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giovedì 26 marzo 2026

Cantico dei Cantici (16/18)

v. 15 — Come sei bella, amica mia, come sei bella!

Abbiamo qui la risposta del Re all’amore dei suoi, espresso nei versetti che precedono. Egli dice loro che cosa sono per lui e come li vede. Prima di tutto sono belli. Questa sposa che egli ha atteso durante la notte della sua assenza, e che ora è là per acclamarlo nel giorno del suo trionfo, è di grande bellezza agli occhi suoi. È Lui l’uomo che cercava delle belle perle e che, trovatane una di gran prezzo, se ne andò, vendette tutto ciò che aveva e l’acquistò. Solo Lui è capace di apprezzarne tutta la bellezza e di conoscerne il vero valore. Non si stanca di ripetere che è bella.

Forse possiamo chiederci quale bellezza Cristo può vedere in poveri esseri che sono coscienti di essere moralmente oscuri come le tende di Chedar; ma è il riflesso della propria bellezza che Egli contempla in loro. I raggi della sua gloria, così poco visibili nei suoi, sono però riflessi, come la luna che non ha in sé alcuna luce ma riflette i raggi del sole, e brilla di un dolce chiarore in seno alle tenebre che coprono la terra, mentre il sole è nascosto nei cieli (lo vedremo più avanti al cap. 6 v. 10). Quale desiderio è più grande e prezioso di poter manifestare nella nostra vita di

ogni giorno qualche raggio della gloria del nostro Signore? Il mondo lo ha respinto ed ora Egli è nascosto nei cieli; ma sappiamo che presto apparirà come il sole di giustizia che porta la salvezza «nelle sue ali» (Malachia 4:2). Di quale gloria saranno attorniati in quel giorno coloro che lo hanno amato e onorato, e che lo avranno aspettato con ansia durante la notte della sua assenza! Essi sono gli oggetti di tutto il suo amore: «Amica mia», ripete.

Gesù amava Marta, sua sorella e Lazzaro, e trovava la sua gioia in mezzo a loro. Oggi Egli ama la sua Chiesa, coloro che hanno creduto in Lui, senza averlo visto, e che osservano la sua Parola nell’attesa del suo ritorno. Ben presto Egli testimonierà questo amore anche ai fedeli in Israele che, dopo il rapimento della Chiesa, lo glorificheranno in mezzo alla più spaventosa persecuzione. Siamo coscienti di essere gli oggetti del suo più tenero amore?

v. 15 — I tuoi occhi son come quelli dei colombi.

Più avanti, in questo cantico, il Re farà la descrizione della sua sposa dalla testa ai piedi; qui non parla che degli occhi, che hanno per lui un’attrattiva enorme, e li paragona a quelli di una colomba.

La colomba di Noè non trovava un luogo per posarsi (Genesi 8:6-13) in un mondo ancora sotto le conseguenze del giudizio di Dio. Un corvo impuro poteva trovarsi a suo agio nel mondo, ma la colomba ritornò all’arca, il solo luogo in cui si sentiva a casa propria. «Chi sono costoro che volano come colombi verso il loro colombario?» (Isaia 60:8). La colomba, lontana dalla sua abituale dimora, è sempre a disagio.

I fedeli che troviamo qui realizzano ciò che dice il salmista: «Io sono un forestiero sulla terra » (Salmo 119:19). Essi sospirano al pensiero del loro Signore e gemono poiché sono lontani da Lui: la loro abitazione è presso il Signore. «Oh avessi io delle ali come la colomba! me ne volerei via e troverei riposo. Ecco, me ne fuggirei lontano, andrei a dimorare nel deserto» (Salmo 55:6-7). Meglio essere nel deserto con il Signore, che nella città dove si trova l’iniquità e il tormento.