La festa dei pani azzimi (Levitico 23:6-8)
La seconda festa seguiva immediatamente la celebrazione
della Pasqua, iniziava il quindicesimo giorno del primo mese del calendario
stabilito da Dio per il Suo popolo e durava una settimana. “Celebriamo
dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di
malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità” (1 Corinzi
5:8). Questi sette giorni di festa ci parlano di un periodo completo, essendo
il sette il numero divino della perfezione o completezza. Non siamo qui esortati
a celebrare la cena del Signore, come qualcuno dice, ma piuttosto, visto che la
festa dei pani azzimi durava sette giorni subito dopo la Pasqua, è una figura
di come dovrebbe essere la nostra vita dopo aver creduto al Signore Gesù. Il
popolo d’Israele, in quei giorni, avrebbe dovuto astenersi dal lievito che nel
Vecchio Testamento è figura del peccato non giudicato. Era proibito per un
Giudeo avere del lievito in casa la settimana dopo la Pasqua. Quindi Dio,
in 1 Corinzi 5:8 quando dice che i cristiani non dovrebbero avere
vecchio lievito o lievito di malizia e malvagità parla così del vecchio uomo
(la nostra vita prima della conversione). Sebbene il vecchio uomo sia “stato
crocifisso” (Romani 6:6), abbiamo ancora in noi la nostra vecchia natura, la
carne, ma essa non ha nessun diritto di agire in quanto è stata messa a morte
alla croce. La nostra vita quotidiana dovrebbe essere marcata dal giudizio di
noi stessi e dagli azzimi della sincerità e della verità.
(segue)