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domenica 4 giugno 2017

4 giugno

Dio, nostro Salvatore… vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità. Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti.
1 Timoteo 2:3-6

Che cos’è la verità?

“Che cos’è la verità?” È l’argomento di discussione nell’ora di filosofia in una classe di liceo. Gli studenti, animati dal dibattito, cercano nei loro libri le riflessioni dei filosofi più noti: “Non esiste verità universale” – “Ciascuno crede solo a ciò che vuole” – “Ognuno ha la sua verità” – “Non tutte le verità si possono dire”… Uno dei ragazzi, un po’ tristemente, fa notare che quello che manca nella vita sono dei riferimenti stabili e sicuri, e ciò lo scoraggia.
C’è una certezza che è bene ricordare a dei cuori assetati: Dio esiste, ci ama e ci dice la verità. Sappiamo che Dio esiste perché la creazione non può essere frutto del caso. Sappiamo che ci ama, non solo perché ce lo dice nella sua Parola, la Bibbia, ma soprattutto perché si è preso cura di venire sulla terra sotto forma umana, per salvarci e per parlarci in modo comprensibile e vero. Dio ha mandato sulla terra suo Figlio Gesù Cristo. Ci ha detto la verità su ciò che siamo, ma ci ha anche aperto il suo cuore. È in vista di dare un senso alla nostra vita che il Signore Gesù dichiarava da parte di Dio: “Io sono la via, la verità e la vita” (Giovanni 14:6). Il suo sacrificio è la nostra vita.

Sì, il Dio che non può mentire ci ha dato delle certezze per la vita di tutti i giorni, e anche per l’aldilà. Per coloro che si affidano a lui, queste promesse di Dio sono delle basi solide; la Bibbia ce le spiega; essa è la Parola di Dio, la verità.

sabato 3 giugno 2017

3 giugno

Gesù… esclamò: “Se qualcuno ha sete venga a me e beva”.
Giovanni 7:37

Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete.
Giovanni 4:14

Chi ha sete, venga.
Apocalisse 22:17

Una sete salutare
Salmo 63

Beato il cristiano che, svegliandosi, può esclamare come Davide: “O Dio, tu sei il mio Dio” (Salmo 63:1). Egli non sa cosa gli riserverà il giorno appena iniziato, ma conosce Dio e sa che il suo Dio veglierà su di lui. Egli lo conosce ancor più intimamente di quanto non lo conoscesse Davide. Egli ha accettato Gesù, colui che ha dato la sua vita per la salvezza dell’anima sua e che dopo la sua risurrezione ha potuto dire a Maria Maddalena: “Va’ dai miei fratelli, e di’ loro: «Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro»” (Giovanni 20:17).

Nel Salmo Davide prosegue: “Io ti cerco dall’alba; di te è assetata l’anima mia”. Forse esitiamo ad appropriarci di tali parole. Al mattino, prima di pensare ad altro, ci volgiamo verso Dio per ringraziarlo e per pregarlo? Davide si trovava nel deserto di Giuda, un territorio arido e secco, ma non chiede una fresca oasi con sorgenti e palme. Egli ha sete di Dio. È di lui che ha bisogno, il Dio forte, il Dio d’amore, il Dio glorioso. E Dio lo sostiene. Allora, oltre a non aver più sete, l’anima sua è saziata. Il deserto non è cambiato, tuttavia egli loda e canta: “Tu sei stato il mio aiuto, io esulto all’ombra delle tue ali” (Salmo 63:7). Così la giornata può iniziare e, malgrado le inevitabili preoccupazioni, il riscattato segue il suo Signore, sostenuto dal suo braccio potente.

venerdì 2 giugno 2017

2 giugno

In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati.
Atti 4:12

L’ufficiale e la sua prigioniera (2) 
2 Re 5:1-19

Sotto la sua scintillante armatura, Naaman, grande ufficiale dei Siri, nascondeva un male che, inevitabilmente, lo avrebbe condotto alla morte: la lebbra. Ma, come abbiamo visto ieri, Dio permette che una giovane Israelita parli a sua moglie del grande Dio salvatore. Naaman si mette in cammino per andare a incontrare il profeta Eliseo, a Samaria. Prudentemente si munisce di una lettera di raccomandazione da parte del suo re e porta con sé numerosi regali per pagare per la sua guarigione. Per prima cosa si presenta al re d’Israele mostrandogli la lettera. Ma il re non può far altro che rispondergli: “Io sono forse Dio, con il potere di far morire e vivere?”. Allora Naaman si reca a casa del profeta, con tutto il suo orgoglio e con la pretesa di pagare per la sua salvezza. Ma di fronte alla semplicità della soluzione proposta da Eliseo (“va’, lavati sette volte nel Giordano… e tu sarai puro”) comincia a irritarsi. Poi, su consiglio dei suoi servitori, si decide ad ubbidire; si tuffa sette volte nel Giordano ed è guarito.

Questo racconto ci chiama in causa. Tutti abbiamo in noi questa malattia che si chiama “peccato” e che conduce alla morte eterna. Solo Dio può e vuole liberarcene. Non si aspetta niente da noi, ma offre la guarigione a chiunque riconosce la sua colpevolezza e crede al sacrificio di Gesù Cristo, che ha preso su di sé i nostri peccati e ne ha subìto il giudizio alla croce. Non tardiamo ad accettare questa salvezza gratuita!

giovedì 1 giugno 2017

1 giugno

Non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede.
Romani 1:16

Noi non facciamo bene; questo è giorno di buone notizie, e noi tacciamo!
2 Re 7:9

L’ufficiale e la sua prigioniera (1)
2 Re 5:1-19

Dopo un’incursione nel paese d’Israele, i Siri conducono nella loro nazione un gruppo di prigionieri; fra loro c’è una ragazzina. Perché si trova lì? Perché Dio vuole servirsi di lei per compiere una meravigliosa guarigione. Ella è presa al servizio del capo dell’esercito, Naaman. In quella casa dove serve umilmente viene a sapere che il suo padrone è lebbroso. Invece di rimanere indifferente davanti alla malattia di chi l’ha strappata alla sua famiglia, dice alla sua padrona: “Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che sta a Samaria! Egli lo libererebbe dalla sua lebbra!” Parole audaci, parole di fede! Aveva già visto il profeta Eliseo guarire un lebbroso? Non lo sappiamo, ma ella conosce la potenza e l’amore del suo Dio, e sa che egli vuole il bene di tutti. Allora, in tutta semplicità, rende testimonianza del Dio che conosce; così, dopo la guarigione e il ritorno del suo padrone, avrà la gioia di unirsi a lui per adorare quel Dio.
Amici credenti, le persone che ci sono intorno, a casa nostra, al lavoro, nel nostro quartiere, sono colpite, come lo eravamo noi, dalla terribile malattia del peccato. Esse vanno incontro a una morte eterna. Noi abbiamo una buona notizia da annunciare loro, e spesso non lo facciamo. Che cosa aspettiamo per dir loro: “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16)?

(continua e si conclude domani)

mercoledì 31 maggio 2017

31 maggio

Esèrcitati invece alla pietà, perché l’esercizio fisico è utile a poca cosa, avendo la promessa della vita presente e di quella futura.
1 Timoteo 4:7-8

Mi esercito ad avere sempre una coscienza pura davanti a Dio e davanti agli uomini.
Atti 24:16

La pietà, una disciplina

Nessuno contesta l’utilità di buone norme di vita: mangiare con sobrietà, dormire un certo numero di ore e fare regolarmente esercizi fisici, non fosse altro che camminare. È indispensabile prendersi cura del proprio corpo.
Ma è ancora più vantaggioso esercitarsi alla pietà, proprio come si pratica uno sport, perché così si vigila sulla propria anima. La pietà, è una relazione con Dio, una vita di fede, mantenuta per mezzo della lettura della Parola di Dio e della preghiera. Coltivare questa relazione richiede degli sforzi continui, una disciplina quotidiana. Il termine greco usato qui per la parola esercitare è quello da cui è stata tratta la parola ginnastica.
Lo sportivo ha uno scopo e si impegna totalmente per raggiungerlo. Egli vive sobriamente, si allena regolarmente. È determinato e rispetta le regole. Lascia nello spogliatoio ciò che potrebbe ostacolarlo.

Allo stesso modo il cristiano che vuole piacere al Signore deve sviluppare diverse qualità: energia spirituale, dedizione, dipendenza, sottomissione alla Sua volontà, e senso della sua missione. Egli fissa i suoi occhi su Cristo, lo scopo della sua vita. Ha un solo obiettivo e conosce le sue priorità. L’apostolo Paolo è l’esempio di un eccellente atleta: “Una cosa faccio – diceva – dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù” (Filippesi 3:13-14).

martedì 30 maggio 2017

30 maggio

Vi ho detto queste cose affinché abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.
Giovanni 16:33

Fatti coraggio

È una frase pronunciata sovente dal nostro Signore, e spesso abbiamo bisogno di prenderla per noi. Consideriamo alcune di queste frasi. “Figliolo, coraggio, i tuoi peccati ti sono perdonati” (Matteo 8:48). Gesù conforta così chi si sente accasciato per la propria condizione di peccatore perduto. Egli promette un perdono pieno a chi crede semplicemente nella sua opera tramite la quale Dio ci dà la vita eterna.
Ascoltiamo anche le parole che confortano i credenti con la rassicurazione della sua presenza: “Coraggio, sono io, non abbiate paura” (Matteo 14:27). Così scompaiono l’inquietudine e la paura; ritroviamo la pace, confortati dalla certezza della presenza del Signore.
Infine, ecco il “coraggio” della vittoria. “Fatevi coraggio, io ho vinto il mondo” (Giovanni 16:33). Satana contro di noi, il mondo intorno a noi, il nostro cuore malvagio dentro di noi, tutto ciò ci dà l’occasione di realizzare la vittoria di Gesù, quella che lui ha riportato al prezzo delle sofferenze e della morte.

Questi tre incoraggiamenti coprono l’insieme della vita, in quanto sono legati al nostro passato, al nostro presente e al nostro avvenire. I peccati del passato sono cancellati per chi ha creduto in Cristo; la sua compagnia ci è assicurata per il presente; e l’avvenire rivelerà Gesù come il potente Vincitore del diavolo, del mondo e della morte. 

lunedì 29 maggio 2017

29 maggio

Astenetevi da ogni specie di male.

1 Tessalonicesi 5:22


Prestate ora le vostre membra a servizio della giustizia per la santificazione.
Romani 6:19

Essere retrogradi?

Sui muri delle nostre città, nelle pagine dei nostri giornali e dei periodici, sono esibite con compiacimento delle immagini provocanti e sconvenienti. Esse riflettono un disordine morale che fa incancrenire progressivamente la nostra società occidentale. “Bisogna censurare la pubblicità? – si chiedeva recentemente un noto pubblicitario, mettendo in evidenza che la libertà d’espressione in questo campo non ha fatto altro che accompagnare l’evoluzione dei costumi. – Sono piuttosto quelli che si scandalizzano che dovrebbero chiedersi se non sono retrogradi”!
Questo modo di pensare non ci sorprende; la Parola di Dio ci avverte che “negli ultimi giorni verranno tempi difficili; perché gli uomini saranno… insensibili… senza amore per il bene… amanti del piacere” (2 Timoteo3:1, 3, 4). In realtà, ciò che conta non è tanto il fatto di dirsi cristiani e di rispettare dei valori d’ispirazione cristiana, ma seguire il vero Maestro, Gesù Cristo, al quale dobbiamo cercare di piacere. “Come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta” (1 Pietro 1:15).

La società, l’epoca, i costumi possono cambiare, ma c’è qualcosa di assolutamente stabile e permanente: è la santità di Dio. Ciò implica per i suoi figli un comportamento che non deve fare concessioni né alle mode né ai costumi corrotti della sua epoca.