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martedì 8 settembre 2026

08 settembre - 1. L’acqua della roccia

Il SIGNORE disse a Mosè: “… Ecco Io starò là davanti a te, sulla roccia …  tu colpirai la roccia: ne scaturirà dell'acqua e il popolo berrà”.

Esodo 17:5-6

 

Bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo.

1 Corinzi 10:4

 

1. L’acqua della roccia

 

Il popolo ebreo, uscito dall’Egitto, ha fatto l’esperienza delle cure del suo Dio fin dall’inizio della traversata del deserto. Eppure, quando la sete si faceva sentire, invece di dal fiducia a Dio accusavano Mosè di averli liberati dalla schiavitù “per farli morire di sete”, loro, i loro figli e il loro bestiame (Esodo 17:3). Un giorno Mosè, scoraggiato, supplica Dio e Dio gli dice di percuotere la roccia con il suo bastone; Mosè esegue l’ordine ed ecco che l’acqua sgorga e tutto il popolo, nonostante sia numeroso, si disseta con il suo bestiame. Il Nuovo Testamento, seconda parte della Bibbia, ci insegna che questa roccia è un’immagine del Signore Gesù: Egli è stato “colpito” dal giudizio di Dio, che noi meritavamo, quando è morto sulla croce. Col Suo sacrificio, Gesù ci dà la vita. Un passo dell’Antico Testamento dice: “Noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di Lui e mediante le Sue lividure noi siamo stati guariti…  Chi rifletté che Egli era strappato dalla terra dei viventi e colpito a causa dei peccati del mio popolo?” (Isaia 53:4-5,8). Il Signore Gesù ha dunque sopportato al nostro posto l’ira di Dio contro il peccato, perché bisognava che la giustizia divina fosse soddisfatta. Se accettiamo che i nostri peccati sono stati la causa della morte del Signore, allora possiamo accettare anche la Sua grazia che ci dà la vita eterna, come un’acqua viva. Il Signore stesso ci invita: “Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita” (Apocalisse 22:17). 

(segue domani)


lunedì 7 settembre 2026

07 settembre - La vera libertà

Il SIGNORE libera i prigionieri.

Salmo 146:7

 

Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi.

Galati 5:1

 

La vera libertà

 

“La libertà non ha prezzo!” Quest’affermazione, ripetuta spesso, mostra quanto l’uomo desideri liberarsi da ogni obbligo. A che prezzo i governanti negoziano la liberazione di prigionieri o di ostaggi! Ma anche queste persone liberate rimangono soggette a quello che sono per natura, cioè peccatori come tutti gli uomini, e quindi schiave delle loro passioni e sottomesse al diavolo a cui ogni uomo inevitabilmente obbedisce se non ha relazione con Dio.

La libertà che Dio vuole farci conoscere è una vera e completa liberazione interiore che è il nocciolo stesso dell’Evangelo e della fede cristiana. Nessuno può sfuggire con i propri sforzi alla schiavitù del peccato né pagare il prezzo della propria liberazione: “il riscatto dell’anima sua è troppo alto e il denaro sarà sempre insufficiente” (Salmo 49:8). Ma Gesù l’ha fatto per noi. La nostra libertà è stata pagata al prezzo più alto che possa esistere: la vita del Figlio di Dio! “Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato… Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Giovanni 8:34, 36). Chi crede nel Signore cambia la propria vita e il proprio padrone; Gesù è il suo liberatore che lo libera da quelle cosiddette “libertà” che, agli occhi di Dio, altro non sono che peccato. Quanti prigionieri di ogni tipo di peccato sono stati guariti dal Signore!

Ogni cristiano è invitato a vivere “nella gloriosa libertà dei figli di Dio” (Romani 8:21). Essa è sperimentata quando si ricerca la volontà di Dio e si è felici di compierla, camminando “in modo degno del Signore per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio” (Colossesi 1:9-10).


domenica 6 settembre 2026

06 settembre - Compleanno. Un fatto realmente accaduto

Così parla il SIGNORE: “Nel tempo della grazia Io ti esaudirò, nel giorno della salvezza ti aiuterò”.

Isaia 49:8

 

“Lasciate che i bambini vengano a Me, e non glielo vietate, perché il regno di Dio è di chi è come loro”.

Luca 18:16

 

Compleanno. Un fatto realmente accaduto 

 

Siamo in Russia, negli anni 70, e la piccola Liuba compie 5 anni. Suo padre è in carcere a motivo della sua fede cristiana e la madre si chiede come potrebbe, in un giorno così particolare, dare un po’ di gioia ai figli, per alleviare la tristezza della mancanza del padre. Non ha grandi cose per la cena, solo delle patate e del lardo; ma hanno ricevuto una lettera dal loro papà. Prima della cena ringraziano il Signore, e anche la piccola Liuba aggiunge la sua preghiera: “Signore Gesù, veglia sul nostro papà perché possa tornare a casa in buona salute; benedici anche la mamma. Quando papà era con noi ci portava sempre del cioccolato per il compleanno; se a Te piace, daccene anche oggi. Amen”. I fratelli maggiori deridono un po’ la sorellina per quella richiesta, ma la mamma li fa stare tranquilli.

Ad un tratto, si sente bussare alla porta; chi può essere a quell’ora? È un amico che con una certa esitazione dice che si è sentito spinto a comprare una tavoletta di cioccolato e a portarla a loro, senza sapere il perché.

“Bravo! - grida Liuba - Dio ha esaudito la mia preghiera. Grazie, Signore Gesù!”, lasciando l’amico stupefatto, non comprendendo il perché di quelle parole.

Due settimane dopo, il padre legge ai suoi compagni di detenzione il contenuto della lettera della moglie, che gli racconta il compleanno di Liuba. Questo confortante messaggio infonde in loro delle ragioni di speranza e dimostra la potenza di Dio che veglia su quelli che mettono in Lui la loro fiducia.

sabato 5 settembre 2026

La strada per l’inferno? Una china dolce e graduale! (2/4)

L’armatura di Satana deve essere eliminata

 

“Quando l’uomo forte, ben armato, guarda l’ingresso della sua casa, ciò che egli possiede è al sicuro; ma quando uno più forte di lui sopraggiunge e lo vince, gli toglie tutta l’armatura nella quale confidava e ne divide il bottino” (Lu 11:21-22).

Prima della nostra conversione Satana possedeva la nostra casa, essendo egli l’uomo forte, ma nel giorno della nostra “salvezza”, uno “più forte”, il Signore Gesù Cristo, ha concluso una battaglia contro il nemico e, dopo averlo sconfitto, lo ha spogliato della sua armatura. Nel mondo dell’invisibile, dello spirito, il Signore con i suoi angeli ha combattuto con Satana e i suoi angeli decaduti una dura battaglia per vincerlo.

A cosa si riferisce il Signore in questi versetti?

Qual è l’armatura tolta a Satana e che ci impediva di conoscere il Signore e la sua salvezza, almeno per quanto riguarda la nostra persona?

Credo che ci si possa riferire ai nostri stessi pensieri, agli atteggiamenti, alle nostre concupiscenze e alle opinioni di prima, tutti elementi carnali che sono il primo strato dell’armatura. Ci sono molti testi che ne parlano nella Bibbia.

È vero che con la salvezza le cose vecchie sono passate e le cose nuove sono veramente in noi, ma sarebbe da folli pensare che la salvezza abbia eliminato da noi tutte le cose sbagliate e automaticamente ucciso il nostro vecchio uomo, altrimenti non si capirebbe perché il Signore ci invita continuamente ad “essere trasformati nella nostra mente” (Ro 12:2) ed ancora Paolo dice “per essere rinnovati nello spirito della vostra mente” (Ef 4:23). Dobbiamo permettere dunque all’uomo più forte di togliere tutta l’armatura al meno forte, cioè al nostro nemico.

Ma siamo d’accordo di partecipare col Signore a questa continua battaglia? Da che parte stiamo nel combattimento? Con chi combattiamo? Chi è il nostro Signore? Con quali armi combattiamo?

Nella citazione iniziale il Signore parla di demoni che cercano riposo. Mi sono chiesto a cosa si riferisse e credo che il riposo abbia a che fare con l’armonia con sé stessi e con il mondo circostante. Abbiamo detto che il nemico ottiene la sua vittoria/il suo riposo quando la nostra vita va di pari passo con il peccato non eliminato o tollerato nella nostra vita. Il momento di riposo di Satana viene fatto finire quando andiamo al Signore portandogli i nostri peccati e chiedendogli perdono, pronti ad abbandonare ogni peccato. A questo punto inizia il conflitto, il combattimento. Ha inizio un periodo di turbamento e di conflitto perché le due forze, quelle della luce e quelle delle tenebre lottano per avere il sopravvento ovunque, e così anche nella nostra vita interiore.

È vero che all’uomo forte è stata tolta l’armatura, ma i soldati possono combattere anche senza armatura. E così fa Satana, continua a combattere per avere le spoglie della nostra vita. Lui sa che non potrà vincere, ma a lui va bene anche se non ci sconfigge completamente, a lui basta tenerci impantanati in una lunga ed estenuante battaglia di trincea. Così facendo ci tiene bloccati e ci impedisce di crescere in Cristo. Dobbiamo conoscere queste logiche di combattimento di Satana.

Il combattimento interiore è un buon segno di come la nostra mente desidera rimanere libera e di come Satana invece non voglia abbandonare il campo di battaglia. Come credenti non dobbiamo aver timore di avere in noi un combattimento, perché questo è ciò che accade a chi non vuole la signoria di Satana nella sua vita.


(segue)

05 settembre - Ogni tipo di preghiera (2)

O Dio,… Tu hai visto … A Te si abbandona il misero; Tu sei il sostegno dell’orfano.

Salmo 10:12-14

 

Il SIGNORE  ascolterà la preghiera dei desolati e non disprezzerà la loro supplica.

Salmo 102:16-17

 

Gli amici mi deridono; ma a Dio si volgono piangenti gli occhi miei.

Giobbe 16:20

 

Ogni tipo di preghiera (2)

Anna e Ezechia: preghiere e lacrime.

 

– Anna è la moglie di Elkana, un uomo fedele a Dio (1 Samuele 1:1-18). Non ha figli e per questo soffre immensamente; le amiche la deridono e suo marito, benché pieno di affetto, non realizza fino a che punto arrivi il dolore della moglie. Anna piange sovente. Un giorno accompagna il marito al tempio; è molto triste e si rifiuta di mangiare con la famiglia, il che stupisce il marito che cerca a suo modo di consolarla. Anna, allora, si reca nel tempio e si mette a pregare; racconta a Dio la sua pena e piange a lungo. Quando esce dal tempio, il suo volto ha cambiato espressione. Sa di essere stata udita e compresa. Qualche mese più tardi dà alla luce un figlio, Samuele, che diventerà un profeta di Dio, sacerdote e giudice del popolo d’Israele.

– Il re Ezechia, uomo pio e fedele a Dio, cade malato e viene a sapere che non guarirà (2 Re 20:1-7). Allora, sul suo letto, prega e versa molte lacrime. La risposta non si fa aspettare: Dio gli fa dire dal profeta Isaia: “Ho udito la tua preghiera, ho visto le tue lacrime… Io ti guarisco” (2 Re 20:5).

Sono molti i credenti che hanno fatto la stessa esperienza di Anna o di Ezechia: preghiere, lacrime, e un Dio che consola e risponde. Non sempre c’è la guarigione o la risoluzione del problema, ma Dio non è indifferente alle lacrime e al dolore dei Suoi figli. Se tu hai un peso sul cuore o ti senti incompreso, non temere di piangere davanti al Signore e sappi che Lui ti ascolta.

Egli è “il Dio di ogni consolazione” (2 Corinzi 1:3).

(segue il prossimo giovedì)

venerdì 4 settembre 2026

04 settembre - Presunzione dell’uomo e amore di Dio

“Ascolta il mio dire, porgi orecchio a tutte le mie parole! Ecco, apro la bocca… Nelle mie parole è la rettitudine del mio cuore; le mie labbra diranno sinceramente quello che so”.

Giobbe 33:1-3

 

Presunzione dell’uomo e amore di Dio

(Un brano del Libro di Giobbe capitolo 33)

 

“Davanti a me tu dunque hai detto (e ho udito bene il suono delle tue parole): "Io sono puro, senza peccato; sono innocente, non c'è iniquità in me; ma Dio trova contro me degli appigli ostili, mi considera suo nemico; mi mette i piedi nei ceppi, spia tutti i miei movimenti". Ecco, io ti rispondo: "In questo non hai ragione"; poiché Dio è più grande dell'uomo. Perché contendi con Lui? Egli non rende conto dei Suoi atti. Dio parla una volta, e anche due, ma l'uomo non ci bada; parla per via di sogni, di visioni notturne, quando un sonno profondo cade sui mortali, quando sui loro letti essi giacciono assopiti; allora Egli apre i loro orecchi e dà loro in segreto degli ammonimenti, per distogliere l'uomo dal suo modo di agire e tenere lontano da lui la superbia; per salvargli l'anima dalla fossa, la vita dalla freccia mortale.

L'uomo è anche ammonito sul suo letto, dal dolore, dall'agitazione incessante delle sue ossa; quand'egli ha in avversione il pane e lo ripugnano i cibi più squisiti; la carne gli si consuma e sparisce, mentre le ossa, prima invisibili, gli escono fuori; egli si avvicina alla fossa, e la sua vita a quelli che infliggono la morte.

Ma se, presso di lui, c'è un angelo, un interprete, uno solo tra i mille, che mostri all'uomo il suo dovere, Dio ha pietà di lui e dice: "Risparmialo, che non scenda nella fossa! Ho trovato il suo riscatto". Allora la sua carne diviene più fresca di quella di un bimbo; egli torna ai giorni della sua giovinezza; implora Dio, e Dio gli è propizio; gli dà di contemplare il Suo volto con gioia e lo considera di nuovo come giusto. Ed egli canterà tra la gente e dirà: "Avevo peccato, pervertito la giustizia, e non sono stato punito come meritavo. Dio ha riscattato l'anima mia dalla fossa, e la mia vita si schiude alla luce!" Ecco, tutto questo Dio lo fa due, tre volte, all'uomo, per salvarlo dalla fossa, perché su di lui splenda la luce della vita”.

giovedì 3 settembre 2026

03 settembre - Abbandono

Dio stesso ha detto: “Io non ti lascerò e non ti abbandonerò”.

Ebrei 13:5

 

Abbandono

 

All’inizio degli anni sessanta due bambini nati in una città canadese vennero abbandonati, prima dalla madre e poi dal padre. Messi in un orfanotrofio, furono poi dati in affidamento a diverse famiglie dove subirono anche dei maltrattamenti. Alla fine, furono adottati da una coppia che li ha amati e nella quale hanno trovato sicurezza e amorevoli cure. Ma per loro, ormai ragazzi, questo non è stato sufficiente. I traumi passati avevano lasciato delle ferite inguaribili. Così, dopo qualche anno, lasciarono la famiglia che li aveva adottati andando ognuno per la propria strada. A riempire il vuoto affettivo che avevano nel cuore, non servì né la droga, né l’alcol né una condotta immorale; in loro rimaneva un solo forte desiderio, quello di essere amati e avere un luogo dove sentirsi a casa propria. Un giorno, uno di loro udì il messaggio dell’Evangelo e accettò il Signore come proprio Salvatore. Pieno di gioia, andò a far visita al fratello per condividere con lui la sua bella esperienza di fede; ma il fratello rifiutò categoricamente di accettare il Signore dicendo: “Perché Dio ha permesso tutto quello che ci è avvenuto? Non voglio avere a che fare con il tuo Signore,!” Così si separano nuovamente: uno seguì il Signore, l’altro gli idoli di questo mondo.

Avete qualche volta sofferto per essere stati abbandonati da qualcuno? Se vi è capitato, non reagite come quel giovane ribelle, con la scusa che non capite il perché delle difficoltà che vi sono capitate; non rifiutate di accettare il Signore come vostro Salvatore, non proseguite la vita inseguendo le cose che vi attraggono e che Dio disapprova! Dio vi dice “Io non ti lascerò e non ti abbandonerò”. Dategli fiducia!