La festa delle espiazioni (Levitico 23:26-32)
La festa delle espiazioni è dettagliata in Levitico 16.
I capitoli 9 e 10 della lettera agli Ebrei, affermano che il sacrificio di
Cristo è il compimento dell’opera del sommo sacerdote in quel particolare
giorno, compreso il sacrificio dei due capri e delle altre offerte. La Sua
offerta ha avuto luogo una volta e per sempre e adesso è seduto in eterno alla
presenza di Dio.
Molto spesso applichiamo il giorno dell’espiazione a noi
stessi, ma l’opera del Signore ha un raggio d’azione molto più ampio, vale per
ogni credente, compresi quelli del Vecchio Testamento. Paolo scrive che Dio
ha “usato tolleranza verso i peccati commessi in passato” (Romani
3:25). I peccati del tempo passato sono stati giudicati con l’opera del
Calvario ed è anche il fondamento del nuovo patto che il Signore stabilirà con
Israele in futuro. In Levitico 23, inoltre, vediamo che Israele avrà il
proprio giorno dell’espiazione, dopo il suono della tromba che li ha ricondotti
a Dio. Vedranno che morendo in croce, il Signore è stato per loro quel capro
espiatorio che gli ha tolto i peccati. Egli è Colui il cui sangue fu, per così
dire, portato nel santuario, fu lasciato andare via e destinato ad Azazel (il
capro espiatorio in Levitico 16:21-22, 26). Quando fu crocifisso
dissero, “il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli” (Matteo
27:25), ma in futuro vedranno che Egli si era caricato dei loro peccati come di
quelli dei loro figli e rivolgeranno i loro occhi a Colui che hanno trafitto
(Zaccaria 12:10). Questo sarà il giorno dell’espiazione per Israele.