“L'Eterno adorna di salvezza gli umili”
Salmo 149:4.
L'umiltà è prodotta nell'uomo dalla consapevolezza del proprio limite. Senza umiltà l'uomo si ribella a Dio, gli contesta la supremazia e la gloria che spettano solo a Lui e ambisce a sostituirsi a Lui. Non v'è dunque relazione possibile fra Dio e l'uomo che ignora la propria miseria e che segue quell'impulso detestabile che lo spinge ad elevarsi sopra tutto e ad emergere sopra tutti.
Non ci stupisce dunque che, mandando il suo Figliolo nel mondo, Dio lo abbia unto non per parlare ai potenti o per rivelare i suoi disegni ai sapienti della terra, ma per “recare una buona novella agli umili” Isaia 61:1. Non era detto che avrebbe fatto grazia agli umili (Prov. 3:34)?
Il Signore è venuto per essere un esempio: “Ecco, il tuo re viene, umile” aveva annunciato il profeta Zaccaria (9:9). Noi possiamo contemplarlo così in tutta la sua vita terrena. I Farisei orgogliosi lo hanno disprezzato perché mangiava con i pubblicani e i peccatori. Storpi, ciechi, paralitici, sordi, muti, emarginati, tutti se avessero voluto, avrebbero trovato in Lui un vero amico, uno che si metteva a loro livello per aiutarli.
Un credente senza umiltà, quand'anche serbasse intatta la dottrina e eccellesse nella conoscenza della Parola, avrebbe fallito, in pratica, la sua testimonianza, la sua missione di cristiano e tradito il carattere del suo Signore.