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venerdì 4 settembre 2015

4 Settembre

(Gesù disse:) “In verità, in verità vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna”.
Giovanni 5:24

Avere ed essere

Avere ed essere: due verbi capiti da tutti e che usiamo infinite volte al giorno nelle nostre conversazioni. Nel versetto di oggi, Gesù dice che chi crede “ha” vita eterna, ed “è” passato dalla morte alla vita. Questi due verbi non lasciano adito a nessuna perplessità. Non vi troviamo né un “se” né un “forse” che potrebbero insinuare dei dubbi nella nostra mente. Così, quando riceviamo semplicemente le parole del Signore e crediamo in Lui, possiamo rallegrarci di essere salvati  per l’eternità.
Con questi due verbi, il Signore annuncia due fatti attuali: Colui che crede ha – non avrà – la vita eterna, è passato – non passerà – dalla morte alla vita. La vita eterna non è dunque un risultato futuro, e nemmeno incerto, di una vita fatta di sforzi e di devozione, ma un dono che Dio fa oggi a chi confida in Lui.
La vita eterna è una cosa presente, attuale; è la vita che Dio comunica al credente, una relazione spirituale fiduciosa, vivente ed eterna col Signore.
Chi non crede è definito “morto” nella Bibbia, nel senso che non ha relazione con Dio. Invece chi crede trova la vita.

Siete titubanti? Vi sembra troppo facile, troppo bello per essere vero? Allora, leggete questo versetto e non avrete più dubbi: “Vi ho scritto queste cose perché sappiate che avete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio” (1 Giovanni 5:13).

giovedì 3 settembre 2015

3 Settembre

Chi, tra gli uomini, conosce le cose dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così nessuno conosce le cose di Dio se non lo Spirito di Dio.
1 Corinzi 2:11

Intelligenza e fede cristiana


L’intelligenza è una facoltà meravigliosa data da Dio alla sua creatura la quale troppo spesso, purtroppo, ne fa un cattivo uso. Questa facoltà è indispensabile nel campo delle conoscenze umane, e può raggiungere livelli molto alti. Con l’intelligenza siamo persino in grado di percepire certi attributi di Dio. L’apostolo Paolo ci insegna, ad esempio, che per mezzo dell’intelligenza è possibile discernere “la Sua eterna potenza e divinità… fin dalla creazione del mondo” (Romani 1:20).
Ma le risorse dell’intelligenza umana non possono andare oltre; la sapienza dell’uomo non è in grado di afferrare la vera natura di Dio. Un essere finito, come ognuno di noi è, non può comprendere l’Essere infinito.
Ma questa distanza che separa l’uomo da Dio è davvero insuperabile? No, perché Dio ha deciso di farsi conoscere. Si rivela per mezzo della Bibbia, che è la sua Parola rivolta direttamente ad ognuno, ed è grazie alla fede che si riesce a capire tutto quello che Dio vuole fare conoscere di Sé.
Se la mia ragione non si abbassa ad accettare la rivelazione divina, io mi privo dell’accesso ad un campo di conoscenza infinitamente più elevato; ma se mi pongo davanti a Dio con umiltà e fiducia, si aprono per me orizzonti infiniti di conoscenza.

Solo chi sottomette la propria ragione e la usa in un modo nuovo che risponde al pensiero del suo Creatore, potrà penetrare nei misteri di Dio; e potrà soprattutto “conoscere a fondo il mistero di Dio, cioè Cristo, nel quale tutti i tesori della sapienza e della conoscenza sono nascosti” (Colossesi 2:2, 3).

mercoledì 2 settembre 2015

2 Settembre

Se fate del bene a quelli che vi fanno del bene, quale grazia ve ne viene? Anche i peccatori fanno lo stesso.
Luca 6:33

A chi fare del bene?

La Bibbia è chiara: prima di tutto ai nostri fratelli e sorelle nella fede: “Se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l’amore di Dio essere in lui?” (1 Giovanni 3:17). Si tratta qui di far fronte a dei bisogni conosciuti in seno alla fratellanza. In 2 Tessalonicesi 3 Paolo allude a un fratello o una sorella che siano veramente nel bisogno, senza precisarne la ragione: malattia, disoccupazione, persecuzioni o altre difficili situazioni.
Con grande chiarezza la Parola ci insegna anche  a provvedere ai bisogni dei servitori del Signore: “Chi viene istruito nella Parola faccia parte di tutti i suoi beni a chi lo istruisce” (Galati 6:6). Leggendo la Lettera ai Filippesi possiamo vedere quanto l’apostolo abbia apprezzato i doni che quei credenti gli avevano fatto pervenire, prima a Tessalonica, poi a Roma: “Il frutto che abbonda a vostro conto..., un profumo di odore soave, un sacrificio accetto e gradito a Dio” (Filippesi 4:15-19).

Ma la cerchia delle persone da aiutare non è certo limitata ai nostri fratelli in fede e agli operai del Signore. Anche a questo riguardo la Parola è molto chiara: “Finché ne abbiamo l’opportunità, facciamo del bene a tutti; ma specialmente ai fratelli in fede” (Galati 6:10). I bisogni sono innumerevoli e non è certamente possibile far fronte a tutti. Ma “finché ne abbiamo l’opportunità”, cioè secondo le occasioni che il Signore pone sul nostro cammino, dobbiamo con discernimento e saggezza agire come Lui vuole nella gestione del denaro che ci è affidato. 

martedì 1 settembre 2015

1 Settembre

Vi ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito, che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture.
1 Corinzi 15:3, 4

Dalla paura al coraggio

Tutti i discepoli avevano abbandonato Gesù quando venne arrestato (Matteo 26:56). Dopo che Gesù fu posto nella tomba si trovavano insieme, ma di nascosto, con le porte chiuse, perché avevano paura dei Giudei (Giovanni 20:19).
Ma poche settimane dopo il loro atteggiamento cambiò completamente: sulle piazze, nei luoghi pubblici, di casa in casa, predicavano con coraggio la morte e la risurrezione di Gesù. Nella Giudea, nella Samaria, in tutto il mondo romano, in tutta la terra abitata (Atti 17:6), risuonava questa “buona notizia”.
Gesù aveva detto loro che “avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme”; poi aveva aggiunto: “Voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso” (cioè lo Spirito Santo) (Luca 24:46-49).
Per quanto fosse alto il prezzo da pagare, nonostante le minacce, l’imprigionamento, la persecuzione, i discepoli hanno perseverato nell’annunciare ciò di cui erano stati testimoni: Gesù era risorto dai morti.

Perché un tale cambiamento nella loro vita? Perché avevano ricevuto lo Spirito Santo, mandato da Dio Padre dopo che Gesù è stato innalzato in cielo. E anche oggi, quando uomini, donne, ragazzi credono al Signore e confidano in Lui, e lo accolgono come loro Salvatore crocifisso e risuscitato, ricevono lo Spirito Santo e inizia una nuova fase della loro vita. Da quel momento il loro grande desiderio è di annunciare agli altri il messaggio del Vangelo.

lunedì 31 agosto 2015

31 Agosto

Il giorno seguente (Giovanni) vide Gesù che veniva verso di lui e disse: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo!”
Giovanni 1:29

(Gesù disse a quelli che mandava:) “Andate; ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”.
Luca 10:3

Dei lupi, un Agnello

Per quanto indietro si possa risalire nella storia, tanti uomini si sono fatti la guerra a causa delle loro ricchezze, delle loro idee, della loro religione o del colore della pelle! La nostra epoca non fa eccezione alla regola e conferma la triste constatazione del commediografo latino Plauto, ripresa dal filosofo inglese Tommaso Hobbes (1588–1679): “L’uomo è un lupo per l’uomo”. Così è dell’uomo nel suo stato naturale. Certo, non tutti sono omicidi, ma la radice del male esiste in ciascuno di noi.
Però c’è stata un’eccezione! Duemila anni fa, è vissuto tra gli uomini un uomo completamente diverso, Gesù Cristo. Era il Figlio di Dio sceso sulla terra. Ha sempre cercato il bene degli altri, ha portato nutrimento agli affamati, guarigione ai malati, ed ha persino risuscitato dei morti. Non ha mai fatto violenza a nessuno ed è stato designato pubblicamente come “l’Agnello di Dio” (Giovanni 1:29). Il Suo amore per gli uomini l’ha portato fino al punto di accettare di subire al loro posto il giudizio di Dio contro il peccato. “Il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui… Il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti… Come l’agnello condotto al mattatoio… non aprì la bocca” (Isaia 53:5-7).

Chi ripone la fiducia in questo Agnello di Dio, e fa propria l’efficacia del Suo sacrificio, riceve il perdono dei peccati. Il suo cuore malvagio cambia, perché gli è data una nuova natura capace di fare il bene

domenica 30 agosto 2015

30 Agosto

“Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” Egli domandò: “Chi sei Signore?” E il Signore: “Io sono Gesù, che tu perseguiti”.
Atti 9:4, 5

Abbiamo creduto in Cristo Gesù per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge.
Galati 2:16

Religione o fede in Cristo

Saulo da Tarso è vissuto nel primo secolo. Quest’uomo erudito apparteneva alla setta dei farisei, la più scrupolosa del giudaismo. La fede in Gesù Cristo si stava diffondendo tra i Giudei a Gerusalemme, e chi si convertiva veniva perseguitato. La fede in Cristo metteva da parte il sistema della legge di Mosè e annunciava una salvezza gratuita per ogni essere umano, giudeo o non giudeo. Saulo da Tarso, zelante per la sua religione, era uno dei più ardenti persecutori dei “discepoli” di Cristo. Ma mentre si recava a Damasco, con la missione di imprigionare tutti i cristiani che avrebbe trovato in quella città, improvvisamente è accecato da una luce abbagliante; cade a terra e ode una voce dal cielo: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Così viene a sapere che, perseguitando i credenti, perseguitava in realtà Gesù Cristo stesso, il Messia respinto dal Suo popolo.

Saulo è trasformato; lascia la sua religione per seguire un Salvatore vivente, il Figlio di Dio. Quando riassume quest’episodio usa parole molto forti: “Sono stato afferrato da Cristo Gesù” (Filippesi 3:12). Da quel momento non si attaccherà più alla pratica di una religione; servirà il suo Signore, mettendo a repentaglio la propria vita. Invece di sperare di essere approvato da Dio osservando dei riti religiosi, si rallegra per la grazia di Dio e per la giustizia di cui Egli stesso lo riveste per mezzo della fede in Cristo. Saulo da Tarso è diventato l’apostolo Paolo!

sabato 29 agosto 2015

29 Agosto

Gesù, vedutolo che giaceva,… gli disse: “Vuoi guarire?”… In quell’istante l’uomo fu guarito.
Giovanni 5:6, 9

Egli (il Signore) perdona tutte le tue colpe, risana tutte le tue infermità.
Salmo 103:3

Una completa guarigione

Un mio amico è stato recentemente colpito da una strana malattia. Era senza forze e tossiva in continuazione. Provò parecchie cure, ma risultarono tutte inefficaci, finché un medico diagnosticò una malattia infantile: la pertosse, e gli diede la cura adeguata. Era una malattia benigna, eppure che sollievo quando guarì!
Spesso c’è un malessere nella nostra vita. Non si tratta di una malattia grave, ma di un malessere interiore che opprime e che non riusciamo a vincere. Né gli sforzi per condurre una vita onesta, né la buona educazione, né il denaro lo possono curare… Nulla riesce a guarire questo male profondo che aumenta ogni giorno di più. Siamo davvero condannati a vivere così, senza forza morale e senza speranza di guarigione?

No, perché c’è un Medico, Gesù Cristo, che ha dato un nome al male che mi fa soffrire; lo chiama peccato, e mi propone una cura efficace e definitiva: la fede in Lui e nel Suo sacrificio. Se gli confesso i miei peccati, mi purificherà (1 Giovanni 1:9) e sarò guarito. “Mentre eravamo ancora senza forza, Cristo a suo tempo è morto per gli empi… Mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi… Mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati mediante la morte del Figlio suo” (Romani 5:6-10).