Seguici anche su Facebook!

Seguici anche su Facebook! Unisciti al Gruppo cliccando su:
https://www.facebook.com/groups/287768858057968/

domenica 11 ottobre 2026

11 ottobre - Messaggero a quattro zampe

Gioisco della Tua parola, come chi trova un grande bottino.

Salmo 119:162

 

La Tua parola mi fa vivere.

Salmo 119:50

 

Messaggero a quattro zampe

 

Negli anni 20, in un ospedale missionario di Shanghai (Cina), un cane entra nel cortile e fruga tra i rifiuti alla ricerca di cibo. Trova i resti di un vecchio libro, li azzanna e se ne va verso il vicino campo militare. I soldati, incuriositi dal bottino che il cane teneva tra i denti, se ne appropriano e iniziano a leggere i fogli di quel libro. Sono parecchie pagine dell’Antico Testamento di una Bibbia in cinese.

Quei racconti biblici antichi li colpiscono, e i soldati rimangono impressionati nel vedere come Dio, da millenni, guidasse uomini e donne di fede, e anche un intero popolo: Israele. Delusi di non avere il libro completo, suppongono che il cane abbia trovato quei fogli nei pressi del vicino ospedale. Così, si presentano al responsabile, che è cristiano, e gli chiedono:

– È possibile avere un esemplare di questo libro, in buono stato?

Lui guarda quelle pagine strappate e poi esclama: – E’ la Bibbia! è la Parola di Dio, e si rivolge a tutti noi.

Quell’uomo dà loro alcune copie, ma non sono sufficienti per tutti i soldati accorsi; ognuno desiderava avere un esemplare della Parola di Dio. E’ stato necessario portare altre Bibbie, una seconda e una terza volta.

Per un certo tempo, numerosi soldati parteciparono con costanza ai corsi biblici che si tenevano nell’ospedale, e un missionario andava da loro per spiegare più dettagliatamente in cosa consisteva il messaggio dell’Evangelo di Dio riguardo al Figlio Suo (Romani 1:2). Fu così che molti ricevettero Gesù Cristo come loro personale Salvatore e Signore.


sabato 10 ottobre 2026

10 ottobre - Ogni tipo di preghiera (7)

Iabes invocò il Dio d'Israele, dicendo: “Benedicimi, ti prego; allarga i miei confini; sia la tua mano con me e preservami dal male in modo che io non debba soffrire!” E Dio gli concesse quanto aveva chiesto.

1 Cronache 4:10

 

Ogni tipo di preghiera (7)

Iabes: un appello alla grazia di Dio

 

Iabes porta un nome che significa “dolore”, perché sua madre aveva molto sofferto nel metterlo al mondo (1 Cronache 4:8). Quindi, il suo nome gli ricorderà per tutta la vita che, a causa del peccato, nel mondo c’è anche il dolore (vedere Genesi 3:16). Con quel nome, passerà forse la vita lamentandosi? Niente affatto! La consapevolezza di portare un segno delle conseguenze del peccato lo induce a invocare Dio e a chiedergli di benedirlo abbondantemente, benché non abbia alcun merito da far valere per giustificare una tale richiesta. “«Benedicimi, ti prego; sia la Tua mano con me e preservami dal male in modo che io non debba soffrire!» E Dio gli concesse quanto aveva richiesto” (v. 10).

Giacobbe, qualche tempo prima, aveva anche lui fatto un voto, ma con uno stato di spirito ben diverso. Giacobbe voleva fare la “sua parte”, concludere con Dio una sorta di contratto, mercanteggiare la sua benedizione (Genesi 28:20-22). Iabes invece è consapevole di non aver nulla da offrire a Dio; è senza pretese e invoca unicamente la Sua grazia. Sa di avere a che fare con un Dio generoso, sempre disponibile a dare, e non resta deluso: “Dio gli concesse quanto aveva chiesto”… Dio si è compiaciuto di rispondere all’umile preghiera di quell’uomo di fede, senza chiedergli nulla in cambio. Non è mai invano che facciamo appello alla grazia di Dio! Egli trova piacere in “quelli che sperano nella Sua bontà” (Salmo 147:11).

Cari lettori, tutti per nascita siamo segnati dal peccato, esattamente come Iabes, e nulla ci è dovuto da parte di Dio. Ma Lui ama benedire, e la benedizione più grande che possiamo ricevere è il perdono dei nostri peccati, la Sua pace, la promessa della vita eterna; e poi, la Sua guida nelle nostre scelte, la Sua forza nelle tentazioni, il Suo sostegno nelle difficoltà della vita.


venerdì 9 ottobre 2026

09 ottobre - Dilazione, rinvio, scadenza

“Ho udito la tua preghiera, ho visto le tue lacrime; ecco, Io aggiungerò ai tuoi giorni quindici anni”.

Isaia 38:5

 

“Le ho dato tempo perché si ravvedesse”.

Apocalisse 2:21

 

Dilazione, rinvio, scadenza

 

Lunedì mattina: un collega d’ufficio, ancora sconvolto, racconta l’incidente nel quale, il giorno precedente, ha visto la morte da vicino: la sua auto ridotta ad un ammasso di ferraglia, lui e la sua famiglia senza nemmeno un graffio!

“C’è mancato poco… sono stato fortunato!”

Fortunato? No, è Dio che gli ha concesso un prolungamento di vita. Quante volte anch’io sono stato risparmiato in maniera evidente e spettacolare, e quante altre volte a mia insaputa! A nulla serve parlare di fatalismo e dire: “Non era il mio momento!” Riflettiamo piuttosto sull’amore di Dio che ci ha dato la vita e ce l’ha mantenuta fino a questo momento. Egli avrà il diritto di chiederci conto dei giorni che ci sono stati aggiunti. “Il Signore… è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento” (2 Pietro 3:9).

Come utilizziamo il tempo che Dio ci accorda sulla terra? Per chi crede, questa pazienza di Dio è un invito a servirlo fedelmente e a vivere più profondamente la speranza cristiana.

Ma una domanda si pone anche a te e a tutti i lettori che ancora non credono: Che valore hai dato fino ad oggi alle “ricchezze della Sua bontà, della Sua pazienza e della Sua costanza?”; hai riconosciuto, come scrive l’apostolo Paolo, che “la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento?” (Romani 2:4). Dio ti ha già dato una dilazione del termine della tua vita sulla terra, e t’invita ancora oggi ad accettare la Sua grazia. “Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato” (Atti 16:31).


giovedì 8 ottobre 2026

08 ottobre - La potenza di un libro

(Gesù disse:) “Investigate le Scritture”.

Giovanni 5:39

 

“Il cielo e la terra passeranno, ma le Mie parole non passeranno”.

Marco 13:31

 

La parola del Signore rimane in eterno.

1 Pietro 1:25

 

La potenza di un libro

 

La Bibbia, oggi tradotta completamente o parzialmente in più di 2800 lingue, è diffusa ogni anno nel mondo in decine di milioni di esemplari. In ogni luogo in cui arriva, questo prezioso Libro produce effetti straordinari. La Bibbia ci fa conoscere i pensieri di Dio, la saggezza di Dio e il Suo amore. Essa ci penetra, modella il nostro cuore, il nostro spirito, e ci mostra come vivere conformemente alla volontà del Signore.

Avete mai sentito qualcuno dire: “Ero un alcolista, la vergogna della mia famiglia…, ma mi sono messo a studiare la matematica, la botanica o la filosofia, e da quel momento sono completamente cambiato”? Certamente no! Invece, possiamo trovare non una, non dieci, non cento, ma migliaia di persone che possono dirvi: “Ero infelice, senza pace, senza speranza, fino al giorno in cui ho conosciuto la meravigliosa potenza di questo Libro. Esso ha cambiato la mia vita, sono stato liberato dalle mie schiavitù e dalle mie colpe, e la pace è entrata nel mio cuore”. È un miracolo che il messaggio della Bibbia compie quotidianamente.

La Bibbia è la Parola di Dio, è un testo vivente e potente, che produce nel nostro cuore ciò che promette, a patto che la crediamo. Per esempio, non dice che siamo delle “brave persone”, ma che siamo tutti peccatori.

È soltanto prendendo coscienza del vostro stato morale davanti a Dio che capirete la necessità di essere perdonati. Come? Leggendo i Vangeli con umiltà, fede e perseveranza; così conoscerete Gesù, quello che ha fatto per voi e le Sue promesse; allora sarete riempiti della pace che Dio dona a chi crede.


mercoledì 7 ottobre 2026

07 ottobre - Decisione ritardata

Ma ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i cattivi giorni.

Ecclesiaste 12:3

 

Decisione ritardata

 

Per Claudio, un giovane pieno di vita, tutto andava bene. Gli amici apprezzavano la sua energia e la sua serietà. Davanti a lui si apriva una bella carriera. Da bambino aveva frequentato una scuola biblica e aveva ascoltato e memorizzato molti testi biblici. Sapeva che Gesù era morto sulla croce per salvare, dal giudizio eterno, tutti i peccatori compresi i giovani come lui; ma ammetterlo davanti a Dio l’avrebbe impegnato personalmente. Allora pensava: Ho ancora tempo, sono giovane, la religione è per i vecchi…

Un giorno, uno dei suoi amici credenti gli fece questa domanda:

– Se muori, dove andrai?

– Andrò certamente all’inferno, perché non ho confessato i miei peccati a Dio e non credo al Signore…

– Allora tu sai che questo è sufficiente per essere perdonati. La tua situazione non ti preoccupa?

– Sì, un po’ mi preoccupa, ma ho ancora del tempo davanti a me. Adesso sono sempre di corsa…

– Invece ti devi fermare e riflettere seriamente!

Durante le vacanze, un pomeriggio, mentre faceva un’escursione in montagna, Claudio scivola e la caduta è fatale. Il “molto tempo” si è ridotto a pochi secondi… gli saranno bastati per gridare a Dio: “Ho peccato. Gesù, salvami!”?

Dove sarà Claudio per l’eternità? In paradiso o all’inferno? Dio solo lo sa.

Ma tu, caro lettore che rimandi sempre la decisione più importante della tua vita, te ne supplico: oggi puoi ancora convertirti. Gesù, che è morto per te, ti tende la mano ancora una volta attraverso questo messaggio. Pentiti e credi in Lui per essere salvato per l’eternità.


martedì 6 ottobre 2026

Giosia e le sue riforme (2 Re 22; 2 Cro. 33-35) parte 5

LAVORARE ALLA CASA DI DIO

Quando il giovane re compì 26 anni, adottò ulteriori misure di riforma (2 Cr. 34:8-13). Ora le sue azioni si estendevano oltre l'amministrazione della sua casa arrivando fino alla casa di Dio a Gerusalemme. Vide che questa casa era in uno stato di abbandono. Negli ultimi anni una parte di essa era stata trascurata e di conseguenza era diventata fatiscente. Inoltre, cose che non appartenevano a quel posto si erano insinuate e ingombravano la casa. Giosia quindi fece purificare e riparare la casa di Dio.

Le azioni del re sembrano essere la prova della sua crescita interiore. Non solo si è convertito a Dio e ha ristabilito l'ordine nel suo spazio personale, ma ora riconosce che c'è anche lo spazio della casa di Dio. Questo ci fa riflettere e ci fa capire che anche noi abbiamo la responsabilità di ciò che accade nella casa di Dio.

Che cosa significa per noi la casa di Dio e come possiamo applicare a noi stessi la pulizia e la riparazione della casa? Qualsiasi lettore attento della Bibbia noterà che il tema della “Casa di Dio” ricorre in tutta la Bibbia. Si parla sempre della dimora di Dio. Nell'Antico Testamento c'era prima il Tabernacolo e poi il Tempio. Entrambe erano abitazioni materiali. Nel Nuovo Testamento Dio non abita in una casa fatta con le mani, ma in una casa spirituale.

Questa casa spirituale è composta da tutti i credenti che abitano sulla terra. Sono “un tempio santo”, “una dimora di Dio per mezzo dello Spirito” (Efesini 2:21-22). Non è altro che la chiesa o assemblea di Dio, che Dio ci mostra come una casa in questa immagine.

Il Nuovo Testamento ci mostra questa casa da due prospettive. Per prima cosa, ci viene detto che il Signore Gesù è colui che edifica (Matteo 16:18). Da questo punto di vista è impeccabile e perfetto. D'altra parte questa casa ci viene presentata anche in connessione con la responsabilità delle persone, cioè sono le persone che costruiscono (ad es. 1 Cor. 3:10). Questa verità la possiamo benissimo riportare al nostro passo perché nell'Antico Testamento troviamo esempi pratici che illustrano ciò che il Nuovo Testamento ci presenta come insegnamento. Quando esaminiamo questo aspetto pratico della nostra responsabilità in relazione alla casa di Dio, vediamo chiaramente quanto abbiamo fatto di sbagliato. Non si può parlare di perfezione. Si sono insinuate cose e comportamenti che non appartengono a questa casa. Sono apparse lacune e crepe. Sono urgentemente necessarie pulizie e riparazioni.

Siamo pronti ad impegnarci con tutto il cuore in questo servizio? Siamo pronti a difendere la gloria del nostro Dio? Prendiamo un esempio. Una delle caratteristiche più essenziali della casa di Dio nell'Antico e nel Nuovo Testamento è la santità (Salmo 93:5). Questo ovviamente inizia nella mia vita personale, cioè con me stesso. Ma c'è qualcosa di più della purificazione e santità personale. C'è anche una responsabilità e una santificazione collettiva. Nella casa di Dio sono connesso con gli altri credenti, e quindi non posso essere indifferente a come si comportano gli altri. Gli insegnamenti di 2 Timoteo 2 ci mostrano che la casa di Dio, vista dalla prospettiva della responsabilità, deve ora essere paragonata a una “grande casa“ qua sulla terra, contenente non solo vasi d'argento e d'oro, ma anche di legno e argilla. Ci sono vasi a l'onore e vasi a disonore. Il modo per essere un vaso a onore è vivere secondo le caratteristiche del „padrone di casa“ cioè la santità (o separazione dal male). Questa pulizia è un processo che coinvolge ciascuno die suoi.

L’impegno nella Casa di Dio non è sempre la strada facile. In questo contesto, dovremmo leggere il profeta Aggeo e lasciare che il suo messaggio ci influenzi. Si tratta di impegno per la casa di Dio. Gli ebrei di ritorno da Babele avevano iniziato quest'opera, ma poi smisero di lavorare e si dedicarono alla costruzione delle proprie case. Attraverso il profeta, Dio pone al suo popolo la seria domanda su cosa effettivamente avesse la priorità nella loro vita. Dio non ha nulla contro il fatto che ci arrediamo un l’appartamento, compriamo un’auto o andiamo in vacanza. In effetti, è Lui che ci dà questo. Ma la domanda è: che importanza ha tutto questo nella nostra vita? Queste cose sono più importanti per noi che lavorare alla casa di Dio? Se sì, allora qualcosa non va. Allora è urgentemente necessario riconsiderare con calma i nostri percorsi e forse ridefinire completamente le nostre priorità. Ciò può comportare anche dei sacrifici, ma certamente abbiamo l'approvazione e la benedizione del Signore dalla nostra parte. Attraverso il suo impegno nel rinnovare la casa di Dio, Giosia fece una scoperta che avrebbe avuto un impatto straordinario sulla sua vita. Possiamo anche fare queste simili  scoperte.

(segue)



lunedì 5 ottobre 2026

05 ottobre - Pensieri, parole, atti mortali

“Non uccidere”.

Esodo 20:13

 

Io vedo violenza e contesa nella città.

Salmo 55:9

 

Liberami, SIGNORE, dall'uomo malvagio; proteggimi dall'uomo violento.

Salmo 140:1

 

Pensieri, parole, atti mortali

 

L’omicidio è punito dagli ordinamenti giudiziari di ogni paese, in accordo con il comandamento dato da Dio: “Non uccidere”.

Eppure i film, le serie TV, i romanzi e i fumetti, trattano l’omicidio come un argomento banale di distrazione e di suspense. Ma riflettiamo seriamente: “Che cos’è più importante: il sensazionale o il comandamento di Dio? L’emozione e l’eccitazione o i criteri divini?”

Molti si tranquillizzano riguardo a questa banalizzazione della violenza dicendo: “Non è altro che finzione, senza alcun legame con la vita reale”. Eppure ci sono esempi di atti criminali orribili che si sono svolti esattamente come nei film. Può un credente divertirsi nell’assistere a scene di crimini quando Dio ordina: “Non uccidere?” Per non parlare dell’impatto negativo che avranno su di lui. Pensiamo forse che non ci sia alcuna interazione tra ciò che guardiamo, ciò che sentiamo e ciò che facciamo?

Il Signore Gesù ha collegato le due cose: “La lampada del corpo è l'occhio”, per dire che il nostro spirito è influenzato da ciò che vediamo; “se il tuo occhio è malvagio, tutto il tuo corpo sarà nelle tenebre” (Matteo 6:22-23). Chi trova il proprio piacere nel guardare delle scene violente o immorali, rischia di perdere il senso dei confini che Dio ha stabilito. Impariamo a fuggire tutto ciò che inquina il nostro spirito, che si tratti di letture, di spettacoli o di altro. Non lasciamo che la nostra coscienza si indurisca e diventi insensibile.

domenica 4 ottobre 2026

04 ottobre - Il piccolo furgone verde

(Gesù diceva ai Suoi discepoli:) “La mèsse è grande, ma gli operai sono pochi; pregate dunque il Signore della mèsse perché spinga degli operai nella sua mèsse.

Luca 10:2

 

Il piccolo furgone verde

 

Il fatto si svolge nel 2015 in Madagascar, un’isola dell’oceano Indiano, dove le condizioni di vita sono molto difficili. Una chiesa nel sud dell’isola ha ordinato delle Bibbie a una libreria cristiana di Tananarive. Un furgoncino verde viene riempito con 1300 Bibbie e intraprende un tragitto di 700 km che le porterà a destinazione. Il veicolo deve fermarsi parecchie volte, perché in molte zone le strade sono al limite della praticabilità. Per contro, i telefoni cellulari funzionano molto bene di modo che di villaggio in villaggio la popolazione era avvertita dell’arrivo del veicolo verde carico di Bibbie. In ogni villaggio c’era la corsa per procurarsi il prezioso libro; a metà del percorso, il carico si era esaurito e l’autista ha dovuto tornare indietro per riapprovvigionarsi!

Nei nostri paesi europei non siamo abituati, purtroppo, a vedere un tale interesse per la Bibbia, e può darsi che anche nei credenti lo zelo per l’evangelizzazione diminuisca. Questo esempio, però, ci mostra che “la Parola di Dio non è incatenata” (2 Timoteo 2:9) e che i bisogni nel mondo sono immensi. Mettiamoci a disposizione per rispondere a questi bisogni. Anche senza diventare missionari e partire per un paese lontano, ci sono molti modi per contribuire a questo lavoro. Una cosa che possiamo fare tutti è pregare affinché queste Bibbie siano lette, e dare il nostro appoggio a quelli che diffondono il Vangelo, come facevano i cristiani di Filippi nei riguardi dell’apostolo Paolo (Filippesi 1:3-8).

sabato 3 ottobre 2026

03 ottobre - Ogni tipo di preghiera (6)

Isacco implorò il SIGNORE per sua moglie Rebecca, perché ella era sterile. Il SIGNORE lo esaudì e Rebecca, sua moglie, concepì.

Genesi 25:21

 

Se domandiamo qualche cosa secondo la Sua volontà, Egli ci esaudisce.

1 Giovanni 5:14

 

Ogni tipo di preghiera (6)  

NON SEMPRE DIO RISPONDE COME VORREMMO!!!

Isacco: una preghiera supplichevole

 

Isacco era il figlio di Abraamo e Sara. Molto prima della sua nascita, Dio aveva promesso ad Abramo che proprio dal figlio Isacco avrebbe avuto una discendenza numerosa come le stelle del cielo (Genesi 15:5-6 e 17:15-16). Isacco, diventato adulto, sposò Rebecca, ma un grosso problema affliggeva la coppia: Rebecca era sterile e non poteva avere figli. Che ne sarebbe stato delle promesse di Dio? Isacco si rassegnerà forse? No!

Poiché anche lui è un uomo di fede e ha imparato a conoscere personalmente il Dio di suo padre, Isacco si rivolge a Lui in preghiera. La sua preghiera corrispondeva alla promessa che Dio aveva fatto ad Abraamo, era secondo la Sua volontà, e Dio ascoltò la sua preghiera e la sua preghiera fu vittoriosa. Dopo vent’anni di matrimonio, Dio gli rispose con la nascita di due figli: Giacobbe ed Esaù. Ed è da Giacobbe che discese il popolo d’Israele, ed anche Gesù, il Messia promesso.

Questo racconto ci insegna che ci sono casi in cui Dio si aspetta da noi dell’insistenza nella preghiera. Poi risponderà Lui secondo Sua volontà, forse non come vorremmo, perché le Sue vie non sono le nostre. Ma dobbiamo aver fiducia che Lui fa le cose bene e il fatto di avergli presentato il nostro problema ci dà la Sua pace. “Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù” (Filippesi 4:6-7).

venerdì 2 ottobre 2026

02 ottobre - Vera guarigione

“Tornate, figli traviati, Io vi guarirò dei vostri traviamenti!”

Geremia 3:22

 

Gesù rispose loro: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, bensì i malati. Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori a ravvedimento”.

Luca 5:31-32

 

Vera guarigione

 

“Io vi guarirò dai vostri traviamenti”. Parlando così, Dio ci invita a rivolgerci a Lui, senza intermediari, per essere “guariti” dai nostri errori. Ci invita a scaricarci dei nostri pesi, a esporgli le nostre debolezze e confessargli le cose di cui ci vergogniamo. Possiamo parlargli del nostro malessere e umiliarci per le nostre colpe. Ma il nostro atteggiamento nei Suoi confronti sarà molto diverso a seconda se lo affrontiamo come un giudice o come un “medico”. Aprire la propria coscienza davanti a un giudice, lo si fa con reticenza; ma davanti a un medico lo si fa con obiettività, senza nascondere nulla, perché desideriamo che la guarigione sia completa.

Un ladro colto in flagrante, davanti al giudice dirà: “Riconosco di aver rubato”. Ma davanti al suo terapista dirà: “Guaritemi dalla mia cleptomania, della mia pulsione rubare”. Parlare dei furti è parlare delle azioni; parlare della cleptomania è passare a uno stadio più profondo. Dire che sono colpevole mette in questione i miei atti, e posso ritenere che, con i miei sforzi, riuscirò a smettere di fare il male. Ma riconoscere che le mie cattive azioni sono la conseguenza del fatto che sono affetto dalla “malattia” del peccato è prendere coscienza della mia impotenza a guarirmi da solo.

È così che posso ricevere la parola di Gesù, che è venuto a chiamare dei peccatori perché si pentano, siano perdonati e abbiano le energie necessarie per cambiare vita. Siccome sono gli ammalati che hanno bisogno del medico, è come divino medico che Gesù m’invita al pentimento; Lui ha la cura appropriata perché io possa essere guarito e salvato.


giovedì 1 ottobre 2026

01 ottobre - Attirati a Dio

Da tempi lontani il SIGNORE mi è apparso. “Sì, Io ti amo di un amore eterno; perciò ti prolungo la Mia bontà”.

Geremia 31:3

 

Ma quanto a me, il mio bene è stare unito a Dio; io ho fatto del Signore DIO il mio rifugio.

Salmo 73:28

 

Attirati a Dio

 

“A otto anni ho stretto un’amicizia con una compagna di classe la cui famiglia era cristiana. A casa mia non si parlava di Dio; ciononostante, già a quell’età mi ponevo delle domande a Suo riguardo. Un giorno, quell’amica m’invitò ad un incontro per giovani credenti. Fu il giorno delle scoperte! Lì ho capito che  Dio era venuto sulla terra nella persona di Gesù Cristo per salvare gli uomini peccatori, e che aveva preso su di Sé i nostri peccati morendo al nostro posto su una croce, e che, dopo essere risuscitato, è ora vivente in eterno. Ho anche compreso che se credevo in Lui sarei diventata una figlia di Dio, di quel Padre che mi amava. Che sconvolgimento! Tornata a casa mia, mi sono inginocchiata per chiedergli di entrare nella mia vita.

Iniziai a leggere la Bibbia, e da allora cominciarono le difficoltà: i miei genitori, fino a quel momento molto amabili e comprensivi, mi proibirono di frequentare quel gruppo di cristiani e di leggere la Bibbia. Una sera, nel mio letto, triste per quell’incomprensione, pregai il mio Padre celeste chiedendogli di aiutarmi ad accettare questa prova con umiltà e sottomissione. Immediatamente fui invasa da un profondo conforto… Da allora, attraverso i momenti di felicità, come pure di difficoltà, Dio è stato il mio rifugio, il mio consigliere, il mio consolatore…

Qualche tempo dopo, i miei genitori mi misero davanti a una scelta: o vedere le cose a modo loro, oppure seguire il mio Dio e andarmene da casa. Scelsi la seconda soluzione, anche se non fu facile. Da allora sono passati molti anni e, con mio marito, ringraziamo ogni giorno il Signore per il rinnovarsi delle Sue promesse che ci permettono di vivere la gioia della Sua presenza.”

Josette


mercoledì 30 settembre 2026

30 settembre - Vivere insieme

Vivete in pace; e il Dio d’amore e di pace sarà con voi.

2 Corinzi 13:11

 

(Gesù disse:) “Dimorate in me, e Io dimorerò in voi”.

Giovanni 15:4

 

Vivere insieme

 

“Vivere insieme”. E’ un “concetto che presuppone legami pacifici, di buon affiatamento fra persone e popoli…”. Questo abbiamo letto su una rivista. Ora, cosa vediamo intorno a noi? Tutt’altro che convivenza pacifica! La Bibbia non nasconde le difficoltà del “vivere insieme”. Nella prima famiglia dell’umanità, Caino ha ucciso suo fratello Abele per invidia! Più tardi Dio diede dei comandamenti, che erano allora, e sono ancora adesso, alla base della vita in società. In modo particolare sono condannati l’omicidio, la menzogna, il furto, l’adulterio, la concupiscenza, il rispetto per i genitori (Deuteronomio 5). Soprattutto l

’uomo deve onorare Dio. Nella Bibbia vi sono anche leggi in favore dei poveri, delle vedove, degli orfani e degli stranieri…

Dio ci dà una regola: “Come volete che gli uomini facciano a voi, così fate a loro” (Luca 6:31). Ma questo è difficile che funzioni tant’è vero che persino l’apostolo Paolo diceva, con tristezza, “il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio” (Romani 7:19). Il problema di “vivere insieme” è certamente collettivo, ma le soluzioni sono prima di tutto personali.

Il Signore Gesù dice in modo figurativo: “Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me, e nel quale Io dimoro, porta molto frutto; perché senza di Me non potete fare nulla” (Giovanni 15:5). Come la linfa nel tralcio, soltanto la vita di Cristo in me può produrre dei buoni frutti, e mi porta ad amare Dio e il mio prossimo. Il vero “vivere insieme” non è solo ubbidire a delle disposizioni, ma è prima di tutto conoscere il Signore, amarlo, e poi vivere come Lui vuole.

martedì 29 settembre 2026

29 settembre - Ha dato la sua vita per suo fratello

Nessuno ha amore più grande di quello di dare la sua vita per i suoi amici.

Giovanni 15:13

 

Ha dato la sua vita per suo fratello

 

Inverno 2011: violenti uragani si abbattono sulla regione del Queensland in Australia. I torrenti, trasformati in fiumi impetuosi, provocano disastrose inondazioni. Una madre con i suoi due figli, Jordan (13 anni) e Blake (10 anni), è in viaggio, e la sua auto trascinata dall’acqua si arena in un mare di fango. Qualcuno cerca di aiutarla. Jordan, il figlio maggiore più facilmente raggiungibile, dovrebbe essere il primo ad essere portato in salvo, ma insiste perché il fratello più giovane venga preso e portato al sicuro  prima di lui. Nel momento stesso in cui Blake viene tirato fuori dall’auto ed è ormai fuori pericolo, una nuova ondata si abbatte sulla vettura trascinando via Jordan e la madre.

“Jordan è morto per suo fratello”, titolano molti giornali. Questo ragazzo aveva sempre mostrato quanto amava il fratello; ma in quel momento ha dato una prova concreta di questo suo amore.

Questo fatto commovente non ci ricorda forse Gesù, il Buon Pastore che dà la Sua vita per le pecore (Giovanni 10:11)? Per amore, un amore impossibile da comprendere, ha preso il mio posto sotto il giudizio di Dio, e si è lasciato crocifiggere per i miei peccati. Quando sulla croce ha gridato: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” non c’è stata risposta, nessuno è venuto a liberarlo (Salmo 22:1-2). Lui ha sacrificato la Sua vita per tutti quelli che gli avrebbero teso la mano per essere salvati.

Afferrare la Sua mano ha significato per me credere a quello che ha fatto in mio favore: mi ha liberato dai miei peccati, da Satana che mi teneva schiavo e dalla morte, e mi ha dato la vita eterna.

Ora sono legato a Lui per sempre!


lunedì 28 settembre 2026

28 settembre - Morale laica

Non mentite gli uni agli altri, perché vi siete spogliati dell'uomo vecchio con le sue opere e vi siete rivestiti del nuovo, che si va rinnovando in conoscenza a immagine di Colui che l’ha creato.

Colossesi 3:9-10

 

Morale laica

 

La recrudescenza degli atti incivili e della delinquenza è sotto gli occhi di tutti. Si parla di decadenza delle coscienze e, per cercare di contenerla, si propone di tornare ad insegnare una morale laica nelle scuole. Sarà sufficiente? E poi, che valore avrà il suo contenuto se è sprovvisto di tutto quello che Dio insegna nella Bibbia?

L’educazione può migliorare la natura umana e renderla un po’ più idonea a vivere nella società, ma la nostra natura è segnata dalla disubbidienza a Dio; la Bibbia dice che “il cuore dell’uomo concepisce disegni malvagi fin dall’adolescenza” (Genesi 8:21); che è “dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza” (Marco 7:21-22). Questi versetti ci mostrano dunque dov’è la sorgente del male. L’uomo, con interventi politici, con le leggi, con pratiche sociali o religiose, qualche volta arriva ad attenuarne gli effetti visibili, ma la natura umana rimane quella che è.

Dio ha un altro piano: Egli mette da parte la nostra “vecchia” natura, e dà una “nuova” natura a chi crede che Gesù è morto sulla croce ed è risuscitato. Il credente è allora “una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove. E tutto questo viene da Dio, che ci ha riconciliati con Sé per mezzo di Cristo” (2 Corinzi 5:17-18).

Un vero cristiano non è migliore degli altri, ma alla sua conversione è come se nascesse di nuovo, perché riceve una natura capace di agire secondo la volontà di Dio.


domenica 27 settembre 2026

Giosia e le sue riforme (2 Re 22; 2 Cro. 33-35) parte 4

3. L'opera di Giosia

Le gesta del re Giosia ci vengono descritte in dettaglio. Le singole fasi della sua vita possono essere distinte in modo relativamente chiaro l'una dall'altra. All'età di 8 anni diventa re. All'età di 16 anni cominciò a cercare Dio. All'età di 20 anni rimuove gli idoli dal suo regno. All'età di 26 anni inizia il suo lavoro nella casa di Dio, che ha pulito e riparato. La legge di Dio si trova nel lavoro di riparazione. Il suo contenuto colpisce estremamente il re. Si umilia e fa sì che il popolo rinnovi l'alleanza con Dio. In conseguenza di tutto ciò verrà celebrata una Pasqua come non se ne celebrava dai tempi di Samuele.

C'è poi un lungo silenzio nel racconto di Giosia 13 anni di regno sono semplicemente ignorati nella storiografia divina. Viene poi descritta la triste fine di questo grande uomo. Muore in una guerra in cui è entrato volontariamente.

Tutto questo è estremamente istruttivo per noi. Quando applicati a noi stessi e al nostro tempo, vogliamo lasciare che gli eventi ci parlino e trarne principi che siano importanti per la nostra vita pratica.

RIVOLGERSI A DIO

“L'ottavo anno del suo regno, mentre era ancora ragazzo, cominciò a cercare il Dio di Davide suo padre” 2 Cronache 34:3. Un adolescente di 16 anni comincia a interrogarsi su Dio, anzi, comincia a cercarlo. È addirittura possibile cercare Dio? In Romani 3:11 leggiamo: “Non c’è nessuno che cerchi Dio”. Come può essere che Giosia cerchi Dio? Qui apprendiamo un principio importante nel rapporto di Dio con le persone: colui che inizia un'opera in una persona è sempre Dio. In una conversazione con uno dei più grandi teologi del suo tempo, il Signore Gesù dice: “Il vento soffia dove vuole e ne odi il rumore” Giovanni 3:8. Dio opera sulle persone attraverso il Suo Spirito. La domanda è se una persona risponde a questo lavoro o meno. Possiamo aprirci a Dio, ma possiamo anche chiudere. Giosia non lasciò che l'opportunità della sua vita andasse sprecata. Si aprì a Dio  e cominciò a cercarlo.

Possiamo applicare questo alla conversione di una persona? Abbiamo un giovane di 16 anni che sceglie Dio per la sua vita. All'età di 16 anni sei consapevole delle tue azioni. Sei un giovane adulto che prende decisioni indipendenti e importanti. Non dovrebbero tutti chiedersi se hanno già preso la decisione più importante della loro vita? Questo non vuol dire che una persona non possa o non debba convertirsi prima. Al contrario, prima è, meglio è. Né si vuol dire che sia troppo tardi perché una persona anziana si converta. Ma ogni giovane adulto dovrebbe chiedersi seriamente se ha sistemato le cose con Dio.

I giovani sono interessati a molte cose. Il mondo degli adulti si apre loro con molte cose che sembrano desiderabili e che vale la pena impegnarsi al massimo. Anche il mondo professionale comincia a fare le sue richieste. La rotta è fissata. È importante impostare correttamente le priorità. Abbiamo tutti chiarezza sulla decisione più importante della vita? Conosciamo tutti una svolta consapevole verso Dio? Non c'è nulla nella vita che superi il significato di questa decisione. La conversione è un evento di decisiva importanza. La nostra vera storia per Dio inizia solo in questo momento.

La conversione è un allontanamento cosciente dalla vita precedente e allo stesso tempo un volgersi verso Dio. È una decisione che ognuno deve prendere per se stesso. Anche i bambini e i giovani cresciuti in famiglie religiose hanno bisogno del giorno X nella loro vita in cui prendono questa decisione. Se potessi rivolgermi a te personalmente: non puoi vivere della fede dei tuoi genitori o dei tuoi nonni. Anche le apparenze pie non ti servono. Puoi andare alla scuola domenicale, puoi partecipare alle riunioni cristiane domenica dopo domenica, puoi cantare nel coro della chiesa, essere coinvolto nel lavoro giovanile e fare ogni sorta di cose. Se non hai scelto consapevolmente il Signore Gesù, niente di tutto questo ti porterà un passo più vicino a Dio. Ringrazialo se ti ha dato dei genitori credenti che ti hanno mandato alla scuola domenicale. Grazie a Dio per l'opportunità di partecipare alle riunioni domenica dopo domenica. Ma non fermarti qui. Pensa a Giosia. Cominciò a cercare Dio personalmente. Questo è cruciale. Dio può essere trovato solo nella persona di Suo Figlio. Chiunque ha il Signore Gesù ha trovato Dio, sì, lo conosce in modo completamente diverso da come Giosia lo ha mai conosciuto, cioè come Suo Padre nel Signore Gesù. Non rimandare più questa decisione importantissima. Esiste anche il “troppo tardi”. Allora ogni occasione è perduta e non resta che il giudizio eterno.

PULIZIA

La conversione è l’inizio della vita cristiana. È come il segnale di partenza di una corsa. Ecco perché l'apostolo Paolo paragona ripetutamente la nostra vita a una tale corsa. La partenza è ovviamente importante, perché senza di essa la gara non può aver luogo. Ma in circostanze normali nessun velocista penserebbe di abbandonare la gara subito dopo la partenza. Darà tutto per raggiungere l'obiettivo, se possibile prima. Perché noi cristiani spesso ci comportiamo in modo completamente diverso? Siamo soddisfatti di essere salvati e di non finire nella dannazione eterna. Altrimenti, proviamo a prendere ciò che possiamo da questo mondo.

Giosia la pensava diversamente. All'età di 20 anni ha iniziato a mettere le cose in ordine, a fondo. C'erano ogni genere di cose nel suo regno che erano completamente contrarie ai pensieri di Dio. Oggi potremmo dire che si trattava di un bagaglio storico che aveva ereditato dai suoi antenati. Gerusalemme, Giuda e l’ex territorio delle dieci tribù d’Israele erano pieni di idolatria. Le radici di questo male risalivano al re Salomone, che alla fine della sua vita iniziò a servire gli dei stranieri. Da quel momento in poi l’idolatria è sempre esistita in Giuda e in Israele. Qui era importante essere sinceri e non arrendersi. Leggiamo: "L'ottavo anno del suo regno, mentre era ancora ragazzo, cominciò a cercare il Dio di Davide suo padre; e il dodicesimo anno cominciò a purificare Giuda e Gerusalemme dagli alti luoghi, dagli idoli di Astarte, dalle immagini scolpite e dalle immagini fuse" 2 Cr. 34:3. Poi nei versetti 3-7 segue una descrizione dettagliata di questa prima attività di Giosia, che iniziò poco dopo.

Anche nella nostra vita deve esserci un’opera di purificazione di questo tipo. Con la nostra conversione non siamo diventati perfetti e impeccabili. Al contrario, ci rendiamo presto conto che la nostra vecchia natura (la carne) non è cambiata affatto. Ecco perché abbiamo costantemente bisogno di questa pulizia personale. Non è un’azione una tantum ma un processo permanente. Per Giosia, questa purificazione era un prerequisito per la sua ulteriore opera di riforma. Se vogliamo essere disponibili a Dio, allora è anche importante per noi esaminarci alla luce di Dio leggendo regolarmente le Scritture per vedere se c’è qualcosa nella nostra vita che ci contamina e di cosa dobbiamo liberarci.

Allora cosa pensiamo degli idoli che Giosia eliminò così radicalmente? Forse siamo troppo frettolosi nel pensare che tali idoli non esistano più alla fine del XXI secolo. Ma non lasciamoci ingannare! Nonostante tutto il presunto illuminismo, soprattutto i nostri paesi cristiani sono sulla buona strada per ricadere nell’idolatria. Se scoprite qualcosa su ciò che le idee dell'Estremo Oriente si riversano su di noi e su ciò che il movimento New Age, ad esempio, vuole farci credere, vedrete con orrore a quale nuova idolatria si stanno dando molte persone. Satana inizia sempre in piccolo e, prima che ce ne rendiamo conto, ci tiene saldamente in pugno. Soprattutto quando si tratta di occultismo, gli inizi sono spesso apparentemente del tutto insignificanti e innocui. Proprio per questo motivo dobbiamo essere particolarmente vigili.

Per inciso, quanto appena detto, non deve sorprenderci particolarmente. I lettori della Bibbia sanno che una volta che il Signore Gesù portato via i suoi, ci sarà la più terribile forma d'idolatria mai vista. Un uomo si siederà nel tempio di Gerusalemme e affermerà di essere Dio (2 Tess. 2:4). Questa è idolatria allo stato puro. Le ombre di tutto ciò sono già chiaramente visibili oggi. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno sono occhi aperti e un cuore vigile per non inciampare negli ostacoli che Satana vuole frapporre sulla nostra strada.

Tuttavia, l'opera di purificazione di Giosia ci ricorda anche un principio importante che ritroviamo più volte nella Bibbia, il principio della separazione dal male. Mescolarsi con il mondo è una porta verso l’idolatria. I popoli attorno a Israele erano caduti nell’idolatria, e molto presto fu lo stratagemma di Satana quello di mescolare il popolo di Dio con i popoli vicini e i loro principi, azioni e modi di pensare. Satana usa ancora oggi questo vecchio trucco con successo. Per questo l’apostolo Paolo ci avverte: “Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c'è tra la giustizia e l'iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? E quale accordo fra Cristo e Beliar? O quale relazione c'è tra il fedele e l'infedele? E che armonia c'è fra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come disse Dio: Abiterò e camminerò in mezzo a loro, sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Perciò uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d'impuro; e io vi accoglierò. E sarò per voi come un padre e voi sarete come figli e figlie, dice il Signore onnipotente” 2 Cor. 6:14-18.

La mescolanza con il mondo porta facilmente all'idolatria, che ci contamina. Dovremmo stare attenti a questo. Da un lato, tale “unione“ può riferirsi a cose esterne, contatti che inevitabilmente abbiamo perché abitiamo quaggiù. Ciò che è più sottile, però, è la mescolanza con i principi e i modi di pensare di questo mondo. In Romani 12:2 ci viene detto: “E non conformatevi a questo mondo”. Questo consiglio non è attuale? Noi ci riferiamo spesso esclusivamente alle cose esterne, ma poco vegliamo sul nostro modo di pensare.

Dov'è la soluzione? Dovremmo uscire dal mondo? Alcune persone la pensavano così e trascorrevano la vita dietro le mura del monastero. Ma probabilmente non può essere questa la soluzione. Abbiamo compiti in questo mondo e siamo lasciati a testimoniare. Siamo nel mondo, ma non del mondo. No, ciò di cui abbiamo bisogno è una netta separazione dai principi del mondo, rivolgendoci allo stesso tempo al Signore Gesù. Se ci separassimo dal mondo senza rivolgerci al Signore Gesù, la nostra vita sarebbe priva di direzione e di contenuto. Ma una situazione del genere non durerà perché non possiamo vivere nel “vuoto”. Se siamo pieni nei nostri pensieri del Signore, allora i principi di questo mondo non troveranno posto nella nostra vita.

Gli idoli dell'Antico Testamento toglievano il posto a Dio. Invece di adorare Dio, si adoravano gli idoli. Questo è forse vero di noi?  L’apostolo Giovanni ci avverte: “Figlioletti, guardatevi dagli idoli!” 1 Giovanni 5:21. Il Signore Gesù vuole avere il primo posto nella nostra vita. Deve avere la priorità in tutto e il nostro rapporto con Lui deve governare  dirigere la nostra vita.  In cosa possono consistere questi idoli nella vita di un sedicenne? Magari nello sport, nella musica? Cosa possono essere gli idoli nella vita di un ventenne? Forse l'auto, la moda? Quali idoli possono esserci nella vita di un trentenne? Forse la carriera, la famiglia? Cosa sono gli idoli nella vita di un cinquantenne? Magari il giardino, l'arredamento della casa? Abbiamo certamente notato che non è necessariamente una questione se qualcosa sia buono o cattivo. Tutti gli esempi citati non significano automaticamente qualcosa di brutto se non occupano il primo posto nella mia vita. Le cose su questa terra che sono innocue di per sé possono diventare idoli per noi se sono più importanti del Signore Gesù o se non le usiamo nella Sua dipendenza.

Cosa dovremmo fare se ci esaminiamo criticamente e notiamo le carenze? Possiamo seguire l’esempio di Giosia e pentirci. Ciò che Giosia fece non fu solo esteriore non ha solo sistemato la superficie, è arrivato al fondo delle cose. Pertanto, dovremmo mettere da parte tutto ciò che in qualche modo ci allontana dal Signore Gesù. Di pari passo con questo va il volgere totalmente le nostre affezioni verso di Lui. La separazione che non porta al Signore, diceva qualcuno, è sempre una falsa separazione.


(segue)

27 settembre - Avevo paura della morte

Il Salvatore nostro Cristo Gesù… ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l’immortalità mediante il vangelo.

2 Timoteo 1:10

 

E liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita.

Ebrei 2:15

 

Avevo paura della morte

 

“Orfano in tenera età, sono cresciuto nella famiglia alla quale ero stato affidato; All’età dell’adolescenza non sono mai stato un religioso praticante; solo rare volte andavo a messa, ma senza alcun interesse. Nella mia profonda solitudine interiore mi chiedevo spesso: “Perché sono nato?” La morte mi spaventava. Io cercavo la verità e anche la gioia, senza essere sicuro che le avrei trovate. Ma Dio conosceva le mie ansie. Un giorno, una persona di fiducia mi ha parlato della preghiera dicendomi che potevo indirizzarmi a Dio in modo semplice e diretto; e nella mia disperazione l’ho invocato.

Qualche tempo dopo, al mercato, ho avuto occasione di parlare con un uomo che aveva uno stand di Bibbie il quale mi ha dimostrato che soltanto nella Bibbia si trova la verità. Questo mi ha illuminato, e per saperne di più ho partecipato a una riunione in una chiesa cristiana. L’amore fraterno che mi è stato dimostrato mi ha subito colpito; qualcuno mi ha poi spiegato che dovevo riconoscere di essere un peccatore e pentirmi. La predicazione che è seguita mi ha convinto che ero ancora schiavo del mio peccato, e quella sera stessa ho capito che Cristo era morto alla croce per i miei peccati e ho dato la mia vita a Dio. All’improvviso  mi sono sentito leggero come se un peso mi fosse caduto dalle spalle. Malgrado le difficoltà della vita, il vuoto che sentivo è stato colmato dalla presenza di Gesù dentro di me. Dio ha guarito il mio cuore da tutte le ferite del passato.

Questo è avvenuto 19 anni fa. Ora non ho più paura di quello che c’è dopo la morte perché Gesù mi ha dato la certezza della vita eterna. Ora vivo in pace con Lui e godo del Suo amore”

Tony M.

sabato 26 settembre 2026

Giosia e le sue riforme (2 Re 22; 2 Cro. 33-35) parte 3

2. I segni di Giosia

UNA VITA DI GIUSTIZIA PRATICA

Giosia fece ciò che era giusto agli occhi del Signore. Gli era chiaro che Dio vedeva tutto ciò che faceva e che stava cercando di compiacerlo. Questa caratteristica è in contrasto con ciò che leggiamo più e più volte nel libro dei Giudici, dove si dice: “Ciascuno ha fatto ciò che era giusto ai suoi occhi”.

In che tempo stiamo vivendo? Se guardiamo realisticamente agli sviluppi del cristianesimo, non è difficile per noi vedere che la maggior parte delle persone che si definiscono cristiane vivono secondo la propria volontà. La volontà di Dio sembra scomoda e quindi in gran parte non viene più seguita. Ciò che dice la Parola di Dio non ha più alcun ruolo o viene piegato in modo che alla fine corrisponda alla propria volontà. Come spiegare altrimenti il fatto che, con la Bibbia in mano, si accetta, ad esempio, l'omosessualità come predisposizione data da Dio e si sposano addirittura coppie dello stesso sesso in chiesa?

Ma non vogliamo lasciare che i nostri pensieri vaghino lontano o cerchino esempi estremi. La domanda è per te e me: siamo disposti a chiedere la volontà di Dio per la nostra vita? Siamo disposti a fare ciò che è giusto agli occhi di nostro Signore? Nei termini del Nuovo Testamento, questo è un comportamento di rettitudine pratica che porta i giudizi personali in armonia con i pensieri di Dio. Questa domanda riguarda direttamente la nostra vita quotidiana, sia personale che comunitaria. Dove sono gli ambiti della mia vita, della mia famiglia, in cui preferirei fare la mia volontà e non chiedere la volontà di Dio? La volontà di Dio è forse scomoda per me? Oppure ci sono comportamenti che non voglio cambiare perché ci sono abituato?

Questa domanda si pone anche nella nostra vita comunitaria come assemblea locale (chiesa). Siamo disposti a fare ciò che è giusto agli occhi del Signore, o abbiamo forse adottato principi conformi alla nostra volontà e alle nostre idee? Spesso tali deviazioni iniziano in cose apparentemente piccole. Per questo vogliamo imparare da Giosia a chiedere la volontà del Signore in ogni cosa e ad agire di conseguenza.

UNA VITA SULLE ORME DEI NOSTRI ANTENATI

Giosia seguì le orme del suo antenato Davide. Davide era un uomo secondo il cuore di Dio. La sua vita era stata impeccabile? Piuttosto il contrario. La Parola di Dio ci mostra i punti di forza, ma allo stesso tempo non nasconde le debolezze di quest'uomo. Ciò che distingueva Davide, l'uomo secondo il cuore di Dio, era il fatto che trovava sempre la strada per tornare al suo Dio attraverso la confessione. Così Giosia prese Davide come modello perché trovò in lui qualcosa che valeva la pena imitare.

Non conosciamo anche noi uomini e donne che possiamo usare come modelli, uomini e donne spirituali che non sono più in vita ma che hanno lasciato dietro di sé tracce di benedizione? Non si tratta di seguire le persone e semplicemente adottare tutto ciò che hanno detto, scritto e fatto. Ogni generazione scrive la propria storia. Ogni generazione vive in un ambiente diverso. Ogni generazione ha le sue esperienze. Vale anche per noi: “Tutto ciò che avete ereditato dai vostri padri, acquistatelo per possederlo”. Non possiamo vivere secondo la fede dei nostri antenati, ma possiamo comunque trarre beneficio e imparare dalla loro fede. Anche il Nuovo Testamento ci dice di fare questo: “Ricordate i vostri capi che vi hanno annunziato la parola di Dio e, guardando l’esito della loro condotta, imitate la loro fede” (Ebrei 13:7). Non si tratta quindi di “venerare” questi leader (anche se abbiamo per loro grande rispetto e traiamo grande beneficio dai loro scritti), e nemmeno di “imitarli”, ma piuttosto di vedere quale sia la grazia di Dio operante in loro. Questo è esattamente ciò che possiamo e dobbiamo dare come esempio.

UNA VITA DI EQUILIBRIO

Giosia è l'unico uomo di Dio nell'Antico Testamento a cui viene data testimonianza di non scostarsi nel suo cammino né a destra né a sinistra. Era un uomo da compromessi? Era un uomo che cercava sempre la via di mezzo? Era un uomo che non voleva offendere nessuno e accontentare tutti? La sua storia dimostra che non era così. Giosia non cercava compromessi o una via di mezzo. Al contrario, ha ripulito radicalmente ogni cosa, e questo genere di “pulizia” senza dubbio non è stata piacevole per molte persone. No, il fatto che non deviasse né a destra né a sinistra ci dimostra che era un giovane deciso ed equilibrato. Coerente nell'attuare la Parola di Dio nella sua vita, evitò anche ogni forma di estremismo.

È da notare che non viene esplicitamente dichiarato da cosa deviò, né a destra né a sinistra. Tuttavia, Dio aveva ripetutamente chiesto al Suo popolo in relazione ai Suoi comandamenti di non deviare né a destra né a sinistra (Deuteronomio 5:32; 17:11, 20; 28:14). Il punto per noi non è allontanarci dalla Parola di Dio, ma applicarla in modo chiaro e deciso nella nostra vita. Deviare da questo può significare, da un lato, che stiamo togliendo qualcosa al messaggio della Parola di Dio, ma dall'altro può anche significare che stiamo aggiungendo qualcosa a quella Parola. Entrambi i pericoli non sono estremamente attuali oggi? Non siamo facilmente inclini a cadere in un estremo o nell'altro? Questo ci porta a diventare indifferenti e tolleranti verso il male e a cadere in una falsa libertà.

L'apostolo Paolo mette in guardia i galati da questi due estremi. In primo luogo, vengono avvertiti di non lasciarsi trascinare sotto il giogo della schiavitù. Ciò accadde ai Galati che andavano oltre ciò che Dio aveva detto loro, e questo in definitiva è legalismo (Galati 5:1). Ma poi l'apostolo mostra loro il pericolo che sta dall'altra parte. Né dovrebbero usare la loro libertà cristiana come scusa per la carne (Galati 5:13). Chi fa questo alla fine toglie qualcosa alla Parola di Dio e diventa indifferente e superficiale.

Non abbiamo bisogno di fratelli e sorelle equilibrati, soprattutto nel nostro tempo in cui le opinioni sono sempre più divergenti? Non vogliamo essere quelli che vanno per la propria strada, "per la via di giustizia" (Proverbi 8:20)? Qualsiasi tipo di estremismo non viene da Dio. Ciò di cui abbiamo bisogno è un’applicazione coerente dell’intera Parola di Dio a tutti gli ambiti della nostra vita. Qualcuno una volta disse molto giustamente: “Dovremmo essere aperti a tutto ciò che viene da Dio e chiusi a tutto ciò che non viene da Lui”.


(segue)

26 settembre - Ogni tipo di preghiera (5)

Dal ventre del pesce Giona pregò il SIGNORE, il suo Dio, e disse: “Io ho gridato al SIGNORE, dal fondo della mia angoscia, ed Egli mi ha risposto”… Io dicevo: “Sono cacciato lontano dal Tuo sguardo! Come potrei vedere ancora il Tuo tempio santo?”

Giona 2:2-5

 

Ogni tipo di preghiera (5)

Giona: un grido di angoscia.

 

Dio affida al profeta Giona una missione: portare un messaggio agli abitanti pagani e malvagi della città di Ninive. Un messaggio severo di un giudizio imminente che avrebbe potuto spingere i Niniviti a pentirsi… ed proprio questo che Giona non avrebbe voluto! Così fugge lontano imbarcandosi su una nave che va dalla parte opposta. Ma Dio, che lo segue, manda una violenta tempesta. La nave sta per colare a picco e i marinai, terrorizzati, svegliano Giona che dorme tranquillamente. Suo malgrado, il profeta è costretto a confessare che la causa di quella tempesta è lui per la sua disubbidienza al Signore. Perché ritorni la calma, Giona comanda ai marinai di gettarlo in mare e questi, titubanti e dopo avere cercato invano una soluzione alternativa, eseguono il suo ordine. Così Giona è in alto mare che si dibatte fra i flutti; per i marinai è perduto, ma Dio non lo lascia annegare. Dio prepara un grande animale marino che ingoia Giona il quale, miracolosamente preservato, passa tre giorni nel suo ventre, lontano da ogni soccorso umano. Allora, dal profondo della sua angoscia, grida al “suo Dio”. Questo Dio, da cui lui fuggiva, lo ascolta da quel luogo insolito, dove nessuno lo poteva udire. Ecco cosa dice il profeta: “Io ho gridato al SIGNORE, dal fondo della mia angoscia, ed Egli mi ha risposto” (Giona 2:3). Mentre è ancora nel fondo della sua strana “prigione”, Giona ha la certezza di essere stato udito. Al terzo giorno, Dio comanda al pesce di vomitarlo sulla terra ferma, vicino a Ninive; e questa volta Giona porterà a termine la sua missione. I Niniviti si pentono e Dio li risparmia!

La nostra disubbidienza a Dio ci porta, a volte, in situazioni disperate; ma possiamo, anche in tali situazioni, chiamare Dio in nostro aiuto, certi di essere da Lui ascoltati!


venerdì 25 settembre 2026

25 settembre - Malvagi?

Lasci l’empio la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al SIGNORE, che avrà pietà di lui, al nostro Dio, che non si stanca di perdonare.

Isaia 55:7

 

Malvagi?

 

Automobili incendiate, vetrine spezzate, atti di violenza gratuita: ecco l’opera di molti facinorosi. Noi diciamo: bisogna punirli! Certo, ma dobbiamo anche riconoscere che la cattiveria è nel fondo del cuore di ognuno di noi. Spesso l’educazione permette di canalizzare o di frenare la violenza; ma quante volte, in determinate circostanze, il fondo del nostro cuore è messo a nudo! Che sia educato oppure no, religioso o meno, il cuore naturale è caratterizzato dal peccato. La constatazione che Dio fa riguardo alla Sua creatura lontana da Lui è senza appello: “Non c’è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Romani 3:22-23).

L’uomo non ha forse dato la prova inconfutabile della propria malvagità quando ha crocifisso il Signore Gesù? Pilato, autorità dell’epoca, aveva dichiarato: “Dopo averlo esaminato in presenza vostra, non ho trovato in Lui nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neppure Erode.… Ecco, Egli non ha fatto nulla che sia degno di morte” (Luca 23:14-15). Eppure Gesù Cristo, il Giusto, è stato condannato e messo a morte (Giacomo 5:6). Lui, il Figlio di Dio, si è lasciato crocifiggere, compiendo così per mezzo del sacrificio di Se stesso l’opera grazie alla quale il malvagio può essere perdonato. Ma Dio invita tutti gli uomini a pentirsi, a credere e a cambiare vita.

Tutti coloro che annunciano questo messaggio di salvezza non esitino a dire come l’apostolo Paolo: “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori dei quali io sono il primo. Ma per questo mi è stata fatta misericordia… affinché io servissi di esempio a quanti in seguito avrebbero creduto in Lui per avere vita eterna” (1 Timoteo 1:15-16).


giovedì 24 settembre 2026

24 settembre - Pazienza e fede

Gesù disse ai Suoi discepoli: “Se tuo fratello pecca, riprendilo; e se si ravvede, perdonalo. Se ha peccato contro di te sette volte al giorno, e sette volte torna da te e ti dice: "Mi pento", perdonalo”. Allora gli apostoli dissero al Signore: “Aumentaci la fede!”

Luca 17:1-5

 

Pazienza e fede

 

Gesù ci insegna ad avere pazienza e amore verso gli altri, e ci presenta il caso di un uomo che aveva fatto torto ad un suo amico molte volte, e che ogni volta tornava a chiedergli perdono riconoscendo il proprio errore. Proviamo a metterci al posto dell’uno o dell’altro:

– Se fossimo al posto di chi è in colpa, saremmo tornati a chiedere perdono fino a sette volte di seguito? Non rimandiamo spesso a domani la confessione dei torti che potrebbero essere regolati oggi stesso?

– Se fossimo al posto di chi è stato offeso, saremmo capaci di dimenticare ogni volta il torto o l’offesa che ci è stata fatta?

I discepoli del Signore si ponevano queste domande senza farsi illusioni sulle proprie capacità. Per raggiungere l’esempio che Gesù dà, chiedono di avere una fede più grande, per vivere con amore e pazienza; perché è per la fede che si può vivere in questo modo. Il Signore Gesù dice che la fede rende possibile ciò che è impossibile, e dà loro questo esempio: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo sicomoro: "Sradicati e trapiantati nel mare, e vi ubbidirebbe” (Luca 17:6).

Dio risponde sempre alla fede con bontà e misericordia; e la Sua risposta va sovente molto più in là della nostra misura! Hudson Tylor (1832-1905), missionario in Cina, ha più volte fatto questa esperienza, e diceva a proposito del versetto di Luca: Non è di una grande fede che abbiamo bisogno, ma della fede in un grande Dio”.


mercoledì 23 settembre 2026

23 settembre - Orgoglio

Chi ha un cuore superbo è in abominio al SIGNORE; certo è che non rimarrà impunito.

Proverbi 16:5

 

Rivestitevi di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili.

1 Pietro 5:5

 

Orgoglio

 

La caratteristica più radicata in ogni uomo, in ogni tempo, è certamente l’orgoglio. Satana aveva tentato Adamo ed Eva dicendo loro: “Sarete come Dio” (Genesi 3:5). Lo hanno ascoltato e hanno offeso Dio, mostrato che c’era dell’orgoglio nel loro cuore. Abbiamo tutti questa tendenza a volerci innalzare. La continua ricerca di denaro, di potere, di onore governa la nostra società, e la storia dell’umanità conferma questa volontà dell’uomo di dominare mettendo Dio in disparte.

Il Signore Gesù, venendo in questo mondo, è vissuto in modo completamente diverso. Lui, il Figlio di Dio, si è abbassato divenendo simile agli uomini. Nato in una stalla, da una modesta famiglia, è stato incompreso e rifiutato. Coloro che ha scelto come discepoli erano, essi stessi, uomini semplici e modesti. La gloria del nostro Signore Gesù consisteva nel seguire un cammino inverso a quello dell’uomo: ha abbassato Se stesso sempre di più, fino alla morte, la morte infamante della crocifissione (Filippesi 2:8).

Anche noi, come tutti, a volte pensiamo e agiamo con orgoglio; soltanto se i nostri cuori e i nostri pensieri sono occupati e nutriti di Cristo, l’Uomo perfetto, il vero modello di umiltà, potremo assomigliare un po' a Lui e rallegrare il cuore di Dio.

Gesù stesso ci dice: “Imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore” (Matteo 11:29).