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mercoledì 24 giugno 2026

24 giugno - Gedeone, giudice di Israele

Il SIGNORE si rivolse a lui e gli disse: “Va’ con questa tua forza… Non sono io che ti mando?”

Giudici 6:14 (vers. Nuova Diodati)

 

Gedeone, giudice di Israele

Leggere Giudici capitolo 6

 

Questo fatto è avvenuto più di tremila anni fa, al tempo dei Giudici, un periodo difficile per il popolo d’Israele. Da sette anni erano regolarmente attaccati dai Madianiti, che depredavano i loro beni e distruggevano i raccolti, lasciando il paese in grande miseria. Non tutti però si arrendono; nella famiglia di Ioas, il giovane figlio Gedeone si dà da fare, di nascosto, per mettere le sue provviste al riparo dal nemico. Ed ecco che un giorno Dio gli invia un angelo ad informarlo della Sua decisione: utilizzerà proprio lui per liberare il Suo popolo. Gedeone non sa chi sia questo messaggero che lo saluta in modo così incoraggiante: “Il SIGNORE è con te, uomo forte e valoroso!”, ed è stupito e perplesso. Lui non si sente forte, anzi, si reputa incapace di compiere la missione che gli è proposta. Allora Dio si rivolge a lui e gli dice: “Va’ con questa tua forza”. Nonostante i suoi timori, Gedeone s’impegna con fede. Un passo dopo l’altro, si lascia guidare da Dio che gli darà la vittoria.

Può capitare che di fronte all’impegno della nostra testimonianza di cristiani ci sentiamo incapaci. Ma il nostro Dio si rivolge a noi e ci incoraggia, scaccia i nostri timori e ci assicura il Suo appoggio. Come con Gedeone, il Signore ha anche incoraggiato l’apostolo Paolo quando gli ha detto: “La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza” (2 Corinzi 12:9); e anche il profeta Isaia: “Io, il SIGNORE, il tuo Dio, fortifico la tua mano destra e ti dico: «Non temere, io ti aiuto!»” (Isaia 41:13). Così farà con noi se lo amiamo e gli diamo fiducia.

martedì 23 giugno 2026

23 giugno - 2. Il Signore guardò Pietro

Il Signore, voltatosi, guardò Pietro; e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detta: “Oggi, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte”.

Luca 22:61

 

2. Il Signore guardò Pietro

 

Pietro era un discepolo impulsivo. Amava molto il Signore e l’ha dimostrato in diverse occasioni. Sicuro del proprio coraggio, ha persino affermato di essere pronto a seguire il suo Maestro in prigione ed anche alla morte (Luca 22:33)... Gli avvenimenti però precipitano: Gesù è arrestato e condotto in tribunale. Pietro esita, lo segue da lontano, poi entra nel cortile del tribunale, si riscalda vicino al fuoco con le guardie, ma è subito riconosciuto e interrogato. Allora, spaventato, per tre volte di seguito nega di conoscere Gesù. “Egli prese a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate»” (Marco 14:71). Ma il Signore si volta e lo guarda… Cosa c’è in quello sguardo? Non ira o rimprovero, ma molta tristezza, e soprattutto tanta compassione. Pietro si ricorda allora di ciò che gli aveva detto Gesù: “Mi rinnegherai tre volte”, e piange amaramente. Poco tempo dopo, Gesù avrà con lui un colloquio intimo (Luca 24:34), poi un altro pubblico, per rinnovargli la Sua fiducia e liberarlo dal ricordo di quella brutta caduta (Giovanni 21:15-19).

Quante volte mi accade di somigliare a Pietro! Io amo il Signore e vorrei fare grandi cose per Lui; ma ecco che durante certe conversazioni non oso dire apertamente che sono cristiano per paura della reazione dei miei interlocutori. Però, dopo, non mi sento più a mio agio col mio Salvatore, perché so di aver rinnegato di conoscerlo col mio silenzio. Chi potrà consolarmi? Può farlo solo Lui, che cerca il mio sguardo e mi vuol dire: Ti amo lo stesso, sono morto per te e non ti abbandonerò mai. Soltanto, riconosci il tuo errore e riavvicinati a me.

lunedì 22 giugno 2026

Rifiutare (3/3)

Gesù


"Gesù gli disse: Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Adorerai il Signore tuo Dio e a lui solo servirai” 

leggere Matteo 4,10.


Condotto dallo Spirito nel deserto, il Signore Gesù trascorse lì 40 giorni e 40 notti, solo e senza cibo. E «alla fine ebbe fame». Cosa avrebbe potuto esserci di più naturale che usare il proprio potere per soddisfare i bisogni urgenti del proprio corpo? Ma ha rifiutato. Su istigazione di Satana non avrebbe detto la parola che sarebbe bastata a trasformare le pietre in pane. Si rifiutò di affermare i suoi privilegi di Figlio di Dio gettandosi dal pinnacolo del tempio. Si rifiutò di adorare il diavolo per ottenere i regni del mondo e la loro gloria: non era venuto per essere servito, ma per servire, Colui che aveva lasciato la gloria eterna per entrare come umile uomo futuro in questo mondo.

Una grande numero di testimoni ci circonda, ma quanto l'esempio perfetto li supera tutti!

 

 Di' di no

Dire no quando è coinvolto il sé “rivestitevi del Signor Gesù Cristo, e non abbiate cura della carne per soddisfarne le concupiscenze ” (Romani 13:14); negare l'onore e la gloria di questo mondo; resistere all'impurità; fuggire il male che vuole imporsi su di noi in tanti modi, a volte molto subdoli; rifiutarsi di rendere omaggio al nemico delle nostre anime, anche se è per un beneficio temporale; Non è questa l’“abnegazione” indispensabile di chi vuole seguire il Signore Gesù? È un cammino di sofferenza, ma anche un cammino di gloria. È la via attraverso la quale Egli ha percorso che dobbiamo considerare se non vogliamo stancarci e venir meno nella nostra anima (Eb 12,3). Fissando lo sguardo su di Lui, impareremo a rifiutare, a scegliere, a stimare, a guardare alla ricompensa, anticipando il giorno in cui i nostri cuori soddisfatti non avranno nulla da rifiutare perché tutto nella casa del Padre corrisponderà perfettamente. ai pensieri e al cuore di Dio.

22 giugno - 1. “Gesù, guardatolo, l’amò”

 Mentre Gesù usciva per la via, un tale accorse e, inginocchiatosi davanti a Lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?” Gesù, guardatolo, l’amò.

Marco 10:17, 21

 

1. “Gesù, guardatolo, l’amò”

Leggere Marco 10:17-27

 

Un uomo si avvicina a Gesù. È un personaggio influente, un capo del popolo (Luca 18:18). E’ un uomo molto ricco. Aveva sempre osservato le prescrizioni della legge di Dio; era dunque “una persona per bene”, come diremmo oggi. In fondo al cuore, però, gli mancava qualcosa: una certezza per l’aldilà. Allora va da Gesù, di cui ha udito parlare, e gli chiede cosa deve fare per ereditare la vita eterna. Gesù gli riconosce le sue qualità, ma discerne anche quello che non va: la sua priorità sono le ricchezze! Ma non gli parla con durezza. No. “Gesù, guardatolo, l’amò”.

Forse sei come quel giovane ricco: apparentemente va tutto bene; vivi una vita tranquilla e onesta, non ti manca niente. Però sei insoddisfatto, tormentato da angosce che solo tu conosci. E non sai che qualcuno ha una soluzione! E’ sempre la stessa persona, da duemila anni. Quest’Uomo che si chiama Gesù è vivente in eterno, perché è Dio. Un giorno ha lasciato il cielo per venire a condividere la condizione umana. Ha sacrificato la Sua vita sulla croce, ha regolato il problema del peccato che separa ogni uomo da Dio e gli impedisce di essere felice. Poteva dimostrare il Suo amore in modo migliore? Dopo che è morto è risuscitato ed è risalito al cielo.

E’ dal momento della tua nascita che il Signore ti conosce e ti ama. Egli desidera parlarti per mezzo del Vangelo e mostrarti la via della vita. Devi solo ascoltarlo.


domenica 21 giugno 2026

Rifiutare (2/3)

Giuseppe


"Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo padrone: 'Come dovrei commettere questa grande malvagità e peccare contro Dio?” Leggere Genesi 39:8,9.

Un giovane schiavo “rubato alla terra degli ebrei” – Giuseppe – servì fedelmente Potifar. Il suo padrone, sapendo che «il Signore era con lui», gli diede incarico di tutta la sua casa e di tutto ciò che possedeva. Ma il nemico, che non era riuscito a ucciderlo e a distoglierlo dal cammino della fedeltà a Dio, stava per tentarlo in un modo completamente diverso. Molti si sono mantenuti fedeli nelle tentazioni ordinarie della vita; ma sono caduti più in profondità di quanto chiunque avrebbe immaginato quando si trattava di resistere all’impurità e di sfuggire ai “desideri giovanili”.

“Giorno dopo giorno” si rinnovava la tentazione per Giuseppe. Ma fin dal primo attacco «lui ha rifiutato», «non l'ha ascoltata» quando lei lo ha provocato. E quando sembrò “in un giorno simile” che non potesse più evitare il male, “fuggì” e lasciò che tutto rimanesse puro.

Ciò gli valse l'ira del suo padrone, gli costò la buona posizione e gli causò lunghi anni di prigione. Ma quello era il modo in cui Dio lo portava alla gloria. Se non avesse rifiutato, senza dubbio non avrebbe conosciuto gli anni di sofferenza, ma Dio sarebbe stato disonorato. La Parola non avrebbe potuto ripetere: "Il Signore era con lui", e negli anni di carestia che avrebbero afflitto l'Egitto e la terra abitata, non sarebbe diventato il "Salvatore del mondo".


(segue)

21 giugno - Gesù bussa alla porta del tuo cuore

Sento la voce del mio amico che bussa e dice: “Aprimi!”

Cantico dei Cantici 5:2

 

Gesù bussa alla porta del tuo cuore

 

Presso la porta del tuo cuore

aspetta e bussa ancor Gesù,

e ti ripete con amore:

“Mi aprirai tu?”

 

“Per te, per te fui messo in croce;

dal ciel discesi fin quaggiù.

Ascolta, ascolta la mia voce.

Mi aprirai tu?”

 

Cedi alla voce che ti chiama,

cedi e non indugiare più;

apri e ricevi Lui che t’ama.

Gli aprirai tu?

 

Non odi tu la voce amata,

la voce del Signor Gesù?

“Guarda la mano Mia forata,

Mi aprirai tu?”

(da: Cantici Spirituali)

 

“Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la Mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con Me” (Apocalisse 3:20).

sabato 20 giugno 2026

Rifiutare (1/3)

Mosè

Per fede Mosè, fattosi grande, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone, preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio che godere per breve tempo i piaceri del peccato, stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa. Ebrei 11,24-26.

Erano passati quasi 40 anni; Mosè non era più il ragazzo che piangeva; era cresciuto alla corte del faraone in mezzo a tutto lo sfarzo, completamente istruito nella saggezza e nella scienza degli egiziani, come si conveniva al figlio adottivo della figlia del re. Era “potente nelle sue parole e nelle sue opere”, il presunto erede al trono del paese più civilizzato dell’antichità.

Ma un giorno gli venne in mente che questo popolo d'Israele, disprezzato e odiato dagli egiziani, era il suo popolo. Che scoperta per un uomo che viveva nel lusso e nello splendore della corte di un Faraone altezzoso e arbitrario! Questi ebrei, “un abominio per gli egiziani”, erano “suoi fratelli”, il popolo di Dio! Dovette allora lasciare tutto, rinunciare alle ricchezze dell'Egitto, per unirsi alla vergogna che gravava su di esse? Se avesse usato le competenze acquisite durante quei 40 anni per liberarli, non lo avrebbero accolto come un liberatore?  Diventando re sull’Egitto, avrebbe potuto effettivamente favorirli, alleggerire il loro fardello; ma la mente di Dio era di farli uscire dalla terra della schiavitù. Il popolo capirebbe senza dubbio che Dio voleva dare loro la liberazione per mano sua. Ma cosa direbbe il Faraone? Come poteva lasciare la madre adottiva che lo aveva salvato dalle acque? Non sarebbe meglio mantenere i tanti vantaggi che gli sono arrivati?

Ha rifiutato. Egli “rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone”. Rifiutò le ricchezze, gli onori, la gloria. È andato verso i suoi fratelli, scegliendo la tribolazione, il “vituperio di Cristo”. Con quale gioia accetteranno la liberazione! “Ma essi non capirono” (At 7,25). Lo hanno rifiutato. E ora doveva fuggire dall'ira del re, fuggire dalla terra d'Egitto dove era cresciuto, fuggire nel deserto e trascorrere 40 anni come semplice pastore accudendo un gregge che non era nemmeno il suo.

Questo era ciò che aveva ottenuto! Aveva «rifiutato», aveva «scelto», aveva «ritenuto»... (Eb 11,24.25), aveva rinunciato a tutto per Dio; la sua carne non vi trovò nulla. Ma la sua fede poteva guardare più lontano e più in alto; Quel Dio per il quale aveva lasciato andare tutto avrebbe saputo ripagarlo: “Guardava alla ricompensa”. In questo mondo “perseverò fermamente, come se vedesse l’invisibile”. Conosceva la comunione beata con Dio stesso. Il suo volto risplendeva «perché aveva parlato con lui». E un giorno nella gloria avrà la sua ricompensa. Vedrà con noi il Signore, sul quale i suoi occhi erano già fissi mediante la fede. Nel Giorno della ricompensa avrà la sua corona e potrà gettarla ai piedi di Colui che solo poteva aiutarlo a rinnegare durante la sua vita l'onore e la gloria di questa terra per seguirlo in un cammino di sofferenza e di sofferenza. rinuncia.


(segue)