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sabato 31 gennaio 2026

31 gennaio - La libertà nell’amore

Fratelli, voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un’occasione per vivere secondo la carne, ma per mezzo dell’amore servite gli uni agli altri; poiché tutta la legge è adempiuta in quest’unica parola: “Ama il tuo prossimo come te stesso”.

Galati 5:13-14

 

La libertà nell’amore

 

A quale libertà sono chiamati i credenti? Non a quella di fare tutto ciò che vogliono, ma alla liberazione dalla legge e dalla potenza del peccato, dal compiacere a se stessi, dall’azione ossessiva delle passioni della carne. Parafrasando il v. 13, un credente che lottava per ottenere nel suo paese la libertà di testimoniare del Vangelo, dichiarava: “Io voglio l’uomo libero affinché possa essere meglio il servo di tutti”.

Non si tratta di una libertà egoista per seguire la mia volontà, i miei impulsi, le mie ambizioni, e comportarmi chissà come; ma la libertà per amare e servire il Signore, e per aiutare e servire gli altri. E tutto ciò non con un sentimento legalista (bisogna assolutamente che svolga questo compito, che vada a fare quella visita, che scriva quella lettera, anche se mi pesa…), ma per amore per Dio e per i fratelli, per coloro che soffrono o che non conoscono ancora il Signore Gesù. Se ci adoperiamo in favore degli altri, lo dobbiamo fare per l’amore che abbiamo per il Signore, e non per adempiere un obbligo o acquisire dei meriti.

Usare la libertà come “occasione per vivere secondo la carne” vuol dire essere di nuovo schiavi (v. 13). Come dice l’apostolo Pietro, le “carnali concupiscenze… danno l’assalto contro l’anima” (1 Pietro 2:11). Il nemico sa approfittare molto bene delle nostre debolezze, e se non vigiliamo cadremo nel peccato.

venerdì 30 gennaio 2026

30 gennaio - Basta a ciascun giorno il suo affanno

Non siate dunque in ansia, dicendo: “Che mangeremo? Che berremo ? Di che ci vestiremo?”… Il Padre vostro celeste infatti sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia.

Matteo 6:31-33

 

Basta a ciascun giorno il suo affanno

Leggere Matteo 6:24-34

 

Iniziato bene o male, il giorno che stiamo vivendo avrà il suo affanno, le sue difficoltà, le sue lotte, le sue emozioni. Il Signore lo sa e, nella sua grazia, ci dice che l’affanno di oggi “basta”; non dobbiamo aggiungervi quello di domani e preoccuparci in anticipo. La grazia di Dio è sufficiente per tutte le situazioni del credente; e con quella grazia avremo abbastanza forza per andare avanti oggi.

Essere in ansia del nutrimento e del vestire? Non c’è niente di più naturale! Bisogna pur occuparsene, ma l’affanno che questo può produrre in noi rischia di distoglierci dal Signore. Egli ci chiede di non essere in ansia perché, se siamo i figli del nostro Padre celeste, siamo al beneficio delle sue cure. Egli conosce tutti i nostri bisogni e sa come provvedere.

La nostra vita è quella di ogni giorno, e se arriveremo a domani, troveremo le cose che Dio ci avrà preparato con fedeltà. Siamo soddisfatti quando abbiamo ciò che ci è necessario? Se questo ci basta, la nostra ricerca prioritaria sarà “il regno di Dio e la sua giustizia”.

Mettiamo dunque la nostra fiducia nel Signore per i bisogni di oggi, e stiamo tranquilli per il domani. Non perché abbiamo già pensato a tutto, ma perché conosciamo il cuore del nostro Padre celeste. Così viviamo di fede. Ogni mattino, possiamo sentire il Signore che ci dice: “Basta a ciascun giorno il suo affanno” (v. 34), ma anche, e ancora di più: “La mia grazia ti basta” (2 Corinzi 12:9)!

giovedì 29 gennaio 2026

29 gennaio - Il sacrificio del Signore

Condussero Gesù al luogo detto Golgota che, tradotto, vuol dire “luogo del teschio”… Poi lo crocifissero.

Marco 15:22-24

 

Il sacrificio del Signore

 

T’han fatto uscir dalla città che così tanto amavi;

per Te nessuno ebbe pietà per Te che sopportavi

la croce, l’odio, i chiodi e poi il peso del peccato.

Col dono della tua vita, col sangue tuo, Signor,

per grazia tua infinita purifichi il mio cuor.

 

Iddio che è santo, ti lasciò nell’ora della croce;

non ti rispose, non parlò all’udir la tua voce.

Nel buio, solo, Tu Gesù colpito al posto mio!

Nessuno è morto a quel modo, nessun fuor che Te.

Signore, io ti lodo; io vivo grazie a Te.

 

Come capire un tale amor? Tu accetti di morire

per perdonare il peccator e al ciel farlo salire;

purificato sol perché crede al tuo sacrificio.

Lontano da questo mondo io ti contemplerò,

e conoscendoti a fondo per sempre adorerò.


mercoledì 28 gennaio 2026

28 gennaio - Possiamo conoscere Dio?

(Dio dice:) “Tu non puoi vedere il mio volto, perché l’uomo non può vedermi e vivere”.

Esodo 33:20

 

Avvicinatevi a Dio, ed egli si avvicinerà a voi.

Giacomo 4:8

 

Possiamo conoscere Dio?

 

Come per conoscere il nostro vicino che abita al piano di sopra non è sufficiente sentirlo camminare, così per conoscere Dio non basta sapere che esiste.

Chi è Dio? Noi non siamo in grado di spiegarlo. Se potessimo farlo saremmo superiori a lui. «“A chi dunque mi vorreste assomigliare, a chi sarei io uguale?” Dice il Santo» (Isaia 40:25). Egli è al di sopra di tutto, all’origine di tutto e padrone di tutto. Ma come posso, allora, avvicinarmi a un Dio “che abita una luce inaccessibile, che nessun uomo ha visto né può vedere”? (1 Timoteo 6:16). Egli è l’Altissimo. Come pensare alla sua grandezza senza essere presi da vertigine? Chi può vedere il Creatore dell’universo e rimanere in vita?

Eppure, Dio desidera rivelarsi a ciascuno di noi. Non vuole annientarci con la sua maestà; anzi, ci invita tutti ad andare a Lui, perché ci ama. Dio stesso si è avvicinato a noi tramite Gesù Cristo, che si è abbassato fino alla morte della croce per togliere ogni ostacolo. Unico mediatore fra Dio e gli uomini, si è dato in riscatto per tutti (1 Timoteo 2:5, 6). In Lui il credente vede brillare ogni caratteristica delle perfezioni di Dio. Tutto ciò che Dio è lo conosciamo attraverso Gesù ed è messo a disposizione della fede tramite la sua Parola, la Bibbia. Dio è misericordia, grazia, pace, giustizia, santità, potenza, sapienza, saggezza. Dio è amore e ti ama.


martedì 27 gennaio 2026

27 gennaio - “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”

“Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto; non potrebbe essere lui il Cristo?”

Molti Samaritani di quella città credettero in lui a motivo della testimonianza resa da quella donna: “Egli mi ha detto tutto quello che ho fatto”.

Giovanni 4:29, 39

 

“Mi ha detto tutto quello che ho fatto”

 

Probabilmente non ci terremmo molto a incontrare qualcuno che ci dicesse tutto quello che abbiamo fatto. Tutto, non solo ciò che gli altri vedono, ma anche ciò che teniamo nascosto: certe azioni, pensieri, desideri… Temeremmo di essere disprezzati o disapprovati, sebbene quelli che ci criticherebbero non valgano molto più di noi.

Ma ecco qualcuno che conosce ogni cosa; è Gesù Cristo. Lui legge negli angoli più nascosti del nostro cuore, conosce i nostri pensieri più segreti, anche le cose di cui noi stessi non andiamo fieri. È l’unico che può condannarci e lasciarci senza scusa, perché Lui è irreprensibile. È vissuto nello stesso nostro mondo, ma non ha commesso peccato. Il suo scopo non era quello di giudicarci e condannarci, ma di salvarci.

Venite a Lui, se siete ancora lontani, buttatevi fra le sue braccia! Sarete voi stessi a dirgli tutto ciò che avete fatto, anche se Lui già lo sa. E allora vi dirà Lui ciò che ha fatto per voi. Vi dirà che ha preso i vostri peccati a suo carico, li ha portati davanti a Dio e ha subito la giusta condanna che doveva colpire voi. Vale la pena che lo incontriate, oggi stesso!

“Certa è quest’affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori” (1 Timoteo 1:15).

lunedì 26 gennaio 2026

26 gennaio - Il primo dovere dei genitori credenti

Non irritate i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell’istruzione del Signore.

Efesini 6:4

 

Il padre farà conoscere ai suoi figli la tua fedeltà.

Isaia 38:19

 

Il primo dovere dei genitori credenti

 

Molti genitori credenti sono particolarmente esercitati circa i loro doveri nei confronti dei figli. “Insegna al ragazzo la condotta che deve tenere; – scrive Salomone in Proverbi 22:6 – anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà”.

Quest’esortazione dev’essere presa in seria considerazione dai padri e dalle madri, e da tutti coloro che hanno delle responsabilità verso i giovani. Avviene troppo spesso che i genitori affidino la responsabilità dell’educazione spirituale dei figli a degli estranei. Ma è ad ogni genitore credente che Dio dice: “Questi comandamenti, che oggi ti do,… li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua” (Deuteronomio 6:6-7).

Si tratta della formazione della loro intelligenza spirituale, dell’educazione secondo Dio della loro mente e dei loro cuori. Far conoscere ai figli la Parola di Dio e insegnare loro ad apprezzarla e a goderne è un dovere che spesso, purtroppo, viene sottovalutato e trascurato. Eppure, non è forse questo il più urgente e il più dolce dei doveri dei padri e delle madri? Ci facciamo molte preoccupazioni per la salute fisica dei nostri figli; perché non occuparsi con altrettanta sollecitudine della loro crescita spirituale? È giusto essere interessati al loro avvenire terreno, ma ancora più importante è adoperarsi in vista della loro sorte eterna!


domenica 25 gennaio 2026

Gioia nel radunamento (7/7)

Gioia reciproca nelle benedizioni di Dio

«Quando sarai entrato nel paese che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà come eredità e lo possederai e lo abiterai,  prenderai delle primizie di tutti i frutti del suolo da te raccolti nel paese che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà, le metterai in un paniere e andrai al luogo che il SIGNORE, il tuo Dio, avrà scelto come dimora del suo nome. Ti presenterai al sacerdote in carica in quei giorni e gli dirai: “Io dichiaro oggi al SIGNORE tuo Dio che sono entrato nel paese che il SIGNORE giurò ai nostri padri di darci”. Il sacerdote prenderà il paniere dalle tue mani e lo deporrà davanti all’altare del SIGNORE tuo Dio, e tu pronuncerai queste parole davanti al SIGNORE, che è il tuo Dio: “Mio padre era un Arameo errante; scese in Egitto, vi stette come straniero con poca gente e vi diventò una nazione grande, potente e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono, ci oppressero e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al SIGNORE, al Dio dei nostri padri, e il SIGNORE udì la nostra voce, vide la nostra oppressione, il nostro travaglio e la nostra afflizione,  e il SIGNORE ci fece uscire dall’Egitto con potente mano e con braccio steso, con grandi e tremendi miracoli e prodigi; ci ha condotti in questo luogo e ci ha dato questo paese, paese dove scorrono il latte e il miele.  E ora io porto le primizie dei frutti della terra che tu, o SIGNORE, mi hai data!” Le deporrai davanti al SIGNORE Dio tuo, e adorerai il SIGNORE, il tuo Dio, ti rallegrerai tu con il Levita e con lo straniero che sarà in mezzo a te, di tutto il bene che il SIGNORE, il tuo Dio, avrà dato a te e alla tua casa. (Deuterononio 26:1-11).

Dio ha benedetto riccamente Israele il suo popolo terrestre. Dio ha altrettanto benedetto riccamente i credenti del tempo attuale. Le nostre benedizioni sorpassano di gran lunga quelle di Israele. Se vogliamo vedere quanto Dio ci ha arricchito, dobbiamo leggere la lettera agli Efesini. Possiamo vedere in quel contesto che le nostre benedizioni non sono terrene, ma celesti. Possiamo notare che le nostre benedizioni sono in primo luogo spirituali, non materiali. Constateremo che le nostre benedizioni non sono limitate, ma che Dio ci ha benedetti di “ogni” benedizione spirituale. Al disopra di tutto contempleremo che le nostre benedizioni sono in Cristo. Senza di Lui non ci sarebbe alcuna benedizioni di cui potremmo gioire.

Perciò possiamo rallegrarci insieme delle ricchezze che Dio ci ha donato in Cristo. Non dimentichiamo da dove veniamo, cosa eravamo, ma possiamo contemplare con gioia quanto Dio ci abbia arricchito nella persona del Signore Gesù. E quale sarà il risultato?  Ci inginocchieremo in riconoscenza e adorazione davanti a Lui la cui grazia, non solo ci ha salvato, ma ci ha benedetto così riccamente. Per cui le circostanze non lo impediscono non dovremmo mai perdere un singolo radunamento nel luogo dove il Signore ci ha chiamati per essere insieme.

25 gennaio - Tu sarai libero

Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici.

Giovanni 15:13

 

Cristo Gesù… ha dato se stesso come prezzo di riscatto  per tutti.

 1 Timoteo 2:6

 

Tu sarai libero

 

Turkela era un giovane cristiano russo, rinchiuso in un gulag a motivo della sua fede. Condivideva la cella con Ivan, colpevole di vari delitti. Fin dall’infanzia, Ivan non aveva incontrato altro che ingiustizie, odio ed emarginazione, e aveva più volte commesso infrazioni. Ma ora eccolo con qualcuno in cui poteva trovare amore, calore, speranza. Poco per volta, Ivan incominciò a fidarsi di Turkela. Diventarono amici. Durante le lunghe sere invernali, Turkela gli parlava della sua fede in Gesù Cristo, e gli diceva: “Cristo può liberarti da quelle cose di cui sei schiavo. Anche tu puoi sperimentarlo. Chiedilo a lui”.

Un giorno, i carcerati fecero una rivolta. La repressione fu immediata e atroce. Una squadra di soldati entrò nel campo. I detenuti furono messi in fila, il capo squadra ne contò dieci: il decimo doveva fare un passo avanti e veniva destinato alla fucilazione. Turkela si trovava proprio dietro all’amico. Prima che il conto arrivasse a loro, Turkela fece un rapido calcolo: Ivan sarebbe stato il numero dieci!

Mancavano pochi secondi. Turkela prese per mano l’amico e gli sussurrò: “Tu sarai libero”, poi cambiò rapidamente il suo posto con quello di Ivan. Un attimo dopo gridò: “Dieci” con voce forte e chiara, e fece un passo avanti. Turkela venne fucilato. Ma la sua fede continuò a vivere in quell’amico per il quale aveva accettato di morire. Da quel momento Ivan non poté più vivere senza quel Gesù che aveva dato a Turkela l’amore e la forza di sacrificare per lui la propria vita.

Quello stesso Gesù ha dato la sua vita anche per te!


sabato 24 gennaio 2026

Gioia nel radunamento (6/7)

Gioia nella gloria futura

«Celebrerai la festa delle Capanne per sette giorni, quando avrai raccolto il prodotto della tua aia e del tuo torchio; ti rallegrerai in questa tua festa, tu, tuo figlio, tua figlia, il tuo servo, la tua serva, il Levita, lo straniero, l’orfano e la vedova che abitano nelle tue città. Celebrerai la festa per sette giorni in onore del SIGNORE tuo Dio, nel luogo che il SIGNORE avrà scelto; poiché il SIGNORE, il tuo Dio, ti benedirà in tutta la tua raccolta e in tutta l’opera delle tue mani, e ti darai interamente alla gioia. (Deuterononio 16:13-15)

Anche la Festa delle Capanne doveva essere celebrata ogni anno. Non c’è altro passo che enfatizza la gioia in una misura maggiore. Solo in questo contesto è detto (ti darai interamente alla gioia). Nel suo significato profetico, la festa delle capanne è collegata al millennio, nel quale il popolo di Israele potrà gioire appieno. Sebbene il regno non è la speranza (l’aspettativa) del cristiano, vi è un’associazione di idea con il fatto che per noi credenti il meglio deve ancora avvenire. Gioiremo nella casa del Padre per tutta l’eternità. Ci daremo interamente alla gioia. Per tutta l’eternità tutto il cordoglio, il dolore, le sofferenze apparterranno al passato. Al momento però non viviamo ancora in questo periodo. Nondimeno, nelle riunioni possiamo anticipare qualcosa di ciò che faremo nell’eternità. Non possiamo respirare questa “atmosfera celeste”, se non quando ci raduniamo insieme al nome del Signore. Se questo non viene realizzato non è per mancanza da parte del Signore, ma per la nostra responsabilità.

24 gennaio - Come incontrare il Signore?

Tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa.

Matteo 6:6

 

Come incontrare il Signore?

 

Con queste semplici parole, citate nel versetto di oggi, il Signore ci insegna un principio importante, forse troppo spesso trascurato. Dobbiamo prenderci del tempo per pregare, e farlo in disparte per non essere distratti. Per molti di noi la giornata è piena di attività, di impegni, di progetti, di distrazioni che arrivano facilmente a colmare il poco tempo che rimane. Eppure, dobbiamo saper consacrare del tempo per Dio. Più la vita è frenetica, più è necessario prendere la decisione di fermarsi per un momento di raccoglimento; sarà un buon rimedio contro lo spreco del poco tempo libero che abbiamo a disposizione.

Quando io mi ritiro in silenzio per parlargli con la preghiera, o per ascoltarlo leggendo la Bibbia, vedo più chiaramente ciò che Egli si aspetta da me, ciò che è veramente importante. E allora riprendo le forze spirituali.

Questi momenti di raccoglimento hanno un’intensità e un’utilità particolare quando attraversiamo la prova. Dio si aspetta che gli parliamo liberamente di ciò che ci opprime, invece di lamentarci degli altri o di quello che ci accade. “Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche… E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù” (Filippesi 4:6-7).

Impariamo a trovare il tempo per sperimentare questa pace che il nostro Padre, “che vede nel segreto”, promette di darci.


venerdì 23 gennaio 2026

23 gennaio - Servire e aspettare

Vi siete convertiti dagli idoli a Dio per servire il Dio vivente e vero, e per aspettare dai cieli il Figlio suo che egli ha risuscitato dai morti.

1 Tessalonicesi 1:9-10

 

Servire e aspettare

 

I cristiani di Tessalonica si erano convertiti da poco tempo, ma l’apostolo Paolo aveva validi motivi per elogiarli. Egli ricordava nelle sue preghiere “l’opera” della loro fede, le “fatiche” del loro amore e la “costanza” della loro speranza (1 Tessalonicesi 1:3). Tutta la regione ne aveva sentito parlare. Tutti sapevano che quei cristiani, dopo aver lasciato il culto degli idoli, erano impegnati a servire Dio e ad attendere il ritorno di Gesù Cristo. Questo stesso programma è proposto ad ogni credente. Servire e aspettare devono andare di pari passo.

Il Signore è contento se lo serviamo e, nello stesso tempo, aspettiamo con trepidazione il suo ritorno. Col cuore pieno di gioia al pensiero di vederlo presto, e animati dal desiderio di piacergli, potremo fare tranquillamente e con cura le cose che ci chiede.

Non aspettiamolo nell’ozio. La mente e il cuore non possono rimanere vuoti; se non siamo occupati a lavorare per il nostro Signore, le cose della terra prenderanno un posto sempre più grande nella nostra vita, il nostro amore per Lui perderà di freschezza, e il nostro desiderio di essere con Lui si affievolirà.

Ogni mattina, quando ci alziamo, pensiamo che il Signore può arrivare quel giorno stesso; e questo ci sosterrà e motiverà tutte le occupazioni della nostra giornata. Avremo così a cuore di non sciupare il tempo che ci resta, e di fare in modo che un giorno Egli ci possa dire: “Sei stato fedele… entra nella gioia del tuo Signore” (Matteo 25:21).


giovedì 22 gennaio 2026

22 gennaio - Il gesto di Maria di Betania

Maria, presa una libbra d’olio profumato, di nardo puro, di gran valore, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli; e la casa fu piena del profumo dell’olio.

Giovanni 12:3

 

Il gesto di Maria di Betania

 

Alla cena offerta al Signore a Betania (Giovanni 12:1-8), vediamo Maria ai piedi di Gesù. Il suo cuore è traboccante di sante affezioni per Lui. Ella prende un vaso di olio profumato, “di nardo puro, di gran valore”, glielo versa sul capo e sui piedi, e gli asciuga i piedi coi suoi capelli. E la casa si riempie del profumo dell'olio. Con questo gesto, Maria esprimeva al Signore il suo amore, la sua stima e la sua profonda simpatia.

Maria di Betania aveva ascoltato più volte le parole di Gesù. Per questo era capace di percepire in anticipo le cose che gli sarebbero accadute. Ella discerneva, ancor più chiaramente dei discepoli, le nubi oscure di odio che s’accumulavano sempre più minacciose sul Suo capo. Perciò sentiva il bisogno di testimoniargli la sua simpatia e il suo affetto. Ma cosa poteva fare una donna debole e semplice? Ciò che ha di più prezioso, un vaso pieno di profumo,  “di nardo puro”, Maria lo impiega per il Signore, rendendogli in quel modo l’omaggio che gli era dovuto come re d'Israele, come servo di Dio e come Figlio unico del Padre. E lo ha fatto proprio nel momento in cui Egli stava per offrire “se stesso puro d’ogni colpa a Dio” (Ebrei 9:14).

Questo è il significato che il Signore stesso attribuisce al suo atto: “Versando quest’olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura”; e poi, proclama solennemente che ciò che Maria ha fatto non sarebbe mai stato dimenticato (Matteo 26:12-13).

“Degno è l’Agnello che è stato immolato di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l’onore, la gloria e la lode” (Apocalisse 5:12).


mercoledì 21 gennaio 2026

Gioia nel radunamento (5/7)

Gioia nelle opere di Dio

«Conterai sette settimane; da quando si metterà la falce nella messe comincerai a contare sette settimane;  poi celebrerai la festa delle Settimane in onore del SIGNORE tuo Dio, mediante offerte volontarie, che presenterai nella misura delle benedizioni che avrai ricevute dal SIGNORE tuo Dio. Ti rallegrerai in presenza del SIGNORE tuo Dio, tu, tuo figlio, tua figlia, il tuo servo, la tua serva, il Levita che sarà nelle vostre città, lo straniero, l’orfano e la vedova che saranno in mezzo a te, nel luogo che il SIGNORE, il tuo Dio, avrà scelto come dimora del suo nome. Ti ricorderai che fosti schiavo in Egitto, e osserverai queste leggi e le metterai in pratica”. (Deuterononio 16:9-12)

La festa delle settimane (Pentecoste) faceva parte del calendario delle feste che Dio aveva stabilito per il popolo di Israele. Alla luce del Nuovo Testamento essa si riferisce alla discesa dello Spirito Santo su questa terra. Questa persona divina non soltanto viene a dimorare in ogni credente, ma quando lo Spirito Santo è venuto su questa terra ha avuto inizio la chiesa di Dio. Due pani erano portati per questa festa: questi ci ricordano il fatto che la Chiesa è formata da Giudei e Gentili, due gruppi prima separati, ma ora uniti in uno: la Chiesa. Dovremmo ricordarci questo fatto meraviglioso quando ci raduniamo insieme come cristiani. È un miracolo al quale non ci dovremmo mai abituare. I consigli di Dio in relazione a Cristo e alla sua Chiesa dovrebbero continuamente riempirci di gioia.

21 gennaio - Vite trasformate

Noi un tempo eravamo insensati, ribelli, traviati, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri… Ma quando la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati, egli ci ha salvati.

Tito 3:3-5

 

Vite trasformate

 

Sapevate che, in origine, il celebre “David” di Michelangelo era un blocco di marmo rovinato da un altro scultore? Leonardo da Vinci aveva detto che non si sarebbe potuto trarre nulla da quel blocco, ma Michelangelo ne fece quella magnifica statua, alta più di quattro metri, che tutti possono ammirare a Firenze.

Questo ci fa pensare alla storia della nostra vita. È possibile, lettore, che tu ti renda conto che la tua vita è stata rovinata dal male. In questo caso sappi che non tutto è perduto, perché un rimedio c’è. Eccolo: Vieni al Salvatore Gesù. Egli può trasformare le nostre vite, così spesso sciupate dal peccato, dal rancore, dall’amarezza, dalla menzogna… tutte cose che fanno soffrire noi e gli altri e che, soprattutto, ci condannano.

“Come può Gesù cambiare la mia vita? – penserai – Sovente ho cercato di migliorarmi, ma senza risultati”. Non c’è da stupirsi. Gesù non migliora la nostra natura, ma ci dà una vita nuova, quando andiamo a Lui con fede e umiltà. Allora avremo nuovi motivi, nuovi desideri, nuove forze per compiere il bene mediante la potenza del suo Spirito. E questa nuova vita fa di noi degli uomini e delle donne nuovi.


martedì 20 gennaio 2026

Gioia nel radunamento (4/7)

«Avrete cura di prelevare la decima da tutto quello che produrrà la tua semenza, da quello che ti frutterà il campo ogni anno. Mangerai, in presenza del SIGNORE tuo Dio, nel luogo che egli avrà scelto come dimora del suo nome, la decima del tuo frumento, del tuo mosto, del tuo olio e i primi parti dei tuoi armenti e delle tue greggi, affinché tu impari a temere sempre il SIGNORE, il tuo Dio. Ma se il cammino è troppo lungo per te, e tu non puoi trasportare fin là quelle decime, essendo troppo lontano da te il luogo che il SIGNORE, il tuo Dio, avrà scelto per stabilirvi il suo nome, perché il SIGNORE, il tuo Dio, ti avrà benedetto, allora le convertirai in denaro, terrai stretto in mano questo denaro, andrai al luogo che il SIGNORE, il tuo Dio, avrà scelto. Impiegherai quel denaro per comprarti tutto quello che il tuo cuore desidera: buoi, pecore, vino, bevande alcoliche, o qualunque cosa possa piacerti di più; e lì mangerai in presenza del SIGNORE tuo Dio, e ti rallegrerai tu con la tua famiglia.  (Deuterononio 14:22-26).

La decima, donare il dieci percento delle proprie entrate, era relativa alle istruzioni di Dio per il suo popolo terrestre nell’Antico Testamento. Il Nuovo Testamento non ci fornisce questo tipo di istruzione. Nondimeno abbiamo già visto che siamo esortati a non dimenticare la beneficienza e a condividere i nostri beni (Ebrei 13:16). L’autore, in questo contesto, parla di un sacrificio. Ci sono sacrifici di lode, ma  ve ne sono anche di tipo materiale (finanziario).  Come credenti abbiamo la libertà di donare ciò che il Signore ci mette a cuore. Perciò la Bibbia collega i due tipi di sacrificio: il sacrificio di beneficienza e condivisione e il sacrificio di lode e di ringraziamento. Dovremmo fare entrambe le cose per il Signore con Gioia.

(segue)

20 gennaio - Il segreto della concordia

Siate tutti concordi, compassionevoli, pieni di amore fraterno, misericordiosi e umili.

Tutti rivestitevi di umiltà gli uni verso agli altri, perché Dio resiste ai superbi ma fa grazia agli umili.

1 Pietro 3:8; 5:5

 

Il segreto della concordia

 

L’uomo vanaglorioso sarà sempre invidioso e geloso di chiunque sia più dotato o più apprezzato o più benestante di lui. La gelosia, poi, finisce in antipatia e spesso in contesa: “Se avete nel vostro cuore amara gelosia e spirito di contesa, non vi vantate e non mentite contro la verità... Dove c’è invidia e contesa c’è disordine e ogni cattiva azione” (Giacomo 3:14-16).

Com’è dunque possibile essere “concordi nel Signore” come ci insegna la Bibbia? L’apostolo Paolo dimostra chiaramente che ciò può avvenire solo se siamo umili, se stimiamo gli altri superiori a noi stessi. Ma come fare per essere umili? Ce lo dice l’apostolo stesso: “Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù il quale, pur essendo in forma di Dio,... spogliò se stesso prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini” (Filippesi 2:5-7). Fu un atto di grandissima umiltà e di umiliazione spogliare se stesso per servire gli altri nell’amore. Esattamente il contrario di quello che farebbe il nostro “io”, che desidera essere innalzato e si sente grande e importante quando gli altri lo servono.

Se mettiamo da parte il nostro “io” e smettiamo di ricercare l’affermazione della nostra personalità e il successo personale, allora potremo servire gli altri con amore, secondo l’umile sentimento di Cristo. Soltanto allora potremo essere davvero “concordi nel Signore”.


lunedì 19 gennaio 2026

19 gennaio - Ideale o realtà?

L’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato.

Romani 5:5

 

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri perché l’amore è da Dio… Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.

1 Giovanni 4:7-8

 

Ideale o realtà?

 

L’amore vero è per molti uomini e donne un ideale affascinante, ma irraggiungibile. Sfugge davanti a chi lo cerca, come l’orizzonte davanti a chi cammina. Quante delusioni hanno provato quelli che credevano di averlo finalmente trovato!

La Bibbia, rivelazione di Dio, ci parla di un amore puro, reale, durevole, dimostrato dai fatti: “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16). “Dio è amore. In questo si è manifestato per noi l’amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo, affinché, per mezzo di lui, vivessimo” (1 Giovanni 4:8, 9). Gesù è forse morto per persone rispettabili, oneste, meritevoli? No, ma per persone che si oppongono a Dio e fanno il male. Ecco il suo amore!

Ma non è tutto qui. Non solo Dio ha dimostrato di amarci, ma è pronto a comunicare il suo amore a chi accetta il Suo Figlio come proprio Salvatore: “L’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato” (Romani 5:5). Ecco perché il Signore Gesù può invitarci ad amare i nostri nemici, a fare del bene a quelli che ci odiano, a pregare per quelli che ci perseguitano (Matteo 5:44).

Solo questo amore scaturito da una sorgente divina ci permette di accettare il nostro prossimo, in particolare il nostro coniuge, così com’è, e di amarlo anche coi difetti che ha.

Chiediamo al Signore la volontà e la forza che spesso ci mancano!

domenica 18 gennaio 2026

Gioia nel radunamento (3/7)

Gioia nella comunione con il nostro Dio

Non potrai mangiare entro le tue città le decime del tuo frumento, del tuo mosto, del tuo olio, né i primogeniti dei tuoi armenti e delle tue greggi, né ciò che avrai consacrato per voto, né le tue offerte volontarie, né quel che le tue mani avranno prelevato; mangerai queste cose davanti al SIGNORE tuo Dio, nel luogo che il SIGNORE, il tuo Dio, avrà scelto, tu, tuo figlio, tua figlia, il tuo servo, la tua serva e il Levita che abita nelle tue città; e ti rallegrerai, davanti al SIGNORE Dio tuo, di ogni cosa a cui avrai messo mano (Deuteronomio 12:17-18)

Tutti i passi di cui ci stiamo occupando ci mostrano qualcosa della comunione con Dio, ma in questi versetti l’aspetto è particolarmente enfatizzato. Nella Bibbia, spesso, mangiare insieme è sinonimo di comunione. Possiamo gustare di questa comunione individualmente, ma nel radunamento lo possiamo fare con gli altri. Questo non si applica ad una riunione specifica. Sia che ci raduniamo per l’adorazione, per ascoltare la Sua Parola, o per la preghiera, noi ci possiamo rallegrare nella comunione con il nostro Signore.

18 gennaio - Corrispondenza di lettori del calendario dal carcere

Egli guarda dall’alto del suo santuario; dal cielo il SIGNORE osserva la terra per ascoltare i gemiti dei prigionieri, per liberare i condannati a morte.

Il SIGNORE è vicino a quelli che hanno il cuore afflitto, salva gli umili di spirito.

Salmo 102:19-20; 34:18

 

Corrispondenza di lettori del calendario dal carcere

 

“Sono in carcere dal 2005. La preghiera, qui, è una sorgente d’energia; ci dà speranza, prospettiva e pace”.

 

“Sono in carcere ma le mie sbarre sono solo di metallo. La mia libertà, la mia fede in Gesù nessuno potrà togliermela. Ho incontrato il vero Salvatore grazie al cappellano della prigione. Prima credevo in Dio, ma ero come un bambino che si era perso per strada, e ho commesso un grave peccato. Ma Gesù mi ha illuminato e mi ha perdonato”.

 

“Detenuto, infelice, dimenticato… ma non da Dio!”

“Ero prigioniero molto prima di entrare in carcere. Ero schiavo della droga, del sesso, del denaro…”

 

“È in carcere che per la prima volta ho potuto leggere la Bibbia. E tutti i giorni ringrazio il Signore di avermi mandato qui per parlarmi e insegnarmi a conoscerlo”.

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Gesù è venuto sulla terra “per evangelizzare i poveri… per annunziare la liberazione ai prigionieri, e il recupero della vista ai ciechi, per rimettere in libertà gli oppressi” (Luca 4:18).

sabato 17 gennaio 2026

Gioia nel radunamento (2/7)

Gioia con tutta la famiglia

Allora porterete al luogo che il SIGNORE, il vostro Dio, avrà scelto per dimora del suo nome, tutto quello che vi comando: i vostri olocausti e i vostri sacrifici, le vostre decime, quello che le vostre mani avranno prelevato, e tutte le offerte scelte che avrete consacrato per voto al SIGNORE. Vi rallegrerete davanti al SIGNORE vostro Dio, voi, i vostri figli, le vostre figlie, i vostri servi, le vostre serve e il Levita che abiterà nelle vostre città; poiché egli non ha né parte né proprietà tra di voi. Allora ti guarderai bene dall’offrire i tuoi olocausti in un luogo qualsiasi; (Deuteronomio 12:11-13).

Così come era una grande gioia per ogni Israelita andare alla casa di Dio insieme ad altri, così lo è oggi anche per noi quando ci raduniamo insieme, come la famiglia di Dio. Sorelle, fratelli, vecchi, giovani, adulti, bambini. In questo modo Dio ci vuole donare gioia.

17 gennaio - “Seguimi”

(Gesù) disse loro: “Venite dietro a me, e vi farò pescatori di uomini”.

Matteo 4:19

 

“Tu, seguimi”.

Giovanni 21:22

 

“Seguimi”

Gesù ci parla: leggere Matteo 4:18-25

 

Gesù cammina lungo il mare della Galilea. Vede due pescatori, Pietro e Andrea, che gettano le reti. “Venite dietro a me, e vi farò pescatori di uomini”. Subito i due uomini lasciano ogni cosa e lo seguono. Poco lontano ne vede altri due, Giacomo e Giovanni, che stavano rassettando le loro reti. Li chiama, e anche questi lo seguono senza esitare. Che potenza nella chiamata del Signore!

Per quegli uomini è il momento decisivo, nel quale all’improvviso tutto cambia. Essi lasciano barca, reti, mestiere, compagni, per stare con quell’Uomo straordinario, che affiderà loro una straordinaria missione. Il Signore farà di loro dei predicatori del Vangelo.

Seguendo il Signore hanno imparato che cos’è l’amore di Dio per tutti gli uomini, e particolarmente per quelli che sono nelle pene e alla ricerca della verità e della giustizia (v. 23-25). Il Signore ha voluto formarli per il suo servizio, affinché potessero aiutare altri ad uscire dalla miseria in cui il peccato li aveva immersi.

Non tutti i credenti sono chiamati ad abbandonare il loro lavoro per servire il Signore. Ma tutti, un giorno, hanno sentito nel loro cuore la voce di Gesù che ha detto “Seguimi” e l’hanno seguito.

E tu hai risposto? Sei andato dal Signore, così come sei, per trovare in lui il tuo Salvatore e per seguirlo?


venerdì 16 gennaio 2026

Gioia nel radunamento (1/7)

Gioia nel radunamento

 

di E. A. Bremicker

 

Abbiamo mai riflettuto sul fatto che Il Signore vuole dare gioia quando i credenti sono radunati? Nel giorno della risurrezione del Signore Gesù, quando i discepoli erano insieme e il Signore si è presentato in mezzo a loro, è detto esplicitamente: “I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono” (Giovanni 20:20). Il Signore si rallegra quando noi ci ritroviamo insieme e allo stesso tempo ci concede di rallegrarsi. Nell’Antico Testamento, Dio parla in numerosi passi del luogo che sarebbe stato la dimora del suo nome, era un luogo geografico (Gerusalemme), mentre per noi è un luogo spirituale. È il luogo dove ci raduniamo al nome del Signore. Quando Davide pensava al significato profondo di questo luogo diceva: “Mi son rallegrato quando m’han detto: Andiamo alla casa del Signore” (Salmo 122:1). Anche noi possiamo sperimentare questa gioia quando ci raduniamo insieme. Esamineremo sette passi nel libro del Deuteronomio, dove “questo luogo” è collegato con la gioia. In questo percorso, cerchiamo di fare un collegamento alle riunioni della chiesa locale.

1. Gioia nel luogo che il Signore Gesù ha scelto

“… lo cercherete nella sua dimora, nel luogo che il SIGNORE, il vostro Dio, avrà scelto fra tutte le vostre tribù, per mettervi il suo nome; là andrete; là porterete i vostri olocausti e i vostri sacrifici, le vostre decime, quello che le vostre mani avranno prelevato, le vostre offerte votive e le vostre offerte volontarie, i primogeniti dei vostri armenti e delle vostre greggi; là mangerete davanti al SIGNORE Dio vostro, e vi rallegrerete, voi e le vostre famiglie, godendo di tutto ciò a cui avrete messo mano e con cui il SIGNORE, il vostro Dio, vi avrà benedetti”

(Deuteronomio 12:5-7).

Il Signore desidera vederci nel luogo dove Egli ci invita. Non siamo noi a scegliere il radunamento che ci piace, “che ci calza a pennello”, ma è Lui che ci indica come e dove riunirsi insieme. Possiamo rallegrarci quando abbiamo trovato questo luogo. Perché questo avvenga, è necessario un esercizio spirituale, ma una volta che abbiamo trovato questo luogo ci possiamo rallegrare. La cosa più importante che possiamo fare in questo luogo è portare “i nostri olocausti e sacrifici”, ovviamente non in senso letterale. Per gli Israeliti queste erano offerte materiali, ma nel Nuovo Testamento questi sono sacrifici di lode, il frutto di labbra che confessano il Suo Nome. Vedremo che ci sono anche sacrifici materiali, ovvero “esercitare la beneficienza e mettere in comune ciò che avete” (Ebrei 13:15-16).

(segue)

16 gennaio - Il canto dell’universo

I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani.

Salmo 19:1

 

Dio… risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo.     

2 Corinzi 4:6

 

Il canto dell’universo

 

Su una rivista scientifica l’astrofisico Hubert Reeves ha scritto: “Si può paragonare una stella a una campana. Quando entra in risonanza, vibra su tutta la sua superficie… Si potrebbe dire che le stelle cantano”. Oltre quattromila anni fa, facendo domande a Giobbe riguardo alla creazione, Dio si servì di questa stessa immagine: “Dov’eri tu quando io fondavo la terra?... quando le stelle del mattino cantavano tutte assieme?” (Giobbe 38:4, 7).

Dio manifesta la sua maestà e la sua potenza nell’opera della creazione. La natura mostra agli uomini “la Sua eterna potenza e divinità”, per cui essi sono “inescusabili” (Romani 1:20) se non credono in Lui come creatore. Ma sono tanto più inescusabili se non credono in Lui come Redentore.

Ma cos’è la redenzione? È il riscatto d’uno schiavo, e noi tutti per natura siamo schiavi del peccato e di Satana. Per questo Dio ha mandato il suo amato Figlio sulla terra, e non l’ha risparmiato (Romani 8:3, 32), per riscattare noi. “In questo si è manifestato per noi l’amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo” (1 Giovanni 4:9); e l’ha fatto per liberare noi esseri umani dalla schiavitù del peccato. Il prezzo pagato per il nostro riscatto è il sangue di Cristo. Tutti quelli che hanno creduto, Egli li farà entrare nella gloria del cielo, una gloria infinitamente più elevata di quella della creazione (Ebrei 2:9, 10).

Lettore, hai accettato questo dono meraviglioso di Dio?


giovedì 15 gennaio 2026

Essere cristiano, cosa significa per voi?

1. Un fallimento?

L’ingiustizia sociale, l’incremento della violenza e l’immoralità sono i caratteri dominanti del mondo di oggi. E i paesi cristianizzati, nei quali la religione ha per molto tempo fatto da freno al rilassamento dei costumi, danno un triste esempio alle altre nazioni.

Dobbiamo concludere che il Cristianesimo ha fatto fallimento e che il male ha il sopravvento sul bene? No; non sono i principi cristiani che hanno fallito, ma i cristiani stessi. Il meno che si possa dire è che la cristianità in generale non ha creduto, e ancor meno vissuto, la dottrina di Colui di cui porta il nome, quella dottrina ammirevole che insegna l’ubbidienza à Dio e l’amore per il prossimo. Molti dicono bene della morale cristiana ma non vogliono saperne di Colui che ne è la sorgente e l’ispirazione, Gesù Cristo.


2. Una pretesa?

Voi che portate il nome di Cristo, dicendovi cristiani, pensate di averne diritto? Siete un discepolo a cui Gesù dice: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli» (Giovanni 8:31), o uno a cui dovrà dire un giorno: «Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me» (Matteo 7:23)?

Per essere cristiano non basta figurare sul registro dei battesimi di una chiesa; non sarà quel registro ad essere consultato nel grande giorno del giudizio, quando Dio farà comparire tutti gli uomini davanti a sé per giudicarli secondo le loro opere!


3. Un diritto?

Perché possiate portare il vostro nome di famiglia, lo stato civile ha dovuto, alla vostra nascita, registrare la vostra filiazione. La Bibbia ci insegna che, nello stesso modo, per portare il nome di Cristo ed entrare nella famiglia di Dio, è necessaria una nuova nascita. Solo a questa condizione il nostro nome potrà figurare nel «Libro della vita», una sorte di «stato civile» del cielo dove Dio iscrive, per così dire, il nome di chi ha creduto nel suo Figlio e lo ha accettato come suo personale Salvatore.

«A tutti quelli che l’hanno ricevuto Egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio» (Giovanni 1:12). Avete letto? Un diritto! Ma esso è fondato sull’opera di Cristo, non sui vostri meriti. Non si è cristiani perché migliori di altri o più religiosi, né perché si è battezzati e si va in chiesa, ma perché c’è, per la fede, una relazione vivente tra noi e il Signore Gesù.


4. Una relazione

Il Cristianesimo non è un insieme di cerimonie e di dogmi, ma la conoscenza di una persona, Gesù Cristo; è una relazione tra Lui che dà la vita e noi che la riceviamo.

Questa relazione è stabilita una volta per tutte alla conversione, cioè quando, riconoscendoci peccatori, accettiamo per fede la salvezza gratuita ch’Egli ci offre, il pieno valore del suo sangue versato per togliere i nostri peccati.

Essa poi è mantenuta dallo Spirito Santo, dato al cristiano per rinnovare la sua pace interiore, la sua pazienza, il suo coraggio, la sua fiducia, la sua gioia nell’amore del Signore Gesù per lui.

5. Una ragione di vivere!

A questo amore, il cristiano risponde con l’amore, grande segreto della sua vita interiore. Ben lungi dall’essere una religione di forme e di obblighi, il cristianesimo si riassume in questo: la presa di coscienza della grazia immensa del nostro Signore Gesù Cristo e dei diritti ch’Egli ha sulla nostra vita.

Un uomo è sempre definito da ciò che ama. Se ama il denaro è un avaro; se ama il potere è ambizioso. Se uno ama Gesù Cristo è un cristiano.

La vita cristiana non è solo un bell’ideale e la più nobile delle cause, ma la sola vera perché possiede le certezze dell’eternità. Il credente impara dalla Bibbia ciò che piace o dispiace al Signore, e vive vicino a Lui e nella sua intimità. Gesù Cristo è l’oggetto della sua vita, e la sola causa per la quale valga la pena vivere e morire.

«L’amore di Cristo ci costringe… Egli morì per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per sé stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro» (2 Corinzi 5:14-15).

15 gennaio - Il Signore Gesù nel cielo

Mentre essi guardavano, (Gesù) fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo sottrasse ai loro sguardi.

Atti 1:9

 

Il Signore Gesù nel cielo

 

Cristo “fu elevato”. È scritto anche che “è salito” (Efesini 4:8-10). Nel versetto di oggi (Atti 1:9), il verbo nel testo greco è al passivo, nel senso di “fatto salire”. È l’onore che Dio ha riservato al Suo Figlio. Il mondo religioso, politico e culturale l’ha respinto, ma Dio l’ha elevato!

Anche la nuvola che lo ha accolto è significativa. Nell’Antico Testamento, la nuvola era il segno della manifestazione visibile della presenza di Dio. Ricevendo il suo Figlio diletto nella gloria del cielo, Dio si identifica con Lui e dimostra di aver gradito la Sua opera alla croce.

Il Signore Gesù era stato visto dai suoi discepoli nel vero senso della parola. Però sappiamo che è anche “visibile” agli occhi della fede: “Vediamo colui che è stato fatto di poco inferiore agli angeli, cioè Gesù, coronato di gloria e di onore a motivo della morte che ha sofferto” (Ebrei 2:9). I discepoli, benché non l’abbiano più visto, lo hanno poi, per fede, contemplato nel cielo grazie alla presenza dello Spirito Santo in loro; e la posizione gloriosa del Signore Gesù è stato uno dei temi principali del loro ministero. Anche l’apostolo Paolo, al quale il Signore si era rivelato dalla gloria  del cielo sulla strada per Damasco, ha proclamato con potenza, predicando il Vangelo, questa gloriosa verità.

“Cristo non è entrato in un luogo santissimo fatto da mano d’uomo… ma nel cielo stesso, per comparire ora alla presenza di Dio per noi” (Ebrei 9:24). “Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo” (4:14).


mercoledì 14 gennaio 2026

La caduta dell'uomo e le sue conseguenze - Genesi 3 (8/8)

Abiti fatti di pelliccia

Consideriamo il fatto che Dio creò delle vesti per Adamo ed Eva. "E il Signore Dio fece delle tuniche di pelle all'uomo e alla sua donna, e li vestì" (v. 21). Qui, l'importante dottrina della giustizia di Dio è vividamente illustrata. La veste data da Dio era una copertura sufficiente perché Lui gliela diede; allo stesso modo, il perizoma non doveva essere una copertura sufficiente perché l'uomo l'aveva fatto. Inoltre, la veste di Dio era fondata sullo spargimento di sangue, il perizoma di Adamo no. Questo è vero ancora oggi. La giustizia di Dio trova la sua espressione nella croce, la giustizia dell'uomo nelle opere macchiate dal peccato delle sue stesse mani. Quando Adamo fu rivestito della tunica di pelle, non poteva dire: "Sono nudo", né aveva alcun motivo di nascondersi. L'uomo può sentirsi perfettamente a suo agio quando sa per fede che Dio lo ha vestito, ma il riposo prima di questo momento è solo presunzione o ignoranza. La consapevolezza che la veste che indosso, e con cui mi presento a Dio, è fornita e preparata da Lui stesso, deve semplicemente dare al mio cuore una pace perfetta. E in nessun altro modo si può trovare la pace vera e duratura.

Fuori dal giardino

I versetti conclusivi di questo capitolo sono ricchi di insegnamenti. All'uomo, nel suo stato decaduto, non poteva essere permesso di mangiare il frutto dell'Albero della Vita, perché ciò gli avrebbe portato una miseria senza fine in questo mondo. Si può mangiare dell'Albero della Vita solo nella risurrezione. Vivere per sempre in una dimora fragile, in un corpo di peccato, sarebbe stato insopportabile. Pertanto, "il Signore Dio scacciò l'uomo" (v. 24). Lo scacciò in un mondo che rivelò le deplorevoli conseguenze della sua caduta. I cherubini e la fiamma della spada circolare impedirono all'uomo decaduto di accedere all'Albero della Vita, mentre la promessa di Dio dirigeva il suo sguardo verso la morte e la risurrezione della progenie della donna, dove la vita poteva essere trovata al di là del potere della morte.

Così, Adamo era più felice e meno in pericolo fuori dal Paradiso di quanto non lo fosse stato dentro, perché in Paradiso la sua vita dipendeva da lui stesso, mentre fuori dipendeva da un altro, il Cristo promesso. E quando vide "i cherubini e la fiamma della spada che cingeva il cielo", poté lodare Colui che li aveva posti lì per "custodire la via dell'albero della vita" (v. 24), perché Dio aveva simultaneamente aperto una via più sicura e felice verso quell'albero. Se, i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante bloccavano la via del Paradiso, il Signore Gesù Cristo ha aperto "una via nuova e vivente" verso il Luogo Santissimo. "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (Eb 10,20;Gv 14,6). Con questa comprensione, il credente ora cammina attraverso un mondo sotto una maledizione, dove i segni del peccato sono ovunque visibili. Per mezzo della fede, egli ha trovato la via verso il seno del Padre e, mentre può riposare lì al sicuro, gioisce nella beata certezza che Colui che lo ha condotto lì lo ha preceduto per preparargli un posto nelle numerose dimore della casa del Padre e che presto tornerà per accoglierlo nella gloria del regno del Padre. Così, il credente trova ora la sua parte nel seno, nella casa e nel regno del Padre e, in futuro, la sua dimora e la sua ricompensa.

14 gennaio - Un sorprendente esempio di fede

Molti verranno da Oriente e Occidente e si metteranno a tavola con Abraamo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli.

Matteo 8:11

 

Dio non ha riguardi personali… in qualunque nazione chi lo teme e opera giustamente gli è gradito.

Atti 10: 34-35

 

Un sorprendente esempio di fede

 

Un centurione romano aveva un servo malato e molto sofferente. Avendo sentito parlare di Gesù e dei miracoli da lui compiuti, gli andò incontro e lo pregò di guarire il suo servo. Il centurione sapeva per esperienza che cos’è l’autorità. Egli vede nel Signore qualcuno che è rivestito di un’autorità ben più grande della sua, e del quale egli si giudica indegno. “Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io… ho sotto di me dei soldati; e dico a uno «Va’» ed egli va” (Matteo 8:5-10). Così si pone in una posizione di servo nei confronti del Signore, e aspetta con fiducia una sua semplice parola in favore del suo servo.

Il risultato della sua fede è immediato. Il servo è guarito, e il Signore Gesù si volge verso la folla che lo segue e dice: “In nessuno, in Israele, ho trovato una fede così grande” (v. 10). Questo centurione di Capernaum ebbe l’onore di essere pubblicamente approvato dal Signore, è fra quelli di cui il Signore ha ammirato l’umiltà e la fiducia.

Che questo ci incoraggi a seguire il suo esempio!