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giovedì 30 aprile 2026

30 aprile - Dio ode, Dio risponde

I giusti gridano e il SIGNORE li ascolta; li libera da tutte le loro disgrazie.

Salmo 34:17

 

Quelli che hanno timore del SIGNORE si sono parlati l’un l’altro; il SIGNORE è stato attento e ha ascoltato.

Malachia 3:16

 

Dio ode, Dio risponde

 

Ci può fare impressione sapere che nessuna parola che pronunciamo sfugge a Dio! Egli ode tutto. Menzogne, ingiurie, volgarità, sono percepite da Lui come oltraggi alla sua dignità da parte della sua creatura. Gesù dice che “di ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio” (Matteo 12:36).

Beati noi che, avendo messo la nostra fiducia nel Salvatore, abbiamo la certezza che i nostri peccati sono cancellati dal suo sangue! Noi non verremo in giudizio, non saremo giudicati. Però, anche le nostre parole sono udite da Dio! Che nessuna parola sconveniente esca dalla nostra bocca e vada a rattristare il nostro Signore che ci ha riscattati al prezzo della propria vita (Efesini 4:29; 5:3, 4)! Facciamo piuttosto salire a Lui i nostri ringraziamenti per tutti i suoi benefici, ed esponiamogli liberamente i nostri bisogni con preghiere fiduciose. Egli ci ascolta, sta attento e risponde (Salmo 65:2).

Egli è anche attento a tutte le riflessioni che i suoi figli fanno tra loro. Trova piacere a sentirli parlare l’un l’altro del loro comune Salvatore, della sua bontà, delle risposte alle loro preghiere, della loro speranza di essere presto con Lui. Per questo bisogna che i loro cuori e i loro pensieri siano occupati di Lui perché “dall’abbondanza del cuore la bocca parla” (Matteo 12:34). Se lo amiamo veramente, sarà Lui il soggetto delle nostre conversazioni, e il nostro Padre ne gioirà. 

mercoledì 29 aprile 2026

Panoramica di Levitico 23 (1/9)

Introduzione

Il Vecchio Testamento, spesso viene definito come una figura del Nuovo, infatti contiene molti simboli o figure di verità che troviamo rivelate solo nel Nuovo Testamento. Ci sono personaggi, come Isacco, che sono una figura di Cristo; troviamo, nella storia del popolo d’Israele, dopo la loro liberazione dall’Egitto, una costruzione come il tabernacolo, che è una figura molto completa di Cristo e della Sua chiesa, e le offerte che ci parlano dell’unico sacrificio del Signore Gesù.

Nelle sette feste del SIGNORE, che leggiamo in Levitico 23, troviamo descritto il rapporto spirituale di Dio con questo mondo dalla croce in poi. Queste feste stabilite, o periodi di festa, per il popolo d’Israele, erano delle occasioni per avvicinarsi a Dio, infatti Egli desiderava avere attorno a sé il Suo popolo terreno, ma questo non è tutto, infatti desidera dare delle istruzioni anche a noi. Ad esempio nella prima Lettera ai Corinzi capitolo 9 versetti 9,10, quando Paolo scrive di “non mettere la museruola al bue che trebbia il grano”, fa intendere che Dio non pensava solo ai buoi, ma questa scrittura si anche ai Suoi servitori. Questo principio si applica anche alle feste dell’Eterno.


(segue)

29 aprile - La prova dell’amore di Dio

In questo si è manifestato per noi l’amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo, affinché, per mezzo di lui, vivessimo.

Noi lo amiamo perché egli ci ha amati per primo.

1 Giovanni 4:9, 19

 

La prova dell’amore di Dio

 

Il re Davide testimoniava così dell’amore di Dio: “Non ho mai visto il giusto abbandonato” (Salmo 37:25). Tuttavia, l’unico Giusto che sia mai vissuto sulla terra, il Signore Gesù, ha dovuto essere abbandonato, quando, sulla croce, espiava i nostri peccati! Egli ha gridato: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Salmo 22:1; Matteo 27:46). “Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio” (1 Pietro 3:18).

Come può il nostro cuore restare insensibile di fronte a quest’infinito amore di Dio? Ancora oggi Egli ci dice che ha tanto amato il mondo fino a dare il suo unico Figlio, affinché chi crede in lui abbia la vita eterna (Giovanni 3:16). Soltanto la croce di Cristo risponde ai bisogni della nostra anima, poiché sulla croce Egli ha subìto il castigo che noi meritavamo. Confessargli i nostri peccati e credere in Lui è per noi la vita, la vita eterna.

Lettori credenti, se siamo coscienti dell’immensità dell’amore di Cristo, non ci sentiamo forse spinti a seguire un cammino di santità, ricordando quanto Egli ha sofferto per i nostri peccati quando è stato abbandonato da Dio durante quelle tre ore di tenebre? Viviamo per Lui! Aspettiamo il suo ritorno con una vita di fedeltà, unendo la nostra voce a quella dello Spirito per dirgli: “Vieni, Signore Gesù!” (Apocalisse 22:20).

martedì 28 aprile 2026

28 aprile - Ero un “hooligan”

Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove. E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Gesù Cristo.

2 Corinzi 5:17-18

 

Ero un “hooligan”

 

Olivier S. era un hooligan, un teppista. Dopo ogni partita di calcio partecipava ai tafferugli contro i tifosi avversari e la polizia. La violenza, l’alcol e l’odio sono stati i suoi compagni di gioventù. A diciassette anni, Olivier si ritrova per la prima volta in prigione. Scontata la pena, ritorna alla violenza.

Col passare dei mesi, Olivier si sente sempre peggio e gli sembra di essere entrato in un vicolo cieco. Deve trascorrere un certo tempo in clinica per disintossicarsi. Durante una passeggiata, rivolge a Gesù una preghiera: “Se esisti veramente, fatti conoscere, adesso”. Salendo sulla collina, si indirizza di nuovo al Signore, ma non accade nulla. Arrivato in cima, proprio lì davanti a lui, vede un cartello: Centro Cristiano.

Olivier è tremante ed esita a riconoscere che si tratta di una risposta divina. Entra e si sofferma a leggere un prospetto trovato all’accettazione. All’improvviso si sente toccare la spalla; uno gli domanda: “Cerchi qualcuno?” Olivier non risponde. “Se avessi detto a quella persona che cercavo Gesù, sarei sembrato ridicolo!” Tuttavia lo sconosciuto lo fissa e gli dice: “Credo che tu sia alla ricerca di Dio”. Così è troppo! Olivier fugge e scende dalla collina. “All’improvviso, nella mia mente, ho rivisto la mia vita, come un film: il tifoso sanguinante che ho picchiato, le risse, le violenze, tutto. Non facevo che piangere. In quel momento per me si è aperto il cielo; volevo cominciare una nuova vita”. E la sua vita ha avuto effettivamente un nuovo inizio, verso il bene, con l’aiuto della potente grazia di Dio.


lunedì 27 aprile 2026

27 aprile - Raggi X

La parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore. E non v’è nessuna creatura che possa nascondersi davanti a lui; ma tutte le cose sono nude e scoperte davanti agli occhi di colui al quale dobbiamo render conto.

Ebrei 4:12-13

 

Raggi X

 

Nel 1895, il fisico tedesco Wilhelm Roentgen scopre un nuovo tipo di raggi, i raggi X. Questi raggi attraversano tutto il corpo e permettono di vedere quel che c’è all’interno. Da allora, i progressi della tecnica hanno perfezionato i mezzi di esplorazione del corpo umano: la TAC e la risonanza magnetica vengono oggi usate correntemente. Questa “trasparenza del corpo” permette di localizzare le cause di certe malattie e di curarle con successo.

Ma resta impossibile per la scienza discernere i pensieri, le motivazioni, i desideri. Quanta ipocrisia, quanta finzione e pensieri malvagi si trovano in noi senza che nessuno se ne accorga! Nessuno… a parte Dio! Egli conosce di noi anche le cose di cui noi stessi non abbiamo consapevolezza; e vedendo tante cattive tendenze, i rancori, le falsità, l’odio, cosa farà? Ci respingerà? No, Dio vuole guarirci. Egli è il Medico dell’anima.

Quando leggiamo la Bibbia con onestà, siamo penetrati dalla luce divina, come accade al nostro corpo in occasione di una radiografia. Essa ci rivela cose che cerchiamo di nascondere agli altri e forse anche a noi stessi. E ci porta al pentimento, ci fa sentire il bisogno di cambiare vita per essere d’accordo con ciò che Dio dice. Contrariamente ai raggi X che, a dosi elevate, distruggono le nostre cellule, la luce della Parola di Dio produce guarigione e vita, e ci fa conoscere Gesù, “la vera luce che illumina ogni uomo” (Giovanni 1:9).


domenica 26 aprile 2026

26 aprile - Tutti in accappatoio!

Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio.

Romani 3:23

 

Dio non ha riguardi personali; ma… in qualunque nazione chi lo teme e opera giustamente gli è gradito.

Atti 10:34-35

 

Tutti in accappatoio!

 

Nello stabilimento di cure termali in cui mi trovo per motivi di salute, mi sembra che tutte le persone si rassomiglino. Non so dire se il mio vicino si veste abitualmente con eleganza o con abito sportivo; non so nemmeno se è arrivato a piedi, in taxi, o in Rolls Royce. Le differenze sociali e i simboli esteriori della ricchezza sono aboliti. Siamo tutti allo stesso livello, siamo tutti in accappatoio… e tutti curati con la medesima terapia.

Questo mi ricorda che Dio non fa differenza fra le persone. Il colore della pelle, l’estrazione sociale o il livello culturale non hanno importanza per Lui. Il suo verdetto è uguale per tutti: “Non c’è distinzione: tutti hanno peccato”. Ognuno di noi dovrebbe preoccuparsi di questa valutazione divina, molto più che dell’opinione dei nostri simili, poiché è al Dio giusto e santo che ognuno dovrà un giorno rendere conto.

Ma se Dio ha “rinchiuso tutti nella disubbidienza”, è “per far misericordia a tutti” (Romani 11:32). Il Dio santo è anche il Dio d’amore che promette la liberazione e il perdono a chiunque accetta Gesù come proprio Salvatore. Anche tu che leggi questo foglietto sei chiamato in causa. Dio ti ama così come sei, con le tue qualità e le tue mancanze, la tua ricchezza o la tua povertà, la tua energia o la tua debolezza. Anche per te ha dato il suo unico Figlio, affinché tu non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3:16). 


sabato 25 aprile 2026

25 aprile - La ricerca accanita delle ricchezze

Chi confida nelle sue ricchezze cadrà.

Proverbi 11:28

 

L’inganno delle ricchezze, l’avidità delle altre cose… soffocano la parola.

Marco 4:19

 

La ricerca accanita delle ricchezze

(leggere 1 Timoteo 6:7-10, 17-19)

 

Nel passo di 1 Timoteo 6:7-10 Paolo si rivolge a “quelli che vogliono arricchire”. Egli mostra in quale laccio si cade se ci si dà alla ricerca accanita delle ricchezze. L’ansia di arricchire occupa i pensieri, distoglie dai problemi più importanti della vita e può spingere ad accettare dei compromessi con la propria coscienza. Notiamo che Paolo s’indirizza a dei credenti, e li preavvisa che una tale ricerca oltre ad essere inutile, può trascinare con sé ogni sorta di male e guastare la testimonianza che va resa al Signore.

Il secondo passo si indirizza a chi già è ricco “in questo mondo”, senza precisare l’origine né la misura di questa ricchezza. Poco importa che sia molta o poca; il pericolo è lo stesso. La prima esortazione è di non essere “di animo orgoglioso”, perché facilmente il fatto di essere più ricchi spinge a credersi anche più importanti e a trattare gli altri con superiorità. Paolo esorta poi a non riporre la speranza nell’incertezza delle ricchezze, a non fidarsi del livello di benessere che si è raggiunto, ma a riporre la fiducia in Dio solo.

Seguono poi quattro esortazioni positive e molto chiare: fare del bene, arricchirsi di opere buone, essere generosi nel donare, pronti a dare, “così da mettersi da parte un tesoro ben fondato per l’avvenire, per ottenere la vera vita”. La liberalità e la fedeltà nell’amministrazione dei beni materiali che ci sono affidati aiuta ad afferrare le ricchezze spirituali, le sole vere.


venerdì 24 aprile 2026

24 aprile - Credere e dichiarare la propria fede

Diceva: “Se riesco a toccare almeno le sue vesti, sarò salva”.

(Gesù le disse:) “Figliuola, la tua fede ti ha salvata; va’ in pace e sii guarita dal tuo male”.

Marco 5:28, 34

 

Credere e dichiarare la propria fede

Gesù ci parla: leggere Marco 5:24-34

 

Una folla circonda Gesù. Una donna malata da dodici anni gli si avvicina e tocca la sua veste. Subito sente di essere guarita. Nessuno ha visto nulla, ma Gesù dice: “Chi mi ha toccato le vesti?” Molte persone gli si accalcano intorno e toccano inevitabilmente i suoi vestiti, ma Lui sa che quella donna lo ha toccato e lo ha fatto con fede. Ora è guarita e il Signore lo sa, ma non vuole che finisca così: bisogna che ella gli dichiari apertamente la sua condizione vecchia e nuova. Allora la donna, tremante, si fa avanti e racconta della sua malattia e di come è stata guarita.

Perché ha agito di nascosto? Temeva forse un rimprovero? Invece di una riprensione, sente Gesù che le dice: “Figliuola, la tua fede ti ha salvata; va’ in pace e sii guarita dal tuo male”. Non solo ella sente di essere guarita, ma lo viene a sapere dalla bocca stessa di Gesù. A salvarla e a guarirla è stata la fede nella potenza del Signore.

Sono passati venti secoli e Gesù è ancora presente per soccorrere chi crede. Egli solo può portare il vero rimedio al nostro stato morale. Ma bisogna cercarlo, avvicinarsi a Lui, afferrare per mezzo della fede il significato e il valore del suo sacrificio alla croce, e renderne testimonianza.

Possiamo credere in segreto, ma il Signore desidera che quelli che ci stanno attorno sappiano l’opera che ha fatto in noi. Credere segretamente priva il Signore dell’onore che gli è dovuto e non è di alcun aiuto a chi ancora non lo conosce.

giovedì 23 aprile 2026

23 aprile - “Lasciatevi tentare”!

La pietà, con animo contento del proprio stato, è un grande guadagno.

1 Timoteo 6:6

 

Di tutto quello che i miei occhi desideravano io nulla rifiutai loro; non privai il cuore di nessuna gioia… ed ecco che tutto era vanità, un correre dietro al vento, e che non se ne trae alcun profitto sotto il sole.

Ecclesiaste 2:10, 11

 

“Lasciatevi tentare”!

Leggere Ecclesiaste 2:1-11

 

Senz’altro avete già letto una frase del genere su qualche messaggio pubblicitario! Volendo credere agli inserzionisti, basta lasciarsi tentare da una bella automobile, da un gioiello lussuoso o un viaggio all’altro capo del mondo per essere felici.

Ma cosa dice la Parola di Dio? Negli scritti di Salomone, il re più ricco della storia, troviamo un chiaro avvertimento: egli dice che “tutto è vanità e un correre dietro al vento” e che “non se ne trae alcun profitto sotto il sole” (Ecclesiaste 2:11). Satana, il grande seduttore, fa luccicare davanti a noi una gran quantità di offerte attraenti. Non sono altro che manovre di distrazione per ingannarci e impedirci di trovare il desiderio e il tempo di cercare Dio e di essere in relazione con Lui. Non prestiamo orecchio alla sua voce, non permettiamogli di impadronirsi dei nostri pensieri con le cose apparenti, che sono solo temporanee e ci distolgono da ciò che è eterno (2 Corinzi 4:18).

Nei nostri paesi ricchi, i cristiani corrono il grave pericolo di lasciarsi contagiare dalla tendenza della società consumistica. Impegniamoci ad essere sobri nell’utilizzo del nostro tempo e del nostro denaro. Stiamo attenti a non sciupare ciò che Dio ci dona nella soddisfazione di piaceri passeggeri. Quanto all’utilizzo di ciò che possediamo, l’apostolo Paolo ci dice di “fare del bene, d’arricchirsi di opere buone, di essere generosi nel donare, pronti a dare, così da mettersi da parte un tesoro ben fondato per l’avvenire, per ottenere la vera vita” (1 Timoteo 6:18, 19). 

mercoledì 22 aprile 2026

22 aprile - Cristo ci ha riscattati

Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: ‘Maledetto chiunque è appeso al legno’), affinché la benedizione di Abraamo venisse sugli stranieri in Cristo Gesù, e ricevessimo, per mezzo della fede, lo Spirito promesso.

Galati 3:13-14

 

Cristo ci ha riscattati

 

Come sfuggire alla “maledizione” della legge di Dio, che ci condanna tutti, indistintamente? Forse cercando di rimediare ai nostri peccati, agli errori, alle trasgressioni con delle opere meritorie? Questo è l’insegnamento di molte false religioni, che purtroppo ha trovato e trova una favorevole accoglienza in gran parte dei cristiani. Nessuno di noi può rimediare ai propri peccati; lo precisa l’apostolo Paolo in Romani 2 e 3, quando scrive che “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (3:23). Ma, meraviglia della grazia di Dio, è anche scritto che “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi” (Galati 3:13). “Colui che non ha conosciuto peccato, Egli (Dio) lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui” (2 Corinzi 5:21).

Il castigo che ci dà la pace è stato sul Signore: Dio “ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti” (Isaia 53:5-6). Egli ha portato i nostri peccati, ne ha subito il castigo, e la giustizia di Dio è stata pienamente manifestata. Dio ora è giusto verso il suo Figlio quando perdona e salva “colui che ha fede in Gesù” (Romani 3:26).

Grazie al suo sacrificio, la benedizione di Dio viene su tutti quelli che credono, i quali ricevono “per mezzo della fede, lo Spirito promesso” (Galati 3:12). Quanti motivi abbiamo per adorare e  onorare il Signore, e celebrare la grazia e la potenza di Dio!

           

martedì 21 aprile 2026

21 aprile - Scoraggiato?

Gettando su di lui (Dio) ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi.

1 Pietro 5:7

 

O SIGNORE, al mattino tu ascolti la mia voce; al mattino ti offro la mia preghiera e attendo un tuo cenno.

Salmo 5:3

 

Scoraggiato?

1 Samuele 30:1-6

 

Inseguito dal re Saul che cerca la sua vita, scoraggiato da mesi di fuga, Davide fa amicizia col re dei Filistei, nemici di Israele, e un giorno è costretto a partire in guerra contro il suo stesso popolo! Ma grazie a Dio, i capi dei Filistei, temendo un voltafaccia di Davide durante il combattimento, lo rimandano indietro con tutti i suoi soldati.

Tornando nella città dove abitava, Davide trova una situazione disperata: la città è stata incendiata; le donne e i bambini rapiti, tutti i beni depredati. I suoi uomini, guerrieri valorosi, costernati e in lacrime, lo ritengono responsabile di quella catastrofe e parlano di lapidarlo. Quale sarà la reazione di Davide che si sente solo e sa di essere colpevole? Come reagirà quest’uomo di fede perseguitato da Saul, respinto dai Filistei, minacciato dai suoi stessi soldati, privato della sua famiglia e dei suoi beni? È scritto che “Davide si fortificò nel SIGNORE, nel suo Dio” (v. 6). Poi, umilmente, consulta Dio chiedendogli come dovrà comportarsi, e Dio glielo indica e gli accorda una liberazione meravigliosa.

Che esempio per noi! Se lo scoraggiamento ci assale, se la consapevolezza delle nostre colpe ci opprime, se la solitudine ci fa soffrire, la grazia di Dio è sempre a portata di mano. Andiamo a Lui! Egli ci ascolta, ci aiuta, fortifica la nostra anima, riaccende la speranza. Non c’è peccato troppo grande che non possa essere confessato o che ci impedisca di pregare. Non c’è situazione troppo pesante alla quale Egli non possa far fronte. Diamogli fiducia!

lunedì 20 aprile 2026

20 aprile - Dove brilla la nostra luce?

Voi siete la luce del mondo… Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.

Matteo 5:14-16

 

Dove brilla la nostra luce?

 

Quando crediamo al Signore Gesù, Dio accende in noi una luce e ci chiede di farla risplendere attorno a noi. Dove brilla la nostra luce? Nella parabola di Matteo 5:15 la lampada splende per “tutti quelli che sono in casa”. Infatti, la prima testimonianza del credente è nella propria famiglia. Quando una persona ha dato il cuore al Signore, è là che deve dimostrare, prima che altrove, il cambiamento avvenuto nella sua vita.

Ma Luca 8:16 dice che la lampada splende affinché “chi entra veda la luce”. Se entrano in casa nostra degli ospiti o degli estranei, si rendono conto che la nostra è una famiglia di credenti?  Quando gli inviati di Babilonia andarono a far visita al re Ezechia, il profeta Isaia gli domandò: “Che cosa hanno visto nella tua casa?”; e il re raccontò di aver mostrato loro tutte le sue ricchezze, il suo arsenale, i suoi tesori…; ma quegli stranieri non avevano visto nella sua casa il riflesso della luce divina (Isaia 39).

Le persone che entrano nelle nostre chiese, vedono sempre brillare la luce della Verità?

Infine, Matteo 5:16 dice che la nostra luce deve risplendere “davanti agli uomini”; testimonianza data non solo a parole, ma anche col comportamento e le “opere buone” (1 Pietro 2:12).

Da ogni casa, e nell’interno di ogni famiglia cristiana e di ogni chiesa, deve brillare la luce, perché “una città posta sopra un monte non può essere nascosta” (Matteo 5:14).


domenica 19 aprile 2026

19 aprile - Uscire dalla notte

O Dio, com’è preziosa la tua benevolenza!… Poiché in te è la fonte della vita e per la tua luce noi vediamo la luce.

Salmo 36:7, 9

 

In passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce… esaminando che cosa sia gradito al Signore.

Efesini 5:8, 10

 

Uscire dalla notte

 

Una fila di abeti piantati davanti a casa nostra, sul terreno di un vicino, aveva raggiunto una tale altezza che eravamo privati della luce per gran parte della giornata. Un giorno, il nostro vicino decise di tagliare quegli alberi. Che piacere rivedere la luce del sole in tutte le stanze dell’appartamento!

Forse sei vissuto fino ad oggi nell’oscurità morale del mondo. Quando il Figlio di Dio, il Creatore, è venuto in questo mondo per essere il Salvatore, si è dovuto constatare che “la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più della luce, perché le loro opere erano malvagie” (Giovanni 3:19). Hai permesso a questa luce di penetrare in te per illuminare tutti gli angoli della tua vita?

Colui che ha creato la luce fisica desidera anche far brillare nel nostro cuore la luce spirituale. La vera luce che Gesù porta è il Vangelo, la buona notizia del perdono e della grazia di Dio. Per mezzo della confessione dei nostri peccati a Dio, ci apriamo alla luce della vita. Tutti coloro che accettano per fede il valore del suo sacrificio, il Salvatore li chiama “dalle tenebre alla sua luce meravigliosa” (1 Pietro 2:9).

“Dio è luce, e in lui non ci sono tenebre” (1 Giovanni 1:5). Se, per grazia, siamo diventati figli di luce, cerchiamo di mantenere sempre con Dio una relazione “senza ombre”. Poniamoci sotto la luce divina della sua Parola e permettiamole di penetrare nel nostro cuore.


sabato 18 aprile 2026

18 aprile - Dove rivolgere lo sguardo?

Abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.

2 Corinzi 4:18

 

Corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù.

Ebrei 12:1-2

 

Dove rivolgere lo sguardo?

 

Se guardo indietro, è per ammirare la pazienza e l’amore del mio Dio verso di me, malgrado tutti i miei errori e le mie disubbidienze.

“Fin qui il SIGNORE ci ha soccorsi” (1 Samuele 7:12).

Se guardo avanti, so che Dio conosce il mio avvenire, che sarà con me nella gioia e nel dolore, che mi guiderà e mi condurrà nella sua casa, in cielo.

“Io ti istruirò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò gli occhi su di te” (Salmo 32:8).

Se guardo intorno a me, so che in mezzo a tutta l’agitazione del mondo, Dio mi conserverà una pace perfetta, e mi aiuterà a mostrare ad altri questo cammino di pace.

“(Cristo) sgridò il vento e disse al mare: ‘Taci, càlmati’. Il vento cessò e si fece gran bonaccia” (Marco 4:39).

Ma non devo guardare in me per trovare delle risorse, poiché non ne ho.

“Noi siamo senza forza… e non sappiamo che fare, ma gli occhi nostri sono su di te!” (2 Cronache 20:12).

Invece, se guardo in alto, verso Gesù, i miei timori si placano e trovo la sorgente dell’amore e della gioia, come pure la forza di camminare nel sentiero che mi porterà fino a Lui.


venerdì 17 aprile 2026

17 aprile - Pace e sicurezza

Quando diranno: “Pace e sicurezza”, allora una rovina improvvisa verrà loro addosso.

1 Tessalonicesi 5:3

 

Il Figlio di Dio… mi ha amato e ha dato se stesso per me.

Galati 2:20

 

Pace e sicurezza

 

I paesi occidentali hanno vissuto un’epoca di agiatezza e di abbondanza materiale mai raggiunta prima; e si intravedono ulteriori miglioramenti legati a nuovi progressi della tecnica. Tuttavia, la pace e la sicurezza sono sempre precarie; l’economia mondiale è fragile, le crisi nel campo finanziario si susseguono; non c’è nulla di stabile.

Non possiamo certo ignorare che il nostro mondo moderno, così sofisticato, corre verso la sua rovina. In questi ultimi anni si sono accentuati i segni di decadenza sociale e sono aumentati incredibilmente i comportamenti perversi e immorali. Malgrado ciò, qualcuno tenta ancora di convincersi che ci stiamo dirigendo verso un mondo migliore!

Bisogna arrendersi di fronte all’evidenza: se abbiamo conseguito progressi stupefacenti nella tecnica, non abbiamo fatto alcun progresso nel campo morale, nella conoscenza del bene e del male. Le stesse passioni vergognose e i sentimenti più meschini agitano gli uomini di oggi come quelli dei tempi passati. L’egoismo, l’orgoglio, l’odio e la violenza sono in aumento… Come mai? All’origine di questo problema, umanamente insolubile, c’è una sola causa: l’allontanamento da Dio; e c’è una sola soluzione: il ritorno “individuale” a Dio, alla conoscenza delle sue leggi e del suo amore, alla sottomissione a Lui.

Per mezzo di Gesù Cristo, Dio è accessibile a tutti coloro che lo cercano in verità. Lui solo può portare la pace e la sicurezza. Egli ci dice anche oggi: “Vi lascio pace, vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti” (Giovanni 14:27).


giovedì 16 aprile 2026

Ha molto amato

leggere Luca 7:33-50


“Difatti è venuto Giovanni il battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “Ha un demonio”.  È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori!”. Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli»”.

I versetti 33 e 34 del capitolo 7 del Vangelo secondo Luca riassumono il modo in cui i Giudei accolsero Giovanni Battista e il Signore. Il messaggio di Dio trasmesso da Giovanni era un messaggio di pentimento. Egli stesso era un profeta vestito di pelo, mangiava locuste e viveva nel deserto. Il suo approccio era severo. Gli ebrei dicevano: «Ha un demone». Dimostravano così come accoglievano colui che annunciava il Messia.

Il messaggio di Dio trasmesso dal Signore Gesù era diverso, era un messaggio di grazia e salvezza annunciato a coloro che sentivano i propri bisogni, a coloro che sapevano di essere peccatori.

I Giudei dicevano di Lui: «Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori». Nel Vangelo di Luca, gli insegnamenti e i racconti della vita del Signore seguono spesso  un ordine morale. Ciò è ben visibile nel racconto che segue, poiché Simone il fariseo dimostra i sentimenti dei capi di Israele nei confronti del Signore (v. 34). E la donna peccatrice dimostra di essere, per la sua condizione e la sua condotta, una “figlia della saggezza” (v. 35).


Il fariseo invita il Signore

Il Signore accetta l’invito di Simone, pur sapendo esattamente chi è e quali sono i suoi sentimenti nei suoi confronti. Entra e si siede a tavola, dimostrando così di essere padrone della situazione. Il seguito del racconto lo dimostrerà. Una peccatrice (la Parola, nella sua delicatezza, non ci dice cosa avesse commesso) entra per trovare il Signore, perché sapeva che era lì. Potremmo pensare che ci volesse una buona dose di coraggio, persino di audacia, per entrare senza essere invitata nella casa del fariseo.

Sapeva bene che non sarebbe stata la benvenuta, che il suo atteggiamento avrebbe scandalizzato, che avrebbe dato fastidio in quell’atmosfera di  propria giustizia de fariseo. Eppure questo non la fermò. Perché? Perché Dio aveva operato profondamente nel suo cuore. Lei aveva già superato, dentro di sé, quell’ostacolo insormontabile dello sguardo e del giudizio degli altri. Come il figliol prodigo, è arrivata alla fine del suo cammino di peccato, alla fine di tutto, ed è finalmente pronta a venire a Gesù. Entra e vede solo Lui, il resto non ha importanza. Sa che qui c’è Colui che è amore, Colui attraverso il quale la grazia di Dio raggiunge gli uomini. È attratta, magnetizzata da questa grazia. Sa che non sarà respinta. Il Signore lo dimostrerà.


Il comportamento di questa donna

Lei non incontra il Signore in piedi di fronte a Lui, ma da dietro, accovacciata ai suoi piedi. Non assume un atteggiamento familiare, ma prende una posizione umile e rispettosa, consapevole di trovarsi al cospetto di questa Persona gloriosa. Ci vengono riportati diversi atti compiuti da questa donna.

Piange. È con amarezza che, alla presenza di Cristo, misura la gravità e la portata dei suoi peccati. Questa atmosfera di grazia e fiducia non le suscita leggerezza o gioia, ma pentimento e lacrime.

Questa donna si pente e riconosce chi è e cosa ha fatto. È una tristezza secondo Dio, che produce un pentimento salvifico. Questa donna non rimpiangerà mai quel momento.

–Bagna i piedi del Signore con le sue lacrime. Simone non aveva, come voleva la tradizione, dato dell’acqua al Signore per lavarsi i piedi. Le lacrime di questa donna rinfrescano il Suo cuore meglio di qualsiasi acqua che gli sarebbe stata offerta.

-Asciuga i Suoi piedi con i suoi capelli. I capelli di una donna sono la sua gloria (1 Cor. 11:15). Per molto tempo ha avuto il primo posto ai suoi occhi, ora si fa da parte, mette da parte la sua gloria per glorificare il Maestro. Non è più lei ad essere importante, ma Cristo.

Non ha smesso di coprire i suoi piedi di baci. Il suo amore per il Signore è molto grande, i suoi baci lo dimostrano. Si può immaginare una testimonianza d’amore più grande? Il Signore dirà: “ha molto amato”. Ha unto i Suoi piedi con il profumo. Forse inconsciamente, ma con l’intelligenza del cuore, porta al Signore la sua adorazione. Con questo gesto mostra che il Signore è Dio. Solo a lui è dovuto questo profumo che è simbolo di adorazione.

Durante tutta questa scena, la donna non pronuncia alcuna parola; tuttavia esce da quella casa perdonata e salvata. Le sue azioni sono un linguaggio compreso dal Signore, è il linguaggio dell’amore. Simone non comprende nulla. Il Signore sarà per lui un messaggero, un interprete tra mille (Giobbe 33:23). Parlerà una lingua che Simone capisce, quella dell’economia e della finanza (denaro, debitore, creditore…). Questa volta Simone giudica giustamente (v. 43). Il Signore parte da questo per spiegargli ciò che questa donna sta realmente facendo e aprire gli occhi di Simone su ciò che lui non ha fatto. Come questa donna, anche lui ha un debito nei confronti di Dio, ma non ne è consapevole. Non sente il bisogno di essere perdonato e salvato. Di conseguenza, non conosce l’amore del Signore né prova amore per Lui nel suo cuore.


L’attitudine di Simone

Simone il fariseo non era credente al momento di questo racconto. Speriamo che questo messaggio forte abbia toccato il suo cuore. Il suo esempio ci mette in guardia, perché anche i credenti possono manifestare lo stesso atteggiamento. Il Signore disse ai suoi discepoli:

«Guardatevi dal lievito dei farisei» (Matteo 16:11). È l’atteggiamento della propria giustizia, l’orgoglio di credersi qualcuno, di pensare di meritare qualcosa per il proprio status o per le proprie azioni. Questo produce disprezzo verso coloro che ci circondano, un atteggiamento di giudizio e severità nei confronti degli altri. Porta anche a non comprendere nulla del linguaggio divino, a essere uno di quelli che « Ma colui che non ha queste cose è cieco oppure miope, avendo dimenticato di essere stato purificato dei suoi vecchi peccati. » (2 Pietro 1:9). In una circostanza particolare, i discepoli «perché non avevano capito il fatto dei pani, anzi il loro cuore era indurito» (Marco 6:52). Guardiamoci da questo lievito che ci rende insensibili alla grazia e all’amore di Dio.


Ha molto amato

Il Signore dà a Simone questa spiegazione che può sembrarci strana: «I suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato». In effetti non abbiamo imparato il Vangelo in questo modo, perché il perdono dei nostri molti peccati non si basa sulla grandezza del nostro amore per Dio. Allora come comprendere questa frase del Signore? Troviamo la chiave in un passo della prima lettera di Giovanni che dice: «Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo» (1 Giovanni 4:19). L’amore non nasce dal nulla, tanto meno dal cuore dell’uomo, né tantomeno da quello del credente. L’amore trova la sua sorgente in Dio. È assaporando questo amore divino che ci ha perdonato, ci ha redenti e ci ha rimesso il nostro enorme debito, che l’amore per Dio crescerà nei nostri cuori.

Questo è ciò che è successo a questa donna. Nella misura in cui ha assaporato la grazia e l’amore divino per lei, il suo amore per il Signore è cresciuto. Ha amato molto in risposta all’amore di Dio per lei. Senza che lei lo sapesse fino a quando il Signore non glielo disse, il suo amore era la prova (e non la causa) del perdono dei suoi peccati.


La tua fede ti ha salvato

Il Signore concede a questa donna il perdono per tutti i suoi numerosi peccati, la salvezza che le offre è una salvezza eterna. Ciò è eccezionale perché, nei Vangeli, il Signore concede per lo più un perdono governativo legato alle circostanze terrene. Del resto, ciò non è sfuggito alle persone presenti che si chiedevano tra sé e sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?» (v. 49). Solo uno può farlo: Dio. E il Signore era lì come Dio manifestato nella carne. E qui, in risposta alla fede di questa donna e non al suo amore, le viene concesso la salvezza eterna (v. 50).

16 aprile - Sei un tipo suscettibile?

Vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta, con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore.

Efesini 4:1-2

 

Sei un tipo suscettibile?

 

La suscettibilità è presente nell’intimo di ognuno di noi, ed è fonte di sofferenza.

Se mi lascio andare a questa cattiva tendenza, vedo tutto sotto una falsa luce. Un nonnulla mi ferirà, una parola di troppo mi sembrerà una mancanza di rispetto nei miei confronti, uno scherno o una cattiveria. Sarò sempre pronto ad imputare ai miei parenti, amici e colleghi, delle intenzioni cattive. Tutto ruoterà intorno al mio “io”. Di conseguenza, non riconoscerò mai i meriti di coloro che mi circondano, non darò loro la posizione che meritano e sarò ingrato verso di loro. Che brutta cosa!

Questa deplorevole tendenza è un serio ostacolo alle relazioni cristiane che, al posto di essere armoniose e gioiose, diventano fredde e tese, senza spontaneità e senza amore. Chi è suscettibile deve imparare che cosa sono la pazienza e il perdono e, soprattutto, a stimare gli altri più di se stesso. “Perdonatevi a vicenda – scrive Paolo –  se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi” (Colossesi 3:13).

C’e solo un mezzo per guarire da questa tendenza: vivere pienamente il Vangelo. Non solo credere che Cristo è morto per noi, ma anche accettare che noi siamo morti con Lui, con tutto il nostro orgoglio e il nostro egoismo. Alla suscettibilità non resta che un posto: la morte alla croce di Cristo!

Guardiamo a Lui, perfetto modello di umiltà e di rinuncia; Lui che ci dice: “Imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore” (Matteo 11:29).


mercoledì 15 aprile 2026

15 aprile - Lode e gloria a te, Signore!

O voi che temete il SIGNORE, lodatelo!

Entrate nelle sue porte con ringraziamento, nei suoi cortili con lode; celebratelo, benedite il suo nome.

Salmo 22:23; 100:4

 

Lode e gloria a te, Signore!

 

Lode e gloria a te, Signore,

che ci hai dato un nuovo cuore.

Ogni cosa a te dobbiamo,

la salvezza è in te!

 

Il tuo Nome dà certezza,

pace, piena sicurezza.

Chi in te crede e in te confida

smosso mai sarà!

 

Dal tuo affetto generoso,

dal tuo amor meraviglioso

nulla al mondo, lo sappiamo,

ci separerà!

 

Stretti a te tienci, o Signore,

sempre fermi nel tuo amore,

fino al giorno che nel cielo

presso a te sarem.

(da Cantici Spirituali)


martedì 14 aprile 2026

Il SIGNORE, la nostra risorsa

Leggere il Salmo 25.


Il Salmo venticinque descrive le esperienze di un credente che è osteggiato da nemici che non vedono l’ora di trionfare su di lui (v.2); che cercano di intrappolare i suoi piedi (v.15) e lo odiano con un odio crudele e implacabile (19). Egli sente la sua desolazione ed è turbato nel cuore in presenza delle angosce da cui è circondato (v. 17).

In queste circostanze le sue esperienze assumono un triplice aspetto. In primo luogo, si affida completamente a Dio, per essere sostenuto e istruito nelle Sue vie (vv. 1-7). In secondo luogo, la sua anima è confortata meditando su tutto ciò che Dio è per coloro che lo temono (vv. 8-14). In terzo luogo, espone davanti a Dio i suoi problemi e richiama l’occhio di Dio su di sé, sulle sue circostanze e sui suoi nemici (vv.15-22).


Confidare in Dio

“A te, o SIGNORE, io elevo l’anima mia. Dio mio, in te confido; fa’ che io non sia deluso, che i miei nemici non trionfino su di me. Nessuno di quelli che sperano in te sia deluso; siano confusi quelli che si comportano slealmente senza ragione” (vv.1-3).

Il credente supera tutte le sue difficoltà grazie a un’implicita fiducia nell’Eterno. Non fa, come è stato detto, “il più piccolo passo per danneggiare il suo nemico, ma rimette il suo caso a Dio e lo lascia nelle Sue mani, cercando la Sua liberazione”. Rivolgendosi a Dio, può dire: “fa’ che io non sia deluso, che i miei nemici non trionfino su di me”.

A volte, in presenza di opposizioni e insulti, confidiamo in noi stessi e nei nostri sforzi per rispondere agli insulti e prevalere sugli oppositori, per poi scoprire che ci esponiamo alla vergogna e al trionfo dei nostri nemici. Ma il salmista dice, “…nessuno di quelli che sperano in te sia deluso”.

“O SIGNORE, fammi conoscere le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua verità e ammaestrami; poiché tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in te ogni giorno (vv. 4 e 5).

Dopo aver trovato riposo nell’affidare se stesso e le sue circostanze al Dio eterno, ora il salmista  desidera vedere le vie del SIGNORE, farsi insegnare i suoi sentieri e farsi guidare nella verità. Spesso i credenti tendono a preoccuparsi troppo delle vie malvagie degli uomini, dei loro sentieri tortuosi e degli errori che insegnano. Ma Dio ha le sue vie per guidare la condotta del suo popolo, i suoi sentieri da percorrere e la sua verità attraverso la quale istruirlo. La nostra grande preoccupazione dovrebbe essere quella di vedere le Sue vie, di essere istruiti nei Suoi sentieri; quindi non solo di conoscere la verità, ma di essere guidati nella verità. Per questa conoscenza dovremo essere continuamente dipendenti da Dio, come può dire il Salmista: “io spero in te ogni giorno”.

“Ricòrdati, o SIGNORE, delle tue compassioni e della tua bontà, perché sono eterne.  Non ricordarti dei peccati della mia gioventù, né delle mie trasgressioni; ricòrdati di me nella tua clemenza, per amor della tua bontà, o SIGNORE” (vv 7 e 8).

Il pensiero delle vie di Dio, porta il credente ad esaminare le proprie vie, spesso così contrarie a quelle di Dio. Questo porta alla confessione dei peccati e al ricorso alle tenere misericordie e all’amorevolezza dell’Eterno.

 

Trovare la propria gioia in Dio


“Il SIGNORE è buono e giusto; perciò insegnerà la via ai peccatori” (v. 8).

Soffermarsi sulle vie, sui sentieri e sulla verità di Dio porta il Salmista a deliziarsi in Dio. Ha confessato i suoi peccati, ma contemplando che Dio è “buono e giusto”, ha fiducia nel fatto che insegnerà la sua via anche a un peccatore.

“Guiderà gli umili nella giustizia, insegnerà agli umili la sua via” (v. 9).

Se dunque l’Eterno è buono e retto, ci deve essere una giusta condizione d’animo per apprezzare le vie di Dio, per camminare nei suoi sentieri e imparare la sua verità. È il mite che Dio guiderà e “insegnerà agli umili  la Sua via”. Quante volte possiamo perdere la guida e l’insegnamento dell’Eterno a causa della nostra vanità e della nostra presunzione, ma il riconoscimento del peccato e la consapevolezza della bontà di Dio portano a uno spirito di mitezza che si lascia guidare da Dio e la luce sulla nostra via porta ad un giusto giudizio sul bene e sul male.

“Tutti i sentieri del SIGNORE sono bontà e verità per quelli che osservano il suo patto e le sue testimonianze” (v.10).

Inoltre, ogni passo che facciamo nei sentieri dell’Eterno sarà segnato dalla bontà e secondo verità, per coloro che obbediscono alla parola, che “osservano il Suo patto e le Sue testimonianze”.

“Per amor del tuo nome, o SIGNORE, perdona la mia iniquità, perché essa è grande” (v.11).

Rendendosi conto della misericordia e della verità del Signore, l’anima può essere si apre completamente con Dio. Non cerca di scusare o minimizzare i suoi peccati; al contrario, può dire: “Perdona la mia iniquità perché essa è grande”. La carne cercherebbe di scusare il peccato e direbbe: “Perdona la mia iniquità perché è piccola”. Solo la consapevolezza che c’è una grazia che risponde a tutti i peccati ci permette di riconoscere la grandezza del nostro peccato. È stata la sovrabbondanza della grazia che ha incontrato Paolo a permettergli di riconoscere di essere il primo dei peccatori (1 Timoteo 1:14-15).

“Chi è l’uomo che teme il SIGNORE? Dio gl’insegnerà la via che deve scegliere. Egli vivrà nel benessere,

e la sua discendenza erediterà la terra. Il segreto del SIGNORE è rivelato a quelli che lo temono,

egli fa loro conoscere il suo patto” (vv. 12-14).

Il riconoscimento del peccato e la consapevolezza della bontà di Dio non portano solo alla mitezza, ma anche al timore di Dio. Un uomo timorato di Dio è colui che cammina nella consapevolezza di essere alla presenza di Dio e che si assume la propria responsabilità nei confronti di Dio. Non solo avrà il discernimento morale tra il bene e il male, ma saprà discernere il cammino che Dio traccia per il suo popolo in mezzo alle tenebre e alla confusione che lo circondano. Il segreto dell’Eterno è con coloro che lo temono. Egli dà loro la possibilità di conoscere i Suoi pensieri. Essi vedranno chiaramente che Dio ha promesso una benedizione per il suo popolo che si realizzerà sicuramente, per quanto difficile sia il ,momento presente e per quanto grandi siano la confusione e l’opposizione.

Così impariamo che la condizione dell’anima necessaria per vedere la via di Dio, per essere istruiti sui suoi sentieri e per essere guidati nella sua verità si trova in colui che confessa il suo peccato (v.8), che è caratterizzato dall’umiltà e mitezza d’animo (v. 9), che obbedisce alla parola (v. 10) e che cammina nel timore di DIo (v.12). La carne è in noi e, se non viene giudicata e condannata, ci porterà a giustificare noi stessi anziché confessare i nostri peccati; ci porterà alla vanagloria all’orgoglio anziché alla mitezza; agiremo secondo la nostra propria volontà, anziché in ubbidienza alla Parola di Dio e nel Suo santo timore.


Nulla sfugge allo sguardo di Dio

“I miei occhi sono sempre rivolti al SIGNORE, perché sarà lui a trarre i miei piedi dalla rete.

Volgiti a me, e abbi pietà di me, perché io sono solo e afflitto. Le angosce del mio cuore sono aumentate;

liberami dalle mie angustie. Vedi la mia afflizione e il mio affanno, perdona tutti i miei peccati” (vv. 15-18).

Nel mezzo di tutte le sue prove, il credente guarda a Dio e confida in colui che è al di sopra di tutto. Può dire: “I miei occhi sono sempre rivolti al SIGNORE”. Alzando lo sguardo verso Dio, lo supplica di guardare in basso le sue afflizioni, i problemi del suo cuore e le sue… circostanze angosciose.

“Guarda i miei nemici, perché sono molti; mi odiano d’un odio violento” (v. 19).

Inoltre chiede a Dio di considerare i suoi nemici e il loro odio crudele. Non chiede all’Eterno di giudicarli. Invocare il giudizio sui nostri nemici può anche far cadere la verga del castigo su noi stessi. È molto meglio mettere tutto davanti a Dio e lasciare che Egli agisca secondo la sua perfetta saggezza. Con questo spirito agirono gli apostoli. Ai tempi del Nuovo Testamento, quando erano in presenza dei loro nemici, non invocavano il giudizio dell’Eterno, ma portavano semplicemente la loro prova davanti al SIGNORE. “Ora Signore, guarda le loro minacce”.

“Proteggimi e salvami; fa’ che io non sia confuso, perché in te confido. L’integrità e la rettitudine mi siano d’aiuto, perché spero in te. O Dio, libera Israele da tutte le sue tribolazioni” (vv. 20-22).

Rendendosi conto che tutto ciò che è in lui, le sue circostanze e i suoi nemici è sotto Lo sguardo di Dio, può tranquillamente lasciare tutto nelle Sue mani, confidando in Lui per custodire la sua anima, in attesa del momento in cui Egli libererà il suo popolo da tutte le sue tribolazioni.


di Hamilton Smith

14 aprile - Betsy Moody

Lascia i tuoi orfani, io li farò vivere, e le tue vedove confidino in me!

Geremia 49:11

 

Dio è padre degli orfani e difensore delle vedove nella sua santa dimora.

Il SIGNORE… sostenta l’orfano e la vedova.

Salmo 68:5; 146:9

 

Betsy Moody

 

Vedova a 36 anni, già madre di sette figli, dà alla luce due gemelli poco dopo la morte del marito che la lascia piena di debiti. I creditori non le danno tregua. Le fanno sequestrare perfino la legna da ardere messa da parte con fatica per riscaldarsi nel rigido inverno del nord degli Stati Uniti. Betsy è oppressa dalla tristezza e disorientata: rifiuta di affidare i figli ad altre famiglie, come alcuni le consigliano di fare, ma come farà a  nutrirli e a vestirli? Lei crede in Dio e gli espone la sua pena.

Un giorno, aprendo la Bibbia di famiglia, le cade lo sguardo su questo versetto: “Lascia i tuoi orfani, io li farò vivere” (Geremia 49:11). Per lei è una risposta personale di Dio, una promessa d’aiuto. Ed è proprio ciò che è avvenuto grazie alla generosità di amici e conoscenti. Alla fine della sua vita scrisse: “Penso spesso alla bontà che il Signore mi ha testimoniato durante tutta la mia vita”. Suo figlio Dwight, autorevole predicatore del 19° secolo, pronunciò sulla sua tomba queste parole: “Nel primo anno dopo la morte di mio padre, mia madre si addormentava piangendo. Ma davanti a noi si mostrava sempre serena. Questa è la sua Bibbia, consumata perché la leggeva di continuo. Tutto ciò che aveva di buono le proveniva da questo libro, e da esso ha imparato tutte le buone cose che ci ha insegnato. Se mia madre è stata una benedizione per coloro che la circondavano, è perché beveva a questa sorgente. La luce della vedova Moody ha brillato in questa casa per cinquant’anni. Quanto ti amiamo! Arrivederci, mamma”.


lunedì 13 aprile 2026

13 aprile - Come riconoscere una setta?

Ci saranno anche tra di voi falsi dottori che introdurranno occultamente eresie di perdizione… Molti li seguiranno nella loro dissolutezza.

2 Pietro 2:1-2

 

Gesù disse: “Io sono la via, la verità e la vita, nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

Giovanni 14:6

 

Come riconoscere una setta?

 

Le sette sono un argomento di scottante attualità. Il desiderio di cambiamento, il senso di vuoto interiore, lo smarrimento dell’uomo moderno in cerca di cose autentiche, spingono molte persone ad aderire alle più disparate sette religiose. Già duemila anni fa la Bibbia aveva previsto il fiorire di sette, in concomitanza con l’abbandono delle Verità della Parola di Dio.

Vorremmo ricordare qui qualche caratteristica comune alle sette, per essere messi in guardia.

– Una setta è un’organizzazione che riunisce gli adepti in un gruppo ben distinto intorno a un’idea, un principio, una dottrina e al seguito di un capo, un guru, uno che si definisce profeta.

– Spesso possiedono la Bibbia, ma non la riconoscono come la sola autorità spirituale. Ad essa vengono aggiunte delle presunte rivelazioni, delle visioni di un “maestro di pensiero”, depositario, a suo dire, della “verità” e che impone a tutti il suo modo di pensare.

– Raramente si parla della salvezza dell’anima e, se ne è parlato, essa non è fondata sulla fede nell’opera perfetta di Gesù Cristo, morto sulla croce e risuscitato, ma sull’appartenenza alla setta e sull’osservanza di certi obblighi talvolta avvilenti. L’accento è messo quindi sui meriti degli adepti.

– La persona di Cristo, se non è proprio esclusa, è deformata e falsata. Non è il Cristo dei Vangeli.

– Lo sfruttamento finanziario degli adepti, e comportamenti e relazioni immorali, sono frequenti.

Per riconoscerle, il mezzo migliore è fare riferimento alla Bibbia, l’unico “filo a piombo” che ci rivelerà gli errori e le deviazioni. La conoscenza della Parola di Dio, inoltre, ci aiuterà a non incorrere nell’errore di classificare fra le sette dei gruppi di cristiani fedeli al Vangelo e al vero Dio.

domenica 12 aprile 2026

12 aprile - L’albero del Ténéré

Beato l’uomo… il cui diletto è nella legge del SIGNORE e su quella legge medita giorno e notte. Egli sarà come un albero piantato vicino a ruscelli, il quale dà il suo frutto nella sua stagione e il cui fogliame non appassisce.

Salmo 1:1-3

 

Quelli che si allontanano da te… hanno abbandonato il SIGNORE, la sorgente delle acque vive.

Geremia 17:13

 

L’albero del Ténéré

 

Soprannominato “il deserto nel deserto”, il Ténéré è una delle zone più ingrate della terra. Si tratta di un territorio di 400.000 km quadrati situato nel deserto del Sahara, che ha una superficie di 8 milioni di km quadrati. Circa quarant’anni fa, nel deserto del Ténéré c’era una sola pianta: un albero di acacia. Purtroppo, nel 1973, un camionista maldestro ha cozzato contro di essa abbattendola.

Recuperato con cura, l’albero è stato collocato nel Museo Nazionale di Niamey, in Niger. Per capire come sia stato possibile che quell’acacia fosse cresciuta in un territorio così arido, si è scavato fin dove arrivava la sua radice più profonda. L’ispezione si è fermata a 33 metri di profondità, nel letto di un antico fiume che attraversava un tempo il Ténéré. Era quello il segreto della presenza di quell’albero nel deserto.

Più d’una volta, nella Bibbia, l’uomo fedele a Dio è paragonato ad un albero che affonda le sue radici nei rivi d’acqua, e può così crescere e portare frutto. Le nostre radici affondano nel fiume abbondante della grazia di Dio, in quella sorgente di vita comunicata da Gesù? Noi viviamo nel deserto del mondo per essere come dei segnali, come degli “alberi indicatori” che mostrano agli altri la via della salvezza. Beviamo a lunghi sorsi l’acqua pura della Parola di Dio e cerchiamo la comunione col Signore per mezzo della preghiera. La nostra vita sarà allora felice e porterà gloria a Dio e soccorso ai miseri della terra.


sabato 11 aprile 2026

11 aprile - La vita, una navigazione rischiosa

 Chi mi ascolta starà al sicuro, vivrà tranquillo, senza paura di nessun male.

Proverbi 1:33

 

Queste cose… sono state scritte (nella Bibbia) per ammonire noi.

1 Corinzi 10:11

 

 

La vita, una navigazione rischiosa

 

Prima che i grandi navigatori del 16° secolo realizzassero le carte marittime, la navigazione era molto pericolosa. Migliorate in modo considerevole nel corso degli anni, queste carte hanno permesso alle imbarcazioni di navigare senza pericoli. A rendere più sicura la navigazione sono poi stati i fari, le boe, le bussole, i segnali marittimi, fino ad arrivare ai radar e ad altri sofisticati strumenti. L’osservanza di tutte le indicazioni è garanzia di sicurezza per il navigatore.

La nostra vita è paragonabile a un viaggio in mare; ma navigare nell’oceano della vita è un’operazione a rischio. Dove sono i “ripari” per scampare, in mezzo a tanti pericoli? Un cristiano ha scritto: “La Bibbia è una carta di navigazione scritta da Dio stesso. Da una parte all’altra, essa contiene delle indicazioni per evitare gli scogli, i fondali bassi, quelle sabbie sulle quali hanno fatto naufragio migliaia di uomini nel mare della loro vita”.

Il libro dei Proverbi, scritto da Salomone, contiene avvertimenti e consigli di grande utilità. Usando frasi brevi, spesso figurate, oppone la saggezza alla follia, la felicità alla tristezza, la vita alla morte… Sono tanti gli argomenti trattati: lavoro, pigrizia, denaro, sessualità, acquisizione delle ricchezze, rapporti con gli altri, modo di esprimersi, ecc. Se nella Bibbia sono raccontate storie di uomini e donne senza che siano nascosti i loro errori e i loro peccati, è perché noi potessimo trarne  delle lezioni per orientarci nella nostra esistenza terrena.


venerdì 10 aprile 2026

10 aprile - Una fede provata e onorata

Gesù le rispose: “Donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi”. E da quel momento sua figlia fu guarita.

Matteo 15:28

 

Affinché la vostra fede, che viene messa alla prova… sia motivo di lode, di gloria e di onore.

1 Pietro 1:7

 

Una fede provata e onorata

Gesù ci parla: leggere Matteo 15:21-28

 

Facendo una deviazione nella zona di Tiro e Sidone, Gesù incontra una donna straniera che lo supplica di guarire la figlia malata. Si rivolge a lui chiamandolo “Figlio di Davide”, il re d’Israele, ma lei non apparteneva a quel popolo. Gesù non le risponde, e poiché la donna insiste i discepoli vogliono respingerla. Allora il Signore spiega loro il motivo del suo silenzio: “Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele”.

Ma la donna non demorde; lo supplica ancora, dicendo semplicemente: “Signore, aiutami!”. Con una durezza che è solo apparente, Gesù le fa presente che non era bene dare ai pagani quello che era destinato al popolo di Dio. Che prova! Se ne andrà scoraggiata? No; anzi, risponde umilmente prendendo spunto dalle parole stesse di Gesù. Riconosce di essere una straniera, e chiede di poter mangiare, come fa un cagnolino, le briciole che cadono dalla tavola dei padroni. Era sicura che il cuore del Dio d’Israele era più grande di quello degli uomini! Allora Gesù le dice: “Donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi”. E da quel momento la figlia fu guarita.

Forse, nelle nostre famiglie, c’è qualche figlio malato e ci pare che il Signore non risponda alle nostre preghiere. La nostra fede è messa alla prova. Ma possiamo prendere esempio da quella donna: insistere con umiltà, ma soprattutto con la consapevolezza che Egli ci ama e che in qualche modo risponderà, dandoci la sua pace.