casa di Dio, Giosia fece una scoperta che avrebbe avuto un impatto straordinario sulla sua vita. Possiamo anche fare queste simili  scoperte.

(segue)



lunedì 5 ottobre 2026

05 ottobre - Pensieri, parole, atti mortali

“Non uccidere”.

Esodo 20:13

 

Io vedo violenza e contesa nella città.

Salmo 55:9

 

Liberami, SIGNORE, dall'uomo malvagio; proteggimi dall'uomo violento.

Salmo 140:1

 

Pensieri, parole, atti mortali

 

L’omicidio è punito dagli ordinamenti giudiziari di ogni paese, in accordo con il comandamento dato da Dio: “Non uccidere”.

Eppure i film, le serie TV, i romanzi e i fumetti, trattano l’omicidio come un argomento banale di distrazione e di suspense. Ma riflettiamo seriamente: “Che cos’è più importante: il sensazionale o il comandamento di Dio? L’emozione e l’eccitazione o i criteri divini?”

Molti si tranquillizzano riguardo a questa banalizzazione della violenza dicendo: “Non è altro che finzione, senza alcun legame con la vita reale”. Eppure ci sono esempi di atti criminali orribili che si sono svolti esattamente come nei film. Può un credente divertirsi nell’assistere a scene di crimini quando Dio ordina: “Non uccidere?” Per non parlare dell’impatto negativo che avranno su di lui. Pensiamo forse che non ci sia alcuna interazione tra ciò che guardiamo, ciò che sentiamo e ciò che facciamo?

Il Signore Gesù ha collegato le due cose: “La lampada del corpo è l'occhio”, per dire che il nostro spirito è influenzato da ciò che vediamo; “se il tuo occhio è malvagio, tutto il tuo corpo sarà nelle tenebre” (Matteo 6:22-23). Chi trova il proprio piacere nel guardare delle scene violente o immorali, rischia di perdere il senso dei confini che Dio ha stabilito. Impariamo a fuggire tutto ciò che inquina il nostro spirito, che si tratti di letture, di spettacoli o di altro. Non lasciamo che la nostra coscienza si indurisca e diventi insensibile.

domenica 4 ottobre 2026

04 ottobre - Il piccolo furgone verde

(Gesù diceva ai Suoi discepoli:) “La mèsse è grande, ma gli operai sono pochi; pregate dunque il Signore della mèsse perché spinga degli operai nella sua mèsse.

Luca 10:2

 

Il piccolo furgone verde

 

Il fatto si svolge nel 2015 in Madagascar, un’isola dell’oceano Indiano, dove le condizioni di vita sono molto difficili. Una chiesa nel sud dell’isola ha ordinato delle Bibbie a una libreria cristiana di Tananarive. Un furgoncino verde viene riempito con 1300 Bibbie e intraprende un tragitto di 700 km che le porterà a destinazione. Il veicolo deve fermarsi parecchie volte, perché in molte zone le strade sono al limite della praticabilità. Per contro, i telefoni cellulari funzionano molto bene di modo che di villaggio in villaggio la popolazione era avvertita dell’arrivo del veicolo verde carico di Bibbie. In ogni villaggio c’era la corsa per procurarsi il prezioso libro; a metà del percorso, il carico si era esaurito e l’autista ha dovuto tornare indietro per riapprovvigionarsi!

Nei nostri paesi europei non siamo abituati, purtroppo, a vedere un tale interesse per la Bibbia, e può darsi che anche nei credenti lo zelo per l’evangelizzazione diminuisca. Questo esempio, però, ci mostra che “la Parola di Dio non è incatenata” (2 Timoteo 2:9) e che i bisogni nel mondo sono immensi. Mettiamoci a disposizione per rispondere a questi bisogni. Anche senza diventare missionari e partire per un paese lontano, ci sono molti modi per contribuire a questo lavoro. Una cosa che possiamo fare tutti è pregare affinché queste Bibbie siano lette, e dare il nostro appoggio a quelli che diffondono il Vangelo, come facevano i cristiani di Filippi nei riguardi dell’apostolo Paolo (Filippesi 1:3-8).

sabato 3 ottobre 2026

03 ottobre - Ogni tipo di preghiera (6)

Isacco implorò il SIGNORE per sua moglie Rebecca, perché ella era sterile. Il SIGNORE lo esaudì e Rebecca, sua moglie, concepì.

Genesi 25:21

 

Se domandiamo qualche cosa secondo la Sua volontà, Egli ci esaudisce.

1 Giovanni 5:14

 

Ogni tipo di preghiera (6)  

NON SEMPRE DIO RISPONDE COME VORREMMO!!!

Isacco: una preghiera supplichevole

 

Isacco era il figlio di Abraamo e Sara. Molto prima della sua nascita, Dio aveva promesso ad Abramo che proprio dal figlio Isacco avrebbe avuto una discendenza numerosa come le stelle del cielo (Genesi 15:5-6 e 17:15-16). Isacco, diventato adulto, sposò Rebecca, ma un grosso problema affliggeva la coppia: Rebecca era sterile e non poteva avere figli. Che ne sarebbe stato delle promesse di Dio? Isacco si rassegnerà forse? No!

Poiché anche lui è un uomo di fede e ha imparato a conoscere personalmente il Dio di suo padre, Isacco si rivolge a Lui in preghiera. La sua preghiera corrispondeva alla promessa che Dio aveva fatto ad Abraamo, era secondo la Sua volontà, e Dio ascoltò la sua preghiera e la sua preghiera fu vittoriosa. Dopo vent’anni di matrimonio, Dio gli rispose con la nascita di due figli: Giacobbe ed Esaù. Ed è da Giacobbe che discese il popolo d’Israele, ed anche Gesù, il Messia promesso.

Questo racconto ci insegna che ci sono casi in cui Dio si aspetta da noi dell’insistenza nella preghiera. Poi risponderà Lui secondo Sua volontà, forse non come vorremmo, perché le Sue vie non sono le nostre. Ma dobbiamo aver fiducia che Lui fa le cose bene e il fatto di avergli presentato il nostro problema ci dà la Sua pace. “Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù” (Filippesi 4:6-7).

venerdì 2 ottobre 2026

02 ottobre - Vera guarigione

“Tornate, figli traviati, Io vi guarirò dei vostri traviamenti!”

Geremia 3:22

 

Gesù rispose loro: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, bensì i malati. Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori a ravvedimento”.

Luca 5:31-32

 

Vera guarigione

 

“Io vi guarirò dai vostri traviamenti”. Parlando così, Dio ci invita a rivolgerci a Lui, senza intermediari, per essere “guariti” dai nostri errori. Ci invita a scaricarci dei nostri pesi, a esporgli le nostre debolezze e confessargli le cose di cui ci vergogniamo. Possiamo parlargli del nostro malessere e umiliarci per le nostre colpe. Ma il nostro atteggiamento nei Suoi confronti sarà molto diverso a seconda se lo affrontiamo come un giudice o come un “medico”. Aprire la propria coscienza davanti a un giudice, lo si fa con reticenza; ma davanti a un medico lo si fa con obiettività, senza nascondere nulla, perché desideriamo che la guarigione sia completa.

Un ladro colto in flagrante, davanti al giudice dirà: “Riconosco di aver rubato”. Ma davanti al suo terapista dirà: “Guaritemi dalla mia cleptomania, della mia pulsione rubare”. Parlare dei furti è parlare delle azioni; parlare della cleptomania è passare a uno stadio più profondo. Dire che sono colpevole mette in questione i miei atti, e posso ritenere che, con i miei sforzi, riuscirò a smettere di fare il male. Ma riconoscere che le mie cattive azioni sono la conseguenza del fatto che sono affetto dalla “malattia” del peccato è prendere coscienza della mia impotenza a guarirmi da solo.

È così che posso ricevere la parola di Gesù, che è venuto a chiamare dei peccatori perché si pentano, siano perdonati e abbiano le energie necessarie per cambiare vita. Siccome sono gli ammalati che hanno bisogno del medico, è come divino medico che Gesù m’invita al pentimento; Lui ha la cura appropriata perché io possa essere guarito e salvato.


giovedì 1 ottobre 2026

01 ottobre - Attirati a Dio

Da tempi lontani il SIGNORE mi è apparso. “Sì, Io ti amo di un amore eterno; perciò ti prolungo la Mia bontà”.

Geremia 31:3

 

Ma quanto a me, il mio bene è stare unito a Dio; io ho fatto del Signore DIO il mio rifugio.

Salmo 73:28

 

Attirati a Dio

 

“A otto anni ho stretto un’amicizia con una compagna di classe la cui famiglia era cristiana. A casa mia non si parlava di Dio; ciononostante, già a quell’età mi ponevo delle domande a Suo riguardo. Un giorno, quell’amica m’invitò ad un incontro per giovani credenti. Fu il giorno delle scoperte! Lì ho capito che  Dio era venuto sulla terra nella persona di Gesù Cristo per salvare gli uomini peccatori, e che aveva preso su di Sé i nostri peccati morendo al nostro posto su una croce, e che, dopo essere risuscitato, è ora vivente in eterno. Ho anche compreso che se credevo in Lui sarei diventata una figlia di Dio, di quel Padre che mi amava. Che sconvolgimento! Tornata a casa mia, mi sono inginocchiata per chiedergli di entrare nella mia vita.

Iniziai a leggere la Bibbia, e da allora cominciarono le difficoltà: i miei genitori, fino a quel momento molto amabili e comprensivi, mi proibirono di frequentare quel gruppo di cristiani e di leggere la Bibbia. Una sera, nel mio letto, triste per quell’incomprensione, pregai il mio Padre celeste chiedendogli di aiutarmi ad accettare questa prova con umiltà e sottomissione. Immediatamente fui invasa da un profondo conforto… Da allora, attraverso i momenti di felicità, come pure di difficoltà, Dio è stato il mio rifugio, il mio consigliere, il mio consolatore…

Qualche tempo dopo, i miei genitori mi misero davanti a una scelta: o vedere le cose a modo loro, oppure seguire il mio Dio e andarmene da casa. Scelsi la seconda soluzione, anche se non fu facile. Da allora sono passati molti anni e, con mio marito, ringraziamo ogni giorno il Signore per il rinnovarsi delle Sue promesse che ci permettono di vivere la gioia della Sua presenza.”

Josette


mercoledì 30 settembre 2026

30 settembre - Vivere insieme

Vivete in pace; e il Dio d’amore e di pace sarà con voi.

2 Corinzi 13:11

 

(Gesù disse:) “Dimorate in me, e Io dimorerò in voi”.

Giovanni 15:4

 

Vivere insieme

 

“Vivere insieme”. E’ un “concetto che presuppone legami pacifici, di buon affiatamento fra persone e popoli…”. Questo abbiamo letto su una rivista. Ora, cosa vediamo intorno a noi? Tutt’altro che convivenza pacifica! La Bibbia non nasconde le difficoltà del “vivere insieme”. Nella prima famiglia dell’umanità, Caino ha ucciso suo fratello Abele per invidia! Più tardi Dio diede dei comandamenti, che erano allora, e sono ancora adesso, alla base della vita in società. In modo particolare sono condannati l’omicidio, la menzogna, il furto, l’adulterio, la concupiscenza, il rispetto per i genitori (Deuteronomio 5). Soprattutto l

’uomo deve onorare Dio. Nella Bibbia vi sono anche leggi in favore dei poveri, delle vedove, degli orfani e degli stranieri…

Dio ci dà una regola: “Come volete che gli uomini facciano a voi, così fate a loro” (Luca 6:31). Ma questo è difficile che funzioni tant’è vero che persino l’apostolo Paolo diceva, con tristezza, “il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio” (Romani 7:19). Il problema di “vivere insieme” è certamente collettivo, ma le soluzioni sono prima di tutto personali.

Il Signore Gesù dice in modo figurativo: “Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me, e nel quale Io dimoro, porta molto frutto; perché senza di Me non potete fare nulla” (Giovanni 15:5). Come la linfa nel tralcio, soltanto la vita di Cristo in me può produrre dei buoni frutti, e mi porta ad amare Dio e il mio prossimo. Il vero “vivere insieme” non è solo ubbidire a delle disposizioni, ma è prima di tutto conoscere il Signore, amarlo, e poi vivere come Lui vuole.