NESSUNA SOLITUDINE
L'umiliazione di Giosia e la
risposta di Dio ad essa non rimangono senza conseguenze visibili. Il re non era
affatto contento che Dio gli concedesse la grazia personale. Avrebbe potuto
sedersi tranquillo, sapendo che Dio sarebbe intervenuto in giudizio, ma non
durante il suo regno? No! Giosia è lungi dall’essere in grado di continuare a
vivere in pace e tranquillità. Al contrario, si dà a maggiore attività. Ora
vediamo che si sente responsabile nei confronti del popolo e vuole riportarlo
nella vicinanza e nella comunione con Dio. Finora era apparso in gran parte da
solo, cioè aveva agito da solo. Adesso capisce di essere legato al suo popolo.
Lui prende l'iniziativa e gli altri lo seguono.
Tutto questo è istruttivo per
noi. Sappiamo, informati dagli scritti profetici del Nuovo Testamento, quale
corso sta prendendo il cristianesimo e quale sarà la fine della testimonianza
cristiana su questa terra. Il giudizio è stato annunciato e non passerà molto
tempo prima che il Signore vomiti dalla Sua bocca una “chiesa“ senza Cristo
(Apocalisse 3:16). Come ci comportiamo noi difronte a questo? Ci siamo
abituati? Siamo rassegnati? Andiamo avanti con indifferenza limitandoci a
constatare che questo con coinvolgerà noi personalmente? Preferiamo forse
vivere la vita del cristiano solitario e non preoccuparci di ciò che accade
intorno a noi? Abbiamo la responsabilità sotto due aspetti. Da un lato si
potrebbe trattare di persone smarrite che non hanno ancora ascoltato né accolto
la parola della croce. D'altra parte, e questo qui è in primo piano, si tratta
di credenti il cui cuore non arde più per il Signore.
L'esempio di Giosia vuole
incoraggiarci. Non soppesa i pro e i contro, non pensa se ne valga la pena
oppure no, no: Giosia agisce. Per quanto riguarda le sue possibilità farà di
tutto per riportare ordine nella casa di Dio.
Il vero cristianesimo comprende
sia il lato individuale sia quello collettivo. Ogni cristiano ha un rapporto
personale con il suo Signore e può goderne. Ma è altrettanto vero che siamo
messi insieme da Dio e quindi possiamo e dobbiamo percorrere il cammino
insieme. Per questo percorso comune abbiamo bisogno di esempi positivi che
trascinino gli altri. Siamo pronti per essere o diventare dei promotori delle
cose gradite a Dio? Sappiamo bene che il giudizio sta arrivando. Sappiamo anche
che non potrà mai essere nostro compito riformare il cristianesimo nel suo
insieme. Ma Dio parla ancora agli individui. Non dovremmo quindi accettare
semplicemente in silenzio o con rassegnazione che il giudizio scenda su tutta
la cristianità e sul mondo intero restando inermi. Anche alla fine del tempo di
grazia, c’è una cosa che possiamo fare: portare o riportare la Parola di Dio.
Giosia si assicurò che tutti in
Giuda e a Gerusalemme ascoltassero la parola del libro del patto “Il re salì
alla casa del SIGNORE con tutti gli uomini di Giuda, tutti gli abitanti di
Gerusalemme, i sacerdoti e i Leviti, e tutto il popolo, grandi e piccoli, e
lesse in loro presenza tutte le parole del libro del patto, che era stato
trovato nella casa del SIGNORE” 2 Cronache 34:30. A Timoteo fu detto: “predica
la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci,
rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza” 2 Timoteo 4:2.
Questa richiesta vale anche per noi. Possiamo portare il messaggio di Dio sia
ai non credenti che ai credenti. I non credenti devono ascoltarli per essere
condotti alla rinascita. I credenti dovrebbero ascoltarli per essere riportati
ai principi della Bibbia.
Ma Giosia fa qualcos'altro. Non
solo si assicura che gli abitanti di Giuda e di Gerusalemme ascoltino la
Parola, ma vuole anche rinnovare il loro rapporto con Dio. “E fece aderire al
patto tutti quelli che si trovavano a Gerusalemme e in Beniamino; e gli
abitanti di Gerusalemme si conformarono al patto di Dio, Dio dei loro padri” 2
Cr. 34:32. Questa alleanza parla del rapporto del popolo con il suo Dio. Il
profeta Geremia, contemporaneo di Giosia, invitava il popolo: “Dissodatevi un
campo nuovo, e non seminate tra le spine!” Ger. 4,3. Anche questo è importante
per noi. Il nostro rapporto con Dio dovrebbe essere sempre fresco e intenso.
Ogni volta che qualcosa si mette in mezzo, dobbiamo riattivare questa
relazione. Certamente non possiamo perdere la nostra salvezza se siamo
veramente credenti, ma possiamo perderne il godimento pratico e la gioia.
Inoltre, Giosia non si preoccupa
principalmente del rinnovamento esteriore. Sa quanto sia importante che ci
impegniamo con tutto il nostro cuore e la nostra anima (2 Cr. 34:31). Un
risveglio operato dal Signore non si realizza solo nella mente. Possiamo essere
grati al nostro Dio se ci ha dato la capacità di pensare in modo chiaro e
logico per cogliere la Sua Parola. Ma questo non è né un requisito né una
garanzia che il nostro rapporto con Lui sia buono. Non ariamo il nostro campo
solo con la nostra mente, ma il nostro impegno deve essere con il cuore e la
nostra anima, cioè nel nostro essere interiore. Ciò che conta è che i nostri
cuori ritornino a essere innamorati del nostro Signore e che tutto il nostro
affetto appartenga a Lui.
Sfortunatamente, il risveglio ai
tempi di Giosia non fu molto profondo. Questa impressione si ha chiaramente
quando si legge il profeta Geremia (Ger. 3:8-10). Eppure Giosia ha fatto ogni
sforzo. Per lui ne è valsa la pena, anche se pochi hanno veramente restituito
il proprio cuore a Dio. Oggi non è diverso. Ma dovremmo fermarci per questo?
No, vale la pena fare ogni sforzo per far ardere i cuori per il Signore anche
alla fine dell’era cristiana?
(segue)
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