v. 8 — Se non lo sai, o la più bella delle donne,
C’è, in questo «Se non lo sai», un leggero rimprovero. Ma
con quale delicatezza il Re ci fa sentire la nostra ignoranza! È come se
dicesse: Sono cose che dovreste sapere! Ma il Signore vede i suoi diletti non
nelle loro infermità, nelle loro debolezze, ma come sono davanti a Lui, in
virtù dell’eccellenza dell’opera che Egli ha compiuto in loro favore. Il
credente è reso perfetto per sempre a causa del sacrificio di Cristo; egli è
rivestito della giustizia stessa di Dio, un Dio che ha trovato, nel suo amore,
il mezzo per giustificare i colpevoli. Lo fa in perfetto accordo con tutti i
diritti della sua santità, del suo amore e della sua giustizia; perché la sua
giustizia è stata pienamente soddisfatta quando l’unico Giusto è morto per
gl’ingiusti, per condurli davanti a Dio come dei figli diletti, in tutta la
bellezza della sua propria persona riflessa in loro. È desiderabile che tutti i
diletti del Signore siano felici di essere in Cristo, e ciò permetterà loro di
gustare una pace solida e di apprezzare pienamente l’amore di cui sono gli
oggetti.
v. 8 — esci e segui le tracce delle pecore,
Il gregge suggerisce l’idea della Chiesa, e i greggi delle
assemblee locali. Coloro che ci hanno preceduti su questo terreno vi hanno
lasciato le impronte dei loro passi; è un luogo dove ci si può rallegrare della
presenza del Pastore,
un sentiero nel quale Egli conduce il suo gregge. Questa via
è stata tracciata da Lui stesso; la fede la discerne in un mondo sviato dal
principe delle tenebre e vi vede le Sue sante impronte. È la stessa via che
hanno percorso i servitori fedeli dell’inizio, i testimoni del Signore.
L’apostolo Paolo poteva dire: «Siate miei imitatori, fratelli, e riguardate a
coloro che camminano secondo l’esempio che avete in noi» (Fil. 3:17).
L’epistola agli Ebrei ci dice: «Ricordatevi dei vostri
conduttori, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio, e considerando come
hanno finito la loro carriera, imitate la loro fede» (13:7). Perché vi sono
oggi tanti greggi diversi? E perché vi sono tanti sedicenti pastori che invece
di radunare le pecore attorno al Pastore le disperdono? Ciò proviene dal fatto
che non si è ascoltata la voce del buon Pastore e si è invece ascoltata quella
degli estranei. Per questo le pecore si sono smarrite nelle strade più diverse.
Non v’è che un rimedio: considerare alla luce della Parola le orme lasciate da
coloro che sono stati nel giusto sentiero dell’inizio. Solo essa farà luce sul
nostro sentiero e ci mostrerà dove dobbiamo posare i nostri piedi.
v. 8 — e fa’ pascere i tuoi capretti presso alle tende dei
pastori.
La sollecitudine del Pastore si mostra qui in un modo
commovente. Egli pensa a coloro che sono giovani nella fede, che sono ancora
inesperti e, per conseguenza, particolarmente esposti ai pericoli creati dal
nemico e dai cattivi pastori, che sono spesso come lupi rapaci. La sicurezza
per questi «capretti» sta nel non allontanarsi da coloro che possono istruirli,
nutrirli e far loro conoscere la persona del loro Signore. Vicino a Lui siamo
al sicuro. Vi sono degli ambienti dove si fa l’esperienza della sua presenza e
dove Egli ha messo i «doni» necessari per la cura del gregge. Beati coloro che,
coscienti dei pericoli ai quali sono esposti, stanno dove si è al sicuro e dove
si trovano nutrimento e cure necessarie. Sono insegnamenti di grande importanza
anche per coloro ai quali il Signore ha affidato un servizio pastorale e che
devono occuparsi dei giovani credenti. «Pasci i miei agnelli» ha detto il
Signore al suo servitore Pietro. Ma vediamo anche quanto sia importante che i
giovani ascoltino quelli che il Signore ha qualificato come pastori e non si
allontanino dal luogo in cui il Suo nome è onorato e dove si gode delle cure
del suo amore.
(segue)