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mercoledì 9 settembre 2026

09 settembre - 2. La collera di Mosè

Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni tipo di cattiveria! Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.

Efesini 4:31-32

 

2. La collera di Mosè

(Leggere Numeri 20:8-11)

 

In un altro episodio, sempre durante la traversata del deserto, il popolo d’Israele patisce di nuovo la sete e se la prende nuovamente con Mosè. Ma Dio è paziente e volendo il bene del Suo popolo dice a Mosè e a suo fratello Aaronne: “Parlate a quella roccia, in loro presenza, ed essa darà la sua acqua” (Numeri 20:8). Questa volta Mosè deve soltanto “parlare” alla roccia; non è necessario colpirla come la prima volta. Cristo “ha sofferto una volta per i peccati” (1 Pietro 3:18); la Sua morte non ha bisogno di essere ripetuta. Ma cosa fa Mosè? Il popolo lo esaspera, lo incolpa, e lui alza il tono della voce e grida: “Ora ascoltate, o ribelli; faremo uscire per voi acqua da questa roccia? E Mosè alzò la mano, percosse la roccia con il suo bastone due volte e ne uscì acqua in abbondanza” (Numeri 20:10-11). Non ha dato gloria a Dio, ha dato l’impressione di essere lui e Aronne a fare uscire l’acqua da quella roccia! E con rabbia la percuote due volte.

Non capita qualche volta anche a noi di perdere il controllo? A volte è uno dei nostri figli che ci esaspera, altre volte può essere un collega, un vicino di casa… Il tono di voce sale ed è possibile che si arrivi a dire e a fare cose che non vorremmo. Nel privato, Dio punirà Mosè ma, di fronte al popolo non può rifiutare l’acqua! La grazia e la pazienza di Dio sono senza limite. E così, anche in quell’occasione, la roccia, percossa senza ragione, dà la sua acqua.

Se l’ira ci spinge a parole o gesti sconvenienti, confessiamolo a Dio e alle persone offese. La Sua grazia viene incontro alla nostra debolezza; il Suo amore è inesauribile, come l’acqua che sgorga, ravviva e ristora.