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martedì 31 marzo 2026

Cantico dei Cantici (17/18)

v. 16 — Come sei bello, amico mio, come sei amabile!

Si può essere belli ma sgradevoli, o gradevoli senza essere belli. In Cristo tutto è riunito, la bellezza e l’amabilità. In questo passo è l’amore che risponde all’amore. È la sposa che, avendo gli occhi fissati sul suo Amico per contemplare la sua persona, esclama: «Tu sei bello, tu sei amabile». Sono gli stessi fedeli che ascoltiamo nel Salmo 45; il loro cuore arde, poiché in questo Salmo il Re appare subitamente sulla scena. Egli brillerà come la luce che esce dall’Oriente e appare fino ad Occidente. Essi lo vedono, lo contemplano: «Tu sei più bello di tutti i figliuoli degli uomini, la grazia è sparsa sulle tue labbra». Non solo è bello, ma è anche amabile. Tutto ciò che può renderlo desiderabile è riunito nella sua persona: Egli è l’Amato.

Diversi re sono stati amati dai loro sudditi, come Davide e Salomone, ma nessun re sarà amato dal suo popolo come il Signore. Quando i fedeli canteranno il cantico da essi composto, e che avrà per soggetto il Re, lo faranno con accenti armoniosi mai uditi fino allora dagli uomini e dagli angeli!

v. 16 — Anche il nostro letto è verdeggiante.

Le pecore del buon Pastore realizzano ogni giorno ciò che ci è detto qui con semplicità. L’Amico è il Re, ma è anche il fedele e buon Pastore. Rileggiamo il Salmo 23; ci farà capire la dolcezza di ciò che troviamo qui meglio di ogni altra spiegazione: «Il Signore è il mio Pastore… egli mi fa giacere in verdeggianti paschi». Presso il buon Pastore ci sarà sempre riposo.

Gesù non ha fatto sedere per schiere sull’erba verde le numerose persone che come pecore affamate e senza pastore lo seguivano? Con quale abbondanza le ha saziate! Ci furono anche degli avanzi!


(segue)

31 marzo - L’uomo di George Street

Fin dal mattino, semina la tua semenza e la sera non dar posa alle tue mani; poiché tu non sai quale dei due lavori riuscirà meglio: se questo o quello, o se ambedue saranno ugualmente buoni.

Ecclesiaste 11:6

 

L’uomo di George Street

 

Tutto è cominciato alcuni anni fa in una chiesa del sud di Londra. Alla fine del servizio domenicale, un credente si alza e chiede se può raccontare la sua conversione a Dio. Glielo concedono, e allora racconta:

“Abitavo a Sidney, in Australia. Qualche mese fa, andando a far visita a dei parenti, camminavo in Gorge street, quando un piccolo uomo coi capelli bianchi è uscito da un negozio e mi ha offerto un opuscolo dicendo: «Mi scusi, signore, lei è salvato? Se morisse questa sera, andrebbe in cielo?». Questa domanda mi ha travagliato e, anche grazie all’aiuto di un amico credente, ho accettato Gesù come mio Salvatore”.

Qualche mese dopo, un pastore di quella chiesa fece un viaggio; andò a Perth, ad Adelaide, ad Atlanta, poi proseguì per i Carabi, e infine si recò in India. Ebbe così l’occasione di ascoltare delle testimonianze di persone convertite e, con sua grande sorpresa, venne a sapere che molte di loro erano state portate alla conoscenza di Cristo nella città di Sydney, grazie all’incontro con un vecchietto che aveva rivolto loro questa domanda: “Scusi, lei è salvato? Se morisse questa sera, andrebbe in cielo?”. Per alcuni, quest’incontro era avvenuto da poco tempo, per altri alcuni anni prima.

Sei mesi dopo, lo stesso pastore si trovava a Sydney e chiese a un credente della chiesa locale se conosceva un piccolo uomo dai capelli bianchi che distribuiva opuscoli in George street. Quello rispose: “Sì, lo conosco, si chiama Mr Jenner; ma è molto vecchio e ora non può più fare questo lavoro”.

(segue e si conclude domani)

lunedì 30 marzo 2026

30 marzo - Portiamo i nostri bambini al Signore

Gesù disse: “Lasciate stare i bambini e non impeditegli di venire da me, perché il regno dei cieli è di chi è come loro”.

Matteo 19:14

 

Portiamo i nostri bambini al Signore

 

I discepoli del Signore furono eccessivamente severi quando sgridarono le madri che portavano i loro bambini al Signore perché “imponesse loro le mani e pregasse”. Temevano che il Signore si affaticasse troppo o che venisse troppo disturbato (Matteo 19:13-15). O forse non stimavano così importante per quei bambini la preghiera e la benedizione del Signore.

Sappiate che il Signore non si stanca di ascoltare le vostre preghiere; portategli i problemi dei vostri bambini, dei vostri nipoti, se ne avete, e delle persone che vi stanno a cuore. Portategli le vostre angosce e i pesi che avete sul cuore o sulla coscienza. E fatelo con l’umiltà e la fiducia di un bambino perché “il regno dei cieli è di chi è come loro”. Il Signore è sempre disponibile, come lo era stato in piena notte per Nicodemo o in pieno mezzogiorno per la donna samaritana. “Come un pastore, egli pascerà il suo gregge: raccoglierà gli agnelli in braccio, li porterà sul petto, condurrà le pecore che allattano” (Isaia 40:11).

Come per tutto ciò che ci angoscia, ascoltiamo l’esortazione del salmista Davide: “Getta sul SIGNORE il tuo affanno, ed egli ti sosterrà” (Salmo 55:22).

domenica 29 marzo 2026

29 marzo - Una classificazione troppo semplicistica?

Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.

Giovanni 3:36

 

Una classificazione troppo semplicistica?

 

“Non accetto la vostra classificazione”, diceva una signora. “Salvato o perduto, credente o incredulo… è troppo semplicistico”.

Eppure è così che parla la Bibbia. Essa distingue quelli che hanno accettato il Vangelo da quelli che, dopo averlo ascoltato, lo hanno rifiutato e non hanno creduto al suo messaggio. Per questi ultimi, “la parola della predicazione non giovò a nulla non essendo stata assimilata per fede” (Ebrei 4:2). È scivolata come l’acqua sulla roccia, senza lasciar traccia. Forse hanno apprezzato il lato poetico di alcune pagine della Scrittura, l’insegnamento morale di altre, ma non hanno creduto al messaggio centrale del Vangelo: ogni uomo è peccatore, e Gesù è l’unico Salvatore. Si comportano come dei malati gravi che rifiutano di ammettere di essere malati, e quindi rifiutano le cure adatte a curare il loro male. Così finiscono per morire, ma la colpa è loro.

La Parola di Dio, quando è accolta con umiltà, produce, mediante la potenza dello Spirito Santo, un’opera di salvezza definitiva. Non che i credenti siano migliori o più meritevoli degli altri, ma sono perdonati e salvati dal giudizio di Dio perché hanno confessato di essere peccatori, e hanno creduto al sacrificio di Gesù Cristo. Di loro la Bibbia dice: “La parola della predicazione di Dio, voi l’accettaste non come parola di uomini, ma… come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete” (1 Tessalonicesi 2:13).

Poniti questa domanda, caro lettore: faccio parte dei salvati, di quelli che credono in Gesù Cristo, morto e risorto, o sono ancora di quelli che saranno perduti per sempre?


sabato 28 marzo 2026

28 marzo - Ingegnosi nel male!

Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene.

Siate saggi nel bene e incontaminati dal male.

Romani 12:21; 16:19

 

Ingegnosi nel male!

 

Quelli che non conoscono Dio impegnano la propria intelligenza nel fare il male e spendono su quel versante molte delle loro energie e delle loro capacità. “Ingegnosi nel male”, li definisce Paolo (Romani 1:30). Ingegno e astuzia sono messi in atto per soddisfare le passioni più impure così come per fabbricare armi distruttrici.

C’è anche molta inventiva nell’usare le “arti seduttrici dell’errore” (Efesini 4:14). “Il mio popolo è stolto – scrive il profeta Geremia – non mi conosce; sono figli insensati, non hanno intelligenza; sono saggi per fare il male, ma il bene non lo sanno fare” (4:22). L’uomo usa molta astuzia nel fare il male, ma è scritto che Dio “prende i sapienti nella loro astuzia”, perché la sapienza di questo mondo è “pazzia” davanti a Lui (1 Corinzi 3:19).

Il credente ha da parte del Signore l’energia e le risorse necessarie per impegnare le proprie capacità in tutt’altra direzione. Non indaga sul male, non si contamina con esso, non perde del tempo ad approfondirlo, non ne è né incuriosito né attratto. Cercherà sempre le cose che Dio approva e “il bene gli uni degli altri, e quello di tutti” (1 Tessalonicesi 5:15); perché, sa che “chiunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato” (Giacomo 4:17).


venerdì 27 marzo 2026

27 marzo - La mano di Gesù, quando la nostra fede s’indebolisce

Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”

Matteo 14:31

 

La mano di Gesù, quando la nostra fede s’indebolisce

leggere Matteo 14:22-23

 

Gesù aveva ordinato ai discepoli di precederlo sull’altra riva del lago di Gennesaret, il Mare di Galilea. Così loro si trovarono soli sulla barca. La notte era tempestosa, le onde sbattevano la barca ed essi remavano affannosamente. Riusciranno a raggiungere l’altra riva? Ma ecco che Gesù viene loro incontro camminando sul mare. Subito non lo riconoscono e spaventati gridano. Ma la voce famigliare del Maestro li rassicura: “Coraggio, sono io; non abbiate paura!”

Pieno di fiducia, Pietro vuole andare incontro al Maestro. Gesù gli dice: “Vieni!”. Allora Pietro scende dalla barca e cammina sul mare. Ma dopo poco affonda, la sua fede viene meno… Cos’è successo? Invece di guardare verso il Maestro, Pietro ha guardato le onde e il vento. Allora grida al Signore che è pronto a soccorrerlo. Gesù tende la mano, lo afferra e gli chiede: “Perché hai dubitato?”

Questo racconto parla anche a noi. Il Signore non è più sulla terra; è nel cielo, e là prega e intercede per noi. Noi tutti dobbiamo attraversare il mare agitato di questo mondo, e i momenti di prova, di persecuzione, di dolore possono essere paragonati a delle tempeste.

Com’è bello sperimentare quella mano tesa del Signore quando la nostra fede vacilla! Possiamo sentire la presa di quella mano in occasione della visita d’un amico che ci incoraggia, o grazie alla lettura d’un passo della Parola, o in altre circostanze nelle quali percepiamo la Sua presenza. Egli è al di sopra della tempesta, ha l’autorità suprema sugli uomini e sulle cose. È Lui che ci dice: “Coraggio, sono io!” Non dubitiamo. Presto il tempo delle tribolazioni finirà e quelli che hanno creduto, raggiungeranno la riva eterna.


giovedì 26 marzo 2026

Cantico dei Cantici (16/18)

v. 15 — Come sei bella, amica mia, come sei bella!

Abbiamo qui la risposta del Re all’amore dei suoi, espresso nei versetti che precedono. Egli dice loro che cosa sono per lui e come li vede. Prima di tutto sono belli. Questa sposa che egli ha atteso durante la notte della sua assenza, e che ora è là per acclamarlo nel giorno del suo trionfo, è di grande bellezza agli occhi suoi. È Lui l’uomo che cercava delle belle perle e che, trovatane una di gran prezzo, se ne andò, vendette tutto ciò che aveva e l’acquistò. Solo Lui è capace di apprezzarne tutta la bellezza e di conoscerne il vero valore. Non si stanca di ripetere che è bella.

Forse possiamo chiederci quale bellezza Cristo può vedere in poveri esseri che sono coscienti di essere moralmente oscuri come le tende di Chedar; ma è il riflesso della propria bellezza che Egli contempla in loro. I raggi della sua gloria, così poco visibili nei suoi, sono però riflessi, come la luna che non ha in sé alcuna luce ma riflette i raggi del sole, e brilla di un dolce chiarore in seno alle tenebre che coprono la terra, mentre il sole è nascosto nei cieli (lo vedremo più avanti al cap. 6 v. 10). Quale desiderio è più grande e prezioso di poter manifestare nella nostra vita di

ogni giorno qualche raggio della gloria del nostro Signore? Il mondo lo ha respinto ed ora Egli è nascosto nei cieli; ma sappiamo che presto apparirà come il sole di giustizia che porta la salvezza «nelle sue ali» (Malachia 4:2). Di quale gloria saranno attorniati in quel giorno coloro che lo hanno amato e onorato, e che lo avranno aspettato con ansia durante la notte della sua assenza! Essi sono gli oggetti di tutto il suo amore: «Amica mia», ripete.

Gesù amava Marta, sua sorella e Lazzaro, e trovava la sua gioia in mezzo a loro. Oggi Egli ama la sua Chiesa, coloro che hanno creduto in Lui, senza averlo visto, e che osservano la sua Parola nell’attesa del suo ritorno. Ben presto Egli testimonierà questo amore anche ai fedeli in Israele che, dopo il rapimento della Chiesa, lo glorificheranno in mezzo alla più spaventosa persecuzione. Siamo coscienti di essere gli oggetti del suo più tenero amore?

v. 15 — I tuoi occhi son come quelli dei colombi.

Più avanti, in questo cantico, il Re farà la descrizione della sua sposa dalla testa ai piedi; qui non parla che degli occhi, che hanno per lui un’attrattiva enorme, e li paragona a quelli di una colomba.

La colomba di Noè non trovava un luogo per posarsi (Genesi 8:6-13) in un mondo ancora sotto le conseguenze del giudizio di Dio. Un corvo impuro poteva trovarsi a suo agio nel mondo, ma la colomba ritornò all’arca, il solo luogo in cui si sentiva a casa propria. «Chi sono costoro che volano come colombi verso il loro colombario?» (Isaia 60:8). La colomba, lontana dalla sua abituale dimora, è sempre a disagio.

I fedeli che troviamo qui realizzano ciò che dice il salmista: «Io sono un forestiero sulla terra » (Salmo 119:19). Essi sospirano al pensiero del loro Signore e gemono poiché sono lontani da Lui: la loro abitazione è presso il Signore. «Oh avessi io delle ali come la colomba! me ne volerei via e troverei riposo. Ecco, me ne fuggirei lontano, andrei a dimorare nel deserto» (Salmo 55:6-7). Meglio essere nel deserto con il Signore, che nella città dove si trova l’iniquità e il tormento.

26 marzo - Darsi al Signore

Colui che fornisce al seminatore la semenza e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà la semenza vostra e accrescerà i frutti della vostra giustizia.

2 Corinzi 9:10

 

Darsi al Signore

 

Il Signore non vuole che mettiamo a Sua disposizione soltanto il nostro denaro o il nostro lavoro, ma anche tutto ciò che è alla base della nostra vita terrena affinché sia vissuta per Lui: moventi e disegni del cuore, scelte e progetti.

Come Paolo scriverà ai Corinzi parlando dei credenti di Macedonia, essi non solo avevano dato denaro in favore dei poveri della Giudea, ma prima si erano dati loro stessi al Signore (2 Corinzi 8:5). È questo il suo desiderio: che ci diamo a Lui come “morti fatti viventi” (Romani 6:13), e i nostri corpi come un sacrificio vivente, santo, gradito a Dio (Romani 12:1). Non dimentichiamo mai che siamo stati “comprati a prezzo” e non apparteniamo più a noi stessi (1 Corinzi 6:20). Cristo è morto “affinché quelli che vivono non vivano più per sé stessi, ma per Colui che è morto e risuscitato per loro” (2 Corinzi 5:15).

Il Signore non resta debitore di nessuno; promette “cento volte tanto” a chi, per Lui, avrà lasciato qualcosa. Se gli diamo il primo posto nel nostro cuore e nella nostra vita, ne saremo abbondantemente ricompensati. Dare a Gesù il posto a cui ha diritto anche nella nostra famiglia porta la gioia e la felicità ai genitori e ai figli.


mercoledì 25 marzo 2026

Cantico dei Cantici (15/18)

v. 14 — Il mio amico m’è un grappolo di cipro delle vigne d’Enghedi.

Il versetto 12 ricorda una scena passata che ha avuto luogo mentre il Signore era sulla terra in mezzo al suo popolo. Il versetto 13, invece, ci parla di una scena attuale: è il tempo in cui il Re è assente da questo mondo, ma sempre presente nelle affezioni della sposa. In questo versetto 14 abbiamo ora una scena futura. I profumi del nardo e della mirra faranno posto all’odore di cipro nelle vigne di Enghedi.

Il cipro è un grazioso arbusto dai rami sottili e ricoperti di una corteccia biancastra di odore gradevole. I fiori, in bianchi grappoli, spandono un soave profumo. Gli Egizi ne facevano dei sacchetti che usavano per profumare. Tale profumo ci parla del Signore come re. Questa scena si svolge a Enghedi, città appartenente alla tribù di Giuda, che si trova in un deserto (Gios. 15:62). È in questa oasi che Davide trovò rifugio quando fuggì da Saul (1 Samuele 24:1; vedere anche 2 Cron. 20:2). Ma in questo versetto non si tratta più di pericoli, di combattimenti, né del deserto. Questi fiori di cipro ci parlano di un’eterna primavera e delle vigne che prefigurano la gioia che ci sarà. È un notevole esempio della trasformazione meravigliosa che avverrà a questa terra sotto il regno di Cristo.

25 marzo - Il ritorno del Signore per i suoi

Il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo.

1 Tessalonicesi 4:16

 

Il ritorno del Signore per i suoi

 

Il Signore Gesù scenderà personalmente dal cielo; ma non verrà sulla terra; si fermerà “nell’aria” e i credenti gli andranno incontro. Alla sua prima venuta era sceso nelle parti più basse della terra (vale a dire nella morte) e poi è salito “al di sopra di tutti i cieli” (Efesini 4:9-10). Che gioia per Lui venire a prendere quelli che gli appartengono, e che momento glorioso quando tutti i credenti, di prima e dopo Cristo, incontreranno il loro Signore!

I credenti già deceduti verranno risuscitati e quelli ancora in vita saranno trasformati; i loro corpi dovranno essere resi adatti al cielo nel quale entreranno. La potente voce servirà a “risvegliare” i morti, che la Bibbia definisce “coloro che si sono addormentati”. La voce d’arcangelo è per i viventi, una voce dolce, piena d’amore e di grazia rivolta alla sua Chiesa, che il Signore presenterà a se stesso “senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile” (Efesini 5:27).

Infine, tutti insieme saranno convocati dal suono della tromba “a incontrare il Signore nell’aria”.

A questa chiamata irresistibile non tutti i morti risusciteranno, ma solo “i morti in Cristo”, quelli che sono vissuti “per fede” (Ebrei 10:37-38). Gli increduli verranno risuscitati più tardi, ma per comparire in giudizio davanti a Dio e udire la sua inesorabile condanna!

martedì 24 marzo 2026

Cantico dei Cantici (14/18)

v. 13 — E mio amico m’è un sacchetto di mirra, che passa la notte sul mio seno.

La mirra simbolizza le sofferenze di Cristo; è amara, ma il suo profumo è gradevole. Ci ricorda Colui che è stato ferito, che ha sofferto, che ha pianto quando era quaggiù. Il Signore è stato sepolto, e il suo corpo trattato con uria «mistura» di mirra e di aloe di circa cento libbre (Giovanni 19:39). Qui, il sacchetto di mirra fa allusione a un uso delle donne orientali: mettersi in seno un sacchetto di fiori o di piante aromatiche per profumare le vesti. Coloro che amano il Signore durante il tempo in cui non è più sulla terra, hanno sul cuore il ricordo delle sue sofferenze. Noi che amiamo il Signore comprendiamo questa immagine; soffrire con Lui e a causa di Lui è come il profumo della mirra che ci accompagna nella notte di questo mondo.

24 marzo - Irreprensibili

Fate in modo di essere trovati da lui immacolati e irreprensibili nella pace.

2 Pietro 3:14

 

Irreprensibili

 

Troviamo spesse volte l'espressione “irreprensibile” nella Parola. Una di queste è in Efesini 1:4: “In Lui ci ha eletti perché fossimo santi e irreprensibili davanti a Lui”. Così è ogni credente in Cristo; Irreprensibili in Cristo, perché Dio vede i suoi figli attraverso le Sue perfezioni, ma responsabili di mettere la nostra vita di ogni giorno in armonia con questa meravigliosa posizione. Ecco perché Paolo dice: “Adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore” (Filippesi 2:12).

L'esortazione ad essere irreprensibili nella pratica la troviamo in 1 Tessalonicesi 3:13 e 5:23, come pure in 1 Corinzi 1:8 e Colossesi 1:22. Giuda termina la sua lettera con una lode a Dio, “Colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire irreprensibili e con gioia davanti alla sua gloria”.

In un cammino indipendente da Dio, dove si fa la propria volontà, non vi può essere né rettitudine né pace.

Come sono preziose anche per noi le parole che il Signore Gesù diceva ammaestrando i suoi discepoli: “Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Matteo 5:9).

“Il frutto della giustizia si semina nella pace per coloro che si adoperano per la pace” (Giacomo 3:18).


lunedì 23 marzo 2026

23 marzo - Menzogne

 “Tu, Signore, che conosci i cuori di tutti…”

Atti 1:24

 

Gesù, conosciuti i loro pensieri, disse: “Perché pensate cose malvagie nei vostri cuori?”

Matteo 9:4

 

Menzogne

 

Un umorista ha detto che la parola è stata data agli uomini perché potessero nascondere il loro pensiero. In effetti la dissimulazione è diffusamente praticata; visto che l’uomo è quello che è, senza dissimulazione la vita della nostra società sarebbe quasi inconcepibile.

C’è la menzogna del criminale che si ostina a negare persino di fronte a prove schiaccianti; c’è l’arte della diplomazia che fa apparire onorevoli i peggiori tradimenti; c’è la furberia dell’affarista dalla coscienza elastica; c’è l’inganno dell’avvocato che fa passare per innocente il suo cliente colpevole; ma c’è anche quella che si chiama bugia pietosa, che nasconde al malato la sua condizione…

Ma che dire della facilità con la quale ci sforziamo di nascondere a noi stessi la nostra condizione morale, o tendiamo a scusare le nostre mancanze e a sfuggire alle nostre responsabilità? Come dice la Scrittura, “il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa…; chi potrà conoscerlo?” (Geremia 17:9).

Dio legge i nostri pensieri come su un libro aperto. Non possiamo nascondergli ciò che nascondiamo agli altri e a volte persino a noi stessi. Invece, quello che Dio ci chiede è di lasciarci penetrare dalla sua luce, di metterci a nudo davanti a Lui, perché arriviamo a confessare umilmente: Sono peccatore, ma la mia sola risorsa è la Tua grazia!


domenica 22 marzo 2026

22 marzo - La gelosia di Dio

Vogliamo forse provocare il Signore a gelosia? Siamo noi più forti di Lui?

1 Corinzi 10:22

 

La gelosia di Dio

 

La gelosia fa parte dei sentimenti dell’animo umano. C’è una gelosia assimilabile all’invidia che provoca tormento, fa vivere male, ed è spesso causa di conflitti e incomprensioni. È un grave peccato. Ma c’è anche la gelosia di chi ama, il timore che l’amore della persona amata sia sottratto da un rivale. Se il timore è fondato, anche questa provoca tormento.

Non stupiamoci se la Bibbia dice che Dio è geloso. Geloso perché ci ama di un amore grandissimo, tanto da dare per noi il proprio Figlio Gesù. Dio vuole che noi amiamo soltanto Lui! Se lo abbandoniamo e ci attacchiamo alle cose di questo mondo, se ci facciamo degli idoli ai quali dedichiamo tempo ed energie, trascurando Lui e i Suoi diritti, Dio è tradito nel Suo amore e noi siamo colpevoli.

Quando il popolo d’Israele si era mosso per andare alla conquista del paese di Canaan, Dio aveva dato quest’ordine: “Demolirete i loro altari… abbatterete i loro idoli; tu non adorerai altro dio… perché il SIGNORE è un Dio geloso” (Esodo 34:13-14). Quando poi il popolo cadde nell’idolatria, Dio li punì molto severamente (Salmo 78:58); e la stessa cosa farà con quelli che si dicono cristiani ma che vivono per il denaro, l’ambizione, il sesso, senza tenere in minimo conto l’amore e i diritti di Dio.

Prestiamo attenzione alle parole dell’apostolo Giacomo: “Non sapete voi che l’amicizia del mondo è inimicizia verso Dio?... Pensate voi che la Scrittura dichiari invano che lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi ci brama fino alla gelosia?” (Giacomo 4:4-5).

(Da “La nostra lingua un fuoco”)

sabato 21 marzo 2026

21 marzo - Chi può avere un “cuore retto”?

Rallegratevi nel SIGNORE ed esultate, o giusti! Gioite, voi tutti che siete retti di cuore!

Ti celebrerò con cuore retto.

Salmo 32:11; 119:7

 

Chi può avere un “cuore retto”?

 

Dio non accetta che qualcuno voglia comprare ciò che Egli offre gratuitamente. È un affronto al suo amore. All’inizio del cristianesimo, un uomo chiamato Simone volle fare così, ma ricevette dall’apostolo Pietro una risposta molto severa: “Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai creduto di poter acquistare con denaro il dono di Dio”; e aggiunse: “Il tuo cuore non è retto davanti a Dio” (Atti 8:20-21).

È impossibile ottenere la salvezza per mezzo di nostri meriti, anche se cerchiamo di piacere a Dio. Volerlo fare sarebbe respingere il Vangelo. Invece, veniamo a Dio perché i nostri peccati siano cancellati dal sangue di Cristo, e noi siamo resi giusti, senza contropartita da parte nostra.

Voler comprare il favore di Dio con denaro, nutrire la speranza di vederci attribuire da Lui dei meriti mediante i nostri sforzi, è un calcolo sbagliato. La Parola di Dio ci dice che siamo salvati unicamente per grazia. Se dimentichiamo questo, se rifiutiamo di riconoscere ciò che siamo e non ci avviciniamo a Dio con umiltà e fiducia, non abbiamo un “cuore retto”. La nostra relazione col Signore, se non è fondata sulla grazia, è falsata e diventa ragionamento, calcolo.

Ma sapere che tutto è grazia da parte di Dio non ci esime dal far fronte ai nostri doveri, anzi! Noi li dobbiamo compiere con una nuova libertà, con uno spirito di riconoscenza verso Dio a cui dobbiamo tutto, con ogni purezza e rettitudine di cuore.


venerdì 20 marzo 2026

Cantico dei Cantici (13/18)

v. 12 — Mentre il re è nel suo convito, il mio nardo esala il suo profumo.

I versetti dal 12 al 14 sono la risposta della sposa alla testimonianza che il Re ha appena dato di lei. Essa parla di Lui, e in questi tre versetti abbiamo il profumo del suo nome che ci è presentato sotto diversi aspetti: il nardo, la mirra, il Cipro, in tre scene differenti. Che lo Spirito Santo apra i nostri occhi e tocchi i nostri cuori per mezzo di questa lettura.

II Re è venuto nel mondo al tempo fissato, ma alla sua venuta le nazioni si sono agitate, i popoli hanno «meditato cose vane». I re della terra si sono ritrovati e i principi si sono consigliati assieme contro l’Eterno e contro il suo Unto (Salmo 2). Così, è stato rigettato dal suo popolo e, nel palazzo del sommo sacerdote, i capi del popolo si sono consultati insieme per arrestarlo, processarlo con inganno e farlo morire. Il residuo fedele, che troviamo in tutti i tempi e di cui ci parla questo cantico, era in quel momento ridotto a un piccolo numero di persone. Alcune le vediamo radunate a Betania in casa di un lebbroso; il Signore è ospite. L’ora delle tenebre e della potenza di Satana si avvicina. Sei giorni dopo sarà la Pasqua e l’Agnello di Dio sarà immolato. Viene una donna; ha un vaso di alabastro pieno di profumo di nardo puro, di gran prezzo; rotto il vaso, versa il profumo sul suo capo e la casa è piena dell’odore del profumo. Niente per lei era troppo grande e prezioso per onorare il suo Signore rigettato e disprezzato; ella rompe il vaso con l’intenzione di non farlo servire a nessun altro uso; tutto era per Lui. A questa testimonianza d’amore solo Lui poteva dare il giusto valore. Prima di questo fatto, ella si era seduta ai suoi piedi, aveva imparato a conoscere l’eccellenza della sua persona e aveva gustato il suo amore. Delle « catene d’oro con dei punti d’argento» l’avevano legata a Lui e il suo cuore traboccava di riconoscenza. Ma che scena abbiamo in questo versetto! Qui, mille anni prima, lo Spirito Santo ci parla anticipatamente di questo Re, di questa cena, di questo profumo. Era proprio di nardo il profumo che Maria ha versato sul suo Signore. Duemila anni sono trascorsi da quando il vaso è stato rotto ed il profumo è stato sparso, e in qualunque luogo in cui l’Evangelo è predicato, nel mondo intero, si parla di ciò che questa donna ha fatto !

La legge ordinava: «Tu amerai il Signore Iddio tuo», ma mai la legge ha fatto scaturire la minima scintilla di amore. La grazia di Dio ci dice che «Dio ha tanto amato il mondo», ed ecco che questa grazia spezza i cuori più induriti e li riempie di un amore che arderà per tutta l’eternità. Che soddisfazione per il Re rigettato incontrare un riscattato che lo ama, che apprezza la sua grazia e se ne rallegra in questo modo! Che cosa sarà l’eternità nella quale il nostro amore per Lui potrà esprimersi senza ostacoli?

20 marzo - “Il vento soffia dove vuole”

(Dio dice:) “Così è della mia parola uscita dalla mia bocca: essa non tornerà a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l’ho mandata”.

Isaia 55:11

 

“Il vento soffia dove vuole”

 

In una cittadina di una regione centrale della Francia, un venditore itinerante di Bibbie ne aveva vendute un certo numero, ma alcuni fecero un gran fuoco sulla piazza e vi gettarono le Bibbie che avevano acquistato. Le avevano comprate proprio per compiere quel gesto!

Quella sera il vento era forte, e fece volare verso i tetti un foglio mezzo bruciato che entrò da una finestra e cadde ai piedi di una giovane donna. Florence, questo il suo nome, lesse: “Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Giovanni 3:17). E poi: “Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (v. 18).

Florence mise da parte il foglietto per farlo vedere a Pierre suo marito, il quale si mostrò molto interessato. Se solo avessero potuto procurarsi il libro da cui la pagina era stata strappata!

Un anno dopo, lo stesso venditore li incontrò e offrì loro la Bibbia. Essi risposero di no perché non credevano che fosse il libro di cui avevano quella pagina mezza bruciata. Ma che gioia provarono quando quel credente aprì la Bibbia al capitolo 3 del Vangelo secondo Giovanni! Meravigliati, l’acquistarono subito, la lessero e vennero alla conoscenza del Signore Gesù Cristo. Perché “la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo” (Romani 10:17).


giovedì 19 marzo 2026

Cantico dei Cantici (12/18)

v. 11 — Noi ti faremo delle collane d’oro con dei punti d’argento.

Al versetto 9 è al singolare: il Re parla di ciò che lui vede di bello nella sua Sposa. Ma qui non è più «io», è «noi»: noi ti faremo. Vale la pena meditare questo soggetto. Questo «noi» meraviglioso è lo stesso di Giovanni 3:11 e di altri passi delle Scritture. È Dio nella sua pienezza, Padre, Figlio e Spirito Santo, allora non ancora pienamente rivelati, ma che agivano con uno stesso pensiero, uno stesso scopo, con lo stesso amore. Li troviamo già nella prima pagina della Parola, nella decisione presa insieme: «Facciamo l’uomo a nostra immagine».

In questo passo non è per creare i mondi che la deità è all’opera, ma per creare dei legami, legami d’oro e d’argento per attaccare il fedele al suo Signore. Le catene servono per legare, l’oro ci parla della giustizia divina, l’argento della redenzione, ovvero dell’opera di Cristo che ha riscattato dei colpevoli. Cosa leggiamo nella 2a epistola ai Corinzi 1:21-22? «Or Colui che con voi ci rende fermi (letteralmente: «ci lega fermamente») in Cristo e che ci ha uniti, è Dio, il quale ci ha pur segnati col proprio sigillo e ci data la caparra dello Spirito nei nostri cuori». Come sono dolci questi legami dell’amore di Dio che in giustizia e in virtù della redenzione ci legano gli uni agli altri e tutti insieme a Colui che è il Re! Come li gustiamo? Cosa sono le vanità di un mondo in cui tutto passa, in confronto a ciò che abbiamo nel Signore?

Questi legami ci fanno anche pensare ai «legami d’amore» per mezzo dei quali il Dio Salvatore voleva attirare gli uomini (Osea 11:4); e alla risposta dei ribelli: «Rompiamo i loro legami e gettiamo via da noi le loro funi» (Salmo 2:3). Come giusta ricompensa essi sono «legati nell’afflizione e nei ferri». Che distretta quando giungeranno alle porte della morte (Salmo 107:10, 18, 19)!

19 marzo - Sicurezza nell’insicurezza

Dio è per noi un rifugio e una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà. Perciò non temiamo se la terra è sconvolta.

Salmo 46:1-2

 

Sicurezza nell’insicurezza

 

La paura di epidemie, di guerre, di carestie ha sempre causato ansia e preoccupazione. Oggi ci sono nuovi problemi che assillano: l’inquinamento crescente, le crisi finanziarie, le nuove malattie, il terrorismo ecc. Con l’illusione di sfuggire a tutte queste paure, c’è chi ricorre ai farmaci, all’alcol, alla droga… Molti si danno a un attivismo frenetico o a divertimenti sfrenati.

Ma siamo proprio condannati a convivere con le nostre paure? No; la Bibbia ci parla di una sicurezza possibile, e persino certa, per chi mette la sua fiducia in Dio. Essa la descrive con diverse figure: una forte torre, un rifugio, un riparo, una roccia. In molte di queste per entrare c’è da varcare una soglia. E questa porta, ci dice il Vangelo, è Gesù Cristo (Giovanni 10:7). È Lui che ci fa godere di quella pace alla quale aspiriamo. Egli è morto e risorto perché noi avessimo la pace della coscienza, essendo i nostri peccati perdonati, e la pace del cuore, anche nelle situazioni più angosciose, perché “Dio è per noi” (Romani 8:31) ed è al di sopra di tutto.

Credere in Gesù Cristo non è detto che trasformi sempre le circostanze della nostra vita. Il cambiamento avviene anzitutto dentro noi stessi. È mediante la fede che possiamo imparare a vivere tranquilli e fiduciosi, anche nei periodi di turbamento e d’incertezza.

Il Signore ci dice: “Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà” (Giovanni 14:27). Diamogli fiducia.

mercoledì 18 marzo 2026

18 marzo - Dio si è fatto conoscere in Cristo

La grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Figlio che è nel seno del Padre è quello che l’ha fatto conoscere.

Giovanni 1:17, 18

 

Dio si è fatto conoscere in Cristo

 

Dio non solo dimostra la sua esistenza con le meraviglie del creato, ma è venuto Egli stesso quaggiù nella persona di Cristo. Colui che ha fatto i mondi si è manifestato agli uomini come uomo, in modo concreto, visibile. Dio è davvero venuto in questo mondo nella persona del suo Figlio. L’esistenza di Gesù Cristo è un fatto certo quanto lo è l’esistenza degli uomini che governavano il mondo al suo tempo. L’autenticità dei racconti che ci narrano la sua storia non può essere messa in dubbio, e la presenza della Chiesa cristiana, che si è formata dopo che Gesù Cristo è tornato in cielo, è anche una prova che Gesù non è un mito.

I Vangeli riportano le sue parole e raccontano le opere potenti che ha compiuto, e che solo un Essere dotato di un potere soprannaturale poteva compiere; opere di grazia e di amore, accompagnate da una vita pura e santa, degna di Dio. I suoi insegnamenti risplendono di una luce divina, e sono pieni di amore, di pace, di misericordia, di giustizia. I Vangeli ci fanno vedere Gesù Cristo come Colui che accoglie tutti gli uomini che hanno il cuore contrito e afflitto, i peccatori pentiti ai quali, essendo Dio, può perdonare i peccati. E lo può fare perché Cristo sulla croce ha portato le loro colpe, ha subito Lui il castigo di Dio che noi tutti, uomini e donne peccatori, avremmo meritato.

Gesù annuncia un Dio santo e giusto, ma anche un Dio d’amore che dà la pace e che promette dopo questa vita una felicità perfetta, nel cielo, presso di Lui. A Lui salga la nostra adorazione!


martedì 17 marzo 2026

17 marzo - Le sole profezie vere

Nessuna profezia venne mai dalla volontà dell'uomo, ma i santi uomini di Dio hanno parlato, perché sospinti dallo Spirito Santo.

2 Pietro 1:21

 

Le sole profezie vere

 

Le profezie contenute nella Bibbia sono sicure; e il solo modo che abbiamo per conoscere la verità sull'avvenire, è conoscere la Bibbia. Come abbiamo letto nel versetto di oggi, “nessuna profezia venne mai dalla volontà dell'uomo, ma i santi uomini di Dio hanno parlato, perché sospinti dallo Spirito Santo”.

Dio si è servito di uomini diversi e in circostanze, tempi e ambienti molto differenti; ma tutti sono chiamati santi uomini di Dio, uomini separati dal male, come indica l'attributo di santi, che sovente imperversava nel tempo in cui vissero. Fu a motivo della loro separazione dal male che poterono essere adoperati dallo Spirito Santo. Egli dettò loro il pensiero di Dio che si riferiva alle circostanze nelle quali il suo popolo si trovava allora e che, nello stesso tempo, preannunciava ciò che sarebbe avvenuto alla fine, fino all'avvento del regno di Cristo. Se quegli uomini avessero scritto cose inventate da loro, come potrebbero i loro testi far parte di un tutto unico, con una costante linea di pensiero e, nonostante le circostanze e i tempi così diversi, e le distanze che li separavano, in piena armonia gli uni con gli altri?

Dobbiamo attenerci esclusivamente alla Bibbia per avere conoscenza degli avvenimenti futuri, almeno di quelli che Dio ha ritenuto bene di rivelarci. Specialmente ai nostri giorni, è importante ricordare l’esortazione che l’apostolo Giovanni faceva ai primi cristiani: “Carissimi, non crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo” (1 Giovanni 4:1).


lunedì 16 marzo 2026

16 marzo - L’onore e il rispetto

Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui.

1 Corinzi 12:26

 

Onorate tutti. Amate i fratelli.

1 Pietro 2:17

 

L’onore e il rispetto

 

L’onore e il rispetto vanno resi a tutti, uomini, donne, anziani, giovani. “Gli anziani che tengono bene la presidenza siano reputati degni di doppio onore, specialmente quelli che si affaticano nella predicazione e nell’insegnamento” (1 Timoteo 5:17). Ma anche i giovani devono essere rispettati, specialmente se amano il Signore e desiderano servirlo. Paolo dice al giovane Timoteo: “Nessuno disprezzi la tua giovane età” (1 Timoteo 4:12); e, raccomandandolo ai fratelli di Corinto, scrive loro: “Guardate che stia fra voi senza timore, perché lavora nell’opera del Signore come faccio anch’io. Nessuno dunque lo disprezzi” (1 Corinzi 16:10-11).

Esortare o riprendere un fratello che abbia commesso un peccato non significa disprezzarlo. Quand’anche fosse ostinato e si fosse obbligati a rimetterlo al castigo e alla scuola del Signore, il rispetto gli va pur sempre reso, perché è un riscattato del Signore.

I medesimi insegnamenti li troviamo anche nell’Antico Testamento. Eliu, uno degli amici di Giobbe, dice: “Dio è potente, ma non disdegna (lett. non disprezza) alcuno” (Giobbe 36:5). Se non lo fa Lui, possiamo forse farlo noi, povere creature mortali?

“Rendete a ciascuno quel che gli è dovuto… il timore a chi il timore; l’onore a chi l’onore. Non abbiate altro debito con nessuno se noi di amarvi gli uni gli altri” (Romani 13:7-8).

domenica 15 marzo 2026

Cantico dei Cantici (11/18)

v. 10 — Le tue guance sono belle in mezzo alle collane(lett.: gioielli),

I gioielli sono il simbolo delle varie glorie di Cristo. Il Re si compiace di parlare di ciò che vede nella sua Sposa: nota le sue gote e tutto il suo viso; le cose più belle e più preziose sono usate come immagini per farci comprendere la bellezza che Egli vede nei suoi. Qui, i gioielli che ornano le guance della donna amata sono una figura delle diverse glorie della persona di Cristo riflesse nei suoi, che brillano sui loro volti. «Contemplando a viso scoperto, come in uno specchio, la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di lui, di gloria in gloria, secondo che opera il Signore che è Spirito» (2 Corinzi 3:18).

II Re individua così qualche raggio della propria gloria sul viso dei suoi; può contemplare su di loro il riflesso della propria bellezza e delle proprie perfezioni. Non desideriamo noi assomigliare a Colui che è più bello di tutti i figliuoli degli uomini e avere un posto glorioso nel brillante corteo che l’accompagnerà nel giorno del suo trionfo? Da quale gloria saranno avvolti in quel giorno coloro che avranno sofferto per il suo nome e che, per causa sua, sono saliti anche sul rogo! E quale sarà la gloria di coloro che oggi osservano la sua Parola con una santa obbedienza! La loro ricompensa sarà come dei gioielli attorno al loro collo!

v. 10 — e il tuo collo è bello tra i filari di perle.

La collana, nelle Scritture, suggerisce l’idea di una ricompensa pubblica assegnata a coloro che hanno ubbidito a Dio e gli sono stati sottomessi piegando il loro collo alla sua autorità. Il Signore ha detto: «Prendete su voi il mio giogo ed imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore e voi troverete riposo alle anime vostre, poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero» (Matt.11:29-30). Il giogo si mette sul collo, perché la nostra volontà sia subordinata interamente a quella del Signore (al contrario di quella dei principali fra i Tekoiti i quali non piegarono il collo al servizio del Signore! (Neemia 3:5).

Daniele, quando era prigioniero nel paese dei Caldei, ha ubbidito in quel paese lontano come se fosse stato a Gerusalemme, nei tempi più belli della storia del popolo di Dio. Non ha voluto contaminarsi mangiando i cibi delicati del re e, come giusta ricompensa, l’Eterno gli ha dato la saggezza e una grande gloria, e gli ha fatto mettere al collo una catena d’oro. Era una gloriosa risposta di Dio alla fedeltà del suo servitore. Questa collana del re di Babilonia era di oro che perisce, ma la ricompensa che il Signore darà a coloro che gli obbediscono sarà una ricompensa che dura per l’eternità.


(segue)

15 marzo - Il Redentore

Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurvi a Dio.

1 Pietro 3:18

 

Cristo ci ha riscattati.

Galati 3:13

 

Il Redentore

 

La Bibbia ci parla di un uomo che è passato attraverso delle sofferenze grandissime: Giobbe. Fu privato dei beni e dei figli, e fu colpito da una grave malattia che lo faceva terribilmente soffrire. Era un uomo dalla vita esemplare, un giusto, ma si lasciò sfuggire dei lamenti contro Dio (Giobbe 27:2) perché non capiva la ragione delle sue disgrazie.

Giobbe riconosceva che Dio vede tutto e valuta ogni cosa (31:4). In quei tempi remoti, senza disporre della Bibbia, Dio gli aveva fatto capire che c’è un “aldilà”, tanto che Giobbe affermò che quando il suo corpo si sarebbe disfatto, avrebbe visto Dio (19:26). Non era spaventato pensando alla morte, perché poteva affermare: “Io so che il mio Redentore vive” (v. 25). Un redentore è colui che riscatta il prigioniero, lo schiavo, e che porta la liberazione.

Per molti di noi, la vita è costellata di episodi dolorosi che ci sembrano incomprensibili. Ma leggiamo nella Lettera ai Romani che “tutte le cose cooperano  al bene di quelli che amano Dio” (Romani 8:28). Giobbe, attraverso le prove, conobbe Dio più da vicino, tanto che alla fine esclamò: “Il mio orecchio aveva sentito parlare di te, ma ora l’occhio mio ti ha visto”.

Quel redentore di cui Giobbe parla è venuto sulla terra nella persona di Gesù Cristo, per liberarci dalla schiavitù del peccato. A quelli che riconoscono di aver bisogno di essere liberati e accettano il Suo sacrificio perfetto, Dio fa grazia e dà il perdono e la vita eterna.

Gesù è anche il tuo Redentore?

sabato 14 marzo 2026

Cantico dei Cantici (10/18)

v. 9 — Amica mia, io t’assomiglio alla mia cavalla che s’attacca ai carri di Faraone.

Se il v. 8 ricorda il Salmo 23, abbiamo qui qualcosa che richiama il Salmo 24. È un semplice paragone; non bisogna confondere i cavalli d’Egitto, di cui ci parlano spesso le Scritture, con la cavalla attaccata ai carri di Faraone. In questo passo Faraone è un’immagine di Colui che verrà in tutta la sua gloria come Signore di tutta la terra. Nella sua magnificenza, egli manderà davanti il suo carro, carro meraviglioso e terribile che annienterà tutti i suoi nemici e di cui abbiamo la descrizione nel primo capitolo del profeta Ezechiele. Nel giorno del suo trionfo sarà accompagnato da tutti i suoi servitori, così come i servi e i cavalieri del Faraone 1 ’accompagnavano quando egli inseguiva i figli d’Israele (Esodo 14:23). Ma questa scena brilla più per contrasto che per analogia. Nei giorni di Esodo 14, Faraone è finito in mare con tutti i suoi cavalieri. Quando il Signore verrà, i suoi saranno manifestati con Lui in gloria e tutte le nazioni «faranno cordoglio» per causa sua. Egli le trafiggerà con le sue frecce acute. È il Re di gloria. Beati i suoi servitori che, di loro spontanea volontà e con un santo zelo, l’accompagneranno nel giorno del suo trionfo, e vedranno quando stabilirà il suo trono. Essi sono gli oggetti di tutto il suo amore poiché li chiama con questo dolce nome, «amica mia». Essere amati dal Re di gloria! C’è forse qualcosa di meglio da desiderare?


(segue)

14 marzo - Grida di fede, di gioia

Bartimeo, cieco mendicante… si mise a gridare e a dire: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!”

Gesù, fermatosi, disse: “Chiamatelo!”. E chiamarono il cieco, dicendogli: “Coraggio, alzati! Egli ti chiama”.

Marco 10:46-50

Grida di fede, di gioia

 

Quante grida si odono! Grida di paura, di collera, di sofferenza, talvolta anche grida di gioia. Ma conosciamo noi il “grido della fede” rivolto a Dio che può e vuole salvare?

Forse, come Bartimeo il cieco che gridava chiedendo a Gesù di avere pietà di lui (Marco cap. 10), molti cercheranno di farci tacere. Anzi, noi stessi possiamo cercare di soffocare questo grido, per orgoglio, per amor proprio o perché altri non vedano la nostra angoscia.

Ma se sono veramente cosciente di essere “perduto”, di trovarmi in pericolo e senza risorse, io grido: “O Dio, salvami!”. E questo grido non cade nel vuoto! Dio ci ama e ascolta la nostra preghiera. Dio risponde sempre al grido della fede. In ogni momento possiamo rivolgerci a Lui. Egli stesso ci invita a farlo: “Invocami, e io ti risponderò, ti annunzierò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci” (Geremia 33:3).

Gesù non ha deluso Bartimeo. Si è fermato per parlargli e guarirlo. Questo è l’unico passo del vangelo di Marco in cui leggiamo che Gesù si è fermato. E Bartimeo, guarito dalla sua cecità, ha poi seguito Gesù. I suoi occhi ormai potevano vederlo, e il suo cuore si era attaccato a Lui.

“Beato il popolo che conosce il grido di gioia; esso cammina, o SIGNORE, alla luce del tuo volto; esulta tutto il giorno nel tuo nome” (Salmo 89:15-16).

venerdì 13 marzo 2026

Cantico dei Cantici (9/18)

v. 8 — Se non lo sai, o la più bella delle donne,

C’è, in questo «Se non lo sai», un leggero rimprovero. Ma con quale delicatezza il Re ci fa sentire la nostra ignoranza! È come se dicesse: Sono cose che dovreste sapere! Ma il Signore vede i suoi diletti non nelle loro infermità, nelle loro debolezze, ma come sono davanti a Lui, in virtù dell’eccellenza dell’opera che Egli ha compiuto in loro favore. Il credente è reso perfetto per sempre a causa del sacrificio di Cristo; egli è rivestito della giustizia stessa di Dio, un Dio che ha trovato, nel suo amore, il mezzo per giustificare i colpevoli. Lo fa in perfetto accordo con tutti i diritti della sua santità, del suo amore e della sua giustizia; perché la sua giustizia è stata pienamente soddisfatta quando l’unico Giusto è morto per gl’ingiusti, per condurli davanti a Dio come dei figli diletti, in tutta la bellezza della sua propria persona riflessa in loro. È desiderabile che tutti i diletti del Signore siano felici di essere in Cristo, e ciò permetterà loro di gustare una pace solida e di apprezzare pienamente l’amore di cui sono gli oggetti.

v. 8 — esci e segui le tracce delle pecore,

Il gregge suggerisce l’idea della Chiesa, e i greggi delle assemblee locali. Coloro che ci hanno preceduti su questo terreno vi hanno lasciato le impronte dei loro passi; è un luogo dove ci si può rallegrare della presenza del Pastore,

un sentiero nel quale Egli conduce il suo gregge. Questa via è stata tracciata da Lui stesso; la fede la discerne in un mondo sviato dal principe delle tenebre e vi vede le Sue sante impronte. È la stessa via che hanno percorso i servitori fedeli dell’inizio, i testimoni del Signore. L’apostolo Paolo poteva dire: «Siate miei imitatori, fratelli, e riguardate a coloro che camminano secondo l’esempio che avete in noi» (Fil. 3:17).

L’epistola agli Ebrei ci dice: «Ricordatevi dei vostri conduttori, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio, e considerando come hanno finito la loro carriera, imitate la loro fede» (13:7). Perché vi sono oggi tanti greggi diversi? E perché vi sono tanti sedicenti pastori che invece di radunare le pecore attorno al Pastore le disperdono? Ciò proviene dal fatto che non si è ascoltata la voce del buon Pastore e si è invece ascoltata quella degli estranei. Per questo le pecore si sono smarrite nelle strade più diverse. Non v’è che un rimedio: considerare alla luce della Parola le orme lasciate da coloro che sono stati nel giusto sentiero dell’inizio. Solo essa farà luce sul nostro sentiero e ci mostrerà dove dobbiamo posare i nostri piedi.

v. 8 — e fa’ pascere i tuoi capretti presso alle tende dei pastori.

La sollecitudine del Pastore si mostra qui in un modo commovente. Egli pensa a coloro che sono giovani nella fede, che sono ancora inesperti e, per conseguenza, particolarmente esposti ai pericoli creati dal nemico e dai cattivi pastori, che sono spesso come lupi rapaci. La sicurezza per questi «capretti» sta nel non allontanarsi da coloro che possono istruirli, nutrirli e far loro conoscere la persona del loro Signore. Vicino a Lui siamo al sicuro. Vi sono degli ambienti dove si fa l’esperienza della sua presenza e dove Egli ha messo i «doni» necessari per la cura del gregge. Beati coloro che, coscienti dei pericoli ai quali sono esposti, stanno dove si è al sicuro e dove si trovano nutrimento e cure necessarie. Sono insegnamenti di grande importanza anche per coloro ai quali il Signore ha affidato un servizio pastorale e che devono occuparsi dei giovani credenti. «Pasci i miei agnelli» ha detto il Signore al suo servitore Pietro. Ma vediamo anche quanto sia importante che i giovani ascoltino quelli che il Signore ha qualificato come pastori e non si allontanino dal luogo in cui il Suo nome è onorato e dove si gode delle cure del suo amore.


(segue)

13 marzo - Dove trovare riposo?

(Gesù disse:) “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me… e voi troverete riposo alle anime vostre”.

Matteo 11:28-29

 

Dove trovare riposo?

Gesù ci parla: leggere Matteo 11:25-30

 

Le città in cui Gesù faceva i miracoli più grandi non accoglievano il suo messaggio. Come ha reagito il Signore? Anzitutto dando lode a Dio, suo Padre, per la sua saggezza e la sua grazia insondabili (v. 25). Poi rivolgendo un appello meraviglioso a quelli che gli stavano intorno: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo”.

Ancora oggi Gesù offre il riposo a tutti quelli che si sentono affaticati e oppressi nella loro coscienza, e li invita a prendere su di loro il suo “giogo”. Questo giogo è il simbolo dell’ubbidienza, della sottomissione, della disponibilità a camminare con Lui; ma, contrariamente al giogo usato per attaccare i buoi, il Suo è dolce e leggero. Così possiamo sostituire l’assoggettamento al peccato con la gioiosa devozione al nostro Signore che ci ama. Possiamo, chinando il capo, percorrere con Lui il sentiero della vita, mostrando qualcosa della bellezza e delle virtù della sua persona.

Amici colpiti dalla malattia, addolorati per un lutto e per le prove della vita, o abbattuti dalle conseguenze di un peccato commesso, questa frase di Gesù è per voi: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo”.

Andate a Lui, così come siete! E poi prendete il suo giogo, seguite il Signore in ogni situazione, accettate che sia Lui a dirigere la vostra vita. Imparate da Lui, ricevendo il suo insegnamento con l’umiltà di un bambino. Con Lui supererete le difficoltà e troverete forza, pace e coraggio.

giovedì 12 marzo 2026

Cantico dei Cantici (8/18)

v. 7 — O tu che il mio cuore ama, dimmi dove meni a pascere il tuo gregge, e dove lo fai riposare sul mezzogiorno.

Questo libro è tutto un dolce dialogo fra la donna amata e il re. A volte, nell’ardore del suo amore, ella parla di lui alle proprie compagne. È un segno della preziosa intimità di cui godono i riscattati con Colui che li ama. La coscienza della sua grandezza e della sua maestà nulla toglie alla santa libertà nella quale essi si trovano davanti a Lui: il suo amore scaccia ogni timore.

Nel versetto 7 è la Sposa che parla, come nei versetti 5 e 6 , con la differenza che in quelli ella parla alle figlie di Gerusalemme, mentre nel versetto 7 parla al Re che è anche il Pastore, il sommo Pastore della sua anima: «Tu che il mio cuore ama». Se essa gli parla dell’amore che ha per Lui, è perché è cosciente dell’amore che Egli ha per lei, povera pecora del suo gregge. Ella lo ama perché Egli l’ha amata per primo ed è presso a Lui, fedele e buon Pastore, che viene a cercare sicurezza, nutrimento e riposo, durante il calore del giorno. E la verità benedetta che è esposta e sviluppata in un modo così toccante nel Salmo 23. L’Eterno è il mio Pastore, nulla mi mancherà; Egli mi fa riposare nei verdeggianti pascoli, mi guida lungo le acque tranquille. Dimmi dove pasci il tuo gregge, dove lo fai riposare; presso di Lui troviamo in abbondanza tutto ciò che è necessario per la nostra felicità. Un’altra preziosa esperienza è fatta da coloro che cercano il Pastore: quella di una completa comunione fra di loro.

v. 7 — Poiché, perché sarei io come una donna sperduta (letteralmente: una donna velata), presso i greggi dei tuoi compagni?

Una donna il cui viso è velato non può essere riconosciuta. Mentre chi ha imparato a conoscere il buon Pastore desidera anche essere conosciuto dagli altri e trovarsi con loro per potersi rallegrare delle cure del fedele Pastore nella comunione fraterna. Coloro che hanno in vista la stessa Persona devono incontrarsi per parlare l’uno all’altro del loro comune Signore nel luogo in cui si è rallegrati dalla sua presenza. Una pecora che si tiene in disparte, che non cerca il gregge e la compagnia delle altre pecore, è certamente una pecora malata.

(segue)

12 marzo - Paziente attesa

Per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno. Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento.

2 Pietro 3: 8, 9

 

Paziente attesa

 

Il Signore incoraggia quelli che desiderano ardentemente la sua venuta, col pensiero che, per Lui, un giorno è come mille anni e mille anni sono come un giorno. Non c'è nessun ritardo nell’adempimento della sua promessa, anche se alcuni potrebbero pensarlo. Pur senza incredulità o scetticismo, qualcuno potrebbe essere stanco dell'attesa specialmente se sta soffrendo; ma questo apparente ritardo è soltanto da attribuirsi alla bontà di Dio che vuole ancora salvare gli uomini. Egli è paziente, dice Pietro, altrimenti nessuno sarebbe salvato; paziente verso tutti, poiché Dio non vuole la perdizione dell’essere umano, ma la sua felicità eterna.

Ci vuole dunque la pazienza nell’attesa che tutti i credenti siano manifestati con Cristo. In fondo, noi stessi abbiamo beneficiato di questa pazienza! “Avete bisogno di costanza (o pazienza), affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate quello che vi è stato promesso. Perché: «Ancora un brevissimo tempo e colui che deve venire verrà e non tarderà»” (Ebrei 10:36).

“Voi dunque, carissimi, sapendo già queste cose, state in guardia… crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ora e in eterno. Amen” (2 Pietro 3:17-18).

mercoledì 11 marzo 2026

11 marzo - Ciò che Dio fa per me

Salmeggiate al SIGNORE, perché ha fatto cose grandiose; siano esse note a tutta la terra!

Isaia 12:5

 

Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di essere chiamati figli di Dio!

1 Giovanni 3:1

 

Ciò che Dio fa per me

 

Nella Bibbia, scopro che Dio si occupa di me personalmente.

– Egli mi conosceva ancora prima del concepimento (Geremia 1:5) e mi ha creato a sua immagine (Genesi 1:27).

– Ha voluto darmi “un avvenire e una speranza” (Geremia 29:11), e mi ha amato fino al punto di dare il suo unico Figlio affinché io avessi la vita eterna (Giovanni 3:16).

– Mi chiama suo “figlio” (1 Giovanni 3:1) e Lui, come Padre mi aiuta, mi consola (2 Corinzi 1:3, 4), si prende cura di me (Isaia 40:11).

– Conosce tutto di me e sa cosa c’è nel profondo del mio cuore. Conosce le mie parole prima che io le pronunci (Salmo 139:1-4). Conta persino i capelli del mio capo (Matteo 10:30).

– Mi offre molto più di ciò che un padre potrebbe dare a suo figlio (Matteo 7:11) e provvede a tutti i miei bisogni (Matteo 6: 31-33).

– Si aspetta che io gli confidi tutto ciò che ho sul cuore e gli esponga le mie richieste (Filippesi 4:6). Se gli chiedo qualcosa secondo la sua volontà, mi ascolta e mi esaudisce (1 Giovanni 5:14-15).

– Mi riserva un posto nella sua casa celeste e sarà Gesù stesso che mi introdurrà là (Giovanni 14:2). E se dovessi morire prima che Gesù ritorni, mi accompagnerà in quel difficile momento (Salmo 23:4) e poi mi risusciterà con un corpo glorioso (1 Tessalonicesi 4:16). Con tutti i credenti, passerò l’eternità con Lui, senza più lutti, né lamenti, né pene (Apocalisse 21:4)!