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lunedì 11 agosto 2025

11 agosto - Vale di più la compagnia dei credenti

Un giorno nei Tuoi cortili val più che mille altrove. Io preferirei stare sulla soglia della casa del mio Dio, che abitare nelle tende degli empi.

Salmo 84:10

 

Per fede Mosè, fattosi grande, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone, preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio.

Ebrei 11:24-25

 

Vale di più la compagnia dei credenti

 

Mosè ha avuto un’occasione unica per raggiungere una posizione di alto rango nel paese d’Egitto. Allevato dalla figlia del Faraone, era riconosciuto da tutti come il “figlio della figlia di faraone”, mentre gli Israeliti, il suo popolo, erano schiavi in quel paese, disprezzati e maltrattati. Ma era fra loro che si trovava la conoscenza del vero Dio, ed è per questo che Mosè ha rinunciato alla gloria dell’Egitto e ha scelto di “essere maltrattato con il popolo di Dio”. Ha scelto la cosa migliore perché la presenza di Dio in mezzo ai Suoi è preferibile ad ogni altra cosa. Scegliamo anche noi la compagnia dei credenti!

Io posso essere un credente nel mio cuore, segretamente, e Dio lo sa, ma Egli desidera che io condivida la mia vita cristiana con altri credenti e che sia un testimone della Sua grazia in mezzo al mondo. I credenti sono disprezzati, tenuti in disparte? Non importa; è con loro che Dio vuole che io condivida la mia fede. I credenti riuniti nel nome del Signore sono sotto la Sua benedizione. Cosa sono i piaceri del mondo in confronto alle gioie di una sincera comunione con Dio e con i Suoi figli? Partecipare alla vita di una comunità cristiana significa vivere l’amore concretamente; amore ricevuto, amore dato. Se sono incompreso, se ho dei contrasti, imparerò ad abbandonare le mie pretese; ma l’amore c’è. È in quelle situazioni che devo, per amore del Signore, vincere il male con il bene, con devozione e umiltà, dimenticando me stesso. Così sarò solo sulla “soglia della casa di Dio”, e Dio dice che è la parte migliore e che vale più di ogni altra cosa.

domenica 10 agosto 2025

10 agosto - Attenzione, c’è uno squalo!

Essi ascoltano le Tue parole, ma non le mettono in pratica.

Ezechiele 33:32

 

(Gesù disse): “Se sapete queste cose, siete beati se le fate”.

Giovanni 13:17

 

Attenzione, c’è uno squalo!

 

Mentre dei villeggianti facevano il bagno nella deliziosa acqua tiepida di una spiaggia australiana, ad un tratto suonò una sirena: uno squalo bianco era stato avvistato non lontano dalla costa. Nello stesso momento un nuotatore, ignaro, si dirige verso il largo e si avvicina sempre più allo squalo. Tutti sono presi da paura. Alcuni lo chiamano gridando, ma senza risultato. Finalmente, altri lanciano dei sassi e riescono così ad attirare la sua attenzione. Voltandosi, l’uomo capisce che sta accadendo qualcosa di anormale e con tutte le sue forze si mette a nuotare per guadagnare la riva. Soltanto allora prende coscienza del pericolo al quale è appena scampato, ringrazia con gesti di entusiasmo coloro che lo hanno avvertito, e racconta a tutti di essere un non udente…

Troppe persone sono ignare del pericolo che corrono per la loro vita spirituale; ascoltano la Parola di Dio, ma è come se fossero sordi perché si rifiutano di ascoltare. Già anticamente Dio aveva dovuto dire al Suo popolo Israele: “Ho parlato ed essi non hanno dato ascolto” (Isaia 66:4). Queste persone sorde alla voce di Dio non avvertono l’imminenza del pericolo.

Facciamo attenzione a non comportarci come loro. È a noi che Dio si rivolge quando dice: “Io ti ho parlato al tempo della tua prosperità, ma tu dicevi: Io non ascolterò. Questo è stato il tuo modo di fare sin dalla tua adolescenza; tu non hai mai dato ascolto alla mia voce… O paese, o paese, o paese, ascolta la parola del SIGNORE!” (Geremia 22:21, 29).

Dio ha un messaggio urgente di salvezza e di grazia che bisogna afferrare oggi, mentre siamo ancora in vita, se vogliamo scampare al giudizio di Dio.

sabato 9 agosto 2025

Sedotti

“Nessuno, quand'è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno; invece ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce. Poi la concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce la morte” Giacomo 1:13-15.

L'uomo è sempre pronto a sottrarsi alla responsabilità delle proprie colpe. Spesso, anche i cristiani hanno le idee confuse e di fronte a certe cadute, anziché riconoscere la loro mancanza di vigilanza finiscono per attribuire le colpe a Dio. “L'uomo rispose: La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell'albero, e io ne ho mangiato” Gen. 3:12. 

Nessuno... Giacomo afferma che, nella maniera più assoluta, Dio non può tentare nessuno. Un altro modo di scaricare le nostre responsabilità consiste nell'incolpare Satana. Certo non possiamo dimenticare la sua azione ma questo non deve servire per scaricare le nostre responsabilità. “ognuno è tentato dalla propria concupiscenza”.

La concupiscenza attrae e seduce. Linguaggio della pesca. Il pescatore per attrarre il pesce e farlo abboccare all'amo deve ricoprirlo con un esca appetitosa, qualcosa che piace al pesce e il problema è che il pesce è sempre in cerca di cibo. Dobbiamo solo essere attenti a quale cibo stiamo ricercando. Noi non siamo delle vittime inermi delle nostre concupiscenze.

Sansone fece la sua scelta quando disse a suo padre: “prendimela perché mi piace” Giudici 14:3.

La concupiscenza concepisce.... partorisce il peccato, ecco cosa succede quando anziché scacciare il pensiero, lo favoriamo, lo alimentiamo e ne troviamo piacere. Il peccato non è sterile, porta con se delle conseguenze: produce la morte. Nella Bibbia la morte ha spesso il significato d'interruzione della comunione con Dio. Comunione che può essere ristabilita con la confessione sincera del nostro peccato.

Davide, cosciente del suo stato, chiese: “Rendimi la gioia della tua salvezza” Salmo 51:12.

Dobbiamo ben stare attenti a noi stessi e al nostro cammino. La Parola di Dio, se letta e ritenuta con sincerità può ben aiutarci in questo.

La Bibbia o ti terrà lontano dal peccato o il peccato ti terrà lontano da questo libro.

09 agosto - Realtà o apparenza?

Ora Barnaba… avendo un campo, lo vendette, e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli.

Atti 4:36-37

Ma un uomo di nome Anania, con Saffira sua moglie, vendette una proprietà, e tenne per sé parte del prezzo, essendone consapevole anche la moglie; e, un’altra parte, la consegnò, deponendola ai piedi degli apostoli.

Atti 5:1-2

 

Realtà o apparenza?

(Leggere Atti 5:1-11)

Ecco due personaggi della Chiesa di Gerusalemme nei primi anni del cristianesimo.

Barnaba ha venduto il suo campo, forse quello che gli dava da vivere, e ha portato ai piedi degli apostoli tutto il ricavato perché fosse distribuito ai poveri. Oggi si direbbe che non ha agito con avvedutezza perché non ha pensato al proprio futuro, ma Dio ha apprezzato molto la fede di quel credente. Leggendo la sua storia, vediamo come il Signore lo abbia colmato di benedizioni; ha viaggiato con l’apostolo Paolo per portare l’Evangelo a quanti non lo conoscevano ancora e non gli è mai mancato niente. Avendo dato tutto ciò che possedeva per amore del Signore, il Signore ha provveduto a tutti i suoi bisogni.

Anania, con la moglie Saffira, ha pensato di agire nello stesso modo; soprattutto ha voluto far vedere che si comportava come gli altri. Ha venduto una proprietà e, come Barnaba, ha deposto ai piedi degli apostoli una certa somma. Nessuno l’obbligava a vendere i suoi beni e nemmeno a dare tutto, ma lui ha fatto credere che quella somma fosse l’intero ricavato della vendita. La parte che ha tenuto per sé doveva servire a garantirgli un futuro agiato… ma non ha avuto nessun futuro! Sia lui che sua moglie sono morti all’istante.

Il Signore ci chiede semplicemente di andare a Lui così come siamo e di agire secondo la misura della nostra fede; non pretende niente da nessuno, se non la sincerità di cuore e una vera fede in Lui.

venerdì 8 agosto 2025

08 agosto - Le tempeste della vita

SIGNORE, tu sei il mio Dio;… tu sei stato… un rifugio contro la tempesta, un’ombra contro l’arsura; poiché il soffio dei tiranni era come una tempesta che batte la muraglia.

Isaia 25: 1, 4

 

Le tempeste della vita

 

Una sera d’estate un violento uragano si abbatte sul camping. I mie due figli si rifugiano nel camper, fra le mie braccia. Questo mi ha fatto pensare alle tempeste che possiamo attraversare nella vita: malattie, problemi di lavoro, incomprensioni in famiglia, delusioni… oppure anche tempeste spirituali che toccano le nostre convinzioni e creano dubbi.

In ogni caso, qualunque sia la tempesta, se amiamo Dio abbiamo in Lui protezione e un sicuro rifugio. L’atteggiamento dei miei figli mi ha fatto riflettere: loro si sono stretti a me, con fiducia, ma io ricerco la presenza di Dio, mi stringo a Lui quando attraverso la prova?

Le tempeste che attraversiamo possono avere diverse cause: possono essere provocate da un peccato commesso, e allora dobbiamo confessarlo a Dio e abbandonare il male. “Egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati” (1 Giovanni 1:9). Ma non è sempre così; una prova può essere permessa da Dio perché impariamo ad attaccarci di più a Lui; è la prova della nostra fede il cui risultato sarà alla Sua gloria e per il nostro progresso spirituale (1 Pietro 1:7).

La Bibbia ci dà molti esempi di credenti zelanti che hanno attraversato delle tempeste. Emblematico è il caso di Giobbe (Giobbe 1:8): da quelle terribili prove ha imparato a conoscere se stesso e, pur essendo un uomo umanamente giusto, ha detto “mi ravvedo, mi pento” (Giobbe 42:6). Nello stesso tempo, però, ha imparato a conoscere la compassione e la misericordia di Dio (Giacomo 5:11).

Sovente ignoriamo il perché di certi uragani che ci colpiscono ma, dando fiducia al Signore, potremo affrontali e attraversarli serenamente.

Se conosciamo Dio e lo amiamo, possiamo rallegrarci in Lui ancora prima di comprendere lo scopo che si era prefisso e la benedizione che voleva accordarci.

giovedì 7 agosto 2025

Lezioni dal libro di Giosuè

Il libro di Giosuè ci presenta il combattimento che il popolo di Dio deve affrontare per prendere possesso della terra promessa e illustra per noi ciò che possiamo vedere nell'epistola agli Efesini. Come posizione siamo già seduti nei luoghi celesti in Cristo, ma in pratica c'è ancora un combattimento da fare e un armatura da rivestire.

Nel cap. 7 vediamo qualcosa che stupisce: la disubbidienza di un solo uomo porta delle conseguenze su tutto il popolo. Giosuè apprende che la sconfitta era una conseguenza del peccato. Qualcuno aveva preso dell'interdetto, ossia si era impossessato di qualcosa che non doveva prendere. Acan è colpevole per aver trattenuto per se ciò che era destinato a Dio, l'oro e l'argento, per esempio, che dovevano essere consacrati a Dio.

“L'uomo deve forse derubare Dio?” Malachia 3:8. 

Si inizia selezionando la tribù, poi la famiglia, la casa e infine la persona e questo fa pensare che ci sia un qualche collegamento con questa azione di peccato. Da notare che le istruzioni ricevute dagli esploratori salite e esplorate, sono diverse da quelle impartite per Gerico, andate ed esaminate. Il primo gruppo doveva esaminare per riferire il secondo doveva esplorare per capire l'entità dell'esercito per attaccare. Difatti la risposta delle spie, non conforme ai pensieri di Dio, esprime una strategia umana basata su un giudizio umano.

Per il cristiano la sconfitta presso Ai illustra gli effetti distruttivi del peccato che produsse delle conseguenze su tutta la comunità. La cosa che colpisce e che Giosuè non si interroga subito con un perché ciò era accaduto, che era la cosa giusta da fare, ma innalza un lamento verso Dio come volendosi lamentare con Lui.

Il popolo era uno, come anche il corpo è uno e “Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo...Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui” 1 Cor. 12:12,26.

E' molto serio il pensiero che quando qualcuno di noi tollera un qualche peccato nella sua vita non soltanto perde la comunione con Dio ma porta un malessere all'interno del corpo.

07 agosto - Un ambasciatore in catene

Pregate… con ogni preghiera e supplica… anche per me, affinché mi sia dato di parlare apertamente per far conoscere con franchezza il mistero del vangelo, per il quale sono ambasciatore in catene.

Efesini 6:18-20

 

Un ambasciatore in catene

 

Un ambasciatore è una personalità riconosciuta, onorata, che ha delle responsabilità ma anche grandi privilegi, e gode di un certo benessere. Non è così, però, per i servitori del Signore. Essi sono, sì, degli ambasciatori del grande Re che è nel cielo, ma possono finire incatenati in una prigione. Possono essere dimenticati, disprezzati e anche essere messi al bando dalla società. Il loro Signore non ha forse pagato con la vita la Sua testimonianza?

L’apostolo Paolo era molto utile, ma è stato imprigionato per diversi anni… Perché tutte quelle prove? Perché altri servitori del Signore hanno dovuto cessare la propria attività a causa di una malattia, quando sembravano così indispensabili alla causa del Vangelo e al bene dei loro fratelli? Non sappiamo dare una risposta, ma possiamo essere certi che il Signore ha i Suoi giusti motivi.

Quando arriva la prova, dobbiamo rimanere fermi nella fiducia in Lui. Certo, le difficoltà sono reali e “sul momento non sembrano portare gioia ma tristezza; ma se ci lasciamo formare dalle prove e dalle difficoltà, raccoglieremo “un frutto di pace e di giustizia” (Ebrei 12:11). Finché ci troviamo in questo corpo terreno (Romani 8:23), se siamo provati dalla malattia dobbiamo accettarla con pazienza, e permettere a Dio di compiere il Suo lavoro in noi.

Se il nostro paese attraversa guerre, carestie, epidemie, catastrofi, ne soffriamo tutti, ma se conosciamo il Signore abbiamo il privilegio di poter rivolgere a Lui le nostre richieste e contare sulla Sua potenza e sul Suo amore. Qualunque sia il cammino che Egli ci ha tracciato, in un modo o in un altro sperimenteremo la verità di queste parole: “Beati quelli che confidano in Lui” (Salmo 2:12).