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lunedì 18 maggio 2026

18 maggio - Il carceriere di Filippi

Per fede Noè… con pio timore preparò un’arca per la salvezza della propria famiglia

Ebrei 11:7

Mi hai rivestito di gioia… perché io possa salmeggiare a Te, senza mai tacere

Salmo 30:11-12

 

 

Il carceriere di Filippi

 

Nel cap. 16 degli Atti, ai v. 25 a 31 c’è il racconto del guardiano del carcere della città di Filippi.

Paolo e Sila erano in quella prigione. Nel nome di Gesù avevano scacciato uno spirito maligno da una serva che, facendo l’indovina, procurava molto guadagno ai suoi padroni; così li avevano imprigionati.

Ma ecco che, una notte, un forte terremoto spalancò le porte delle celle, e il carceriere, temendo che i carcerati fossero fuggiti, stava tentando il suicidio. Ma Paolo lo rassicurò, e lui pose loro questa domanda: “Signori, che debbo fare per essere salvato?”. Paolo gli rispose: “Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia”. Che magnifica previsione! E così infatti avvenne.

Questo potrebbe avvenire anche nella nostra famiglia. Se crediamo e parliamo con gioia dell’amore del Signore, i nostri famigliari saranno attirati. Ma l’esempio è fondamentale perché, se manchiamo di coerenza, le nostre parole cadranno nel vuoto.

La salvezza della nostra famiglia è la cosa che desideriamo di più, ma è anche ciò che richiede il nostro impegno più grande. Facciamo di questo un continuo soggetto di preghiera! I genitori sono presi ad esempio dai figli, sono per loro dei modelli da imitare; i loro comportamenti sono i loro punti d’arrivo. Se dimostriamo una fiducia cieca nelle promesse del Signore, se amiamo con evidente sincerità il Signore e il nostro prossimo, il nostro modo di vivere non passerà inosservato; e chi non è ancora convertito al Signore sarà invogliato a conoscerlo e ad amarlo.