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venerdì 23 ottobre 2026

Giosia e le sue riforme (2 Re 22; 2 Cro. 33-35) parte 9

NESSUNA SOLITUDINE

L'umiliazione di Giosia e la risposta di Dio ad essa non rimangono senza conseguenze visibili. Il re non era affatto contento che Dio gli concedesse la grazia personale. Avrebbe potuto sedersi tranquillo, sapendo che Dio sarebbe intervenuto in giudizio, ma non durante il suo regno? No! Giosia è lungi dall’essere in grado di continuare a vivere in pace e tranquillità. Al contrario, si dà a maggiore attività. Ora vediamo che si sente responsabile nei confronti del popolo e vuole riportarlo nella vicinanza e nella comunione con Dio. Finora era apparso in gran parte da solo, cioè aveva agito da solo. Adesso capisce di essere legato al suo popolo. Lui prende l'iniziativa e gli altri lo seguono.

Tutto questo è istruttivo per noi. Sappiamo, informati dagli scritti profetici del Nuovo Testamento, quale corso sta prendendo il cristianesimo e quale sarà la fine della testimonianza cristiana su questa terra. Il giudizio è stato annunciato e non passerà molto tempo prima che il Signore vomiti dalla Sua bocca una “chiesa“ senza Cristo (Apocalisse 3:16). Come ci comportiamo noi difronte a questo? Ci siamo abituati? Siamo rassegnati? Andiamo avanti con indifferenza limitandoci a constatare che questo con coinvolgerà noi personalmente? Preferiamo forse vivere la vita del cristiano solitario e non preoccuparci di ciò che accade intorno a noi? Abbiamo la responsabilità sotto due aspetti. Da un lato si potrebbe trattare di persone smarrite che non hanno ancora ascoltato né accolto la parola della croce. D'altra parte, e questo qui è in primo piano, si tratta di credenti il cui cuore non arde più per il Signore.

L'esempio di Giosia vuole incoraggiarci. Non soppesa i pro e i contro, non pensa se ne valga la pena oppure no, no: Giosia agisce. Per quanto riguarda le sue possibilità farà di tutto per riportare ordine nella casa di Dio.

Il vero cristianesimo comprende sia il lato individuale sia quello collettivo. Ogni cristiano ha un rapporto personale con il suo Signore e può goderne. Ma è altrettanto vero che siamo messi insieme da Dio e quindi possiamo e dobbiamo percorrere il cammino insieme. Per questo percorso comune abbiamo bisogno di esempi positivi che trascinino gli altri. Siamo pronti per essere o diventare dei promotori delle cose gradite a Dio? Sappiamo bene che il giudizio sta arrivando. Sappiamo anche che non potrà mai essere nostro compito riformare il cristianesimo nel suo insieme. Ma Dio parla ancora agli individui. Non dovremmo quindi accettare semplicemente in silenzio o con rassegnazione che il giudizio scenda su tutta la cristianità e sul mondo intero restando inermi. Anche alla fine del tempo di grazia, c’è una cosa che possiamo fare: portare o riportare la Parola di Dio.

Giosia si assicurò che tutti in Giuda e a Gerusalemme ascoltassero la parola del libro del patto “Il re salì alla casa del SIGNORE con tutti gli uomini di Giuda, tutti gli abitanti di Gerusalemme, i sacerdoti e i Leviti, e tutto il popolo, grandi e piccoli, e lesse in loro presenza tutte le parole del libro del patto, che era stato trovato nella casa del SIGNORE” 2 Cronache 34:30. A Timoteo fu detto: “predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza” 2 Timoteo 4:2. Questa richiesta vale anche per noi. Possiamo portare il messaggio di Dio sia ai non credenti che ai credenti. I non credenti devono ascoltarli per essere condotti alla rinascita. I credenti dovrebbero ascoltarli per essere riportati ai principi della Bibbia.

Ma Giosia fa qualcos'altro. Non solo si assicura che gli abitanti di Giuda e di Gerusalemme ascoltino la Parola, ma vuole anche rinnovare il loro rapporto con Dio. “E fece aderire al patto tutti quelli che si trovavano a Gerusalemme e in Beniamino; e gli abitanti di Gerusalemme si conformarono al patto di Dio, Dio dei loro padri” 2 Cr. 34:32. Questa alleanza parla del rapporto del popolo con il suo Dio. Il profeta Geremia, contemporaneo di Giosia, invitava il popolo: “Dissodatevi un campo nuovo, e non seminate tra le spine!” Ger. 4,3. Anche questo è importante per noi. Il nostro rapporto con Dio dovrebbe essere sempre fresco e intenso. Ogni volta che qualcosa si mette in mezzo, dobbiamo riattivare questa relazione. Certamente non possiamo perdere la nostra salvezza se siamo veramente credenti, ma possiamo perderne il godimento pratico e la gioia.

Inoltre, Giosia non si preoccupa principalmente del rinnovamento esteriore. Sa quanto sia importante che ci impegniamo con tutto il nostro cuore e la nostra anima (2 Cr. 34:31). Un risveglio operato dal Signore non si realizza solo nella mente. Possiamo essere grati al nostro Dio se ci ha dato la capacità di pensare in modo chiaro e logico per cogliere la Sua Parola. Ma questo non è né un requisito né una garanzia che il nostro rapporto con Lui sia buono. Non ariamo il nostro campo solo con la nostra mente, ma il nostro impegno deve essere con il cuore e la nostra anima, cioè nel nostro essere interiore. Ciò che conta è che i nostri cuori ritornino a essere innamorati del nostro Signore e che tutto il nostro affetto appartenga a Lui.

Sfortunatamente, il risveglio ai tempi di Giosia non fu molto profondo. Questa impressione si ha chiaramente quando si legge il profeta Geremia (Ger. 3:8-10). Eppure Giosia ha fatto ogni sforzo. Per lui ne è valsa la pena, anche se pochi hanno veramente restituito il proprio cuore a Dio. Oggi non è diverso. Ma dovremmo fermarci per questo? No, vale la pena fare ogni sforzo per far ardere i cuori per il Signore anche alla fine dell’era cristiana?


(segue)

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