Seguici anche su Facebook!

Seguici anche su Facebook! Unisciti al Gruppo cliccando su:
https://www.facebook.com/groups/287768858057968/

martedì 2 dicembre 2025

Giosia e le sue riforme - leggere 2 Re 22; 2 Cronache 33-35 (parte 5)

 

 

5

UNA DOMANDA SU DIO

L'umiliazione è immediatamente seguita da domande su ciò che Dio desidera che si faccia. Giosia voleva chiarezza su ciò che aveva letto nel libro della legge e su ciò che lo aveva così angosciato. Potremmo forse chiederci perché lo ha fatto. La legge di Dio non era chiara? Dio non ha espresso chiaramente i Suoi pensieri lì? Da un lato Giosia aveva preso atto dei comandamenti, delle prescrizioni e dei divieti di Dio, ma dall'altro aveva anche letto cosa sarebbe successo se non si obbedisse alla volontà di Dio. Conosceva l'ira di Dio, annunciata nella legge e che sarebbe arrivata su coloro che non si sarebbero sottomessi ai comandamenti. Allora perché chiedere ancora di Dio?

Vediamo che Giosia aveva fiducia in Dio nella sua umiliazione. La legge (presumiamo che si trattasse di tutti e 5 i libri di Mosè) affermava chiaramente ciò che Dio si aspettava. Si era parlato anche del tribunale. Ma la legge parla anche di Dio che aspetta pentimento. Dio è un Dio longanime e misericordioso.

Possiamo imparare qualcosa da questo. Dio ci ha dato la Sua Parola. In questo riconosciamo la Sua volontà per la nostra vita. Ma Dio non si limita a questo. Ci ha dato anche la possibilità di pregare. Anche se conosciamo la volontà di Dio, possiamo parlargli in preghiera. La Parola di Dio e la preghiera sono inseparabili. Dio ci parla e noi possiamo parlargli. È fantastico. Applichiamolo alla conversione. Cosa penseremmo di una persona che semplicemente riconosce tutto ciò che Dio dice di lui, cioè che è un peccatore, che merita il giudizio di Dio e sta perire, ma che Dio gli offre un rimedio nel Signore Gesù per evitare il tribunale? Se ti fermi qui non andrai oltre. L'accettazione di ciò che Dio ci dice al riguardo nella Sua Parola spinge una persona alla preghiera con sincero esercizio e tristezza. Si rivolge a Dio e poi riceve il perdono.

Lo stesso principio si applica ad ogni risveglio nella nostra vita di cristiani. Dio ci mostra qualcosa che non va bene. Ci vediamo alla luce della Bibbia e ci rivolgiamo naturalmente a Dio in preghiera per parlargli di questo. Un servo del Signore una volta disse giustamente: “Ogni umiliazione è provocata dalla Parola di Dio e spinge l’uomo tra le braccia di Dio”. Si applica ai non credenti e ai credenti.

Forse mentre leggiamo la Bibbia, un versetto ci colpisce all'improvviso come una freccia nel cuore e riconosciamo l'errore. Anche se può essere immediatamente chiaro per noi cosa Dio vuole da noi e cosa dovremmo fare, ne parleremo comunque con Dio.

LA RISPOSTA DI DIO

Giosia manda il sacerdote Chilchia e alcune altre persone di sua fiducia da una profetessa per informarsi sulla volontà di Dio. Da un lato vediamo che quest’uomo dell’Antico Testamento non aveva accesso diretto al trono della grazia come lo abbiamo noi oggi. Possiamo rivolgerci direttamente al nostro Dio e Signore e non abbiamo bisogno di alcun “intermediario”. D'altro canto possiamo imparare qualcosa anche dal comportamento di Giosia. Giosia era giovane e cercava consiglio da altri che avevano più conoscenza riguardo alle cose di Dio e potevano aiutarlo nella sua vita di fede. Conosciamo, soprattutto, se siamo giovani, quali fratelli e sorelle sono disposti ad aiutarci? E poi, desideriamo ricevere aiuto? Dio ci fornisce fratelli e sorelle che hanno avuto esperienze con il Signore dalle quali possiamo certamente trarre beneficio. Naturalmente ognuno deve condurre la sua vita di fede, ma siamo invitati ad avvalerci dell'aiuto dei fratelli e delle sorelle che Dio ci ha messo vicine. I fratelli più avanti nelle fede, possono verificare se sono in primo luogo capaci e in secondo luogo disposti ad aiutare i più “piccoli“ quando hanno problemi riguardo al loro cammino o alle loro decisioni.

Notiamo anche che Dio dà la risposta attraverso una donna. Da un lato, questo fatto ci mostra (simile a Giudici 4) che il popolo di Dio si trovava in una condizione generale molto debole. D'altra parte, questo fatto è un incoraggiamento per le sorelle. Ci sono situazioni in cui le sorelle hanno una visione più chiara della volontà di Dio rispetto ai fratelli e possono essere di aiuto agli altri. Al tempo di Giosia c'erano profeti maschi (ad esempio Geremia, che probabilmente era ancora molto giovane). Il Nuovo Testamento definisce chiaramente l'ambito delle attività delle sorelle. Ma ciò non cambia il fatto che le sorelle possono (e dovrebbero) avere una visione dei pensieri di Dio e possono essere di aiuto agli altri con i loro consigli.

La risposta del profetessa Culda ci porta a un principio molto importante nei rapporti di Dio con i Suoi figli. È evidente che il suo messaggio a Giosia si compone di due parti. Dapprima parla, in modo relativamente impersonale, “dell'uomo che ti ha mandato a me“ (2 Cr 34,23). Gli viene annunciato il giudizio che merita, causato dalla cattiva condotta del popolo di Dio. Il giudizio di Dio doveva giungere su Gerusalemme perché avevano abbandonato Dio e bruciato incenso ad altri dei. Poi il messaggio della profetessa diventa personale. A nome di Dio, si rivolge direttamente al “re di Giuda che ti ha mandato“ (2 Cr 34,26). Questa parte del messaggio rivela la grazia e la misericordia di Dio, e che Dio era profondamente consapevole dell'umiliazione di Giosia.

Applicato a noi, questo ci fa pensare da un lato al governo di Dio e dall’altro alla grazia di Dio. C'è un governo di Dio nella vita dei credenti. L’apostolo Paolo lo spiega così: “Non vi ingannate; non ci si può beffare di Dio; perché quello che l'uomo avrà seminato, quello pure mieterà” Galati 6:7. Non possiamo limitare questo ai non credenti. L'applicazione ai credenti è seria e non vogliamo ignorarla. Noi, ci portiamo dietro le conseguenze delle nostre azioni e ne raccoglieremo i frutti. D'altra parte però, c'è la grazia di Dio. Sapeva bene che Giosia aveva bisogno di conforto e incoraggiamento in questa situazione, ed è per questo che Giosia ascoltò le parole di misericordia da parte di Dio. Il giudizio che era stato annunciato sarebbe arrivato ma dopo, Giosia si era umiliato e questo per Dio era una cosa di grande valore. Perciò non avrebbe visto le sciagure che sarebbero piombate su Gerusalemme, ma sarebbe vissuto e morto in pace. Così anche noi possiamo sempre rifugiarci nella grazia di Dio. Questa grazia di Dio è inesauribile. D’altra parte, dovremmo stare attenti a non usare questa grazia come un’opportunità per sfidare Dio. Anche qui valgono le parole di Paolo: “Rimarremo nel peccato affinché la grazia abbondi? Non di certo” Romani 6:1.

NESSUNA SOLITUDINE

L'umiliazione di Giosia e la risposta di Dio ad essa non rimangono senza conseguenze visibili. Il re non era affatto contento che Dio gli concedesse la grazia personale. Avrebbe potuto sedersi tranquillo, sapendo che Dio sarebbe intervenuto in giudizio, anche se non durante il suo regno? No! Giosia è lungi dall’essere in grado di continuare a vivere in pace e tranquillità. Al contrario, si da a maggiore attività. Ora vediamo che si sente responsabile nei confronti del popolo e vuole riportarlo nella vicinanza e nella comunione con Dio. Finora era apparso in gran parte da solo, cioè aveva agito da solo. Adesso capisce di essere legato al suo popolo. Lui prende l'iniziativa e gli altri lo seguono.

Tutto questo è istruttivo per noi. Sappiamo, informati dagli scritti profetici del Nuovo Testamento, quale corso sta prendendo il cristianesimo e quale sarà la fine della testimonianza cristiana su questa terra. Il giudizio è stato annunciato e non passerà molto tempo prima che il Signore vomiti dalla Sua bocca una “chiesa“ senza Cristo (Apocalisse 3:16). Come ci comportiamo noi difronte a questo? Ci siamo abituati? Siamo rassegnati? Andiamo avanti con indifferenza limitandoci a constatare che questo non coinvolgerà noi personalmente? Preferiamo forse vivere la vita del cristiano solitario e non preoccuparci di ciò che accade intorno a noi? Abbiamo la responsabilità sotto due aspetti. Da un lato si potrebbe trattare di persone smarrite che non hanno ancora ascoltato né accolto la parola della croce. D'altra parte, e questo qui è in primo piano, si tratta di credenti il cui cuore non arde più per il Signore.

L'esempio di Giosia vuole incoraggiarci. Non soppesa i pro e i contro, non pensa se ne valga la pena oppure no, no: Giosia agisce. Per quanto riguarda le sue possibilità farà di tutto per riportare ordine nella casa di Dio.

Il vero cristianesimo comprende sia il lato individuale sia quello collettivo. Ogni cristiano ha un rapporto personale con il suo Signore e può goderne. Ma è altrettanto vero che siamo messi insieme da Dio e quindi possiamo e dobbiamo percorrere il cammino insieme. Per questo percorso comune abbiamo bisogno di esempi positivi che trascinino gli altri. Siamo pronti per essere o diventare dei promotori delle cose gradite a Dio? Sappiamo bene che il giudizio sta arrivando. Sappiamo anche che non potrà mai essere nostro compito riformare il cristianesimo nel suo insieme. Ma Dio parla ancora agli individui. Non dovremmo quindi accettare semplicemente in silenzio o con rassegnazione che il giudizio scenda su tutta la cristianità e sul mondo intero restando inermi. Anche alla fine del tempo di grazia, c’è una cosa che possiamo fare: portare o riportare la Parola di Dio.

Giosia si assicurò che tutti in Giuda e a Gerusalemme ascoltassero la parola del libro del patto “Il re salì alla casa del SIGNORE con tutti gli uomini di Giuda, tutti gli abitanti di Gerusalemme, i sacerdoti e i Leviti, e tutto il popolo, grandi e piccoli, e lesse in loro presenza tutte le parole del libro del patto, che era stato trovato nella casa del SIGNORE” 2 Cronache 34:30. A Timoteo fu detto: “predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza” 2 Timoteo 4:2. Questa richiesta vale anche per noi. Possiamo portare il messaggio di Dio sia ai non credenti che ai credenti. I non credenti devono ascoltarli per essere condotti alla rinascita. I credenti dovrebbero ascoltarli per essere riportati ai principi della Bibbia.

Ma Giosia fa qualcos'altro. Non solo si assicura che gli abitanti di Giuda e di Gerusalemme ascoltino la Parola, ma vuole anche rinnovare il loro rapporto con Dio. “E fece aderire al patto tutti quelli che si trovavano a Gerusalemme e in Beniamino; e gli abitanti di Gerusalemme si conformarono al patto di Dio, Dio dei loro padri” 2 Cr. 34:32. Questa alleanza parla del rapporto del popolo con il suo Dio. Il profeta Geremia, contemporaneo di Giosia, invitava il popolo: “Dissodatevi un campo nuovo, e non seminate tra le spine!” Ger 4,3. Anche questo è importante per noi. Il nostro rapporto con Dio dovrebbe essere sempre fresco e intenso. Ogni volta che qualcosa si mette in mezzo, dobbiamo riattivare questa relazione. Certamente non possiamo perdere la nostra salvezza se siamo veramente credenti, ma possiamo perderne il godimento pratico e la gioia.

Inoltre, Giosia non si preoccupa principalmente del rinnovamento esteriore. Sa quanto sia importante che ci impegniamo con tutto il nostro cuore e la nostra anima (2 Cr. 34:31). Un risveglio operato dal Signore non si realizza solo nella mente. Possiamo essere grati al nostro Dio se ci ha dato la capacità di pensare in modo chiaro e logico per cogliere la Sua Parola. Ma questo non è né un requisito né una garanzia che il nostro rapporto con Lui sia buono. Non ariamo il nostro campo solo con la nostra mente, ma il nostro impegno deve essere con il cuore e la nostra anima, cioè nel nostro essere interiore. Ciò che conta è che i nostri cuori ritornino a essere innamorati del nostro Signore e che tutto il nostro affetto appartenga a Lui.

Sfortunatamente, il risveglio ai tempi di Giosia non fu molto profondo. Questa impressione si ha chiaramente quando si legge il profeta Geremia (Ger 3:8-10). Eppure Giosia ha fatto ogni sforzo. Per lui ne è valsa la pena, anche se pochi hanno veramente restituito il proprio cuore a Dio. Oggi non è diverso. Ma dovremmo fermarci per questo? No, vale la pena fare ogni sforzo per far ardere i cuori per il Signore anche alla fine dell’era cristiana?


(segue)