v. 6 — Non guardate se sono nera, è il sole che mi ha bruciata;
Qui il nero è in rapporto con le afflizioni e le sofferenze
dei santi; l’ardente sole della prova li ha anneriti, bruciati; così sarà per
quelli del residuo di Israele che avranno attraversato la grande tribolazione,
il giorno dell’ira di Dio, un tempo di distretta come non ve n’è mai stato e
come mai più vi sarà. Con questo doloroso mezzo, la loro fede sarà messa alla
prova, purificata, ed essi saranno condotti a giudicare i propri peccati e
quelli della nazione che ha violato la santa legge di Dio e messo a morte il
Messia. Annientati, senza più alcuna risorsa né alcuna fiducia in se stessi,
eccoli resi capaci di apprezzare in tutto il suo giusto valore l’eccellenza
della grazia offerta loro, sulla montagna di Sion, dal Re, quel Re che la
nazione aveva rigettato e del quale avevano detto: «Non vogliamo che costui
regni su noi». Non avendo nulla in se stessi, essi hanno tutto in Lui e possono
dire con il salmista: «O Dio, scudo nostro, vedi e riguarda la faccia del tuo
unto » (Salmo 84:9).
v. 6 — i figliuoli di mia madre si sono adirati contro di
me;
«I figli di mia madre» sono i Giudei increduli, persecutori
del residuo fedele. Troviamo qui, per la prima volta, colei che in questo
cantico è chiamata «la madre». Si tratta di Israele, poiché è da Israele
secondo la carne che è venuto il Cristo, «che è sopra tutte le cose Dio,
benedetto in eterno» (Romani 9:5). La ritroveremo più avanti nel nostro libro.
Qui sono i suoi figli, la nazione stessa nella sua apostasia che, associata ai
nemici esterni, opprimerà e perseguiterà i fedeli, coloro che non seguiranno
l’Anticristo e di cui è spesso parlato nel libro dei Salmi. «Fammi ragione, o
Dio, difendi la mia causa contro un’empia gente», dice il residuo nel Salmo
43:1. «E per cagione tua che siamo ogni dì messi a morte» (Salmo 44:22).
Numerosi altri passi ci parlano delle sofferenze che incontreranno i fedeli da
parte dei loro compatrioti. Come sempre, è l’odio che riempie il cuore dei
malvagi contro i giusti, l’odio che ha conosciuto Abele il giusto da parte di
Caino suo fratello, e Davide, perseguitato da Saul come una pernice sulle
montagne; ma soprattutto il solo Giusto, che ha dovuto dire: «O Eterno, quanto
numerosi sono i miei nemici! Molti sono quelli che si levano contro di me»
(Salmo 3:1). Ed è poi lo stesso odio che hanno incontrato, da parte dei Giudei,
Paolo e coloro che annunciavano l’Evangelo alle nazioni.
v. 6 — m’hanno fatta guardiana delle vigne, ma io, la mia
vigna, non l’ho guardata.
Ci è parlato della vigna in Isaia 5 e nel Salmo 80:8.
Israele che guarda le vigne è un’immagine di ciò che è stato questo popolo
sotto la legge. Nella sua follia aveva detto: «Noi faremo tutto ciò che
l’Eterno ci comanderà». Essi non conoscevano né la santità di Dio né la loro
incapacità. Infatti, hanno perso tutto a causa della loro infedeltà. Il
residuo, però, non potrà nemmeno lui soddisfare le esigenze della legge
dell’Eterno. Così quei fedeli non potranno essere benedetti se non dalla grazia
di Dio che sarà loro recata dal Re di giustizia e di pace, e che darà loro
gioia e benedizione eterna. Allora, Egli metterà la sua legge nella loro mente
e la scriverà sul loro cuore.
Ritroveremo la vigna alla fine del cantico, nel momento in
cui Cristo, il divino «Salomone», regnerà sul suo popolo. In quel giorno, Egli
riceverà del frutto della sua vigna in abbondanza. Giorno felice sia per Lui
che per il suo popolo!
Abbiamo nei versetti 5 e 6 la descrizione di ciò che sarà,
durante il regno di Cristo, la Sposa amata dal Re: un oggetto della sua pura
grazia!