Gesù, gridando con gran voce disse: “Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio”. E detto questo, spirò.
Luca 23:46
Una morte unica
Il
Signore ha volontariamente dato la propria vita. Sulla croce ha gridato “con
gran voce” e poi ha consegnato il suo spirito nelle mani del Padre. Prima di
Lui, come dopo di Lui, nessun uomo crocifisso è morto in quel modo. “Pilato si
meravigliò ch’Egli fosse già morto” (Marco 15:44); il centurione, che “era lì
presente di fronte a Gesù”, e aveva potuto osservare sul suo volto tutti i
segni della sofferenza e il dolore di quell’agonia: “avendolo visto spirare a
quel modo, disse: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio»” (Marco 15:39).
Questa
tragica scena ci rivela l’abbassamento profondo di Gesù uomo, ma anche la sua
suprema e divina grandezza. Egli ha
dato “la sua vita per le sue pecore”; nessuno gliel'ha tolta. Aveva detto: “Io
la depongo da me. Ho il potere di
deporla e ho il potere di ripigliarla. Quest'ordine ho ricevuto dal Padre mio”
(Giovanni 10:15-18). È interessante notare che il verbo greco tradotto qui con deporre, e che significa anche
“rimettere”, “dare”, è lo stesso di Efesini 5:2: “ha dato se stesso per noi…”. E non lo troviamo in nessun altro passo a
proposito della morte d’un uomo, tanto che l’uso che ne fa qui Giovanni (19:30)
è assolutamente unico nella Scrittura. Questo conferma che Gesù ha dato la propria vita con un atto
d’autorità, facendosi “ubbidiente fino alla morte e alla morte della croce”
(Filippesi 2:8).
Noi,
uomini e donne perduti, possiamo ora vedere il peccato abolito dal Signore il
quale, per pagarne l’altissimo prezzo, ha sofferto il supplizio della croce e
l’abbandono di Dio. Se abbiamo compreso il suo amore e accolto la sua grazia,
facciamo salire a Lui e al Padre un cantico di gioia e di lode!