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domenica 24 maggio 2026

Panoramica di Levitico 23 (9/9)

La festa delle Capanne (Levitico 23:33-36)

Eccoci arrivati all’ultima festa che non potrà essere nient’altro che il riposo di Dio per il Suo popolo terreno, il millennio o i mille anni di regno di Cristo. Questa festa, che durava una settimana, è una figura appropriata di questo periodo: regnava la gioia, il popolo doveva costruire delle capanne e rallegrarsi di tutto ciò che Dio aveva fatto per loro. Questo è ciò che caratterizzerà Israele nel millennio.

Ma non finisce qui, abbiamo anche l’ottavo giorno, l’inizio di una nuova settimana, il giorno eterno in cui ciò che è iniziato nel millennio proseguirà nella perfezione. È il glorioso fine delle vie di Dio con la vecchia creatura, in cui dimostrerà che in Cristo l’uomo sarà in grado di mantenere la pace e la giustizia sulla terra. Se ci guardiamo attorno adesso, non riusciamo a vedere come questo potrà essere possibile, ma Dio terminerà la storia di questo mondo con tale dimostrazione.  Quindi il millennio rappresenta la fine del mondo presente, ma da un altro lato guarda in avanti a ciò che sarà eterno, perché Apocalisse 22:5 si riferisce ai servi del Signore i quali regneranno nei secoli dei secoli.

Conclusione

Tutte queste cose ci sono presentate in modo meraviglioso in un solo capitolo. Dio vuole che siamo a conoscenza dei Suoi pensieri, vuole prenderci fra le Sua braccia e dirci: “guarda questo è quello che ho in mente per il mio popolo terreno e per tutti coloro che credono nel Signore Gesù”.

sabato 23 maggio 2026

Panoramica di Levitico 23 (8/9)

La festa delle espiazioni (Levitico 23:26-32)

La festa delle espiazioni è dettagliata in Levitico 16. I capitoli 9 e 10 della lettera agli Ebrei, affermano che il sacrificio di Cristo è il compimento dell’opera del sommo sacerdote in quel particolare giorno, compreso il sacrificio dei due capri e delle altre offerte. La Sua offerta ha avuto luogo una volta e per sempre e adesso è seduto in eterno alla presenza di Dio.

Molto spesso applichiamo il giorno dell’espiazione a noi stessi, ma l’opera del Signore ha un raggio d’azione molto più ampio, vale per ogni credente, compresi quelli del Vecchio Testamento. Paolo scrive che Dio ha “usato tolleranza verso i peccati commessi in passato” (Romani 3:25). I peccati del tempo passato sono stati giudicati con l’opera del Calvario ed è anche il fondamento del nuovo patto che il Signore stabilirà con Israele in futuro. In Levitico 23, inoltre, vediamo che Israele avrà il proprio giorno dell’espiazione, dopo il suono della tromba che li ha ricondotti a Dio. Vedranno che morendo in croce, il Signore è stato per loro quel capro espiatorio che gli ha tolto i peccati. Egli è Colui il cui sangue fu, per così dire, portato nel santuario, fu lasciato andare via e destinato ad Azazel (il capro espiatorio in Levitico 16:21-22, 26). Quando fu crocifisso dissero, “il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli” (Matteo 27:25), ma in futuro vedranno che Egli si era caricato dei loro peccati come di quelli dei loro figli e rivolgeranno i loro occhi a Colui che hanno trafitto (Zaccaria 12:10). Questo sarà il giorno dell’espiazione per Israele.

venerdì 22 maggio 2026

Panoramica di Levitico 23 (7/9)

Intervallo

La seconda, la terza e la quarta festa erano tutte collegate alla prima: la Pasqua che segnava l’inizio dell’anno santo. Segue poi un vuoto fino al settimo mese, quando vi sarà il suono della tromba (v. 24).

Mentre le prime quattro feste rappresentano l’opera di Cristo e i suoi risultati in questa dispensazione per chiunque crede, sia Giudeo o Gentile, le ultime tre ci riconducono all’ordine terreno delle cose. Nelle prime quattro feste l’argomento trattato è la formazione del Suo popolo celeste, la chiesa, mentre nelle restanti tre la storia futura del Suo popolo terreno, Israele. Il mese nel quale le ultime tre feste vengono celebrate è il settimo mese dell’anno santo ed è l’inizio dell’anno civile. Come abbiamo visto nel Nuovo Testamento, le rappresentazioni delle prime quattro feste sono già state compiute, possiamo quindi avere la certezza che anche le ultime tre troveranno il loro totale compimento.

 

 

La festa delle trombe (Levitico 23:23-25)

In un momento futuro, che qui viene identificato con il settimo mese, Dio parlerà al popolo d’Israele in un modo che viene raffigurato con la festa delle trombe. Queste trombe non hanno niente a che fare con il rapimento dei credenti, ma le troviamo menzionate dal profeta Gioele: “Sonate la tromba a Sion! Date l’allarme sul mio monte santo! Tremino tutti gli abitanti del paese, perché il giorno del SIGNORE viene, è vicino, giorno di tenebre, di densa oscurità, giorno di nubi e di fitta nebbia! Come l’aurora, si sparge sui monti un popolo numeroso e potente” (Gioele 2:1-2)

Dopo che la chiesa e i credenti del Vecchio Testamento saranno presi per essere per sempre con il Signore, la tromba per Israele suonerà ed il popolo terreno di Dio avrà un risveglio spirituale. Molte cose potrebbero essere dette a riguardo dello stato d’Israele di oggi; parte della nazione ha fatto ritorno nella terra promessa dopo quasi 2.000 anni di assenza, ma non riuniti dal suono di questa tromba. È più probabilmente quello che troviamo in Ezechiele 37 dove le ossa di morti erano radunate nella valle, ma senza vita. Attualmente non vi è vita spirituale nella nazione, se anche fossero in attesa del Messia, ciò viene fatto in modo sbagliato. Hanno peccato e una delle conseguenze di ciò sarà quello che abbiamo in Apocalisse 12: la donna (Israele) che fugge nel deserto. La festa delle trombe ci parla di qualcosa che deve ancora avvenire.

22 maggio - Qui sta il problema!

Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, Egli (Dio) è fedele e giusto da perdonarci i peccati.

1 Giovanni 1:8, 9

 

Qui sta il problema!

 

Francesco è una persona onesta, seria, un lavoratore volenteroso. È un bravo marito, un bravo padre, un bravo amico, un bravo collega. Non fa del male a nessuno; è servizievole e stimato da tutti. Dunque potrebbe pensare: Non ho niente da rimproverarmi; se c’è qualcuno che si merita il paradiso, quello sono io. Gesù dice “Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori a ravvedimento” (Luca 5:32), “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati” (Matteo 9:12). E Francesco pensa di essere un giusto e uno moralmente sano; quindi non ha bisogno di Lui, la venuta del Salvatore non lo riguardano. Egli può vivere bene anche senza la fede nel Signore! Ma qui c’è un problema… Francesco non può essere “giusto”, poiché la Parola di Dio dice che “non c’è nessun giusto, neppure uno” (Romani 3:10); e nemmeno moralmente “sano”, poiché è scritto che “il cuore è ingannevole… e insanabilmente maligno” (Geremia 17:9). Evidentemente, nei passi di Luca 5, il Signore alludeva a coloro che, nel loro orgoglio, credevano di essere giusti e sani…

Per gli altri Francesco è un uomo “rispettabile”, ma Dio legge dentro il suo cuore, come nel cuore di tutti gli uomini. Un pensiero impuro, una piccola bugia per convenienza, o un po’ d’egoismo bastano a fare di lui “un peccatore”. La sua vita esemplare non può cancellare neanche uno dei suoi peccati. Il paradiso, dove il peccato non può entrare, è quindi chiuso per lui. La presenza di Dio è inaccessibile.

Ma ecco l’amore di Dio! Ha mandato Suo Figlio perché portasse la pena che i nostri peccati meritavano e ci chiede solo di credere al Suo sacrificio. “Il sangue di Gesù Cristo ci purifica da ogni peccato (1 Giovanni 1:7). Solo a questo prezzo si diventa giusti davanti a Dio.


giovedì 21 maggio 2026

Panoramica di Levitico 23 (6/9)

Pentecoste (Levitico 23:15-22)

Questa festa aveva luogo sette settimane ed un giorno (esattamente 50 giorni) dopo che era stata agitata la primizia. Questa è un’altra festa di cui troviamo il pieno compimento nel Nuovo Testamento, “quando il giorno della Pentecoste giunse” (Atti 2:1). I cinquanta giorni qui menzionati partono dalla resurrezione del Signore Gesù, di cui la festa delle Primizie è una figura, e ci porta al giorno della Pentecoste: la parola greca per cinquantesimo.

In Atti 2 troviamo che la Pentecoste è, di fatto, il giorno in cui è nata la chiesa, questo ci mostra che le prime quattro feste, la Pasqua, i Pani Azzimi, le Primizie e la Pentecoste sono una figura dell’intero piano di Dio per la salvezza e l’unità del Suo popolo, portato a termine dall’opera del Signore Gesù, anche se in molti aspetti, specialmente per questa festa, non rappresentano la realtà. Nel giorno della Pentecoste, come Paolo spiegherà successivamente, tutti i credenti, quindi come minimo i 120 che si trovavano radunati insieme nella stanza di sopra, furono “battezzati da un unico Spirito per formare un unico corpo” (1 Corinzi 12:13). Questo viene espresso ogni primo giorno della settimana nella rottura del pane: “siccome vi è un unico pane, noi, che siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell’unico pane” (1 Corinzi 10:17), ma durante la festa il popolo d’Israele doveva portare non una pagnotta di pane, ma due.

Nel Vecchio Testamento troviamo molte figure della chiesa, per esempio il tabernacolo (le assi sono la figura dei riscattati che nel loro insieme formano la casa di Dio), ma nessuna è in grado di ritrarre la meravigliosa unità che vi è in essa. Nel tabernacolo troviamo dodici pani che ci parlano delle tribù d’Israele, qui ne abbiamo due, non uno, per questo motivo la figura non è la piena rappresentazione della realtà.

Abbiamo già menzionato in precedenza che il lievito è una figura del peccato, che non è permesso nelle vite dei cristiani, però questi due pani dovevano essere cotti con il lievito, era quindi presente in essi, ma non presentava più la sua capacità attiva, perché era stato esposto al fuoco. Questo è esattamente lo stato della chiesa, in quanto composta da credenti ben consci che una volta si trovavano sotto l’azione del peccato, ma ora questo problema è stato risolto attraverso il giudizio subito dal Signore. In linea di principio l’azione del peccato in loro è terminata, anche se, purtroppo, è ancora possibile permettere che agisca.

Nel versetto 20 troviamo ancora una volta l’uso della parola “primizie”, sebbene in ebraico sia una parola differente da quella usata nel versetto 10, la quale è anche usata in Levitico 2:12 in relazione alle oblazioni. Giacomo scrive che anche noi siamo primizie: “Egli ha voluto generarci secondo la sua volontà mediante la parola di verità, affinché in qualche modo siamo le primizie delle sue creature” (Giacomo 1:18), cioè primizie della nuova creazione. Se ci guardiamo attorno vediamo la vecchia creazione, per natura stessa ognuno di noi ne è parte come la terra, ma in mezzo a questa vecchia creazione che giace in mezzo al peccato, troviamo delle creature nuove: “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17).

Tutti i credenti, quindi, avendo sperimentato le benedizioni di Dio, appartengono già alla nuova creazione, sebbene questa non sia ancora giunta a compimento, come descritto in Apocalisse 21:1-7.

21 maggio - Io sono la risurrezione e la vita (5)

Marta gli disse: “Lo so che risusciterà nella risurrezione, nell’ultimo giorno”. Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in Me, anche se muore vivrà; e chiunque vive e crede in Me, non morirà mai. Credi tu questo?”

Giovanni 11:24-26

 

Io sono la risurrezione e la vita (5)

 

Lazzaro, l’amico di Gesù, è morto da quattro giorni. Tutti pensano: Se Gesù fosse arrivato prima, avrebbe potuto guarirlo. Finché c’è vita, c’è speranza, ma ormai la vita non c’è più! Tuttavia, Gesù dichiara a Marta, sorella di Lazzaro: “Tuo fratello risusciterà”. Lei crede a una risurrezione alla fine dei tempi, ma Gesù le rivela che Egli stesso è la risurrezione e la vita perché con la propria risurrezione Egli sarà vittorioso sulla morte. Già un profeta aveva scritto che non era possibile che il Signore Gesù fosse trattenuto dalla morte (Salmo 16:8-11, Atti 2:24).

Gesù annuncia quindi a Marta il vero significato del miracolo che sta per compiere risuscitando suo fratello: la Sua vittoria sulla morte. “Credi tu questo?” le chiede. Marta risponde: “Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio” (Giovanni 11:27). Il suo dolore tuttavia resta vivo, ma si affida a Gesù, di cui conosce la potenza. la saggezza, l’amore. Mentre la morte è ancora presente, Marta riceve la promessa che Gesù non solo avrebbe tornare in vita suo fratello, ma avrebbe dato la vita eterna a tutti quelli che credono in Lui.

Cosa significano per noi oggi questi versetti? Essi sono molto consolanti perché ci assicurano che i credenti che muoiono risusciteranno per essere per sempre con Lui. Chi crede possiede già fin d’ora questa nuova vita; è una vita senza fine in relazione eterna col Signore.

mercoledì 20 maggio 2026

20 maggio - Rubare, ammazzare, distruggere

Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare. Resistetegli stando fermi nella fede.

1 Pietro 5:8-9

 

Rubare, ammazzare, distruggere

 

Gesù paragona i credenti a delle pecore, e presenta Se Stesso come il buon Pastore che per loro sacrifica la propria vita. Egli è venuto “perché abbiano la vita… in abbondanza”. Nel brano di Giovanni 10:1-16 il Signore evidenzia il contrasto fra il buon Pastore e il ladro che non ama le pecore, ma viene soltanto “per rubare, ammazzare e distruggere” (v. 10).

Il ladro qui rappresenta Satana, che cerca di fare del male ai credenti. Le sue intenzioni sono chiare:

Rubare. Satana cerca di privare il cristiano di ciò che ha ricevuto: la pace di Dio, la certezza e la gioia della salvezza, la convinzione di essere amato dal Padre, la speranza della gloria; egli approfitta delle sue debolezze e delle sue mancanze per accusarlo (Apocalisse 12:10) e seminare il turbamento nel suo cuore.

Ammazzare. Il credente, alla conversione, ha ricevuto una nuova vita, che lo spinge a comportarsi in modo da piacere a Dio; ma Satana vuole “ammazzare”, cioè impedire che questa vita divina prosperi e abbia degli effetti positivi alla gloria del Signore.

Distruggere. Con le sue menzogne, Satana attacca le basi della fede, con lo scopo di destabilizzare il cristiano mettendo continuamente in dubbio la Parola di Dio, come ha fatto con Adamo ed Eva nel giardino di Eden (Genesi 3:1-5). Satana vuole ostacolare l’opera di Dio nel credente, vuole scoraggiare e indebolire la sua fede.

Stiamo in guardia se vogliamo godere delle nostre ricchezze spirituali e crescere nella fede e nella conoscenza del Signore (2 Corinzi 2:11). Per questo, non sottovalutiamo il nostro nemico, e cerchiamo di stare sempre vicini al nostro buon Pastore.


martedì 19 maggio 2026

19 maggio - Ingresso libero

Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù, per quella via nuova e vivente che Egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la Sua carne… avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede.

Ebrei 10:19-22

 

Ingresso libero

 

Aperto, Privato, Ingresso libero, Vietato l’ingresso… I cartelli sulle porte sono di vario tipo. Davanti a un’ingresso, il mio atteggiamento dipende non solo dal cartello, ma anche da quelli che stanno dietro a quella porta, e dalla relazione che ho con loro. Se io sono “di casa”, oltrepasso l’ingresso anche se indica “privato”.

Un tempo, in mezzo all’accampamento del popolo d’Israele, Dio stesso aveva promesso la Sua presenza. La Sua dimora era in una tenda, in un luogo chiamato “santissimo” chiuso da un telo prezioso, e l’accesso era assolutamente proibito. Soltanto il sommo sacerdote, una volta l’anno, poteva entrarvi solennemente, portando con sé del sangue di una vittima sacrificale, affinché i peccati del popolo fossero perdonati (Ebrei 9:7). La stessa cosa si faceva anche più tardi nel tempio di Gerusalemme. L’accesso al luogo dove Dio dimorava, era sempre vietato, chiuso dalla tenda.

Quando il Signore Gesù è spirato, è accaduto qualcosa di straordinario: la tenda si è strappata in due, “da cima a fondo” (Matteo 27:51). Dio stesso l’ha squarciata per proclamare che da quel momento, con la morte di Gesù, il credente ha la possibilità di stare alla Sua santa presenza. Ogni cristiano può avvicinarsi a Dio senza timore; non perché Dio è meno santo di un tempo, no. Ma perché il sangue di Gesù, la vittima perfetta, purifica da ogni peccato tutti coloro che credono.

Per me che credo non si tratta più di entrare in un tempio costruito dagli uomini, ma nel cielo stesso. Con la preghiera parlo con Gesù, il mio Salvatore (Ebrei 9:11, 12) e con Dio che è diventato il mio Padre! Che privilegio ho di far parte della famiglia di Dio!


lunedì 18 maggio 2026

18 maggio - Il carceriere di Filippi

Per fede Noè… con pio timore preparò un’arca per la salvezza della propria famiglia

Ebrei 11:7

Mi hai rivestito di gioia… perché io possa salmeggiare a Te, senza mai tacere

Salmo 30:11-12

 

 

Il carceriere di Filippi

 

Nel cap. 16 degli Atti, ai v. 25 a 31 c’è il racconto del guardiano del carcere della città di Filippi.

Paolo e Sila erano in quella prigione. Nel nome di Gesù avevano scacciato uno spirito maligno da una serva che, facendo l’indovina, procurava molto guadagno ai suoi padroni; così li avevano imprigionati.

Ma ecco che, una notte, un forte terremoto spalancò le porte delle celle, e il carceriere, temendo che i carcerati fossero fuggiti, stava tentando il suicidio. Ma Paolo lo rassicurò, e lui pose loro questa domanda: “Signori, che debbo fare per essere salvato?”. Paolo gli rispose: “Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia”. Che magnifica previsione! E così infatti avvenne.

Questo potrebbe avvenire anche nella nostra famiglia. Se crediamo e parliamo con gioia dell’amore del Signore, i nostri famigliari saranno attirati. Ma l’esempio è fondamentale perché, se manchiamo di coerenza, le nostre parole cadranno nel vuoto.

La salvezza della nostra famiglia è la cosa che desideriamo di più, ma è anche ciò che richiede il nostro impegno più grande. Facciamo di questo un continuo soggetto di preghiera! I genitori sono presi ad esempio dai figli, sono per loro dei modelli da imitare; i loro comportamenti sono i loro punti d’arrivo. Se dimostriamo una fiducia cieca nelle promesse del Signore, se amiamo con evidente sincerità il Signore e il nostro prossimo, il nostro modo di vivere non passerà inosservato; e chi non è ancora convertito al Signore sarà invogliato a conoscerlo e ad amarlo.

domenica 17 maggio 2026

17 maggio - Come impiega il tempo Andrea

“Ma tu fermati, e ti farò udire la parola di Dio”.

1 Samuele 9:27

 

Nella calma… sarà la vostra forza. (in francese è citato Eccl. 9:17; ma mi pare in italiano non renda)

Isaia 30:15

 

Come impiega il tempo Andrea

 

Suona la sveglia. Andrea la spegne e dorme per altri dieci minuti… Alla fine scende dal letto, si lava ascoltando la radio, poi fa colazione in fretta guardando gli ultimi SMS. Gli rimane un quarto d’ora per leggere la Bibbia, ma come concentrarsi quando le vibrazioni del suo cellulare già lo richiamano all’ordine? Infine Andrea, prima di andare a lavorare, prega e chiede a Dio di guidarlo nelle scelte che dovrà fare: ha una decisione importante da prendere fra qualche giorno… Con gli auricolari nelle orecchie, s’incammina verso la stazione. Venti minuti di treno, giusto il tempo di fare un gioco sul telefonino. Trascorre una giornata di lavoro intenso. La sera, la fatica si fa sentire. Andrea si addormenta leggendo un fumetto o davanti a un video o alla TV…

Un suo amico cristiano gli chiede:

– Andrea, hai preso la tua decisione?

– Io prego, ma sembra che Dio non mi risponda.

– Nella Bibbia ci sono dei brevi versetti che ti possono aiutare; te ne cito due: “Il segreto del SIGNORE è rivelato a quelli che lo temono… Chi è l’uomo che teme il SIGNORE? Dio gl’insegnerà la via che deve scegliere” (Salmo 25:14, 12). Temere Dio significa dargli il posto d’onore nel nostro cuore, nella nostra vita e nel tempo che abbiamo a disposizione. Egli ci ama. Dunque questa prima scelta s’impone. E se desideriamo ascoltare la Sua voce, saremo spinti verso un uso sobrio e controllato di tutte le cose che ci distraggono, in particolare i multimedia.

Dio ti parlerà se gli fai spazio nell’utilizzo del tuo tempo. Chiedigli, come fece un tempo Salomone, che ti dia “un cuore intelligente” (1 Re 3:9).

sabato 16 maggio 2026

16 maggio - Lei è sua madre

Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere?

Isaia 49:15

 

“Pregai per avere questo bambino; il SIGNORE mi ha concesso quel che io gli avevo domandato”.

1 Samuele 1:27

 

Lei è sua madre

Leggere 1 Re 3:16-28

 

Il re Salomone è noto per la sua saggezza. Un giorno, due madri si presentarono a lui con i loro due piccoli bambini, uno vivo, l’altro morto. Ognuna di loro sosteneva che il bimbo vivo era il suo. Come fare per sapere quale delle due diceva la verità? Salomone si fece portare una spada e ordinò di dividere il bimbo vivo in due parti e di darne una metà a ciascuna. Una delle donne accettò senza batter ciglio, ma l’altra supplicò che il bambino fosse risparmiato e che fosse piuttosto dato all’altra donna; non poteva sopportare di veder uccidere il suo bambino. Salomone, allora, dichiarò senza esitazione: “Lei è sua madre”. L’amore di quella donna ha evidenziato di chi fosse il bambino.

L’amore materno proviene da Dio Creatore. È Lui che ha fatto sì che nel cuore delle madri ci fosse questa tenerezza. E’ un fatto naturale. Egli ne riconosce il valore, lo apprezza e ne tiene sempre conto.

A voi genitori cristiani, e soprattutto a voi madri, Dio ha affidato i vostri bambini; la tenerezza di cui li circondate ha valore per Lui. Se un figlio vi fa preoccupare, pregate il Signore con fede, affidatelo a Lui. Egli sa quali cure gli avete prodigato fin dalla sua nascita; può dire come Salomone: “Lei è sua madre”. Il suo orecchio è aperto alle suppliche e alle lacrime dei genitori, stiamone certi. Ma chi può pregare meglio di una mamma per un figlio? Pregare per i nostri figli è un dovere, una responsabilità, ma anche un privilegio e una straordinaria risorsa.


venerdì 15 maggio 2026

15 maggio - Bibbie abbandonate

Cercate nel libro del SIGNORE e leggete.

Isaia 34:16

 

Beati… quelli che ascoltano la parola di Dio e la osservano!

Luca 11:28

 

Bibbie abbandonate

 

Parecchi anni fa, l’evangelista Erino Dapozzo fece comparire, in alcune città della Svizzera romanda vicine al lago Lemano, degli annunci nei quali richiedeva delle Bibbie, anche usate, per il suo lavoro missionario. Un giorno ricevette la risposta da parte di un albergatore che diceva di avere parecchie Bibbie da offrirgli. Al suo arrivo gli spiegò: “Vede, questo è il mio albergo, e lì di fronte c’è la chiesa. Le coppie che si sposano ricevono in dono una Bibbia coi loro nomi scritti in bella calligrafia sulla prima pagina. Poi vengono a pranzo qui con gli invitati, e quando gli sposi partono, strappano quella prima pagina e lasciano qui il libro”. Nel suo armadio c’erano 62 Bibbie nuove, abbandonate!

Questo fatto illustra la poca importanza che si dà alla Parola di Dio, in particolare nei paesi dell’Europa occidentale. Se ci viene offerta una Bibbia come regalo di matrimonio o per un’altra occasione, come reagiamo? Curiosità, gioia, stupore? O indifferenza, sospetto o anche disprezzo? Abbiamo anche noi, come quelle giovani coppie, l’impulso di escludere Dio dalla nostra vita? Oppure siamo consapevoli che la Bibbia è come una lettera che Dio ha scritto per l’intera umanità e per ciascuno in particolare? È la lettera del Dio di grazia che ci parla del dono di Suo Figlio, Gesù Cristo. Non disprezziamo questo solenne messaggio dell’amore divino. Impegniamoci a leggere la Bibbia con attenzione, e crediamo alle sue promesse.


giovedì 14 maggio 2026

14 maggio - Io sono il buon Pastore (4)

(Gesù disse:) “Io sono il buon pastore, e conosco le mie (pecore), e le mie conoscono me, come il Padre mi conosce e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore”.

Giovanni 10:14, 15

 

Io sono il buon Pastore (4)

 

Gli ascoltatori di Gesù sapevano che il mestiere del pastore non è facile. Giacobbe, loro antenato, era stato pastore, e diceva: “Di giorno mi consumava il caldo; di notte il gelo; il sonno fuggiva dagli occhi miei” (Genesi 31:40). Come un pastore si prende cura del proprio gregge, così Dio ha protetto il Suo popolo Israele, e lo ha condotto attraverso il deserto per quarant’anni, fino a farlo giungere alla terra promessa. Gli ha dato un buon paese, la pace e la prosperità che, purtroppo, la disubbidienza e l’idolatria hanno presto cancellato.

Dio ha anche scelto dei pastori come Mosè, Davide, e tanti altri perché si prendessero cura di questo popolo. Anche ora, per occuparsi di quelli che Dio ama è necessaria la dedizione di un pastore. Molti conduttori, però, hanno assolto male il loro compito. “Sono pastori… volti alla propria via, ognuno mira al proprio interesse” (Isaia 56:11), rimproverava Dio tramite il profeta. Così è stato e così può accadere anche oggi nella Chiesa.

Nel libro di Ezechiele, Dio annuncia in che modo Egli stesso si sarebbe preso cura del Suo gregge, di quelli che gli appartengono: “Io stesso pascerò le mie pecore, io stesso le farò riposare… io cercherò la perduta, ricondurrò la smarrita, fascerò la ferita, rafforzerò la malata” (34:15, 16). Leggiamo il Salmo 23, “Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca…”, e ne saremo edificati.

Per mezzo di parecchi profeti, Dio aveva promesso che si sarebbe scelto un Pastore fedele. E questo pastore è venuto. Il Signore Gesù si è definito “il buon pastore” e ha mostrato tutti i caratteri di Dio. La premura e l’amore verso l’umanità ingrata affermavano la Sua divinità. Egli è stato il buon Pastore che sacrifica la Sua vita per le Sue pecore (Giovanni 10:17). Ma poiché “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno” (Ebrei 13:8) il Suo amore per noi che lo amiamo non è cambiato e le Sue cure non verranno mai meno.


mercoledì 13 maggio 2026

13 maggio - Dove trovare il senso dell’esistenza?

In quel tempo… ognuno faceva quello che gli pareva meglio.

Giudici 21:25

 

Questo è Dio, il nostro Dio in eterno.

Salmo 48:14

 

La Tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero.

Salmo 119:105

 

Dove trovare il senso dell’esistenza?

 

“In un mondo in crisi, che sta perdendo i punti di riferimento, dove trovare il senso dell’esistenza e delle risposte sul futuro? Forse in una spiritualità personale, nella qualità della felicità, nei piaceri facili, nell’altruismo…? Non mancano all’uomo iniziative unificanti e valori comuni?” Queste domande sono state poste nell’introduzione di una conferenza su un argomento di attualità, che però non è approdato a conclusioni concrete.

Chi può darci una risposta pertinente, valida, se non Dio che ci ha creati e che ci ama? Egli dice: “Io so i pensieri che medito per voi, pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza” (Geremia 29:11).

Questa speranza ci è offerta già fin d’ora se crediamo in Lui. E’ la speranza della vita eterna, cioè l’accesso permanente alla presenza di Dio, come figli davanti al loro Padre. Per dare a noi questa vita, Gesù è dovuto venire sulla terra, soffrire e morire sulla croce. Egli ha pagato un prezzo immenso per liberare ognuno dalla sua condizione di uomo peccatore, lontano da Dio.

Il credente sulla terra, consapevole della propria fragilità e delle proprie debolezze, si lascia modellare e guidare da Gesù, che l’ha salvato e gli ha indicato la via che porta alla vita. Certo del suo avvenire eterno, egli desidera piacere a Colui di cui condividerà la gioia e la gloria nel cielo.


martedì 12 maggio 2026

12 maggio - 2. Se non ho amore non ho nulla

(Gesù disse:) “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri”.

Giovanni 13:35

 

L’amore non fa nessun male al prossimo.

Romani 13:10

 

2. Se non ho amore non ho nulla

Testo estratto dalla Bibbia. 1 Corinzi 13:1-8, 13

 

 

“Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,

ma non avessi amore,

sarei un rame risonante o uno squillante cembalo.

Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti,

ma non avessi amore,

non sarei nulla.

Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri,

se dessi il mio corpo a essere arso,

e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente.

L’amore è paziente,

è benevolo;

non si vanta,

non si gonfia,

non si comporta in modo sconveniente,

non cerca il proprio interesse,

non s’inasprisce,

non addebita il male,

non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità;

soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.

L’amore non verrà mai meno… Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore; ma la più grande di esse è l’amore.”


lunedì 11 maggio 2026

Panoramica di Levitico 23 (5/9)

La festa delle Primizie (Levitico 23:9-14)

La festa doveva essere celebrata il primo giorno della settimana, che viene menzionato per la prima volta in questo capitolo. La Pasqua veniva celebrata il quattordicesimo giorno del mese, che avrebbe potuto essere un qualsiasi giorno della settimana, poi seguivano immediatamente i sette giorni celebrativi della festa dei pani azzimi. Qui, invece, abbiamo un giorno ben preciso della settimana, “il giorno dopo il sabato”. Quando il Signore Gesù, la vera Pasqua, fu immolato, il primo giorno della settimana fu solamente tre giorni e tre notti dopo, che cosa successe in quel giorno? Egli resuscitò dalla morte “primizia di quelli che sono morti” (1 Corinzi 15:20). Nessuno, eccetto il Signore Gesù, è stato resuscitato da Dio senza mediazione umana e perfino coloro che ha resuscitato per mezzo di Lui, prima di Gesù stesso, morirono una seconda volta, ma il Signore Gesù resuscitò ad una vita segnata dall’incorruttibilità.

La festa delle Primizie poteva essere celebrata dal popolo d’Israele solo nel paese di Canaan. Non vi erano primizie nel deserto, le spighe da agitare si trovavano solo nella terra promessa. La celebrazione di questa festa parla a noi, che fin da ora godiamo del pieno possesso delle benedizioni che Dio ha elargito per il Suo popolo celeste, di cui Canaan è una figura. Dio non vuole che siamo dei cristiani senza gioia, anzi desidera che ci rallegriamo della relazione che abbiamo con il Signore Gesù e di tutte le benedizioni che ci ha assicurato. Questa comunque non è l’ultima festa, ve ne sono altre quattro, tre delle quali strettamente collegate fra di loro.


(segue)

11 maggio - 1. Amore vincitore

L’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio… Dio è amore. In questo si è manifestato per noi l’amore di Dio: che Dio ha mandato il Suo Figlio unigenito nel mondo, affinché, per mezzo di Lui, vivessimo.

1 Giovanni 4:7-9

 

1. Amore vincitore

 

Per il nostro bene, Dio nostro Creatore ci ha dato nella Bibbia delle istruzioni che riguardano tutti gli aspetti morali della nostra vita, l’integrità, la purezza, l’onestà, la fedeltà ecc… Questi sono stati per tanti secoli i fondamenti morali delle società cristianizzate. Le persone più anziane possono testimoniare di aver ricevuto questi insegnamenti, anche alla scuola pubblica.

Oggi, purtroppo, gran parte di queste nozioni sono rifiutate perché, si dice, pregiudicherebbero la nostra libertà; la nozione di bene e di male non dev’essere un ostacolo per potersi godere la vita. Bisogna favorire l’emancipazione dell’individuo… Così, la coscienza perde i suoi punti di riferimento. La volontà dell’uomo che si svincola dalla volontà di Dio porta all’incremento della violenza e dell’immoralità. L’indipendenza da Dio fa emergere l’egoismo e l’ orgoglio del cuore umano, “ingannevole e insanabilmente maligno”(Geremia 17:9).

Di fronte a questa marea di male, chi avrà la vittoria? Soltanto l’amore di Dio che dimora in chi riconosce la fondatezza di ciò che Dio dice nella Bibbia perché Egli stesso è amore e luce. L’amor proprio, egoista e interessato, mescolato al desiderio di possedere e di affermarsi, è esattamente l’opposto di ciò che è stato il comportamento di Gesù Cristo. Egli ci ha amati fino all’estremo quando, inchiodato alla croce, è morto per cancellare davanti a Dio il debito dei nostri peccati.

Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16). Che queste parole siano scolpite nel cuore e nella coscienza di ognuno di noi.


domenica 10 maggio 2026

Panoramica di Levitico 23 (4/9)

La festa dei pani azzimi (Levitico 23:6-8)

La seconda festa seguiva immediatamente la celebrazione della Pasqua, iniziava il quindicesimo giorno del primo mese del calendario stabilito da Dio per il Suo popolo e durava una settimana. “Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità” (1 Corinzi 5:8). Questi sette giorni di festa ci parlano di un periodo completo, essendo il sette il numero divino della perfezione o completezza. Non siamo qui esortati a celebrare la cena del Signore, come qualcuno dice, ma piuttosto, visto che la festa dei pani azzimi durava sette giorni subito dopo la Pasqua, è una figura di come dovrebbe essere la nostra vita dopo aver creduto al Signore Gesù. Il popolo d’Israele, in quei giorni, avrebbe dovuto astenersi dal lievito che nel Vecchio Testamento è figura del peccato non giudicato. Era proibito per un Giudeo avere del lievito in casa la settimana dopo la Pasqua. Quindi Dio, in 1 Corinzi 5:8 quando dice che i cristiani non dovrebbero avere vecchio lievito o lievito di malizia e malvagità parla così del vecchio uomo (la nostra vita prima della conversione). Sebbene il vecchio uomo sia “stato crocifisso” (Romani 6:6), abbiamo ancora in noi la nostra vecchia natura, la carne, ma essa non ha nessun diritto di agire in quanto è stata messa a morte alla croce. La nostra vita quotidiana dovrebbe essere marcata dal giudizio di noi stessi e dagli azzimi della sincerità e della verità.


(segue)

10 maggio - I tedofori

Fate ogni cosa senza mormorii e senza dispute, perché siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo.

Filippesi 2:14, 15

 

I tedofori

 

Nell’antica Grecia c’era una gara sportiva chiamata “la corsa con le fiaccole”. Era una corsa a staffetta notturna. Nella stessa squadra, ogni atleta passava al compagno una torcia accesa. Vinceva la squadra che, per prima, aveva fatto arrivare al traguardo la sua torcia senza che si fosse spenta. Doveva essere uno spettacolo affascinante ed emozionante vedere tutte quelle luci spostarsi velocemente nell’oscurità.

Dall’inizio del cristianesimo, ogni generazione ha trasmesso a quella seguente la “fiaccola” della fede. Oggi ancora queste luci brillano un po’ ovunque nel mondo. Esse sono costitute dalla testimonianza che ogni credente rende al suo Signore.

Chi sono gli atleti le cui fiaccole fanno più luce? Sono quelli che amano Gesù Cristo con tutto il loro cuore e s’impegnano a ubbidire ai Suoi insegnamenti. Con il loro comportamento, le loro parole e le loro azioni, possono allora riflettere il loro modello, Colui che è “la luce del mondo” (Giovanni 8:12).

Chi sono gli atleti vittoriosi nella corsa cristiana? Sono quelli che fissano lo sguardo della fede verso la meta della loro corsa, che è Gesù vittorioso, risuscitato ed elevato al cielo, “Colui che crea la fede e la rende perfetta (Ebrei 12:1). Dal cielo Egli li dirige, li attira a Sé e li incoraggia.

Che possiamo tutti desiderare di far parte di questi vincitori, noi credenti ai quali il Signore dice: “Voi siete la luce del mondo… Risplenda la vostra luce davanti agli uomini” (Matteo 5:14, 16).

sabato 9 maggio 2026

09 maggio - Avete detto: peccato?

Il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

Romani 6:23

 

Cristo morì per i nostri peccati.

1 Corinzi 15:3

 

Avete detto: peccato?

 

Ognuno definisce il peccato a modo suo e ha la propria opinione a questo riguardo.

– Qualcuno dirà: È un’idea del Medio Evo, inventata dalla chiesa per spaventare i fedeli e mantenerli sotto schiavitù.

– Il peccato? – risponderà un altro – Riguarda gli omicidi, la violenza, l’appropriazione indebita, i crimini contro l’umanità, tutte quelle azioni che meritano la prigione. Sono cose che io non farò mai!

– Altri ancora sosterranno che oggi, fortunatamente, c’è meno rigore di un tempo. I vecchi principi di pudore, di purezza e anche di fedeltà nel matrimonio, oggi sono superati. D’altronde, erano solo ipocrisia…

L’importante però, non è come voi e io definiamo il peccato, ma come lo giudica Dio; e la Bibbia ce lo mostra. Il peccato è ogni azione, ogni pensiero, contrari alla volontà di Dio o che non ne tengono conto. Dio è santo e non sopporta il peccato. Può solo condannarlo, ma può anche perdonare sulla base del sacrificio di Gesù Cristo. E chi è perdonato? I migliori o quelli meno colpevoli? No, risponde la Parola di Dio. Per essere perdonati, sia voi, sia io, sia il peggiore dei criminali, è necessaria una sola condizione, espressa in queste parole: “Ravvedetevi dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati” (Atti 3:19). Il dono della grazia di Dio, di cui ci parla il versetto citato oggi, è accordato a chiunque si pente e crede al Signore Gesù riconoscendolo come il proprio Salvatore.

venerdì 8 maggio 2026

Panoramica di Levitico 23 (3/9)

La Pasqua (Levitico 23:5)

Consideriamo adesso le sette feste annuali celebrate in Israele, iniziando con la Pasqua: “Il primo mese, il quattordicesimo giorno del mese, sull’imbrunire, sarà la Pasqua del SIGNORE”. La celebrazione ricorda il giudizio di Dio su tutti i primogeniti degli Egiziani. Per ogni Israelita era stato possibile scampare a questo giudizio immolando l’agnello Pasquale e mettendo il suo sangue sugli stipiti e gli architravi delle porte delle loro case. La cosa meravigliosa, che deve far riflettere anche ognuno di noi è che nessun Israelita, neppure i primogeniti, ha visto il sangue, perché era all’esterno delle loro case, in quanto viene detto, “quand’io vedrò il sangue, passerò oltre” (Esodo 12:13). Vediamo qui l’apprezzamento di Dio per il prezioso sangue di Cristo, mentre noi non potremo mai comprenderne appieno il valore.

La Pasqua veniva celebrata in primavera. In Esodo 12 troviamo che Dio, con questa festa, stava istituendo un nuovo inizio. Il normale calendario civile ebraico inizia in autunno, Settembre o Ottobre, ma leggiamo: “Questo mese sarà per voi il primo dei mesi: sarà per voi il primo dei mesi dell’anno” (Esodo 12:2). L’anno santo iniziava con la celebrazione della Pasqua, il quattordicesimo giorno del mese di Abib, ricordava la salvezza dal giudizio e l’inizio di una nuova vita per il popolo d’Israele.

Nel Nuovo Testamento vediamo che la Pasqua è realmente una figura dall’opera del Signore Gesù: “Poiché anche la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata” (1 Corinzi 5:7). È sempre importante trovare nel Nuovo Testamento la spiegazione di una figura del Vecchio, in modo da essere sicuri di rimanere fedeli al significato della Scrittura. Attraverso le parole dell’Apostolo Paolo, lo Spirito Santo ci spiega che la Pasqua è una figura dell’opera di Cristo per liberarci dal giudizio che meritavamo.

08 maggio - Una parola ai genitori cristiani

Le Sue (di Dio) qualità invisibili, la Sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere Sue.

Romani 1:20

 

Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono… e il Padre vostro celeste li nutre.

Matteo 6:26

 

Una parola ai genitori cristiani

 

E’ importante attirare l’attenzione dei nostri figli, specialmente nel mondo attuale, sull’importanza dell’esistenza di Dio, della Sua potenza e del Suo amore. Così facendo li aiutiamo ad aprire la loro intelligenza e la loro sensibilità alla relazione esistente fra la natura e il Creatore.

Un bambino che non abbia avuto l’occasione di meravigliarsi davanti alla grandezza dell’Onnipotente, alla bellezza e alla realtà della Sua creazione, avrà un concetto falsato di Dio e una visione ridotta e limitata delle cose. Per questo dobbiamo cogliere ogni occasione per parlare ai nostri figli della gloria di Dio. Guardando con loro un arcobaleno o le onde potenti di un mare agitato o il cielo stellato o un fiore variopinto, li aiuteremo a prendere coscienza che qualcuno infinitamente più grande di loro ha creato l’universo, e che questo Creatore “sostiene tutte le cose con la parola della Sua potenza” (Ebrei 1:3). I nostri figli hanno bisogno di commuoversi di fronte alla creazione, e questo può essere per loro il primo stupefacente incontro reale con Dio. Così i insegneremo loro a guardare al di là del visibile, a guardare a Dio, infinito ed eterno.

Aiutiamoli a prendere consapevolezza di questa presenza dell’Onnipotente Dio Creatore, sorgente permanente di gioia. E quando parliamo loro delle nostre preghiere e delle risposte del Signore, essi hanno un’altra prova del fatto che il Signore è presente nella nostra vita, che è vicino a loro e che, anche nelle difficoltà, è pronto ad accordare loro la forza, la pazienza e il giusto modo di affrontarle.


giovedì 7 maggio 2026

Panoramica di Levitico 23 (2/9)

Il Sabato (Levitico 23:3)

Leggendo Levitico 23 potremmo pensare che vi siano otto feste, essendo il sabato menzionato per primo al versetto 3. Infatti, se contiamo tutte le occasioni menzionate nel capitolo, ne troveremo effettivamente otto, ma il sabato si ripete settimanalmente, mentre tutte le altre solo una volta all’anno. Da un lato è menzionato e contato fra le feste, dall’altro viene ben distinto dalle altre che venivano celebrate solo una volta all’anno.

Il sabato ci mostra qualcosa che troviamo solo nel primo e nell’ultimo dei libri della Bibbia: il riposo eterno di Dio. Il pensiero di Dio era è e sempre sarà il “riposo” per se stesso e le Sue creature. Quando terminò la creazione si riposò il settimo giorno, santificandolo e distinguendolo da tutti gli altri in cui aveva compiuto la Sua opera creatrice (Esodo 20:11), ma sopraggiunse il peccato. Migliaia di anni dopo, quando il Signore Gesù, il Figlio di Dio, venne su questa terra, egli operò e guarì anche di sabato. Rimproverato dai Farisei rispose, “il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato” (Marco 2:27), ed anche, “Il Padre mio opera fino ad ora, e anch’io opero” (Giovanni 5:17). A causa del peccato che era entrato in questo mondo non vi era un vero riposo, neppure per Dio. Allora cosa fare? Dio inviò il proprio Figlio, il Signore Gesù, che è venuto per dare riposo a tutti coloro che credono in Lui come Salvatore.

Nel caso in cui alcuni dei lettori non abbiamo trovato questo riposo per la loro anima, voglio ricordare le parole del Signore Gesù: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo” (Matteo 11:28) e questa è l’idea del sabato. Dio vuole che l’uomo abbia riposo e che si rallegri di esso con il suo creatore, ma adesso che il peccato è entrato nel mondo questo diventa possibile solo sul fondamento dell’opera espiatoria di Cristo. In altre parole, Dio desidera ancora dare riposo come la Bibbia afferma: “Rimane dunque un riposo sabatico per il popolo di Dio” (Ebrei 4:9).

Questo riposo può essere visto sotto due aspetti: troviamo il riposo interiore che il Signore dona a tutti coloro che credono alla Sua parola, essi possono trovare riposo e pace fin d’ora per la loro anima, ma per tutti coloro che gli appartengono esiste anche un riposo esteriore, che si realizzerà inizialmente nel millennio e poi nell’eternità. Questo riposo sabatico per il popolo di Dio deve ancora avvenire e sebbene lo stiamo ancora aspettando, possiamo già da adesso vedere quale sia il pensiero di Dio in tutto quello che fa. Ecco perché ogni settimana terminava con il sabato, il giorno nel quale a nessun Israelita era permesso lavorare.

07 maggio - “Io sono la porta” (3)

Gesù di nuovo disse: “In verità, in verità vi dico: Io sono la porta delle pecore… Se uno entra per Me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura… Io son venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

Giovanni 10:7-10

 

“Io sono la porta” (3)

 

Gesù dice che Lui è la porta, la porta dell’ovile delle pecore: se vogliamo avvicinarci a Dio, ed essere al sicuro, al riparo dal giudizio che meritiamo, il solo mezzo è di credere in Lui: “Se uno entra per me sarà salvato” (Giovanni 10:9). “In nessun altro è la salvezza” (Atti 4:12).

Ciò non significa che “le pecore” (figura dei credenti) sono rinchiuse e imprigionate, anzi, seguendo il Pastore, possono andare a brucare l’erba dei pascoli e a dissetarsi ai ruscelli d’acqua. Chi crede in Lui “entrerà e uscirà e troverà pastura (cioè nutrimento)”. Gesù è allo stesso tempo la nostra libertà e la nostra sicurezza, colui che ci accompagna ogni giorno con amore e nutre il nostro spirito.

Gesù è la nostra libertà: infatti, la Legge data un tempo da Dio per mezzo di Mosè, pur essendo perfetta non poteva far altro che condannare l’uomo perché incapace di compiere tutta la volontà di Dio. Essa mostrava la presunzione e l’incapacità di chi diceva: “Noi faremo tutto quello che il SIGNORE ha detto!” (Esodo 19:8). “La legge è stata data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo” (Giovanni 1:17). La fede in Gesù che ci ha lavato dai nostri peccati fa sì che possiamo piacere a Dio.

Gesù è anche la nostra sicurezza, perché il Pastore conta le Sue pecore e i Suoi agnelli all’entrata e all’uscita dell’ovile. Se una sola si allontana o si perde, Egli andrà a cercarla “finché non lo ritrova” (Luca 15:3-6).


mercoledì 6 maggio 2026

06 maggio - Vere ricchezze

Non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vostro vano modo di vivere… ma con il prezioso sangue di Cristo.

1 Pietro 1:18-19

 

Vere ricchezze

 

– Ho vinto alla lotteria, sono diventato ricco! – Ascolta ciò che Gesù dice a tutti, ricchi e poveri: “Che gioverà a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l’anima sua?” (Matteo 16:26). Le vere ricchezze, quelle eterne, non sono equiparabili ai tesori terreni e non si possono ottenere col denaro. Però, ciò che non si può acquistare con il denaro, Dio lo offre gratuitamente.

In questo mondo, con il denaro si può:

– trovare un piacere passeggero, ma non la pace né la felicità;

– contrarre un’assicurazione sulla vita, ma non per la vita eterna;

– raggiungere una posizione elevata in questo mondo, ma non nel cielo...

Così, tutto quello che nessuno può procurarsi, né con il proprio lavoro né con il proprio denaro, Dio lo offre gratuitamente.

La pace, la riconciliazione con Lui e la vera felicità. Gesù ha “fatto la pace mediante il sangue della Sua croce” (Colossesi 1:20). “Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore… abbiamo anche avuto per la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi, e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio” (Romani 5:1, 2).

La vita eterna: “Avete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio” (1 Giovanni 5:13).

Un posto nel cielo: “Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi” (Giovanni 14:3).

Tutto ciò che il Signore Gesù ci ha acquistato è gratuito, perché il prezzo l’ha pagato Lui.


martedì 5 maggio 2026

05 maggio - L’arcobaleno

“L’arco apparirà nelle nuvole; Io mi ricorderò del mio patto… e le acque non diventeranno più un diluvio per distruggere ogni essere vivente”.

Genesi 9:14, 15

 

(Gesù disse:) “Mentre sono nel mondo, Io sono la luce del mondo”.

Giovanni 9:5

 

L’arcobaleno

 

Dopo un temporale, il ritorno del bel tempo si preannuncia talvolta con i magnifici colori dell’arcobaleno. La fisica c’insegna che esso è prodotto dall’incontro fra le gocce d’acqua e i raggi del sole: la luce viene così scomposta secondo tutta la gamma dei colori dello spettro cromatico.

La Bibbia ci dice che Dio ha stabilito l’arcobaleno dopo aver mandato il diluvio sulla terra e aver salvato Noè e la sua famiglia dal giudizio. Egli dà questo segno per mostrare che si ricorda di tutte le creature viventi sulla terra e che, nonostante la malvagità dell’uomo, Egli non desidera la sua distruzione. Ciascuno di noi è colpevole davanti a Dio, ma tutti possono venire al Salvatore che Dio stesso ci ha donato: Gesù Cristo.

L’arcobaleno ci parla anche del Figlio di Dio venuto sulla terra come la luce del cielo. “Io sono la luce del mondo” ha detto Gesù (Giovanni 8:1). Così come l’arcobaleno mostra i suoi sette colori, Gesù ci svela, una dopo l’altra, le Sue svariate glorie: la Sua vita perfetta, la Sua dedizione, e poi la potenza, la misericordia, la pazienza... E’ dopo il temporale che possiamo ammirare il fenomeno dell’arcobaleno, ed è soprattutto alla croce, dove Cristo ha sofferto e ha sopportato il giudizio di Dio per i nostri peccati, che hanno brillato la Sua perfetta ubbidienza alla volontà del Padre e il Suo amore per noi.

Gesù è ora nel cielo, seduto alla destra di Dio Suo Padre, garante della nostra salvezza eterna!