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venerdì 2 gennaio 2026

Conoscere Dio come padre (5/8)

Le cure del Padre verso i Suoi figli

L’amore del Padre

L’amore di Dio è gloriosamente manifestato nel piano di salvezza che ha concepito per l’uomo, per riscattarlo dalla sua miseria e attrarlo a Sé. Dio ci ha amato quando eravamo ancora peccatori e “odiosi” (Romani 5:8; Efesini 2:4-5; Tito 3:3-4), ci ha donato il suo unigenito Figlio: “In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati” (1 Giovanni 4:10; cfr. Giovanni 3:16).

 

Ma il piano di Dio non era di offrire solo la Sua grazia a dei peccatori e giustificarli, Egli voleva una famiglia, dei figli da amare. Così, ha dato la posizione di figli ai peccatori a cui ha fatto grazia: “Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di essere chiamati figli di Dio!” (1 Giovanni 3:1). Quelli che ha riscattati, li ha uniti a Cristo, il Suo Unigenito Figlio diletto, l’Uomo risuscitato, ed ora li vede in Cristo nella Sua perfezione.

 

Parlando di loro, il Signore Gesù può fare al Padre questa straordinaria dichiarazione: “Li hai amati come hai amato me” (Giovanni 17:23). Il Signore è il “diletto Figlio” e noi siamo i “figli amati (o: diletti)” (Matteo 3:17: Efesini 5:1). Niente e mai, potrà “separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 8:39), “perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato” (Romani 5:5); lo Spirito ci dona la certezza e la gioia di questo amore.

 

Il nostro Signore gioiva in modo costante dell’amore del Padre, Egli dimorava nel Suo amore, che era per Lui una sorgente di gioia inalterabile; affinché noi seguiamo le Sue tracce, ci rivela il Suo segreto: “Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore; come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa” (Giovanni 15:10-11).

 

Noi possiamo gioire veramente dell’amore del Signore Gesù osservando i Suoi comandamenti, altrimenti la nostra coscienza non è più a suo agio davanti a Lui: una barriera si alza tra noi e Lui, e la gioia e la comunione scompaiono. È la stessa cosa nella nostra relazione col Padre: essa è una sorgente di profonda gioia solo se non c’è niente di irregolare tra noi e Lui. “Carissimi, se il nostro cuore non ci condanna, abbiamo fiducia davanti a Dio” (1 Giovanni 3:31).

 

Il Signore parla anche di un amore speciale del Padre e di Lui, per quelli che osservano i Suoi comandamenti o la Sua parola: “Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io lo amerò e mi manifesterò a lui”, ed ancora: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui” (Giovanni 14:21, 23) questi versetti ci insegnano prima che il vero modo d’amare il Signore è osservare le Sue parole ed in seguito che c’è, per chi ama così il Signore, non soltanto un amore speciale ma anche una manifestazione speciale del Figlio e del Padre che faranno dimora in lui; il Figlio ha dato a beneficio di tutti una rivelazione perfetta e completa del Padre, ma la maniera in cui noi vi entriamo personalmente e gioiamo dipende dal nostro stato pratico.

 

Le cure del Padre

“Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?” (Romani 8:32). Dio ci ha fatto il dono supremo del Suo amato Figlio; non ci donerà anche tutto quello che ci occorre? Il Padre conosce tutti i nostri bisogni e vi risponderà con amore, potenza e saggezza.

 

Queste cure del Padre sono già descritte dal Signore nei Vangeli: “Non siate in ansia …”, “Non siate in ansia …”, ripete il Signore ai discepoli in rapporto al nutrimento, al vestirsi, o non importa in quale altro bisogno (Matteo 6:25, 31, 34). Il nostro Padre celeste nutre gli uccelli del cielo e riveste i fiori dei campi di uno splendido ornamento, quanto più ci nutrirà e ci vestirà (26-30)!

 

Niente è troppo per Dio: “Due passeri non si vendono per un soldo? Eppure, non ne cade uno solo in terra senza il volere del Padre vostro. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete dunque; voi valete più di molti passeri” (Matteo 10:29-31).

 

Il Signore non ci esorta all’inattività o all’indifferenza ma, piuttosto, ad una vita di fede. Si tratta di dare fiducia ad un Padre che sa quello che fa ai Suoi figli e che si prende cura di loro con amore. Noi dobbiamo lavorare per non essere di peso a nessuno (1 Tessalonicesi 4:11-12), ma gli sforzi della nostra vita non devono essere orientati come prima cosa verso la ricerca del guadagno. Parlando delle cose della terra, il Signore dice: “Sono i pagani che ricercano tutte queste cose” ed aggiunge: “Il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più” (Matteo 6:32-33). Liberi da queste preoccupazioni riguardanti le cose terrene perché abbiamo fiducia in Dio (e non perché abbiamo delle buone riserve e delle buone assicurazioni), possiamo consacrare le nostre forze agli interessi di Dio.

 

Anche gli apostoli fanno eco alle parole del Signore dette ai discepoli: “Non angustiatevi di nulla …  Dio provvederà a ogni vostro bisogno, secondo la sua gloriosa ricchezza” (Filippesi 4:6, 19); “Ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c’è variazione né ombra di mutamento” (Giacomo 1:17); “Gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi” (1 Pietro 5:7).

 

La disciplina del Padre

Un padre che ama i suoi figli non lascia che si ubriachino, ma insegna ed educa; li riprende e li punisce quando questo è necessario: “Chi risparmia la verga odia suo figlio, ma chi lo ama, lo corregge per tempo” (Proverbi 13:24). È così che Dio agisce verso coloro che Gli appartengono: “Perché il SIGNORE riprende colui che egli ama, come un padre il figlio che gradisce” (Proverbi 3:12). Al tempo in cui il libro dei Proverbi è stato scritto, Dio non si era ancora rivelato come Padre anche se qui ci viene detto che agisce come un Padre che ama i propri figli. Questo versetto è citato nell’epistola agli Ebrei e là la relazione di Figli è pienamente riconosciuta: “Il Signore corregge quelli che egli ama, e punisce tutti coloro che riconosce come figli”. Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga? Ma se siete esclusi da quella correzione di cui tutti hanno avuto la loro parte, allora siete bastardi e non figli” (Ebrei 12:6-8).

 

Anche se, per il presente, la disciplina del Padre non è un soggetto di gioia, ma di tristezza, dobbiamo saper riconoscere la Sua mano amorosa in tutto quello che ci capita. Egli agisce “per il nostro bene, affinché siamo partecipi della sua santità”. “In seguito” questa disciplina produrrà “un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa” (12:10, 11). Così, non disprezziamo la disciplina e non perdiamoci di coraggio, quando vi siamo sottoposti (12:5). Non dobbiamo essere né stoici, come se la sofferenza fosse una fatalità, né scoraggiati, come se la sofferenza non fosse accuratamente misurata da Dio. Ricordiamoci che “tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Dio” (Romani 8:28).

 

La disciplina del Padre verso i Suoi figli può rivestire diverse forme. Può essere correttiva ed avere il profilo di una punizione; può essere anche preventiva e formativa. La Parola abbonda di esempi che ci mostrano i risultati morali di una prova. È particolarmente a questa disciplina preventiva e formativa che si riferiscono le parole del Signore all’inizio di Giovanni 15 quando parla del lavoro del vignaiolo sui tralci: “Io sono la vite, voi siete i tralci”. “Il Padre mio è il vignaiuolo”. “Ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più”. “In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto” (Giovanni 15:1-8). E che cos’è il frutto se non l’espressione della vita di Gesù nei credenti? È questo, molto più che le buone opere, che glorifica il Padre. Lasciamo, dunque, che svolga il suo lavoro in noi.


(segue)