Capitolo 1
v. 1 — Il Cantico dei cantici di Salomone.
Più di un lettore si è chiesto perché questo titolo: Il
Cantico dei Cantici. Abbiamo ricordato che Salomone compose millecinque
cantici; a parte il Salmo 127, questo solo è giunto fino a noi; esso solo
doveva costituire un libro nel canone ispirato. Considerato da questo punto di
vista, esso ha un posto particolare. Ma la portata di questo titolo non si
limita qui. Nelle Scritture, un cantico celebra sempre una liberazione. Ora,
questo cantico celebra la liberazione suprema e anche Colui che è «la liberazione»,
Gesù Cristo, il solo che può renderci perfettamente felici e che sarà la nostra
felicità quando ogni cosa sarà compiuta. Essere occupati di Lui è la vera
liberazione del riscattato.
In questo libro non si è parlato di peccato, di perdono, di
giustificazione: sono questioni già regolate; qui c’è il cuore che gioisce di
Colui che ama. « Chi è colui che vince il mondo, se non colui che crede che
Gesù è il Figliuol di Dio? » (1 Giov. 5:5). Chi per la fede si è impossessato
di Lui, ha i propri pensieri e le proprie affezioni non sulla terra ma già nei
cieli. Cosa può offrire il mondo e le sue attrattive a uno che gioisce già
quaggiù di Colui che fa la gioia del cielo? È questa la liberazione suprema, il
vero cantico dei cantici.
I versetti 2 e 4 sono come l’introduzione del libro; vi
troviamo, per sommi capi, il soggetto che sarà trattato: l’amore nelle sue
grandi manifestazioni, dal momento del bacio che porta la pace fino al giorno
in cui l’anima ne godrà nella sua pienezza, nella dimora del suo Signore.