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domenica 10 agosto 2025

10 agosto - Attenzione, c’è uno squalo!

Essi ascoltano le Tue parole, ma non le mettono in pratica.

Ezechiele 33:32

 

(Gesù disse): “Se sapete queste cose, siete beati se le fate”.

Giovanni 13:17

 

Attenzione, c’è uno squalo!

 

Mentre dei villeggianti facevano il bagno nella deliziosa acqua tiepida di una spiaggia australiana, ad un tratto suonò una sirena: uno squalo bianco era stato avvistato non lontano dalla costa. Nello stesso momento un nuotatore, ignaro, si dirige verso il largo e si avvicina sempre più allo squalo. Tutti sono presi da paura. Alcuni lo chiamano gridando, ma senza risultato. Finalmente, altri lanciano dei sassi e riescono così ad attirare la sua attenzione. Voltandosi, l’uomo capisce che sta accadendo qualcosa di anormale e con tutte le sue forze si mette a nuotare per guadagnare la riva. Soltanto allora prende coscienza del pericolo al quale è appena scampato, ringrazia con gesti di entusiasmo coloro che lo hanno avvertito, e racconta a tutti di essere un non udente…

Troppe persone sono ignare del pericolo che corrono per la loro vita spirituale; ascoltano la Parola di Dio, ma è come se fossero sordi perché si rifiutano di ascoltare. Già anticamente Dio aveva dovuto dire al Suo popolo Israele: “Ho parlato ed essi non hanno dato ascolto” (Isaia 66:4). Queste persone sorde alla voce di Dio non avvertono l’imminenza del pericolo.

Facciamo attenzione a non comportarci come loro. È a noi che Dio si rivolge quando dice: “Io ti ho parlato al tempo della tua prosperità, ma tu dicevi: Io non ascolterò. Questo è stato il tuo modo di fare sin dalla tua adolescenza; tu non hai mai dato ascolto alla mia voce… O paese, o paese, o paese, ascolta la parola del SIGNORE!” (Geremia 22:21, 29).

Dio ha un messaggio urgente di salvezza e di grazia che bisogna afferrare oggi, mentre siamo ancora in vita, se vogliamo scampare al giudizio di Dio.

lunedì 5 gennaio 2015

Dio ha il potere di fare cose grandissime

Un poeta può scrivere una poesia su un semplice foglio di carta e diventare famoso. E tutti sanno di aver a che fare con un genio di grande talento.

Un milionario può, mettendo la sua firma, dare ad un semplice foglio di carta un valore enorme: si tratta di movimento di capitali.

Uno specialista può, partendo da un materiale grezzo, creare un oggetto di alto valore. Abbiamo a che fare con un’eccellente abilità.

Un pittore può fare, sopra un pezzo di tela, un meraviglioso dipinto, e dare così a quella tela un valore immenso. E’ arte.

E Dio? Dio può purificare una vita totalmente rovinata dal peccato, attraverso il sangue di Cristo, Suo Figlio. Può fare abitare il suo Santo Spirito nel cuore di chi è diventato credente e fare in modo che questa vita rinnovata sia in benedizione per altri ancora. Questa è grazia! Grazia che opera cose straordinarie!

Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti” (Efesini  2:8-9).

domenica 4 gennaio 2015

Sperimentare l’amore di Dio

Nella Bibbia ci sono diversi passi che descrivono il nostro stato di perdizione. 
Per esempio: “Non c’è nessun giusto, neppure uno… Non c’è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati…” 
La situazione è grave: “tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio” (Romani 3:10-20). 
Nel capitolo 2 della Lettera agli Efesini, Dio dice che nei suoi confronti siamo dei morti, vale a dire che non possiamo fare nulla di utile per Lui, e che viviamo “secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri”.
Qualcuno, leggendo questi passi, può rimanere scandalizzato. E ritenendo quelle affermazioni esagerate, richiude il Libro. Così facendo, non può vedere le manifestazioni dell’amore di Dio.
È soltanto dopo aver riconosciuto il nostro stato di perdizione che Dio potrà farci vedere il Suo amore, la Sua grazia e la Sua misericordia. 

Consideriamo l’episodio del figlio prodigo, descritto nel capitolo 15 dell’Evangelo di Luca. Impoverito, affamato e ridotto a pascolare maiali, il figlio ripensò all’amore di suo padre e si pentì di aver abbandonato la casa paterna. Quindi si alzò e ritornò da lui. Al suo ritorno sperimentò la grandezza delle compassioni e dell’amore del padre.
Oggi ancora, chiunque si rende conto della miseria del proprio stato, senza speranza alcuna, ha la possibilità di seguire l’esempio di quel figlio e di rivolgersi a Dio. Potrà allora sperimentare tutto l’amore che c’è nel cuore di Dio per lui. E’ questo stesso amore che ha sacrificato il Figlio Gesù Cristo sulla croce del Golgota, affinché dei peccatori potessero essere salvati.

Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo – è per grazia che siete stati salvati” (Efesini 2:4-5).

Chi oserebbe respingere un tale amore?

sabato 3 gennaio 2015

Uno sguardo che parla

Sono circa le ore 15 del 2 marzo 1996.
Sono solo, disperato, la mia esistenza non ha più nessun senso. 
Ho litigato per l’ennesima volta con la mia amica, e sono nauseato della vita e delle sue numerose sofferenze.
Sono sul lavoro, e mi comunicano che qualcuno desidera parlarmi. 
È mio fratello Oliviero, da poco convertito a Gesù Cristo. 
Anch’io ho ascoltato l’Evangelo, ma non sono credente.
Sento il bisogno di parlare, e non esito a dire ad Oliviero ciò che mi pesa sul cuore. 
Egli mi ascolta e mi guarda. 
Il suo sguardo è pieno di compassione e di speranza. 
Desidererei che mi dicesse qualcosa, una parola di conforto, ma non mi dice nulla e continua a guardarmi con la stessa espressione. 
Un’espressione carica di affetto che non è la sua, ma quella del suo Salvatore.
Poi mi dice che deve andare via. 
Non lo trattengo, benché avrei tanto piacere che rimanesse ancora un po’.
Mi ritrovo nuovamente solo, pensando a quello sguardo che m’invita a rivolgermi a Gesù.
Sono le 18. 
Toccato dalla grazia di Dio mi metto in ginocchio, confesso i miei peccati a Lui e accetto col cuore il suo Figlio Gesù come il mio Salvatore e Signore.

Gesù, guardatolo l’amò”  (Marco 10:21).

Per voi che languite
In mezzo al peccato,
c’è il sangue versato
di Cristo, il Signor.
Voi tutti che udite
apritegli il cuor!

venerdì 2 gennaio 2015

Ponti o scale

Il filosofo Gustavo Thibon ha scritto: ‹Per unire gli uomini, non serve a nulla gettare dei ponti, è necessario rizzare delle scale. Colui che non è salito fino a Dio non ha ancora incontrato suo fratello›.
Il grosso problema di oggi consiste nella difficoltà di unire gli uomini, di ottenere la pace tra di loro. I diplomatici e i negoziatori si impegnano a mantenere i contatti a tutti i costi al fine di evitare dei malintesi, dei conflitti e delle crisi. Purtroppo, però, se si fanno tanti sforzi per stabilire delle relazioni orizzontali tra gli uomini e le nazioni, non c’è nessun interesse di allacciare delle relazioni verticali con Dio. Ed è proprio perché si trascura il contatto con Dio che i contatti tra gli uomini sono così difficili.
La Bibbia, la Parola di Dio, ci fa conoscere l’origine delle guerre e dei conflitti: essi non sono causati solo dalle circostanze esteriori, ma in primo luogo dallo stato del cuore degli uomini. La causa delle dispute è interiore, nel profondo di ciascuno di noi. Una pace basata su negoziazioni diplomatiche sarà sempre una pace fragile e provvisoria.
La pace con Dio è all’origine di ogni pace duratura. È una scala eretta da Dio e non dall’uomo. Il Signore Gesù è sceso dal cielo sulla terra e, mediante il Suo sacrificio, ha posto le fondamenta per la riconciliazione dell’uomo con Dio, e quindi della pace.

Mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo” 
(Romani 5:10).

Egli può allora renderci capaci di amare coloro che ci circondano, anche se sono nostri nemici, e di essere di coloro che si adoperano per la pace.

Beati coloro che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio”   
(Matteo 5: 9).