Seguici anche su Facebook!

Seguici anche su Facebook! Unisciti al Gruppo cliccando su:
https://www.facebook.com/groups/287768858057968/
Visualizzazione post con etichetta Studio - Ev. Marco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Studio - Ev. Marco. Mostra tutti i post

lunedì 26 agosto 2024

Evangelo secondo Marco - Capitolo 2:23-28

LA QUESTIONE DEL SABATO

 

In un giorno di sabato egli passava per i campi, e i suoi discepoli, strada facendo, si misero a strappare delle spighe. I farisei gli dissero: Vedi! Perché fanno di sabato quel che non è lecito? Ed egli disse loro: Non avete mai letto quel che fece Davide, quando fu nel bisogno ed ebbe fame, egli e coloro che erano con lui? Com'egli, al tempo del sommo sacerdote Abiatar, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani di presentazione, che a nessuno è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche a quelli che erano con lui? Poi disse loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato; perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato” (2:23-28).

Il Signore ha già presentato il passaggio dal vecchio al nuovo nei due paragrafi precedenti. Nell'ambito di questi insegnamenti Egli parla del sabato, che era  una caratteristica tipica del Vecchio Testamento

Qui lo vediamo camminare attraverso un campo di grano con i suoi discepoli che raccolgono alcune spighe di grano per soddisfare la loro fame. I farisei colgono questa occasione per condannare il Signore e i discepoli, probabilmente perché vedono la raccolta del grano da parte dei discepoli come un lavoro proibito di sabato. Ma si sbagliano perché la raccolta manuale delle spighe era espressamente consentita dalla legge (Deuteronomio 23:26).

Nella legge infatti c'era un solo comandamento che proibiva di mangiare il frumento dei campi. Questo divieto si applicava all'intera stagione della semina e del raccolto fino alla festa delle primizie (Levitico 23:14). Solo dopo l'offerta delle primizie era consentito mangiare i prodotti dei campi. Ma i discepoli non avevano violato neanche questo comandamento perché Luca 6:1 mostra che questo evento avvenne nel “in un giorno di  sabato,  non intendendo il primo”. Questo era il secondo sabato dopo la Pasqua e il primo dopo l'offerta delle primizie (Lev. 23:9-14) quindi potevano mangiare senza trasgredire nessun comandamento: la Parola di Dio è sempre precisa!

I farisei volevano mostrare quanto fossero importanti per loro  i comandamenti del sabato ma, osservando la legge,  dimenticavano che ora il legislatore stesso era tra loro. Riconoscere il legislatore sarebbe stato per loro un onore molto più grande, ma non avevano alcuna relazione interiore con Lui perché L' avevano rifiutato. Che dolore costante deve essere stato per il Signore (3:2,5-6)!.

Il Signore protegge i suoi discepoli e risponde per loro. Mostra ai farisei che le forme esteriori perdono il loro significato quando c'è il “Signore del sabato” e Lui e i suoi discepoli hanno fame. Ricorda loro l'esempio di Davide in 1 Samuele 21. Là Davide si trovava in una situazione simile a quella del Signore e dei suoi discepoli qui. Davide, il re giustamente unto, era disprezzato e in difficoltà. In questa situazione, Davide non commise alcun peccato quando mangiò il pane di presentazione per soddisfare la sua fame. Anche  per il Signore e i discepoli è stato così: Dio ha dato il sabato per benedire l'uomo, non per farlo soffrire.

Il Sabato, il settimo giorno, era il giorno del riposo di Dio nella prima creazione (Genesi 2:3). Nel significato profetico è spesso usato come immagine del riposo di Dio nel regno millenario (Eb 4:9; Sal 92).

Dio aveva dato al Suo popolo un giorno di riposo in modo che potessero avere comunione con Lui in modo speciale (Lev. 23:3; Es. 20:10-11).

In base alla grazia il sabato non esiste più. Il giorno speciale per i cristiani è la domenica, il primo giorno della settimana. Viene spesso chiamato l'ottavo giorno ed è il segno del riposo di Dio nella nuova creazione. È “il giorno del Signore” o che appartiene a Lui (Ap 1:10), il giorno della Sua risurrezione e quindi il punto di partenza di ogni benedizione cristiana. Da tutto ciò risulta chiaro che il sabato, ultimo giorno della settimana, e la domenica hanno due significati diversi.

domenica 25 agosto 2024

Evangelo secondo Marco - Capitolo 2:15-17

IL PASTO IN CASA DI LEVI

 

Mentre Gesù era a tavola in casa di lui, molti pubblicani e peccatori erano anch'essi a tavola con lui e con i suoi discepoli; poiché ce n'erano molti che lo seguivano. Gli scribi che erano tra i farisei, vedutolo mangiare con i pubblicani e con i peccatori, dicevano ai suoi discepoli: Come mai mangia con i pubblicani e i peccatori? Gesù, udito questo, disse loro: Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori”  (2,15-17).

In Levi c'è una reazione alla chiamata a seguire il Signore, prepara un pasto abbondante e invita molti dei suoi conoscenti. Ha sperimentato la grazia del Signore e ora desidera mettere in contatto gli altri con il Salvatore. La domanda per noi è: la nostra chiamata a seguire il Signore ha anche un segno visibile per il mondo? Siamo interessati a far conoscere agli altri la persona gloriosa del nostro Signore Gesù?

Il Signore accoglie l'invito di Levi ed entra in questa casa, dove vi erano dei peccatori, condividendo con loro il pasto. Come la vera Luce, Egli risplende nelle tenebre senza mescolarsi con le tenebre. Il Signore ama e cerca i peccatori per salvarli ma non banalizza il peccato e i peccati., al contrario: li odia. Che dimostrazione della sua amorevole umiliazione e della sua ricerca di grazia il fatto che si lasci invitare in tale compagnia da un pubblicano. Anche Lui in futuro  promuoverà un grande banchetto (Isaia 25:6) ma in giudizio. Ora però è il tempo della grazia, il tempo nel quale il Figlio dell'uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto, poi seguirà il giudizio ma solo per  coloro che avranno rifiutato un tale dono.

Questa dimostrazione di grazia richiama il nemico sulla scena. Se nell'episodio precedente gli scribi stavano ancora riflettendo nei loro cuori, qui fanno un ulteriore passo avanti nella loro resistenza ed esprimono i loro pensieri malvagi. Essi però non si rivolgono direttamente al Signore, bensì ai suoi discepoli. In questo seguono la tattica di Satana, che si rivolse ad Eva, il vaso più debole. Cercano di scuotere la fiducia dei discepoli nel loro Signore, così come fece Absalom cercando di allontanare il cuore del popolo da Davide (2 Sam 15:1-6).

Il Signore però risponde al posto dei discepoli e usa la domanda degli scribi come un'opportunità, per mostrare ancora una volta che era venuto per portare grazia. Sulla terra non esistono dei giusti (Rm 3:10) , infatti Egli non è venuto a chiamare coloro che si ritengono tali ma sono in realtà ipocriti, Egli è venuto per coloro che si ritengono peccatori. 

sabato 24 agosto 2024

Evangelo secondo Marco - Capitolo 2:13-14

LA VOCAZIONE DI LEVI

 

Gesù uscì di nuovo verso il mare; e tutta la gente andava da lui, ed egli insegnava loro. E, passando, vide Levi, figlio d'Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: Seguimi. Ed egli, alzatosi, lo seguì” (2:13-14).

L'incredulità e il rifiuto degli scribi e dei farisei fanno sì che la grazia del Signore si indirizzi sempre più verso le nazioni. In questo passo è evidente dal fatto che il Signore va di nuovo verso il mare (immagine delle nazioni, il mare delle nazioni, Is 57:20; Ap 17:15). Questa idea si trova anche all'inizio di Matteo 13: dopo che il rifiuto del Signore da parte del popolo d'Israele si è chiaramente manifestato nel capitolo 12, Egli va al lago nel capitolo 13.

Passando vede il pubblicano Levi seduto al banco delle imposte e lo chiama a seguirlo. Gli esattori doganali in Israele erano per lo più ebrei che si erano messi al servizio dell'odiato potere occupante. Per questo motivo, e per la naturale riluttanza dell'uomo a pagare le tasse, i pubblicani erano estremamente odiati e disprezzati. Erano stati messi sullo stesso piano dei peccatori: inoltre i pubblicani spesso si arricchivano personalmente a spese dei loro concittadini attraverso tasse “gonfiate” (Lc 3:13; 19:8). Pertanto, la chiamata di un uomo così disprezzato al servizio del Signore, rivela la grazia di Dio nel modo più straordinario.

Qui in Marco, e nel Vangelo di Luca, Levi è chiamato con il suo nome ebraico, che significa “attaccato”. Il suo secondo nome è Matteo, che significa “Dono di Dio”. Questo è il nome con cui si fa chiamare nel suo vangelo (Mt 9:9) e questo nome viene usato soprattutto dopo la sua chiamata a seguire il Signore.  Traendo insegnamento dal  significato dei nomi, possiamo dire che l'“attaccamento” è un requisito per il discepolo.

Ogni credente, diventando proprietà del Signore Gesù e  seguendolo, è un dono di Dio al Signore stesso (Giovanni 17:6). Ecco quanto è prezioso per Dio ogni credente!

Come Simone e Andrea nel capitolo 1:16-20, Levi è chiamato mentre è al lavoro, e anche lui risponde subito alla chiamata del Signore. Anche oggi il Signore si rivolge a ciascuno personalmente  con una chiamata a venire a Lui. E per tutti coloro che sono già di Sua proprietà, Egli rivolge i suoi ordini; siamo disposti a seguirlo come hanno fatto questi discepoli?

Levi, che è un uomo ricco, segue subito il Signore. Del tutto diverso fu il caso del giovane ricco (Mc 10:17-23) a cui  proprio l' attaccamento ai propri beni ha impedito di ricevere le “ricchezze” di Dio.

I versetti 13 e 14 mostrano due scopi nel servizio del Signore. Nel versetto 13 il Signore insegna alle moltitudini, nel versetto 14 si occupa del singolo individuo. Quando il Signore manda i discepoli in Marco 6, dà loro anche questi due obiettivi. Nei versetti 10 e 11 parla di entrare nella casa (messaggio individuale) e di recarsi nei luoghi (le folle). Entrambi sono importanti e necessari: il servizio al singolo e il servizio ai molti.

venerdì 23 agosto 2024

Evangelo secondo Marco - Capitolo 2:1-12

LA GUARIGIONE DEL PARALITICO A CAPERNAUM

 

E dopo alcuni giorni ritornò a Capernaum, e si seppe che era in casa. E subito si radunarono molti, tanto che non c'era posto neppure davanti alla porta; e rivolse loro la parola. E vengono da lui e portano un uomo paralitico, portato da quattro persone. E poiché non potevano avvicinarsi a lui a causa della folla, coprirono il tetto dove si trovava; e dopo averla sfondata, abbassarono il letto sul quale giaceva il paralitico. E Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: Figlio, i tuoi peccati ti sono perdonati. Ma alcuni scribi sedevano là e pensavano in cuor loro: perché quest'uomo dice questo? Bestemmia. Chi può perdonare i peccati se non uno, Dio? E subito Gesù, percependo nel suo spirito che così ragionavano tra sé, disse loro: Perché ragionate di queste cose nei vostri cuori? Che cosa è più facile dire al paralitico: ti sono rimessi i peccati, oppure dire: alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ma affinché tu sappia che il Figlio dell'uomo ha il potere di rimettere i peccati sulla terra, disse al paralitico: Ti dico: alzati, prendi il tuo lettuccio ed entra a casa tua. Egli si alzò, prese subito il lettuccio e uscì davanti a tutti, tanto che tutti stupivano e glorificavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto una cosa simile!» (2,1-12).

Dopo alcuni giorni di silenzio, il Signore torna a Capernaum e si ferma in una casa. La notizia si diffonde e molti si recano a Lui. È grazia che il Signore Gesù sia venuto anche nelle nostre case e nei nostri cuori, e quando c'è  plasma gli atteggiamenti e le azioni di chi è in casa. Si accorgono gli altri che Lui è nella nostra casa? Cosa esce dalle nostre case?

Il Signore usò la parola. È uscito con questo scopo (Mc 1:38), e solo successivamente i Suoi miracoli sono venuti a confermare le Sue parole. Era caratteristico della predicazione del Signore il fatto che Egli usasse sempre ciò che la Parola di Dio ha da dire agli uomini. Quando si presenta come il seminatore nel capitolo 4, il versetto 14 dice: “Il seminatore semina la parola. Questo era il seme che Egli sparse ovunque. Anche l'apostolo Paolo seguì questo esempio del Signore nel suo ministero (Atti 26:22) e anche lui ammonisce seriamente Timoteo (2 Timoteo 4:1,2) di predicare solo la Parola. Soltanto questa Parola è il seme della nuova nascita (1 Pt 1:23; Gc 1:18), e anche per noi la Parola di Dio deve essere il messaggio centrale di ogni predicazione.

Come abbiamo già visto, la lebbra rappresenta il peccato poiché contamina l’uomo e interrompe la comunione con Dio. Qui, nell'immagine del paralitico, diventa chiara un'altra caratteristica del peccato: non solo contamina, ma rende anche deboli. Una persona  in queste condizioni ha bisogno del perdono della sua colpa e di essere rafforzata da Dio. Questo è ciò che ci insegna l' episodio dell'uomo paralitico.

Il peccato rende il peccatore completamente incapace di aiutare se stesso. Ma anche il credente che pecca e non esercita un giudizio su di sé è paralizzato dal peccato: non può più vivere per la gloria di Dio e impiegare le sue membra al servizio del Signore. E' molto incoraggiante che ci siano persone come questi quattro uomini che conducono “a Lui” il paralitico. Questi uomini dimostrano una fede che supera gli ostacoli; non si lasciano scoraggiare dalla folla e non sono soddisfatti finché non hanno portato il malato direttamente davanti al Signore. Questo è un compito che il Signore affida a ciascuno di noi. Cerca coloro che hanno interesse per gli increduli e per i credenti in difficoltà, e che sono disposti a condurli a Lui per ascoltare la Parola. Anche noi siamo disposti ad arrivare fino in fondo come questi uomini?

In questo caso il Signore non aspetta che il malato abbia fatto la sua richiesta. Qui Egli si rivela per la prima volta come Colui che perdona i peccati, per questo è venuto su questa terra. Egli si occupa innanzitutto della radice di tutti i mali e si prende cura del bisogno spirituale dell'uomo paralitico, di cui forse non era ancora pienamente cosciente, e solo dopo guarisce il bisogno fisico. Il Signore è presentato in quest'ordine anche nel Salmo 103:3, che trova qui un parziale compimento ma che sarà pienamente adempiuto nei rapporti futuri del Signore con Israele.

Gli scribi hanno ragione nella loro affermazione al versetto 7: “Chi può perdonare i peccati se non uno solo, Dio?”, ma la applicano in modo errato. Con la loro reazione chiariscono che per loro il Signore Gesù non è Colui che è venuto da Dio. Non riconoscono di essere peccatori e quindi non Lo riconoscono come Dio. Il comportamento degli scribi, così come quello dei farisei in altre situazioni, mostra quanto sia difficile per le persone ipocrite riconoscere che c'è nel loro cuore un peccato che deve essere perdonato, e che questo richiede pentimento.

Come il Signore deve aver sofferto qui e in molti altri episodi (Marco 2:16; 3:22; Luca 7:47-49) a causa del comportamento degli scribi! Perdona i peccati del paralitico e gli dicono: “Bestemmia”. Anche questa è una delle sofferenze nascoste del Signore nel suo cammino sulla terra.

Il Signore fornisce agli scribi un'ulteriore prova della Sua divinità nel versetto 8. Chi altri se non Dio stesso poteva discernere i ragionamenti dei loro cuori? Salomone aveva già detto in 1 Re 8:39 che solo Dio conosce il cuore degli uomini, e anche molti altri passi lo testimoniano (1 Cr 28:9; 2 Cr 6:30; Sal 139 :4; Ez 11: 5).

Le alternative che il Signore presenta nel versetto 9 sono entrambe ugualmente impossibili per l'uomo, ma non per Lui.

Come prova visibile che Egli è Dio, e può perdonare i peccati, il Signore guarisce anche fisicamente il malato. Parla di sé come del “Figlio dell'uomo”; Dio doveva essere glorificato attraverso un uomo sulla terra: questo era il primo scopo della venuta del Signore. E come essere umano  sulla terra aveva il potere di perdonare i peccati. Allo stesso modo, Egli ha il potere di dare la vita eterna a chiunque venga a Lui confessando i propri peccati (Giovanni 17:2). Ma contro tutti coloro che Lo rifiutano e voltano le spalle al dono di Dio Egli, come Figlio dell’Uomo, un giorno avrà il potere di esercitare il giudizio (Giovanni 5:27).

L’effetto delle parole del Signore Gesù è immediato e completo. La persona paralizzata può alzarsi e trasportare immediatamente il letto che precedentemente lo sosteneva: il letto che prima era una prova di debolezza diventa ora un segno visibile della sua forza.

"Uscì prima di tutti" ogni opera che Dio compie in un'anima è destinata alla Sua gloria. Se il Signore fa qualcosa per noi, ciò può e deve diventare visibile (2 Cor 5:17).

giovedì 22 agosto 2024

Evangelo secondo Marco - Capitolo 1:40-45

LA GUARIGIONE DI UN LEBBROSO

 

Venne a lui un lebbroso e, buttandosi in ginocchio, lo pregò dicendo: Se vuoi, tu puoi purificarmi! Gesù, impietositosi, stese la mano, lo toccò e gli disse: Lo voglio; sii purificato! E subito la lebbra sparì da lui, e fu purificato. Gesù lo congedò subito, dopo averlo ammonito severamente, e gli disse: Guarda di non dire nulla a nessuno, ma va', mostrati al sacerdote, offri per la tua purificazione quel che Mosè ha prescritto; questo serva loro di testimonianza. Ma quello, appena partito, si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare apertamente in città; ma se ne stava fuori in luoghi deserti, e da ogni parte la gente accorreva a lui”  (1:40-45).

La guarigione del lebbroso in questo capitolo, e quella del paralitico all'inizio del capitolo 2,  mostrano che il Signore non è venuto solo per guarire i malati e liberare dal diavolo, ma anche per affrontare la bassa condizione morale del popolo di Israele che era contaminato dal peccato e del tutto impotente.

La lebbra, malattia comune in Israele, aveva ricevuto particolare attenzione nella Legge di Mosè; infatti troviamo  molte “istruzioni” e cerimonie a suo riguardo (ad esempio Lev. 13 e 14). Da questi brani è facile  capire che essa è un'immagine particolare del peccato, nel senso che contamina il peccatore, lo esclude dalla presenza di Dio e dai privilegi della comunione con Lui.

In questo caso, guarendo il lebbroso, il Signore mostra che è venuto per purificare il peccatore dai suoi peccati. È Lui il mediatore che si interpone tra Dio e il peccatore, rendendolo idoneo alla presenza di Dio.

Marco descrive in modo molto vivido come il lebbroso si rivolga al Signore Gesù e Gli chieda di essere guarito. Essendo lebbroso, normalmente non avrebbe dovuto avvicinarsi a persone sane. Ma riconosce nella presenza del Signore Gesù  l'unica occasione per poter essere guarito. La sua richiesta esprime piena fiducia nel potere e nella capacità del Signore di aiutarlo, sembra però dubitare della Sua volontà di fare questo per lui.

La risposta e le azioni del Signore dissipano ogni dubbio nel cuore del lebbroso: il Signore non solo ha il potere e la capacità di guarire, ma vuole farlo. Egli prova compassione quando vede il lebbroso nel suo stato di  peccato e nella sua angoscia, e non lo respinge. Non sarebbe stato necessario toccare il lebbroso per guarirlo ma il Signore, che è al di sopra di ogni possibilità di contaminazione, lo tocca nella Sua compassione e nella Sua potenza. Subito la lebbra scompare e l'uomo è completamente purificato: quando il Signore interviene compie l'opera in modo completo.

Anche oggi la Sua volontà è che tutte le persone siano salvate (1 Tim 2:4; 2 Pt 3:9), e salva tutti coloro che riconoscono di essere “completamente lebbrosi”, si pentono e si rivolgono a Lui con fede. Questo è ciò che tutti i veri credenti hanno sperimentato(Efesini 2:4,5).

Più volte nei Vangeli è riportato che il Signore era «commosso interiormente». Anche il Samaritano si commosse vedendo l'uomo aggredito dai ladroni; questo è il giusto atteggiamento per poter aiutare credenti e non credenti, e  dovrebbe caratterizzare anche il nostro modo di agire

Le parole del Signore nei versetti 43 e 44 confermano il fatto che il servitore perfetto non cerca la propria gloria. Le Sue opere servirono a sostenere e rafforzare le Sue parole. Non era venuto per abolire la legge ma per adempierla e quindi mandò la persona guarita dal sacerdote affinché questa guarigione miracolosa fosse ufficialmente confermata, come previsto dalla legge. L’attenzione non doveva essere rivolta alle persone ma a Dio. L'uomo guarito divenne una testimonianza vivente che Dio, come una volta aveva purificato Naaman il Siro, ora aveva guarito quest'uomo proveniente dalla disprezzata Galilea. E questo Dio lo fece per mezzo del suo servo Gesù, che il popolo e i governanti rifiutarono di riconoscere. In questo modo l’opera di Dio, compiuta per mezzo del Signore Gesù, ha ricevuto la testimonianza del  sacerdote e della legge, poiché solo Dio può guarire la lebbra.

La persona guarita doveva andare immediatamente al tempio per offrire ciò che era prescritto. Questa è anche la parte di tutti coloro che si avvicinano alla fede oggi. Abbiamo accesso al santuario per avvicinarci a Dio come adoratori.

Quest’uomo però non fa quello che il Signore gli ha comandato: diffonde la notizia della sua guarigione. Ancora oggi nel cristianesimo fanno più notizia le cose che coinvolgono i nostri sensi che la persona del Signore, spesso messa in secondo piano.

Il Signore, non volendo attirare l'attenzione, si ritira nuovamente in luoghi solitari per stare in comunione con Suo Padre. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno anche noi dopo ogni servizio: entrare nel silenzio davanti a Dio per ricevere nuova forza e riallinearci con Lui.

mercoledì 21 agosto 2024

Evangelo secondo Marco - Capitolo 1:35-39

IL SIGNORE IN PREGHIERA

 

E poi, la mattina, mentre era ancora notte, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo deserto; e là pregava”  (1:35).

Che esempio ci dà il Signore, in questo versetto, come servitore completamente dipendente! Dopo una giornata faticosa e lunga, il mattino successivo si alza presto per stare in preghiera e in comunione con  Suo Padre in un luogo desolato. Si prende il tempo, indisturbato, per cercare il silenzio della comunione con il Padre, lasciando che il Suo orecchio sia risvegliato ogni mattina (Is 50:4). In ciò sta la fonte della Sua forza, della Sua perseveranza e del Suo servizio benedetto. Se anche il Signore ricerca la presenza del Padre prima di iniziare la Sua giornata lavorativa, non ne abbiamo tanto più bisogno noi? Se trascuriamo la dipendenza da Dio e la comunione con Lui, non dobbiamo sorprenderci se falliamo nel servizio.


IL SIGNORE PASSA PER LA GALILEA

“Simone e quelli che erano con lui si misero a cercarlo; e, trovatolo, gli dissero: tutti ti cercano. Ed egli disse loro: Andiamo altrove, per i villaggi vicini, affinché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto. E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e cacciando demoni” (1,36-39).

Oltre alla preghiera del versetto 35, qui  troviamo un ulteriore riferimento alla dipendenza del Signore. Egli non cerca di essere al centro dell'interesse della gente anzi rifiuta ogni popolarità; svolge invece il compito ricevuto dal Padre e va a predicare nelle città vicine. Non cerca il Suo onore, ma piuttosto  l' ubbidienza nel servizio: è questo  il carattere del Signore soprattutto  nel Vangelo di Marco.


martedì 20 agosto 2024

Evangelo secondo Marco - Capitolo 1:32-34

LA GUARIGIONE DI MOLTE PERSONE SOFFERENTI E POSSEDUTE

 

Poi, fattosi sera, quando il sole fu tramontato, gli condussero tutti i malati e gli indemoniati; tutta la città era radunata alla porta. Egli ne guarì molti che soffrivano di diverse malattie, e scacciò molti demoni e non permetteva loro di parlare, perché lo conoscevano” (1:32-34).

Questi versetti mostrano qualcosa della benedizione che il Signore porterà sulla terra nel regno millenario. L'ordine in cui Marco descrive l'inizio del ministero del Signore contiene un indizio su questo tempo futuro. Le prime guarigioni dei malati in questo capitolo seguono la cacciata dello spirito immondo dalla sinagoga (vv. 23-27). Così sarà alla seconda venuta del Signore su questa terra, quando verrà come Re e non più come servo. Prima legherà Satana e lo getterà nell'abisso per mille anni (Apocalisse 20:2,3), poi  riverserà benedizioni (sia spirituali che materiali) sulle persone della terra.

Alla fine del sabato, tutti i sofferenti e gli indemoniati vengono portati da Capernaum al Signore Gesù. Egli ne guarisce molti e caccia molti demoni. Anche noi oggi possiamo andare a Lui con tutte le nostre difficoltà e contare sul Suo aiuto.

"Tutta la città era radunata alla porta", tutti gli abitanti di Capernaum vengono a conoscerlo e vedono le Sue potenti opere. Eppure su questa città  il giudizio viene annunciato (Luca 10:13-15). Questo significa che coloro che erano presenti ma non si pentirono, avendo solo un curioso interesse per i miracoli del Signore, verranno comunque condannati. Sotto questo aspetto gli abitanti di Capernaum sono come molte persone del nostro tempo: confessano esteriormente il Signore ma non conoscono il vero pentimento, e non hanno una vera relazione con Lui nella loro vita.


lunedì 19 agosto 2024

Evangelo secondo Marco - Capitolo

LA QUESTIONE DEL DIGIUNO

 

I discepoli di Giovanni e i farisei erano soliti digiunare. Alcuni andarono da Gesù e gli dissero: Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano e i tuoi discepoli non digiunano? Gesù disse loro: Possono gli amici dello sposo digiunare, mentre lo sposo è con loro? Finché hanno con sé lo sposo, non possono digiunare. Ma verranno i giorni in cui lo sposo sarà loro tolto; e allora, in quei giorni, digiuneranno. Nessuno cuce un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio; altrimenti la toppa nuova porta via il vecchio, e lo strappo si fa peggiore. Nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino fa scoppiare gli otri, e il vino si perde insieme con gli otri; ma il vino nuovo va messo in otri nuovi” (2:18-22).

Nei primi tre Vangeli la domanda sul digiuno segue subito  pasto in casa di Levi. Entrambi gli eventi sono probabilmente  molto vicini nel tempo. I discepoli di Giovanni avevano l'abitudine di digiunare (Luca 5:33); In questo seguivano il loro maestro che “non mangia pane né beve vino” (Lc 7:33). Anche i farisei digiunavano spesso e amavano vantarsene in pubblico (Luca 18:12). Perciò i farisei rivolgono al Signore la loro domanda insieme ai discepoli di Giovanni. Quali sono state le motivazioni che hanno portato entrambi i gruppi a farla?

Sicuramente i farisei speravano di trovare qualcosa nella risposta del Signore da poter usare contro di Lui. Nel caso dei discepoli di Giovanni che pongono la domanda in Matteo 9:14, possiamo  supporre che le loro motivazioni fossero diverse. Avevano visto il Signore e i discepoli al banchetto in casa di Levi mentre tutti digiunavano. Inoltre il loro maestro Giovanni era stato messo in prigione. Avrebbero dovuto abbandonare ciò che avevano imparato da lui? Ma nel loro imbarazzo fanno l'unica cosa giusta: si rivolgono direttamente al Signore.

La risposta che il Signore dà  mostra ancora una volta la Sua saggezza nel trattare con chiunque andasse a Lui. Egli si presenta qui come lo sposo del Suo popolo Israele. Così facendo utilizza un' espressione che i discepoli di Giovanni avevano già sentito dal loro Maestro. In Giovanni 3:29,30 il Battista aveva già applicato l'immagine dello sposo al Signore Gesù, ma probabilmente i discepoli  non lo avevano ancora capito. Pertanto il Signore conferma,  ancora una volta, che era di Lui che Giovanni parlava. Ora c’era Lui, lo Sposo, Colui che è venuto a portare benedizione e abbondanza “per mettere, per dare agli afflitti di Sion un diadema invece di cenere, olio di gioia invece di dolore, il mantello di lode invece di uno spirito abbattuto, affinché siano chiamati querce di giustizia, la piantagione del Signore, per mostrare la sua gloria” (Is 61:3). Bisognava dunque rallegrarsi, come avevano fatto con le loro lodi  le schiere celesti e i pastori alla nascita del Signore (Lc 2:13-20).

Ma anche i farisei sono costretti a ricredersi. Se Egli era lo sposo di cui è parlato spesso nell'Antico Testamento (Is 54:5-7; 62:4,5; Os 2:16-20), quale doveva essere il loro atteggiamento nei suoi confronti?

Il Signore usa la domanda che Gli viene posta per annunciare un grande cambiamento nelle circostanze. Qui comincia ad avvertire gli ascoltatori che la Sua presenza con loro sarebbe stata  solo temporanea, perché sarebbe stato rifiutato e ucciso; quello sarà  il momento del pianto. Ma in altri momenti il Signore ha anche detto ai discepoli che la loro tristezza sarebbe diventata gioia (Gv 16:20-22). E questo si compì per i discepoli tristi quando Egli si unì a loro nel cammino verso Emmaus e si rivelò loro (Luca 24:30-31). Questa gioia provata dai discepoli davanti al Signore risorto dovrebbe caratterizzare anche noi oggi (Fil 4:4). Ma la nostra vita dovrebbe anche essere  caratterizzata dall'ubbidienza, come un nazireo (Numeri 6). Potrebbero esserci momenti particolari nei quali  rinunciamo consapevolmente a cose che non sono malvagie in sé, ma che possono distrarci dall’impegno con il Signore o dai compiti del Suo servizio.

Per quanto riguarda il digiuno, non troviamo alcun comandamento diretto nella Scrittura, ma vediamo da molti esempi che si trattava di un'abitudine ben nota e spesso praticata, che il Signore non condannò mai. Mosè digiunò sul monte prima che gli fosse data la legge, e così fecero ad esempio Elia, Daniele, Neemia e anche il Signore quando era nel deserto. Il digiuno è menzionato anche nel libro degli Atti (13:3; 14:23). Ma quando digiuniamo, dovremmo farlo in segreto davanti a Dio e con cuore sincero. Il Signore lo dice chiaramente ai discepoli in Matteo 6:16-18.

Nei versetti 21 e 22 il Signore approfondisce il pensiero dei versetti precedenti. Utilizzando due esempi di facile comprensione, Egli chiarisce la differenza tra il periodo che sta finendo e l’età della grazia che verrà. Il passaggio dal tempo della legge al tempo della grazia era imminente, e in entrambi gli esempi il Signore mostra chiaramente che le due cose non possono essere mescolate insieme. Il vecchio è ciò che l'uomo dovrebbe essere per Dio; il nuovo è ciò che Dio fa per l'uomo. Il vecchio e il nuovo sono completamente diversi per natura e carattere, sia esternamente (vestito, toppe) che internamente (vino negli otri).

“Una pezzo di stoffa nuova su un vecchio vestito”: se un pezzo di tessuto nuovo viene cucito su un vecchio vestito consumato, la stoffa vecchia non potrà reggere e lo strappo si farà più grande. Allo stesso modo, l'ebraismo, caratterizzato da forme esteriori, non può essere mescolato con le rivelazioni del cristianesimo, entrambi ne verrebbero rovinati..

“Vino nuovo in otri vecchi”: se del vino nuovo, non ancora completamente fermentato, viene messo in vecchi otri  di pelle, resi rigidi dal tempo, la pressione causata li farà esplodere. Allo stesso modo, la verità del cristianesimo non può essere unita al giudaismo. Il sistema di riti e la potenza dello Spirito Santo non possono andare insieme.

Questi contrasti sono evidenziati dottrinalmente in vari parti del Nuovo Testamento. Ne viene parlato soprattutto in alcuni passi di Romani, Galati ed Ebrei. Il fatto che questo argomenta venga trattato più volte significa che esiste ancora oggi la tendenza a collegare il messaggio del cristianesimo con forme rituali e opere esteriori. Ciò è mostrato anche in Luca 5:39. L’uomo preferisce fare qualcosa piuttosto che accettare la grazia di Dio, lo vediamo spesso nelle conversazioni con i non credenti.


Evangelo secondo Marco - Capitolo 1:29-31

LA GUARIGIONE DELLA SUOCERA DI SIMONE

 

Appena usciti dalla sinagoga, andarono con Giacomo e Giovanni in casa di Simone e di Andrea. La suocera di Simone era a letto con la febbre; ed essi subito gliene parlarono; egli, avvicinatosi, la prese per la mano e la fece alzare; la febbre la lasciò ed ella si mise a servirli” (1:29-31).

Dopo la Sua azione pubblica, il Signore entra nella casa di Simone e Andrea. C'è un bisogno in questa casa, la suocera di Simone ha la febbre. Nella crescente fiducia in Lui, i discepoli Lo informano subito del loro problema, cosa che anche noi possiamo fare in ogni momento.

La febbre è il segno esteriore di una malattia che colpisce il corpo. In questo possiamo vedere un'immagine del peccato che abita in noi e si manifesta nell'inquietudine. Al comando del Signore la febbre scompare immediatamente. Per noi è lo stesso: quando il peccato diventa un problema, se siamo disposta a rivolgersi al Signore con fede e fiducia, Lui ci guarisce subito. Questo perché non solo ha distrutto il potere di Satana sulla croce, ma ha anche cancellato il peccato davanti agli occhi di Dio.

Solo in Marco troviamo il riferimento a questo episodio, e al fatto che il Signore Gesù “ prese per mano” la suocera di Simone. Un atto commovente che mostra il contatto personale del Signore con i nostri  bisogni: Lui, l'Onnipotente, mette la mano sulle debolezze dell'uomo (Mc 9:27;T 14:31). Allo stesso modo porge la Sua mano a ogni peccatore che si avvicina a Lui, perché vuole toccare il suo cuore e la sua coscienza.

La donna guarita utilizza subito la nuova forza che le è stata donata per svolgere un servizio per il Signore e per i Suoi.

domenica 18 agosto 2024

Evangelo secondo Marco - Capitolo 1:23-28.

LA GUARIGIONE DELLA PERSONA CON LO SPIRITO IMMONDO

 

In quel momento si trovava nella loro sinagoga un uomo posseduto da uno spirito immondo, il quale prese a gridare: Che c'è fra noi e te, Gesù Nazareno? Sei venuto per mandarci in perdizione? Io so chi sei: il Santo di Dio! Gesù lo sgridò, dicendo: Sta' zitto ed esci da costui! E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. E tutti si stupirono e si domandavano tra di loro: Che cos'è mai questo? È un nuovo insegnamento dato con autorità! Egli comanda perfino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono! La Sua fama si divulgò subito dappertutto, nella circostante regione della Galilea” (1:23-28).

Da questo passo possiamo imparare come il Signore si relaziona con  le singole persone. Proprio all'inizio del Suo ministero il potere di Satana si oppone al Signore nella persona posseduta dallo spirito immondo. Come deve essere stato triste per il Signore confrontarsi costantemente con il peccato, e vedere cosa il potere del diavolo aveva fatto alle creature di Dio (Giovanni 8:44,45)! La  Sua presenza sulla terra ha messo in luce l’opera di Satana in un modo del tutto particolare. Ecco perché nei Vangeli troviamo tanti racconti di posseduti. Ma anche nel nostro tempo il male diventa sempre più evidente.

Qui lo spirito immondo si unisce completamente alla persona di cui si è impossessato. Dice: "Che cosa abbiamo a che fare con te, Gesù, Nazareno?" C'è del vero in questa domanda, perché quale comunione ha la luce con le tenebre (2 Cor. 6:14)? Ma non è tutta la verità, perché il Signore è venuto proprio  per liberare gli uomini dal potere delle tenebre (Col. 1:13). Lo spirito immondo continua chiedendo: “Sei venuto a mandarci in perdizione?” Ancora una volta ha ragione su sè stesso, come mostra 1 Giovanni 3:8, ma ha torto riguardo all'uomo posseduto poiché il Signore lo salverà (Matteo 18:11). La testimonianza che lo spirito maligno dà del Signore Gesù: “Tu sei il Santo di Dio” corrisponde alla verità ma, ancora una volta,  non è tutta la verità; i demoni non Lo hanno mai chiamato “Signore”, come avrebbero dovuto fare tutti i presenti nella sinagoga, che invece si riferivano a Lui con disprezzo.

Il Signore non può però accettare la testimonianza dello spirito impuro. Deve essere molto chiaro che non esiste alcuna connessione tra Lui, il servitore di Dio, e lo spirito delle tenebre. Con autorità comanda allo spirito di uscire dall'uomo: ciò  dimostra che il Signore non solo insegnava, ma anche agiva come chi ha autorità. Il Suo insegnamento e le Sue azioni erano in completa armonia. Ciò è espresso anche nella duplice domanda che le persone pongono nel versetto 27: “Che cos'è mai questo? È un nuovo insegnamento dato con autorità! ”. Le nostre opere devono avallare le nostre parole, altrimenti il nostro ministero sarà debole o vano.

Il versetto 26 mostra un comportamento comune di Satana: quando si rende conto che non può tenere una persona legata a sé, fa tutto il possibile per tormentarla. Lo ha fatto con il giovane in Marco 9:26 e anche il Faraone, figura di Satana,  non tormentò mai i figli d’Israele così duramente come poco prima che fuggissero dall'Egitto. Oggi Satana non ha cambiato le sue vie, ma il Signore è più forte; ha potere sul nemico e  lo ha pienamente dimostrato al Calvario nella Sua vittoria sul diavolo.

Le azioni del Signore colpiscono i presenti, ma non troviamo nessuno interessato a conoscere meglio questa potenza di Dio; I cuori non sono veramente toccati, ma solo incuriositi dalle dimostrazioni di potenza del Signore.

sabato 17 agosto 2024

Evangelo secondo Marco - Capitolo 1:21-22

IL SIGNORE NELLA SINAGOGA

 

Vennero a Capernaum; e subito, il sabato, Gesù, entrato nella sinagoga, insegnava. Essi si stupivano del Suo insegnamento, perché Egli insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi ” (1:21, 22).

Qui i discepoli imparano qualcosa su cosa significhi “essere discepoli”. Camminano insieme dietro il Signore, guardandoLo e ascoltando le Sue parole. Questo è ciò che è “necessario”, ciò che è importante (Luca 10:39,42).

Il Signore, secondo l'uso del tempo, si recava di sabato alla sinagoga. Per gli ebrei la sinagoga era il luogo in cui si leggeva e interpretava l'Antico Testamento, perché a quel tempo esistevano solo pochi rotoli che appartenevano al capo della sinagoga. Tuttavia i farisei e gli scribi spesso approfittavano di questo luogo per farsi grandi, andando ben oltre la legge e la sua interpretazione, e non vivendo secondo ciò che insegnavano. Non così il Signore Gesù. Egli insegnava loro come uno che aveva autorità o potere, e tutta la Sua vita era coerente con ciò che diceva. Le Sue parole arrivavano al cuore degli ascoltatori. Come vero profeta  parlava al popolo in dipendenza da Dio (Deuteronomio 18:18). Questo è il modo in cui il vero ministero profetico continua ad avvenire oggi. Abbiamo già visto nel versetto 14 quale era l' insegnamento del Signore: Egli predicò il vangelo del regno. Un esempio di ciò si trova in Giovanni 3, dove Egli  spiega le Scritture allo scriba Nicodemo.

venerdì 16 agosto 2024

Evangelo secondo Marco - Capitolo 1:16-20

LA CHIAMATA DEI PRIMI QUATTRO DISCEPOLI

 

Mentre passava lungo il mare di Galilea, egli vide Simone e Andrea, fratello di Simone, che gettavano la rete in mare, perché erano pescatori. Gesù disse loro: Seguitemi, e io farò di voi dei pescatori di uomini. Essi, lasciate subito le reti, lo seguirono. Poi, andando un po' più oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni, suo fratello, che anch'essi in barca rassettavano le reti; e subito li chiamò; ed essi, lasciato Zebedeo loro padre nella barca con gli operai, se ne andarono dietro a lui” (1:16-20).

Mentre nel versetto 15  il Signore è ancora solo nel Suo ministero, qui inizia a chiamare le persone a Sé. Alcuni vengono chiamati al al Suo servizio per renderli “pescatori di uomini”. Il Signore  vede  Simone e Andrea nel versetto 16, e Giacomo e Giovanni nel versetto 19. Questo significa che vede ciascuno di noi personalmente e vuole chiamarci al Suo servizio. Lo sguardo del Signore è rivolto innanzitutto ai semplici e agli umili, a coloro che non confidano nelle proprie capacità. Erano pescatori: “gente incolta e senza istruzione”, come dice Atti 4:13, ma erano diligenti nel loro mestiere e abituati a lavorare. Il Signore vuole usarci ma noi dobbiamo renderci conto che, quanto a noi stessi, non siamo nulla e non possediamo nulla. Quando Egli ci chiama al servizio, ci dà anche le capacità per farlo. Dobbiamo solo essere disposti a seguirLo.

Simone e Andrea lasciano le reti e Lo seguono, Giacomo e Giovanni lasciano il padre e Lo seguono. Sia le occupazioni terrene (le reti) che le persone intorno a noi (i parenti) possono diventare per noi ostacoli nel seguirLo (Lc 9,57-62). Ma, come mostra Giovanni 1:35-51, questo non fu il primo incontro dei discepoli con il Signore, lo avevano già incontrato prima. Per noi è lo stesso: quando Lo abbiamo già incontrato, e qualcosa di ciò che Lui è ha già colpito il nostro cuore, ci è più facile lasciare le cose che potrebbero impedirci di seguirLo.

Nelle attività che Pietro e Giovanni svolgevano quando il Signore li chiamò, c'è una simbolica prefigurazione del loro successivo incarico al Suo servizio.

Simone “gettava le reti nel lago”: i primi capitoli degli Atti mostrano che Pietro divenne pescatore di uomini, molte persone giunsero alla fede attraverso la sua predicazione (Atti 2:41; 4:4).

Giovanni “rassettava le reti”: iniziò il suo ministero in un momento in cui le “reti del cristianesimo” cominciavano a rompersi. Le sue lettere mostrano il suo impegno  per i credenti in un'epoca in cui apparivano i primi falsi maestri. Questo servizio è altrettanto importante oggi, in un’epoca caratterizzata dall’assenza di amore e dall’indifferenza, e in cui molti si allontanano dalla retta via.

giovedì 15 agosto 2024

Evangelo secondo Marco - Capitolo 1:14-15

LA PREDICAZIONE DEL SIGNORE IN GALILEA

 

“Dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea, predicando il vangelo di Dio e dicendo: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo” (1:14, 15).

Senza molti dettagli in questi versetti viene riportata l'arresto di Giovanni. Anche in questa circostanza, come nella sua morte, Giovanni è diventato il precursore del Signore.

Subito dopo la sua messa da parte, il Signore inizia il Suo ministero; Quando arriva la luce del mondo, non c'è più spazio per la “lampada ardente e splendente” (Giovanni 5:35), preziosa com'era nel tempo del crepuscolo. Il rifiuto della testimonianza di Giovanni rivelò lo stato malvagio del cuore degli uomini e tutta la potenza del peccato: proprio questo rese così urgente il ministero della grazia che il Signore avrebbe esercitato.

Il Signore fu unto per “predicare la buona notizia ai poveri” e ,di conseguenza, inizia il Suo ministero nel disprezzato territorio della Galilea, la Sua casa terrena. Prima di iniziare il Suo ministero pratico, il Signore proclama il Suo messaggio con parole brevi e chiare. L’argomento del Suo discorso è “il vangelo [del regno] di Dio”. È il vangelo di Dio. Questo indica l'origine e la provenienza del Vangelo poiché, come servitore di Dio, il Signore non viene con un messaggio indipendente (Giovanni 7:16,17; 12:49; 14:24).

Il messaggio stesso del versetto 15 contiene un duplice annuncio e un duplice invito: Egli proclama che (1) il tempo è compiuto e che (2) il regno di Dio è vicino. Poi chiama le persone a pentirsi e a credere nel Vangelo.

Era giunto il momento stabilito da Dio in cui il Signore sarebbe stato mandato sulla terra per stabilire il regno. Questo è il vangelo, la buona notizia del regno di Dio. E il fatto che il Signore, il Re fosse presente rendeva chiaro quanto fosse vicino il regno di Dio. Ma il Signore fu rigettato come re dal Suo popolo (Giovanni 19:15b) e fu messo in croce, rinviando così l'instaurazione del regno sulla terra. Ciò accadrà solo nel regno millenario. Le caratteristiche di questo regno, allora come oggi, sono “giustizia, pace e gioia” (Romani 14:17), mentre le “tribolazioni” (Atti 14:22) sono una caratteristica esterna del regno.

Per entrare nel regno in cui Dio governa oggi, è necessario soddisfare determinati requisiti. Il regno di Dio non può essere combinato con il peccato e l’ingiustizia umana. È necessario pentirsi alla luce di Dio e credere nel vangelo per entrarvi.. Atti 20:21 mostra che il “ravvedimento a Dio” e la “fede nel Signore Gesù Cristo” devono sempre essere i punti centrali di ogni proclamazione del vangelo

mercoledì 14 agosto 2024

Evangelo secondo Marco - Capitolo 1:12-13

LA TENTAZIONE DEL SIGNORE NEL DESERTO

 

E subito lo spirito lo  sospinse nel deserto. E rimase nel deserto quaranta giorni, tentato da Satana; ed era tra le bestie selvagge e gli angeli lo servivano” (1:12,13).

Marco narra la tentazione del Signore in soli due versetti, ma questi versetti sono pieni della gloria del Figlio di Dio. Questa scena, così completamente opposta a quella dei versetti 10 e 11, mostra chiaramente dove l'amato Figlio del Padre era venuto per compiere il Suo ministero. Lui, il Creatore, entra nella Sua creazione decaduta, che è sotto il dominio di Satana, per “distruggere le opere del diavolo” (1 Giovanni 3:8).

Marco e Luca 4:1 riportano che il Signore Gesù fu tentato per quaranta giorni (il numero totale delle prove). Queste tentazioni avvennero per dimostrare che quest'uomo, perfettamente puro e senza peccato, non poteva peccare. Qui, come più tardi nel Getsemani, Satana fa ogni sforzo per attaccare e avere la vittoria sul Signore. E sebbene ciò fosse impossibile, queste tentazioni significavano comunque una profonda angoscia interiore per il Signore.

Ma questa scena nel deserto fornisce anche una prova evidente di chi sia veramente questo umile servitore. Il totale fallimento di Satana mostra la perfezione di Gesù. E anche la creazione testimonia la gloria della Sua persona. Per Lui, il Creatore sotto forma di servo, gli animali selvaggi non sono pericolosi, né Lo temono (Genesi 9:2). Anche gli angeli testimoniano la gloria della Sua persona; Loro, le creature celesti più elevate, trovano gioia nel servire Colui che è venuto per servire gli uomini caduti.

Questi due versetti mostrano quindi  l'umile servitore come il Signore di di ogni cosa.

Le circostanze e i risultati di questa tentazione sono in netto contrasto con la tentazione della prima coppia umana in Genesi 3. Adamo, l'oggetto dell'interesse di Dio, cedette alla tentazione nelle circostanze più favorevoli nel Giardino dell'Eden. Il Signore, tentato in circostanze ben più estreme e sfavorevoli, non in un giardino ma nel  deserto, uscì gloriosamente vittorioso dalla tentazione.

L'inizio del versetto 12 contiene un'altra lezione pratica per noi: "E subito lo Spirito lo sospinse". Lo Spirito Santo poteva operare pienamente e senza ostacoli nel Signore Gesù. Lo stesso Spirito vuole operare anche in noi allo stesso modo, spingerci e guidarci nel nostro cammino e nella testimonianza per il Signore (Atti 1:8). Dobbiamo solo lasciarLo operare.


martedì 13 agosto 2024

Evangelo secondo Marco - Capitolo 1:9-11

IL BATTESIMO DEL SIGNORE NEL GIORDANO

 

In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano. A un tratto, come Egli usciva dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito scendere su di Lui come una colomba. Una voce venne dai cieli: Tu sei il mio diletto Figlio; in Te mi sono compiaciuto”  (1:9-11).

Il Signore viene qui presentato come “Gesù di Nazaret di Galilea”. Questo Lo mostra come Colui che “ha spogliato se stesso” (Fil. 2:7), poiché Nazareth era una città disprezzata (vedere Giovanni 1:46) e la Galilea un’area altrettanto disprezzata. Si pensa che le definizioni “popolo che cammina nelle tenebre” e  “nell’ombra di morte” di Isaia 9,1 si riferiscano agli abitanti e al territorio della Galilea (cfr Mt 4:15.16).

“Gesù il Nazareno” era il nome sprezzante dato al Signore dalle persone che Lo rifiutavano, eppure Egli portò questo nome con Sé in cielo (Atti 22:8).

“Subito” questa espressione, caratteristica del vangelo di Marco, viene usata per la prima volta nel versetto 12. In senso figurato, un uomo di Nazaret doveva sicuramente trascorrere del tempo nel Giordano perché aveva molti peccati da confessare. Ma il Signore può uscire “subito” dal Giordano. Lui è puro e interamente senza peccato.

I cieli si aprono su questa scena: Dio non permette che ci sia confusione riguardo a chi si aggiunge alle file dei battezzati e, dal cielo, dà una duplice testimonianza riguardo all’“uomo di Nazareth”:

1.  Dio, lo Spirito Santo, discende visibilmente sul Signore Gesù sotto forma di colomba.

2.  Si  ode la voce di Dio Padre che Lo identifica come il Figlio prediletto.

In questo duplice carattere, la testimonianza di Dio riguardo al Figlio corrisponde ai requisiti della legge per una testimonianza valida e vera (Giovanni 8:17; Deuteronomio  19:15). Allo stesso tempo, la testimonianza dello scrittore Marco riguardo al Signore Gesù (v. 1) viene confermata in una prospettiva divina. Marco aveva parlato del Signore Gesù come del "Cristo", l'unto; questa unzione avviene nel versetto 9 attraverso la venuta dello Spirito Santo sul Signore (Luca 4:18; Atti 10:38). Marco parlò inoltre del Signore Gesù come del “Figlio di Dio” e Dio Padre lo testimonia  nel versetto 10.

L'evento del versetto 10 ricorda molto l'oblazione di fior di farina descritta in Levitico 2:4, dove si afferma che doveva essere "unta con olio" e dove si trova scritto: “ E' un sacrificio di odore soave...è una cosa santissima” (9-10).

Nell'Antico Testamento re, sacerdoti e profeti venivano ufficialmente insediati al loro incarico mediante un'unzione con olio. E molte dichiarazioni mostravano che anche il Messia promesso avrebbe avuto questa caratteristica dell' unzione (1 Sam 2:10; Sal 2:2;At 4:25-27; Sal 45:8;Is 11:1.2; 42 :1; 61:1; Dan 9:24,25). Queste profezie erano conosciute anche tra il popolo, perché il Cristo era atteso come tale (Giovanni 1:41; 4:25, 29; 7:27, 31, 41, 42). Il Signore iniziò così il Suo ministero in completa conformità con le Scritture.

Lo Spirito Santo sotto forma di colomba simboleggia l'umiltà e la purezza come caratteristiche speciali, in cui la potenza dello Spirito si sarebbe rivelata nel Signore Gesù.

Solo qui in Marco e in Luca 3:22 si trova l’espressione diretta  “Tu sei”. È il figlio prediletto del Padre. Da Giovanni 17 sappiamo che l'amore tra il Padre e il Figlio esisteva nell'eternità prima del tempo. E il Padre ora testimonia questa impronta di eternità nel suo Figlio fattosi uomo (servo), che avrebbe camminato in umiltà.