Dopo quattrocento anni di schiavitù in Egitto, Dio decise di liberare il suo popolo per mezzo di Mosè. Faraone si ribellò a quest’ordine e Dio colpì l’Egitto con dieci terribili piaghe. Una di quelle fu l’oscurità: “Non ci si vedeva più l’un l’altro e per tre giorni nessuno si mosse da dove stava; ma tutti i figli d’Israele avevano luce nelle loro abitazioni” (Esodo 10:23). Così, per gli Egiziani l’oscurità era tale che nessuno osava muoversi, ma per tutti i figli d’Israele, che pure abitavano nello stesso paese, c’era luce nelle loro case.
Sappiamo
che l’Egitto rappresenta il mondo e i figli d’Israele il popolo di Dio. Si può
quindi dire che le tenebre in senso morale sono una punizione di Dio verso
questo mondo che non vuole saperne di Lui. La sapienza di questo mondo è pazzia
per Dio. L’uomo, con la propria sapienza non ha conosciuto Dio (1 Corinzi
1:20-21). I sapienti di questa terra possono avere delle menti eccelse e
arrivare a scoprire cose straordinarie, però, se non accettano la rivelazione
di Dio, mancano di chiare direttive morali e brancolano nel buio. Solo la
conoscenza di Dio rende l’uomo savio, e tanto più la conoscenza di Cristo e la
fede in Lui. Egli ha detto: “Io sono la luce del mondo; chi mi segue non
camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Giovanni 8:12). Oggi più
che mai gli uomini vagano nelle tenebre nonostante le loro capacità
intellettuali e le conoscenze scientifiche. Hanno delle scale di valori
alterate, hanno difficoltà a distinguere il bene dal male. In contrasto, benché
vivano nello stesso mondo, i credenti
hanno la luce nei loro pensieri e nella loro vita, come un tempo
gl’Israeliti l’avevano nelle loro case. Una luce che proviene dalla conoscenza
di Dio e dalla comunione con Lui.