Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni tipo di cattiveria! Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.
Efesini 4:31-32
2. La collera
di Mosè
(Leggere
Numeri 20:8-11)
In un altro episodio, sempre durante la traversata del deserto, il
popolo d’Israele patisce di nuovo la sete e se la prende nuovamente con Mosè.
Ma Dio è paziente e volendo il bene del Suo popolo dice a Mosè e a suo fratello
Aaronne: “Parlate a quella roccia, in loro presenza, ed essa darà la sua acqua”
(Numeri 20:8). Questa volta Mosè deve soltanto “parlare” alla roccia; non è necessario colpirla come la prima
volta. Cristo “ha sofferto una volta per
i peccati” (1 Pietro 3:18); la Sua morte non ha bisogno di essere ripetuta. Ma
cosa fa Mosè? Il popolo lo esaspera, lo incolpa, e lui alza il tono della voce
e grida: “Ora ascoltate, o ribelli; faremo uscire per voi acqua da questa
roccia? E Mosè alzò la mano, percosse la roccia con il suo bastone due volte e
ne uscì acqua in abbondanza” (Numeri 20:10-11). Non ha dato gloria a Dio, ha
dato l’impressione di essere lui e Aronne a fare uscire l’acqua da quella
roccia! E con rabbia la percuote due volte.
Non capita qualche volta anche a noi di perdere il controllo? A volte è
uno dei nostri figli che ci esaspera, altre volte può essere un collega, un
vicino di casa… Il tono di voce sale ed è possibile che si arrivi a dire e a
fare cose che non vorremmo. Nel privato, Dio punirà Mosè ma, di fronte al
popolo non può rifiutare l’acqua! La grazia e la pazienza di Dio sono senza
limite. E così, anche in quell’occasione, la roccia, percossa senza ragione, dà
la sua acqua.
Se l’ira ci spinge a parole o gesti sconvenienti, confessiamolo a Dio e
alle persone offese. La Sua grazia viene
incontro alla nostra debolezza; il Suo amore è inesauribile, come l’acqua
che sgorga, ravviva e ristora.