Pentecoste (Levitico 23:15-22)
Questa festa aveva luogo sette settimane ed un giorno
(esattamente 50 giorni) dopo che era stata agitata la primizia. Questa è
un’altra festa di cui troviamo il pieno compimento nel Nuovo
Testamento, “quando il giorno della Pentecoste giunse” (Atti 2:1). I
cinquanta giorni qui menzionati partono dalla resurrezione del Signore Gesù, di
cui la festa delle Primizie è una figura, e ci porta al giorno della
Pentecoste: la parola greca per cinquantesimo.
In Atti 2 troviamo che la Pentecoste è, di fatto,
il giorno in cui è nata la chiesa, questo ci mostra che le prime quattro feste,
la Pasqua, i Pani Azzimi, le Primizie e la Pentecoste sono una figura
dell’intero piano di Dio per la salvezza e l’unità del Suo popolo, portato a
termine dall’opera del Signore Gesù, anche se in molti aspetti, specialmente
per questa festa, non rappresentano la realtà. Nel giorno della Pentecoste,
come Paolo spiegherà successivamente, tutti i credenti, quindi come minimo i
120 che si trovavano radunati insieme nella stanza di sopra,
furono “battezzati da un unico Spirito per formare un unico corpo” (1
Corinzi 12:13). Questo viene espresso ogni primo giorno della settimana nella
rottura del pane: “siccome vi è un unico pane, noi, che siamo molti, siamo
un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell’unico pane” (1 Corinzi
10:17), ma durante la festa il popolo d’Israele doveva portare non una pagnotta
di pane, ma due.
Nel Vecchio Testamento troviamo molte figure della chiesa,
per esempio il tabernacolo (le assi sono la figura dei riscattati che nel loro
insieme formano la casa di Dio), ma nessuna è in grado di ritrarre la
meravigliosa unità che vi è in essa. Nel tabernacolo troviamo dodici pani che
ci parlano delle tribù d’Israele, qui ne abbiamo due, non uno, per questo
motivo la figura non è la piena rappresentazione della realtà.
Abbiamo già menzionato in precedenza che il lievito è una
figura del peccato, che non è permesso nelle vite dei cristiani, però questi
due pani dovevano essere cotti con il lievito, era quindi presente in essi, ma
non presentava più la sua capacità attiva, perché era stato esposto al fuoco.
Questo è esattamente lo stato della chiesa, in quanto composta da credenti ben
consci che una volta si trovavano sotto l’azione del peccato, ma ora questo
problema è stato risolto attraverso il giudizio subito dal Signore. In linea di
principio l’azione del peccato in loro è terminata, anche se, purtroppo, è
ancora possibile permettere che agisca.
Nel versetto 20 troviamo ancora una volta l’uso della parola
“primizie”, sebbene in ebraico sia una parola differente da quella usata nel
versetto 10, la quale è anche usata in Levitico 2:12 in relazione
alle oblazioni. Giacomo scrive che anche noi siamo primizie: “Egli ha
voluto generarci secondo la sua volontà mediante la parola di verità, affinché
in qualche modo siamo le primizie delle sue creature” (Giacomo 1:18), cioè
primizie della nuova creazione. Se ci guardiamo attorno vediamo la vecchia
creazione, per natura stessa ognuno di noi ne è parte come la terra, ma in
mezzo a questa vecchia creazione che giace in mezzo al peccato, troviamo delle
creature nuove: “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le
cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17).
Tutti i credenti, quindi, avendo sperimentato le benedizioni
di Dio, appartengono già alla nuova creazione, sebbene questa non sia ancora
giunta a compimento, come descritto in Apocalisse 21:1-7.