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Visualizzazione post con etichetta Meditazioni - E. A. Bremicker. Mostra tutti i post
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domenica 25 gennaio 2026

Gioia nel radunamento (7/7)

Gioia reciproca nelle benedizioni di Dio

«Quando sarai entrato nel paese che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà come eredità e lo possederai e lo abiterai,  prenderai delle primizie di tutti i frutti del suolo da te raccolti nel paese che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà, le metterai in un paniere e andrai al luogo che il SIGNORE, il tuo Dio, avrà scelto come dimora del suo nome. Ti presenterai al sacerdote in carica in quei giorni e gli dirai: “Io dichiaro oggi al SIGNORE tuo Dio che sono entrato nel paese che il SIGNORE giurò ai nostri padri di darci”. Il sacerdote prenderà il paniere dalle tue mani e lo deporrà davanti all’altare del SIGNORE tuo Dio, e tu pronuncerai queste parole davanti al SIGNORE, che è il tuo Dio: “Mio padre era un Arameo errante; scese in Egitto, vi stette come straniero con poca gente e vi diventò una nazione grande, potente e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono, ci oppressero e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al SIGNORE, al Dio dei nostri padri, e il SIGNORE udì la nostra voce, vide la nostra oppressione, il nostro travaglio e la nostra afflizione,  e il SIGNORE ci fece uscire dall’Egitto con potente mano e con braccio steso, con grandi e tremendi miracoli e prodigi; ci ha condotti in questo luogo e ci ha dato questo paese, paese dove scorrono il latte e il miele.  E ora io porto le primizie dei frutti della terra che tu, o SIGNORE, mi hai data!” Le deporrai davanti al SIGNORE Dio tuo, e adorerai il SIGNORE, il tuo Dio, ti rallegrerai tu con il Levita e con lo straniero che sarà in mezzo a te, di tutto il bene che il SIGNORE, il tuo Dio, avrà dato a te e alla tua casa. (Deuterononio 26:1-11).

Dio ha benedetto riccamente Israele il suo popolo terrestre. Dio ha altrettanto benedetto riccamente i credenti del tempo attuale. Le nostre benedizioni sorpassano di gran lunga quelle di Israele. Se vogliamo vedere quanto Dio ci ha arricchito, dobbiamo leggere la lettera agli Efesini. Possiamo vedere in quel contesto che le nostre benedizioni non sono terrene, ma celesti. Possiamo notare che le nostre benedizioni sono in primo luogo spirituali, non materiali. Constateremo che le nostre benedizioni non sono limitate, ma che Dio ci ha benedetti di “ogni” benedizione spirituale. Al disopra di tutto contempleremo che le nostre benedizioni sono in Cristo. Senza di Lui non ci sarebbe alcuna benedizioni di cui potremmo gioire.

Perciò possiamo rallegrarci insieme delle ricchezze che Dio ci ha donato in Cristo. Non dimentichiamo da dove veniamo, cosa eravamo, ma possiamo contemplare con gioia quanto Dio ci abbia arricchito nella persona del Signore Gesù. E quale sarà il risultato?  Ci inginocchieremo in riconoscenza e adorazione davanti a Lui la cui grazia, non solo ci ha salvato, ma ci ha benedetto così riccamente. Per cui le circostanze non lo impediscono non dovremmo mai perdere un singolo radunamento nel luogo dove il Signore ci ha chiamati per essere insieme.

sabato 24 gennaio 2026

Gioia nel radunamento (6/7)

Gioia nella gloria futura

«Celebrerai la festa delle Capanne per sette giorni, quando avrai raccolto il prodotto della tua aia e del tuo torchio; ti rallegrerai in questa tua festa, tu, tuo figlio, tua figlia, il tuo servo, la tua serva, il Levita, lo straniero, l’orfano e la vedova che abitano nelle tue città. Celebrerai la festa per sette giorni in onore del SIGNORE tuo Dio, nel luogo che il SIGNORE avrà scelto; poiché il SIGNORE, il tuo Dio, ti benedirà in tutta la tua raccolta e in tutta l’opera delle tue mani, e ti darai interamente alla gioia. (Deuterononio 16:13-15)

Anche la Festa delle Capanne doveva essere celebrata ogni anno. Non c’è altro passo che enfatizza la gioia in una misura maggiore. Solo in questo contesto è detto (ti darai interamente alla gioia). Nel suo significato profetico, la festa delle capanne è collegata al millennio, nel quale il popolo di Israele potrà gioire appieno. Sebbene il regno non è la speranza (l’aspettativa) del cristiano, vi è un’associazione di idea con il fatto che per noi credenti il meglio deve ancora avvenire. Gioiremo nella casa del Padre per tutta l’eternità. Ci daremo interamente alla gioia. Per tutta l’eternità tutto il cordoglio, il dolore, le sofferenze apparterranno al passato. Al momento però non viviamo ancora in questo periodo. Nondimeno, nelle riunioni possiamo anticipare qualcosa di ciò che faremo nell’eternità. Non possiamo respirare questa “atmosfera celeste”, se non quando ci raduniamo insieme al nome del Signore. Se questo non viene realizzato non è per mancanza da parte del Signore, ma per la nostra responsabilità.

mercoledì 21 gennaio 2026

Gioia nel radunamento (5/7)

Gioia nelle opere di Dio

«Conterai sette settimane; da quando si metterà la falce nella messe comincerai a contare sette settimane;  poi celebrerai la festa delle Settimane in onore del SIGNORE tuo Dio, mediante offerte volontarie, che presenterai nella misura delle benedizioni che avrai ricevute dal SIGNORE tuo Dio. Ti rallegrerai in presenza del SIGNORE tuo Dio, tu, tuo figlio, tua figlia, il tuo servo, la tua serva, il Levita che sarà nelle vostre città, lo straniero, l’orfano e la vedova che saranno in mezzo a te, nel luogo che il SIGNORE, il tuo Dio, avrà scelto come dimora del suo nome. Ti ricorderai che fosti schiavo in Egitto, e osserverai queste leggi e le metterai in pratica”. (Deuterononio 16:9-12)

La festa delle settimane (Pentecoste) faceva parte del calendario delle feste che Dio aveva stabilito per il popolo di Israele. Alla luce del Nuovo Testamento essa si riferisce alla discesa dello Spirito Santo su questa terra. Questa persona divina non soltanto viene a dimorare in ogni credente, ma quando lo Spirito Santo è venuto su questa terra ha avuto inizio la chiesa di Dio. Due pani erano portati per questa festa: questi ci ricordano il fatto che la Chiesa è formata da Giudei e Gentili, due gruppi prima separati, ma ora uniti in uno: la Chiesa. Dovremmo ricordarci questo fatto meraviglioso quando ci raduniamo insieme come cristiani. È un miracolo al quale non ci dovremmo mai abituare. I consigli di Dio in relazione a Cristo e alla sua Chiesa dovrebbero continuamente riempirci di gioia.

martedì 20 gennaio 2026

Gioia nel radunamento (4/7)

«Avrete cura di prelevare la decima da tutto quello che produrrà la tua semenza, da quello che ti frutterà il campo ogni anno. Mangerai, in presenza del SIGNORE tuo Dio, nel luogo che egli avrà scelto come dimora del suo nome, la decima del tuo frumento, del tuo mosto, del tuo olio e i primi parti dei tuoi armenti e delle tue greggi, affinché tu impari a temere sempre il SIGNORE, il tuo Dio. Ma se il cammino è troppo lungo per te, e tu non puoi trasportare fin là quelle decime, essendo troppo lontano da te il luogo che il SIGNORE, il tuo Dio, avrà scelto per stabilirvi il suo nome, perché il SIGNORE, il tuo Dio, ti avrà benedetto, allora le convertirai in denaro, terrai stretto in mano questo denaro, andrai al luogo che il SIGNORE, il tuo Dio, avrà scelto. Impiegherai quel denaro per comprarti tutto quello che il tuo cuore desidera: buoi, pecore, vino, bevande alcoliche, o qualunque cosa possa piacerti di più; e lì mangerai in presenza del SIGNORE tuo Dio, e ti rallegrerai tu con la tua famiglia.  (Deuterononio 14:22-26).

La decima, donare il dieci percento delle proprie entrate, era relativa alle istruzioni di Dio per il suo popolo terrestre nell’Antico Testamento. Il Nuovo Testamento non ci fornisce questo tipo di istruzione. Nondimeno abbiamo già visto che siamo esortati a non dimenticare la beneficienza e a condividere i nostri beni (Ebrei 13:16). L’autore, in questo contesto, parla di un sacrificio. Ci sono sacrifici di lode, ma  ve ne sono anche di tipo materiale (finanziario).  Come credenti abbiamo la libertà di donare ciò che il Signore ci mette a cuore. Perciò la Bibbia collega i due tipi di sacrificio: il sacrificio di beneficienza e condivisione e il sacrificio di lode e di ringraziamento. Dovremmo fare entrambe le cose per il Signore con Gioia.

(segue)

domenica 18 gennaio 2026

Gioia nel radunamento (3/7)

Gioia nella comunione con il nostro Dio

Non potrai mangiare entro le tue città le decime del tuo frumento, del tuo mosto, del tuo olio, né i primogeniti dei tuoi armenti e delle tue greggi, né ciò che avrai consacrato per voto, né le tue offerte volontarie, né quel che le tue mani avranno prelevato; mangerai queste cose davanti al SIGNORE tuo Dio, nel luogo che il SIGNORE, il tuo Dio, avrà scelto, tu, tuo figlio, tua figlia, il tuo servo, la tua serva e il Levita che abita nelle tue città; e ti rallegrerai, davanti al SIGNORE Dio tuo, di ogni cosa a cui avrai messo mano (Deuteronomio 12:17-18)

Tutti i passi di cui ci stiamo occupando ci mostrano qualcosa della comunione con Dio, ma in questi versetti l’aspetto è particolarmente enfatizzato. Nella Bibbia, spesso, mangiare insieme è sinonimo di comunione. Possiamo gustare di questa comunione individualmente, ma nel radunamento lo possiamo fare con gli altri. Questo non si applica ad una riunione specifica. Sia che ci raduniamo per l’adorazione, per ascoltare la Sua Parola, o per la preghiera, noi ci possiamo rallegrare nella comunione con il nostro Signore.

sabato 17 gennaio 2026

Gioia nel radunamento (2/7)

Gioia con tutta la famiglia

Allora porterete al luogo che il SIGNORE, il vostro Dio, avrà scelto per dimora del suo nome, tutto quello che vi comando: i vostri olocausti e i vostri sacrifici, le vostre decime, quello che le vostre mani avranno prelevato, e tutte le offerte scelte che avrete consacrato per voto al SIGNORE. Vi rallegrerete davanti al SIGNORE vostro Dio, voi, i vostri figli, le vostre figlie, i vostri servi, le vostre serve e il Levita che abiterà nelle vostre città; poiché egli non ha né parte né proprietà tra di voi. Allora ti guarderai bene dall’offrire i tuoi olocausti in un luogo qualsiasi; (Deuteronomio 12:11-13).

Così come era una grande gioia per ogni Israelita andare alla casa di Dio insieme ad altri, così lo è oggi anche per noi quando ci raduniamo insieme, come la famiglia di Dio. Sorelle, fratelli, vecchi, giovani, adulti, bambini. In questo modo Dio ci vuole donare gioia.

venerdì 16 gennaio 2026

Gioia nel radunamento (1/7)

Gioia nel radunamento

 

di E. A. Bremicker

 

Abbiamo mai riflettuto sul fatto che Il Signore vuole dare gioia quando i credenti sono radunati? Nel giorno della risurrezione del Signore Gesù, quando i discepoli erano insieme e il Signore si è presentato in mezzo a loro, è detto esplicitamente: “I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono” (Giovanni 20:20). Il Signore si rallegra quando noi ci ritroviamo insieme e allo stesso tempo ci concede di rallegrarsi. Nell’Antico Testamento, Dio parla in numerosi passi del luogo che sarebbe stato la dimora del suo nome, era un luogo geografico (Gerusalemme), mentre per noi è un luogo spirituale. È il luogo dove ci raduniamo al nome del Signore. Quando Davide pensava al significato profondo di questo luogo diceva: “Mi son rallegrato quando m’han detto: Andiamo alla casa del Signore” (Salmo 122:1). Anche noi possiamo sperimentare questa gioia quando ci raduniamo insieme. Esamineremo sette passi nel libro del Deuteronomio, dove “questo luogo” è collegato con la gioia. In questo percorso, cerchiamo di fare un collegamento alle riunioni della chiesa locale.

1. Gioia nel luogo che il Signore Gesù ha scelto

“… lo cercherete nella sua dimora, nel luogo che il SIGNORE, il vostro Dio, avrà scelto fra tutte le vostre tribù, per mettervi il suo nome; là andrete; là porterete i vostri olocausti e i vostri sacrifici, le vostre decime, quello che le vostre mani avranno prelevato, le vostre offerte votive e le vostre offerte volontarie, i primogeniti dei vostri armenti e delle vostre greggi; là mangerete davanti al SIGNORE Dio vostro, e vi rallegrerete, voi e le vostre famiglie, godendo di tutto ciò a cui avrete messo mano e con cui il SIGNORE, il vostro Dio, vi avrà benedetti”

(Deuteronomio 12:5-7).

Il Signore desidera vederci nel luogo dove Egli ci invita. Non siamo noi a scegliere il radunamento che ci piace, “che ci calza a pennello”, ma è Lui che ci indica come e dove riunirsi insieme. Possiamo rallegrarci quando abbiamo trovato questo luogo. Perché questo avvenga, è necessario un esercizio spirituale, ma una volta che abbiamo trovato questo luogo ci possiamo rallegrare. La cosa più importante che possiamo fare in questo luogo è portare “i nostri olocausti e sacrifici”, ovviamente non in senso letterale. Per gli Israeliti queste erano offerte materiali, ma nel Nuovo Testamento questi sono sacrifici di lode, il frutto di labbra che confessano il Suo Nome. Vedremo che ci sono anche sacrifici materiali, ovvero “esercitare la beneficienza e mettere in comune ciò che avete” (Ebrei 13:15-16).

(segue)

martedì 23 dicembre 2025

La chiamata di Levi

Levi, chiamato e conosciuto anche come Matteo, è stato uno dei discepoli di Gesù. Ha inoltre scritto il Vangelo che presenta il Signore Gesù come il Re promesso, venuto sulla terra per salvare dai loro peccati il Suo popolo terreno, Israele. I vangeli descrivono il suo primo incontro con il Signore Gesù e la sua chiamata per essere un discepolo. Alcuni brevi pensieri su quanto ci viene narrato nel vangelo di Marco.

“Gesù uscì di nuovo verso il mare; e tutta la gente andava da Lui, ed egli insegnava loro. E, passando vide Levi, figlio d’Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “SeguiMi”. Ed egli, alzatosi, lo seguì” (Marco 2:13-14).

Durante il Suo instancabile ministerio come Servitore Perfetto, il Signore Gesù ha visitato molte volte le zone limitrofe al lago di Gennezaret. Lì, probabilmente in un’area riservata al commercio, trovò Levi che svolgeva il proprio lavoro come esattore delle tasse. Nella società giudaica di quel tempo, gli esattori delle tasse erano disprezzati e considerati come peccatori perché collaboravano con la potenza occupatrice, i Romani, riscuotendo le tasse per loro conto

Non sappiamo se Levi avesse già sentito parlare dell’Uomo di Nazaret, comunque sia la sua reazione fu spontanea ed immediata alle parole di invito, “seguimi”, a lui rivolte dal Signore Gesù. Levi fu sopraffatto ed all’improvviso la sua vita fu stravolta. Da quel momento tutto sarebbe cambiato, quindi lasciò ogni cosa, così come era, per seguire quell’Uomo che lo aveva chiamato.

Se osserviamo attentamente potremmo notare, prima di tutto, tre cose fatte dal Signore Gesù e successivamente tre cose fatte da Levi, che possono essere di insegnamento per noi.


Cosa fece il Signore Gesù

Gesù stava passando. Durante il cammino percorso dal Signore Gesù, lo Straniero Celeste, niente è frutto del caso. Ogni aspetto del Suo servizio su questa terra aveva uno scopo preciso: ogni cosa fatta, il momento, il modo in cui fu fatta, e lo scopo per cui fu fatta. L’incontro con Levi, proprio quel giorno, mentre era seduto al banco della gabella, era quindi parte del piano divino. Il Signore voleva chiamarlo, affinché Levi, da quel momento in poi Lo potesse seguire.

Proviamo ad applicare tutto questo a noi stessi, non dovremmo mai dimenticarci che il Signore si avvicina e chiama anche noi. Il Suo intento non è solo quello di salvarci dalla punizione e dalla morte eterna a causa dei nostri peccati, ma ci chiama a seguirLo qui sulla terra dove Egli è attualmente rifiutato.

Gesù lo vide. Quando il Signore Gesù era su questa terra vedeva la miseria e la disperazione dell’uomo e come desiderasse guarigione e pace; era in grado di vedere tutto ciò più di chiunque altro. Non solo guardava all’aspetto esteriore ma il suo sguardo era focalizzato sulla radice del problema. Egli vedeva e conosceva il cuore di Levi. Lo sguardo intenso del Signore deve aver colpito, Levi perché si alzò immediatamente dal proprio sgabello per seguire lo Straniero.

Il Signore Gesù non è più fisicamente su questa terra, pertanto non possiamo vedere il modo in cui  guarda gli uomini. Comunque, ancora oggi, Egli scruta i cuori delle persone in un modo spirituale e conosce la loro condizione. Possa il Suo sguardo riscaldare e far ardere i nostri cuori per Lui, in modo che, come Levi possiamo seguirLo.

Gesù gli parlò. Il Signore Gesù non esitò ad avere un contatto con questo esattore delle tasse disprezzato da tutti. Si rivolse a lui e Gli parlò. I farisei e gli scribi si sentivano talmente superiori a uomini come Levi, al punto da ignorarli ogni volta che potevano, ma non era così per il nostro Signore Gesù. Egli conosceva i loro bisogni ed era li per aiutarli. Non disse molto, solo “seguimi”, ma fu sufficiente per dare una nuova prospettiva di vita a Levi.

Anche questo si applica a noi. In un certo senso anche noi udiamo il Signore Gesù parlare, attraverso la Sua Parola, la Sacra Bibbia, Egli parla da ognuno di noi per motivarci e spronarci a seguirLo.  Nessuno è troppo buono o troppo grande, troppo cattivo o troppo piccolo per non essere Suo discepolo. Siamo tutti chiamati a seguirLo su questa terra fino al momento in cui saremo con Lui nella gloria.


Cosa fece Levi

Era seduto al banco delle imposte. Era il suo lavoro giornaliero quello di riscuotere le tasse dai Giudei per conto dei Romani. Non vi è nessun dubbio, che in quei giorni, un uomo avrebbe potuto fare degli ottimi guadagni con quella professione. Era seduto lì a svolgere il proprio lavoro, possiamo pensare che fosse a suo agio in quel mondo (finanziario) e che la sua professione riempisse la propria vita.

Per natura ogni uomo si sente a proprio agio in questo mondo, si sente a casa sua e le cose che questa terra offre riempiono la sua vita. Le cose che ci legano a questo mondo variano da persona a persona: denaro, fama, prestigio nel proprio lavoro, vita familiare, divertimento, hobby, sport, musica o qualsiasi altra cosa. Tutto ci tiene impegnati e sarà sempre un impedimento a seguire Gesù.

Si alzò. Le parole del Signore colpirono Levi a tal punto che si alzò e lasciò tutto quello che aveva occupato la propria vita fino a quel momento. Da quel momento in poi, seguire il Signore Gesù fu più importante di qualsiasi altra cosa.

Se vogliamo seguire il Signore Gesù allora anche noi dobbiamo alzarci e rinunciare a cose, che fino a quel momento, sono state molto importanti per noi. Tutto questo è illustrato molto bene nella vita dell’apostolo Paolo (Filippesi 3). Ha dovuto rinunciare a molte cose, non tutte necessariamente cose cattive, in modo da essere pienamente concentrato sul Signore Gesù. Possiamo vedere questo anche nel suo ministerio, quando predicò l’evangelo ad Efeso, gli abitanti del luogo bruciarono i loro libri di arti magiche (Atti 19:19), dovevano chiudere con la loro vecchia vita legata alla magia e alla stregoneria. I nostri problemi potrebbero essere completamente differenti, da quelli degli abitanti di Efeso, ma dobbiamo affrontare le questioni che possono impedirci di alzarci e seguire il Signore Gesù. Alzarsi richiede sempre energia spirituale e solo chi risponde con fede alla chiamata possono fare questo.

Seguì il Signore Gesù. È vero che Levi ha dovuto rinunciare a molto, la sua vecchia vita di esattore delle tasse non esiste più, ma ha potuto rinunciarvi perché aveva un nuovo obiettivo. Seguire Gesù rappresentava per Levi molto di più di quello che si era lasciato dietro, perché il Signore riempiva la sua vita. Levi smise di seguire i propri interessi e la sua strada, la sua vita aveva una nuova direzione e seguì Colui che lo aveva trovato e chiamato.

Seguire il Signore Gesù che, in questo mondo, è ancora rifiutato, sarà possibile solo se abbiamo realizzato che ciò risulta essere un guadagno maggiore a quanto dobbiamo rinunciare; guadagniamo la Persona più magnifica, Colui che ci ama ed è morto per noi. Non vi è ombra di dubbio che Egli ci accompagnerà nella nostra vita, ma la vera domanda che dovremo porci è se siamo pronti a seguirLo nelle orme che ci ha lasciato (1Pietro 2:21). SeguirLo è una decisione personale. Levi prese questa decisione una volta e per sempre e lo stesso fece Paolo, non smisero mai di seguirLo e le loro vite possono essere descritte con una parola: Cristo! (Filippesi 1:21).


Forse, tutti noi, dichiariamo che stiamo seguendo il Signore Gesù, ma questo corrisponde alla realtà della nostra vita? Stiamo sperimentando come Levi quali sono le conseguenze di questa scelta? Seguire Gesù non è solo una pura confessione o combattere per una buona idea, una religione o una dottrina. Seguiamo una Persona che dovrebbe essere l’oggetto dell’interesse del nostro amore. Non seguiamo uomini, che pure possano essere intellettualmente dotati ed affascinanti, seguiamo il Signore Gesù. Più apprezziamo la grandezza e la magnificenza di questa Persona unica, più tutti gli altri interessi passeranno in secondo piano.

Oggi il Signore Gesù sta ancora chiamando persone che Lo seguano e se rispondiamo al Suo appello le nostre vite cambieranno completamente. Abbiamo realmente udito la Sua voce e Lo stiamo davvero seguendo? Ancora una volta ricordiamo che farlo ha delle conseguenze, ma ne vale davvero la pena. Dovremo rinunciare a delle cose e lasciarle dietro di noi, ma guadagneremo molto di più nel seguire le Sue orme. Possa l’esempio di Levi incoraggiarci ad alzarci e seguire il nostro meraviglioso Signore.

venerdì 9 aprile 2021

Il sentiero dei giusti

“Il sentiero dei giusti è come la luce che spunta e va sempre più risplendendo, finché sia giorno pieno” (Proverbi 4:18)


Il libro dei Proverbi ci è stato dato “perché l’uomo conosca la saggezza, l’istruzione e comprenda i detti sensati” (1:2). Esso ci dà avvertimenti per preservarci da errori e insegnamenti pratici su come camminare col Signore, in comunione con Lui e per la sua gloria. 

Dio desidera che la nostra vita sia una vita di giustizia pratica, ossia conforme alla sua volontà e al suo pensiero, caratterizzata da una continua crescita spirituale. Per questo Salomone paragona il “sentiero dei giusti” alla luce del mattino che spunta e va sempre più risplendendo, finché sia pieno giorno.

Come possiamo realizzare questo comportamento? Ce lo spiegano i versetti che seguono.


L’importanza della Parola di Dio nella nostra vita

“Figlio mio, sta’ attento alle mie parole, inclina l’orecchio ai miei detti: non si allontanino mai dai tuoi occhi, conservali in fondo al cuore; poiché sono vita per quelli che li trovano, salute per tutto il loro corpo” (Proverbi 4:20-22).

E’ una grazia che Dio ci abbia dato la sua Parola. Ma come ne teniamo conto? Qui Salomone pone la Parola di Dio in rapporto con le orecchie, gli occhi, il cuore e l’intero corpo.

- Con l’orecchio. Dio desidera che lo ascoltiamo. Che genere di uditori siamo? Stiamo attenti durante le riunioni in cui è letta e meditata?

- Con gli occhi. E’ essenziale che leggiamo molto la Parola sia collettivamente nelle riunioni sia in famiglia. Non trascuriamo però di farlo individualmente. Leggiamo la Bibbia in modo regolare. Cerchiamo di dare alla lettura un posto preciso in ogni nostra giornata. Incominciamo la giornata con un passo della Parola di Dio e non permettiamo ad altro di distrarci e di occupare i nostri pensieri.

- Con il cuore. Non basta ascoltare e leggere la Parola di Dio. Non basta conoscerla. Bisogna che essa abbia un posto nei nostri affetti. L’amiamo veramente? La Bibbia si rivolge più al nostro cuore che alla nostra mente. 

- Con tutto il corpo. Se abbiamo veramente a cuore la Parola di Dio, questa influenzerà tutto il nostro modo di vivere. Attraverso le nostre azioni e le nostre parole si vedrà se ci accontentiamo di essere uditori o se ci impegniamo ad agire secondo quello che essa ci insegna. La Parola deve esercitare la sua influenza nella nostra vita ogni giorno; solo così avrà raggiunto il suo scopo e Dio sarà glorificato.


Custodire il nostro cuore

Perché il nostro sentiero sia come la luce che va sempre più risplendendo, badiamo innanzi tutto al nostro cuore.

“Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita” (Proverbi 4:23).

Nella Bibbia, il cuore ha molto spesso un significato simbolico. Esso indica la sede dei nostri sentimenti e determina le nostre scelte.

Sono dunque coinvolti i nostri affetti e il nostro amore per il Signore. Parliamo sovente, e a ragione, dell’amore del Signore per noi, e non potremo mai comprenderlo fino in fondo né ringraziare abbastanza il Signore per quello che ha fatto. Ma com’è il nostro amore per Lui? Giovanni scrive: “Noi lo amiamo perché egli ci ha amati per primo” (1 Giovanni 4:19), e Davide poteva dire: “Io ti amo, o SIGNORE, mia forza!” (Salmo 18:1). Per lui non erano solo parole, ma una realtà.

L’affetto per il Signore dà un’impronta a tutta la nostra vita. Per questo dev’essere coltivato giornalmente. Le cose del mondo contribuiscono ad allontanare o a distogliere il nostro cuore dal Signore. Possono essere cose cattive – il peccato sotto varie forme - ma anche cose che non hanno in sé niente di male, come le occupazioni necessarie alla vita. Ma perché il nostro sentiero sia come la luce splendente del mattino, bisogna che il nostro Salvatore abbia sempre il primo posto nel cuore. 


Vegliare sul nostro linguaggio

“Rimuovi da te la perversità della bocca, allontana da te la falsità delle labbra” (Proverbi 4:24).

Quando il Signore Gesù viveva sulla terra, la gente poteva meravigliarsi “delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca” (Luca 4:22). Egli non ha mai detto cose inutili o inopportune. Purtroppo, non è sempre così di noi. Se esaminiamo le cose che abbiamo detto durante la giornata, dobbiamo spesso riconoscere che dalla nostra bocca sono uscite molte parole inutili e persino fuori luogo. Giacomo ci avverte del potere negativo della lingua: “la lingua, nessun uomo la può domare; è un male continuo, è piena di veleno mortale. Con essa benediciamo il Signore e Padre; e con essa malediciamo gli uomini che sono fatti a somiglianza di Dio. Dalla medesima bocca escono benedizioni e maledizioni. Fratelli miei, non deve essere così. La sorgente getta forse dalla medesima apertura il dolce e l’amaro?” (Giacomo 3:8–11).

Quello che non avviene in natura, lo sgorgare del dolce e dell’amaro da una stessa sorgente, è purtroppo possibile in noi. Il Signore ce ne preservi e ci aiuti a far sì che il nostro parlare sia per l’incoraggiamento dei nostri fratelli e sorelle, e una testimonianza utile a quelli che sono ancora lontani da Dio.


Dirigere bene il nostro sguardo

“I tuoi occhi guardino bene in faccia, le tue palpebre si dirigano dritto davanti a te” (Proverbi 4:25).

Attraverso ciò che vediamo possono entrare in noi messaggi negativi che stimolano la concupiscenza e diventano alla fine delle occasioni di caduta. I nostri occhi devono guardare dritto in avanti. La Lettera agli Ebrei ci invita a fissare gli occhi su Gesù, “colui che crea la fede e la rende perfetta” (12:2). Lo sguardo della fede dev’essere sempre rivolto in avanti e in alto, anche se il mondo, specialmente attraverso i vari mezzi di comunicazione, offre molte cose che tendono a distogliere i nostri sguardi. Dobbiamo essere molto prudenti. Giobbe aveva stretto un patto con i suoi occhi per non guardare ciò che poteva essere per lui un’occasione di caduta (Giobbe 31:1). Distogliamo risolutamente gli occhi da quello che nuoce alla nostra vita spirituale e fissiamoli sul Signore!  


Fare attenzione al nostro comportamento

“Appiana il sentiero dei tuoi piedi, tutte le tue vie siano ben preparate. Non girare né a destra né a sinistra, ritira il tuo piede dal male” (Proverbi 4:26, 27).

Qui si tratta delle nostre azioni, di quello che facciamo. Dio ci indica una via diritta, non una via sinuosa e tortuosa. La sapienza dice, al cap. 8: “Io cammino per la via  della giustizia, per i sentieri dell’equità” (v 20). Il nostro cammino dev’essere scrupolosamente ponderato ed equilibrato. A destra e a sinistra ci spiano pericoli che spingono a sviarsi.

Nell’Antico Testamento Dio esorta parecchie volte il suo popolo a non deviare dalla sua via, né a destra né a sinistra, ma ad attenersi alla sua Parola, senza aggiungervi nulla e nulla togliere (Deuteronomio 4:2. Vedere anche Apocalisse 22:18, 19). Nel nostro comportamento sia individuale che collettivo dobbiamo sempre riconsiderare le nostre vie alla luce della Parola. Dio ci dirigerà. 

Perché il nostro cammino possa essere paragonato alla luce del mattino che va sempre più risplendendo, ascoltiamo il Signore, e badiamo al nostro cuore, alla nostra bocca, ai nostri occhi e ai nostri piedi!