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giovedì 25 dicembre 2025

Conoscere Dio come Padre (2/8)

Gesù, il Figlio di Dio


La nascita di Gesù

L’Antico Testamento rivela il Dio unico in contrasto con la molteplicità  dei falsi dei pagani. Era un punto essenziale della testimonianza che Israele doveva rendere davanti alle nazioni. Tuttavia, qualche passo dell’Antico Testamento lasciava presagire una misteriosa pluralità in questa unità. Per esempio, fin dall’inizio del primo libro Dio dice: “Facciamo l’uomo a nostra immagine” (Genesi 1:26). Nel libro dei Proverbi, in rapporto al Creatore, è detto: “Qual è il suo nome e il nome di suo figlio? Lo sai tu?” (30:4). In modo ancora più chiaro leggiamo nel libro dei Salmi: “Il SIGNORE mi ha detto: Tu sei mio figlio, oggi io t’ho generato” (Salmo 2:7). Il Messia annunciato è un Uomo, perché doveva essere  della discendenza di Davide, ma essere anche Dio, perché è chiamato “Signore” di Davide (cfr: Salmo 110:1; Marco 12:35-37).

 

Tuttavia, è solo con la venuta di Gesù Cristo sulla terra che Dio si è rivelato secondo la pienezza del Suo essere: Padre, Figlio, Spirito Santo. Fin dall’inizio dei Vangeli è resa in maniera chiara la testimonianza alla divinità di Gesù. Un bambino è concepito miracolosamente per la potenza dello Spirito Santo nel seno di una vergine e, in ragione di questo, è chiamato: “Figlio dell’Altissimo” (Luca 1:35).

 

L’eternità del Figlio

Tuttavia, la Parola prende molta cura nel dirci che la nascita in questo mondo non è l’inizio della Sua esistenza. Il primo versetto del vangelo di Giovanni ce Lo presenta come “la Parola” che “nel principio”, cioè prima della creazione, era “con Dio”, “era Dio” poi ha creato “ogni cosa” e, al momento opportuno, “è diventata carne” (Giovanni 1:1-3; 14).

 

Gesù non è solamente Figlio di Dio perché è stato “generato” da Dio nel momento in cui è venuto sulla terra, ma Lo era anche prima. È il Figlio eterno. Molti passi ce lo indicano con chiarezza. Gesù era già Figlio nel momento in cui Dio Lo ha mandato sulla terra: “Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo affinché, per mezzo di lui, vivessimo” (1 Giovanni 4:9; cfr. 10, 14); “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio …” (Giovanni 3:16);  Dio “non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti” (Romani 8:32). Gesù è, al di là e al di fuori del tempo, il Figlio unico “che è nel seno del Padre” (Giovanni 1:18).

 

Colui che il Padre ha mandato

Nella Sua infanzia, Gesù aveva consapevolezza di essere il Figlio di Dio: “Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?” (Luca 2:49).

 

Lungo tutto il Suo ministero, rende testimonianza alla Sua origine celeste. Parlando di Dio dice costantemente: “il Padre mio” e dal cielo, il Padre rende testimonianza alla gloria di quest’Uomo assolutamente unico indicandoLo come Suo Figlio: “Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto” (Matteo 3:17); “Questo è il mio diletto Figlio; ascoltatelo” (Marco 9:7).

 

Uno degli scopi principali del vangelo di Giovanni quello di presentare Gesù come Figlio di Dio. L’evangelista ci riporta numerose parole del Salvatore che rendono testimonianza alla Sua gloria di Figlio, cosa che, peraltro, attira su di Lui un odio mortale da parte dei Giudei increduli. Più di cento volte Gesù parla di Dio come essendo Suo Padre, ed una quarantina di volte si presenta come Colui che Dio ha mandato nel mondo.

 

È stato mandato, non per essere il giudice di un mondo colpevole, questo Lo farà più tardi, ma per portare la salvezza a dei peccatori perduti: “Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Giovanni 3:17). La salvezza è offerta gratuitamente a tutti coloro che ricevono Gesù per la fede: “In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” (Giovanni 5:24).

 

Gesù è “venuto nel nome del Padre” Suo (Giovanni 5:43). Colui che Lo vede, vede Colui che l’ha mandato (Giovanni 12:45), colui che Lo riceve, riceve Colui che Lo ha mandato (Giovanni 13:20) e colui che crede in Lui, crede in Colui che l’ha mandato. Nella preghiera al capitolo 17 il Signore dice: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo” (Giovanni 17:3).

 

Unità e dipendenza

Il Signore si presenta come essendo assolutamente uno con il Padre ed allo stesso tempo dipendente da Lui. Meravigliosa combinazione di gloria ed umiltà.

 

“Io e il Padre siamo uno” (10:30). Si tratta di una unità di natura, ma anche di una unità di azione nella rivelazione: “Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo” (2 Corinzi 5:19). Gesù dice a Filippo: “Chi ha visto me, ha visto il Padre … Non credi tu che io sono nel Padre e che il Padre è in me?” (14:9-10). Più di una volta, il Signore afferma che tutte le parole che Egli pronuncia sono quelle del Padre e che tutte le opere che compie provengono dal Padre: “Colui che Dio ha mandato dice le parole di Dio” e “il Padre mio opera fino ad ora, e anch’io opero” (3:34; 5:17);  “In verità, in verità vi dico che il Figlio non può da se stesso fare cosa alcuna, se non ciò che vede fare dal Padre; perché le cose che il Padre fa, anche il Figlio le fa ugualmente” (5:19-20); “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato” (7:16); “Il Padre, che mi ha mandato, mi ha comandato lui quello che devo dire e di cui devo parlare” (12:49); “Le parole che io vi dico, non le dico di mio; ma il Padre che dimora in me, fa le opere sue” (14:10); “Vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio” (15:15).

 

Nella Sua totale sottomissione a Dio il Signore ha messo da parte la Sua volontà, seppure fosse perfetta, per compiere quella di Dio: “Cerco non la mia propria volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (5:30); “Perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (6:38). Tutto questo non era penoso per Lui, anzi, il contrario! Il Signore dice: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato, e compiere l’opera sua” (4:34).

 

A motivo della posizione d’abbassamento che ha preso, il Signore può dire: “Il Padre è maggiore di me” (14:28). Anche Paolo scriverà: “Il capo di Cristo è Dio” (1 Corinzi 11:3), ma guardiamoci dal concludere che una qualunque cosa possa sminuire il Figlio di Dio: “perché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità” (Colossesi 2:9).

 

Il Figlio rivela il Padre

Dio si era rivelato in passato ai patriarchi, poi si era fatto conoscere al popolo d’Israele per mezzo di Mosè e poi attraverso i profeti, ma queste rivelazioni non erano che parziali. Poi, “in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio (o meglio: nel Figlio)” (Ebrei 1:2). Il Figlio di Dio è venuto quaggiù per rivelarci Dio nella Sua pienezza. Tutta la vita di Gesù, le Sue parole come le Sue opere, hanno fatto conoscere Dio e la Sua morte alla croce è stata la rivelazione suprema. L’amore e la santità di Dio hanno brillato in una maniera incomparabile.

 

Ma lo scopo di Dio non era soltanto di rivelarsi agli uomini, Egli voleva farsi conoscere come Padre e non solo come il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, ma come Padre di tutti quelli ch’Egli voleva, nella Sua grazia, fare entrare nella Sua casa. Il Suo proposito era di introdurci in una relazione di figli con Lui per la gloria del Suo Figliolo. Solo il Figlio di Dio poteva compiere una tale missione.

 

“Nessuno conosce il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo” (Matteo 11:27). Il Signore Gesù ha reso testimonianza di quello che conosceva alla perfezione. “Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere” (Giovanni 1:18 – cfr. 3:11). Per questo è la sola via che conduce a Dio e ad un Dio conosciuto come Padre: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6).

 

Benché il Signore avesse vissuto tre anni con i Suoi discepoli essi non avevano recepito molto di questa rivelazione. Alla domanda di uno di loro: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”, il Signore risponde: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre” (Giovanni 14:8-9). Bisognerà che il Suo ministero verso Israele termini e, soprattutto, che l’opera della redenzione sia compiuta e lo Spirito Santo sia mandato, perché entrino pienamente nella rivelazione che era stata loro fatta. Il Signore ha detto, nella Sua preghiera al Padre: “Io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere”.

 

Quanto alla testimonianza resa davanti al mondo, la rivelazione era sufficiente per stabilire l’intera colpevolezza di tutti coloro che Lo hanno rifiutato: “Se non avessi fatto tra di loro le opere che nessun altro ha mai fatte, non avrebbero colpa; ma ora le hanno viste, e hanno odiato me e il Padre mio” (Giovanni 15:24).


(segue)