Camminare come figli diletti
Siate dunque imitatori di Dio
Dai Suoi figli sulla terra, Dio si aspetta che riproducano i
Suoi caratteri morali in tutta la loro condotta; così, l’apostolo Paolo, scrive
agli Efesini: “Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri,
perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo. Siate dunque
imitatori di Dio, come figli amati” (Efesi 4:32; 5:1).
Molti passi ci presentano Cristo come modello da imitare
(Efesini 5:2; 1 Corinzi 11:1; Filippesi 2:5; 1 Pietro 2:21; 1 Giovanni 2:6).
Ogni Sua azione, ogni parola o pensiero erano rivolti alla piena soddisfazione
del Suo Dio e Padre. Essendo Uomo ha potuto mostrarci come i caratteri divini
potevano manifestarsi nella nostra vita sulla terra e, nella misura in cui noi
seguiremo le Sue orme, che le nostre vite saranno gradite a Dio.
Ma, nel passo citato, la nostra attenzione è attratta
dall’esempio dato da Dio stesso a quelli che hanno l’immenso privilegio di
essere Suoi figli.
Come il vostro Padre celeste
Dal momento in cui Dio è stato rivelato come Padre, ci viene
presentata la responsabilità di seguire il Suo esempio. Effettivamente, fin
dall’inizio del Suo ministero, il Signore insiste su questa necessità: “Siate
misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro” (Luca 6:36); “Voi dunque
siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste” (Matteo 5:48).
Lo scopo di una tale condotta non è per essere ammirati, ma
che Dio sia glorificato: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini,
affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei
cieli” (Matteo 5:16).
Nella parabola del servo spietato, il Signore ricorda prima
di tutto, l’immensità del perdono che Dio ci ha concesso (Matteo 18:23-35), poi
mette in evidenza il dovere che abbiamo di perdonare coloro che ci hanno
offeso. Infine, dopo aver indicato il castigo inflitto dal padrone al servo
incapace di ricordarsi della grazia che gli era stata fatta, il Signore
conclude: “Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non
perdona di cuore al proprio fratello” (Matteo 18:35).
Dalla preghiera che il Signore Gesù insegna ai discepoli
potremmo essere sorpresi dalla richiesta: “Rimettici i nostri debiti come anche
noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori” (Matteo 6:12). In effetti, il
modello di perdono lo ha dato Dio e noi dobbiamo imitarLo. Non abbiamo bisogno
che ci perdoni oltre la piccola misura che possiamo realizzare noi stessi?
Invitando i discepoli ad esprimersi in questa maniera, il Signore li porta a
mettersi davanti al loro Padre celeste con una coscienza pura e con rettitudine,
e non chiedendo a Dio una grazia ch’essi rifiutano ad altri.
Nel sermone sul monte, il Signore dice anche: “Amate i
vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli
del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i
malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Matteo
5:44-45). L’espressione: “affinché siate figli del Padre vostro che è nei
cieli” non significa: “affinché diveniate figli!”. Rimane sempre vero che il
diritto di essere figli di Dio è dato a coloro che hanno ricevuto il Signore per
fede e che sono nati da Dio (cfr. Giovanni 1:12-13). Dalle parole di Signore,
si tratta di essere figli in modo pratico, di avere un comportamento che
manifesti i caratteri del Padre [[8]].
I tratti caratteristici dei figli di Dio
Questo soggetto è presentato in modo particolarmente
incisivo nella prima epistola di Giovanni: colui che crede è più volte indicato
come qualcuno che è “nato da Dio” o “nati da Lui” (1 Giovanni 2:29; 3:9; 4:7;
5:1, 4, 18); è passato per la nuova nascita, così come il Signore lo ha
insegnato a Nicodemo. Essendo nato da Dio è stato reso partecipe della natura
divina, che si manifesta in frutti che possono essere visti e riconosciuti. I
due frutti essenziali sono: l’amore e la giustizia pratica.
L’amore – Il punto di partenza è l’amore di Dio: “Vedete
quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di essere chiamati figli di
Dio! ” (3:1) e per due volte viene dichiarato: “Dio è amore” (4:8, 16). È la
Sua natura. Quanto a noi, se conosciamo l’amore è perché ne siamo stati
l’oggetto da parte del Padre e del Figlio: “In questo è l’amore: non che noi
abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere
il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati” (4:10); “Da questo abbiamo
conosciuto l’amore: egli ha dato la sua vita per noi” (3:16).
Ora, noi siamo stati fatti partecipi di questa natura
divina, che è amore [[9]]. L’amore messo in pratica nella nostra vita di ogni
giorno è, dunque, il frutto spontaneo della nuova natura che possediamo. Gli
ultimi due versetti citati continuano così: “Carissimi, se Dio ci ha tanto
amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri” (4:11) e: “Anche noi
dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli” (3:16). Così, quelli che sono
“nati da Dio” amano. È da questo che si possono riconoscere: “Carissimi, amiamoci
gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e
conosce Dio” (4:7); “Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio; e
chiunque ama colui che ha generato, ama anche chi è stato da lui generato”
(5:1). In questa epistola si tratta di amare “i nostri fratelli” per la sola
ragione ch’essi sono, come noi, figli di Dio partecipi della natura divina. È
una dimensione diversa da quella che ci chiede: “amate i vostri nemici” (Matteo
5:44).
Troviamo per due volte scritto, dalla penna dell’apostolo
Giovanni la dichiarazione: “Nessuno ha mai visto Dio …”. La prima volta, nel
vangelo, l’apostolo aggiunge: “… l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è
quello che l’ha fatto conoscere” (Giovanni 1:18). Nella Sua Persona Gesù ha
reso visibile il Dio invisibile. La seconda volta, nella sua prima epistola,
l’apostolo aggiunge: “… se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e il
suo amore diventa perfetto in noi” (1 Giovanni 4:12). Dio è, in qualche misura,
reso visibile nei Suoi figli, se si amano l’un l’altro. È da questo che si può
vedere che dimora in loro.
La giustizia pratica – Dio non è solo amore ma è luce (1
Giovanni 1:5), Egli è giusto e santo, ha orrore del male. Quelli da Lui
generati hanno una natura che ama la giustizia, che desidera e persegue il bene
ed odia e fugge il male. Perciò la vita pratica del credente deve essere nella
giustizia e nella santità e si può riconoscerlo da questo: “Se sapete che egli
è giusto, sappiate che anche tutti quelli che praticano la giustizia sono nati
da lui” (1 Giovanni 2:29); “Chiunque è nato da Dio non persiste nel commettere
peccato, perché il seme divino rimane in lui, e non può persistere nel peccare
perché è nato da Dio” (1 Giovanni 3:9 – cfr. 5:18). Un cammino nel peccato è
una incoerenza per il credente.
Solo in Cristo la natura divina si è manifestata senza
difetto e nella sua pienezza; in noi ci saranno sempre dei difetti. L’apostolo
Giovanni lo dice espressamente e ci indica quali sono le nostre risorse a
questo riguardo (cfr. 1 Giovanni da 1:9
a 2:1) quindi, il solenne insegnamento di questa epistola deve esercitare
profondamente i nostri cuori.
L’apostolo Giovanni indirizza ai “giovani” un’esortazione
particolare: “Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il
mondo, l’amore del Padre non è in lui” (1 Giovanni 2:15). La coscienza di
essere stati e di essere gli oggetti dell’amore del Padre dovrebbe risvegliare
una risposta d’amore nei nostri cuori, ma questo non può aver luogo se questi
sono ripieni del mondo e delle cose del mondo. Noi abbiamo tutto quello che
occorre per far fronte alle difficolta che incontreremo: “Poiché tutto quello
che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo:
la nostra fede” (1 Giovanni 5:4). La natura che Dio ci ha donato non è
interessata al mondo e la nostra fede fissa gli sguardi sulle cose invisibili.
Un cammino nella giustizia ed in santità è sicuramente un
cammino nell’obbedienza ai comandamenti di Dio: “Da questo sappiamo che
l’abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: “Io l’ho
conosciuto”, e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in
lui” (1 Giovanni 2:2-3).
Noi possiamo venirci a trovare in situazioni in cui sembra
che amare i nostri fratelli ed osservare i comandamenti di Dio siano delle cose
incompatibili, ma non è così. Un vero amore che ha in vista il bene spirituale
dei nostri fratelli è, necessariamente, in accordo con l’obbedienza ai
comandamenti divini: “Da questo sappiamo che amiamo i figli di Dio: quando
amiamo Dio e mettiamo in pratica i suoi comandamenti” (1 Giovanni 5:2).
(segue)