Il Signore, voltatosi, guardò Pietro; e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detta: “Oggi, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte”.
Luca
22:61
2.
Il Signore guardò Pietro
Pietro era
un discepolo impulsivo. Amava molto il Signore e l’ha dimostrato in diverse
occasioni. Sicuro del proprio coraggio, ha persino affermato di essere pronto a
seguire il suo Maestro in prigione ed anche alla morte (Luca 22:33)... Gli
avvenimenti però precipitano: Gesù è arrestato e condotto in tribunale. Pietro
esita, lo segue da lontano, poi entra nel cortile del tribunale, si riscalda
vicino al fuoco con le guardie, ma è subito riconosciuto e interrogato. Allora,
spaventato, per tre volte di seguito nega di conoscere Gesù. “Egli prese a
imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate»” (Marco 14:71).
Ma il Signore si volta e lo guarda… Cosa c’è in quello sguardo? Non ira o
rimprovero, ma molta tristezza, e soprattutto tanta compassione. Pietro si
ricorda allora di ciò che gli aveva detto Gesù: “Mi rinnegherai tre volte”, e
piange amaramente. Poco tempo dopo, Gesù avrà con lui un colloquio intimo (Luca
24:34), poi un altro pubblico, per rinnovargli la Sua fiducia e liberarlo dal
ricordo di quella brutta caduta (Giovanni 21:15-19).
Quante volte
mi accade di somigliare a Pietro! Io amo il Signore e vorrei fare grandi cose
per Lui; ma ecco che durante certe conversazioni non oso dire apertamente che
sono cristiano per paura della reazione dei miei interlocutori. Però, dopo, non
mi sento più a mio agio col mio Salvatore, perché so di aver rinnegato di
conoscerlo col mio silenzio. Chi potrà consolarmi? Può farlo solo Lui, che cerca il mio sguardo e mi vuol
dire: Ti amo lo stesso, sono morto per te e non ti abbandonerò mai.
Soltanto, riconosci il tuo errore e riavvicinati a me.