Come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così il Figlio dell’uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti. I Niniviti… si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco, qui c'è più che Giona!
Matteo 12:40, 41
Gli uomini
di Ninive
Un giorno, i responsabili religiosi giudei chiesero al Signore Gesù un
segno che dimostrasse che Egli era veramente il Cristo, l’inviato di Dio. Il
Signore rispose severamente che un solo segno sarà loro dato, quello “del
profeta Giona”, che era uscito vivo dopo tre giorni trascorsi nel ventre di un
animale marino. La storia di Giona, infatti, prefigura i tre giorni che il
Signore sarebbe rimasto nella tomba, prima della Sua gloriosa risurrezione. Il
profeta Giona, come un “risuscitato”, si era alla fine recato nella grande
città di Ninive (l’attuale Mossul in Irak) a preannunciare il giudizio di Dio:
“Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta!” (Giona 3:4). Dopo un solo
giorno di predicazione, l’intera città era in subbuglio. Il re proclamò un
pentimento collettivo accompagnato da digiuno e da segni di pentimento: si
vestirono con dei sacchi e stavano seduti sulla cenere (Giona 3:5-10). E Dio li
perdonò.
Il Signore Gesù dice ai Suoi contemporanei: “I Niniviti compariranno nel
giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero
alla predicazione di Giona; ed ecco, qui c’è più che Giona”. Lì c’era Lui, il
Figlio di Dio! Nel giorno del giudizio la presenza dei Niniviti accuserà coloro
che avranno rifiutato di pentirsi dei loro peccati e di credere alla parola di
Dio che presenta Gesù come unico mezzo di salvezza.
Lì c’era “più che Giona”. Gesù, è infinitamente al di sopra di tutti i
profeti, è il Figlio di Dio risuscitato,
eternamente vivente, nel quale siamo chiamati a riporre una piena fiducia.