Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, Egli (Dio) è fedele e giusto da perdonarci i peccati.
1 Giovanni 1:8, 9
Qui sta il problema!
Francesco è una persona onesta, seria, un lavoratore
volenteroso. È un bravo marito, un bravo padre, un bravo amico, un bravo
collega. Non fa del male a nessuno; è servizievole e stimato da tutti. Dunque
potrebbe pensare: Non ho niente da rimproverarmi; se c’è qualcuno che si merita
il paradiso, quello sono io. Gesù dice “Io non sono venuto a chiamare dei
giusti, ma dei peccatori a ravvedimento” (Luca 5:32), “Non sono i sani che
hanno bisogno del medico, ma i malati” (Matteo 9:12). E Francesco pensa di essere
un giusto e uno moralmente sano; quindi non ha bisogno di Lui, la venuta del
Salvatore non lo riguardano. Egli può
vivere bene anche senza la fede nel Signore! Ma qui c’è un problema… Francesco
non può essere “giusto”, poiché la Parola di Dio dice che “non c’è nessun giusto, neppure uno” (Romani
3:10); e nemmeno moralmente “sano”, poiché è scritto che “il cuore è
ingannevole… e insanabilmente maligno”
(Geremia 17:9). Evidentemente, nei passi di Luca 5, il Signore alludeva a
coloro che, nel loro orgoglio, credevano di essere giusti e sani…
Per gli altri Francesco è un uomo “rispettabile”, ma
Dio legge dentro il suo cuore, come nel cuore di tutti gli uomini. Un pensiero
impuro, una piccola bugia per convenienza, o un po’ d’egoismo bastano a fare di
lui “un peccatore”. La sua vita
esemplare non può cancellare neanche uno dei suoi peccati. Il paradiso,
dove il peccato non può entrare, è quindi chiuso per lui. La presenza di Dio è
inaccessibile.
Ma ecco l’amore di Dio! Ha mandato Suo Figlio perché
portasse la pena che i nostri peccati meritavano e ci chiede solo di credere al
Suo sacrificio. “Il sangue di Gesù Cristo ci purifica da ogni peccato (1
Giovanni 1:7). Solo a questo prezzo si diventa giusti davanti a Dio.