“Io sono la vera vite e il Padre mio è il coltivatore” Gio.15,1. Tutto ciò che ora vi presenta può essere compreso in questa immagine ed è per questo che dobbiamo chiarirlo a noi stessi. Immaginiamo un vignaiolo passeggia nel suo vigneto e osserva, valuta, cura e coltiva le viti. Vede subito quando una vite non è cresciuta come dovrebbe e non produce il frutto che si aspettava. Qui il Padre è il vignaiolo.
Il compito della vite è fornire cibo ai tralci e il Signore Gesù si presenta come la vera vite.
Se c'è una vera vite vuol dire che ne esiste anche una che non ha queste caratteristiche. Qui è Israele ma possiamo anche applicarlo a tutta la cristianità professante.
Si distinguono poi due tipologie di vitigno. C'è chi non porta frutto e chi lo porta. La differenza fra i due? “Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dare frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me” ver.4.
La differenza è data dal “dimorare” ovvero essere attaccati, uniti a Cristo.
“Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla” Giov. 15:5.
Non sono io che devo fare di me stesso un tralcio; lo sono già, dice il Signore che appartengo a Lui. Io sono collegato a Lui. A me tocca agire in conseguenza di ciò che ora sono. Sono un membro del suo corpo, posso quindi prendere dalla sua pienezza tutto ciò di cui ho bisogno.