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martedì 15 ottobre 2019

15 ottobre


Un Samaritano che era in viaggio giunse presso di lui e, vedendolo, ne ebbe pietà; avvicinatosi, fasciò le sue piaghe.
Luca 10:33-34

(Gesù disse:) “Vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io”.
Giovanni 13:15

Il buon Samaritano

La legge di Dio, data al popolo d’Israele tramite Mosè e scritta nella Bibbia, ordinava di amare il prossimo come se stesso. Rispondendo alla domanda che gli fa un dottore della legge: “Chi è il mio prossimo?”, Gesù racconta la storia di un uomo che è stato vittima di un agguato. Moribondo, accasciato a lato della strada, derubato di tutto, il malcapitato viene soccorso da un Samaritano di passaggio.
Ispirandosi a quella parabola del Signore, definire uno un “buon Samaritano” significa dire che è buono, che compie gesti caritatevoli nei confronti del prossimo. Ma con quel racconto il Signore non vuole soltanto incitarci a dare prova di bontà verso i bisognosi, ma vuole farci comprendere quale sia il nostro stato morale: esattamente quello del povero uomo assalito dai malviventi. Non è forse questo il destino di tutte le persone che vivono senza Dio? Sono alla mercé di Satana e tutte hanno di fronte la morte, senza la speranza di essere soccorse. Il buon Samaritano è una figura del Signore Gesù, che è sceso dal cielo per cercare e salvare quelli che erano perduti, e prendersi cura di loro.
“Quale ti pare essere stato il prossimo di colui che s’imbatté nei ladroni?”, chiede Gesù al termine del racconto; e il dottore della legge rispose: “Colui che gli usò misericordia” (Luca 10:36-37).
Gesù è venuto sulla terra come un uomo, è stato il “nostro prossimo” dando se stesso a morire sulla croce per salvarci. Se conosciamo il suo amore verso di noi, come possiamo non avere compassione dei bisognosi che ci stanno intorno?

lunedì 14 ottobre 2019

14 ottobre


O voi tutti che siete assetati, venite alle acque; voi che non avete denaro venite.
Isaia 55:1

Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita.
Apocalisse 22:17

Gesù e la Samaritana
(Leggere Giovanni 4:5-15)

Una donna samaritana va ad attingere acqua al pozzo di Sicar. Ha sete, e la sua brocca è vuota, così come è vuoto il suo cuore assetato di perdono e di pace. Ha goduto dei piaceri carnali, ma non ha trovato la felicità. È sola; forse non vuole incontrare nessuno, perché ha vergogna della propria vita.
Ma chi vede? Un uomo stanco, che sembra aspettarla, è seduto sull’orlo del pozzo; ma quell’uomo è un Giudeo, e fra i Samaritani e i Giudei non correva buon sangue. La donna arriva fino al pozzo per prendere l’acqua ed ecco che quell’uomo le parla con dolcezza e le dice: “Dammi da bere”.
Lei replica con fermezza: “Come mai tu che sei Giudeo chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”
Gesù risponde: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: "Dammi da bere", tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli ti avrebbe dato dell'acqua viva”.
Dell’acqua viva? L’argomento le interessa. Allora Gesù aggiunge: “Chiunque beve di quest’acqua avrà sete di nuovo; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete”.
Quella donna ha trovato in Gesù la sorgente dell’acqua viva, la sorgente della felicità. Ha trovato il Salvatore del mondo.
Se cerchi di soddisfare la tua sete di felicità e ascolti la sua voce, sappi che Gesù Cristo è sempre pronto a donare alla tua anima quell’acqua viva, cioè la vita eterna, la pace dell’anima e il riposo della coscienza.

domenica 13 ottobre 2019

13 ottobre


L’empio fa un’opera illusoria.
Proverbi 11:18

Chi scava una fossa vi cadrà, e la pietra torna addosso a chi la rotola.
Proverbi 26:27

L’ingannatore ingannato

Paolo e Sila erano in prigione coi piedi bloccati dai ceppi; e lì, benché incatenati, cantavano lodi a Dio, e gli altri prigionieri li ascoltavano (Atti 16:25). Come sarà apparso strano udire delle lodi rivolte a Dio in un luogo in cui, solitamente, si udivano ingiurie, imprecazioni e gemiti!
Ma ecco che “a un tratto, vi fu un gran terremoto, la prigione fu scossa dalle fondamenta; e in quell’istante tutte le porte si aprirono, e le catene di tutti si spezzarono” (Atti 16:26). Paolo e Sila ne approfittarono per fuggire? No. Anzi, quando si accorsero che il carceriere, vedute tutte le porte del carcere spalancate, aveva sguainato la spada per suicidarsi, “pensando che i prigionieri fossero fuggiti”, Paolo gli gridò ad alta voce: “Non farti del male”. Allora il carceriere, tutto tremante, si gettò ai piedi di Paolo e di Sila, e disse: “Signori, che debbo fare per essere salvato?” La risposta fu semplice e immediata: “Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato”. E lui credette e “si rallegrava con tutta la sua famiglia, perché aveva creduto in Dio” (Atti 16:27-34).
Satana pensava di ostacolare l’Evangelo facendo imprigionare Paolo e Sila, e invece ha contribuito alla sua diffusione. Aveva tentato di eliminare i due servitori di Cristo, invece ecco che delle anime si sono convertite! Non scoraggiamoci e testimoniamo della nostra fede in qualunque circostanza ci veniamo a trovare. Il Signore saprà come far progredire la sua opera in maniera straordinaria e spesso inimmaginabile.

sabato 12 ottobre 2019

12 ottobre


SIGNORE, ascolta la mia preghiera e giunga fino a te il mio grido!... Nel giorno della mia sventura porgi il tuo orecchio verso di me; quando t’invoco, affrèttati a rispondermi.
Salmo 102:1-2

Quest’afflitto ha gridato, e il SIGNORE l'ha esaudito; l’ha salvato da tutte le sue disgrazie.
Salmo 34:6

La preghiera di Anna
Leggere 1° Samuele 1

Il sacerdote Eli è seduto nel tempio di Dio a Silo, e osserva una donna che prega a bassa voce. Vede le sue labbra che si muovono, ma non ode nulla.
Chi è quella donna? Si chiama Anna ed è venuta con suo marito, come ogni anno, ad adorare Dio. Anna soffre immensamente per il fatto di essere sterile perché questo la rende oggetto di scherno soprattutto da parte dell’altra moglie che invece ha avuto dei figli. Profondamente ferita e rattristata, è venuta alla casa di Dio. Anna conosce Dio; sa che in quel luogo può incontrarlo ed è certa che Egli ascolterà la sua preghiera. La sua disperazione rimane tra lei e il suo Dio; nessun altro ode il suono della sua voce.
Eli è all’oscuro di tutto, ma quando viene a sapere la sua storia le dice: “Va’ in pace, e il Dio d’Israele esaudisca la preghiera che gli hai rivolta!”. L’anno successivo suo marito ritorna al tempio, ma Anna è rimasta a casa perché Dio le ha donato un figlio, come lei aveva desiderato e chiesto. L’ha chiamato Samuele e l’ha consacrato a Dio; più tardi diventerà un grande profeta.
Questo brano ci insegna che coloro che conoscono Dio possono confidargli i loro problemi, le loro preoccupazioni, i loro dolori. Non sanno come Dio intenderà rispondere, ma sono sicuri che ascolterà le loro preghiere e darà loro la pace del cuore.
E tu, lettore, quando attraversi delle difficoltà o quando la tua coscienza ti tormenta, fa’ una preghiera a Dio. Egli ti risponderà, siine certo. Egli ti conosce, vede le tue difficoltà e desidera che tu gli chieda aiuto. Dagli fiducia.

venerdì 11 ottobre 2019

11 ottobre


Cristo… è morto per gli empi.
Romani 5:6

Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di essere chiamati figli di Dio!
1 Giovanni 3:1

Voi l’accettaste… come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete.
1 Tessalonicesi 2:13

Per noi, in noi, di noi, con noi

Queste quattro affermazioni racchiudono tutto il lavoro che Dio compie in favore dei credenti.
– Per noi. Gesù Cristo è morto al nostro posto per cancellare per sempre, davanti a Dio, i peccati che ci separavano da Lui. “Cristo è morto per noi” (Romani 5:8).
– In noi. Per mezzo dello Spirito Santo, Dio lavora nel cuore degli uomini per spingerli al pentimento e ad accettare personalmente la salvezza che Egli offre. Lo Spirito Santo è la potenza che opera nei credenti (Efesini 3:20). “È Dio che produce in voi il volere e l'agire, secondo il suo disegno benevolo” (Filippesi 2:13).
– Di noi. Dio fa suoi figli tutti quelli che credono. Legati indissolubilmente a Gesù Cristo, i credenti formano la famiglia di Dio. A causa dei loro peccati erano lontani da Lui, ma per l’opera della croce hanno ottenuto con Dio, diventato loro Padre, una relazione di figli. “Avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: Abbà! Padre! Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio” (Romani 8:15-16).
– Con noi. Come un artigiano utilizza i suoi attrezzi, Dio desidera utilizzare i credenti nel lavoro che svolge sulla terra; li ha salvati anche per questo, ed è una gioia per loro poterlo servire. Dopo essere risuscitato, il Signore Gesù ha mandato i suoi discepoli a predicare il Vangelo in tutto il mondo, dicendo loro: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente” (Matteo 28:20).

giovedì 10 ottobre 2019

10 ottobre


E non v’è nessuna creatura che possa nascondersi davanti a lui; ma tutte le cose sono nude e scoperte davanti agli occhi di colui al quale dobbiamo render conto (Dio).
Ebrei 4:13

Se camminiamo nella luce, com’egli è nella luce, abbiamo comunione l'uno con l'altro.
1 Giovanni 1:7

Dio vede tutto

Supponete di avere un dipendente che considerate irreprensibile perché capace, assiduo, puntuale, si impegna con serietà e gode della stima dei suoi colleghi.
Un giorno, però, con vostra grande sorpresa, vedete questo impiegato modello uscire furtivamente dall’ufficio nascondendo nel cappotto un oggetto prodotto dalla società, dirigersi verso la sua auto e mettere l’oggetto nel bagagliaio Cosa pensereste di lui?
Immediatamente la vostra opinione su quel dipendente cambierebbe totalmente e vedreste il suo solito comportamento sotto una luce diversa; tutto ciò che svolgerà con tanta devozione vi sembrerà sospetto, perché lo sapete capace di atti disonesti.
Dio ci vede meglio di chiunque altro. Dio vede tutto, ascolta tutto e conosce anche i nostri pensieri più segreti; non ne rimane sorpreso e non è colto impreparato. Anche se abbiamo un comportamento all’apparenza irreprensibile, non saremo mai all’altezza della sua giustizia e santità; ma, nonostante questo, se conosciamo Dio sappiamo che ci ama.
A seconda di quanto lo conosciamo, il suo sguardo può imbarazzarci oppure rassicurarci. Se lo consideriamo come un giudice, avremo paura del suo sguardo che penetra ogni cosa, ma se è diventato il nostro Padre, cioè colui che ha mandato Gesù Cristo per salvarci e farci conoscere la sua grazia, il suo sguardo ci consola perché sappiamo che il suo amore è infinito. Sapere che nulla sfugge al nostro Padre celeste è confortante, rassicurante e indispensabile per una relazione di vera comunione con Lui.

mercoledì 9 ottobre 2019

09 ottobre


L’anima mia è sazia di mali… Sono come un uomo che non ha più forza... e sono smarrito.
Salmo 88:3, 4, 15

Voi siete da Dio, figlioli… Colui che è in voi (lo Spirito Santo) è più grande di colui che è nel mondo (il maligno).
1 Giovanni 4:4

Il credente e la depressione (2)

“Il credente che attraversa un momento di depressione ha la tendenza a combattere con la propria coscienza. Riguardo a questo problema ho imparato a non farmi opprimere dai sensi di colpa che mi assalivano, perché so che il diavolo è un eccellente accusatore (Apocalisse 12:10) e fa di tutto per scoraggiarci.
Ma come sapere se un sentimento di colpa è il frutto di una falsa accusa che Satana insinua in noi, oppure se viene dallo Spirito Santo che vuole riprenderci? Le accuse del diavolo colpiscono ad ampio raggio e non toccano le nostre azioni, bensì la nostra persona, convincendoci, ad esempio, di non essere degni dell’amore di Dio. Lo Spirito Santo, invece, agisce in maniera completamente diversa: è diretto e attira la nostra attenzione su un errore preciso che abbiamo commesso, mostrandoci che dobbiamo giudicarlo e abbandonarlo e assicurandoci, se facciamo così, il perdono di Dio.
Quando vi sentite colpevoli, se dopo un serio esame di coscienza non riuscite a determinarne la causa, non esitate a vedere in quello una manovra meschina del diavolo, e non tenetene conto.
Ho anche imparato a non credere a tutto ciò che viene detto. Se vi dicono: “La depressione è un peccato”, non credeteci. La depressione può anche essere la conseguenza di un peccato, ma non è un peccato, è una malattia. Nel libro dei Salmi, certe espressioni sembrano proprio quelle di una persona depressa che poi trova consolazione in Dio. Il Signore ci parla anche quando siamo nella debolezza e non ci dirà mai che ci abbandona; anzi, la sua dolce voce ci rassicura del suo amore e della sua presenza.”