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domenica 31 maggio 2026

Verità o menzogna?

La vita è un mistero grande e appassionante. Quando nasce un bambino non è solo un insieme di miliardi di cellule, ma un essere unico al mondo. Altre persone possono avere lo stesso nome, la stessa somiglianza fisica, lo stesso carattere, ma la vita di ogni bambino che nasce è assolutamente unica. Anche i gemelli monozigoti, pur essendo così straordinariamente simili, sono esseri distinti, ognuno con la propria individualità.

Perché scrivo questo? Di recente una sorella mi ha inviato un breve messaggio nel quale descrive una situazione che evidentemente l'ha stupita molto.

Nella chiesa che frequenta vi è una coppia che ha avuto due gemelli che si somigliano tantissimo e, come spesso succede, la madre gli aveva sempre vestiti nello stesso modo. Hanno frequentato entrambi la stessa chiesa, studiato entrambi pianoforte, giocato nella stessa squadra di calcio, partecipato agli stessi campi biblici ma, poi diventati adulti, hanno seguito strade ben diverse. Uno continua a frequentare regolarmente le riunioni avendo  preso anche parte attiva e apprezzata all'interno della comunità, mentre l'altro è letteralmente all'opposto. Nega ogni cosa e non vuol sentire parlare di Dio. Così uguali ma così diversi. C'è da stupirsi? Purtroppo no!

Quando Dio parla, sono ben pochi coloro che ascoltano, eppure Dio non può mentire. Si rimane sovente sorpresi nel costatare con quanta facilità la menzogna è accettata come verità mentre la verità non è ricevuta. Fin dall'inizio della storia dell'umanità l'uomo ha lasciato che si insinuasse nel suo cuore il dubbio sulla verità della parola pronunciata da Dio. Questa scelta rimane un fattore personale. Molto spesso avviene che non si riflette abbastanza su quelle che saranno le conseguenze. 

Nel corso di una discussione vennero citate a una persona non credente queste parole di Paolo: “Non c'è nessun giusto, neppure uno...Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti” Romani 3:10,12. Come risposta non trovò che queste parole: “Non ci posso credere, non è vero”. Le fu allora chiesto: “Chi è colui a cui lei non può credere?”. A questo punto tacque. Non osò rispondere “Dio”.

Non credere significa rifiutare la testimonianza e le parole di Dio; secondo quella espressione molto forte di 1 Giovanni 5:10, significa “fare Dio bugiardo”. Dirà Paolo: “Anzi, sia Dio riconosciuto veritiero e ogni uomo bugiardo, com'è scritto: affinché tu sia riconosciuto giusto nelle tue parole e trionfi quando sei giudicato” Rom 3:4. 

Valutate bene tutta la gravità di un simile atteggiamento. Dare a un uomo del bugiardo è già un insulto molto grave; ma quale oltraggio se è Dio che è ritenuto bugiardo. 

Dio si presenta agli uomini con un dono, è qualcosa di unico, talmente grande da destare motivo di stupore in molti, eppure c'è chi non lo accetta, non accetta il dono. E' gratuito, non c'è da fare chissà che cosa, solo allungare la mano per accettarlo. Il profeta Geremia diceva rivolto a quanti avevano rifiutato l'appello di Dio diceva: “Che farete voi quando verrà la fine?” 5:31.

31 maggio - Un portafoglio

(Dio ha detto:) “Così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a Me a vuoto, senza aver compiuto ciò che Io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l’ho mandata”.

Isaia 55:11

 

Un portafoglio

 

In occasione di un incontro, alcuni cristiani stanno raccontando ciò che Cristo ha compiuto nella loro vita. Uno di loro espone quanto segue:

“Ero un abile borseggiatore, e tutti quelli che mi conoscevano lo sapevano. Un giorno un uomo camminava davanti a me, e ho notato che la tasca dei suoi pantaloni era piuttosto gonfia. Bel colpo, ecco un portafoglio pieno! In un batter d’occhio era nelle mie tasche. Ma rientrato a casa, che delusione! Quello che credevo essere un portafoglio non era altro che un libretto. Per di più un Nuovo Testamento! Furioso l’ho buttato in un angolo. Un po’ di tempo dopo, facendo ordine, mi è finito tra le mani e, incuriosito, ho iniziato a leggerlo. M’interessava ogni giorno di più, ed è per mezzo di quel Nuovo Testamento che ho imparato a conoscere il mio Salvatore, Gesù Cristo”.

Dio utilizza dei mezzi sorprendenti mostrando in vari modo la Sua compassione e la Sua grazia, e mettendo in risalto la potenza che la Sua Parola ha nella vita di persone anche molto lontane da Lui.

Se si raccogliessero i racconti di tutte queste conversioni insolite, si otterrebbero dei veri romanzi. Un piccolo cambiamento o un avvenimento apparentemente banale potrebbero sembrare inconsistenti per una mente razionale, ma chi ha vissuto tali esperienze sa bene cosa vuol dire!

“Come tu non conosci la via del vento… così non conosci l’opera di Dio, che fa tutto” (Ecclesiaste 11:5).

sabato 30 maggio 2026

30 maggio - Fiducia in Dio

Benedetto l’uomo che confida nel SIGNORE, e la cui fiducia è il SIGNORE! Egli è come un albero piantato vicino all’acqua, che distende le sue radici lungo il fiume; non si accorge quando viene la calura e il suo fogliame rimane verde; nell’anno della siccità non è in affanno e non cessa di portar frutto.

Geremia 17:7-8

 

Fiducia in Dio

 

L’acqua è uno dei principali elementi che costituiscono un albero; secondo le varietà può rappresentare dal 30 all’80% dei suoi elementi. Per compensare l’evaporazione, l’albero deve attingere costantemente dal suolo una grande quantità di acqua.

Così è del credente. Se vuole crescere spiritualmente, deve bere di continuo a quella sorgente spirituale che è la persona del Signore Gesù. In pratica, questo vuol dire vivere vicini a Lui per mezzo della preghiera, della lettura della Bibbia, dell’impegno ad annunciare agli altri la Sua grazia. I rapporti con gli altri credenti non possono che arricchire questa relazione.

Ogni giorno vissuto accanto al Signore ci fa progredire e ci radica nel Suo amore (Efesini 3:18). Ma come l’albero è sottoposto al calore estivo, così la nostra vita può essere turbata da varie difficoltà: problemi familiari, malattie, disoccupazione, o anche incomprensioni. Ci sono tanti motivi per scoraggiarsi ed essere abbattuti, ma la Bibbia afferma che l’albero piantato vicino alla sorgente “non è in affanno”, addirittura “non cessa di portar frutto”. Chi mette la sua fiducia nel Signore avverte le difficoltà, ne soffre, ma rimane fermo e tranquillo. La prova diventerà una nuova occasione per sperimentare la grazia di Dio.

Il “fogliame” rimane verde: quello che è visibile del cristiano, la sua pace, la sua serenità, non sono pregiudicate dalle circostanze che attraversa. La sua fiducia in Dio non svanisce sotto la pressione delle difficoltà. Anche se è isolato, attinge direttamente da Dio il nutrimento necessario per portare frutto, cioè per mostrare nel suo comportamento le caratteristiche del suo Salvatore.


venerdì 29 maggio 2026

29 maggio - “Dio era assente dalla mia vita”

Il Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo.

Atti 17:24

 

“Dio era assente dalla mia vita”

 

“La mia famiglia si è trasferita da Ankara (Turchia) in Francia, quand’io ero ancora giovane. Allevato nella fede musulmana, non ero soddisfatto di ciò che mi veniva insegnato. Ho cercato altrove, mi sono interessato alle altre religioni, al buddismo, al cristianesimo, ma Dio era assente dalla mia vita. Cercavo un Dio vivente. Un giorno ho incontrato un cristiano e abbiamo parlato di Dio. Mi sono reso conto che quel cristiano aveva una conoscenza che io non possedevo. Così, sono andato con Lui in una sala dove si svolgevano delle riunioni cristiane e lì ho percepito una presenza autorevole e misericordiosa. Ora capisco che si trattava della presenza del Signore.

Sono tornato per parecchie domeniche ad ascoltare la predicazione del Vangelo. Si parlava sempre di Gesù. Mi sono detto: “Qui c’è del pratico, non si tratta di filosofia”. Era proprio quello che cercavo. Avevo bisogno del Dio vivente, ma non mi lasciavo avvicinare. Ciononostante, Gesù mi ha parlato. Non voglio dire che ho udito effettivamente la voce del Signore, no, non si tratta di questo, ma Egli ha parlato al mio cuore, e io ho creduto. È una grazia che Dio mi ha fatto. È avvenuto quello che si chiama conversione.

Ci sono voluti ancora sei mesi perché il Signore mi liberasse da tutto quello che mi distruggeva, l’alcol e la droga. Ora posso testimoniare che se si crede a Gesù con tutto il cuore, si appartiene a Lui ed Egli ci libera. Attaccarsi a Lui, farlo entrare nella propria esistenza, è la porta d’ingresso verso una nuova vita. Adesso Gesù è il mio Pastore che mi ama e si prende cura di me”.

Toycan

giovedì 28 maggio 2026

28 maggio - “Io sono la via, la verità e la vita” (6)

Gesù gli disse: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me”.

Giovanni 14:6

 

Cristo Gesù… Salvatore nostro… ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l’immortalità mediante il Vangelo.

2 Timoteo 1:10

 

“Io sono la via, la verità e la vita” (6)

 

Quando Gesù dice: “Io sono la via”, ci rivela che c’è una sola strada per arrivare a conoscere Dio come Padre e ad avvicinarci a Lui. Questa via è Lui stesso, Gesù. Affidandoci a Lui, scopriamo chi è Dio: non un Dio lontano e indifferente, ma un Padre che ama la Sua creatura, è pronto a perdonare e a prendersi cura di quelli che lo amano fin nei più piccoli dettagli della loro vita.

“Io sono la verità”, dice ancora. C’è quindi una verità assoluta. Non si tratta di un’ideologia, una conoscenza, un metodo, ma di una Persona che non mente. Credendo in Lui impariamo a conoscere cos’è l’uomo e chi è Dio, e a discernere il bene e il male. Egli mette in luce tutte le cose, così come Dio le vede. Questa via che ci porta al Padre e questa verità che ce lo rivela ci fanno penetrare nel mistero dei Suoi pensieri.

“Io sono la vita”, dice ancora Gesù. Lo dice ai discepoli poco prima di incontrare la morte. E’ un’incongruenza, un paradosso? No, perché per mezzo della Sua morte Cristo “ha messo in luce la vita e l’immortalità mediante il Vangelo” (2 Timoteo 1:10). Con la Sua morte, ha distrutto “colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo” (Ebrei 2:14). Egli è la vita: e questa Sua vita vuole darcela in abbondanza se lo facciamo entrare nel nostro cuore.

mercoledì 27 maggio 2026

27 maggio - Alcune parole di Gesù

(Gesù disse:) Le parole che vi ho dette sono spirito e vita.

Giovanni 6:63

 

(Gesù disse a Dio, Suo Padre:) Le parole che Tu mi hai date le ho date a loro.

Giovanni 17:8

 

Alcune parole di Gesù

 

Gesù disse: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo” (Matteo 11:28).

“Non temere; soltanto abbi fede!” (Giovanni 5:36).

Gesù stando in piedi esclamò: “Se qualcuno ha sete, venga a me e beva” (Giovanni 7:37).

Gesù disse a Levi: “Seguimi”. Ed egli lasciata ogni cosa, si alzò e si mise a seguirlo (Luca 5:27, 28).

Gesù parlò loro e disse: “Coraggio, sono io; non abbiate paura!” (Marco 6:50).

“Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti” (Giovanni 14:27).

Quando leggiamo la Bibbia, siamo sorpresi dalla chiarezza e dalla forza di queste parole di Gesù. Persino un bambino può capirle, ma il credente più maturo può contemplarne ogni aspetto. Esse ci colpiscono per il loro realismo e la loro esattezza. Sono vere, semplici, dirette e piene d’amore. Sono parole di vita. Da più di 2000 anni, hanno un impatto su persone di qualsiasi livello, di qualsiasi cultura, di qualsiasi origine. Chi le rifiuta non sa di essere schiavo del peccato fin dall’infanzia e non conosce il rimedio divino che lo può liberare.

E tu, conosci le parole di Gesù? Leggi i Vangeli con umiltà, chiedendo a Dio che ti aiuti a comprenderle; scoprirai quanto sono vere, attuali e potenti.


martedì 26 maggio 2026

26 maggio - La nostra vita, un istante

Abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono: poiché le cose che si vedono sono solo per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.

2 Corinzi 4:18

 

La nostra vita, un istante

 

La Bibbia presenta la brevità della vita attraverso diverse immagini. Voi “non sapete quel che succederà domani! Che cos’è infatti la vostra vita? Siete un vapore che appare per un istante e poi svanisce” (Giacomo 4:14). “I miei giorni svaniscono in fumo” (Salmo 102:3). Questo svolgimento rapido della nostra vita ci chiama in causa: Cosa c’è dopo? Finisce tutto qui?

La vita sulla terra non è che un istante, dice la Bibbia, ma è un istante decisivo. E’ adesso, mentre siamo in vita, che possiamo entrare in relazione col nostro Creatore. Gesù ha dichiarato fin dall’inizio del Suo insegnamento: “Ravvedetevi e credete al Vangelo” (Marco 1:15). “Chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” (Giovanni 5:24).

È adesso che bisogna ravvedersi per ricevere gratuitamente la vita eterna. Essa non è semplicemente il prolungamento dell’esistenza che conosciamo oggi; è una vita nuova donata a chi crede al solo vero Dio, e a Colui che Egli ha mandato, Gesù Cristo (Giovanni 17:3). Essa permette di guardare alla morte con serenità, poiché il legame con la vita di Cristo che è nel cielo ci garantisce la Sua presenza per tutta l’eternità. E’ ciò che Egli stesso ha chiesto al Padre: “Io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che Tu mi hai dati, affinché vedano la mia gloria” (Giovanni 17:24).

 “Eccolo ora il tempo favorevole; eccolo ora il giorno della salvezza” (2 Corinzi 6:2). Approfittatene perché dopo la morte nessuna decisione sarà più possibile.


lunedì 25 maggio 2026

25 maggio - La nostra vita, un istante

Abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono: poiché le cose che si vedono sono solo per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.

2 Corinzi 4:18

 

La nostra vita, un istante

 

La Bibbia presenta la brevità della vita attraverso diverse immagini. Voi “non sapete quel che succederà domani! Che cos’è infatti la vostra vita? Siete un vapore che appare per un istante e poi svanisce” (Giacomo 4:14). “I miei giorni svaniscono in fumo” (Salmo 102:3). Questo svolgimento rapido della nostra vita ci chiama in causa: Cosa c’è dopo? Finisce tutto qui?

La vita sulla terra non è che un istante, dice la Bibbia, ma è un istante decisivo. E’ adesso, mentre siamo in vita, che possiamo entrare in relazione col nostro Creatore. Gesù ha dichiarato fin dall’inizio del Suo insegnamento: “Ravvedetevi e credete al Vangelo” (Marco 1:15). “Chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” (Giovanni 5:24).

È adesso che bisogna ravvedersi per ricevere gratuitamente la vita eterna. Essa non è semplicemente il prolungamento dell’esistenza che conosciamo oggi; è una vita nuova donata a chi crede al solo vero Dio, e a Colui che Egli ha mandato, Gesù Cristo (Giovanni 17:3). Essa permette di guardare alla morte con serenità, poiché il legame con la vita di Cristo che è nel cielo ci garantisce la Sua presenza per tutta l’eternità. E’ ciò che Egli stesso ha chiesto al Padre: “Io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che Tu mi hai dati, affinché vedano la mia gloria” (Giovanni 17:24).

 “Eccolo ora il tempo favorevole; eccolo ora il giorno della salvezza” (2 Corinzi 6:2). Approfittatene perché dopo la morte nessuna decisione sarà più possibile.


domenica 24 maggio 2026

Panoramica di Levitico 23 (9/9)

La festa delle Capanne (Levitico 23:33-36)

Eccoci arrivati all’ultima festa che non potrà essere nient’altro che il riposo di Dio per il Suo popolo terreno, il millennio o i mille anni di regno di Cristo. Questa festa, che durava una settimana, è una figura appropriata di questo periodo: regnava la gioia, il popolo doveva costruire delle capanne e rallegrarsi di tutto ciò che Dio aveva fatto per loro. Questo è ciò che caratterizzerà Israele nel millennio.

Ma non finisce qui, abbiamo anche l’ottavo giorno, l’inizio di una nuova settimana, il giorno eterno in cui ciò che è iniziato nel millennio proseguirà nella perfezione. È il glorioso fine delle vie di Dio con la vecchia creatura, in cui dimostrerà che in Cristo l’uomo sarà in grado di mantenere la pace e la giustizia sulla terra. Se ci guardiamo attorno adesso, non riusciamo a vedere come questo potrà essere possibile, ma Dio terminerà la storia di questo mondo con tale dimostrazione.  Quindi il millennio rappresenta la fine del mondo presente, ma da un altro lato guarda in avanti a ciò che sarà eterno, perché Apocalisse 22:5 si riferisce ai servi del Signore i quali regneranno nei secoli dei secoli.

Conclusione

Tutte queste cose ci sono presentate in modo meraviglioso in un solo capitolo. Dio vuole che siamo a conoscenza dei Suoi pensieri, vuole prenderci fra le Sua braccia e dirci: “guarda questo è quello che ho in mente per il mio popolo terreno e per tutti coloro che credono nel Signore Gesù”.

24 maggio - Ragazzi, pregate!

Dio ha ascoltato; è stato attento alla voce della mia preghiera.

 

Salmo 66:19

Nel giorno della paura, io confido in Te.

Salmo 56:3

 

Ragazzi, pregate!

 

“Fabio disse una madre al figlio che lasciava la famiglia per imbarcarsi come marinaio se ti trovassi in difficoltà, prega Dio!” Fino allora Fabio non aveva mai accettato di mettere la sua vita nelle mani di Dio. Sua madre era preoccupata e pensava: se almeno si rivolgesse a Lui nei momenti difficili!

Fabio, forte come tanti giovani della sua età, non vedeva la necessità di pregare; voleva essere lui a decidere della propria vita.

Così fece la sua prima traversata, e proprio durante quel viaggio fu costretto a pregare. Solo sul ponte, impegnato in un normale compito che non avrebbe fatto perdere l’equilibrio a un marinaio esperto, venne proiettato fuori bordo da un improvviso scossone.

“O Dio, se esisti, provamelo adesso!” gridò mentre annaspava fra le onde. Dio era attento. In quel momento, un marinaio era venuto a cercarlo e non vedendo nessuno sul ponte gettò uno sguardo in mare e scorse la testa di Fabio. Con molti sforzi, riuscì a salvarlo e a issarlo sulla nave. Fabio, di nuovo al sicuro, raccontò a tutti della sua breve preghiera, ma nulla cambiò nella sua vita.

Tornato da quella traversata, accettò di accompagnare sua madre ad un’incontro dove si parlava di Dio e del Suo amore. Come poteva rimanere insensibile? Una voce interiore gli diceva: “Fabio, non opporre più resistenza!”. Allora, pentito di avere spesso disprezzato i Suoi richiami, chiese perdono a Dio e ricevette la pace e la certezza della salvezza per mezzo della fede in Gesù

sabato 23 maggio 2026

Panoramica di Levitico 23 (8/9)

La festa delle espiazioni (Levitico 23:26-32)

La festa delle espiazioni è dettagliata in Levitico 16. I capitoli 9 e 10 della lettera agli Ebrei, affermano che il sacrificio di Cristo è il compimento dell’opera del sommo sacerdote in quel particolare giorno, compreso il sacrificio dei due capri e delle altre offerte. La Sua offerta ha avuto luogo una volta e per sempre e adesso è seduto in eterno alla presenza di Dio.

Molto spesso applichiamo il giorno dell’espiazione a noi stessi, ma l’opera del Signore ha un raggio d’azione molto più ampio, vale per ogni credente, compresi quelli del Vecchio Testamento. Paolo scrive che Dio ha “usato tolleranza verso i peccati commessi in passato” (Romani 3:25). I peccati del tempo passato sono stati giudicati con l’opera del Calvario ed è anche il fondamento del nuovo patto che il Signore stabilirà con Israele in futuro. In Levitico 23, inoltre, vediamo che Israele avrà il proprio giorno dell’espiazione, dopo il suono della tromba che li ha ricondotti a Dio. Vedranno che morendo in croce, il Signore è stato per loro quel capro espiatorio che gli ha tolto i peccati. Egli è Colui il cui sangue fu, per così dire, portato nel santuario, fu lasciato andare via e destinato ad Azazel (il capro espiatorio in Levitico 16:21-22, 26). Quando fu crocifisso dissero, “il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli” (Matteo 27:25), ma in futuro vedranno che Egli si era caricato dei loro peccati come di quelli dei loro figli e rivolgeranno i loro occhi a Colui che hanno trafitto (Zaccaria 12:10). Questo sarà il giorno dell’espiazione per Israele.

23 maggio - Fiducia in Dio, in ogni tempo

Confida nel SIGNORE con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento.

Proverbi 3:5

 

Confida in Lui in ogni tempo… apri il tuo cuore in Sua presenza; Dio è il nostro rifugio.

Salmo 62:8

 

Fiducia in Dio, in ogni tempo

 

La nostra vita scorre spesso con piccole difficoltà che il più delle volte scompaiono con la stessa rapidità con cui erano si erano presentate. Forse le abbiamo risolte da soli, pensando che fosse inutile parlarne a Dio nostro Padre. Poi, un brutto giorno, arrivano degli ostacoli più seri, inattesi: una malattia, un incidente, un problema di lavoro… Per abitudine cerchiamo di risolverli noi; dopo qualche momento di esitazione e di dubbio, prendiamo in mano la situazione. Vogliamo affrontarla, ma spesso giriamo a vuoto senza alcun esito…

Dio è forse assente dai dettagli della nostra vita giornaliera? L’abbiamo dimenticato? Non abbiamo certo perso la fede nell’opera del Signore Gesù che ci ha salvato, né la convinzione che ci ha preparato un posto con Lui nella casa del Padre. Ma abbiamo dimenticato momentaneamente quella fiducia effettiva, “in ogni tempo” che Dio merita. Il Padre nostro non ha forse in riserva per noi delle immense ricchezze di amore, di saggezza, di fedeltà e di potenza? Spesso ce ne priviamo perché ci manca quella fede che ci fa dipendere da Lui in ogni dettaglio della vita. Ma Lui ci ama e vuole vederci crescere nella conoscenza del Suo amore, e farci provare la Sua tenerezza a ogni passo del nostro cammino. Gli ostacoli che Egli permette servono allora per riaccendere la nostra fede, renderla più intelligente e più perseverante.

Impariamo ad affidargli in preghiera tutte le nostre situazioni, anche quelle che ci sembrano banali; Egli ci darà la serenità e la pace del cuore.

venerdì 22 maggio 2026

Panoramica di Levitico 23 (7/9)

Intervallo

La seconda, la terza e la quarta festa erano tutte collegate alla prima: la Pasqua che segnava l’inizio dell’anno santo. Segue poi un vuoto fino al settimo mese, quando vi sarà il suono della tromba (v. 24).

Mentre le prime quattro feste rappresentano l’opera di Cristo e i suoi risultati in questa dispensazione per chiunque crede, sia Giudeo o Gentile, le ultime tre ci riconducono all’ordine terreno delle cose. Nelle prime quattro feste l’argomento trattato è la formazione del Suo popolo celeste, la chiesa, mentre nelle restanti tre la storia futura del Suo popolo terreno, Israele. Il mese nel quale le ultime tre feste vengono celebrate è il settimo mese dell’anno santo ed è l’inizio dell’anno civile. Come abbiamo visto nel Nuovo Testamento, le rappresentazioni delle prime quattro feste sono già state compiute, possiamo quindi avere la certezza che anche le ultime tre troveranno il loro totale compimento.

 

 

La festa delle trombe (Levitico 23:23-25)

In un momento futuro, che qui viene identificato con il settimo mese, Dio parlerà al popolo d’Israele in un modo che viene raffigurato con la festa delle trombe. Queste trombe non hanno niente a che fare con il rapimento dei credenti, ma le troviamo menzionate dal profeta Gioele: “Sonate la tromba a Sion! Date l’allarme sul mio monte santo! Tremino tutti gli abitanti del paese, perché il giorno del SIGNORE viene, è vicino, giorno di tenebre, di densa oscurità, giorno di nubi e di fitta nebbia! Come l’aurora, si sparge sui monti un popolo numeroso e potente” (Gioele 2:1-2)

Dopo che la chiesa e i credenti del Vecchio Testamento saranno presi per essere per sempre con il Signore, la tromba per Israele suonerà ed il popolo terreno di Dio avrà un risveglio spirituale. Molte cose potrebbero essere dette a riguardo dello stato d’Israele di oggi; parte della nazione ha fatto ritorno nella terra promessa dopo quasi 2.000 anni di assenza, ma non riuniti dal suono di questa tromba. È più probabilmente quello che troviamo in Ezechiele 37 dove le ossa di morti erano radunate nella valle, ma senza vita. Attualmente non vi è vita spirituale nella nazione, se anche fossero in attesa del Messia, ciò viene fatto in modo sbagliato. Hanno peccato e una delle conseguenze di ciò sarà quello che abbiamo in Apocalisse 12: la donna (Israele) che fugge nel deserto. La festa delle trombe ci parla di qualcosa che deve ancora avvenire.

22 maggio - Qui sta il problema!

Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, Egli (Dio) è fedele e giusto da perdonarci i peccati.

1 Giovanni 1:8, 9

 

Qui sta il problema!

 

Francesco è una persona onesta, seria, un lavoratore volenteroso. È un bravo marito, un bravo padre, un bravo amico, un bravo collega. Non fa del male a nessuno; è servizievole e stimato da tutti. Dunque potrebbe pensare: Non ho niente da rimproverarmi; se c’è qualcuno che si merita il paradiso, quello sono io. Gesù dice “Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori a ravvedimento” (Luca 5:32), “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati” (Matteo 9:12). E Francesco pensa di essere un giusto e uno moralmente sano; quindi non ha bisogno di Lui, la venuta del Salvatore non lo riguardano. Egli può vivere bene anche senza la fede nel Signore! Ma qui c’è un problema… Francesco non può essere “giusto”, poiché la Parola di Dio dice che “non c’è nessun giusto, neppure uno” (Romani 3:10); e nemmeno moralmente “sano”, poiché è scritto che “il cuore è ingannevole… e insanabilmente maligno” (Geremia 17:9). Evidentemente, nei passi di Luca 5, il Signore alludeva a coloro che, nel loro orgoglio, credevano di essere giusti e sani…

Per gli altri Francesco è un uomo “rispettabile”, ma Dio legge dentro il suo cuore, come nel cuore di tutti gli uomini. Un pensiero impuro, una piccola bugia per convenienza, o un po’ d’egoismo bastano a fare di lui “un peccatore”. La sua vita esemplare non può cancellare neanche uno dei suoi peccati. Il paradiso, dove il peccato non può entrare, è quindi chiuso per lui. La presenza di Dio è inaccessibile.

Ma ecco l’amore di Dio! Ha mandato Suo Figlio perché portasse la pena che i nostri peccati meritavano e ci chiede solo di credere al Suo sacrificio. “Il sangue di Gesù Cristo ci purifica da ogni peccato (1 Giovanni 1:7). Solo a questo prezzo si diventa giusti davanti a Dio.


giovedì 21 maggio 2026

Panoramica di Levitico 23 (6/9)

Pentecoste (Levitico 23:15-22)

Questa festa aveva luogo sette settimane ed un giorno (esattamente 50 giorni) dopo che era stata agitata la primizia. Questa è un’altra festa di cui troviamo il pieno compimento nel Nuovo Testamento, “quando il giorno della Pentecoste giunse” (Atti 2:1). I cinquanta giorni qui menzionati partono dalla resurrezione del Signore Gesù, di cui la festa delle Primizie è una figura, e ci porta al giorno della Pentecoste: la parola greca per cinquantesimo.

In Atti 2 troviamo che la Pentecoste è, di fatto, il giorno in cui è nata la chiesa, questo ci mostra che le prime quattro feste, la Pasqua, i Pani Azzimi, le Primizie e la Pentecoste sono una figura dell’intero piano di Dio per la salvezza e l’unità del Suo popolo, portato a termine dall’opera del Signore Gesù, anche se in molti aspetti, specialmente per questa festa, non rappresentano la realtà. Nel giorno della Pentecoste, come Paolo spiegherà successivamente, tutti i credenti, quindi come minimo i 120 che si trovavano radunati insieme nella stanza di sopra, furono “battezzati da un unico Spirito per formare un unico corpo” (1 Corinzi 12:13). Questo viene espresso ogni primo giorno della settimana nella rottura del pane: “siccome vi è un unico pane, noi, che siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell’unico pane” (1 Corinzi 10:17), ma durante la festa il popolo d’Israele doveva portare non una pagnotta di pane, ma due.

Nel Vecchio Testamento troviamo molte figure della chiesa, per esempio il tabernacolo (le assi sono la figura dei riscattati che nel loro insieme formano la casa di Dio), ma nessuna è in grado di ritrarre la meravigliosa unità che vi è in essa. Nel tabernacolo troviamo dodici pani che ci parlano delle tribù d’Israele, qui ne abbiamo due, non uno, per questo motivo la figura non è la piena rappresentazione della realtà.

Abbiamo già menzionato in precedenza che il lievito è una figura del peccato, che non è permesso nelle vite dei cristiani, però questi due pani dovevano essere cotti con il lievito, era quindi presente in essi, ma non presentava più la sua capacità attiva, perché era stato esposto al fuoco. Questo è esattamente lo stato della chiesa, in quanto composta da credenti ben consci che una volta si trovavano sotto l’azione del peccato, ma ora questo problema è stato risolto attraverso il giudizio subito dal Signore. In linea di principio l’azione del peccato in loro è terminata, anche se, purtroppo, è ancora possibile permettere che agisca.

Nel versetto 20 troviamo ancora una volta l’uso della parola “primizie”, sebbene in ebraico sia una parola differente da quella usata nel versetto 10, la quale è anche usata in Levitico 2:12 in relazione alle oblazioni. Giacomo scrive che anche noi siamo primizie: “Egli ha voluto generarci secondo la sua volontà mediante la parola di verità, affinché in qualche modo siamo le primizie delle sue creature” (Giacomo 1:18), cioè primizie della nuova creazione. Se ci guardiamo attorno vediamo la vecchia creazione, per natura stessa ognuno di noi ne è parte come la terra, ma in mezzo a questa vecchia creazione che giace in mezzo al peccato, troviamo delle creature nuove: “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17).

Tutti i credenti, quindi, avendo sperimentato le benedizioni di Dio, appartengono già alla nuova creazione, sebbene questa non sia ancora giunta a compimento, come descritto in Apocalisse 21:1-7.

21 maggio - Io sono la risurrezione e la vita (5)

Marta gli disse: “Lo so che risusciterà nella risurrezione, nell’ultimo giorno”. Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in Me, anche se muore vivrà; e chiunque vive e crede in Me, non morirà mai. Credi tu questo?”

Giovanni 11:24-26

 

Io sono la risurrezione e la vita (5)

 

Lazzaro, l’amico di Gesù, è morto da quattro giorni. Tutti pensano: Se Gesù fosse arrivato prima, avrebbe potuto guarirlo. Finché c’è vita, c’è speranza, ma ormai la vita non c’è più! Tuttavia, Gesù dichiara a Marta, sorella di Lazzaro: “Tuo fratello risusciterà”. Lei crede a una risurrezione alla fine dei tempi, ma Gesù le rivela che Egli stesso è la risurrezione e la vita perché con la propria risurrezione Egli sarà vittorioso sulla morte. Già un profeta aveva scritto che non era possibile che il Signore Gesù fosse trattenuto dalla morte (Salmo 16:8-11, Atti 2:24).

Gesù annuncia quindi a Marta il vero significato del miracolo che sta per compiere risuscitando suo fratello: la Sua vittoria sulla morte. “Credi tu questo?” le chiede. Marta risponde: “Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio” (Giovanni 11:27). Il suo dolore tuttavia resta vivo, ma si affida a Gesù, di cui conosce la potenza. la saggezza, l’amore. Mentre la morte è ancora presente, Marta riceve la promessa che Gesù non solo avrebbe tornare in vita suo fratello, ma avrebbe dato la vita eterna a tutti quelli che credono in Lui.

Cosa significano per noi oggi questi versetti? Essi sono molto consolanti perché ci assicurano che i credenti che muoiono risusciteranno per essere per sempre con Lui. Chi crede possiede già fin d’ora questa nuova vita; è una vita senza fine in relazione eterna col Signore.

mercoledì 20 maggio 2026

20 maggio - Rubare, ammazzare, distruggere

Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare. Resistetegli stando fermi nella fede.

1 Pietro 5:8-9

 

Rubare, ammazzare, distruggere

 

Gesù paragona i credenti a delle pecore, e presenta Se Stesso come il buon Pastore che per loro sacrifica la propria vita. Egli è venuto “perché abbiano la vita… in abbondanza”. Nel brano di Giovanni 10:1-16 il Signore evidenzia il contrasto fra il buon Pastore e il ladro che non ama le pecore, ma viene soltanto “per rubare, ammazzare e distruggere” (v. 10).

Il ladro qui rappresenta Satana, che cerca di fare del male ai credenti. Le sue intenzioni sono chiare:

Rubare. Satana cerca di privare il cristiano di ciò che ha ricevuto: la pace di Dio, la certezza e la gioia della salvezza, la convinzione di essere amato dal Padre, la speranza della gloria; egli approfitta delle sue debolezze e delle sue mancanze per accusarlo (Apocalisse 12:10) e seminare il turbamento nel suo cuore.

Ammazzare. Il credente, alla conversione, ha ricevuto una nuova vita, che lo spinge a comportarsi in modo da piacere a Dio; ma Satana vuole “ammazzare”, cioè impedire che questa vita divina prosperi e abbia degli effetti positivi alla gloria del Signore.

Distruggere. Con le sue menzogne, Satana attacca le basi della fede, con lo scopo di destabilizzare il cristiano mettendo continuamente in dubbio la Parola di Dio, come ha fatto con Adamo ed Eva nel giardino di Eden (Genesi 3:1-5). Satana vuole ostacolare l’opera di Dio nel credente, vuole scoraggiare e indebolire la sua fede.

Stiamo in guardia se vogliamo godere delle nostre ricchezze spirituali e crescere nella fede e nella conoscenza del Signore (2 Corinzi 2:11). Per questo, non sottovalutiamo il nostro nemico, e cerchiamo di stare sempre vicini al nostro buon Pastore.


martedì 19 maggio 2026

19 maggio - Ingresso libero

Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù, per quella via nuova e vivente che Egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la Sua carne… avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede.

Ebrei 10:19-22

 

Ingresso libero

 

Aperto, Privato, Ingresso libero, Vietato l’ingresso… I cartelli sulle porte sono di vario tipo. Davanti a un’ingresso, il mio atteggiamento dipende non solo dal cartello, ma anche da quelli che stanno dietro a quella porta, e dalla relazione che ho con loro. Se io sono “di casa”, oltrepasso l’ingresso anche se indica “privato”.

Un tempo, in mezzo all’accampamento del popolo d’Israele, Dio stesso aveva promesso la Sua presenza. La Sua dimora era in una tenda, in un luogo chiamato “santissimo” chiuso da un telo prezioso, e l’accesso era assolutamente proibito. Soltanto il sommo sacerdote, una volta l’anno, poteva entrarvi solennemente, portando con sé del sangue di una vittima sacrificale, affinché i peccati del popolo fossero perdonati (Ebrei 9:7). La stessa cosa si faceva anche più tardi nel tempio di Gerusalemme. L’accesso al luogo dove Dio dimorava, era sempre vietato, chiuso dalla tenda.

Quando il Signore Gesù è spirato, è accaduto qualcosa di straordinario: la tenda si è strappata in due, “da cima a fondo” (Matteo 27:51). Dio stesso l’ha squarciata per proclamare che da quel momento, con la morte di Gesù, il credente ha la possibilità di stare alla Sua santa presenza. Ogni cristiano può avvicinarsi a Dio senza timore; non perché Dio è meno santo di un tempo, no. Ma perché il sangue di Gesù, la vittima perfetta, purifica da ogni peccato tutti coloro che credono.

Per me che credo non si tratta più di entrare in un tempio costruito dagli uomini, ma nel cielo stesso. Con la preghiera parlo con Gesù, il mio Salvatore (Ebrei 9:11, 12) e con Dio che è diventato il mio Padre! Che privilegio ho di far parte della famiglia di Dio!


lunedì 18 maggio 2026

18 maggio - Il carceriere di Filippi

Per fede Noè… con pio timore preparò un’arca per la salvezza della propria famiglia

Ebrei 11:7

Mi hai rivestito di gioia… perché io possa salmeggiare a Te, senza mai tacere

Salmo 30:11-12

 

 

Il carceriere di Filippi

 

Nel cap. 16 degli Atti, ai v. 25 a 31 c’è il racconto del guardiano del carcere della città di Filippi.

Paolo e Sila erano in quella prigione. Nel nome di Gesù avevano scacciato uno spirito maligno da una serva che, facendo l’indovina, procurava molto guadagno ai suoi padroni; così li avevano imprigionati.

Ma ecco che, una notte, un forte terremoto spalancò le porte delle celle, e il carceriere, temendo che i carcerati fossero fuggiti, stava tentando il suicidio. Ma Paolo lo rassicurò, e lui pose loro questa domanda: “Signori, che debbo fare per essere salvato?”. Paolo gli rispose: “Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia”. Che magnifica previsione! E così infatti avvenne.

Questo potrebbe avvenire anche nella nostra famiglia. Se crediamo e parliamo con gioia dell’amore del Signore, i nostri famigliari saranno attirati. Ma l’esempio è fondamentale perché, se manchiamo di coerenza, le nostre parole cadranno nel vuoto.

La salvezza della nostra famiglia è la cosa che desideriamo di più, ma è anche ciò che richiede il nostro impegno più grande. Facciamo di questo un continuo soggetto di preghiera! I genitori sono presi ad esempio dai figli, sono per loro dei modelli da imitare; i loro comportamenti sono i loro punti d’arrivo. Se dimostriamo una fiducia cieca nelle promesse del Signore, se amiamo con evidente sincerità il Signore e il nostro prossimo, il nostro modo di vivere non passerà inosservato; e chi non è ancora convertito al Signore sarà invogliato a conoscerlo e ad amarlo.

domenica 17 maggio 2026

17 maggio - Come impiega il tempo Andrea

“Ma tu fermati, e ti farò udire la parola di Dio”.

1 Samuele 9:27

 

Nella calma… sarà la vostra forza. (in francese è citato Eccl. 9:17; ma mi pare in italiano non renda)

Isaia 30:15

 

Come impiega il tempo Andrea

 

Suona la sveglia. Andrea la spegne e dorme per altri dieci minuti… Alla fine scende dal letto, si lava ascoltando la radio, poi fa colazione in fretta guardando gli ultimi SMS. Gli rimane un quarto d’ora per leggere la Bibbia, ma come concentrarsi quando le vibrazioni del suo cellulare già lo richiamano all’ordine? Infine Andrea, prima di andare a lavorare, prega e chiede a Dio di guidarlo nelle scelte che dovrà fare: ha una decisione importante da prendere fra qualche giorno… Con gli auricolari nelle orecchie, s’incammina verso la stazione. Venti minuti di treno, giusto il tempo di fare un gioco sul telefonino. Trascorre una giornata di lavoro intenso. La sera, la fatica si fa sentire. Andrea si addormenta leggendo un fumetto o davanti a un video o alla TV…

Un suo amico cristiano gli chiede:

– Andrea, hai preso la tua decisione?

– Io prego, ma sembra che Dio non mi risponda.

– Nella Bibbia ci sono dei brevi versetti che ti possono aiutare; te ne cito due: “Il segreto del SIGNORE è rivelato a quelli che lo temono… Chi è l’uomo che teme il SIGNORE? Dio gl’insegnerà la via che deve scegliere” (Salmo 25:14, 12). Temere Dio significa dargli il posto d’onore nel nostro cuore, nella nostra vita e nel tempo che abbiamo a disposizione. Egli ci ama. Dunque questa prima scelta s’impone. E se desideriamo ascoltare la Sua voce, saremo spinti verso un uso sobrio e controllato di tutte le cose che ci distraggono, in particolare i multimedia.

Dio ti parlerà se gli fai spazio nell’utilizzo del tuo tempo. Chiedigli, come fece un tempo Salomone, che ti dia “un cuore intelligente” (1 Re 3:9).

sabato 16 maggio 2026

16 maggio - Lei è sua madre

Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere?

Isaia 49:15

 

“Pregai per avere questo bambino; il SIGNORE mi ha concesso quel che io gli avevo domandato”.

1 Samuele 1:27

 

Lei è sua madre

Leggere 1 Re 3:16-28

 

Il re Salomone è noto per la sua saggezza. Un giorno, due madri si presentarono a lui con i loro due piccoli bambini, uno vivo, l’altro morto. Ognuna di loro sosteneva che il bimbo vivo era il suo. Come fare per sapere quale delle due diceva la verità? Salomone si fece portare una spada e ordinò di dividere il bimbo vivo in due parti e di darne una metà a ciascuna. Una delle donne accettò senza batter ciglio, ma l’altra supplicò che il bambino fosse risparmiato e che fosse piuttosto dato all’altra donna; non poteva sopportare di veder uccidere il suo bambino. Salomone, allora, dichiarò senza esitazione: “Lei è sua madre”. L’amore di quella donna ha evidenziato di chi fosse il bambino.

L’amore materno proviene da Dio Creatore. È Lui che ha fatto sì che nel cuore delle madri ci fosse questa tenerezza. E’ un fatto naturale. Egli ne riconosce il valore, lo apprezza e ne tiene sempre conto.

A voi genitori cristiani, e soprattutto a voi madri, Dio ha affidato i vostri bambini; la tenerezza di cui li circondate ha valore per Lui. Se un figlio vi fa preoccupare, pregate il Signore con fede, affidatelo a Lui. Egli sa quali cure gli avete prodigato fin dalla sua nascita; può dire come Salomone: “Lei è sua madre”. Il suo orecchio è aperto alle suppliche e alle lacrime dei genitori, stiamone certi. Ma chi può pregare meglio di una mamma per un figlio? Pregare per i nostri figli è un dovere, una responsabilità, ma anche un privilegio e una straordinaria risorsa.


venerdì 15 maggio 2026

15 maggio - Bibbie abbandonate

Cercate nel libro del SIGNORE e leggete.

Isaia 34:16

 

Beati… quelli che ascoltano la parola di Dio e la osservano!

Luca 11:28

 

Bibbie abbandonate

 

Parecchi anni fa, l’evangelista Erino Dapozzo fece comparire, in alcune città della Svizzera romanda vicine al lago Lemano, degli annunci nei quali richiedeva delle Bibbie, anche usate, per il suo lavoro missionario. Un giorno ricevette la risposta da parte di un albergatore che diceva di avere parecchie Bibbie da offrirgli. Al suo arrivo gli spiegò: “Vede, questo è il mio albergo, e lì di fronte c’è la chiesa. Le coppie che si sposano ricevono in dono una Bibbia coi loro nomi scritti in bella calligrafia sulla prima pagina. Poi vengono a pranzo qui con gli invitati, e quando gli sposi partono, strappano quella prima pagina e lasciano qui il libro”. Nel suo armadio c’erano 62 Bibbie nuove, abbandonate!

Questo fatto illustra la poca importanza che si dà alla Parola di Dio, in particolare nei paesi dell’Europa occidentale. Se ci viene offerta una Bibbia come regalo di matrimonio o per un’altra occasione, come reagiamo? Curiosità, gioia, stupore? O indifferenza, sospetto o anche disprezzo? Abbiamo anche noi, come quelle giovani coppie, l’impulso di escludere Dio dalla nostra vita? Oppure siamo consapevoli che la Bibbia è come una lettera che Dio ha scritto per l’intera umanità e per ciascuno in particolare? È la lettera del Dio di grazia che ci parla del dono di Suo Figlio, Gesù Cristo. Non disprezziamo questo solenne messaggio dell’amore divino. Impegniamoci a leggere la Bibbia con attenzione, e crediamo alle sue promesse.


giovedì 14 maggio 2026

14 maggio - Io sono il buon Pastore (4)

(Gesù disse:) “Io sono il buon pastore, e conosco le mie (pecore), e le mie conoscono me, come il Padre mi conosce e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore”.

Giovanni 10:14, 15

 

Io sono il buon Pastore (4)

 

Gli ascoltatori di Gesù sapevano che il mestiere del pastore non è facile. Giacobbe, loro antenato, era stato pastore, e diceva: “Di giorno mi consumava il caldo; di notte il gelo; il sonno fuggiva dagli occhi miei” (Genesi 31:40). Come un pastore si prende cura del proprio gregge, così Dio ha protetto il Suo popolo Israele, e lo ha condotto attraverso il deserto per quarant’anni, fino a farlo giungere alla terra promessa. Gli ha dato un buon paese, la pace e la prosperità che, purtroppo, la disubbidienza e l’idolatria hanno presto cancellato.

Dio ha anche scelto dei pastori come Mosè, Davide, e tanti altri perché si prendessero cura di questo popolo. Anche ora, per occuparsi di quelli che Dio ama è necessaria la dedizione di un pastore. Molti conduttori, però, hanno assolto male il loro compito. “Sono pastori… volti alla propria via, ognuno mira al proprio interesse” (Isaia 56:11), rimproverava Dio tramite il profeta. Così è stato e così può accadere anche oggi nella Chiesa.

Nel libro di Ezechiele, Dio annuncia in che modo Egli stesso si sarebbe preso cura del Suo gregge, di quelli che gli appartengono: “Io stesso pascerò le mie pecore, io stesso le farò riposare… io cercherò la perduta, ricondurrò la smarrita, fascerò la ferita, rafforzerò la malata” (34:15, 16). Leggiamo il Salmo 23, “Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca…”, e ne saremo edificati.

Per mezzo di parecchi profeti, Dio aveva promesso che si sarebbe scelto un Pastore fedele. E questo pastore è venuto. Il Signore Gesù si è definito “il buon pastore” e ha mostrato tutti i caratteri di Dio. La premura e l’amore verso l’umanità ingrata affermavano la Sua divinità. Egli è stato il buon Pastore che sacrifica la Sua vita per le Sue pecore (Giovanni 10:17). Ma poiché “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno” (Ebrei 13:8) il Suo amore per noi che lo amiamo non è cambiato e le Sue cure non verranno mai meno.


mercoledì 13 maggio 2026

13 maggio - Dove trovare il senso dell’esistenza?

In quel tempo… ognuno faceva quello che gli pareva meglio.

Giudici 21:25

 

Questo è Dio, il nostro Dio in eterno.

Salmo 48:14

 

La Tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero.

Salmo 119:105

 

Dove trovare il senso dell’esistenza?

 

“In un mondo in crisi, che sta perdendo i punti di riferimento, dove trovare il senso dell’esistenza e delle risposte sul futuro? Forse in una spiritualità personale, nella qualità della felicità, nei piaceri facili, nell’altruismo…? Non mancano all’uomo iniziative unificanti e valori comuni?” Queste domande sono state poste nell’introduzione di una conferenza su un argomento di attualità, che però non è approdato a conclusioni concrete.

Chi può darci una risposta pertinente, valida, se non Dio che ci ha creati e che ci ama? Egli dice: “Io so i pensieri che medito per voi, pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza” (Geremia 29:11).

Questa speranza ci è offerta già fin d’ora se crediamo in Lui. E’ la speranza della vita eterna, cioè l’accesso permanente alla presenza di Dio, come figli davanti al loro Padre. Per dare a noi questa vita, Gesù è dovuto venire sulla terra, soffrire e morire sulla croce. Egli ha pagato un prezzo immenso per liberare ognuno dalla sua condizione di uomo peccatore, lontano da Dio.

Il credente sulla terra, consapevole della propria fragilità e delle proprie debolezze, si lascia modellare e guidare da Gesù, che l’ha salvato e gli ha indicato la via che porta alla vita. Certo del suo avvenire eterno, egli desidera piacere a Colui di cui condividerà la gioia e la gloria nel cielo.