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giovedì 5 febbraio 2015

Le varie dispensazioni - (Cittadini o stranieri?) - Capitolo 6

di: G. Bulleri      

Un invito alla prudenza!

Questo sesto capitolo viene aggiunto sia per evitare che la comprensione delle notevoli diversità di comportamento dei credenti vissuti in altri tempi, sostanzialmente prima della Pentecoste, porti qualcuno a 'declassare' alcune, o molte, parti della Parola di Dio (cioè del Vecchio Testamento), sia per invitare alla massima attenzione e prudenza ogni volta che da esso prendiamo insegnamenti per noi 'cristiani' e ne citiamo passi o figure, ricavandone analogie o, peggio, quando ci basassimo solo su quei passi e quelle figure del Vecchio Testamento per farne 'dottrine per noi cristiani'.
Secondo me l'insegnamento divino per l'assemblea di Cristo si trova solo ed esclusivamente nel Nuovo Testamento.

Infatti, se si ritiene corretto che la testimonianza dei credenti deve essere in armonia col carattere che Dio stesso ha assunto verso la terra e gli uomini che ci vivono in un dato momento, e dato che deve essere solo la Parola di Dio che ci istruisce, e ci istruisce dalla prima pagina della Genesi all'ultima dell'Apocalisse, mi sembra della massima importanza distinguere bene fra la chiara dottrina cristiana e insegnamenti ricavabili da altre epoche (dispensazioni), che sostanzialmente hanno tutte in comune benedizioni terrene e non celesti.
 
Insegnamento (dottrina) per noi cristiani. 
Ho premesso che si trovi solo ed esclusivamente nel Nuovo Testamento, prima di tutto nell'unico esempio di fede, il perfetto modello, Colui che ha sofferto per noi "per lasciarci un esempio, affinché seguiamo la Sue orme" (1 Pietro 2-21), poi principalmente nelle Epistole ma col notevole contributo del Libro degli Atti degli Apostoli e parte dell'Apocalisse.

Mentre scrivo che solo il Signore Gesù, nella Sua perfetta vita, ci insegna come anche noi dovremmo vivere... avverto la grande importanza di essere ancora più prudenti di quando cerchiamo di imparare dai tanti 'testimoni' (Ebrei 11) mediante i quali pure la Parola ci istruisce; infatti loro erano uomini soggetti alle nostre medesime passioni (Giacomo 5-17) e con la nostra stessa natura, mentre di Lui, il Figlio di Dio, non dobbiamo mai dimenticare che la Sua natura, la Sua 'umanità' non era come la nostra.
Nemmeno la 'natura' di Adamo prima della caduta era come la nostra, ed infatti la Parola ci insegna che il primo uomo, Adamo, tratto dalla terra fu terreno, mentre il Secondo Uomo è dal cielo, quindi anche Adamo era diverso da noi (non sapendo quale altra parola usare lo definiamo 'innocente'...) ma il Signore non era 'innocente', Lui era Santo.

Dovrei scrivere molte pagine se esaminassi di nuovo, singolarmente, le diverse posizioni di Noè, di Abramo ecc. e mi limiterò unicamente a ripetervi: “siate prudenti”.

Passo ora a parlare un po' d'Israele, nei vari periodi della sua storia e mi par bene segnalare che mentre il Popolo d'Israele, in periodi successivi e ben distinti, è stato prima in Egitto, poi nel deserto e poi in Canaan, noi 'cristiani', pur sotto aspetti diversi, facciamo contemporaneamente queste tre esperienze.

Penso che, paradossalmente, il loro periodo 'migliore', quando cioè raccoglievano le benedizioni terrene che Dio aveva loro donato, ci presenti un contrasto totale con gli insegnamenti e l'esempio del nostro Signore di Cui noi siamo discepoli; infatti sapete bene che per Israele la fedeltà avrebbe prodotto benedizioni terrene, per noi la fedeltà produce persecuzioni, ed infatti per noi è scritto che 'tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù... saranno perseguitati (2 Timoteo 3-12).
Ma Israele non è stato 'obbediente' e presto le sue condizioni sono cambiate... e in queste nuove condizioni i 'fedeli' hanno subito ingiustizie e opposizione sia dai loro connazionali che, molto presto, da popoli 'stranieri'.
Alcuni aspetti principalmente morali di questa mutata condizione li resero un po' più vicini a noi... ma è fondamentale capire che anche quando Israele perse il carattere di 'cittadino della terra' e divenne 'straniero', non per questo divenne 'cittadino del cielo', perché rimase con le sue speranze terrene, momentaneamente perdute per infedeltà, sia che fosse oppresso nella sua Patria che straniero nel Paese dove venne deportato.

Una notevole parte del Salmi sono espressione di santi nelle difficoltà.... e spesso ci sembrano presentare caratteri in cui ritroviamo le nostre difficoltà, ma raramente troverete un Salmo che non chieda vendetta, giudizio e sterminio dei nemici ecc... cioè preghiere che esprimono desideri totalmente opposti al sentimento cristiano, che cerca il bene di tutti, che prega per i nemici, che li ama, desidera il loro eterno bene ecc...
Sicuramente Israele in cattività, quindi Daniele ed i suoi amici e tutti quelli che poi, fino alla nascita del Signore, hanno vissuto in attesa del Suo avvento, ci sono più vicini di Mosè, Giosuè, Davide, Salomone ecc... ma, lo ripeto, citateli con prudenza, perché la loro dispensazione era totalmente diversa dalla nostra.

Qualcosa era cambiato anche nelle disposizioni divine perché Geremia invitò i deportati a 'cercare il bene delle città dove abitavano', (Geremia 29 vedi vv. 5, 6 e 7) ma la sostanza del carattere della dispensazione rimase quella della 'vendetta', della difesa della propria vita terrena, della distruzione e sterminio del nemico ecc... (Ester capitolo 8).

Allora come 'maneggiare' la spada della Parola di Dio?
Cancellando i passi che ci dicono che 'ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia' (Timoteo 3-16)?
Sorvolando sulle dichiarazioni che riferiscono che 'quelle cose avvennero (agli Ebrei) per servire di esempio a noi' (1 Corinzi 10) e passi analoghi?
Sostenerlo sarebbe una bestemmia ma segnalare e invitare ad essere accorti è, nel mio giudizio, semplicemente una prova di grande rispetto per la Parola di Dio.

Per entrare in aspetti pratici mi permetto ricordare che tutta la Parola parla del Signore, della Sua Persona, delle Sue sofferenze, della Sua gloria... e quei passi, ovunque si trovino, sono raggi di luce e il Vecchio Testamento ne è pieno! 
Pertanto se niente, proprio niente, può essere 'declassato', le parole del Signore in Luca 24-27: 'e cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che Lo riguardavano' oppure, come nel versetto 44, dove cita non solo Mosè e i profeti ma anche i Salmi, cioè veramente tutto l'Antico Testamento, debbono suonarci come un monito a trascurarne la lettura o ritenerlo di secondaria importanza. 
Nondimeno proprio perché la Scrittura è la nostra spada, o meglio la 'spada dello Spirito' (Efesini 6-17) dobbiamo usarla con avvedutezza e rispetto, e come ho segnalato la somma importanza di ricercarci il Signore, così segnalo i rischi connessi ad un uso superficiale, che non distingua bene la diversità fra gli insegnamenti, le vocazioni e i relativi comportamenti che caratterizzano le diverse epoche.

Che dire del Libro di Giobbe?
C'è veramente anche una sola parola uscita dalla sua bocca e da quella dei suoi amici (salvo ovviamente Elihù) che possiamo citare come 'messaggio divino?'

E riuscite a trovate la rivelazione cristiana nell'Ecclesiaste?

E il 'Cantico dei cantici'? Non avete proprio nessuna difficoltà nell'interpretare quella bellissima 'allegoria'?

Magari il Libro dei proverbi ci sembra più 'cristiano' e sicuramente offre ottimi consigli ma riflette veramente le nostre speranze celesti?

Vi assicuro che la prudenza che suggerisco a voi cerco io per primo, diligentemente, di usarla.

Ancora un'ultima segnalazione!  
E' proprio il 'passaggio' da promesse relative alla terra a promesse relative solo al cielo che caratterizza le Lettere di Pietro e l'Epistola agli Ebrei.
Ai pagani che si convertivano alla fede la Parola rivelava subito che se prima erano senza promesse, senza speranza, avendo ora accettato il Signore Gesù come Salvatore, 'erano immediatamente benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti (Efesini 1) e che la loro cittadinanza era nei cieli (Filippesi 3) mentre per gli Ebrei si rese necessario un paziente insegnamento perché giungessero a capire che il loro rifiuto del Messia, morto, seppellito ma risuscitato e salito al cielo, aveva si 'chiuso' – per l'immediato - le vecchie speranze terrene, ma introdotto una nuova dispensazione che Pietro spiega loro con queste parole:                                “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella Sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi...",
Non è difficile capire che la morte del Messia era stata vissuta come la fine, la morte delle speranze terrene d'Israele, basta pensare a Luca 24, ai due discepoli che sospiravano...'noi speravamo che fosse Lui che avrebbe liberato Israele' e capiamo che la loro speranza nel Messia liberatore era svanita, ma ecco che il 'Messia' risuscita e sale al cielo e Pietro può spiegare a quei credenti che la loro speranza non è morta, perché il mutamento o passaggio dalla vecchia alla nuova dispensazione era come un rinascere ad una speranza nuova, proprio grazie alla resurrezione di Cristo.
Pietro inoltre prosegue e scrive che ora avevano una speranza viva, una eredità incorruttibile ecc.... conservata nei cieli per loro. Quindi non più Canaan, Gerusalemme ecc. ma 'i cieli'.
Se esaminate le due Epistole noterete che questo pensiero è predominante, perché si parla sempre delle 'modeste' cose che avevano perdute e delle eterne benedizioni che il 'vero cristianesimo' donava loro.

Da Ebrei capitolo 3 impariamo che quei credenti ormai erano visti come 'fratelli santi, partecipi della vocazione celeste'
                                                                                             


lunedì 26 gennaio 2015

Le varie dispensazioni - (Cittadini o stranieri?) - Capitolo 5

di: G. Bulleri

LA POLITICA

Penso che la conoscenza del carattere delle varie dispensazioni ci indichi anche quale atteggiamento noi oggi dobbiamo avere verso la POLITICA,

Nel febbraio del 1998 il Messaggero Cristiano pubblicò un articolo sulla politica.
Chi è interessato potrà rileggerselo (pubblicato anche sul blog in data 25/01/2015).

Più che del carattere dell'attuale dispensazione, allora venne esaminato il comportamento del nostro Modello, il Signore Gesù, che noi spesso chiamiamo 'il divino Straniero'.
Straniero Lui,  stranieri noi !  =  Gli stranieri non hanno nemmeno diritto di voto...
 
Quell'articolo si proponeva di dimostrare, con la Parola di Dio, che non siamo chiamati ad avere alcun impegno politico, ma aggiungeva che abbiamo dei precisi doveri sociali.    

Ovviamente c'è qualcosa di politico anche in un Consiglio di classe, in una riunione di Condominio ecc... ma spero che il buon senso dei singoli credenti si manifesti restando entro i limiti che distinguono l'impegno 'civile' dalla vera politica.


E' sicuramente vera politica far parte di un Partito, caldeggiare per un candidato, partecipare alle votazioni.
Mi sembra che non sia difficile capire che dobbiamo astenerci da queste cose...
--
Questo capitolo 5 si propone di esaminare un aspetto assai più complicato e delicato, perché coinvolge i nostri sentimenti. Quando si presentano questi casi, pur sentendomi obbligato a segnalare quello che ritengo sia l'insegnamento del Signore, non giustifico ma comprendo bene come la voce del cuore possa giungere a superare quella della Parola di Dio, ed anche se nessun uomo può dispensare deroghe che autorizzino a 'disobbedire a Dio', azzardo che, forse, Lui stesso potrebbe mostrare molta più comprensione di me, di noi. Infatti non ho non dubbi sul fatto che la simpatia del Signore sia con coloro che vivono nell'angoscia prodotta da queste circostanze

Ecco un esempio. Buona parte della chiesa nel mondo è perseguitata.
In molti Paesi predicare l'evangelo, attestare la propria fede e vivere da cristiani fa incontrare Satana come leone ruggente. Quei credenti non si pongono il problema della partecipazione al voto, alla politica, perché 'il mondo' appare loro per quello che veramente è.
Leggiamo continuamente di cari credenti che per amore del Signore vengono privati dei loro beni, messi in prigione, torturati e condannati a lunghe reclusioni od anche alla pena di morte.
Queste notizie spesso mobilitano credenti (non sono pochi i casi che coinvolgono anche increduli) che inviano messaggi di protesta, petizioni varie, inviti alla liberazione. Pochi di noi non vi hanno mai aderito.

Quel fratello, quella sorella, sono in prigione per la loro fede e se li abbiamo nel cuore grideremo a Dio per loro.
1 Timoteo cap. 2- vv.1 e 2 ci esorta, prima di ogni altra cosa, perché facciamo suppliche, preghiere, intercessioni, ringraziamenti.. ...per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che sono costituii in autorità....affinché possiamo condurre una vita tranquilla e quieta in tutta pietà e dignità.
L'arma 'politica' del credente è la preghiera. Purtroppo non la usiamo spesso per chiedere a Dio di agire sui nostri governanti,  impedendo che facciano Leggi immorali, che prendano decisioni che ci renderebbero difficile condurre 'quella vita tranquilla in ogni pietà e dignità.' di cui ho appena parlato.
Al contrario, spesso tanti veri credenti rivolgono i loro appelli non a Dio ma al "ministro" di quel dato Paese; si uniscono e accumulano tante firme, perché il peso del messaggio che perverrà a quel Ministro, da Paesi "liberi", economicamente più progrediti, e militarmente più forti, ottenga l'effetto desiderato.
Sono messaggi di protesta, che insorgono contro queste ingiustizie e minacciano delle ritorsioni (cioè usano la sola arma che quel dato "ministro" può temere).

Aderendo usciamo dalla posizione assegnataci da Dio e combattiamo con le armi di quel mondo al quale non apparteniamo e nel quale siamo stranieri.
Il Signore firmerebbe queste lettere? Anche nel suo tempo i credenti venivano arrestati e messi a morte; come ha reagito? Giovanni Battista venne messo in carcere ma il Signore non radunò una folla per protestare contro Erode.
Giovanni certamente era molto caro al Signore, che non mancò di segnalarlo a tutti (Matteo capitolo 11) ma sia l'imprigionamento che la morte di Giovanni non videro il Signore fare azioni o dare insegnamenti da politico.
Lui non lo era e noi dovremmo preoccuparci solo di essere Suoi discepoli.
 --
Ma chi lo spiegherà ad una madre, una moglie, dei figli......  il cui figlio o marito o padre è in carcere? Per loro vale solo che in questo modo, con queste petizioni, qualche volta alcuni vengono liberati e quasi certamente vedrebbero solo della  mancanza d'amore in chi si rifiutasse di firmarle.


Chi scrive queste pagine, in alcuni casi, ha firmato, anche perché ritiene che persino il Signore abbia fatto alcune cose 'solo per non scandalizzare', come quando pagò le didramme per Sé e per Pietro (Matteo17 vv.24-27).

Impariamo ad avere più fiducia in Dio che nei nostri sforzi, e preghiamo tanto per questi nostri cari fratelli che soffrono per amore del Signore.

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Ho un dubbio!
Quando si chiede la liberazione di una o più persone e quel 'ministro' cede, cede per non perdere aiuti, per non perdere turisti ecc... (certamente non cede perché l'appello viene da cristiani... ), il risultato è sempre positivo?
Sono a conoscenza di casi, più di quanti pensereste, nei quali per un credente liberato ce ne sono stati molti maggiormente perseguitati.
Mi prendo la libertà di toccare questi punti perché so di segnalarvi cose vere, fatti che si ripetono continuamente e che spesso peggiorano la vita di molti credenti. Potrei fare dei nomi, citare almeno alcuni casi nei minimi particolari, ma me ne astengo e resto nel generico....
Oggi, come ieri, il mondo è diviso in blocchi, in due grandi parti. In una parte Satana usa la persecuzione mentre nell'altra (da noi) usa altre armi, non meno pericolose e le voci di protesta rappresentano, per la parte che le riceve, il messaggio politico, l'ingerenza dell'altra parte.
Risultato! Si libera un prigioniero e si accentua l'odio verso tanti che accettano il Signore come Salvatore, si aumentano i controlli doganali perché non entrino Bibbie, si fanno leggi più severe per impedire le riunioni....

E' difficile credere che usando armi improprie si possano vincere le battaglie del Signore.

Se vivessimo veramente da stranieri, tutte le nostre azioni avrebbero sempre e solo un risultato positivo. 

Il Modello è Lui, il Cristo di Dio, il nostro Salvatore.

venerdì 23 gennaio 2015

Le varie dispensazioni (Cittadini o stranieri?) - Capitolo 4

di: G. Bulleri

PENE ETERNE
            
Due domande:
DIO E' SOVRANO?   Certamente ! Non sarebbe Dio se esistesse qualcuno in grado di imporGli dei limiti.
L'UOMO E' LIBERO?  Si! - No! 

Dio è sovrano eppure, col rispetto dovutoGli, credo di poter dire che Dio non può fare tutto.
Dio non può fare il male, non può compiere ingiustizie, non può mentire ecc. (Tito 1-2) e questo perché sono cose contrarie alla Sua Natura.
Dal canto suo l'uomo (peccatore) non può fare il bene perché è contrario alla sua natura.
Dio non si prende gioco dell'uomo quando, letteralmente, gli ordina di ravvedersi (Atti 17-30), quando gli offre il perdono e la salvezza, quando lo pone al bivio della vita e della morte e gli dice di scegliere la vita (Deuteronomio 30/29), quando la Parola dichiara che Egli ha tanto amato il mondo (tutti gli uomini, non una parte) fino a dare il Suo Unico Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna.
Dio parla all'uomo e la sua 'libertà di scelta' esiste, ma esiste solo nel fatto che nessuna forza esterna lo obbliga a rifiutare l'evangelo, il dono di Dio, la salvezza. 
Se rifiuta, se anziché la vita sceglie la morte, non avrà alcuna scusa, non potrà giustificarsi dicendo che Satana lo ha ingannato, che la società lo ha travisato, che le condizioni sociali lo hanno influenzato negativamente ecc...
Satana, la società umana e le condizioni sociali sono realtà che rappresentano ostacoli all'accettazione dell'evangelo ma nessuno di questi ostacoli è tale da rendere impossibile, per ogni uomo, dire di si.
Il definitivo NO all'evangelo è sempre un NO responsabile. Per questo nessun uomo avrà delle valide giustificazioni.
--
Non è nel lato divino che troveremo mancanze, mentre purtroppo queste abbondano se esaminiamo attentamente
la responsabilità umana, e le sue eterne conseguenze.
--
Mi sono incamminato in un ragionamento che mi sembra razionale, mi sembra rispetti Dio e la Sua sovranità, mi sembra esaltare il valore della morte in croce del nostro Signore, mi sembra in armonia col principio che la punizione sia proporzionata alla colpa.
Soprattutto mi sembra suggerito da precisi passi della Parola di Dio e questo mi incoraggia a proseguire, senza abbandonare la necessaria prudenza.


Ecco la nostra storia!
Noi abbiamo ricevuto, da Adamo già caduto nel peccato, una natura portata al male; siamo peccatori per natura e per pratica, una razza ormai caratterizzata dal peccato, che distingue fra bene e male ma che non sa fare il bene.

L'uomo, durante la sua vita, si macchia di colpe che meritano una punizione eterna?                 
Che cosa tormenterà gli uomini nell'eterna separazione da Dio?
Sarà il rimorso di essere 'nati' con una natura peccatrice? Dubito che qualcuno si senta veramente responsabile solo a causa della 'cattiva natura' con la quale è venuto in questo mondo.
(Circa questa cattiva natura noi stessi diciamo che i bambini in età da Dio ritenuta 'di non responsabilità', come anche gli adulti che non avessero una razionalità che permetta loro di distinguere ciò che è bene da ciò che è male, vengono automaticamente posti a beneficio dell'opera del Signore e avranno un posto nel cielo. In questo modo affermiamo che 'bambini' ed assimilati non hanno colpe personali, cioè non hanno commesso peccati ed ancora meno sono responsabili di aver consapevolmente rifiutato la grazia di Dio... e in pratica escludiamo che vengano condannati per il solo fatto di essere discendenti di Adamo, cioè dell'uomo che ha introdotto il peccato nel mondo) 
Ma Dio dice anche che gli uomini (escluso bambini ecc.) sono tutti peccatori per pratica, che hanno personalmente e consapevolmente fatto quello che è male, cioè commesso dei peccati, trasgredito le Sue leggi (come minimo quelle universali, che Lui ha scritto nella nostra coscienza), pertanto ci domandiamo: "saranno questi peccati, che implicano la nostra responsabilità personale, la fonte del rimorso di coloro che saranno eternamente condannati?"

Dio dice la verità e giustamente ci segnala e descrive la nostra condizione di peccatori. Ma potevamo non peccare mai?
La Parola di Dio non attesta forse che 'un albero cattivo non può fare frutti buoni'?
Se dunque non potevamo fare il bene, saremo eternamente infelici e condannati da Dio perché abbiamo fatto una cosa (peccare) che non eravamo capaci di evitare?
Torno a ripetere che la nostra natura peccatrice, i nostri peccati personali e la capacità dell'uomo di discernere il bene ed il male sono argomenti seri, da non trattare con leggerezza e che ne parlo solo col desiderio di ben comprenderli e poi usarli come mi sembra che Dio stesso li usi, cioè per raggiungere il Suo scopo, ed il Suo scopo è il bene delle Sue creature.
Il Giusto Dio ci illumina sulla nostra reale condizione, perché possiamo vederci come con i Suoi occhi, e ci definisce malati e senza i mezzi per curarsi.
Noi abbiamo una doppia facoltà: la capacità di discernere il male (per capire che ne siamo ripieni) e la capacità di discernere il bene (per riconoscere che Dio è Amore).
Dio poteva 'passar sopra' la nostra natura ed i nostri peccati? No! Siamo tutti convinti che non fosse possibile (Matteo 26 v.39 e 42).
Tutto il piano di salvezza di Dio è centrato sulla Persona e opera del Signore ed è solo l'efficacia della Sua morte a costituire il fondamento dell'evangelo. 
Il pieno evangelo mi fa conoscere che il Signore Gesù, il Salvatore, per amor mio, proprio per me, è stato colpito dal giusto giudizio di Dio, che ha sofferto, che è morto sulla croce e che lo ha fatto per pagare il mio debito.
Dio mi rivolge la parola, mi invita a usare la mia capacità di discernere il bene ed il male, per riconoscere e confessare che in me non si trova nessun bene, ma anche per credere a quello che Lui, in Cristo, ha fatto per me. Accetto il suo invito o lo rifiuto?
Ho un libero arbitrio perché posso accettare la Sua Parola, riconoscere il Suo bene, come posso anche rifiutarla, non riconoscere il mio male.
===
Dio non ha bisogno di avvocati, ancor meno che proprio io Gli metta in bocca delle parole perché possa giustificarsi davanti agli uomini.
E' più saggio ascoltare quello che Lui dice:

Ebrei 10-28
"chi trasgredisce la legge di Mosè viene messo a morte (giudizio terreno?) senza pietà... 'di qual peggior castigo (giudizio eterno?), a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà...
·calpestato il Figlio di Dio,
·considerato profano il sangue del patto (con il quale è stato santificato)
·disprezzato lo Spirito della grazia?

Giovanni 3
·'chi non crede è già giudicato, perché ha rifiutato di credere...
·'la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre...

2 Tessalonicesi 2-10
'quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all'amore della verità (la verità di Dio, che è amore) per essere salvati.

Apocalisse 20-15
'E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco'

Sono in grado di dimostrare come Dio fa giungere il Suo evangelo a ogni singola creatura? Ebbene no, io non so come Dio faccia sempre giungere un Suo messaggio agli uomini, proprio a ciascuno di loro, ma conoscendo Dio sono certo che - prima di giudicare un uomo - gli offra la grazia, perché per meritare la morte eterna bisogna aver prima rifiutato la vita eterna.

Dio parla sempre! Il messaggio sarà la voce della coscienza, la testimonianza del creato, un sogno premonitore od altro, perché dove non giunge il chiaro messaggio dell'evangelo Dio parla con altri mezzi. Il Suo amore trova, nelle Sue vie infinite, il modo di parlare a tutti e quando lo ha fatto l'uomo è responsabile del no che oppone.
In Giovanni 16-8 si legge che lo Spirito Santo convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio
===
Dio, nel Suo amore, ci ha fatto conoscere il criterio che usa nel giudicare l'uomo.
Si pecca in due modi:
            - volontariamente, e per questo peccato non esiste perdono (Esodo 21-14 / Ebrei 10-26)
            - per ignoranza o involontariamente (Esodo 21-13) e questi peccati sono perdonabili.
Crediamo che sia per questo motivo che Dio, con una misura di grazia che ci confonde, considera sempre tutti gli uomini come peccatori per ignoranza, quasi che fossero ciechi, incapaci di distinguere il bene dal male.
Quando si legge come il Signore è stato processato e crocifisso siamo portati a dire che i Suoi accusatori e giudici erano perfidi, iniqui e perfettamente coscienti di condannare un innocente.
Eppure il Signore stesso ha detto sulla croce..
Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno (Luca 23/34). 
Che misura di grazia !
Pietro predica al popolo che aveva gridato: "sia crocifisso" e dice...
"Ora, fratelli, io so che lo faceste per ignoranza" Atti 3-17.
Dio giunge fino a definire qualunque colpa un peccato di ignoranza, perché solo così lo può perdonare, ma il perdono è la parte solo di chi accetta l'evangelo di Dio, perché se uno lo rifiuta Dio stesso non ha altra via per salvarlo.

Il rifiuto dell'evangelo è il vero, unico peccato volontario.
(E' il peccato contro lo Spirito Santo, perché è solo lo Spirito Santo che 'convince')

Col rispetto dovuto all'Onnipotente ed alla Sua sovranità, credo di dover dire che Dio è costretto, dalla Sua giustizia, dalla Sua perfetta Natura, a condannare chi rifiuta il perdono.

Gli uomini che hanno rifiutato di accettare il Salvatore o, come ho appena detto, il messaggio che Dio ha fatto loro pervenire, compariranno davanti al grande Trono bianco dove tutto sarà messo in luce, tutte le loro azioni saranno ricordate, dove i libri saranno aperti.
Io penso che quei libri contengano proprio la storia della vita di tutti quelli che compariranno davanti a quel trono.
Tutti gli uomini sono peccatori perché hanno effettivamente commesso dei peccati, e se i peccati risulteranno molti e gravi, chi li ha commessi dovrà riconoscere quanto era malvagio, addirittura più malvagio di altri uomini pure peccatori**, e che ne era stato reso consapevole dal messaggio pervenutogli da Dio. 

Allora, perché non ha accettato il perdono di Dio?
Era un perdono totale, offerto ad un uomo che sapeva di essere perverso.
Perché ha detto NO al dono della vita eterna?
Se avesse detto SI, i suoi peccati sarebbero stati cancellati dai libri ed il suo nome sarebbe stato scritto nel libro della vita. Ma i peccati sono rimasti 'nei libri' ed il nome manca 'nel libro della vita'. 
Che rimorso!

Mi sembra che 'questo capo d'accusa' peserà sull'uomo e ne costituirà il rimorso eterno. Poteva essere salvato e ha scelto la perdizione eterna.

Se sto ben usando la bilancia divina posso dire che Dio stesso, il Giusto Giudice, userà un criterio proporzionale fra colpa e pena quando decreterà sentenze di 'giudizio eterno (Ebrei 6-2) e 'punizione eterna' (Matteo 25-46)



Nota**
Dio è giusto e la punizione sarà proporzionata alla gravità della colpa, alla responsabilità legata anche alle condizioni in cui si trovava chi ha opposto il rifiuto; quindi pene eterne si ma.... con delle differenze.

Infatti, (spero proprio di aver ben capito queste gravi parole del nostro Signore), la sorte di Tiro, Sidone, persino di Sodoma, sarà più tollerabile di quelle città di cui è detto: “guai a te Corazin... guai a te Betsaida...Capernaum..."  ma, ancora di più..." guai a voi scribi e farisei..." e, forse come responsabilità massima, "guai a quell'uomo (Giuda)".
Nell'inferno molti porteranno una pena 'più tollerabile' di quella di Satana, Giuda e....solo Dio, lo Spirito Santo, potrebbe completare questa lista, con i nomi di coloro che nel modo più sprezzante... hanno 'crocifisso di nuovo, per conto loro, il Figlio di Dio e Lo hanno esposto ad infamia'

(Matteo 11, Luca 10 – Matteo 23, Luca 11 – Matteo 26, Marco 14, Luca 22 - Ebrei 6) 

lunedì 19 gennaio 2015

Le varie dispensazioni - (Cittadini o stranieri?) - Capitolo 3

di: G. Bulleri

NOE'  RACCONTA.

Sono Noè.
La mia storia non è legata solo al diluvio, ma anche ai cambiamenti che dopo quell'evento Dio introdusse nel governo della terra.

Una premessa. Genesi 5 dice che:
a) - nel giorno che Dio creò l'uomo, lo fece a somiglianza di Dio.
b) - Adamo, a 130 anni, generò un figlio a sua immagine e a sua somiglianza.
Adamo era stato creato ad immagine e somiglianza di Dio ma peccando aveva perso ogni 'somiglianza' con Dio, pur mantenendone, probabilmente solo in una certa misura, l'immagine.
Io, suo discendente, ereditai queste nuove caratteristiche.
Come 'immagine di Dio' l'uomo ha conservato questa posizione verso il creato ma come 'somiglianza' ha perduto ogni conformità morale col Suo Creatore.
Ben sapete che ogni volta che la Parola usa l'espressione 'somiglianza di Dio' fa sempre riferimento alla creazione (Genesi 1-26, Genesi 5-1, Giacomo 3-9)

Anch'io, come Adamo, dovevo governare in rappresentanza di Dio, che mi affidò quest'incarico su basi nuove, diverse da quelle stabilite col primo uomo.
Penso che Adamo avesse ricevuto un dominio più vasto del mio, ma non avesse ricevuto autorità di decidere della vita del prossimo.
Nel mio tempo Dio stabilì un patto contrassegnato dalle parole: "finché la terra durerà".
Lui si impegnava a non distruggere nuovamente la terra mandando un altro diluvio e a me dava le Sue disposizioni per governarla (Genesi 9 v. 8 ecc.).
Caino divenne un assassino ma non venne punito con la morte, anzi fu Dio stesso a impedirlo. E' solo dopo il diluvio che l'uomo è stato autorizzato da Dio a usare la spada per vendicare i torti, giungendo fino alla pena di morte. 
Probabilmente al posto di 'autorizzato' avrei dovuto scrivere 'incaricato'.
I termini di questo incarico non sono mai stati cambiati o modificati.

Pena di morte.
Ecco, in Genesi 9-6, le parole del patto o incarico che con me ebbe inizio:
"Il sangue di chiunque spargerà il sangue dell'uomo sarà sparso dall'uomo".

Ecco, in Esodo 21-23,24,25..., le parole del patto o incarico passato a Israele:
"darai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, scottatura per scottatura, ferita per ferita, contusione per contusione".

Ecco, in Daniele 5-19, le parole che dimostrano che questa stessa autorità venne data anche ai Gentili:
"Per questa grandezza che Dio gli aveva data, egli (Nabucco) faceva morire chi voleva, lasciava in vita chi voleva".

Come appare chiaro da queste citazioni, il fatto che l'autorità fosse posta nelle mie mani, affidata ad Israele o accordata al re di un popolo pagano poco cambiava, perché chi governa ha autorità che giunge fino a dare la morte.

Io, per esercitare la giustizia sulla terra, avevo da osservare delle norme divine, e così Israele. A noi era praticamente detto che la punizione non dovesse superare la colpa e voi sapete che è questo il significato di 'occhio per occhio', perché non dovevamo punire un piccolo misfatto con una pena spropositata.

Le autorità pagane non hanno ordini divini, non hanno la Sua Parola per guidarle ma hanno comunque autorità, perché in una umanità contrassegnata dal peccato la vita sulla terra richiede che esista una amministrazione della giustizia; penso proprio che sia questo il motivo per cui è detto che le 'autorità che esistono..... sono da Dio.

Nessuno dimentichi che chi governa sarà chiamato a rendere conto di come ha amministrato 'la giustizia' e che Dio vuole che 'i viventi sappiano che l'Altissimo domina sul regno degli uomini e che Egli lo da a chi vuole (Daniele 4-7).
Dio non ha abdicato e non è stato cacciato fuori dal mondo da Lui creato, ha solo sovranamente scelto di governare il mondo per mezzo di uomini, uomini che qualche volta hanno agito nel Suo Nome ed altre volte erano pagani che non Lo conoscevano; però i Suoi interventi diretti come il diluvio, il giudizio di Sodoma ecc. dimostrano che benché la normale amministrazione della giustizia sia delegata all'uomo, Egli resta il vero, unico Giudice. 

La Parola dedica l'intero Salmo 82 ai 'giudici', giudici che definisce 'figli dell'Altissimo' perché chi occupa una posizione di giudice occupa, come Suo delegato, il posto che spetta solo a Dio e proprio per questo, dopo averli severamente rimproverati, ricorda loro che 'moriranno come gli altri uomini'.

Se, o meglio quando, gli incaricati di governare la terra falliscono nel loro mandato, spesso dopo aver lungamente pazientato, Dio interviene, riafferma il Suo Dominio e la Sua autorità, che poi trasferisce ad altri.
Se la mette nelle mani di popoli pagani, Dio da ai suoi la posizione di 'stranieri', che li esonera dall'interessarsi dal governo della terra.
Quando Dio tolse a Israele il mandato ad agire nel Suo Nome, cacciandoli dalla Palestina e sottoponendoli al giogo della schiavitù, essi persero il carattere di 'cittadini' della terra ed assunsero quello di 'stranieri' ma non divennero cittadini del cielo.
Solo i 'veri cristiani' divengono, dal momento in cui 'nascono di nuovo, cioè da Dio', stranieri in questo mondo e cittadini del cielo: le loro infedeltà li privano di tante benedizioni ma non ne mutano il carattere, tanto che si può tranquillamente asserire che il 'cristiano' più mondano è e resta sempre un cittadino del cielo mentre, ad esempio, l'israelita più pio, secondo il momento storico in cui è vissuto, poteva avere le caratteristiche del cittadino della terra o quelle dello straniero sulla terra ma mai quello di cittadino dei cieli.
Questo aspetto è esaminato più dettagliatamente nel capitolo 6.
 
Ritorniamo ora al modo di governare, cioè di esercitare la giustizia.
Se pensate che gli uomini non governano con giustizia avete perfettamente ragione; purtroppo la misura è sempre stata scarsa anche quando l'autorità era in mano di veri credenti, tanto che nel Salmo 94, dove troviamo un appello al Signore a ergersi a vendicatore dei torti, è scritto: 'allora' il giudizio sarà di nuovo conforme a giustizia (v.15).
Giudizio e giustizia ben raramente si incontrano nelle sentenze umane e solo il Regno del Signore vedrà questa perfetta armonia, ma anche allora il peccato che merita la morte sarà punito con la pena di morte, addirittura applicata ogni mattina.
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Dalle considerazioni che precedono diviene evidente che Israele, inizialmente chiamato e collocato in autorità, doveva agire anche come strumento, come verga di Dio per intervenire e punire popoli confinanti, ma al momento della deportazione in Babilonia vide mutarsi completamente la propria posizione e dovette piegarsi davanti all'autorità ormai passata nelle mani di un re pagano.
La Parola evidenzia questi cambiamenti anche indicando le date non con riferimento alla storia d'Israele ma 'nel tale anno di Nabucco, o di Dario, o di Ciro, o di Tiberio Cesare ecc.
Cambia anche la posizione di Dio verso la terra e il Nome 'Eterno degli Eserciti' (Governatore del mondo) viene praticamente sostituito da 'Dio del cielo' (Neemia 1-4, 5).
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Almeno una parte di voi si considera un credente 'evangelico' e in pericolo di subire la spinta della stragrande maggioranza degli 'evangelici', che sembrano aver perduto di vista il loro carattere di stranieri e pellegrini. Infatti dire la propria su tutto, contestare ogni autorità, occuparsi di politica, promuovere associazioni umanitarie in compagnia di non credenti o, peggio ancora, addirittura in associazioni che sbandierano il loro laicismo come prova che manifestano solo amore dell'uomo verso l'uomo, per non parlare di quelle che giungono persino a raccolgono sotto una stessa bandiera confessioni diverse (cristiani, ebrei, islamici, ecc.) ormai caratterizza la stragrande maggioranza anche dei veri credenti.
Fermatevi !
Non è quello il carattere della vostra testimonianza.
Voi avete avuto solo una chiamata 'celeste', per voi il problema del governo della terra non viene sollevato perché dovete solo attraversarla come stranieri, come pellegrini ma che sono anche ambasciatori di Cristo.
A chi governa dovete solo essere soggetti.
Non siete stati chiamati a amministrare la giustizia nel mondo, a interessarvi di politica e eleggere le autorità.
Per esse dovete pregare e a loro dovete pagare i tributi, perché sono da Dio (Romani 13).
 
Siete 'cristiani' ed è comprensibile che abbiate sentimenti contrari alla pena di morte (e non voglio interferire con la vostra 'coscienza') ma dove la pena di morte esiste non avete nessun diritto (fra l'altro ricordatevi che in 'questo' mondo non avete proprio nessuno diritto, di nessun genere, in nessun campo) di contestarla.   
           

                                              Fate attenzione a non contestare Dio stesso !