Gesù, il Figlio di Dio
La nascita di Gesù
L’Antico Testamento rivela il Dio unico in contrasto con la
molteplicità dei falsi dei pagani. Era
un punto essenziale della testimonianza che Israele doveva rendere davanti alle
nazioni. Tuttavia, qualche passo dell’Antico Testamento lasciava presagire una
misteriosa pluralità in questa unità. Per esempio, fin dall’inizio del primo
libro Dio dice: “Facciamo l’uomo a nostra immagine” (Genesi 1:26). Nel libro
dei Proverbi, in rapporto al Creatore, è detto: “Qual è il suo nome e il nome
di suo figlio? Lo sai tu?” (30:4). In modo ancora più chiaro leggiamo nel libro
dei Salmi: “Il SIGNORE mi ha detto: Tu sei mio figlio, oggi io t’ho generato”
(Salmo 2:7). Il Messia annunciato è un Uomo, perché doveva essere della discendenza di Davide, ma essere anche
Dio, perché è chiamato “Signore” di Davide (cfr: Salmo 110:1; Marco 12:35-37).
Tuttavia, è solo con la venuta di Gesù Cristo sulla terra
che Dio si è rivelato secondo la pienezza del Suo essere: Padre, Figlio,
Spirito Santo. Fin dall’inizio dei Vangeli è resa in maniera chiara la
testimonianza alla divinità di Gesù. Un bambino è concepito miracolosamente per
la potenza dello Spirito Santo nel seno di una vergine e, in ragione di questo,
è chiamato: “Figlio dell’Altissimo” (Luca 1:35).
L’eternità del Figlio
Tuttavia, la Parola prende molta cura nel dirci che la
nascita in questo mondo non è l’inizio della Sua esistenza. Il primo versetto
del vangelo di Giovanni ce Lo presenta come “la Parola” che “nel principio”,
cioè prima della creazione, era “con Dio”, “era Dio” poi ha creato “ogni cosa”
e, al momento opportuno, “è diventata carne” (Giovanni 1:1-3; 14).
Gesù non è solamente Figlio di Dio perché è stato “generato”
da Dio nel momento in cui è venuto sulla terra, ma Lo era anche prima. È il
Figlio eterno. Molti passi ce lo indicano con chiarezza. Gesù era già Figlio
nel momento in cui Dio Lo ha mandato sulla terra: “Dio ha mandato il suo Figlio
unigenito nel mondo affinché, per mezzo di lui, vivessimo” (1 Giovanni 4:9;
cfr. 10, 14); “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio
…” (Giovanni 3:16); Dio “non ha
risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti” (Romani 8:32). Gesù
è, al di là e al di fuori del tempo, il Figlio unico “che è nel seno del Padre”
(Giovanni 1:18).
Colui che il Padre ha mandato
Nella Sua infanzia, Gesù aveva consapevolezza di essere il
Figlio di Dio: “Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?”
(Luca 2:49).
Lungo tutto il Suo ministero, rende testimonianza alla Sua
origine celeste. Parlando di Dio dice costantemente: “il Padre mio” e dal
cielo, il Padre rende testimonianza alla gloria di quest’Uomo assolutamente
unico indicandoLo come Suo Figlio: “Questo è il mio diletto Figlio, nel quale
mi sono compiaciuto” (Matteo 3:17); “Questo è il mio diletto Figlio;
ascoltatelo” (Marco 9:7).
Uno degli scopi principali del vangelo di Giovanni quello di
presentare Gesù come Figlio di Dio. L’evangelista ci riporta numerose parole
del Salvatore che rendono testimonianza alla Sua gloria di Figlio, cosa che,
peraltro, attira su di Lui un odio mortale da parte dei Giudei increduli. Più
di cento volte Gesù parla di Dio come essendo Suo Padre, ed una quarantina di
volte si presenta come Colui che Dio ha mandato nel mondo.
È stato mandato, non per essere il giudice di un mondo
colpevole, questo Lo farà più tardi, ma per portare la salvezza a dei peccatori
perduti: “Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il
mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Giovanni 3:17). La
salvezza è offerta gratuitamente a tutti coloro che ricevono Gesù per la fede:
“In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi
ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte
alla vita” (Giovanni 5:24).
Gesù è “venuto nel nome del Padre” Suo (Giovanni 5:43).
Colui che Lo vede, vede Colui che l’ha mandato (Giovanni 12:45), colui che Lo
riceve, riceve Colui che Lo ha mandato (Giovanni 13:20) e colui che crede in
Lui, crede in Colui che l’ha mandato. Nella preghiera al capitolo 17 il Signore
dice: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che
tu hai mandato, Gesù Cristo” (Giovanni 17:3).
Unità e dipendenza
Il Signore si presenta come essendo assolutamente uno con il
Padre ed allo stesso tempo dipendente da Lui. Meravigliosa combinazione di
gloria ed umiltà.
“Io e il Padre siamo uno” (10:30). Si tratta di una unità di
natura, ma anche di una unità di azione nella rivelazione: “Dio era in Cristo
nel riconciliare con sé il mondo” (2 Corinzi 5:19). Gesù dice a Filippo: “Chi
ha visto me, ha visto il Padre … Non credi tu che io sono nel Padre e che il
Padre è in me?” (14:9-10). Più di una volta, il Signore afferma che tutte
le parole che Egli pronuncia sono quelle del
Padre e che tutte le opere che compie provengono dal Padre: “Colui che Dio ha
mandato dice le parole di Dio” e “il Padre mio opera fino ad ora, e anch’io
opero” (3:34; 5:17); “In verità, in
verità vi dico che il Figlio non può da se stesso fare cosa alcuna, se non ciò
che vede fare dal Padre; perché le cose che il Padre fa, anche il Figlio le fa
ugualmente” (5:19-20); “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha
mandato” (7:16); “Il Padre, che mi ha mandato, mi ha comandato lui quello che
devo dire e di cui devo parlare” (12:49); “Le parole che io vi dico, non le
dico di mio; ma il Padre che dimora in me, fa le opere sue” (14:10); “Vi ho
chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal
Padre mio” (15:15).
Nella Sua totale sottomissione a Dio il Signore ha messo da
parte la Sua volontà, seppure fosse perfetta, per compiere quella di Dio:
“Cerco non la mia propria volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato”
(5:30); “Perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la
volontà di colui che mi ha mandato” (6:38). Tutto questo non era penoso per
Lui, anzi, il contrario! Il Signore dice: “Il mio cibo è fare la volontà di
colui che mi ha mandato, e compiere l’opera sua” (4:34).
A motivo della posizione d’abbassamento che ha preso, il
Signore può dire: “Il Padre è maggiore di me” (14:28). Anche Paolo scriverà:
“Il capo di Cristo è Dio” (1 Corinzi 11:3), ma guardiamoci dal concludere che
una qualunque cosa possa sminuire il Figlio di Dio: “perché in lui abita
corporalmente tutta la pienezza della Deità” (Colossesi 2:9).
Il Figlio rivela il Padre
Dio si era rivelato in passato ai patriarchi, poi si era
fatto conoscere al popolo d’Israele per mezzo di Mosè e poi attraverso i
profeti, ma queste rivelazioni non erano che parziali. Poi, “in questi ultimi
giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio (o meglio: nel Figlio)” (Ebrei
1:2). Il Figlio di Dio è venuto quaggiù per rivelarci Dio nella Sua pienezza.
Tutta la vita di Gesù, le Sue parole come le Sue opere, hanno fatto conoscere
Dio e la Sua morte alla croce è stata la rivelazione suprema. L’amore e la
santità di Dio hanno brillato in una maniera incomparabile.
Ma lo scopo di Dio non era soltanto di rivelarsi agli
uomini, Egli voleva farsi conoscere come Padre e non solo come il Padre del
nostro Signore Gesù Cristo, ma come Padre di tutti quelli ch’Egli voleva, nella
Sua grazia, fare entrare nella Sua casa. Il Suo proposito era di introdurci in
una relazione di figli con Lui per la gloria del Suo Figliolo. Solo il Figlio
di Dio poteva compiere una tale missione.
“Nessuno conosce il Padre, se non il Figlio, e colui al
quale il Figlio voglia rivelarlo” (Matteo 11:27). Il Signore Gesù ha reso
testimonianza di quello che conosceva alla perfezione. “Nessuno ha mai visto
Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto
conoscere” (Giovanni 1:18 – cfr. 3:11). Per questo è la sola via che conduce a
Dio e ad un Dio conosciuto come Padre: “Io sono la via, la verità e la vita;
nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6).
Benché il Signore avesse vissuto tre anni con i Suoi
discepoli essi non avevano recepito molto di questa rivelazione. Alla domanda
di uno di loro: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”, il Signore risponde:
“Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto
me, ha visto il Padre” (Giovanni 14:8-9). Bisognerà che il Suo ministero verso
Israele termini e, soprattutto, che l’opera della redenzione sia compiuta e lo
Spirito Santo sia mandato, perché entrino pienamente nella rivelazione che era
stata loro fatta. Il Signore ha detto, nella Sua preghiera al Padre: “Io ho
fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere”.
Quanto alla testimonianza resa davanti al mondo, la
rivelazione era sufficiente per stabilire l’intera colpevolezza di tutti coloro
che Lo hanno rifiutato: “Se non avessi fatto tra di loro le opere che nessun
altro ha mai fatte, non avrebbero colpa; ma ora le hanno viste, e hanno odiato
me e il Padre mio” (Giovanni 15:24).
(segue)