(Gesù disse:) “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo… Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me”.
“Io
sono la vera vite” (7)
Nell’Antico
Testamento, la vigna simboleggia spesso il popolo d’Israele (Salmo 80, Isaia 5,
Geremia 2). Che sorpresa per i discepoli udire Gesù che diceva: “Io sono la
vera vite”! Se essi volevano portare frutto per Dio e piacergli, non bastava
appartenere a quel popolo, ma bisognava dare fiducia a Gesù. Ciò è vero anche
per noi. Se possiamo compiere delle
azioni che piacciono a Dio, è solo perché siamo uniti alla persona di Gesù,
e non a una religione o al nome di una qualche chiesa.
“Io sono la
vite, voi i tralci… senza di me non potete far nulla”, ha detto il Signore. I
credenti appartengono al loro Signore, e come dei tralci sono attaccati alla
vite. Solo così possono portare frutto, cioè riprodurre le caratteristiche del
loro Salvatore. Come la linfa fluisce dalla vite verso i tralci, la vita stessa
di Gesù passa da Lui in noi e si mostra in amore, gioia, pace, pazienza,
santità…
Per portare
frutto, i tralci devono essere mondati, ripuliti dei rami inutili che sono
anche dannosi. Questo lavoro è una la figura dell’educazione e della disciplina
che Dio esercita verso i Suoi figli. Lo fa attraverso la Sua Parola letta,
meditata e ubbidita, ma anche per mezzo di prove e di dolori.
Quello che
la Bibbia dice potrebbe rattristare perché in essa è svelato ciò che siamo
veramente. Essa ci svela quegli impulsi e quelle tendenze che devono sparire se
vogliamo che la nostra vita sia più conforme ai pensieri di Dio. Il Vignaiuolo,
cioè Dio, agisce in questo senso. La nostra responsabilità è di imparare ogni
giorno da Lui.