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domenica 5 maggio 2024

05 maggio - Cristiani di nome o di fatto?

Gesù gli rispose: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio… non può entrare nel regno di Dio”.

Giovanni 3:3, 5

 

Cristiani di nome o di fatto?

 

Ecco una dichiarazione sorprendente di Gesù Cristo! Tuttavia, se ti dici cristiano, devi accettare questo suo insegnamento.

Tu non puoi vedere il regno di Dio, né entrarvi, senza essere nato di nuovo. Questa verità capitale non è sempre compresa, nemmeno da coloro che frequentano una chiesa o che aspirano lealmente a conoscere Dio. Prima di tutto è necessario capire e ammettere che la natura umana non può piacere a Dio a causa del male che è in essa. Non vi è nulla che lo possa soddisfare e condurre l’uomo alla salvezza. Tu puoi osservare tutte le pratiche e i riti cosiddetti “cristiani”, ma non arriverai mai a soddisfare le esigenze di Dio, né ad ottenere il suo perdono. Puoi essere assiduo alle funzioni religiose, conoscere la Bibbia, essere affabile col tuo prossimo, senza per questo essere salvato ed entrare nel regno di Dio. Tutto ciò ti potrà stupire, eppure non c’è alcuna possibilità di evitare la condanna di Dio senza l’intervento di Dio stesso.

Ma se riconosci questa mancanza di relazione con Dio e la tua incapacità a realizzarla, un solo sguardo di fiducia rivolto a lui, un atto di fede nell’opera che Gesù Cristo ha compiuto sulla croce, sarà sufficiente perché Egli ti trasmetta una nuova vita grazie alla potenza del suo Spirito. Così tu sarai “nato di nuovo” e Dio ti farà entrare nel suo cielo. “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura” (2 Corinzi 5:17).

venerdì 3 maggio 2024

04 maggio - Cos’è che ha valore per noi?

Che giova all’uomo se guadagna tutto il mondo e perde l’anima sua?

Marco 8:36

 

Cos’è che ha valore per noi?

 

Un piccolo bambino, eludendo la sorveglianza dei genitori, si mise a giocare con un vaso di grande valore e vi lasciò scivolare dentro una moneta. Nell’intento di recuperarla vi infilò la manina, e subito si rese conto di non riuscire più a tirarla fuori. Così chiese aiuto ai genitori, ma ogni tentativo fu vano: la mano rimaneva incastrata! Allora si cominciò a discutere sull’opportunità di rompere il vaso, finché il padre ebbe l’idea di dire al bambino di aprire la mano e di allungare le dita. “Non posso farlo” gridò il bambino, “dovrei lasciare andare la mia moneta!”. Era evidente che stringendo la moneta nel pugno la mano non poteva passare attraverso la stretta apertura. Il prezioso vaso aveva rischiato di essere distrutto a causa di una moneta che valeva molto molto meno!

Questo racconto ci può far sorridere… Ma non ci comportiamo forse allo stesso modo quando rischiamo di perdere la felicità eterna per non rinunciare ai piaceri di questa vita? Quanti di noi tengono stretta la loro “moneta”! Chiunque non vuole abbandonare i piaceri del peccato non può essere liberato dalla schiavitù del peccato e ottenere la vita eterna.

Ognuno di noi dovrebbe riconsiderare seriamente le cose alle quali, fino ad ora, ha dato più valore che alla fede in Cristo. Che cosa mi trattiene dal confessare a Dio le colpe della mia vita e accettare il suo perdono?

Le parole del Signore “che giova all’uomo se guadagna tutto il mondo e perde l’anima sua?” non devono rimanere semplicemente un detto proverbiale, ma uno spunto per una seria riflessione

 

03 maggio - Gesù Cristo è Dio ma anche uomo (2)

Ecco, tu… partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo.

Luca 1:31, 32

 

La Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre.

Giovanni 1:14

 

Gesù Cristo è Dio ma anche uomo (2)

 

“Cristo Gesù… spogliò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce” (Filippesi 2:5-8). Dio manifestato in carne, il Figlio che diventa uomo senza cessare di essere Dio, è certamente un mistero. Concepito dallo Spirito Santo nel seno della vergine Maria, Egli è l’uomo perfetto, senza peccato (1 Giovanni 3:5). Sottomesso al Padre, ha compiuto sempre e in ogni cosa la sua volontà, e il Padre ha apertamente dichiarato di trovare in lui solo il proprio compiacimento (Matteo 3:17; 17:5).

Ma non è questa perfezione che ci può salvare. Per liberare dei colpevoli dalla colpa del peccato, Gesù ha dovuto venire in terra come un uomo e morire al nostro posto, subendo lui il castigo di Dio. Niente meno che questo è stato necessario per poterci salvare e dare la vita eterna! “C’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti” (1 Timoteo 2:5, 6).

Il Signore non è rimasto nel sepolcro. Dio, pienamente soddisfatto dalla sua opera, lo ha risuscitato e lo ha fatto sedere alla sua destra. E là Egli si occupa di quelli che hanno creduto in lui e li sostiene nel loro cammino. Di là verrà a prenderli per portarli con sé nel cielo.

giovedì 2 maggio 2024

Salvati per grazia, o per opere?

Chissà quante volte avrete sentito porre questa domanda. E’ un tema molto dibattuto e importante; è necessario quindi un esame attento e corretto della Scrittura, la Parola di Dio per avere la certezza della corretta interpretazione.

Iniziamo con la citazione di alcuni versetti della Bibbia:

1. Giovanni 5:24“In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.”

2. Giovanni 5:29“…quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in resurrezione di giudizio.”

3. Efesini 2:8“…è per grazia che siete stati salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù d’opere affinché nessuno se ne vanti…”

4. Giacomo 2.24“…voi vedete dunque che l’uomo è giustificato per opere e non per fede soltanto.”

Questi versetti – estrapolati dal loro contesto – sembrano ognuno dire il contrario dell’altro, ma poiché crediamo fermamente che la Parola di Dio è perfetta e non ha contraddizioni, dobbiamo approfondire meglio la Scrittura e capire il perché di questa apparente contrasto.

Salvezza per grazia mediante la fede

Citiamo alcuni versetti che confermano la salvezza per grazia per mezzo della fede.

Romani 3:23,24 e 28 “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. …Dov’è dunque il vanto? Esso è escluso. Per quale legge? Delle opere? No, ma per la legge della fede; poiché riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge”.

Romani 5:1 “Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore”.

Romani  4:2-4 “Poiché se Abraamo fosse stato giustificato per le opere, egli avrebbe di che vantarsi; ma non davanti a Dio. Infatti che dice la Scrittura? “Abraamo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia”. Ora a chi opera il salario non è messo in conto come grazia ma come debito; mentre a chi non opera ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede è messa in conto come giustizia”.

Romani 10:9 “…perché se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato…”.

2 Timoteo 1:9 “Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il proposito e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall’eternità…”.

Tito 3:5 “…egli ci ha salvato non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia…”.

Dai versetti citati (ma ce ne sono molti altri) appare evidente che la salvezza si ottiene per grazia mediante la fede. La grazia è ciò che Dio ci dà senza che lo meritiamo. In qualche versione della Bibbia il termine grazia è tradotto “immeritata benignità” che rende molto bene il concetto. Al carceriere di Filippi che chiedeva cosa avrebbe dovuto fare per essere salvato, Paolo ha risposto “credi e sarai salvato” (Atti 16:30,31). Ma potremmo chiederci: credere (avere fede) in chi e che cosa?

Romani 4:5 “a chi non opera ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede è messa in conto come giustizia.”

“a chi non opera…” :

cioè chi non fa. Come potrebbe l’uomo naturale compiere qualcosa di gradito a Dio? Dio vede l’uomo nella sua condizione di peccato come morto:

“Morto nelle colpe e nei peccati” – Efesi 2:1

“Morti nei peccati” – Colossesi 2:13

“Lascia che i morti seppelliscano i loro morti” – Matteo 8.2

Un morto non può compiere nulla!

“…ma crede in colui che giustifica l’empio…” :

chi può giustificare un empio? Nessuno, neppure Dio. Ma Dio ha trovato il modo di farlo senza essere ingiusto, senza abbassare il livello (se mai esistesse) della sua santità. Il Signore Gesù, fattosi uomo, ha subito Lui – il solo santo e giusto – il giudizio che doveva cadere sugli uomini. Lui è stato il perfetto sostituto avendo soddisfatto pienamente le esigenze di giustizia e santità di Dio. Così tutti coloro che,  riconoscendosi peccatori meritevoli di giudizio, accettano il dono di grazia che Dio offre in Gesù Cristo, sono salvati, resi giusti, giustificati.

“…la sua fede è messa in conto come giustizia.”:

L’opera della croce è accettata per fede, cioè si crede alla dichiarazione di Dio che ha compiuto (nella sua grazia) tutto quello che era necessario per la nostra salvezza, la quale oggi non è ancora pienamente manifestata in tutti i suoi aspetti.

Salvezza per opere?

L’epistola di Giacomo sembra contraddire quanto abbiamo detto finora: “Voi vedete che l’uomo è giustificato per opere e non per fede soltanto”. Cosa voleva dire Giacomo?

Occorre esaminare tutto il contesto del capitolo 2. L’apostolo sta rilevando come nella chiesa ci siano favoritismi, accondiscendenze, modi di agire egoistici, disprezzo per i poveri ecc… comportamenti che non manifestano la fede. Giacomo allora vuole far riflettere sulla necessità che la fede dichiarata (con la bocca) sia manifestata con l’agire in coerenza con quanto si afferma di credere.

E’ un dialogo tra due persone.

Infatti al v. 14 del capitolo 2 leggiamo “A che serve fratelli miei se uno dice…”; qualcuno fa una dichiarazione davanti agli uomini, (non a Dio perché Dio conosce lo stato del cuore) e dice di avere fede “…ma non ha opere…” cioè la sua fede è priva di riscontri oggettivi (opere), tutto rimane nel campo di una semplice dichiarazione senza la manifestazione esteriore della realtà di fede che professa di avere. In questo caso è come se la fede fosse morta, cioè come se non esistesse.

Un altro dice: (sempre agli uomini e non a Dio) “…io ti mostrerò con le mie opere la mia fede”. Le opere non portano alla fede ma sono una conseguenza della fede. Esse dimostrano, manifestano in modo coerente che la fede è una realtà interiore, che è vera e produce del frutto.

“…la fede agiva insieme alle sue opere e per le opere fu resa completa”

E’ la conferma di quanto precede: c’era la fede alla base di tutto e le opere hanno reso evidente che quanto dichiarato non era una semplice enunciazione di principio, ma una realtà.

“…l’uomo è giustificato per opere e non per fede soltanto”

Davanti a Dio la giustizia è imputata per fede, lo abbiamo visto nel paragrafo precedente, ma è manifestata al mondo dalle opere che la confermano. Abraamo quando ha ubbidito a Dio che gli aveva chiesto di offrirgli il suo unico figlio Isacco, ha manifestato, con le opere, quella giustizia che Dio gli aveva imputato per fede alcuni decenni prima (Genesi 15:6). E’ stato quindi giustificato per la fede ed essa fede è stata confermata e manifestata dalle opere. Nessuno, se non Dio, poteva sapere che Abraamo aveva creduto con cuore a Dio. Ma ora con le sue opere anche gli uomini hanno potuto vedere che Abraamo aveva una  completa fiducia in Dio.

Conclusione

Potremmo schematicamente riassumere quanto detto come segue:

“Compiere buone opere” perché si è salvati

Non “compiere buone opere” per ottenere la salvezza

Il fatto di essere salvati “per grazia mediante la fede” e “non per opere”, non deve portarci ad un semplice ed inattivo godimento della nostra beata posizione in Cristo. Nell’epistola agli Efesini siamo infatti esortati, dopo aver ottenuto la salvezza, a compiere le opere buone che Dio ha preparate per noi affinché le compiamo. Le opere sono già pronte per essere eseguite, sforziamoci di non essere negligenti nell’adempierle! Impegniamoci a compierle, ricordando che esse manifestano la nostra fede e portano gloria a Dio.

Nella Bibbia troviamo diversi tipi di opere:

opere morte: quelle compiute dall’uomo naturale cioè nella condizione di peccato; esse non hanno alcun valore per Dio. (Ebrei 6:1)

opere malvagie: quelle compiute con l’intento cattivo, per produrre danno. Caratterizzano gli increduli. (Colossesi 1:21)

opere giuste: quelle che gli uomini compiono per il bene. (Tito 3:5)

opere buone: quelle che Dio ha preparate e che devono caratterizzare il credente. Dimostrano la realtà di fede e portano gloria a Dio.

02 maggio - Gesù Cristo è Dio (1)

Così parla l’Eterno…: “Io sono il primo e sono l’ultimo, e fuori di me non c’è Dio”.

Isaia 44:6

 

(Gesù disse:) “Non temere, io sono il primo e l’ultimo, e il vivente. Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli”.

Apocalisse 1:17, 18

 

Gesù Cristo è Dio (1)

 

“Signor mio e Dio mio!” esclamò Tommaso quando il Signore Gesù risuscitato gli si presentò mostrandogli le ferite della crocifissione (Giovanni 20:28). Teniamo a mente anche noi le affermazioni della Bibbia in relazione alla divinità di Gesù Cristo, il Figlio di Dio: “Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato” (Giovanni 5:23).

Il Vangelo di Giovanni (1:1-18) ci insegna che il Figlio unico di Dio, Gesù Cristo, è la Parola creatrice. “Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei”. “La Parola era Dio”. L’apostolo Paolo scrive che Cristo, è “Dio benedetto in eterno” (Romani 9:5). L’apostolo Giovanni, parlando del Figlio di Dio, dice: “Egli è il vero Dio e la vita eterna” (1 Giovanni 5:20). Dio Padre, parlando del Figlio, dice: “Il tuo trono, o Dio, dura di secolo in secolo” (Ebrei 1:8).

Dio è l’Eterno. Egli dice di sé “Io sono colui che sono”. “Io, l’Eterno, sono il primo, io sarò con gli ultimi” (Esodo 3:14; Isaia 41:4). Questo stesso nome è anche attribuito a Gesù in Ebrei 1:12: “Tu rimani lo stesso, e i tuoi anni non avranno mai fine”. Egli stesso dichiara: “In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse nato, io sono” (Giovanni 8:58).

Mentre viviamo sulla terra noi credenti aspettiamo il Suo ritorno, “la beata speranza … del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù” (Tito 2:13). Per l’eternità saremo con Lui e lo adoreremo!

mercoledì 1 maggio 2024

E' anche la vostra storia?

Un credente scriveva queste parole: Iniziai a leggere la Bibbia spinto solo dalla curiosità ma più la leggevo e più sentivo turbato. I pilastri delle mie convinzioni si stavano man mano sgretolando fino a che lessi in Isaia : “Dalla pianta del piede fino alla testa non v'è nulla di sano (in me)” Isaia 1:6.  Questo sono io. E' la mia storia. Poi dopo alcuni giorni lessi: “O voi tutti che siete assetati, venite alle acque; voi che non avete denaro venite, comprate e mangiate! Venite, comprate senza denaro, senza pagare” Isaia 55:1. Follia! Mi dissi. Senza pagare? Non dovevo fare niente, solo andare?

Lessi del Signore Gesù che diceva: “Un uomo preparò una gran cena e invitò molti; e all'ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: Venite, perché tutto è già pronto" Luca 14:16-17. Voleva la casa piena e la cosa mi toccò nel cuore. Parlava di me.

Udii il suo invito: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo” Matteo 11:28. Sono andato, non potevo rifiutare un tale invito.

Mi ha detto: “Picchiate e vi sarà aperto” Matteo 7:7. La porta era stretta  (Matteo 7:17). Bisognava lasciare fuori ogni propria pretesa e convinzione. Sulla porta  è come se ci fossero tre avvertenze la prima: “Senza spargimento di sangue non c'è remissione” (Ebrei 9:22). La seconda: “la vittima, per essere gradita, dovrà essere perfetta: non dovrà avere difetti” Levitico 22:21. La terza :“sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia” 1 Pietro 1:18-19.

Sono entrato e con tutti quelli che erano entrati prima di me e ho detto: “Certa è quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori” 1 Timoteo 1:15.

01 maggio - La festa del lavoro

Mangerai il pane con il sudore del tuo volto… il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita.

Genesi 3:17, 19

 

Tutto quello che la tua mano trova da fare, fallo con tutte le tue forze.

Ecclesiaste 9:10

 

La festa del lavoro

 

L’origine della festa del lavoro risale al 1° Maggio dell’anno 1886, giorno in cui più di 400.000 lavoratori si ribellarono a Chicago per ottenere la giornata lavorativa di otto ore. Questo giorno è diventato il simbolo delle rivendicazioni dei lavoratori. Anche in Italia è una giornata non lavorativa, ma retribuita.

Il cristiano non deve dimenticare l’origine della fatica legata al lavoro. Dio aveva posto l’uomo nel giardino di Eden “perché lo lavorasse e lo custodisse” senza fatica (Genesi 2:15); poi ci fu la disubbidienza e la caduta nel peccato e il lavoro, da allora in poi e per tutte le generazioni, è diventato faticoso (Genesi 3:17-19). Quanto sudore, quanti sospiri, quanti incidenti! Per non parlare delle sofferenze causate dallo spirito di dominio e dall’egoismo, che spinge l’uomo fino a ridurre in schiavitù i propri simili!

Il credente è esortato a lavorare pacificamente e onestamente, senza ozio e senza pigrizia (Romani 12:11), per soddisfare i bisogni propri e quelli della sua famiglia, e per dare ai più poveri (2 Tessalonicesi 3:12, 13; Atti 20:35). E non deve farlo “come per piacere agli uomini, ma… con benevolenza”, come se servisse “il Signore e non gli uomini” (Efesini 6:6, 7).