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mercoledì 30 settembre 2026

30 settembre - Vivere insieme

Vivete in pace; e il Dio d’amore e di pace sarà con voi.

2 Corinzi 13:11

 

(Gesù disse:) “Dimorate in me, e Io dimorerò in voi”.

Giovanni 15:4

 

Vivere insieme

 

“Vivere insieme”. E’ un “concetto che presuppone legami pacifici, di buon affiatamento fra persone e popoli…”. Questo abbiamo letto su una rivista. Ora, cosa vediamo intorno a noi? Tutt’altro che convivenza pacifica! La Bibbia non nasconde le difficoltà del “vivere insieme”. Nella prima famiglia dell’umanità, Caino ha ucciso suo fratello Abele per invidia! Più tardi Dio diede dei comandamenti, che erano allora, e sono ancora adesso, alla base della vita in società. In modo particolare sono condannati l’omicidio, la menzogna, il furto, l’adulterio, la concupiscenza, il rispetto per i genitori (Deuteronomio 5). Soprattutto l

’uomo deve onorare Dio. Nella Bibbia vi sono anche leggi in favore dei poveri, delle vedove, degli orfani e degli stranieri…

Dio ci dà una regola: “Come volete che gli uomini facciano a voi, così fate a loro” (Luca 6:31). Ma questo è difficile che funzioni tant’è vero che persino l’apostolo Paolo diceva, con tristezza, “il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio” (Romani 7:19). Il problema di “vivere insieme” è certamente collettivo, ma le soluzioni sono prima di tutto personali.

Il Signore Gesù dice in modo figurativo: “Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me, e nel quale Io dimoro, porta molto frutto; perché senza di Me non potete fare nulla” (Giovanni 15:5). Come la linfa nel tralcio, soltanto la vita di Cristo in me può produrre dei buoni frutti, e mi porta ad amare Dio e il mio prossimo. Il vero “vivere insieme” non è solo ubbidire a delle disposizioni, ma è prima di tutto conoscere il Signore, amarlo, e poi vivere come Lui vuole.

martedì 29 settembre 2026

29 settembre - Ha dato la sua vita per suo fratello

Nessuno ha amore più grande di quello di dare la sua vita per i suoi amici.

Giovanni 15:13

 

Ha dato la sua vita per suo fratello

 

Inverno 2011: violenti uragani si abbattono sulla regione del Queensland in Australia. I torrenti, trasformati in fiumi impetuosi, provocano disastrose inondazioni. Una madre con i suoi due figli, Jordan (13 anni) e Blake (10 anni), è in viaggio, e la sua auto trascinata dall’acqua si arena in un mare di fango. Qualcuno cerca di aiutarla. Jordan, il figlio maggiore più facilmente raggiungibile, dovrebbe essere il primo ad essere portato in salvo, ma insiste perché il fratello più giovane venga preso e portato al sicuro  prima di lui. Nel momento stesso in cui Blake viene tirato fuori dall’auto ed è ormai fuori pericolo, una nuova ondata si abbatte sulla vettura trascinando via Jordan e la madre.

“Jordan è morto per suo fratello”, titolano molti giornali. Questo ragazzo aveva sempre mostrato quanto amava il fratello; ma in quel momento ha dato una prova concreta di questo suo amore.

Questo fatto commovente non ci ricorda forse Gesù, il Buon Pastore che dà la Sua vita per le pecore (Giovanni 10:11)? Per amore, un amore impossibile da comprendere, ha preso il mio posto sotto il giudizio di Dio, e si è lasciato crocifiggere per i miei peccati. Quando sulla croce ha gridato: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” non c’è stata risposta, nessuno è venuto a liberarlo (Salmo 22:1-2). Lui ha sacrificato la Sua vita per tutti quelli che gli avrebbero teso la mano per essere salvati.

Afferrare la Sua mano ha significato per me credere a quello che ha fatto in mio favore: mi ha liberato dai miei peccati, da Satana che mi teneva schiavo e dalla morte, e mi ha dato la vita eterna.

Ora sono legato a Lui per sempre!


lunedì 28 settembre 2026

28 settembre - Morale laica

Non mentite gli uni agli altri, perché vi siete spogliati dell'uomo vecchio con le sue opere e vi siete rivestiti del nuovo, che si va rinnovando in conoscenza a immagine di Colui che l’ha creato.

Colossesi 3:9-10

 

Morale laica

 

La recrudescenza degli atti incivili e della delinquenza è sotto gli occhi di tutti. Si parla di decadenza delle coscienze e, per cercare di contenerla, si propone di tornare ad insegnare una morale laica nelle scuole. Sarà sufficiente? E poi, che valore avrà il suo contenuto se è sprovvisto di tutto quello che Dio insegna nella Bibbia?

L’educazione può migliorare la natura umana e renderla un po’ più idonea a vivere nella società, ma la nostra natura è segnata dalla disubbidienza a Dio; la Bibbia dice che “il cuore dell’uomo concepisce disegni malvagi fin dall’adolescenza” (Genesi 8:21); che è “dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza” (Marco 7:21-22). Questi versetti ci mostrano dunque dov’è la sorgente del male. L’uomo, con interventi politici, con le leggi, con pratiche sociali o religiose, qualche volta arriva ad attenuarne gli effetti visibili, ma la natura umana rimane quella che è.

Dio ha un altro piano: Egli mette da parte la nostra “vecchia” natura, e dà una “nuova” natura a chi crede che Gesù è morto sulla croce ed è risuscitato. Il credente è allora “una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove. E tutto questo viene da Dio, che ci ha riconciliati con Sé per mezzo di Cristo” (2 Corinzi 5:17-18).

Un vero cristiano non è migliore degli altri, ma alla sua conversione è come se nascesse di nuovo, perché riceve una natura capace di agire secondo la volontà di Dio.


domenica 27 settembre 2026

Giosia e le sue riforme (2 Re 22; 2 Cro. 33-35) parte 4

3. L'opera di Giosia

Le gesta del re Giosia ci vengono descritte in dettaglio. Le singole fasi della sua vita possono essere distinte in modo relativamente chiaro l'una dall'altra. All'età di 8 anni diventa re. All'età di 16 anni cominciò a cercare Dio. All'età di 20 anni rimuove gli idoli dal suo regno. All'età di 26 anni inizia il suo lavoro nella casa di Dio, che ha pulito e riparato. La legge di Dio si trova nel lavoro di riparazione. Il suo contenuto colpisce estremamente il re. Si umilia e fa sì che il popolo rinnovi l'alleanza con Dio. In conseguenza di tutto ciò verrà celebrata una Pasqua come non se ne celebrava dai tempi di Samuele.

C'è poi un lungo silenzio nel racconto di Giosia 13 anni di regno sono semplicemente ignorati nella storiografia divina. Viene poi descritta la triste fine di questo grande uomo. Muore in una guerra in cui è entrato volontariamente.

Tutto questo è estremamente istruttivo per noi. Quando applicati a noi stessi e al nostro tempo, vogliamo lasciare che gli eventi ci parlino e trarne principi che siano importanti per la nostra vita pratica.

RIVOLGERSI A DIO

“L'ottavo anno del suo regno, mentre era ancora ragazzo, cominciò a cercare il Dio di Davide suo padre” 2 Cronache 34:3. Un adolescente di 16 anni comincia a interrogarsi su Dio, anzi, comincia a cercarlo. È addirittura possibile cercare Dio? In Romani 3:11 leggiamo: “Non c’è nessuno che cerchi Dio”. Come può essere che Giosia cerchi Dio? Qui apprendiamo un principio importante nel rapporto di Dio con le persone: colui che inizia un'opera in una persona è sempre Dio. In una conversazione con uno dei più grandi teologi del suo tempo, il Signore Gesù dice: “Il vento soffia dove vuole e ne odi il rumore” Giovanni 3:8. Dio opera sulle persone attraverso il Suo Spirito. La domanda è se una persona risponde a questo lavoro o meno. Possiamo aprirci a Dio, ma possiamo anche chiudere. Giosia non lasciò che l'opportunità della sua vita andasse sprecata. Si aprì a Dio  e cominciò a cercarlo.

Possiamo applicare questo alla conversione di una persona? Abbiamo un giovane di 16 anni che sceglie Dio per la sua vita. All'età di 16 anni sei consapevole delle tue azioni. Sei un giovane adulto che prende decisioni indipendenti e importanti. Non dovrebbero tutti chiedersi se hanno già preso la decisione più importante della loro vita? Questo non vuol dire che una persona non possa o non debba convertirsi prima. Al contrario, prima è, meglio è. Né si vuol dire che sia troppo tardi perché una persona anziana si converta. Ma ogni giovane adulto dovrebbe chiedersi seriamente se ha sistemato le cose con Dio.

I giovani sono interessati a molte cose. Il mondo degli adulti si apre loro con molte cose che sembrano desiderabili e che vale la pena impegnarsi al massimo. Anche il mondo professionale comincia a fare le sue richieste. La rotta è fissata. È importante impostare correttamente le priorità. Abbiamo tutti chiarezza sulla decisione più importante della vita? Conosciamo tutti una svolta consapevole verso Dio? Non c'è nulla nella vita che superi il significato di questa decisione. La conversione è un evento di decisiva importanza. La nostra vera storia per Dio inizia solo in questo momento.

La conversione è un allontanamento cosciente dalla vita precedente e allo stesso tempo un volgersi verso Dio. È una decisione che ognuno deve prendere per se stesso. Anche i bambini e i giovani cresciuti in famiglie religiose hanno bisogno del giorno X nella loro vita in cui prendono questa decisione. Se potessi rivolgermi a te personalmente: non puoi vivere della fede dei tuoi genitori o dei tuoi nonni. Anche le apparenze pie non ti servono. Puoi andare alla scuola domenicale, puoi partecipare alle riunioni cristiane domenica dopo domenica, puoi cantare nel coro della chiesa, essere coinvolto nel lavoro giovanile e fare ogni sorta di cose. Se non hai scelto consapevolmente il Signore Gesù, niente di tutto questo ti porterà un passo più vicino a Dio. Ringrazialo se ti ha dato dei genitori credenti che ti hanno mandato alla scuola domenicale. Grazie a Dio per l'opportunità di partecipare alle riunioni domenica dopo domenica. Ma non fermarti qui. Pensa a Giosia. Cominciò a cercare Dio personalmente. Questo è cruciale. Dio può essere trovato solo nella persona di Suo Figlio. Chiunque ha il Signore Gesù ha trovato Dio, sì, lo conosce in modo completamente diverso da come Giosia lo ha mai conosciuto, cioè come Suo Padre nel Signore Gesù. Non rimandare più questa decisione importantissima. Esiste anche il “troppo tardi”. Allora ogni occasione è perduta e non resta che il giudizio eterno.

PULIZIA

La conversione è l’inizio della vita cristiana. È come il segnale di partenza di una corsa. Ecco perché l'apostolo Paolo paragona ripetutamente la nostra vita a una tale corsa. La partenza è ovviamente importante, perché senza di essa la gara non può aver luogo. Ma in circostanze normali nessun velocista penserebbe di abbandonare la gara subito dopo la partenza. Darà tutto per raggiungere l'obiettivo, se possibile prima. Perché noi cristiani spesso ci comportiamo in modo completamente diverso? Siamo soddisfatti di essere salvati e di non finire nella dannazione eterna. Altrimenti, proviamo a prendere ciò che possiamo da questo mondo.

Giosia la pensava diversamente. All'età di 20 anni ha iniziato a mettere le cose in ordine, a fondo. C'erano ogni genere di cose nel suo regno che erano completamente contrarie ai pensieri di Dio. Oggi potremmo dire che si trattava di un bagaglio storico che aveva ereditato dai suoi antenati. Gerusalemme, Giuda e l’ex territorio delle dieci tribù d’Israele erano pieni di idolatria. Le radici di questo male risalivano al re Salomone, che alla fine della sua vita iniziò a servire gli dei stranieri. Da quel momento in poi l’idolatria è sempre esistita in Giuda e in Israele. Qui era importante essere sinceri e non arrendersi. Leggiamo: "L'ottavo anno del suo regno, mentre era ancora ragazzo, cominciò a cercare il Dio di Davide suo padre; e il dodicesimo anno cominciò a purificare Giuda e Gerusalemme dagli alti luoghi, dagli idoli di Astarte, dalle immagini scolpite e dalle immagini fuse" 2 Cr. 34:3. Poi nei versetti 3-7 segue una descrizione dettagliata di questa prima attività di Giosia, che iniziò poco dopo.

Anche nella nostra vita deve esserci un’opera di purificazione di questo tipo. Con la nostra conversione non siamo diventati perfetti e impeccabili. Al contrario, ci rendiamo presto conto che la nostra vecchia natura (la carne) non è cambiata affatto. Ecco perché abbiamo costantemente bisogno di questa pulizia personale. Non è un’azione una tantum ma un processo permanente. Per Giosia, questa purificazione era un prerequisito per la sua ulteriore opera di riforma. Se vogliamo essere disponibili a Dio, allora è anche importante per noi esaminarci alla luce di Dio leggendo regolarmente le Scritture per vedere se c’è qualcosa nella nostra vita che ci contamina e di cosa dobbiamo liberarci.

Allora cosa pensiamo degli idoli che Giosia eliminò così radicalmente? Forse siamo troppo frettolosi nel pensare che tali idoli non esistano più alla fine del XXI secolo. Ma non lasciamoci ingannare! Nonostante tutto il presunto illuminismo, soprattutto i nostri paesi cristiani sono sulla buona strada per ricadere nell’idolatria. Se scoprite qualcosa su ciò che le idee dell'Estremo Oriente si riversano su di noi e su ciò che il movimento New Age, ad esempio, vuole farci credere, vedrete con orrore a quale nuova idolatria si stanno dando molte persone. Satana inizia sempre in piccolo e, prima che ce ne rendiamo conto, ci tiene saldamente in pugno. Soprattutto quando si tratta di occultismo, gli inizi sono spesso apparentemente del tutto insignificanti e innocui. Proprio per questo motivo dobbiamo essere particolarmente vigili.

Per inciso, quanto appena detto, non deve sorprenderci particolarmente. I lettori della Bibbia sanno che una volta che il Signore Gesù portato via i suoi, ci sarà la più terribile forma d'idolatria mai vista. Un uomo si siederà nel tempio di Gerusalemme e affermerà di essere Dio (2 Tess. 2:4). Questa è idolatria allo stato puro. Le ombre di tutto ciò sono già chiaramente visibili oggi. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno sono occhi aperti e un cuore vigile per non inciampare negli ostacoli che Satana vuole frapporre sulla nostra strada.

Tuttavia, l'opera di purificazione di Giosia ci ricorda anche un principio importante che ritroviamo più volte nella Bibbia, il principio della separazione dal male. Mescolarsi con il mondo è una porta verso l’idolatria. I popoli attorno a Israele erano caduti nell’idolatria, e molto presto fu lo stratagemma di Satana quello di mescolare il popolo di Dio con i popoli vicini e i loro principi, azioni e modi di pensare. Satana usa ancora oggi questo vecchio trucco con successo. Per questo l’apostolo Paolo ci avverte: “Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c'è tra la giustizia e l'iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? E quale accordo fra Cristo e Beliar? O quale relazione c'è tra il fedele e l'infedele? E che armonia c'è fra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come disse Dio: Abiterò e camminerò in mezzo a loro, sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Perciò uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d'impuro; e io vi accoglierò. E sarò per voi come un padre e voi sarete come figli e figlie, dice il Signore onnipotente” 2 Cor. 6:14-18.

La mescolanza con il mondo porta facilmente all'idolatria, che ci contamina. Dovremmo stare attenti a questo. Da un lato, tale “unione“ può riferirsi a cose esterne, contatti che inevitabilmente abbiamo perché abitiamo quaggiù. Ciò che è più sottile, però, è la mescolanza con i principi e i modi di pensare di questo mondo. In Romani 12:2 ci viene detto: “E non conformatevi a questo mondo”. Questo consiglio non è attuale? Noi ci riferiamo spesso esclusivamente alle cose esterne, ma poco vegliamo sul nostro modo di pensare.

Dov'è la soluzione? Dovremmo uscire dal mondo? Alcune persone la pensavano così e trascorrevano la vita dietro le mura del monastero. Ma probabilmente non può essere questa la soluzione. Abbiamo compiti in questo mondo e siamo lasciati a testimoniare. Siamo nel mondo, ma non del mondo. No, ciò di cui abbiamo bisogno è una netta separazione dai principi del mondo, rivolgendoci allo stesso tempo al Signore Gesù. Se ci separassimo dal mondo senza rivolgerci al Signore Gesù, la nostra vita sarebbe priva di direzione e di contenuto. Ma una situazione del genere non durerà perché non possiamo vivere nel “vuoto”. Se siamo pieni nei nostri pensieri del Signore, allora i principi di questo mondo non troveranno posto nella nostra vita.

Gli idoli dell'Antico Testamento toglievano il posto a Dio. Invece di adorare Dio, si adoravano gli idoli. Questo è forse vero di noi?  L’apostolo Giovanni ci avverte: “Figlioletti, guardatevi dagli idoli!” 1 Giovanni 5:21. Il Signore Gesù vuole avere il primo posto nella nostra vita. Deve avere la priorità in tutto e il nostro rapporto con Lui deve governare  dirigere la nostra vita.  In cosa possono consistere questi idoli nella vita di un sedicenne? Magari nello sport, nella musica? Cosa possono essere gli idoli nella vita di un ventenne? Forse l'auto, la moda? Quali idoli possono esserci nella vita di un trentenne? Forse la carriera, la famiglia? Cosa sono gli idoli nella vita di un cinquantenne? Magari il giardino, l'arredamento della casa? Abbiamo certamente notato che non è necessariamente una questione se qualcosa sia buono o cattivo. Tutti gli esempi citati non significano automaticamente qualcosa di brutto se non occupano il primo posto nella mia vita. Le cose su questa terra che sono innocue di per sé possono diventare idoli per noi se sono più importanti del Signore Gesù o se non le usiamo nella Sua dipendenza.

Cosa dovremmo fare se ci esaminiamo criticamente e notiamo le carenze? Possiamo seguire l’esempio di Giosia e pentirci. Ciò che Giosia fece non fu solo esteriore non ha solo sistemato la superficie, è arrivato al fondo delle cose. Pertanto, dovremmo mettere da parte tutto ciò che in qualche modo ci allontana dal Signore Gesù. Di pari passo con questo va il volgere totalmente le nostre affezioni verso di Lui. La separazione che non porta al Signore, diceva qualcuno, è sempre una falsa separazione.


(segue)

27 settembre - Avevo paura della morte

Il Salvatore nostro Cristo Gesù… ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l’immortalità mediante il vangelo.

2 Timoteo 1:10

 

E liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita.

Ebrei 2:15

 

Avevo paura della morte

 

“Orfano in tenera età, sono cresciuto nella famiglia alla quale ero stato affidato; All’età dell’adolescenza non sono mai stato un religioso praticante; solo rare volte andavo a messa, ma senza alcun interesse. Nella mia profonda solitudine interiore mi chiedevo spesso: “Perché sono nato?” La morte mi spaventava. Io cercavo la verità e anche la gioia, senza essere sicuro che le avrei trovate. Ma Dio conosceva le mie ansie. Un giorno, una persona di fiducia mi ha parlato della preghiera dicendomi che potevo indirizzarmi a Dio in modo semplice e diretto; e nella mia disperazione l’ho invocato.

Qualche tempo dopo, al mercato, ho avuto occasione di parlare con un uomo che aveva uno stand di Bibbie il quale mi ha dimostrato che soltanto nella Bibbia si trova la verità. Questo mi ha illuminato, e per saperne di più ho partecipato a una riunione in una chiesa cristiana. L’amore fraterno che mi è stato dimostrato mi ha subito colpito; qualcuno mi ha poi spiegato che dovevo riconoscere di essere un peccatore e pentirmi. La predicazione che è seguita mi ha convinto che ero ancora schiavo del mio peccato, e quella sera stessa ho capito che Cristo era morto alla croce per i miei peccati e ho dato la mia vita a Dio. All’improvviso  mi sono sentito leggero come se un peso mi fosse caduto dalle spalle. Malgrado le difficoltà della vita, il vuoto che sentivo è stato colmato dalla presenza di Gesù dentro di me. Dio ha guarito il mio cuore da tutte le ferite del passato.

Questo è avvenuto 19 anni fa. Ora non ho più paura di quello che c’è dopo la morte perché Gesù mi ha dato la certezza della vita eterna. Ora vivo in pace con Lui e godo del Suo amore”

Tony M.

sabato 26 settembre 2026

Giosia e le sue riforme (2 Re 22; 2 Cro. 33-35) parte 3

2. I segni di Giosia

UNA VITA DI GIUSTIZIA PRATICA

Giosia fece ciò che era giusto agli occhi del Signore. Gli era chiaro che Dio vedeva tutto ciò che faceva e che stava cercando di compiacerlo. Questa caratteristica è in contrasto con ciò che leggiamo più e più volte nel libro dei Giudici, dove si dice: “Ciascuno ha fatto ciò che era giusto ai suoi occhi”.

In che tempo stiamo vivendo? Se guardiamo realisticamente agli sviluppi del cristianesimo, non è difficile per noi vedere che la maggior parte delle persone che si definiscono cristiane vivono secondo la propria volontà. La volontà di Dio sembra scomoda e quindi in gran parte non viene più seguita. Ciò che dice la Parola di Dio non ha più alcun ruolo o viene piegato in modo che alla fine corrisponda alla propria volontà. Come spiegare altrimenti il fatto che, con la Bibbia in mano, si accetta, ad esempio, l'omosessualità come predisposizione data da Dio e si sposano addirittura coppie dello stesso sesso in chiesa?

Ma non vogliamo lasciare che i nostri pensieri vaghino lontano o cerchino esempi estremi. La domanda è per te e me: siamo disposti a chiedere la volontà di Dio per la nostra vita? Siamo disposti a fare ciò che è giusto agli occhi di nostro Signore? Nei termini del Nuovo Testamento, questo è un comportamento di rettitudine pratica che porta i giudizi personali in armonia con i pensieri di Dio. Questa domanda riguarda direttamente la nostra vita quotidiana, sia personale che comunitaria. Dove sono gli ambiti della mia vita, della mia famiglia, in cui preferirei fare la mia volontà e non chiedere la volontà di Dio? La volontà di Dio è forse scomoda per me? Oppure ci sono comportamenti che non voglio cambiare perché ci sono abituato?

Questa domanda si pone anche nella nostra vita comunitaria come assemblea locale (chiesa). Siamo disposti a fare ciò che è giusto agli occhi del Signore, o abbiamo forse adottato principi conformi alla nostra volontà e alle nostre idee? Spesso tali deviazioni iniziano in cose apparentemente piccole. Per questo vogliamo imparare da Giosia a chiedere la volontà del Signore in ogni cosa e ad agire di conseguenza.

UNA VITA SULLE ORME DEI NOSTRI ANTENATI

Giosia seguì le orme del suo antenato Davide. Davide era un uomo secondo il cuore di Dio. La sua vita era stata impeccabile? Piuttosto il contrario. La Parola di Dio ci mostra i punti di forza, ma allo stesso tempo non nasconde le debolezze di quest'uomo. Ciò che distingueva Davide, l'uomo secondo il cuore di Dio, era il fatto che trovava sempre la strada per tornare al suo Dio attraverso la confessione. Così Giosia prese Davide come modello perché trovò in lui qualcosa che valeva la pena imitare.

Non conosciamo anche noi uomini e donne che possiamo usare come modelli, uomini e donne spirituali che non sono più in vita ma che hanno lasciato dietro di sé tracce di benedizione? Non si tratta di seguire le persone e semplicemente adottare tutto ciò che hanno detto, scritto e fatto. Ogni generazione scrive la propria storia. Ogni generazione vive in un ambiente diverso. Ogni generazione ha le sue esperienze. Vale anche per noi: “Tutto ciò che avete ereditato dai vostri padri, acquistatelo per possederlo”. Non possiamo vivere secondo la fede dei nostri antenati, ma possiamo comunque trarre beneficio e imparare dalla loro fede. Anche il Nuovo Testamento ci dice di fare questo: “Ricordate i vostri capi che vi hanno annunziato la parola di Dio e, guardando l’esito della loro condotta, imitate la loro fede” (Ebrei 13:7). Non si tratta quindi di “venerare” questi leader (anche se abbiamo per loro grande rispetto e traiamo grande beneficio dai loro scritti), e nemmeno di “imitarli”, ma piuttosto di vedere quale sia la grazia di Dio operante in loro. Questo è esattamente ciò che possiamo e dobbiamo dare come esempio.

UNA VITA DI EQUILIBRIO

Giosia è l'unico uomo di Dio nell'Antico Testamento a cui viene data testimonianza di non scostarsi nel suo cammino né a destra né a sinistra. Era un uomo da compromessi? Era un uomo che cercava sempre la via di mezzo? Era un uomo che non voleva offendere nessuno e accontentare tutti? La sua storia dimostra che non era così. Giosia non cercava compromessi o una via di mezzo. Al contrario, ha ripulito radicalmente ogni cosa, e questo genere di “pulizia” senza dubbio non è stata piacevole per molte persone. No, il fatto che non deviasse né a destra né a sinistra ci dimostra che era un giovane deciso ed equilibrato. Coerente nell'attuare la Parola di Dio nella sua vita, evitò anche ogni forma di estremismo.

È da notare che non viene esplicitamente dichiarato da cosa deviò, né a destra né a sinistra. Tuttavia, Dio aveva ripetutamente chiesto al Suo popolo in relazione ai Suoi comandamenti di non deviare né a destra né a sinistra (Deuteronomio 5:32; 17:11, 20; 28:14). Il punto per noi non è allontanarci dalla Parola di Dio, ma applicarla in modo chiaro e deciso nella nostra vita. Deviare da questo può significare, da un lato, che stiamo togliendo qualcosa al messaggio della Parola di Dio, ma dall'altro può anche significare che stiamo aggiungendo qualcosa a quella Parola. Entrambi i pericoli non sono estremamente attuali oggi? Non siamo facilmente inclini a cadere in un estremo o nell'altro? Questo ci porta a diventare indifferenti e tolleranti verso il male e a cadere in una falsa libertà.

L'apostolo Paolo mette in guardia i galati da questi due estremi. In primo luogo, vengono avvertiti di non lasciarsi trascinare sotto il giogo della schiavitù. Ciò accadde ai Galati che andavano oltre ciò che Dio aveva detto loro, e questo in definitiva è legalismo (Galati 5:1). Ma poi l'apostolo mostra loro il pericolo che sta dall'altra parte. Né dovrebbero usare la loro libertà cristiana come scusa per la carne (Galati 5:13). Chi fa questo alla fine toglie qualcosa alla Parola di Dio e diventa indifferente e superficiale.

Non abbiamo bisogno di fratelli e sorelle equilibrati, soprattutto nel nostro tempo in cui le opinioni sono sempre più divergenti? Non vogliamo essere quelli che vanno per la propria strada, "per la via di giustizia" (Proverbi 8:20)? Qualsiasi tipo di estremismo non viene da Dio. Ciò di cui abbiamo bisogno è un’applicazione coerente dell’intera Parola di Dio a tutti gli ambiti della nostra vita. Qualcuno una volta disse molto giustamente: “Dovremmo essere aperti a tutto ciò che viene da Dio e chiusi a tutto ciò che non viene da Lui”.


(segue)

26 settembre - Ogni tipo di preghiera (5)

Dal ventre del pesce Giona pregò il SIGNORE, il suo Dio, e disse: “Io ho gridato al SIGNORE, dal fondo della mia angoscia, ed Egli mi ha risposto”… Io dicevo: “Sono cacciato lontano dal Tuo sguardo! Come potrei vedere ancora il Tuo tempio santo?”

Giona 2:2-5

 

Ogni tipo di preghiera (5)

Giona: un grido di angoscia.

 

Dio affida al profeta Giona una missione: portare un messaggio agli abitanti pagani e malvagi della città di Ninive. Un messaggio severo di un giudizio imminente che avrebbe potuto spingere i Niniviti a pentirsi… ed proprio questo che Giona non avrebbe voluto! Così fugge lontano imbarcandosi su una nave che va dalla parte opposta. Ma Dio, che lo segue, manda una violenta tempesta. La nave sta per colare a picco e i marinai, terrorizzati, svegliano Giona che dorme tranquillamente. Suo malgrado, il profeta è costretto a confessare che la causa di quella tempesta è lui per la sua disubbidienza al Signore. Perché ritorni la calma, Giona comanda ai marinai di gettarlo in mare e questi, titubanti e dopo avere cercato invano una soluzione alternativa, eseguono il suo ordine. Così Giona è in alto mare che si dibatte fra i flutti; per i marinai è perduto, ma Dio non lo lascia annegare. Dio prepara un grande animale marino che ingoia Giona il quale, miracolosamente preservato, passa tre giorni nel suo ventre, lontano da ogni soccorso umano. Allora, dal profondo della sua angoscia, grida al “suo Dio”. Questo Dio, da cui lui fuggiva, lo ascolta da quel luogo insolito, dove nessuno lo poteva udire. Ecco cosa dice il profeta: “Io ho gridato al SIGNORE, dal fondo della mia angoscia, ed Egli mi ha risposto” (Giona 2:3). Mentre è ancora nel fondo della sua strana “prigione”, Giona ha la certezza di essere stato udito. Al terzo giorno, Dio comanda al pesce di vomitarlo sulla terra ferma, vicino a Ninive; e questa volta Giona porterà a termine la sua missione. I Niniviti si pentono e Dio li risparmia!

La nostra disubbidienza a Dio ci porta, a volte, in situazioni disperate; ma possiamo, anche in tali situazioni, chiamare Dio in nostro aiuto, certi di essere da Lui ascoltati!


venerdì 25 settembre 2026

25 settembre - Malvagi?

Lasci l’empio la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al SIGNORE, che avrà pietà di lui, al nostro Dio, che non si stanca di perdonare.

Isaia 55:7

 

Malvagi?

 

Automobili incendiate, vetrine spezzate, atti di violenza gratuita: ecco l’opera di molti facinorosi. Noi diciamo: bisogna punirli! Certo, ma dobbiamo anche riconoscere che la cattiveria è nel fondo del cuore di ognuno di noi. Spesso l’educazione permette di canalizzare o di frenare la violenza; ma quante volte, in determinate circostanze, il fondo del nostro cuore è messo a nudo! Che sia educato oppure no, religioso o meno, il cuore naturale è caratterizzato dal peccato. La constatazione che Dio fa riguardo alla Sua creatura lontana da Lui è senza appello: “Non c’è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Romani 3:22-23).

L’uomo non ha forse dato la prova inconfutabile della propria malvagità quando ha crocifisso il Signore Gesù? Pilato, autorità dell’epoca, aveva dichiarato: “Dopo averlo esaminato in presenza vostra, non ho trovato in Lui nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neppure Erode.… Ecco, Egli non ha fatto nulla che sia degno di morte” (Luca 23:14-15). Eppure Gesù Cristo, il Giusto, è stato condannato e messo a morte (Giacomo 5:6). Lui, il Figlio di Dio, si è lasciato crocifiggere, compiendo così per mezzo del sacrificio di Se stesso l’opera grazie alla quale il malvagio può essere perdonato. Ma Dio invita tutti gli uomini a pentirsi, a credere e a cambiare vita.

Tutti coloro che annunciano questo messaggio di salvezza non esitino a dire come l’apostolo Paolo: “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori dei quali io sono il primo. Ma per questo mi è stata fatta misericordia… affinché io servissi di esempio a quanti in seguito avrebbero creduto in Lui per avere vita eterna” (1 Timoteo 1:15-16).


giovedì 24 settembre 2026

24 settembre - Pazienza e fede

Gesù disse ai Suoi discepoli: “Se tuo fratello pecca, riprendilo; e se si ravvede, perdonalo. Se ha peccato contro di te sette volte al giorno, e sette volte torna da te e ti dice: "Mi pento", perdonalo”. Allora gli apostoli dissero al Signore: “Aumentaci la fede!”

Luca 17:1-5

 

Pazienza e fede

 

Gesù ci insegna ad avere pazienza e amore verso gli altri, e ci presenta il caso di un uomo che aveva fatto torto ad un suo amico molte volte, e che ogni volta tornava a chiedergli perdono riconoscendo il proprio errore. Proviamo a metterci al posto dell’uno o dell’altro:

– Se fossimo al posto di chi è in colpa, saremmo tornati a chiedere perdono fino a sette volte di seguito? Non rimandiamo spesso a domani la confessione dei torti che potrebbero essere regolati oggi stesso?

– Se fossimo al posto di chi è stato offeso, saremmo capaci di dimenticare ogni volta il torto o l’offesa che ci è stata fatta?

I discepoli del Signore si ponevano queste domande senza farsi illusioni sulle proprie capacità. Per raggiungere l’esempio che Gesù dà, chiedono di avere una fede più grande, per vivere con amore e pazienza; perché è per la fede che si può vivere in questo modo. Il Signore Gesù dice che la fede rende possibile ciò che è impossibile, e dà loro questo esempio: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo sicomoro: "Sradicati e trapiantati nel mare, e vi ubbidirebbe” (Luca 17:6).

Dio risponde sempre alla fede con bontà e misericordia; e la Sua risposta va sovente molto più in là della nostra misura! Hudson Tylor (1832-1905), missionario in Cina, ha più volte fatto questa esperienza, e diceva a proposito del versetto di Luca: Non è di una grande fede che abbiamo bisogno, ma della fede in un grande Dio”.


mercoledì 23 settembre 2026

23 settembre - Orgoglio

Chi ha un cuore superbo è in abominio al SIGNORE; certo è che non rimarrà impunito.

Proverbi 16:5

 

Rivestitevi di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili.

1 Pietro 5:5

 

Orgoglio

 

La caratteristica più radicata in ogni uomo, in ogni tempo, è certamente l’orgoglio. Satana aveva tentato Adamo ed Eva dicendo loro: “Sarete come Dio” (Genesi 3:5). Lo hanno ascoltato e hanno offeso Dio, mostrato che c’era dell’orgoglio nel loro cuore. Abbiamo tutti questa tendenza a volerci innalzare. La continua ricerca di denaro, di potere, di onore governa la nostra società, e la storia dell’umanità conferma questa volontà dell’uomo di dominare mettendo Dio in disparte.

Il Signore Gesù, venendo in questo mondo, è vissuto in modo completamente diverso. Lui, il Figlio di Dio, si è abbassato divenendo simile agli uomini. Nato in una stalla, da una modesta famiglia, è stato incompreso e rifiutato. Coloro che ha scelto come discepoli erano, essi stessi, uomini semplici e modesti. La gloria del nostro Signore Gesù consisteva nel seguire un cammino inverso a quello dell’uomo: ha abbassato Se stesso sempre di più, fino alla morte, la morte infamante della crocifissione (Filippesi 2:8).

Anche noi, come tutti, a volte pensiamo e agiamo con orgoglio; soltanto se i nostri cuori e i nostri pensieri sono occupati e nutriti di Cristo, l’Uomo perfetto, il vero modello di umiltà, potremo assomigliare un po' a Lui e rallegrare il cuore di Dio.

Gesù stesso ci dice: “Imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore” (Matteo 11:29).

martedì 22 settembre 2026

22 settembre - Giusti davanti a Dio

Gesù, nostro Signore… è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.

Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.

Romani 4:24-25; 5:1

 

Giusti davanti a Dio

 

Malgrado il divieto dell’Imperatore Carlo V, nel 1536 a Losanna si tenne un convegno su un fondamentale soggetto della fede cristiana: L’uomo peccatore, come può essere reso “giusto” davanti a Dio? Deve fare delle opere meritorie, sopportare delle sofferenze per espiare i propri peccati? È davvero sufficiente credere al Signore Gesù, il Figlio di Dio, che ha dato Se stesso per i peccatori una volta per tutte? Il Suo sacrificio dev’essere ripetuto o completato?

Guillaume Farel, evangelista itinerante che lavorava nella regione, espose chiaramente il soggetto e, basandosi sulla Bibbia, rese testimonianza alla potenza dell’Evangelo ricevuto semplicemente per fede. Poi prese la parola Jean Tandy a cui era stato dato il compito di contraddire Farel:

“Fratelli, non vorrei commettere il peccato di resistere alla verità divina; riconosco davanti a tutti voi di essere stato per lungo tempo cieco e ingannato… Ho udito la verità. Vedo che bisogna aggrapparsi soltanto a Gesù, basarsi sulla Sua Parola, non avere altro capo, conduttore o salvatore se non Colui che col Suo sacrificio ci ha resi graditi al Padre”; e fra lo stupore di tutti fece questa confessione: “Chiedo perdono a Dio per tutto quello che ho fatto e detto contro di Lui. E chiedo perdono anche a voi perché vi ho insegnato cose sbagliate”.

Dio è giusto quando dichiara giusto l’uomo che si pente e crede che Cristo ha portato i suoi peccati sulla croce. Per fede egli è “giustificato per mezzo del Suo sangue”, vale a dire per la Sua morte (Romani 5:9). Ed è perché Dio ha risuscitato Gesù che il credente ha la certezza che l’opera di Cristo è perfetta. Cosa potremmo aggiungervi noi?


lunedì 21 settembre 2026

21 settembre Il figlio perduto (2)

Nella mia angoscia invocai il SIGNORE, gridai al mio Dio. Egli udì la mia voce.

Salmo 18:6

 

Nel giorno che ho gridato a Te, Tu mi hai risposto, mi hai accresciuto la forza nell'anima mia.

Salmo 138

 

Il figlio perduto (2)

 

Uscito dal villaggio, dopo un breve tratto di strada, Xi si ferma e si inginocchia nella neve per rivolgere a Dio un’altra insistente preghiera. All’improvviso sente il pianto di un bambino e, guidato dalle sue grida, si dirige verso un vecchio pozzo abbandonato; il piccolo è lì dentro, intirizzito dal freddo. Trae fuori quel piccolo essere e lo avvolge nel suo mantello. È proprio lui, il piccolo rapito! Una bambina; era stata abbandonata dai rapitori perché la coppia della città voleva un maschio. Xi la prende e si mette a correre verso il villaggio riscaldandola fra le sue braccia.

Gli abitanti del villaggio, stupefatti e pieni di gioia, accompagnano l’uomo alla capanna dei genitori, stupiti anch’essi e oltremodo felici.

– Chi è questo Dio che hai pregato e ha risposto alla tua preghiera? – chiede il padre.

Davanti a una trentina di persone del villaggio, Xi può dare la risposta:

– Il Dio che ho pregato è venuto sulla terra sotto forma di un fanciullo circa duemila anni fa. E’ il grande Dio creatore del cielo e della terra, il Dio infinito e onnipotente che ha voluto scendere fra di noi per strapparci dalla potenza del diavolo che ci trascina con sé verso un’eternità di sofferenze. Dio vuole che siamo felici per sempre, accanto a Lui. Credetemi, la morte non è la fine dell’esistenza e la reincarnazione non esiste –.

Poi, prende il suo Nuovo Testamento e legge ad alta voce nel Vangelo di Giovanni: “Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo unico Figlio affinché chiunque crede in Lui non perisca ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16).

Quella notte stessa quei genitori accettarono il Signore Gesù come loro Salvatore.

domenica 20 settembre 2026

Giosia e le sue riforme (2 Re 22; 2 Cro. 33-35) parte 2

1. L'ORIGINE DI GIOSIA

ANNUNCIATO CON 300 ANNI DI ANTICIPO

Re Giosia è uno degli uomini della Bibbia che Dio annunciò tramite una parola profetica prima che nascessero. Dio aveva già parlato di Giosia all'inizio del regno in Israele e in Giuda. Geroboamo, il primo re del regno delle 10 tribù, si era allontanato da Dio e aveva messo vitelli d'oro sia a Betel che a Dan. Voleva impedire alla gente di recarsi a Gerusalemme per adorare Dio lì. Furono gettate le basi per l’idolatria. La Parola di Dio è chiara al riguardo: “Questo diventò un'occasione di peccato” 1 Re 12:30.

Dio non lasciò ne il Suo popolo ne il re senza preavviso. Un profeta di Giuda venne a Betel per ordine del Signore per parlare contro l'altare. Le sue parole sono: “Altare, altare! Così dice il Signore: Ecco, nascerà un figlio alla casa di Davide, il suo nome sarà Giosia; ed egli sacrificherà su di te i sacerdoti degli alti luoghi che bruciano su di te l'incenso, e bruceranno su di te ossa umane!“ (1 Re 13:2). Qui vengono dati precisi dettagli riguardo al futuro re:

il suo nome

la sua origine

le sue azioni

In Giosia questa profezia di Dio si è avverata.

Da ciò possiamo trarre le prime istruzioni pratiche per noi stessi. Dice: Dio mantiene le Sue promesse! Ci sono voluti circa 300 anni perché Giosia arrivasse, ma poi arrivò. La predizione di Dio si è avverata esattamente.

Oggi non è diverso. Dio ci ha anche dato delle promesse. Possiamo assolutamente fare affidamento su queste promesse. Ciò che Dio promette, lo mantiene. Sperimentiamo direttamente l'adempimento di alcune promesse di Dio. Ad esempio, se Egli ha promesso di aiutarci nelle difficoltà o di essere in mezzo a noi quando saremo riuniti nel Suo nome, allora possiamo sperimentarne immediatamente l’adempimento. Ma alcune promesse di Dio hanno per noi anche una dimensione futura. Pensiamo solo alla promessa del ritorno di nostro Signore. Lui è molto più di Giosia. Vogliamo allora dubitare che Egli verrà di nuovo? Sicuramente no.

La Parola di Dio aveva predetto che ci sarebbero state persone che avrebbero dubitato e  si sarebbero fatte beffe dell'adempimento di questa stessa promessa (2 Pt 3:4). Questo è il motivo per cui Egli ci dice: “Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni, ma è paziente verso di voi” (2 Pietro 3:9). Sì, Dio è paziente, ma ciò non cambia il fatto che ciò che ha detto accadrà. Possiamo sicuramente contare su questo.

I SUOI GENITORI

Se consideri la storia della riforma di Giosia nel suo contesto e consideri anche che egli si impegnò nella causa di Dio fin dalla giovane età, allora ti chiedi automaticamente che tipo di genitori avrebbe potuto avere questo giovane. Scopri qualcosa di sorprendente. Sia suo padre che suo nonno non erano affatto uomini devoti. Al contrario, entrambi fecero ciò che è male agli occhi di Dio. Manasse regnò per 55 anni. Il giudizio di Dio su di lui fu: "Egli fece molto male agli occhi dell'Eterno, provocando la sua ira" (2 Cronache 33:6). Anche se in seguito si pentì, il suo regno fu un altro triste capitolo nella storia dei re di Giuda. Suo figlio Amon, il padre di Giosia, fece anche peggio. Di lui è detto: “Anzi, Amon, si rese sempre più colpevole” (2 Cr. 33:23). Gli furono concessi solo due anni di regno. Poi divenne vittima di una cospirazione.

Giosia nacque mentre Manasse era ancora re. Aveva sei anni quando suo padre salì al trono. Probabilmente, la condotta del padre non influì molto su di lui, vista l'età. Il Signore Gesù è sempre all'opera e ricerca cuori giovani e non, la sola condizione richiesta è che ascoltino e ricevano le Sue parole. Non si possono e non si devono trarre conclusioni dai genitori sui figli. I genitori senza Dio possono avere un figlio devoto (cfr. Amon e Giosia). Allo stesso modo, genitori devoti possono avere un figlio senza Dio (cfr. Ezechia e Manasse). Non puoi ereditare la grazia di Dio.

Tuttavia questo principio non deve portarci a una conclusione sbagliata. Noi genitori abbiamo la piena responsabilità dei nostri figli. Non possiamo nasconderci dietro la grazia di Dio e usarla come una scusa a buon mercato per allevare i nostri figli in modo negligente e indifferente. Il principio di responsabilità è altrettanto valido quanto il principio di grazia. Come genitori abbiamo delle responsabilità.

Quindi Giosia crebbe in un ambiente che non era affatto influenzato dal timore di Dio.

Prima di descrivere nei dettagli l’opera di riforma di questo re, Dio ci mostra tre caratteristiche che modellarono la sua vita nel suo insieme. Queste caratteristiche sono (2 Cr. 34:2):

fece ciò che è retto agli occhi del Signore,

seguì le vie di Davide suo padre,

non si voltò né a destra né a sinistra.

Cosa possiamo imparare da esso?

20 settembre - Il figlio perduto (1)

Io ti ho chiamato per nome, ti ho designato, sebbene non Mi conoscessi. Io sono il SIGNORE, e non ce n’è alcun altro; fuori di Me non c’è altro Dio!

Isaia 45:4-5

 

Il figlio perduto (1)

 

In Cina, alla fine del 1989, nella neve e con un vento glaciale, Xi, servitore del Signore che vende Bibbie e Vangeli, cammina faticosamente di villaggio in villaggio sulle colline di Gansu. Giunto all’ultimo villaggio del suo giro, sente subito che qualcosa non va; le persone sono tutte fuori radunate in piccoli gruppi.

– Buon giorno a tutti – dice Xi – vi porto una buona notizia.

– Fa’ silenzio, qui abbiamo solo delle cattive notizie: oggi è stato rapito un bambino.

In Cina non era raro il rapimento di bambini; bande di malviventi rapivano i bambini nei villaggi delle campagne per venderli a ricche coppie di cittadini che non avevano figli.

– Potrei vedere i genitori? – riprese Xi.

– Vattene, non abbiamo bisogno di te!

– Per favore – insiste ancora Xi – volete condurmi da loro? Forse potrei aiutarli.

Portato nella capanna dei disperati genitori indirizza loro parole di incoraggiamento:

– Comprendo il vostro dolore, e conosco qualcuno che vi può aiutare; mi farebbe piacere pregare Dio per voi. E inizia a pregare: “O Dio, Tu che sai e puoi tutto, ti chiediamo di fare in modo che sia restituito questo figlio rapito: Amen”

– Taci, vattene – grida il padre – abbiamo pregato i nostri Shen (spiriti) senza nessun risultato. Il tuo Dio farà meglio di loro?

E lo spingono con violenza cacciandolo dal villaggio.

(segue)


sabato 19 settembre 2026

Giosia e le sue riforme (2 Re 22; 2 Cro. 33-35) parte 1

Giosia visse più di 2.500 anni fa. Ciononostante la sua storia è attuale e significativa anche per i tempi in cui viviamo. Quando Giosia divenne re di Giuda, Dio aveva già pronunciato il giudizio sul Suo popolo. La disobbedienza e l’idolatria erano diventate così dilaganti in Giuda e Beniamino che Dio stava per esercitare il giudizio. I predecessori di Giosia , suo nonno Manasse e suo padre Amon, erano uomini malvagi. Dio non ne traeva alcun piacere. Amon cadde a causa di una congiura, così che Giosia divenne re da ragazzo all'età di otto anni. Avrebbe continuato sulla strada di suo padre e suo nonno? No, Giosia fece ciò che piaceva a Dio. Regnò a Gerusalemme per 31 anni. La sua vita fu in gran parte fatta di obbedienza e riforme, una vita di ritorno a ciò che Dio voleva.

La storia di Giosia, come ogni cosa nell'Antico Testamento, è scritta per nostra istruzione. Ciò che rende la sua vita così rilevante per noi è il fatto che Giosia visse in un tempo della fine. La fine del regno di Giuda era arrivata. Dio aveva annunciato il giudizio. Ma alla fine di questo periodo nei rapporti di Dio con il Suo popolo terreno, ci fu un re come Giosia, un re che cercò la volontà di Dio e la attuò costantemente nella sua vita. Non è attuale? In che tempo stiamo vivendo? Ci vuole solo una piccola intuizione spirituale per rendersi conto che non viviamo in un tempo qualunque, ma nella fine dei tempi. Non per niente l’apostolo Paolo chiama gli ultimi giorni “tempi difficili” (2 Tm 3:1).

Il giudizio su un cristianesimo, che professa Cristo solo esteriormente, è stato dichiarato, e non tarderà a essere attuato. Dopo che i veri credenti saranno stati portati in cielo, il Signore lo vomiterà dalla Sua bocca (Apocalisse 3:10,11,16). Ora, più che mai c'è bisogna di persone come Giosia. Proprio come Dio diede il risveglio allora, ci possono essere ancora dei risvegli nella vita dei credenti oggi. La storia di Giosia è la storia di un tale risveglio, un risveglio che iniziò con lui personalmente e che poi ebbe conseguenze per la gente. È difficile non notare i parallelismi tra la storia di Giosia e il nostro tempo.

Cosa caratterizzò allora l’opera di riforma e di risveglio sotto Giosia? Giosia si inchinò davanti alla Parola di Dio. Questa scelta gli fu utile per tre motivi:

per se stesso: Giosia era inizialmente pronto a mettere ordine nella propria vita. È così che è iniziato il lavoro della sua vita.

per il suo popolo Giosia non era soddisfatto dell'ordine nella sua zona. Sentiva anche la sua responsabilità verso il popolo di Dio.

per il servizio nella casa di Dio: Giosia pensò ai diritti di Dio e riformò anche il servizio.

Sentiamo l'utilità di queste scelte nel nostro tempo? Siamo pronti a trarre tutte le istruzioni dalla Parola di Dio? Siamo disposti a cambiare la nostra vita quando sentiamo che Dio si riferisce a noi? Ci sentiamo responsabili verso il popolo di Dio, soprattutto per quanto riguarda il servizio? Se è così, allora la vita di Giosia può essere per noi un aiuto e un incoraggiamento da un lato, ma anche una sfida dall'altro.

Sfortunatamente, non vediamo solo lati positivi nella vita di Giosia. La Parola di Dio ci dipinge un quadro realistico e oggettivo di quest'uomo. Ha iniziato bene, ha vissuto una vita di obbedienza ed è finita con la disobbedienza e l'ostinazione. Laddove aveva dimostrato le sue particolari forze, fu messo alla prova e cadde. In giovane età era dipendente e obbediente. Alla fine della sua vita sentì di poter agire senza il consiglio e l'aiuto di Dio e fece una triste fine. Anche questo ci parla.

Di seguito vorremmo riflettere un po' sulla vita e l'opera di quest'uomo. La base per ciò è il resoconto divinamente ispirato di 2 Cronache 34 e 35. Non si tratta di una spiegazione dei singoli versetti ma di trarre alcuni esempi alcuni principi per la nostra vita dalla sua vita e per fare questo seguiremo il seguente ordine:

1. Le origini di Giosia

2. I segni di Giosia

3. L'opera di Giosia

4. La fine di Giosia

5. Conclusioni


(segue)

19 settembre - Ogni tipo di preghiera (4)

“Quando vi metteranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come parlerete o di quello che dovrete dire; perché in quel momento stesso vi sarà dato ciò che dovrete dire”.

Matteo 10:19

 

“Io vi darò una parola e una sapienza alle quali tutti i vostri avversari non potranno opporsi né contraddire”.

Luca 21:15

 

Ogni tipo di preghiera (4)

Neemia: una preghiera “lampo”

 

Neemia era uno dei Giudei deportati a Babilonia; di lavoro faceva il coppiere alla corte del re Artaserse (Neemia 2:1-8). Avendo ricevuto tristi notizie dai suoi compatriotti rientrati nel loro paese, era molto turbato; così supplicò Dio, con lacrime e umiliazione (Neemia 1:4-11), chiedendogli di spingere il re a concedergli il permesso di recarsi laggiù per rendersi conto della situazione. Mentre Neemia serviva il vino, il re gli chiese perché avesse l’aria così preoccupata. Prima di rispondere al sovrano, Neemia fece una preghiera: “Allora pregai il Dio del cielo e dissi al re…” Non poté fare una lunga richiesta; il re era davanti a lui e attendeva la sua risposta; la posta in gioco era alta. Così Neemia indirizzò a Dio una preghiera “lampo”. Pregò per brevi istanti e poi rispose al re; Dio stesso gli mise in bocca le parole da dire e fece in modo che il re gli accordi il permesso desiderato.

La preghiera “lampo” è in ogni momento alla nostra portata. Riceviamo una telefonata inattesa? Qualcuno ci pone una domanda imbarazzante? Dobbiamo dare rapidamente un parere, o prendere una decisione importante con pesanti conseguenze? Ci troviamo in una situazione grave in cui dobbiamo reagire rapidamente? Il nostro Dio è presente e non si aspetta dei lunghi discorsi; se non possiamo fare diversamente, rivolgiamo a Lui una preghiera “lampo”. Una frazione di secondo è sufficiente. Poi andiamo avanti contando su di Lui per avere la Sua guida nelle parole da dire e nelle azioni da compiere.


venerdì 18 settembre 2026

18 settembre - Nessun diritto di errore

Dio… ora comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano, perché ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo dell'Uomo che Egli ha stabilito.

Atti 17:30-31

 

Nessun diritto di errore

 

“Buongiorno! Vi riporto questo apparecchio, che ho comprato da voi la scorsa settimana; non corrisponde al codice che vi avevo dato”. Anziché ricevere delle scuse, ho avuto soltanto un’alzata di spalle e la seguente considerazione: “Tutti possono sbagliare!” In effetti, quando si tratta di piccole cose materiali, questo modo di dire può essere anche giustificabile, ma vi sono delle circostanze nella vita in cui non abbiamo il diritto di sbagliare. Il “tutti possono sbagliare” non giustificherà nessuno quando ci si troverà davanti a Dio per rispondere della propria vita passata, delle scelte e delle azioni. Si può sbagliare quando non si sanno le cose, ma gli insegnamenti di Dio per quanto riguarda la morale e la nostra condotta noi dovremmo conoscerli.

Dio ci parla in molti modi e con molti mezzi. Fra questi:

– la nostra coscienza: non abbiamo percepito molte volte la sua voce?

– i dieci comandamenti, enunciati migliaia di anni fa da Dio stesso;

– l’Evangelo, annunciato dal Signore Gesù, e predicato in seguito nel mondo intero;

– tutta quanta la Bibbia. Dio ci ha scritto. Non solo per dirci ciò che Lui era in diritto di aspettarsi dalle Sue creature e il loro completo fallimento, ma anche il mezzo per essere liberati dal Suo castigo mediante il pentimento e la fede in Gesù Cristo. Nessuno potrà dire: Non lo sapevo!

Ancora oggi, Dio “comanda”: il messaggio è pressante, ma pieno d’amore affinché nessuno si privi della Sua grazia.