v. 15 — Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Abbiamo qui la risposta del Re all’amore dei suoi, espresso
nei versetti che precedono. Egli dice loro che cosa sono per lui e come li
vede. Prima di tutto sono belli. Questa sposa che egli ha atteso durante la
notte della sua assenza, e che ora è là per acclamarlo nel giorno del suo
trionfo, è di grande bellezza agli occhi suoi. È Lui l’uomo che cercava delle
belle perle e che, trovatane una di gran prezzo, se ne andò, vendette tutto ciò
che aveva e l’acquistò. Solo Lui è capace di apprezzarne tutta la bellezza e di
conoscerne il vero valore. Non si stanca di ripetere che è bella.
Forse possiamo chiederci quale bellezza Cristo può vedere in
poveri esseri che sono coscienti di essere moralmente oscuri come le tende di
Chedar; ma è il riflesso della propria bellezza che Egli contempla in loro. I
raggi della sua gloria, così poco visibili nei suoi, sono però riflessi, come
la luna che non ha in sé alcuna luce ma riflette i raggi del sole, e brilla di
un dolce chiarore in seno alle tenebre che coprono la terra, mentre il sole è
nascosto nei cieli (lo vedremo più avanti al cap. 6 v. 10). Quale desiderio è
più grande e prezioso di poter manifestare nella nostra vita di
ogni giorno qualche raggio della gloria del nostro Signore?
Il mondo lo ha respinto ed ora Egli è nascosto nei cieli; ma sappiamo che
presto apparirà come il sole di giustizia che porta la salvezza «nelle sue ali»
(Malachia 4:2). Di quale gloria saranno attorniati in quel giorno coloro che lo
hanno amato e onorato, e che lo avranno aspettato con ansia durante la notte
della sua assenza! Essi sono gli oggetti di tutto il suo amore: «Amica mia»,
ripete.
Gesù amava Marta, sua sorella e Lazzaro, e trovava la sua
gioia in mezzo a loro. Oggi Egli ama la sua Chiesa, coloro che hanno creduto in
Lui, senza averlo visto, e che osservano la sua Parola nell’attesa del suo
ritorno. Ben presto Egli testimonierà questo amore anche ai fedeli in Israele
che, dopo il rapimento della Chiesa, lo glorificheranno in mezzo alla più
spaventosa persecuzione. Siamo coscienti di essere gli oggetti del suo più
tenero amore?
v. 15 — I tuoi occhi son come quelli dei colombi.
Più avanti, in questo cantico, il Re farà la descrizione
della sua sposa dalla testa ai piedi; qui non parla che degli occhi, che hanno
per lui un’attrattiva enorme, e li paragona a quelli di una colomba.
La colomba di Noè non trovava un luogo per posarsi (Genesi
8:6-13) in un mondo ancora sotto le conseguenze del giudizio di Dio. Un corvo
impuro poteva trovarsi a suo agio nel mondo, ma la colomba ritornò all’arca, il
solo luogo in cui si sentiva a casa propria. «Chi sono costoro che volano come
colombi verso il loro colombario?» (Isaia 60:8). La colomba, lontana dalla sua
abituale dimora, è sempre a disagio.
I fedeli che troviamo qui realizzano ciò che dice il
salmista: «Io sono un forestiero sulla terra » (Salmo 119:19). Essi sospirano
al pensiero del loro Signore e gemono poiché sono lontani da Lui: la loro
abitazione è presso il Signore. «Oh avessi io delle ali come la colomba! me ne
volerei via e troverei riposo. Ecco, me ne fuggirei lontano, andrei a dimorare
nel deserto» (Salmo 55:6-7). Meglio essere nel deserto con il Signore, che
nella città dove si trova l’iniquità e il tormento.