Abbiamo potuto constatare nel corso di molte conversazioni, che molti sono perplessi di fronte a questa asserzione della Parola di Dio. Che cosa significa: «Esaminare sé stesso» (*), e: «Così mangi del pane»? Non si tratta di esaminarsi per vedere se si è degni di partecipare alla cena del Signore. Se così fosse, chi potrebbe rispondere: Io sono degno?
Come per ogni altro insegnamento della Parola, è importante considerare l’insieme dei passi che trattano un dato soggetto piuttosto che fermarsi a uno solo.
1. IL LAVORO DELLA COSCIENZA, ILLUMINATA DALLA PAROLA DI DIO
Il credente, nel suo cammino pratico, è chiamato ad essere cosciente dei propri errori. Non è forse in questo che noi manchiamo? Non esaminando le cose alla luce della Parola di Dio — vero specchio che ci dice ciò che siamo (Giacomo 1:23-24) — noi abbiamo la tendenza di passar sopra a molte manchevolezze senza renderci conto che davanti a Dio esse sono veramente dei peccati. Il salmista sentiva il bisogno di pregare: «Esaminami, o Dio, e conosci il mio cuore. Mettimi alla prova e conosci i miei pensieri. Vedi se c’è in me qualche via iniqua» (Salmo 139:23-24). Paolo poteva dire «Non ho coscienza di alcuna colpa; non per questo però sono giustificato: colui che mi giudica è il Signore» (1 Corinzi 4:4). Dobbiamo esaminare noi stessi e la nostra maniera di comportarci ogni giorno; ogni giorno dedicare un momento per considerare alla luce della Parola di Dio a che punto stanno le cose; questo ci aiuta a discernere quello che nel nostro cammino non è alla sua gloria e non riflette dell’amore per il Signore o dell’amore per i nostri fratelli o il nostro prossimo.
«Se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto» (1 Giovanni 2:1). L’intercessione del Signore Gesù in nostro favore è sempre attiva per renderci coscienti dei nostri falli; per mezzo della sua presenza presso al Padre, sulla base della propiziazione compiuta alla croce, Egli permette a Dio di essere giusto e di giustificare «colui che ha fede in Gesù» (Romani 3:26). «Io ho pregato per te», diceva a Pietro, prima ancora che lo avesse rinnegato; commesso l’atto, Gesù lo guarda; dopo la risurrezione, lo incontra a tu per tu. Così Pietro è reso cosciente della sua caduta, ma anche della grazia che provvede a tutto ciò che esige una completa riabilitazione.
Posti di fronte a un peccato, è importante avere un’opinione esatta a suo riguardo. Forse sino allora si era pensato che non fosse tanto grave; si poteva perfino arrivare a giustificarlo (avevo avuto proprio ragione di offendermi, oppure di andare in quel dato luogo…); il «pentimento», nel significato originale del termine, è un cambiamento completo di valutazione riguardo all’atto commesso. È quindi riconoscere alla luce divina che l’atto stimato scusabile, forse anche buono, era invece male e peccato davanti a Dio.